Viola stava ascoltando la radio e sorridendo alzò il volume, amava quella canzone e lasciando che la mente la trasportasse in un mondo diverso da quello in cui viveva si mise a girare su se stessa. Chiuse gli occhi e d’istinto la memoria le proiettò l’immagine di Claudio. Sentì il cuore fare un sussulto e le mancò il respiro, aprì gli occhi e osservò il sole accecante che s’intravvedeva dalla finestra. Viola viveva in un antico palazzo che l’incuria aveva trasformato in un luogo dai muri grigi e umidi ma che, nonostante tutto, rivelava di essere stato, una volta, una casa lussuosa. Una grande scalinata portava ai tre piani superiori, a ogni pianerottolo abitavano due famiglie e lei, la madre e la sorella occupavano il piano più alto. Nell’appartamento accanto al loro abitava Claudio, insieme ai suoi genitori. Al piano terra vi era solo l’appartamento della signora Gina, che negli anni si era trasformata di sua iniziativa in portinaia dello stabile; le sue stanze si affacciavano sul grande cortile protetto da alte mura, ricco di alberi e vasi di fiori. Vicino al portone principale che si affacciava direttamente nella trafficata via cittadina, da uno scalone in pietra che terminava in un balcone coperto si saliva in un appartamento dove vivevano la vecchia proprietaria e la sua dama di compagnia.
Dal cortile salì il suono di un’ altra canzone, la donna che viveva al piano terra amava ascoltare la radio al massimo volume, incurante di disturbare i suoi vicini di casa. Viola si affacciò al davanzale e sporgendosi cercò di vedere tre piani sotto di lei: «Signora Gina!» urlò. «Abbassi la radio! Devo studiare e non riesco a causa del baccano!». La ragazza si era ripromessa di studiare gli ultimi capitoli del testo che avrebbe dovuto presentare agli esami a Milano, all’Accademia di Brera. Osservò di nuovo il cielo terso e azzurro, l’aria era profumata, tutto intorno a lei sembrava animato di nuova vita, la primavera era arrivata all’improvviso e non poteva stare in casa cercando di resistere al richiamo del sole e dell’aria fresca di quella splendida giornata. Chiuse i libri.
Viola respirò profondamente cercando d’imprimere nelle narici il profumo di erba e di fiori trasportato da una folata di vento, gli occhi si abituarono alla luce e osservò le persone che abitavano dall’altra parte del muro di cinta. La sua casa era situata nella città vecchia di Brescia, in una delle ultime strade considerate residenziali, ma dalle sue finestre si poteva vedere nel cortile della casa attigua che, pur confinante con la sua, aveva l’accesso da un vicolo del malfamato quartiere Carmine, abitato in prevalenza da ladri e prostitute. Viola era curiosa, quando ne aveva l’occasione cercava di vedere le giovani donne che tra un cliente e l’altro stavano sedute sul balcone in camicia da notte di cotone bianco spazzolandosi i lunghi capelli; in quel momento una di loro si stava lavando il viso con l’acqua presa da un catino e l’altra aveva una sigaretta tra le labbra, stavano parlando tra loro. All’improvviso quella che stava fumando si girò verso Viola e alzando il mento nella sua direzione disse qualcosa alla sua comare, poi tutte e due si misero a ridere. Viola, provando una sensazione di vergogna per averle sbirciate di nascosto, si sentì arrossire e si chiese cosa avessero da dirle quelle due baldracche, così decise di allontanarsi dalla finestra e di dirigersi verso la grande cucina. Sua madre stava tagliando dei peperoni in strisce sottili, si chiamava Maria ma era conosciuta da tutti come Gilda, nome ereditato da una zia morta qualche mese dopo che lei era nata.
«Che cosa prepari?» chiese Viola con indifferenza.
La madre emise un sospiro: «Benedetta figlia, quando imparerai a cucinare qualcosa? Tutti quei libri, quel tuo saper parlare le lingue straniere, voglio proprio vedere dove ti porteranno. Per me nulla di buono. Non hai imparato a fare nulla di quello che ti servirà quando ti sposerai».
Viola non disse nulla, quel giorno non aveva voglia di polemizzare o di rispondere alle affermazioni della madre che sempre la rimproverava di non essere ancora sposata, nonostante avesse terminato gli studi di scuola superiore. Viola decise che doveva uscire, doveva respirare aria pura: «Mamma, io esco! Vado in biblioteca».
Corse in camera sua, si mise una gonna blu e una camicetta bianca, prese una maglia, infilò la borsa a tracolla e corse giù per le scale. Quando arrivò in corso Mameli si rese conto che tanti altri come lei avevano sentito il richiamo della bella giornata ed erano usciti a passeggiare, alzò il viso verso il sole e sentì il caldo riscaldarle la pelle.

VIOLA di Alice Ongaretti – Gruppo Albatros Il Filo, 2011 – pag. 250

Il commento di NICLA MORLETTI

Questa è la storia di Viola: bella, affascinante, attraente. E delle sue passioni. L’amore per l’arte e la cultura la portano a lavorare per Davide, un restauratore di Firenze e poi per Diderot, famoso commerciante d’arte parigino, per poi vederla tra le braccia di Claudio con l’inizio e la fine inaspettata e crudele del loro amore. Ma niente finisce, tutto comincia. Grazie al suo innato talento e alla sua grande forza interiore Viola non si arrende di fronte alle difficoltà della vita e a Parigi diverrà famosa e applaudita. Con la nuova gioia torna anche l’amore, flusso vitale, quello per Jean Belmont. E le loro vicende si uniscono e si intrecciano mirabilmente a quelle della principessa indiana Trisha e della sua schiava Dharna vissute nel 1537 e alla storia di Corinne Montblanc. Passato e presente si fondono per dare vita ad un romanzo scritto con agile penna e capacità creativa. Ma qual è il filo invisibile che unisce simili donne anche se vissute in epoche diverse? Cosa le ossessiona da oltre quattro secoli? La curiosità di conoscere e di saperne di più aumenta nel lettore, man mano che sfoglia le pagine.
Affascinante e coinvolgente questo romanzo trascina in un viaggio fatto di enigmi e meraviglie come l’Hotel Drouot con le sue poltrone di velluto rosso, legni dorati e dipinti fiamminghi.
L’autrice, in uno stile sobrio e accattivante, tesse storie e trame, intreccia destini incuriosendo il lettore, celebra le figure femminili, abbraccia la bellezza e l’arte perché l’arte stessa è bellezza e purezza. E il personaggio di Viola rimane nel cuore. Per sempre. Come un gioiello, come una perla da custodire, stella di quel firmamento straordinario che celebra l’arte nella sua forma più chiara e più bella come quella dei restauratori. E ci lascia di sé una scia di magia, il fascino dei misteri dell’antica India, l’incanto di Parigi e profumo di donne forti e volitive che, senza timore, giocano la loro partita con il destino.

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16 thoughts on “Viola di Alice Ongaretti

  1. La storia di Viola è la storia di una ragazza del nostro tempo alle prese con lo studio e la speranza per una vita futura che ancora non si conosce, penso che sia proprio un bel romanzo tutto da leggere!

  2. Magari mi sbaglio ma mi da proprio l’mpressione che sia uno di quei libri che “fanno sognare” e sinceramente ogni tanto sognare da piacere .
    Complimenti

    Barbara

  3. Un libro che “cattura” fin dalle prime righe, la curiosità aumenta man mano che si prosegue nella lettura.
    Ti coinvolge e ti spinge a proseguire…….Brava!

  4. La storia di Viola ha un incipit interessante e attraente sin dalle prime pagine, poichè rispecchia la vita quotidiana possibile di qualsiasi donna. Il libro , in questo stralcio,riporta una scrittura semplice, chiara, efficace, che proietta il lettore nelle vicende della protagonista. Anche la figura della madre è dipinta con una grande capacità di immedesimazione e similitudine, accostandola a molte altre madri di giovani, che, come Viola, sono istruite, intelligenti, fantasiose..e forse con troppi sogni nel cassetto… Nella speranza di conoscere la vita di Viola e scoprirne i meandri più nascosti invio una saluto speciale all’autrice.

  5. Un romanzo veramente accattivante e coinvolgente che ti spinge fin dalle prime righe a scorrere le pagine della vita della protagonista, Viola.
    Una ragazza che incarna la nuova generazione, con le sue paure, i suoi amori, la passione per l’arte e la cultura e la voglia di scoprire tutto ciò che di bello può riservarle la vita.
    Complimenti all’autrice per lo stile scorrevole, curato nei piccoli dettagli che permette di far rivivere ed immaginare l’ambiente, quasi come se il lettore si potesse calare nei panni del personaggio.

  6. Viola è il simbolo della nuova generazione che lotta per inseguire i propri sogni con la forza delle idee e dell’impegno ad acquisire cultura e competenze.
    La madre, invece, con la sua carica di pragmatismo e di pessimismo atavico, vuole portare la figlia a vivere nel ruolo stabilito per una donna dalla società: quello di moglie e di madre, l’unico modo per la figlia di realizzarsi e di essere felice, lontano dalle stranezze dettate dalla gioventù e dai libri.
    In questo libro si vede una giovane donna che vuole volare e una madre, cresciuta in un clima culturale ristretto. che rappresentano l’eterna lotta tra le generazioni in eterno conflitto tra amore, invidia e rivalità tra due mondi forse solo apparentemente inconciliabili………………

  7. Fin dalle prime righe questo racconto cattura l’attenzione…perché ci si può immedesimare in questa ragazza, nelle sue passioni e nella sua vita…una passione, l’amore che chiunque prova e vive quotidianamente, segno di quanto profondi possano essere i sentimenti…e poi ci si può immedesimare nella sua vita…una giornata come tante, da passare in compagnia della mamma..che a volte sembra non capire le fantasie della figlia… davvero un racconto che ci spinge al seguito..che ci spinge a sapere quale destino riserva la vita a questa ragazza della porta accanto…
    ciò che colpisce è la fluidità con cui vengono descritti i gesti quotidiani e l’accostamento con la storia di questo vecchio palazzo che spinge a curiosare cosa vi succede all’interno…
    sarei davvero interessata a lasciarmi inebriare da quest’aurea primaverile..

  8. wow! leggi poche riche e vorresti continuare, entri immediatamente all’interno della storia, senti il profumo della primavera riempire le tue nerici, senti la brezza accarezzare i tuoi capelli e senti persino le tue gote arrossire quando Viola viene vista dalle due “baldracche”.
    semplicità di narrazione, immediatezza nelle descrizioni, .. non sembra un libro scritto da qualcuno lontano da noi: sembra si ascoltare con le proprie orecchie le vicende della casa accanto alla nostra, di una ragazza normalissima, di un giorno qualunque che poi, sicuramente, si rivelerà speciale!

  9. un giorno come tanti, una donna come tante, ricordi legati a suoni e profumi in cui potremmo riconoscerci tutti…. ma se la vita ti sorprendesse?

  10. Un bel quadretto di vita che affascina per la sua semplicità e la sua naturalezza. Mi pare di vederla Viola e la sua vita.
    Spero di poterla “conoscere” meglio leggendo il suo libro.
    Complimenti.
    Stefania C.

  11. Commento a Viola di Alice Ongaretti:

    La scrittura è puntuale nei minimi particolari e ci consente di vivere la protagonista Viola, immergendoci nel suo ambiente ed assaporare i colori, i sapori, gli odori, i colori, le immagini, profondendoci nelle sue sensazioni e stati d’animo.
    Mi piacerebbe “vivere” questo libro!

    Maria Gabriella Castelli

  12. Con stile fluido e scorrevole l’autrice ci accompanga nella narrazione di una vita ricca di eventi e passioni perchè la protagonista vive intensamente e ama tutto ciò che fa e incontra nella sua vita.
    Molto bella la descrizione della protagonista che è decisamente una donna forte e sicura di ciò che desidera nella sua vita.
    Complimenti all’autrice e un in bocca al lupo per la sua carriera di scrittrice.
    Giulia Madonna

    P.S.
    Mi farebbe piacere se l’autrice visitasse la pagina dedicata al mio libro “La stanza vuota” per lasciare un commento, grazie.

  13. Una donna nel fiore degli anni e’ la protagonista del bel romanzo di Alice Ongaretti, che tratta di amore, di passione, di delusione e di riscatto.
    Vorrei leggerlo per intero. E assaporarlo. E porgere i complimenti all’ autrice.

    Gaetano

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