Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi gli uni con gli altri e diventare una massa informe e indefinibile… Mentre gli oggetti, le cose erano saldamente legate alla realtà.

Se toccava una rosa ne percepiva il profumo, si pungeva, ma della moglie non ricordava più l’odore, il suono della voce o il colore degli occhi. Lavorare la terra di Viviana era come se lo aiutasse a rimettere al suo posto ogni tessera del mosaico del suo passato… Il giallo di un girasole gli ricordava il biondo dei suoi capelli. Era come una terapia. Più oggetti toccava, più sentiva la fatica, più si estraniava dalla vita d’ombre che aveva condotto. Cominciava a capire cosa legava un uomo alla sua vita, non i ricordi sbiaditi o il futuro imprevedibile, ma il presente tangibile.

Si inginocchiò per controllare che il terreno fosse umido e sentì qualcuno alle sue spalle.
La vecchia della notte prima lo guardava e sorrideva. I loro occhi si incontrarono ed era come se lei gli leggesse dentro.
In effetti gli leggeva dentro.
– Sa che è molto bravo con le rose?- gli chiese.
– Davvero?- Pietro guardò i fiori che da giorni erano tornati a respirare dalle erbacce che li soffocavano.
– Oh, si, amico mio. Era un pezzo che non le vedevo così belle… Si sentivano trascurate-.
– Si, in effetti sono migliorate-.
– Basta un po’ d’amore e dedizione… E’ come la magia, sa?-.
– Lei è troppo romantica- sorrise.
– La nostra amica è in casa?- gli chiese.
– No, è uscita a fare una passeggiata-.
– Allora la raggiungerò. Le auguro un buon lavoro-.
Si allontanò sotto lo sguardo indagatore dell’uomo. Quella vecchia doveva essere pazza o saggia.

Viviana camminava da un po’ sul pontile. Fissava le acque del lago sotto di sé domandandosi cosa nascondessero.
– Nascondono la vita… Come te -.
– Come?- sussultò, ridestandosi dai suoi pensieri.
La vecchia le si fermò accanto.
– Come sta la nostra bambina?- le chiese.
– Ci conosciamo?-.
– Non nel modo che intendi tu, ma ho sentito parlare tanto di te-.
– Da chi?- chiese diffidente.
– Non ha importanza- sospirò- Allora, sei emozionata?-.
– No- la guardò dritta negli occhi- come fa a sapere che si tratta di una bambina?-.
La donna non rispose, ma le sorrise.
Viviana si sentì turbata dal suo atteggiamento.
– Ti senti tanto sola, ma non dovresti amica mia-.
– Cosa vuol sapere lei di come mi sento? Siamo estranee e non amiche-.
– Non essere prevenuta nei miei confronti… Facciamo due passi e parlami un po’ di te e dei tuoi progetti-.
– Non ho nessun progetto… Ad essere sinceri non dovrei essere nemmeno qui, sono una clandestina-.
– Oh, lo siamo tutti! Lo so quello che ti è successo, avrei preferito che me lo raccontassi tu ma non importa. Tu pensi che la vita sia stata ingiusta con te vero?-.
– Generosa non lo è stata -.
– Io direi di si. Stai dando la vita ad un altro essere umano e mi pare il massimo che potessi avere da questa vita terrena… Dovresti ringraziare Dio per questo, ogni giorno -.
– Gli sarei stata più grata se mi avesse risparmiato tanto dolore-.
– Il problema degli uomini è che non riescono a capire che la vita che si costruiscono a propria misura non è altro che il riflesso delle proprie azioni, è tutto finto… Si sentono delle divinità e quando i castelli costruiti crollano si sentono quasi oltraggiati, mentre l’essere su questa terra è solo un dono e dobbiamo accettarlo come tale… Non è né un diritto né una conquista. Solo l’amore riesce a darci quello che ci serve. Non esistono amori sbagliati Viviana, sotto qualsiasi forma l’amore è una ricchezza-.

Proseguirono a camminare in silenzio. Il sole baciava la pelle delle braccia scoperte e il profumo dei fiori aveva pervaso tutta l’aria. Viviana si guardò intorno, pensando che un tempo avrebbe apprezzato tutto questo.
– Non credi che se sei sopravvissuta a tutto è perché hai un compito ben preciso?-.
– Si, immagino… Il grande disegno. Ne ho sentite tante di favole, ma la realtà è ben diversa. Quando avrò il bambino non avrò nulla, né un posto dove andare né una famiglia da cui tornare. Sono morta dentro-.
– Siamo arrivate- disse la vecchia fermandosi
Viviana alzò lo sguardo. Erano di fronte alla sua casa.
– Guarda quell’uomo- le disse riferendosi a Pietro – credeva d’essere morto eppure ha incontrato qualcuno che gli ha dimostrato il contrario e questo accadrà anche a te. Abbi fede-. Posò una mano sul suo grembo e il bambino si mosse- Che Dio vi benedica-.
– È una strana donna- le disse lui raggiungendola.
– La conosci?-.
– Diciamo che è lei che conosce me- sorrise- sarebbe un buon soggetto per un racconto-.
– Allora perché non lo scrivi?-.
– Non credo di esserne più capace-.
– Non ci credo. Il talento non si perde- sorrise- Tra un’ora pranzeremo-.
Entrò in casa.

 

Leggi puntate precedenti.

“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori e seguita da Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

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