Il capocomico era disperato. Quella donna caparbia si rifiutava di eseguire il suo numero. Il numero più spettacolare che il circo avesse mai avuto. Se ne stava seduta nella sua roulotte che appena la conteneva e con cipiglio rispondeva “No” ad ogni richiesta, in realtà sempre la stessa. Ribatteva no con la voce, con la testa, con ogni centimetro del suo corpo ed a questo no corrispondeva l’espressione contratta del viso. Solo gli occhi erano estranei all’intero contesto, stonavano con il resto, con il trucco lasciato a metà, con la vestaglia kimono blu e rossa e le calze a righe coloratissime e sgargianti che ricoprivano le gambe che sbucavano da sotto l’orlo. Aveva gli occhi scuri quella donna, occhi incorniciati da ciglia lunghe e nere, occhi che quella sera sembravano portare un segno ineluttabile dentro la loro malinconia. Sostenerne lo sguardo era quasi impossibile ma il capocomico era troppo intento a contare i minuti che mancavano al momento clou dello spettacolo per accorgersi della profondità di quegli occhi. Aveva cercato di dissuaderla dal suo ostinato rifiuto con ogni promessa fattibile, dopo la sfuriata iniziale aveva abbassato i toni e cercato di blandirla con affabilità e dolcezza. Ma nulla era riuscita a smuoverla e l’unico suono che continuò ad uscire dalla sua bocca era quello necessario a formulare il solito , reiterato no. Il capocomico pensò di affidarsi a qualcuno degli altri artisti per poterla convincere, non poteva certo lasciare che il capriccio di un momento gli rovinasse la serata, non sempre si poteva contare su un pubblico così folto e la mancata esibizione del numero più importante avrebbe potuto anche recargli fastidi per il futuro. Uscì dalla roulotte seriamente deciso a mandare quella donna al centro della pista, qualsiasi altro mezzo di persuasione fosse stato necessario lui lo avrebbe usato. Intanto, per poter guadagnare del tempo, si assicurò che lo spettacolo proseguisse cambiando l’ordine d’entrata degli artisti ed allungò i tempi delle esibizioni dei pagliacci. Quando aveva lasciato la roulotte, la porta che si era chiuso alle spalle aveva avuto il potere di scuotere Sally che si voltò verso lo specchio illuminato dove era solita guardarsi mentre si truccava. Sulla toilette regnava una gran confusione di rimmel, ciprie e rossetti, pennelli e nastri di raso con cui legava i capelli formando tante piccole trecce dopo aver accuratamente disegnato la sua bocca a forma di cuore. Allungò una mano per prendere il flacone del latte detergente e iniziò a togliere il trucco dal viso, lentamente ma con decisione, come un rituale che aspettava da tempo di essere celebrato. Sciolse le treccine e lasciò che i capelli scomposti ricadessero sulle spalle, li pettinò con cura senza mai togliere gli occhi dallo specchio. Quando ebbe finito vide se stessa e quasi non si riconosceva, era diversa da come si era vista ogni volta che si era struccata dopo ogni spettacolo negli ultimi anni. Era diversa, se lo sentiva dentro,come un’onda crescere e diventare sempre più travolgente, non poteva fare a meno di guardarsi ora, in quel preciso istante in cui piccole lacrime cominciavano a scorrere sulle guance rosee. C’erano voluti mesi di riflessione prima di arrivare alla sofferta decisione di lasciare il circo, quel mondo che aveva sempre considerato l’unico possibile dove vivere, l’unico dove veniva accettata e dove decideva lei di far ridere. Ma quando ogni sera, dentro la sua roulotte si ritrovava sola cominciava a sentire il peso di tutto quel tempo trascorso senza amore nella sua vita, voleva baciare ed essere baciata, desiderava avere tutto quello che vedeva negli altri, ed ogni volta che ci pensava su una sottile invidia si impadroniva di lei e le stringeva la gola. Aveva capito che quel mondo in cui lei si sentiva protetta e che sentiva come suo, in realtà era limitante. Finché la gente l’avrebbe vista come un’attrazione da circo nessuno mai si sarebbe innamorato di lei, e come sarebbe potuto accadere conciata in quel modo? E con quel numero che le procurava applausi e risate, ma che lei ormai non sentiva più e a cui ormai non dava più importanza? Aveva racimolato un gruzzoletto e lo avrebbe usato per andare via, trovare una piccola casetta in un luogo tranquillo e cominciare soprattutto a perdere peso. Sapeva che sarebbe stata dura, che le sarebbero mancati tutti e che avrebbe dovuto far leva su tutto il suo coraggio per affrontare il mondo vero, non più quello fantastico ma quello vero, dove i leoni non mangiano prima di scendere in pista. Si guardò per l’ultima volta allo specchio e si vide bella, e bella lo era. Era radiosa dentro e aveva un cuore immenso, sorrideva e gli occhi si riempivano di luce, era piena e densa, era molto di più che “Sally la grassona” come la chiamava Chouchou il clown nano. Lei non si offendeva, perché poi lui faceva uscire un fiore dal cappello e glielo donava. Raccolse le ultime cose da portare via, le mise nell’unica valigia che possedeva e che chiuse bene. Si vestì, dopo aver tolto la vestaglia e le calze sgargianti, mise il suo grande cappotto e restò in piedi per qualche momento. La stazione era vicina, una passeggiata a piedi non le avrebbe fatto di certo male. Uscì dalla roulotte e si avviò verso il tendone del circo, ormai tutti sapevano e le si avvicinavano chi per abbracciarla, chi per darle un bacio su una guancia, perfino il capocomico rassegnato la salutò. Capì che lo spettacolo era andato avanti bene anche senza di lei, e così sarebbe stato da quel momento in poi. La donna cannone lasciò il circo e si incamminò verso un sogno dove il mistero di un volo tra le stelle avrebbe avuto un altro nome. E lei non aveva nemmeno paura perché era forte abbastanza per affrontare qualsiasi illusione, perfino l’amore.

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4 thoughts on “Sally

  1. Questa è la prima stesura, mancano dei passaggi che lo completano e che lo allungano un po’,per cui sarebbe stato improponibile su Manuale..un bacio a grazie di cuore a tutte…Adelaide

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