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Penombra
Adelaide_Spallino comment 8 Comments access_time 3 min read

Sebastián Arce y Mariana Montes

Stava andando da lui e questo la emozionava. Si sarebbero rivisti dopo i lunghi mesi di silenzio intercorsi tra la rottura rabbiosa della loro storia e quella telefonata inattesa, di un lunedì sera in cui,  tra un balbettio ed una risata di lei, dapprima nervosa poi sempre più rilassata, avevano deciso di rivedersi. L’aspettava al solito posto e quando lo vide i suoi passi rallentarono, ma il suo cuore accelerò, non era cambiato nulla in lei, tutti quei mesi senza avere sue notizie non avevano scalfito minimamente i suoi sentimenti. Un bacio fugace tra la gente prima di incamminarsi insieme parlando del più e del meno, fianco a fianco, dentro una bellissima mattina di primavera. Il proprietario dell’albergo fu molto discreto e consegnò loro le chiavi di una camera immersa nella penombra, ma fresca e pulita.  Non si abbracciarono subito, entrambi  presero del tempo per compiere piccoli gesti: lei tolse l’orologio e lui posò chiavi e cellulare su un piccolo tavolo,così  senza parlarsi. Piccoli gesti  pacati per dirsi l’un l’altro che non erano amanti qualsiasi, erano un uomo ed una donna che si amavano come potevano. Non nell’unico modo che conoscevano. Lei si avvicinò alle persiane socchiuse e scrutò fuori, la luce che filtrava la illuminò nell’abbraccio di lui che la prese  all’improvviso.  Le sollevò i capelli sulla nuca  e le baciò il collo provocandole brividi di piacere  lungo la schiena che  inarcò all’indietro per aderirgli ancora di più. Le mani non ebbero sosta, si intrecciarono e si allontanarono ognuna alla ricerca di un  desiderio da  appagare.  Respirarono all’unisono scambiandosi l’anima, la bocca di lui lambiva deliziosamente ogni centimetro della pelle di lei lasciandosi dietro piccoli rivoli di piacere dove precipitarono insieme. Rimasero abbracciati, lei di spalle dolcemente incuneata nel corpo di lui, i capelli raccolti ed il suo collo  offerto alla voluttà di piccoli baci. “La tua presenza mi impedisce di pensare.” Le sussurrò. Lui non vide i suoi occhi lucidi  né percepì lo spasimo del suo cuore  mentre si chiedeva cosa mai ne avrebbe fatto quest’uomo di lei. Lui che sapeva di  poterle dare così poco, e lei che, mentendo, per timore di perderlo aveva detto “Preferisco questo a niente.”  E lui l’aveva stretta ancora di più,  perdendosi completamente nel profumo del suo corpo.  Chiuse gli occhi, lasciando che le lacrime scendessero a bagnarle le labbra, in silenzio. Nella semioscurità di una stanza d’albergo stava consumando il senso di quel suo amore incomprensibile, inaccessibile alla ragione che aveva rinunciato da tempo  a contrastarlo. Folle, aveva accettato ancora una volta di vivere nella penombra della  vita di lui, nascosta  nei  suoi pensieri e fuori, di lei nessuna traccia. L’altra. Inesistente. Non ce l’avrebbe fatta a continuare così, era insopportabile, doveva dirglielo subito, lì in quel momento.  

Si voltò per guardarlo ed incrociò i suoi occhi,  il loro azzurro fiero la sommerse e non riuscì a dire nulla.  Poggiò la   testa sul suo petto e, con le sue mani ad accarezzarle i capelli, affidò le sue speranze allo spiraglio di luce che filtrava dalle persiane.      

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  1. Ehi… Ma questo racconto deve continuare… Non puoi lasciarci così? A mezza strada.

    Basta l’azzurro fiero di lui per sommergerla? Perché…

    Cerco scuse per leggere un seguito 😉

    Brava Adelaide. Come dico sempre… I tuoi racconti sono “tondi”…