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Al di là di un sogno
Di Adelaide_Spallino Pubblicato in Senza categoria on 29 Aprile 2006 6 Comments 3 min read
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Alzò la testa per guardarlo meglio negli occhi, gli mise le mani attorno alla nuca e lo attirò a sé lasciando che le sue braccia l’avvolgessero per farla aderire completamente al suo corpo. Lo baciò mentre sentiva le mani di lui scivolarle addosso lungo la schiena, le sentì fermarsi sui fianchi, allentare un attimo la presa e recuperarla di nuovo dentro la propria stretta. Le baciò gli occhi chiusi, la linea del viso e più giù il collo, spostando con un dito le ciocche dei capelli che ricadevano sulle spalle per farsi strada e conquistare ogni singolo lembo di pelle fino alla curva generosa dei seni racchiusi nella camicia. Poi fu il tempo che non trascorse e la notte che si immolò per loro. Il fiato che rubò il fiato, le mani strette le une dentro le altre, ad ogni bacio respirarsi l’anima e combaciare perfettamente muovendosi sulle onde magnifiche di un mare gentile e possente, naufraghi alla continua ricerca di ogni anfratto di sé in cui rifugiare il proprio desiderio…
Si svegliò di soprassalto. Il cuore in tumulto, il respiro affannoso. Si guardò attorno: la stanza era silenziosa, immersa in una penombra quieta ed ogni cosa era al suo posto. Si mise a sedere sul bordo del letto, guardò il cellulare spento sul comodino di fronte a sé mentre cercava di darsi una spiegazione. Non poteva essere, non poteva esser stato vero: ma sentiva addosso il suo profumo e intensa era la sensazione di averla toccata. Guardò la sveglia, le lancette luminose segnavano le due precise. Si passò una mano tra i capelli, addolorato ed incredulo, il cuore intanto aveva ripreso il suo battito normale e il respiro si era fatto regolare. Un sogno, un sogno tanto forte da confondersi con la realtà. Rise di sé, nervosamente. La luna filtrava dalla finestra un chiarore perfetto, lui posò lo sguardo sul pavimento dove qualcosa aveva catturato la sua attenzione. Allungò una mano per prenderlo e chiuderlo in un pugno, come un piccolo segreto da proteggere; il cuore di nuovo sussultò, aprì l’insolito scrigno e vide con meraviglia un bottoncino rosso.
Forse un rumore. Aprì gli occhi. Il cuore stretto in una morsa, il suo sguardo smarrito cercò di riconoscere il luogo in cui si trovava. Saltò fuori dal letto e si trovò a piedi nudi al centro della sua stanza, una fitta allo stomaco la fece vacillare. Non era possibile, come sarebbe potuto accadere qualcosa di simile? Aveva sognato, certo. Ma si sentiva piena di lui, ne era invasa completamente e aveva sentito di trovarsi altrove, non lì, non lì. Lentamente si portò verso la scrivania, passò una mano tremante sul telefono, accarezzò la tastiera del computer sorridendo e lasciando che piccoli rivoli di lacrime bagnassero quel sorriso. Si voltò verso la finestra, spostò la tenda e si appoggiò alla parete osservando la luna, il suo chiarore perfetto. Spostò una ciocca di capelli caduta sugli occhi lucidi, l’orologio della torre suonò le due precise. Inutile ragionare  ed applicare la logica a cose che non ne possono avere. Inutile indagare. Inutile profanare quello spazio di sé in cui Amore solo vive libero, ignorando regole e le certezze di una strada già definita e compiuta. Come un addio. Guardò ancora un po’ la luna, alle sue spalle, sulla sua piccola poltrona un perfido raggio illuminava una camicia rossa, mancante di un bottoncino.

© 2006, . Tutti i diritti sono riservati per i rispettivi autori.

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