Il silenzio dell’anima di Adalgisa Licastro

Dal Capitolo I –

Sario era solito portare con sé quella strana carriola che fungeva d’armadio; servendosi di un bastone, vi aveva legato due appendipanni: uno per il suo cappotto quando era estate, l’altro per l’abito nuovo che teneva in serbo da quando zio Domenico, buonanima, glielo aveva fatto cucire.
Aveva trovato quel carrello fuori dal recinto del supermercato e, da allora, l’avervi riposto le sue povere cose, lo faceva sentire un re.
Era stata una vera fortuna poterlo avere, specialmente quando la signora Masa, lo aveva cacciato dal “buco”, quella piccola stanza dalle pareti verdastre di muffa e l’intonaco sfaldato, tremolante ad ogni passaggio del treno.
Per Sario lasciare quella casa era stata una grande perdita, ma Masa non aveva avuto pietà. “Tu non paghi, vecchio furfante! E a me servono i soldi, dunque, vai fuori dai miei piedi!”
Aveva detto, urlando. Sario, senza battere ciglio, aveva radunato le sue cose sull’insolito attrezzo e portato con sé tutto il suo mondo: un piumino ingiallito, una coperta rosa di vera lana, una tela cerata grande quanto un lenzuolo, uno spezzo ne di gommapiuma, tanti cartoni doppi, strofinacci, salviette, maglie e calzoni con tante toppe che aveva messe tutte da sé.
In fondo al carrello, riposta con estrema cura, una scatola di latta legata con un nastro rosso e ricoperta da una custodia di cellofan. Aveva vagato per la città, ma solo dopo aver superato il ponte che porta alla tangenziale diretta a Torino Nord, a ridosso del primo cavalcavia, aveva trovato uno spazio protetto dove potersi fermare.
L’aria tiepida di quella notte settembrina, il cielo punteggiato di stelle gli davano un’insolita euforia ed un profondo senso di libertà; lasciandosi trasportare da quell’onda d’inaspettato benessere, non osava porsi interrogativi sulla vita, sul suo domani.
Quella notte neanche i ricordi gli facevano male e per un po’ si lasciò condurre sulla loro onda, senza dolore.
Era la prima volta che il suo passato, tornando alla mente, non gli lacerava l’anima.
Aveva disteso le membra su quel giaciglio approntato alla meno peggio e, dopo essersi avvolto nella coperta rosa, malgrado il tepore di quella notte, si era addormentato profondamente. Non si separava quasi mai da quell’unico cimelio che lo riportava alla vita trascorsa insieme a Lisa e tremava di paura al pensiero che qualcuno potesse portarglielo via. Per fortuna quell’angolo appartato non era stato scovato ancora da nessuno e lui poteva starsene indisturbato a dormire o a rimestare le sue cianfrusaglie.
Quando poi decideva di andare alla ricerca di qualcosa che potesse servirgli, riponeva nel carrello le parti del giaciglio disfatto, e via con esso lungo le strade, senza mèta!
L’unico luogo di ritrovo con altri poveracci suoi pari, era il refettorio dei padri Carmelitani dove quotidianamente si distribuivano pasti caldi e abbondanti.
Sario arrivava tra i primi per poter compiere il suo rituale: coprire il carrello con la cerata ben stretta, legarlo ad un paletto con una catena che portava sempre con sé.
Quella merce preziosa andava custodita!
Al di là della goffaggine dell’aspetto dovuta agli abiti per due taglie più grandi di lui, Sario aveva una solennità di movenze che rendeva la sua immagine dignitosa e meritevole di rispetto. La folta barba un po’ brizzolata fluiva su un mento forte che, mimetizzandosi s’intravedeva appena, ma il vero polo d’attrazione del suo volto, erano gli occhi misteriosamente blu, grandi e profondi come un oceano ora calmo, ora tempestoso. Le sue suggestive tempeste nascevano più che da una realtà dapprima solo accettata, successivamente scelta,dal cumulo dei ricordi che riaffioravano tormentosi soprattutto se legati a quell’interrogativo che non aveva avuto mai risposta nella sua mente e nel suo cuore: “Perché, perché è andata via? Noi ci amavamo tanto! Nei nostri sogni racchiudevamo il mondo! Maledetta guerra che, esacerbando gli animi, distruggi le certezze e fai svanire i sogni.”
Così dava sfogo alla rabbia e al dolore, poi, placato il furore, si abbandonava ai ricordi più cari e restava con essi a tenersi compagnia. Mondovì, la cittadina in cui era vissuto, gli appariva ridente nel sole: le sue colline verdeggianti, i campi ricchi di culture e di fatiche umane, inondavano il suo cuore di una struggente nostalgia. Lassù c’era stata la casa paterna e quel caldo nido d’amore dove aveva convissuto con Lisa per un intero anno che, strano a dirsi, aveva segnato la sua vita. Lisa era bellissima, almeno tale appariva nel ricordo ingigantito dalla sofferenza.
Bella però lo era davvero con quegli occhioni neri come more e quel corpo statuario dalle forme generose e sensuali. Adorava tutto di lei: la voce, il sorriso ed ogni sua movenza. Con lei o per lei avrebbe potuto sollevare il mondo con un dito e sentirsi re dell’universo. Lisa, desiderosa di integrarsi con il dialetto piemontese, lo chiamava Sario, diminuendo così il nome Rosario che, per i genitori siciliani era solo Saru, u cchiù picciriddu (il più piccolo). Ma lui u nicu (il piccino), era cresciuto in fretta!
Ancora giovinetto, aveva visto per la prima volta la mo- glie a Cuneo quando, per volere del padre, era andato a prendere un certo tipo di sementi dall’ amico Matteo. Lisa era la figlia maggiore e sebbene allora avesse appena compiuto tredici anni, era già un fior di figlia dal sorriso ingenuo e accattivante. Poi non s’erano visti più, anche se Turi Lomeni, così si chiamava il padre di Saru, voleva un gran bene al compagno Matteo, di origine siciliana come lui. Legati dalla miseria e dalla voglia ambiziosa di una vita diversa, entrambi avevano lasciato l’entroterra nisseno per conquistare la terra di Piemonte. Turi era un uomo intraprendente che, mal vedendo la povertà del suo paese, coltivava come sogno adolescente, la voglia d’avere un podere tutto suo ed una casa soleggiata dove i suoi quattro figli potessero avere spazi necessari ed il caldo del camino, durante l’inverno.
Sua moglie Rosa avrebbe voluto che lui non pensasse a partire perché, a sentir lei, la famiglia deve restare unita nel bene e nel male. Ma Turi, a sua insaputa, raggranellava ogni povero soldo che riusciva a tenere per sé nei periodi in cui veniva ingaggiato a giornata per la raccolta delle olive o la semina.
Di lavoro per lui ve n’era sempre perché in paese conoscevano la sua laboriosità ed il suo impegno, ma sapevano soprattutto che con lui, di beghe non ce ne sarebbero state.

Il silenzio dell’anima di Adalgisa Licastro – Il Convivio, 2010 – pag. 118

Il commento di NICLA MORLETTI

Scrive Adalgisa Licastro: “Quando l’anima tace immersa nel buio della notte, l’alito di Dio prepara il suo risveglio!” Frase bellissima, come questo libro dal titolo: “Il silenzio dell’anima”. Una storia profondamente umana e vera che narra di Turi, giovane contadino siciliano che sogna una vita migliore per sé e per la sua famiglia. Un libro che narra di affetti, di amore, di pace e di guerra. Una guerra che, già annunciata, sconvolge la vita di tutti con il richiamo alle armi, mentre le famiglie contadine, le donne e gli anziani restano gli unici a curare i campi, con i bambini e la loro immensa solitudine. Sopra di loro la vastità del cielo, dentro di loro il silenzio dell’anima… Una storia commovente e avvincente nell’ intrecciarsi delle vicende della vita. Saru, figlio di Turi, tornato a casa dopo una lunga prigionia scoprirà tradimenti, dolore e miseria. E sarà una donna a spezzare il silenzio della sua anima, sarà l’amore a dargli la forza di ricominciare. Un bellissimo romanzo dai toni caldi là dove l’inverno mette gelo nell’animo, pagine che danno vita a sentimenti che fanno vibrare le corde del cuore.

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8 thoughts on “Il silenzio dell’anima di Adalgisa Licastro

  1. Una storia davvero commovente e struggente, un romanzo che mi sembra intenso, ricco di pathos e di sentimenti.
    Sembra di vederlo Sario e il suo rituale, la minuzia con la quale custodisce il suo bene.
    Spero di poterlo conoscere meglio ed avere la possibilità di leggere la sua storia.
    Complimenti all’autrice, sempre bravissima!

    Stefania C.

  2. Un altro romanzo di Adalgisa,
    un capolavoro a guisa
    di una trama semplice ma toccante,
    che nasconde schegge di diamante.
    Sario non e’ solo un barbone,
    ma un uomo in riflessione :
    ascoltandolo, ci sentiamo portati
    su terreni inesplorati,
    ove il ricordo ha una pedagogia
    che nessun formalismo porta via.
    ” Il silenzio dell’ anima ” ha parole
    che senza fronzoli, ma sole
    rimetton in circolo quell’ energia,
    che forse e’ solo poesia,
    la quale nuove il sentimento
    anche nel piccolo sgomento.
    Leggerlo si deve, bando alle mene:
    ad Adalgisa l’ onor conviene.

    Gaetano

  3. Questo libro ha un bellissimo titolo, che fa pensare veramente ad un miscuglio di sentimenti umani come l’amore l’odio la disperazione, la solitudine, il disprezzo . La bellezza di una donna che è nei pensieri di Saru , una donna che non riesce a dimenticare ma soprattutto non riesce a capire perchè è andata via.
    Ma ci deve pur essere uno spiraglio in questo uomo che vaga con le poche cose che gli rimangono e che tiene gelosamente vicine per paura che qualcuno gliele porti via.
    Mi piacerebbe molto sapere il resto della storia, speriamo che sia esaudita, a me piacciono le storie che parlano al cuore e colpiscono l’anima.
    Complimenti Sig. Angela per la sua scrittura così fluida e scorrevole , ho visto che ci sono altri libri suoi andrò a commentarli volentieri.

    Prendo l’occasione per fare i migliori Auguri di Buon Natale

    Maria Luisa Seghi

  4. Decisamente un libro la cui trama cattura il lettore dalla prima all’ultima riga…
    di primo acchito sembra ben scritto ed i sentimenti traspaiono ovunque.
    Complimenti.
    Spero mi farai partecipe del resto del libro spedendomene una copia.
    Ciao Sara

  5. Già dal suo inizio si preannuncia la sua profondità.
    Posso solo dire complimenti sinceri, ho imparato a conoscere le sue opere e ne sono rimasta veramente colpita.

    Barbara

  6. mi piace il titolo; molto romantico…..

    la pagina che ho letto, mi ha commosso….. sentimenti e tanto amore.!!!!!!!

    spero di riceverlo per leggerlo fino alla fine e fare una recensione.

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