Sentendoti come quando ci si sveglia da un dolce sogno, ti sei chiesta perché era così immensa quella notte. E la piazza e il cielo erano come un disegno pieno di dolci ghirigori, i più dolci che hai mai tracciato.
Quando finisce un amore
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Eco
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Portami fino agli estremi
di un sogno!
Forte,
Caotico,
Un po’ passionale.
Spogliami tanto
Da far trasparire
Il mio orgoglio
Di acqua e di sale.
Taglia la carne
Un tuo ricordo,
Suono di flauto
Incanta serpenti,
Aggrovigliato, nel tempo,
Sul carro,
Porto il tuo amore
Appeso ai denti.
Fammi vibrare,
Brivido a stracci!
Calchi di un eco
Il tuo palmo dorato,
Snoda un lucchetto
Senza rimpianti
Tracce di me
Ridisegnano il patto.
Fonte
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Ti ascolto sempre attentamente
Dea mia,
Ti seguo perenemente
Come folle,
Ti accompagno al tramonto
Per poi…
Ritrovarti all’alba,
Ti regalo le mie giornate
Inopinabili
Dove ti nutro
di silenzi saldi,
Mi fai sentire diversa
Quando mi confronto
E mi affronti
Di petto.
Sei la musica
Della mia esistenza
Fugace
Fonte dell’essenza
Concentrato di pensieri
Tanti di oggi
Mai come ieri,
Ti dedico un attimo
Ogni momento
Non annegare
Nel mio fallimento
Anima mia.
Solitudine
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Ubriacati solitudine!
Bevi dalla tua coppa
di cristallo e
Addormentati con i gomiti
Sulle mie tempie.
Ti cambierò il bicchiere
Te, il mio sogno
Dove mi sembra
di non essere mai andata
O forse mai tornata…
Mi cerco e mi ritrovo
al solito bivio
Dove mio padre mi lasciò
per la prima volta
Con gli occhi spalancati sul futuro.
Inverno
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Ancora verranno
nei mattini d’inverno
nebbie di fiume
su albe di acquerello
passi distratti e assonnati
sotto i portici
a respirare l’odore della notte.
Camminerò lungo le ore vuote
cercando il tuo volto tra i passanti
e sognerò di incontrarti sopra il ponte
per raccontarti la mia malinconia.
Poi siederò ad aspettare il tuo ritorno
nei pomeriggi limpidi di ghiaccio
e fingerò di ingannarmi coi ricordi
finché vedrò riaccendersi i lampioni
e lente scie di fanali per le strade
come lumini a seppellire il giorno.
Allora mi alzerò e sarà un istante
nemmeno il tempo per rabbrividire:
poi su dal fiume tornerà la nebbia
ad inghiottire tutto, anche il dolore.
Sotto il cielo di dicembre
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Sotto il cielo di dicembre
fra illuminate strade
e addobbi colorati
gente distratta e indaffarata
volti che si sfiorano muti
senza vedersi
Traffico impazzito
in mezzo alla città
che frettolosa incede
su marciapiedi festosi
fra vetrine scintillanti
A passi lenti cammino
avvolta in un dolore
pungente più del gelo
cercando di te un’impronta
una traccia da seguire
per afferrarla a mani tese
prima che sfumi nella nebbia
Dove sarai
in questa notte d’inverno
acceso da quali abbracci
accarezzato da quali sguardi
che non siano i miei…
-Maya-
Impalpabile vertigine
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Nella mente dell’arcobaleno
naufrago
dopo il temporale,
come un Tristano del sogno,
senza vele bianche
nel porto atteso,
ma una canzone disperata del cuore
che riecheggia all’infinito,
dove la vita e la morte coincidono.
Un polìboro volteggia acuto
nel mio sprazzo di cielo occidentale,
impalpabile vertigine per un’anima
condannata al letargo…
La notte dello spirito è lunga e sorda:
l’urlo della mia dignità si smorza
in un glissando acerbo
senza semi.
Maria Cecilia Camozzi
(da una raccolta pubblicata su L’EROE, Hesperia editrice, PR)
Primule sotto il fogliame
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Primule gialle spuntano
tra il fogliame secco.
E innocenti sorridono
al tepore del sol levante.
Eccolo, il bosco si risveglia:
colori, profumi, primi passi…
Intanto io,
proprio io, amore…
..muovendo gli ultimi passi
m’assopisco sotto il fogliame.
Mentre tu,
proprio tu, amore…
…calpestando primule gialle
noncurante ti scordi di me.
So far from my arms – amarena
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Sono Giulia, ho ventotto anni, un lavoro precario in un call center e una laurea appesa al muro… in caso dovesse venire qualche ospite.
Oggi devo proprio fare la spesa, la dieta “forzata” dal mio magro stipendio, non mi calza.
E’ una bella giornata, ho voglia di vedere viali alberati e afferrare aria pulita. Dovrei ricomprare anche questo occhiali da sole, sono davvero troppo grossi… o troppo pesanti da incatenare il corpo alla mente… chi lo sa, forse più in là… andrò in quel nuovo centro commerciale in via Giusti.
Appena entrata, ho come la sensazione di stare nel paese dei balocchi, gli scaffali sono pieni, anche delle cose più inutili…
Giulia, torna sulla terra… non puoi permetterti grossi sfizi !!
Concreti, bisogna essere concreti.
Mi avvicino al frigo dei latticini, devo prendere dello yoghurt all’amarena.
[Continua...]
E così addio…
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E così addio…
Un libro da continuare, un capitolo da terminare.
Tante le cose da fare.
Gonfiando il petto ti ho chiesto aiuto. Nessuna risposta al mio richiamo.

Così ti ho detto addio…
e nel tiepido respiro delle parole
l’ultima pagina di quel capitolo, finalmente concluso, s’è voltata
mostrandomi fogli bianchi e nuove mete da tracciare.
Se nostalgia dovesse pungerti
non tornare mai a rileggere quel che è già stato scritto cercandovi conforto
ad attenderti troveresti solo pagine vuote.






























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