C’era una volta un giovane principe, che viveva in un lontano mondo incantato del cui nome si è persa memoria.
Il suo nome era Selavern ed era il primogenito del Re Supremo di quei misteriosi luoghi. Il periodo in cui si svolsero i fatti che sto per narrarvi, non erano tempi facili per il giovane Selavern. Aveva da poco compiuti 4 lustri ed era per lui giunto il momento di prender moglie.
Il nostro era stato promesso fin da bambino ad una fanciulla di nome Maela, figlia del Re di un paese limitrofo, ma questa era stata rapita quando era ancora una bambina e nessuno, in quei 10 anni, era riuscito a trovarla.
Selavern ricordava con affetto il periodo in cui giocavano insieme ed aveva giurato a se stesso di sposarla e renderla felice. Ma adesso tutto era cambiato: al posto della dolce Maela, avrebbe dovuto sposare per ragioni di stato un’altra ragazza, che, oltre ad avere un pessimo carattere, non possedeva neanche la metà delle virtù della sua Maela.
Il principe se ne stava appoggiato al balcone della sua stanza con aria affranta, quando un valletto interruppe le sue riflessioni, recapitandogli un pacchetto.
Sarà un altro ridicolo regalo di nozze, pensò strappando l’incarto colorato. Ma, – sorpresa!- dentro c’era una lettera con un sigillo rosso e un altro minuscolo pacchetto.
Selavern e la sfera misteriosa
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Una sera
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Il caldo era davvero impressionante nonostante le ampie finestre spalancate e la stagione tardo autunnale, ma a Livia non dava fastidio più di tanto. Riusciva ad esser sola in mezzo alla confusione mentre i suoi pensieri vagavano leggeri, cullati da una corsetta veloce sul tapis roulant, dal galleggiamento sullo stepper e dalle falcate sull’ellittica per poi posarsi sugli attrezzi di pesistica. I gesti erano quasi meccanici, autonomi, cosicché la sua mente era libera di disegnare. Disegnava profili quella sera, uno in particolare che non riusciva né a dimenticare né più a mettere a fuoco per quanto avesse tentato di farlo in quegli ultimi giorni. Lei e Massimo, i loro progetti… dovevano iscriversi insieme anche se non avevano ancora deciso dove, e poi… chissà dov’era adesso…
“Sotto sforzo si espira” le avevano insegnato, così rossa in volto per la fatica soffiava aria fuori dai polmoni ogni qual volta contraeva l’addome piegando il busto in avanti, su quella sedia delle torture…
- Uhhfff… e dodici – si diceva mentre risaliva.
- Ancora altre otto… – pensò – Se mi concentro sulla respirazione, ci riesco – La sua mente poteva anche non focalizzare ma il suo occhio lo riconobbe subito quando, ancora con la testa appoggiata allo schienale dell’attrezzo, risalì continuando il suo esercizio.
[Continua...]
Mistral – 12^ e ultima puntata
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Una bella mattina di primavera, svegliata dai raggi del sole che entrano dalle persiane, mi giro su un fianco per abbracciare Mistral, ma la mano non sente il suo corpo. Mi stropiccio gli occhi prima di lasciare che la luce li offenda. Mi alzo, stirandomi il corpo nudo e mi avvio in cucina. “Mistral?” chiamo. Ma non ricevo risposta. Mistral non è in cucina, non è in bagno. Non è nelle altre stanze. Penso che probabilmente sarà uscito. Indosso la vestaglia e mi preparo la colazione e riempio la ciotola di Lupin che, dopo qualche minuto, arriva affamato e soddisfatto nel vedere che il suo pasto è già pronto. Mentre sorseggio il caffè, non so perchè, sono colta da una sottile ansia. Per scacciarla accendo la radio, faccio una doccia e mi vesto. Spalanco le persiane e le finestre: l’aria sa di buono e il sole invade la casa. Esco a fare spese e, dopo essere tornata, comincio a cucinare. Oggi voglio preparare qualcosa di prelibato.
[Continua...]
Storia da blog – Il sangue – 3^ puntata
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Sara distesa nel letto con il volto rivolto verso il lucernario, il corpo coperto a metà da un candido lenzuolo, sembra una dea vestita solo di luce e di stelle, i suoi capelli biondi come la coda di una cometa.
Sogna di fare l’amore. Pensa all’uomo molto dolce conosciuto qualche sera prima e a una storia recente, finita male. Deve ricordarsi di non farlo più, ricordarsi che uno uomo è un uomo, un uomo non si usa, non si piega al proprio bisogno. Un uomo è un uomo. O si ama o si odia. Ma c’è un solo gesto che non facciamo nella nostra vita per farci amare? Perché il tempo passa, ma l’amore resta, tutto evapora nell’ebollizione della vita, ma l’amore resta sui bordi dell’anima, permeante, insistente, irriducibile.
Paura di amare? No, forse no. Solo paura di non essere sincera con un uomo conosciuto da poco e meno che mai con sé stessa. Ma perché aveva questi pensieri? Basta incontrare una persona, una sera, e, proprio quando meno te lo aspetti, cominci a pensare così?
All’improvviso il trillo del suo telefonino, un sussulto! Sono le sette! Tardissimo! Correre, correre. Come ogni giorno. S’infila nel bagno, poi nella cabina armadio. Che disordine. Uno stivale che non s’infila e un dolore acuto al dito. E’ quella ferita di due sere fa. Possibile? Ancora? Osservando la goccia di sangue che si sprigiona dal minuscolo taglio sente di nuovo quel profumo. Il profumo delle mani di Marco. Possibile? “Mi sarà entrato nel sangue!” pensò sorridendo.
Mistral – 11^ puntata
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Non capisco cosa sia successo, mi vengono a mente i film di fantascienza. Ho paura.
Mistal”, ma lui non risponde. Richiamo a me tutta la forza di cui posso essere capace e presolo per le spalle lo trascino verso la grotta, unico rifugio. Pesa molto questo uomo-alieno di cui mi sono innamorata. Con uno sforzo immane riesco ad arrivare all’interno di Almor.
“Per l’amor di Dio, Mistral, rispondimi..”
Solo ora noto che la camicia è sporca di sangue, più o meno sotto la clavicola.
Hanno sangue come il nostro? E come si curano? Come noi? Sono in preda alla disperazione e non so cosa sia meglio fare, ma qualunque sia la mia decisione, devo farlo in fretta.
Rapidamente valuto: qui non conosco nessuno. Non so nemmeno se mi capirebbero. Non so dove andare. Non so chi sono i nemici e gli amici. Decisione presa. Con uno sforzo sovrumano riesco a mettere Mistral nella cassapanca. Lo abbraccio forte e chiamo Lupin. Poi, comincio a fissare l’immagine nella cassapanca. Pazientemente attendo che i miei atomi si scompongano e prego di ritrovarmi a casa. Nella mia casa. O in quella di Mistral.
Dopo un tempo relativamente breve e uno scombussolamento non indifferente mi ritrovo a casa stesa sul pavimento. Fra le braccia ho ancora Mistral.
[Continua...]
Tieniti su le altre stelle son disposte… Solo che tu a volte credi non ti basti…
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Raccolsi una stella quella notte. Il suo cielo l’aveva spinta giù…
“Non sei più la luce per la mia strada “ le aveva detto.
La stella era sola sulla terra, terribilmente infreddolita.
L’ho scaldata,
l’ho tenuta fra le mie mani creando una bolla di sapone d’acciaio dove niente poteva più scalfirla.
Solo per lei.
Una mattina riprese a salire la scala della vita, sempre più lontana da me e… più vicina al suo cielo.
Mistral – 10^ puntata
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“Ferma!” Io mi immobilizzo e il cuore si ferma per un attimo. Forse due. Mistral! Si avvicina e mi abbraccia. “Ti aspettavo”.
“Mi cosa? Aspettavi? Mistral, sono felice di vederti. Oh, tu non hai nemmeno idea di quanto. Ma esigo delle spiegazioni. Adesso, le esigo.”
“E’ una storia lunga”
“Figurati se non lo sapevo che era una storia lunga, ma guarda che ho così tanta pazienza da sentire tutta la storia.”
“No, ora non abbiamo tempo. C’è qualcosa che va fatto e presto.”
“Eh, no, mio caro. Adesso voglio sapere dove sono, cosa mi è successo, cosa ci faccio in un posto che non è casa mia e tu, tu che figuro sei, che pittore di cosa e….”
Non finisco la frase, la mia voce muore in un bacio di Mistral. Dolcissimo bacio di Mistral. Quanto mi mancava Mistral.
“Fìdati di me.”
“Credo non mi resti altro da fare…”
“Vieni”.
Ripercorriamo la grotta in senso inverso intanto mi fornisce delle istruzioni. [Continua...]
Storia da Blog – Le mani
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Immagine tratta dal film Sin City
prima puntata
Sara aveva uno sguardo strano. Porgendogli le mani, nel saluto di fine serata, aveva avuto una sensazione nuova, mai provata prima.
Era stata una serata piacevole anche se era cominciata con una impressione sbagliata. Marco le era sembrato subito un uomo noioso, taciturno e la sua galanteria persino insopportabile.
Ora sostava sulla porta di casa e guardando un cielo brulicante di stelle teneva stretta una mano nell’altra, come per trattenere ancora quella di Marco.
La prima idea che si era fatta di lui era profondamente sbagliata. Non era noioso, taciturno né più galante di quanto un uomo gentile possa essere. Era la sua disabitudine al silenzio, agli sguardi e alla stessa galanteria che l’avevano tratta in inganno.
Ed ora, sola sul bordo della strada, dopo un saluto breve ma di una intensità che non aveva pari nei suoi ricordi, ripensava a Marco.
“Cosa sono le sue mani?” pensò. Le mani di quell’uomo avevano segnato le sue. Le guardò ancora, le annusò. Avvertiva un profumo.
Cercò le chiavi in quella specie di trappola che era la sua borsetta. Le trovò nel solito angolo, ferendosi a un dito. Aprì la porta di casa. Un fascio di luce lunare, proveniente dal lucernario, investì il suo volto.
Accese la luce e osservando la piccola ferita all’indice, sentì di nuovo quel profumo.
Capì che la settimana sarebbe passata ripensando a quell’uomo e alle sue mani, aspettando di stringerle di nuovo. Questa volta senza perdere l’occasione di tenerle nelle sue più a lungo possibile. Mordendosi le labbra si lasciò cadere sul letto. E’ bello addormentarsi avendo voglia di sognare.
Ringrazio tutti per i commenti. L’esperimento continua. Facendo congetture sulla storia e i personaggi, un po’ come si fa quando si guarda un film, ispirandosi a fatti reali o a sogni, si può influire sullo sviluppo della storia. Come? In tutti i modi possibili. [Per favore non commentate qui ma nel post in cui continua la storia]
Solo per te
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Solo per te
Dolce amore mio,
sono sola nella stanza con i pensieri a farmi compagnia. Muti e silenziosi arrivano nella mia mente a riportarmi su sentieri lontani, sono come amici fedeli che non mi abbandonano prendendomi per mano sulla strada dei ricordi.
Ricordo ancora quella sera di tanto tempo fa quando per la prima volta m’invitasti a ballare. Ogni piccolo dettaglio è stampato indelebile nella memoria.
Io, piccola e ingenua tra le tue braccia non aspettavo altro…
Mi sembrava di volare seguendo il ritmo della musica che rapiva i nostri corpi, ormai dimentichi di tutto il resto. Le luci soffuse complici di un amore nascente… Niente e nessuno intorno, soli noi due, in una sala affollata di invitati festanti per la festa di compleanno della mia migliore amica.
Ancora risuona nella mia mente quella stessa canzone, che pur non essendo un lento, a noi sembrava un valzer.
Ricordo quella sera e le lacrime rigano il mio volto d’emozione, ancora sento dentro gli stessi brividi. Sono passati molti anni e non siamo più ragazzini, ma l’emozione è forte e mi commuovo, come se stessi di nuovo rivivendo quel dolce momento.
Il tempo ci ha forgiato insieme aiutandoci a crescere insieme, regalandoci momenti meravigliosi, ma anche altri meno belli. Insieme abbiamo affrontato tutto.
Ora la vita ci ha cambiato, ci ha fatto crescere, ci ha unito per sempre in un vincolo indissolubile, ci ha regalato la nostra bambina a suggellare il nostro amore…
E io ancora una volta sono qui a ricordare e a commuovermi pensando a quanto sono stata fortunata quel giorno in cui ti ho incontrato amore mio.
“Sei qui”
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Sei qui, tetra Signora.
Un sorriso dentro le tenebre
e stelle beffarde sotto la cappa glaciale.
So che mi stai cercando.
Posso sentire l’inverno tornare,
vento crudele che accappona la pelle
mentre quegli occhi vuoti e luminosi
cercano i miei.
O come vorrei potermi confonderTi con la tenebra!
Ma neanche l’oscurità può sfuggire al Tuo sguardo.
Del resto, Tu sei l’oscurità.
Ti chiedo solo: non avere fretta!
Trattieni la falce che brandisci con la scarna mano
per qualche minuto ancora.
E fammi vedere colei che bramo,
lei e lei soltanto, una volta ancora
e ancora una volta.
Vattene!
Vai a mietere campi lontani
e lasciami contemplare il Paradiso,
poco prima di concederTi di precipitarmi nell’Inferno.
Lascia che lo riveda adesso,
anche solo per un istante,
con gli occhi del cuore e della mente.
Lascia che la mia anima porti con sé il ricordo dell’Amore
che Dei pietosi mi hanno accordato di rubare
ché tanto più dolce sarà la partenza.
Ridi?
Perché ridi di quest’empia gioia?
Ti fai beffe dell’Amore?
Tu che sei condannata a non averlo
e che chissà quante volte lo hai distrutto!
Morte gelosa, Morte assassina…
Sei qui, sei ancora qui?
Vattene, dunque!
NO!
Non guardarla, amor mio!
Tu no, non devi conoscere il suo ghigno.
Non voltarti, mia sposa,
non farlo adesso, non farlo mai!
Un giorno la Signora Nera tornerà,
ma non oggi, non ora.
E allora noi rideremo,
perché senza volerlo avrà ricongiunto
ciò che oggi su questo talamo infetto ha diviso.


























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