Un dono d’amore – prima puntata

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La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L’amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell’amore… Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l’esistenza di sé senza quell’uomo, ormai… viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.

Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto…troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l’abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?

E’ stata in coma per due mesi – disse l’infermiera – Poi, all’improvviso, stamane si è risvegliata -.

Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c’era più rosso. [Continua...]

Il segreto di Marina – ultima puntata

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Jack Vettriano, The Last Great Romantic

Quella sera Luca fu un perfetto gentiluomo. La portò in uno dei ristoranti migliori della città e la trattò come una regina. Per la prima volta non parlarono di lavoro bensì di loro due; Marina aveva dimenticato come poteva essere piacevole la compagnia di un uomo come Luca e si sorprese a ridere a crepapelle ascoltando le storielle e gli aneddoti che raccontava. Era una persona incredibilmente affascinante Luca. Allegro, vivace, intelligente… l’uomo perfetto, insomma. Aveva sempre pensato che non potesse esistere uno come lui e invece dovette ammettere che si sbagliava di grosso. Quella sera riuscì anche a farle dimenticare il dolore per aver perso definitivamente l’affido di Marco. Poi, dopo la splendida cena, lui la prese sottobraccio e fecero una lunga passeggiata sul lungomare, al chiaro di luna. Molto romantico. Ecco, Luca era anche questo: un inguaribile romantico! [Continua...]

Il segreto di Marina – quarta puntata

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Quando Marina fece ritorno a casa fu molto sorpresa di trovare il signor Ferri ad attenderla in piedi davanti al portone. Si scambiarono un’occhiata incerta, studiandosi a vicenda. Lui si accorse che aveva l’aria stanca e che aveva pianto. Lei invece capì che non c’era alcun rancore nel suo sguardo, nonostante la discussione del giorno precedente.
“Simona mi ha raccontato tutto”, esordì Luca affranto, “Mi dispiace per tutto quello che ha dovuto passare. Non avevo alcun diritto di dirle le cose che ho detto.”
“Invece aveva ragione. Sono una vigliacca.” Le lacrime affiorarono all’improvviso e lui si ritrovò a prenderla fra le braccia per consolarla.
“Che è accaduto?” le chiese infine dolcemente.
“Il giudice ha deciso di affidare a me il piccolo. Di solito in questi casi si propende per la madre naturale, tanto più che ho una buona posizione economica e un ottimo lavoro. La famiglia che lo aveva in affido era piuttosto povera, il capo famiglia è un semplice manovale, di sicuro non avrebbero potuto garantirgli una buona istruzione, né uno stile di vita adeguato.” [Continua...]

Cristalli del Mio sale

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Scendono impietrite e non colate
Le frasi d’un amore pronunciate
Come fai a dire che sono tramontate
Che è meglio niente che centellinate

Tu sei troppo impervia nel pensare
Cercando n’altro amore per uscire
Era poco il tempo che Ti potevo dare
Ma volevi tutto ed ora vuoi mollare

Allora eccoti i cristalli del mio sale
Godi forse troppo il farmi stare male
Sapore di dolore da malato terminale
Mentre adesso l’altro sale le tue scale

Occupando il posto ch’era mio nel cuore
Che ora non farà mai più quel bel rumore
Come in frenesia del nostro grande amore
Sarà solo un palliativo, ed a me tanto dolore

Edo e le storie appese

Storia di un sorriso (V puntata)

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Il freddo era pungente e non avevamo la forza per parlare. Era un tacito consenso.
«Ti siedi qui? Ho il posto» – iniziava lui.
«Ok, grazie».
«Dormito bene?».
«Più o meno. Ieri ho fatto tardi. E tu?».
«Mmm… lo stesso. Speriamo che oggi stian buoni».
«I ragazzi? Eh, già! Ma fa freddino oggi, vero? Pare più di ieri». – gli rispondevo.
«Sì, è verissimo. Ma la nebbia… è niente ancora. Questa non è nebbia».
Nel frattempo mi ero sfilata via il cappotto, la sciarpa, il cappello e guanti. Provavo a scaldarmi le mani mettendole ad imbuto sulla bocca. «Sono fredde?».
«Son sempre un ghiacciolo, Enrico. Ma, dimmi… Come è la nebbia?».
Prima di rispondere mi stringeva una mano: «Cavolo! Hai ragione. Te le riscaldo un po’, se vuoi» – e le teneva tra le sue per un tratto, finché io, imbarazzata, senza sapere più cosa dire, me le ricacciavo tra una gamba e l’altra. [Continua...]

Storia da blog – Il tramonto – 5^ puntata

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 A volte il tramonto non è lieve, scende come una scura coltre all’orizzonte e il sole pare che affondi in mare, sciogliendosi in mille riflessi dorati sulla cresta delle onde.
Sara aspettava una sera così. Dopo tanti giorni vissuti freneticamente, quasi senza pensare a te stessa, consumati tra il lavoro, il solito tran tran quotidiano e le notti in qualche pub con il giro di amici un po’ schizzati e chiassosi, prima o poi, una sera in cui resti sola, ti capita. Ed è come se ti vedessi allo specchio. E quello che vedi non ti piace, non lo riconosci, ti senti estranea a te stessa. Non vorresti che fosse questa la tua vita. Perché non è vita ma un continuo, assurdo, alienante stordimento.
Un vento freddo che soffiava da terra investì improvvisamente il suo viso, mentre camminava nervosamente lungo il mare.
- Dio mio, dove avrò parcheggiato la macchina? – pensò fermandosi di scatto e abbandonandosi ad un improvviso gesto di stizza. La collana con cui stava giocherellando da un po’ si spezzò e decine di perle scure caddero a terra rimbalzando più volte, disperdendosi sul marciapiede. Osservando le perle che rotolavano via in tutte le direzioni ebbe come un’illuminazione. Proprio così sfilavano e si perdevano i giorni della sua vita… Proprio come quelle perle, correndo in tutte le direzioni. Non si può vivere sempre così, pensò, come se fossimo eterni, non agguantando ogni giorno perché pensiamo che ce ne saranno sempre altri, che ci sarà sempre una nuova collana e nuovi gioielli per noi.
Quasi senza accorgersene, istintivamente, si chinò tentando di recuperare alcune perle in fuga quando, ad un tratto, sentì qualcuno che la chiamava. Sì, l’uomo che stava parcheggiando la macchina, poco oltre il semaforo, stava chiamando proprio lei. (*)

Questo post continua nel Blog Manuale di Mari dove puoi lasciare il tuo commento

(*) Storia da blog – L’esperimento continua. Facendo congetture sulla storia e i personaggi, un po’ come si fa quando si guarda un film, ispirandosi a fatti reali o a sogni, si può influire sullo sviluppo della storia. Come? Con i tuoi commenti.

Haiga

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Colli innevati.

Come fiorenti spose

 bianco vestite.

 

Un amore così…

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American Beauty

Scrisse una mail lunga come una lettera d’altri tempi. In ogni riga, in ogni parola, vergata con una rossa linea di sangue, le disse ancora “Ti amo”. Tentò tutte le impossibili spiegazioni a cui siamo indotti nei nostri fallimenti. Anche se poche dure parole tradirono un dolore ancora acuto. Pensò e ripensò alle forme e ai toni più appropriati da usare… Cominciò così a tagliare qui e là, riflettendo febbrilmente sul fatto che quel suo dire non doveva apparire troppo carico di “pathos”. Alla fine cancellò tutto. Un amore può essere così grande, così immenso che quando è davanti a te non lo vedi, non lo immagini, ti passa vicino… Ne cogli quasi il profumo, ma non lo avverti, è più grande troppo più grande di te… E se lo vedi ti sembra teatro, pura rappresentazione.
Silenzio.

Stoppino bagnato – I puntata

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Just Another Day de Jack Vettriano

L’amore crea scintille, vibrazioni, esplosioni, fiamme… ma se poi alla fine tutto si affogasse nelle lacrime?

Questa storia è successa proprio a me. Proprio a me che ho sempre detto di non volermi innamorare. A me, che lotto per le battaglie comuni a tutte le donne. A me, madre di famiglia e moglie esemplare.

Ma, come si dice, mai dire mai.

Fu così che, un giorno come tutti gli altri, incrociai per caso un mio compagno di classe del liceo. Non lo vedevo da tanto tempo. Era decisamente cambiato, ma al momento non riuscii ad avere la piena cognizione se fosse in meglio o in peggio. Già all’epoca non era bellissimo, ma aveva sempre attorno a se tantissime donne che lo corteggiavano.
Ora aveva un viso più sottile, un mento aguzzo che sembrava scavato nella roccia. Due occhialini, sintomo della incalzante miopia, ed un’andatura dinoccolata come ai tempi giovanili.
Lo guardo, lo riconosco, lui riconosce me e ci salutiamo con un bacio “a distanza”, nel senso che mentre lo bacio tengo la mano tra me ed il suo corpo. Era per autodifesa. Ricordo infatti che aveva una insinuante sensualità, se ti avesse avvicinato ti avrebbe avviluppato nella sue spire come un’anaconda.
[Continua...]

Lettera d’amore

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Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro, i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica…
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre.

Prevert
°°°**°°°

Chi sei? Dove sei? Le domande mi ruotano attorno in mille girotondi e ricadono come corpi gravi al suolo. Sei la Musica? sei la Poesia? Sei davvero qualcosa o qualcuno? Di te ho questo oggi: una strofe, un verso talvolta zoppicante, una nota che si ripete, una voce… Mi guardo attorno con l’illusione di scorgerti. E magari un giorno ti scorgerò davvero e ti dirò: Eccoti, finalmente!
Per oggi resto a guardare la gente che corre frettolosa sotto le sferzate della tramontana. Non ha occhi, il capo sprofondato nel bavero del cappotto. No, non so davvero che occhi abbiano. Non so se abbiano i tuoi occhi. So soltanto che corrono in silenzio e si fermano ogni tanto davanti una vetrina colorata. E’ grigio oggi e quella vetrina mette un po’ di allegria: una sorta di gioia muta. La gioia esplosiva di un sorriso, quella ce la darà il sole quando ritornerà a brillare ed io spero che ritorni presto. Spero che il vento spazzi via le nuvole e ci doni l’azzurro del cielo e l’abbraccio del sole. Allora saprò che tu stai sorridendo, ovunque sei. Saprò che stai guardando il cielo anche tu e che stai sorridendo. Saprò che quel cielo starà riflettendo i tuoi occhi e il tuo riso e allora lo guarderò anch’io quel cielo e vi vedrò quegli occhi, quel riso.
[Continua...]