Il Pianista

Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall’infanzia all’età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.
“Cosa ti fa più male? Pensaci. Quello che ti fa più male questo ti faremo. Tu sei un pianista? E ti colpiremo sapendo che sei un pianista!” Gli urlavano i torturatori che, nell’illusione d’infliggergli il peggiore dei supplizi, si accanivano contro quelle dita prodigiose. Non avrebbero suonato mai più il piano. Cosa sono le mani per un pianista? Le ali di un’aquila per librarsi nel vento? Le bianche vele di una caravella? Ma lui sognava l’estate in cui si era innamorato e ricordando gli occhi di lei rivedeva quel cielo e ripensando alle sue parole ricordava il vento e così non smise mai di suonare.

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Zoe

“Dimmi di sì, dimmi di sì, che si può fare…”, canta Zoe, mentre sbatte la tovaglia piena di briciole, dalla piccola finestra della sua mansarda. Sono giorni che il ritornello di questa canzone le torna alla mente, soprattutto al cuore, l’ha detto a Zucchero Candito, il ragazzo che sta nascosto negli angoli segreti della sua vita sdoppiata. Lei sta con Occhio di Falco, l’uomo che divide e ha diviso la sua vita, apparentemente appagata. A volte, ultimamente troppo spesso, si chiede se questo amore lungo è ciò che desiderava, non trova risposte e continua ad annaspare. Forse non vuole distogliere il pensiero dalla devastante, improvvisa passione  che da tempo sconvolge l’apparente tranquillità di una solida unione. Sempre lui, Zucchero Candito, si sovrappone ad altre immagini belle e meno belle, in quest’ora dove, anche gli alberi secolari di Hide Park sembrano annunciare l’arrivo della primavera, Zoe ripensa all’Italia, a quell’angolo di Toscana dove sono spuntate le sue radici. Una leggera nostalgia le traversa il cuore, qui ci sono le due realtà della sua nuova vita, deve scegliere, ma chi e cosa? Ripensa a Zucchero Candito e a Occhio di Falco, non si può decidere tra stabilità e istinto, ma il nuovo l’attrae, le riaccende quella passionalità sepolta dall’abitudine. Il nuovo ha fili d’argento nei capelli, ha la calma di un fiume in piena, incostante e timoroso, l’altro la pacatezza che spesso sembra indifferenza. Zoe si prepara per uscire, – bagnerò quei due fili di rosmarino sul davanzale, darò il latte al gatto, metterò un poco di rossetto sulle labbra- Sa che Zucchero Candito la aspetta all’angolo di quella strada che, dopo anni lei fatica ancora a riconoscere. Scende le scale, di corsa, la frizzante aria londinese la investe piacevolmente, schiva la folla che in questa città è sempre indaffarata, – ma dove correte?- Fermatevi a guardare il cielo, gli alberi, le foglie nuove, i vialetti delle case così ordinati e le aiuole pronte per i nuovi germogli- Poi lo vede, è seduto sul muretto della villetta della Signora Gordon, che imprudente! E se lei uscisse? E’ una curiosa vecchietta che non si fa mai i fatti propri, potrebbe… Leggo troppi romanzi della P.D James, pensa Zoe, ma il cuore è già lontano, Zucchero Candito le va incontro, l’abbraccia, il giaccone di lana color prugna  le solletica la guancia. Illanguidisce la ritrosia di Zoe, lui è così piacevolmente tenero, protettivo, che la richiesta : “dimmi di sì, dimmi di sì, che si può fare… – le si smorza in gola. Ma che avrà mai quest’uomo, che non parla nemmeno bene l’italiano, che storpia il suo nome, che si nega spesso, che ha già un’altra vita? Saranno le labbra che combaciano perfettamente con le sue, sarà quel concedersi stringato, sarà quella stretta che le fa mancare il respiro, sarà… Lo sconfinato, lussureggiante verde di Hide Park e un invito, il Serpentine, i cigni e le anatre, le foglie che scricchiolano; camminano, mano nella mano, respiri, conferme, – baciami – implora Zoe, incuranti dei ragazzini che giocano rincorrendo la palla. Si stringono appassionatamente, si perdono, si ritrovano, – sono solo baci, che vuoi che sia?- Good Bye Zucchero Candito, a domani o chissà quando. Mangerò un gelato al lampone, pensa Zoe, mentre il ritornello della canzone italiana s’è acquietato nella sua mente.

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Oksana

Viaggio sotto il cielo azzurro della bella riviera adriatica affollata di bagnanti che si tuffano nel mare mentre io corro a tuffarmi nelle tue inquiete braccia.
Credevo d’impazzire. E’ pericoloso innamorarsi quando la vita volge al tramonto.
La tua fuga è stata una frattura che ha spezzato in due la mia esistenza. E quel mio intimo edificio, che avevo decorato d’incanti e di desideri, è crollato improvvisamente nell’amarezza.
Pure, nelle rovine di sogni accarezzati, una speranza illumina ancora il mio cuore. Mi hai chiamato per nome al telefono. Dunque mi ami ancora? Come l’hai pronunciato bene. Ho sentito il mio nome pervaso di poesia nel sospiro della tua voce vellutata, sembrava una carezza.
Significa forse che le incomprensioni sono superate, i dubbi dispersi, la tempesta placata?
Immagino un nuovo sentimento, nato dal nostro caos, sorretto da un senso di eternità. Spero di non illudermi.
O mi sono già illuso? Credimi, ho sofferto molto quando sei andata via.  Sono passate settimane e non so dimenticare.
Non vi è né ieri né domani nelle forti riapparizioni della memoria, vi è solo sempre. Il tempo può consumare i giorni ma non i fremiti della mia anima che cerca te, mio sogno, cui ho donato l’impeto del mio ultimo ardore.
So che risplende come perla il tuo occhio attento, sulla tua fronte l’orgoglio di un pensiero che non sa cedere nemmeno alla palese evidenza.
Io ti tenevo tra le braccia come lo stelo un fiore, tu sapevi dissetare la mia anima riarsa, sapevi commuovermi al rosso di un tramonto, alla nota di una canzone, al sussurro di una parola e sentivo crescere in me, attimo dopo attimo, l’intensità di questo amore.
Così sarò fortunato se sarò accolto da te in questo caldo pomeriggio, con questo colletto che mi stringe la gola, dopo il viaggio che ho fatto.
La notte scorsa ho ripensato un po’ a tutto e ti ho chiesto di incontrarci. Non voglio essere pessimista nelle previsioni.
Verrai elegante. Sarà una vertigine per me vederti, dopo averti salutato ti prenderò il braccio con l’intimità di un tempo, cammineremo insieme lungo i viali ombrosi rischiarati dal raggio del tuo sguardo, tra rondini impazzite nel cielo, mentre io riempirò l’aria con propositi di passione.
Non ti amo, ti adoro. Sei la meta delle mie aspirazioni, la dea che sa farmi volare alto. Ho creduto nel tuo sentimento, non sapevo che in esso, per riconoscenza al mio, si addensava l’ombra dell’ipocrisia. Te ne sei andata nel silenzio. Forse attendevi questo atto come una emancipazione.
Ma non sai che la vera fiamma brucia una volta sola negli anni migliori e io ho colto il tuo mattino prima della mia sera, brivido di giovinezza prima della nostalgia.
Resta con me, Oksana. Vedi, sono disposto a continuare così, senza averti accanto, senza domande. Mi hai fatto conoscere il limite della mia anima, incapace di arginare l’impeto di questo amore e, consapevole, io ti dono, come mai prima, tutto me stesso. L’accetti?

Immagine: V. Corcos – Sogni, 1896

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Nel rosso lenzuolo

Credevi di sapere tutto. Vero? Di aver conosciuto tutto della vita, del mondo, dell’amore. Tutto selezionato, classificato, archiviato. Come quel tuo vestito ben stirato sul letto ordinato, perfettamente rifatto con un candido lenzuolo.

Ma nell’ordine apparente delle cose si nasconde il caos.

Così una sera, ascoltando le note di una canzone, seduta al tavolino di un bar, lungo il mare o in qualsiasi altro posto, scorgi improvvisamente quel lato della vita che non t’immagini: misterioso, inesplorato, sconosciuto. Quella pratica imprevista che sporge polverosa dallo scaffale dell’archivio e che scopri solo sbattendoci contro il muso. All’improvviso il profumo delle viole si fa più intenso, ti accorgi dei prati fioriti e cogli ogni sguardo. Concentrazione assoluta. Ascolto perfetto, sapore pieno della vita. Sensibilità. Le parole non bastano mai. Le sensazioni le superano infinitamente. E passi come in un altro mondo. Ora il tuo vestito è un rosso lenzuolo che scivola lungo i bordi del letto sfatto. Levitando di emozione in emozione ti accorgi che non sei mai stata così viva. Il lavoro, i problemi quotidiani, le cose e le pene del giorno, nulla ti importa o può infrangere questo tuo meraviglioso stato di grazia.

Sei innamorata.

La strada scivola sotto i tuoi passi. La luna e il sole ruotano attorno a te e il cielo s’incardina sui tuoi pensieri ed è chiaro se sei serena ed oscuro se ti annuvoli. Quando gridi in riva al mare, questo ti risponde con un canto meraviglioso e i gabbiani sembra che volino intorno a te, in preda ad uno strano incanto.

Fai l’amore con il mondo. Hai fatto mai l’amore così? Vedi? Non la conoscevi questa sensazione. No. Proprio no. Hai la voce, un filo soltanto, per dirmi: “Ti amo”. Ed io posso udire quelle due parole e baciarti ed abbracciarti continuamente anche se sono lontano da te migliaia e migliaia di chilometri. Continuamente. Non c’è oceano che possa dividerci. Perché noi siamo il sole, il cielo, la terra, il mare.

Nel letto sfatto, nel rosso lenzuolo dell’amore, noi siamo l’universo intero.

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Un dono d’amore – quarta puntata

La morte non l’aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso…ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all’incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l’aveva definitivamente annientato.

Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente…se…solo fosse stato un uomo migliore.

Non c’era assoluzione per le sue colpe e l’espiazione sarebbe durata per sempre.

Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po’ di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.

Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l’aveva ascoltato con attenzione e con un’espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po’ il suo cuore…era come se con quel gesto l’umanità intera l’avesse perdonato.

Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce…qualcosa di simile ad un balsamo…forse era un angelo.

Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente…non più l’angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.

Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.

Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno…

La guardò…era in cucina e stava cucinando. Era bella…molto bella.

Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.

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Il valzer delle stelle

Dal film

Lo invitò a ballare, in quell’antico borgo sul mare, dove il tramonto è un cuore rosso che si scioglie all’orizzonte.
- Che ballo è questo? – le chiese l’uomo.
- Il valzer delle stelle! – rispose lei aggiungendo subito dopo: – L’ho inventato io! -
- Io sono un marinaio, sei mai stata su una nave? -
- Io? Certo! Anzi ho una nave tutta mia. Vuoi vederla? – rispose lei, mentre si allontanavano dalla balera verso il mare.
Incuriosito l’uomo la seguì fino al castello, l’antico fortilizio costruito su una estrema lingua di terra, circondato quasi completamente dal mare. Salirono le scale diroccate fino alle alte mura di cinta e, percorrendo un lungo cammino di rotonda, giunsero alla vedetta di fronte al mare. Lei si affacciò sporgendosi tra un merlo e l’altro, distese le braccia verso l’orizzonte e disse:
- Vedi? Questa è la prua della mia nave, qui mi fermo tante sere, chiudo gli occhi e navigo. -
- Non senti freddo? – chiese lui mentre cominciava a soffiare un forte vento di maestrale. Lei annuì e si lasciò abbracciare da dietro da quell’uomo conosciuto solo poche ore prima. La luce biava della luna piena illuminava le mura del castello. Leggi tutto e commenta nel Blog Manuale di Mari

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Ti trascino per ore

Ti trascino per ore,
lungo è il perimetro dei miei sensi.
Il tuo fiato mi ricopre
come una larga foglia.

Da una crepa del petto
mi nutri le ossa, la gola, la testa.

Sull’erba del letto
poggio il gomito e gemo.

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Un dono d’amore – seconda puntata

Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.

Chi è?- chiese sommessamente.

Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.

Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.

Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.

Gianni-.

Riaprì e si gettò tra le braccia dell’amico.

Viviana…tesoro- l’uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.

Nulla… ho avuto solo un incubo- sussurrò.

Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell’acqua?-. [Leggi tutto...]

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Un dono d’amore – prima puntata

La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L’amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell’amore… Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l’esistenza di sé senza quell’uomo, ormai… viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.

Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto…troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l’abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?

E’ stata in coma per due mesi – disse l’infermiera – Poi, all’improvviso, stamane si è risvegliata -.

Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c’era più rosso. [Leggi tutto...]

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Il segreto di Marina – ultima puntata

Jack Vettriano, The Last Great Romantic

Quella sera Luca fu un perfetto gentiluomo. La portò in uno dei ristoranti migliori della città e la trattò come una regina. Per la prima volta non parlarono di lavoro bensì di loro due; Marina aveva dimenticato come poteva essere piacevole la compagnia di un uomo come Luca e si sorprese a ridere a crepapelle ascoltando le storielle e gli aneddoti che raccontava. Era una persona incredibilmente affascinante Luca. Allegro, vivace, intelligente… l’uomo perfetto, insomma. Aveva sempre pensato che non potesse esistere uno come lui e invece dovette ammettere che si sbagliava di grosso. Quella sera riuscì anche a farle dimenticare il dolore per aver perso definitivamente l’affido di Marco. Poi, dopo la splendida cena, lui la prese sottobraccio e fecero una lunga passeggiata sul lungomare, al chiaro di luna. Molto romantico. Ecco, Luca era anche questo: un inguaribile romantico! [Leggi tutto...]

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