Sola nel cerchio
(proiezione d’ombra o di luce?)
mi raccolgo
come gatto si cinge della coda
e suggella il mistero
d’invalicabili spazi
Ritratto
Rimescolo i sogni

Stasera rimescolo nella mia mente i sogni con i giochi della vita,
quando diventavano sempre più pericolosi,
e m’incammino per mete sconosciute,
in mezzo alla neve che gela le mie lacrime.
Ho rimosso il nome di quel posto,
ma ricordo un volto amico vicino alla pensilina,
un odore di intensi pensieri,
rimasti lì in fondo a quel viale,
una siepe complice delle mie paure,
il mare vicino che risucchiava la mia allegria,
il tintinnio della pioggia sulla mia pelle,
e quel volto che amico non era più.
Continuo a camminare verso mete dove la vita ha altri colori.
Solitudine
Ubriacati solitudine!
Bevi dalla tua coppa
di cristallo e
Addormentati con i gomiti
Sulle mie tempie.
Ti cambierò il bicchiere
Te, il mio sogno
Dove mi sembra
di non essere mai andata
O forse mai tornata…
Mi cerco e mi ritrovo
al solito bivio
Dove mio padre mi lasciò
per la prima volta
Con gli occhi spalancati sul futuro.
Inverno

Ancora verranno
nei mattini d’inverno
nebbie di fiume
su albe di acquerello
passi distratti e assonnati
sotto i portici
a respirare l’odore della notte.
Camminerò lungo le ore vuote
cercando il tuo volto tra i passanti
e sognerò di incontrarti sopra il ponte
per raccontarti la mia malinconia.
Poi siederò ad aspettare il tuo ritorno
nei pomeriggi limpidi di ghiaccio
e fingerò di ingannarmi coi ricordi
finché vedrò riaccendersi i lampioni
e lente scie di fanali per le strade
come lumini a seppellire il giorno.
Allora mi alzerò e sarà un istante
nemmeno il tempo per rabbrividire:
poi su dal fiume tornerà la nebbia
ad inghiottire tutto, anche il dolore.
Non c’è amore più grande
La notte qui è dolce e tiepida, le foglie del castagno della chiesetta di fronte si stagliano contro il profondo blu del cielo.
Mi basta tendere la mano per toccare simbolicamente il cielo e sentirmi amata, come per altri basta sfiorare la spalla della propria anima gemella.
Sento scendere su di me una grande pace mentre ripercorro gli avvenimenti del Triduo Pasquale, gli incontri indimenticabili del Molinello, le emozioni profonde che ho vissuto.
Congiungo ciascuno di questi con il silenzio e la grande solitudine della notte e …scopro che al di là della comunicazione si trova la comunione, quel momento dopo il silenzio che unisce gli esseri più di quanto saprebbe fare un qualsiasi “ti voglio bene”.
L’amore può essere immenso, come la notte stellata in cui sento quasi il desiderio di dissolvermi, e la felicità si trova là dove la si lascia entrare.
E’ il momento di accogliere la grande tregua e i grandi sogni della notte, abbandonando l’agitazione rumorosa della città.
E’ l’ora in cui l’oggi raggiunge il domani, in cui l’uno continua a cedere il passo all’altro e non riesce a decidere chi passerà per primo.
E’ l’ora in cui i tiratardi continuano a chiaccherare sul marciapiede, ben dopo essersi detti arrivederci.
E’ l’ora in cui i bimbi affidano i loro sorrisi agli angeli del sonno. L’ora in cui gli amori lontani tirano fuori il sorriso dell’amato, come segno anticipatore del canto del giorno dopo.
E’ l’ora in cui la terra sembra dire a ogni uomo: non lasciarmi, mi sento tanto più bella quando ci sei tu!
Che la vostra notte sia serena e tutti i vostri sogni siano belli!
Milano, 24/3/2008 h.21.28
Orgoglio

Udiva quelle parole, e lo stava a guardare, attonita, stordita. Lui diceva quello di lei. Lui quello pensava o diceva solo per ferirla, o tentava così di alleviare la sua stessa rabbia? Parlava di lei o di una che non conosceva, aveva conosciuto lei o quello che lei non era? Lei lo guardava e non riusciva ancora a capire. Sapeva solo che non poteva difendersi da colpe che non conosceva. Chi era quella donna che lui adesso dipingeva? Ascoltava quelle parole che con calma la ferivano, e vedeva ferito lui che ne parlava. E pensava alla vita, a quanto è strana: lei che si era sentita vittima adesso era additata a carnefice. Il suo carnefice si sentiva vittima, avevano sofferto forse tutti e due, e non sapevano parlarne ancora adesso. Lui sputava tutto il suo rancore e lei non sapeva più chi fossero e chi erano stati prima. E il suo tormento aumentava. [Continua...]
Ho pianto

Benché
non sia il fiume a rientrare
ma il passo
che a stento torna
nelle stanze del vuoto,
ho ascoltato,
le voci dissipate dal tempo
sui binari,
di un attesa fuggita via
nell’affanno
di inseguire, uno sguardo, una mano,
nella nebbia
del mio respiro sul vetro dei domani
voli, di silenzio scivolano
dagli occhi, e
- mentre autunno edifica -
in questo mio buio
ho pianto.
Alla Musa
Da un libro spoglio d’anima
ti trassi,
e provai quella gioia fiabesca
che da noi non si sa chiamare con alcun nome
Ma siamo…

Ma… siamo…
… pur sempre…
siamo…
pronti a raccogliere arcobaleni
e a viaggiare su essi
come colorati aquiloni
che non temono il vento
e sfidano il blu dell’immenso
Giusy Maugeri
La fuga
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
Cosa faccio, cosa dico che vi terrorizza tanto?
Che cos’è che vedete laggiù in fondo nei miei occhi?
Un’unione troppo grande per poterla sopportare?
Troppe cose da scoprire senza perdersi a vagare?
Non concedo ipocrisia
Metto tutto giù sul piatto
E’ con l’anima negli occhi
Che mi ripresento a voi
Non ho voglia di giocare
Con le regole mai scritte
Per cui l’uomo è cacciatore
Per cui non dovrei parlare
Per cui io dovrei aspettare
Di vedere cosa fai
Prima di poter sapere
Cosa c’è oramai tra noi
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
Perché mai è tanto strano che ti voglia rivedere?
Non è stato solo sesso ma tu non lo vuoi sentire
L’ho sentito solo io quel tuo battito di cuore
Ora ti vorrei parlare ma tu invece vuoi scappare
E allora sai cosa ti dico
Che il perdente qui sei tu
Se non sai come capire
Che non mi troverai mai più
Non si trova tutti i giorni
Una donna come me
Compagna, madre
Amante, figlia
Donna solo e totalmente
Senza mai mezze misure
Senza chiedere il permesso
A chi scappa via da me
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
[Haiga]

Penso al passato
- sembran diversi i sogni -
Perduti amori
L’inverno alle porte
Ombre sottili
agguantano il sole
di un lancinante mattino.
Sarà il vento del nord
nella tua voce
che gela il mio sorriso
e nei miei passi
ho nascosto un addio.
Guarda,
mi hai raggiunto appena
che già la nebbia ci scivola addosso
separandoci con tacita coltre.
Così attendo il tuo volo migratore
su me.
Oltrepasserai
la linea in fondo ai miei occhi
prima ch’io
abbia potuto ancora sognare
di toccarti il viso
o darti un solo
lungo
bacio
sulla bocca.
Differenze…

E scrive lettere… come un secolo fa.
O forse è meno di un secolo, ma così le pare. Per quanto, ora vi è una differenza: scrive lettere che non verranno mai lette dal loro destinatario. Viene da chiedersi perchè scriva. Dove risieda il senso di tutto ciò. Chissà… Forse è folle. Di una follia sottile e leggera. Ma tenace. Come lei. Ma non le importa, tutto sommato, cercarsi i perchè.
Si sofferma un attimo, pensierosa.
Ecco, sì… c’è un’altra differenza. Forse ancora più sottile che passa quasi inosservata.
Non a lei. Non ora che la sua penna trasporta frasi nel foglio a lei dinnanzi.
Più che una differenza, è una mancanza.
Solleva gli occhi e guarda fuori. Nella stanza giungono i rumori di una città che pare lontana. Ecco cosa manca: l’ondeggiare lieve dei lunghi rami del platano, il rumore ancor più lieve delle foglie secche che sfregano, alitate dal vento. Un sommesso parlottìo, fitto fitto, fra i pensieri.
Quelli di lei e quelli di lui.
Tutto è immobile.
Come lei. Come il suo tempo.
Come il suo cuore.
Volo sospeso

Appeso al filo dell’esistenza
il volo d’un’anima
pare sospeso,
come una poiana
sulla corrente ascensionale.
Le corolle di Vincent
occhieggiano verso oriente, in attesa.
E i pensieri ora esplodono
in voli improvvisi.
Non candide colombe,
corvi neri
oscurano l’orizzonte.
E picchiano col becco adunco
su ferite vecchie, e nuove.
E’ lunga la notte.
E’ come se l’alba si fosse persa….
Mara
Cicatrici
Gelido inverno
indifferente brucia
rosse labbra d’estate schiuse
Cicatrici insoddisfatte
a vestire i labili sprazzi di vita
Black hole

Guardo l’ombra del tuo sorriso
dentro al mio cuore,
nel vento del silenzio
che accompagna la sera;
e scrivo ancora,
senza pretesa,
cosicchè la notte
si faccia carico
anche di queste poche
parole in catena,
legate
al capo di filo
che mi appartiene.
E vivo,
come se i giorni
non esistessero.
Risucchiati
dall’esistenza stessa.
Cavalcando sogni

Alla notte mi abbandono
e a briglie sciolte
cavalco il sogno:
laghi di lune annegate,
dune dal vento smosse,
alture illuminate
di neve ammantate,
attraversando foreste
d’emozioni.
Quelle che mi nego,
consumandomi.
Perchè vi sono ragioni
che il cuore non conosce?
Non è nulla
non è nulla
solo passi d’autunno che risuonano con passo funebre
non è nulla
solo foglie morte a celebrare l’ineluttabile destino
non è nulla
suono di pioggia che rapisce i sensi assopiti
non è nulla
ritmo monotono, ipnotico, che uccide l’ardore
non è nulla
solo cielo che si prende gioco di me
non è nulla
solo nuvole che inventano una trama fatta di pioggia
non è nulla
solo tempo che passa a dispetto nei nostri desideri
non è nulla
tutto va’ e tutto torna
Cinque frammenti di un delirio
Giornate vuote
nell’attesa di un momento.
Lacrime nascoste
in ore disperate.
Cosa c’entravi tu
nella mia vita?
Eppure sei entrato,
piano piano,
come un’infiltrazione,
neve che si scioglie sul tetto
e penetra nei muri,
lasciando umidità e rabbia.
Ma avevo bisogno di quel dolore,
per evolvere da me stessa.
Notti insonni nel desiderio,
giorni nervosi da riempire
nell’immenso vuoto di te.
Ora
ti sorrido.
Irrequieto vivere
La sera è giunta sulla spiaggia.
Sugli scogli erosi dalla salsedine.
Sulle barche ormeggiate.
E’ tardi ma l’importanza del tempo è relativa perché
il buio mi abbraccia imprigionandomi.
Cammino sul bagnasciuga.
In un tramonto oramai lontano alla ricerca di un posto
in cui trascorrere la notte.
Fantasma dai mille volti.
Tutto fugge come l’amore e la passione, spariti insieme
a chi ha serrato la porta del mio cuore.
Lei mi parlava del vento e della sua terra quando veniva
settembre.
Io le raccontavo del mare.
I gabbiani benedivano i nostri baci con i loro
acuti stridii.
Come queste onde che la risacca attorciglia contro la
banchina di legno.
Come quel faro sulla scogliera che a volte illumina i
volti dei pescatori.
Sono l’irrequietezza del mio essere che muore ad ogni
onda che s’infrange.


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