Figli di un sogno

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Ed è il tuo buongiorno la prima emozione del mattino.
Come a continuare i sogni della notte e i mille pensieri del giorno. Tu e sempre tu.
Nelle fantasie e nei progetti. Nei momenti incantati e magici che il quotidiano regala e nei sogni ad occhi aperti. Tu e solo tu.

Era stato il buongiorno del mattino. La luce della messaggeria che lampeggiava, il suo sms, il suo raggio di sole.
Ed era così che si erano innamorati, solo è soltanto attraverso la scrittura.
Dopo tanto scriversi, avevano deciso di scambiarsi le foto. Dio che emozione!
Lo ricordava ancora. Ad aprire la mail ci mise un tempo incalcolato, il cuore in gola e le mani che le tremavano sulla tastiera.
Poi il suo sms l’aveva lasciata senza parole: “Mi guardi dritto negli occhi, bella ed affascinante. Mi sento il cuore in gola, eppure è solo la tua foto. Certo! Bisogna non avere fretta e seguire la danza delle emozioni. Non so tu, ma per me è già una danza frenetica del cuore. Ogni giorno di questa storia porta tanta emozione quanta tutta una vita….
Per Marica era iniziata la danza della primavera, tanto sole, mille colori, mille profumi, e il tutto portava un solo nome: Andrea.
Le foto avevano acceso in loro il desiderio di incontrarsi.
Lo avevano deciso insieme e stabilirono una data.
Iniziò un conto alla rovescia, ogni giorno Andrea gli mandava un sms e lo concludeva con un “meno uno”.
Più passavano i giorni e più si rendeva conto di essersi innamorata. Un amore virtuale!
Non si pose mai domande. Né se, né ma, né forse. Voleva incontralo. Voleva viversi la sua favola. Non sapeva dove l’avesse portata, ma, sapeva da dove partiva. Per una volta, una volta soltanto,seguì la voce del cuore.
Arrivò a Firenze al tramonto, quando tutto tende a colorarsi di arancio e oro. L’aria mite d’Aprile l’avvolse come una carezza.
Aveva chiesto ad Andrea di non andarla a prendere alla stazione. Era un momento unico, da fotografare nella sua mente e non voleva testimoni che potessero togliere la magia a quel loro tanto atteso incontro. “ Io e te soltanto” gli aveva detto.
Una volta scesa dal treno, non attese alla lunga coda dei taxi ma, ne prese un privato che le costò il doppio. Non le importò. Voleva arrivare in hotel il più presto possibile per farsi bella per lui.
Appena arrivata si fece una doccia, si cambiò i vestiti e si rifece il trucco.
Nell’attesa andava avanti e indietro, fumando un numero imprecisato di sigarette. Si guardava allo specchio mille volte, accendeva la tv, poi usciva a guardare fuori del balcone, poi in bagno,ancora un’altra sigaretta, ancora uno sguardo allo specchio e poi sentì bussare.
Il cuore cento cavalli in corsa. Si guardarono un solo istante e si abbracciarono forte come due amanti restati lontani per troppo tempo, ma loro erano due perfetti estranei.
Le loro bocche si unirono in un bacio senza fine, mille baci e poi ancora mille, avidi, di un amore da tanto tempo atteso. Uscirono dai vestiti senza rendersene conto. I loro corpi si unirono in una danza morbida, sensuale, a segnare il ritmo solo i battiti dei loro cuori. Prolungarono quella danza per un tempo indefinito, al limite del tempo stesso, fino a quando i loro corpi non li tradirono. Poi il silenzio dei sospiri stanchi e le dolci parole sussurrate guardandosi negli occhi protetti l’uno nelle braccia dell’altro.
Tutto era immerso nel silenzio, come se l’universo e la vita avessero cessato di esistere e si fossero trasformati in qualcosa di sacro, senza nome, senza tempo.
Una sensazione di pienezza permeava su Marica, sembrava che lui conoscesse da sempre la sua esistenza, il suo corpo,la sua anima, il suo cuore Chiuse gli occhi e si addormentò.
Il sole li trovò abbracciati, figli di un amore già nato.

Il tuo sogno

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Quando voli con la fantasia,
quando ti sembra di librarti nell’aria
lasciandoti trasportare da una gioia inspiegabile,

quando automaticamente sul tuo viso
appare un sorriso costante,
soave, dolce e naturale,

quando i tuoi occhi sono spalancati,
ricolmi di brio,
quando il tuo sguardo
accarezza quello di un altro,

quando cerchi negli occhi altrui
un contatto sincero e divertito,
quando i tuoi occhi entrano
negli occhi di un’altra persona
e le dici “ti amo”,

quando i tuoi occhi
guardano il mondo come se fosse la prima e l’ultima volta
e riescono a stupirsi per ogni minima cosa,

quando ti senti grato al mondo
per la tua vita,
quando saresti pronto a tutte le battaglie,
quando ti senti coraggioso,
quando non ti importa nient’altro
che diventare quello per cui sei nato…

allora stai inseguendo il tuo sogno…

Immagine: Donna con tulipani di Rachel Deacon

Sogni infiniti

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Esistono sogni infiniti.

Passano per notti inquietanti,
restano.
E parlano all’Io più nascosto,
sussurrano parole di vita.

Restano sospesi
in un circolo vizioso
di arrivi e partenze,
di segni da fermare.

Li contempliamo
distratti e assorti
di giorno.

Li viviamo
amanti e folli
di notte.

E ci sono.
Ci fanno vivi nel mondo
con storie da narrare.

Notte amica

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Ashley by Steve HanksTu sei la notte amica
e stelle i tuoi pensieri
punteggiano i sogni
splendenti baci veri.

Quello che dice il vento
di te, creatura generosa
io ascolto e ti scopro
come il mare maestosa

Mi dondolo all’infinito
piccola onda spumosa
nell’immenso oceano
che ti fa pensosa

A te sempre approdo
segreta cala del cuore
in ogni luogo del mondo
tu sei riva d’amore

Haiga

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Colli innevati.

Come fiorenti spose

 bianco vestite.

 

Selavern e la sfera misteriosa

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C’era una volta un giovane principe, che viveva in un lontano mondo incantato del cui nome si è persa memoria.
Il suo nome era Selavern ed era il primogenito del Re Supremo di quei misteriosi luoghi. Il periodo in cui si svolsero i fatti che sto per narrarvi, non erano tempi facili per il giovane Selavern. Aveva da poco compiuti 4 lustri ed era per lui giunto il momento di prender moglie.
Il nostro era stato promesso fin da bambino ad una fanciulla di nome Maela, figlia del Re di un paese limitrofo, ma questa era stata rapita quando era ancora una bambina e nessuno, in quei 10 anni, era riuscito a trovarla.
Selavern ricordava con affetto il periodo in cui giocavano insieme ed aveva giurato a se stesso di sposarla e renderla felice. Ma adesso tutto era cambiato: al posto della dolce Maela, avrebbe dovuto sposare per ragioni di stato un’altra ragazza, che, oltre ad avere un pessimo carattere, non possedeva neanche la metà delle virtù della sua Maela.
Il principe se ne stava appoggiato al balcone della sua stanza con aria affranta, quando un valletto interruppe le sue riflessioni, recapitandogli un pacchetto.
Sarà un altro ridicolo regalo di nozze, pensò strappando l’incarto colorato. Ma, – sorpresa!- dentro c’era una lettera con un sigillo rosso e un altro minuscolo pacchetto.

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La villetta sul mare

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La mia stanza da letto ha una parete a forma d’onda e mi addormento e sogno solo da quel lato forse perché l’azzurro di cui è rivestita è l’unico colore che riesce a donarmi serenità. Confesso che la strana forma che ogni notte sembra cullarmi dolcemente insieme al fatto di non dover più dividere la stanza con il disordine di mia sorella, sono state per me due belle sorprese di queste vacanze estive. E’ da circa due settimane che ci siamo trasferiti in questa villetta a dir poco incantevole, situata a due passi dal mare: affacciandoti da qualunque apertura della costruzione puoi vederlo ed ascoltarne il rumore, sentirne l’odore… Grazie davvero Giulio del bel regalo: ospitarci per le ferie estive in questo piccolo paradiso! Papà ha proprio ragione nel dire che sei un grande amico! Questa notte però non riesco ad addormentarmi, tutta colpa di questa febbre…

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Arturo

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Arturo, l’uomo dei sogni, vive all’Isola, un quartiere milanese diviso dal resto del mondo per via dei binari della Stazione Garibaldi. A questo status di separatezza dell’Isola contribuisce non poco piazza Freud. Luogo metafisico e vagamente onirico quest’ultimo, come le atmosfere da lettino sul quale giacciono incontaminate tutte le nevrosi del novecento evocate dal nome dell’inventore di quella religione laica che chiamano psicoanalisi.
Una piazza, dicevamo, ma sarebbe meglio dire un non luogo a procedere con sapori di fantasmi e macerie di dopoguerra e di ricostruzione infinita, eternamente in attesa di essere portata a termine. Eppure la ricostruzione c’è stata e si vede. Basta guardarsi intorno.
Se ne sta, così, ad almanaccare immerso nei suoi pensieri, Arturo, mentre cammina nell’aria fresca di un mattino di primavera guardando oltre il fascio di treni sottostante il cavalcavia Bussa. Da lassù il paesaggio urbano gli appare come un quadro stonato di De Chirico. Pieno di bitorzoli e di linee incongruenti e fin troppo razionali tanto da sembrare inutili nella loro banale e ovvia quotidianità. Osserva l’improbabile salmone accostato all’ocra scialbo e in falsetto di quelle due torri ubriache di luce e inebetite dal sole di marzo oltre che dallo sferragliare dei treni che attraversano le loro pance e ne fanno gruviera per riaffiorare oltre via Restelli e proseguire verso la Bicocca, la stazione di Greco e ancora, dopo Sesto, nel verde acquoso della valle del Lambro e della Brianza monzese.
Le guarda stupito, Arturo, quelle torri. E al volgere dello sguardo si trova a riflettere sul senso della vita e sulla strana mistica che deve avere ispirato architetti, geometri, ingegneri e urbanisti artefici di quell’ecomostro nel quale hanno sede l’Ata Hotel e le Assicurazioni Alleanza.
Guarda e sogna, Arturo. Quand’ecco un bouquet di capelli dal colore rosso fiero gli appare a incorniciare un volto di donna dalla bellezza ancora indomita e solare. Una visione, quasi una musica. Un piano e forte di Schubert e Chopin, o forse no, musica barocca, Henry Purcell e le Fairy Queen risuonano nell’aria.
E intanto dalla Comasina, lasciandosi Niguarda sulla sinistra, il traffico di auto, fatto di uomini e di cose scorre e s’inoltra come sempre dal ponte di via Farini verso i Bastioni, Porta Volta, Porta Garibaldi e il Centro Direzionale.
È il giovedì prima della Pasqua e Arturo, senza alcuna pretesa di sapere che cosa sta facendo, allunga il passo come per raggiungere quella che visione non è più, bensì donna lesta di gambe e carica d’incognite, di presagi e di promesse ancora oscure. Di stare sognando non è poi così certo, questa volta, Arturo. Così insegue la donna che ormai gli appare essere senz’altro la sua, là dove sogno e vita s’intrecciano, si spiegano, s’incontrano, si conoscono e sfumano l’uno nell’altra in una aurora prolifica d’immagini. La insegue e quasi le parla tanto è vicina. E sono entrambi già nei pressi del metrò di via Moscova.
Dalla stazione emerge la solita calca e viene loro incontro in modo sciatto. Sul marciapiede l’impagliatore di seggiole, il mendicante, varie ed eventuali.

Do maggiore! Squilla la suoneria di un cellulare: trombe e trombette polifoniche variamente accordate.
Si sveglia, Arturo: “Assicurazioni San Martino. Sono Arturo, buon giorno!”
“Buon giorno, Arturo, sono Amalia. Se scendi a trovarmi ho pronto il tuo stipendio.”
“Grazie, Amalia. Saluto un’amica e sono da te. Aspettami.”
“Fa’ presto, ti offro il caffè.”
Riattacca Arturo, si rituffa nel sogno, ma non trova la donna.
Dove l’ho persa? Moscova… San Marco o in via Brera?

Aspettando

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Di onde concentriche
disegno l’ acqua
con un dito.
Ti aspetto.

Scompiglierà
i capelli
il vento
sussurrando il nome
che non capirò.
Solleverò la testa
e nessuno.
Ancora nessuno.

Attraverseranno i piedi
l’ erba secca
puntigliosa
accompagnando
sconclusionati
pensieri
di una visionaria.
Eppure
avevo
sentito.

Bussando
impaurita
di porta in porta
il cuore
al primo calore
s’ appiglierà.
Aiutatemi.

Mi volterò
solo
quando qualcuno
avrà chiamato.
Amore!

E accecheranno gli occhi
i raggi
di un cielo acceso
prima che io
possa riconoscerti
all’ ombra
di una sensazione.
Eccomi.


Buone vacanze

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Sogni?=…Castelli di sabbia

Sogni, son come castelli i di sabbia
Li ergi e li vivi, con amore e con rabbia
Non avverati, il tempo gli annebbia

Castelli di sabbia, del vento in balìa
Granelli come i sogni li spazza via
Se bagnati stan su, spruzzando poesia

Del vento in balìa, i frullanti pensieri
Rispecchiano sempre i tuoi desideri
Ma i sogni, mai diverranno poi veri

I frullanti pensieri in castelli alla fonda
Tormentati dal vento abbattuti dall’onda
Spettrali rimasugli al chiar di luna tonda

I castelli alla fonda ancorati poi lasci
Ti svegli ad un tratto e per loro intristisci
Affiora l’emozione, le ciglia inumidisci

Edo e le Storie appese