Libri sotto l’Albero 2011

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LIBRI SOTTO L’ALBERO

Manuale di Mari - www.manualedimari.it -
Fiera on line dei libri presentati nel Portale letterario diretto da Nicla Morletti -

La Fiera del Libro piu’ innovativa del web!
Direttamente dalle mani degli Autori
centinaia di copie omaggio per i lettori!

Nicla Morletti presenta Libri sotto l’Albero 2011

Nel Portale Manuale di Mari - www.manualedimari.it -, sono visibili gli Stand,
gallerie in cui sono esposti i libri con le copertine ed i titoli.
Cliccando su ogni copertina si possono leggere e commentare nel Blog degli Autori
- www.blogdegliautori.it -, le anteprime dei libri che partecipano alla Fiera.

Le anteprime sono brevi estratti che permettono ai lettori di farsi una idea del contenuto del libro
e lasciare un primo commento per manifestare l’interesse a ricevere una copia omaggio del libro.

I libri sono spediti ai lettori direttamente dagli autori con dedica autografa.

Per ogni libro esposto l’autore rende disponibili da una a cinque copie in omaggio.

La Redazione del Portale Manuale di Mari fornisce agli autori gli indirizzi postali per la spedizione dei libri.

I Lettori e gli Autori che desiderano partecipare possono chiedere maggiori dettagli
contattando la Redazione.

Il campione con la lettera C di Luca Giacometti

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Sono sveglio. Sono le 07.00. E’ Domenica.
Dovrei dormire ancora un po’, almeno oggi; recuperare il sonno perso durante la settimana di lavoro, ma non riesco.
I miei due figli dormono serenamente nei loro letti; ancora per poco. Alle 08.00 il loro orologio biologico suona la sveglia. Sono quasi convinto che ne abbiano ingoiata una da piccoli o ricevuta in dono da qualche gene mattiniero, impostata alle 08.00, senza possibilità di modificarla.
Oggi però non è un problema, ho un’ora tutta per me; anche mia moglie, accanto a me, sta dormendo. Il suo respiro è lungo. Con la fioca luce che sbuca dalle fessure delle serrande riesco a vedere un lieve movimento delle pupille sotto le sue palpebre: sta sognando, fase REM.
Mi alzo, ho deciso. Mi muovo lentamente, scivolo fuori dal letto e tasto il pavimento con i piedi ancora caldi della notte, in cerca delle ciabatte; le trovo, raccolgo i vestiti dall’uomo morto e mi dirigo verso il bagno: mi cambierò lì. Cerco di accorciare ogni suono che produco, anche il mio respiro è corto; sono quasi in apnea.
Mi lavo, ma poco; mi vesto, molto, fuori è inverno e alla mattina la casa è fredda e non voglio accendere la caldaia; fa troppo rumore.
Appena finito, chiudo la porta del bagno e quella della camera, poi a seguire quella della sala e, visto che ci sono, socchiudo anche quella della cucina. Tutto ciò lo faccio per mia moglie; i miei figli si svegliano solo se suona il campanello biologico e il loro corpo è programmato per sentire solo quello ed i suoni dell’abbandono. [Continua...]

Prigioniera del tempo di Laura Gay

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“Ti ho vista parlare con Messer Cesare”, disse Cristiano mentre si avviava con Elisa verso il palazzo di Santa Maria, “Mi sembra di averti già detto che quell’uomo è pericoloso.”
La ragazza sbuffò esasperata. A volte il suo nuovo amico era peggio dei suoi genitori.
“Di cosa hai paura, si può sapere?”
“Temo che possa farti del male. Cesare è abituato a prendere quello che vuole. Anche con la forza.”
“Non dire assurdità!” Reagì con rabbia Elisa. Era stufa che le venisse detto cosa doveva fare e che si cercasse di proteggerla. In fondo, Cesare non le sembrava così pericoloso. O almeno, con lei si era sempre comportato bene.
Affrettò il passo e aggiunse seccata: “Non c’è bisogno che mi accompagni. Conosco la strada.”
Quindi proseguì da sola nel buio della notte. All’improvviso, mentre attraversava i giardini vaticani, si ritrovò in un labirinto di siepi e cespugli di rose. Si accorse di aver sbagliato strada perché era certa di non essere mai stata in quel punto nascosto del giardino, quindi si volse e cercò di tornare sulla retta via, quando si ritrovò innanzi Giovanni Borgia, vestito con una casacca color amaranto e una calzamaglia giallo oro. Era completamente ubriaco e camminava con passo instabile.
“Ma che graziosa fanciulla!” Esclamò, squadrandola da cima a fondo, con un sorriso divertito.
Elisa fece per cambiare strada, ma lui fu più veloce e la trattenne per un braccio.
“Non scappare, bellezza. Non vuoi dare il tuo benvenuto al primogenito del papa?” [Continua...]

Sfumature del deserto di Simona Liubicich

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IRAQ, SETTEMBRE 2002 -

IRAQ. L’ALBA. -

Una mattina come tante dall’inizio dell’occupazione da parte delle forze USA, e diversi mesi dopo la pianificazione della guerra. Il minuscolo villaggio di Al Assar si estendeva poco al di là delle dune di Mosul, presidiato da un compartimento dello Special Air Service, l’unità di assalto britannica più temuta al mondo.
Poche case, una sola strada principale fatta di terra battuta, terra brulla, come in tutto il resto della zona, brulla come l’anima ferita del suo popolo.
Nelle case di fango indurito dai tetti piatti fatiscenti, lampade a petrolio ancora spente; la luce deve ancora sorgere e la corrente elettrica qui è solo un miraggio, l’aleggiare del sonno è ancora percettibile.
Dentro, odore acre di sudore e sigarette; non ci sono imposte né porte  in quelle case, ma tende luride, appese ciondolanti ad improbabili bastoni, come impiccati, dai vecchi colori ormai spenti dall’impietosità dei raggi solari giornalieri. Il ricordo di un passaggio di civiltà è rappresentato da alcune bottigliette in vetro di Coca cola sistemate su un tavolo, piene di acqua e calde ormai come piscio.
Gli abitanti ancora quasi tutti addormentati nei loro giacigli, bambini stretti alle loro madri, perché il sonno li preservi per poche ore dalla cruda realtà quotidiana che li circonda.
Pochi uomini del posto si muovono lentamente uscendo in strada, vecchi ormai dentro, sfiancati da secoli di guerre, d’odio atavico, da una religione fanatica e violenta che li ha resi duri e provati nei sentimenti più profondi. [Continua...]

Mirto di Dorella Dignola Mascherpa

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Seduta nella grande poltrona del salotto, con l’abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l’esile ragazza poteva sembrare un’adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti i suoi occhi, da far ricordare l’acqua del mare sulla sabbia bianca.
Tenendo le mani in grembo, si toccava le unghie, non lunghe e pennellate di smalto rosa. In realtà Mirto aveva ventuno anni.
Se ne stava seduta con le gambe incrociate e guardava intorno a sè la stanza tappezzata di stoffa lucida, con la mobilia di legno scuro che dava all’ambiente una austerità che la intimidiva.
Alla grande finestra che si affacciava sulla città, era appesa una tenda bianca tanto fitta che impediva del tutto di poter guardare all’esterno.
Scendeva dal soffitto, a perpendicolo sul salotto, un lampadario grande, con coppe di opale bianco a forma di fiore ed otto  bracci diritti color  bronzo brunito che giravano intorno ad una coppa centrale formando una raggiera.
La giovane indossava scarpe color coloniale, basse ed uguali alla cintura che aveva in vita, stranamente dello stesso colore del rivestimento del salotto su cui era seduta.
Il tavolo le arrivava all’altezza delle braccia, a mò di vassoio ed ella vi si appoggiò per alzarsi.
C’era un armadio grande e scuro, che riempiva la parete ed era pieno di libri richiusi da antine di vetro. Libri di ogni genere: narrativa, saggistica, libri d’arte, enciclopedie ed anche una raccolta di libri molto antichi e preziosi le cui copertine dalle raffinatre rilegature, davano un effetto cromatico vivace ed austero ad un tempo..
La ragazza guardava con interesse  i titoli ed i nomi degli autori, molti dei quali ella conosceva, per averli letti e studiati e le venne il desiderio di prendere un volume tra quelli che non aveva  letto. Pensò però che quello era il momento meno adatto, aveva il cuore in subbuglio e preferì starsene tranquilla ad aspettare.
Il cigolio di una porta che si apriva la fece sobbalzare e la distolse dalla sua riflessione sulle letture. [Continua...]

Fiera del Libro per l’Estate 2010, libri omaggio per i lettori

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FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE
Blog degli Autori – 21 giugno 2010 – 21 luglio 2010
Mostra dei libri presentati nel Portale letterario diretto da Nicla Morletti
MANUALE DI MARI
Poesia e letteratura nei mari del web
www.manualedimari.it

La Fiera del Libro per l’Estate su Radio 24 – Ascolta l’intervista a Nicla Morletti

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Dopo il grande successo dello scorso anno ritorna la FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE! Leggi e commenta, dal 21 giugno al 21 luglio, nel Blog degli Autori, le anteprime dei libri presentati nel Portale Manuale di Mari e potrai ricevere direttamente dagli autori una copia omaggio!

DALL’AUTORE AI LETTORI: COPIE OMAGGIO DEI LIBRI ESPOSTI!
Gli autori dei libri esposti doneranno copie omaggio ai lettori che commenteranno nel Blog degli Autori le anteprime delle loro opere. I libri saranno spediti direttamente dagli autori ai lettori.

GALLERIA DEI LIBRI ESPOSTI
Scegli nella Galleria dei libri esposti le anteprime da leggere e commentare:
http://www.manualedimari.it/portal/fiera-del-libro-per-lestate-2010

Fino alla conclusione della Fiera troverai sempre nuovi libri da leggere e commentare!

Leggi i commenti degli Autori e dei Lettori che hanno partecipato alla scorsa edizione!

Buona estate e buona lettura con i libri presentati da Manuale di Mari!

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Se sei un autore e desideri presentare il tuo libro nella FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE, impegnandoti a donare almeno una copia omaggio (*) a un lettore scelto tra quelli che commenteranno il tuo libro, contatta la Redazione. Termine entro cui occorre comunicare l’adesione e trasmettere quanto richiesto per esporre i libri: 15 luglio 2010.

(*) E’ possibile donare fine a 5 copie omaggio, inviandole direttamente all’indirizzo dei lettori fornito dalla Redazione.

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Nell’immagine: dipinto di Vladimir Volegov, particolare

Venezia e i bambini di cristallo di Roberto Bianchi

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Nell’ambito della nuova Rubrica “Libri in cerca di editore”, presentiamo in anteprima esclusiva il bellissimo inedito “Venezia e i bambini di cristallo” di Roberto Bianchi.

Scrive Nicla Morletti, nella recensione pubblicata nel Portale Manuale di Mari:
“Questa è una favola meravigliosa. Metafora di vita e d’amore, racchiude in sé la bellezza di un fiore che sboccia nel giardino incantato dei nostri sogni, dove siamo liberi di volare e spaziare all’infinito con la fantasia.”

Leggiamo e commentiamo un lungo brano tratto da questo libro. L’autore leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.

Per maggiori informazioni su quest’opera contatta l’autore.

Dal Prologo di “VENEZIA E I BAMBINI DI CRISTALLO” DI ROBERTO BIANCHI


Le quattro renne alate della slitta magica, insieme ai due lemming stavano per cominciare il loro viaggio sui cieli del pianeta Terra.
Avrebbero dovuto formare la piccola milizia buona, di bambini speciali che avrebbe liberato il mondo dall’oscurità e dal male.
Sul diario di bordo erano scritti i nomi dei ragazzi: Scarpagnino, Comin, Vittoria e Persio. Abitavano tra loro lontani, avevano culture e cose da scambiare e mettere in comune.
Con le zampe sottili e un po’ corte rispetto al corpo, i mantelli delle renne erano tirati a lucido, per apparire bellissime. I maschi stavano davanti, essendo un po’ più grandi delle due femmine. Il pelo era assai bello, folto e bruno e già abbastanza scuro come avviene quando si avvicina l’estate; sotto il collo, vicino agli zoccoli e attorno alla coda era quasi bianco. Le corna dei due maschi, lievemente schiacciate, erano dipinte d’oro, mentre le due compagne avevano gli zoccoli, larghi e divaricabili per poter camminare sui terreni nevosi, argentati.
Mangiarono le ultime erbe e un po’ di licheni poi i due lemming urlarono:
“In volo!!” e la slitta partì.
Era una slitta fantastica, tutta dorata con cristalli colorati sui pomelli che stavano vicini al cocchiere. Davanti, nella parte più avanzata del mezzo incantato stava il cristallo per antonomasia: uno splendido diamante color blu.
Sul diario di bordo si narrava di Scarpagnino, il primo bambino che sarebbe dovuto salire sulla slitta e che avrebbe dovuto fare da cocchiere. Si trattava di bambini speciali, che avevano cuore puro e semplice, che non si erano lasciati vincere dalle brutture dei loro tempi ed erano ancora capaci di dare un senso all’esistenza attraverso l’amore, i sentimenti e quell’impulso intenso che ci avvolge nella totalità e ci emoziona al solo scorgere un fiore che sboccia o nel vedere una giumenta che allatta il puledro.
Si trattava proprio di bambini diversi dalla norma, generosi e con un grande senso della giustizia. Il mondo li considerava poco normali. Nessuno capiva che erano un dono, erano i fanciulli della nuova era. Quelli che porteranno la pace e la gioia di godere anche delle piccole-grandi cose: come un cielo che s’imporpora al tramonto simile a petali sgualciti di papavero, o un abbraccio. Ne esistono di simili anche tra noi: a scuola i compagni a volte non li capiscono, perché a loro non interessano né i giochi di guerra né piacciono i film violenti. Persino in famiglia spesso non sono pienamente compresi, le istituzioni educative del terzo millennio non sono ancora adatte ad accogliere i puri di cuore e i sensibili… ma loro sognano di cambiare la situazione.

Ecco qui di seguito in corsivo cosa era scritto sul diario di bordo… [Continua...]

Le parole del buio di MariaGiovanna Luini

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Nell’ambito della Rubrica “Leggiamo Insieme” – Presentazione di libri on line, presentiamo “Le parole del buio” di MariaGiovanna Luini.
“Un romanzo intenso, struggente. Una scrittura coinvolgente quella di MariaGiovanna Luini, che ci trascina in un vortice di emozioni e sensazioni, facendoci battere più forte il cuore”, scrive Nicla Morletti, nella recensione pubblicata nel Portale Manuale di Mari.
Leggiamo e commentiamo un brano tratto dal libro. L’autore leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.

Per acquistare il libro clicca qui

Dal capitolo I di “LE PAROLE DEL BUIO” DI MARIAGIOVANNA LUINI


Nuvole, molto più sotto. Lanciava sguardi ogni tanto, trattenendo il respiro. Credeva che l’ansiolitico avesse un effetto: sentiva la paura sepolta da qualche parte, tra un dolore e l’altro e la rabbia che non veniva fuori.
Marcello l’aveva lasciata: masticava questa verità ruminandola, tarda a capire. Non era necessario sentire altre parole, interpretare altre fughe. Per lei era stato amore, per lui il passatempo in un periodo di crisi, oppure una consolazione, se si voleva dare peso a qualche sospiro più profondo di altri. Quando le cose della vita erano cambiate l’aveva parcheggiata a un angolo, senza spiegazioni. Aveva aspettato che i giorni le entrassero nell’anima, vuoti, per spiegarle ciò che si ostinava a non dire. Era finita.
L’aereo ebbe qualche scossone. Vide macchie grigie sulle nuvole, sembravano scivolare.
“Madam”.
Una hostess le porse la salvietta bianca, la afferrò e si scottò le mani.  Un po’ di acqua cadde sui pantaloni neri, che si riempirono di piccole gocce roventi.
Sentì un fruscio. Ascoltava sempre il rumore dei motori, temendo e aspettando come se si potesse controllare il volo con il pensiero. Aveva paura di volare: a volte riusciva a guardare il ciclo e le nuvole con maggiore serenità, altre volte aspettava l’atterraggio contando il tempo che la separava dall’arrivo senza ascoltare le parole di chi era con lei. C’erano stati viaggi particolarmente carichi di ansia, con il corpo dritto e rigido che non sfiorava lo schienale e le mani aggrappate ai lati. Ricordò un volo di ritorno da Dubai, pochi mesi prima.
“Guarda le montagne dell’Iran”.
Aveva detto qualcuno indicandole sotto, migliaia di metri sotto, e lei non aveva fatto cenno. Aveva continuato a fissare i minuti sull’orologio davanti a loro, aspettando l’arrivo.
Niente. Non si poteva controllare niente, l’aveva imparato. Stava ancora piangendo dietro le lenti nere degli occhiali da sole per questo. Aveva pensato che Marcello fosse l’uomo finalmente adatto a lei,  si  era fidata della sua massiccia sicurezza. Di quella libertà che percepiva in fondo al tormento.
E piangeva, adesso. Perché non poteva fare niente di diverso.
“Signora”.
Non alzò la testa. Non era lo stewart.
“Signora”.
Ripetè la voce.
Spostò gli occhi dall’oblò e seguì la direzione del respiro che sentiva vicino all’orecchio. Un uomo con i capelli rossi e molte lentiggini la fissava e sorrideva.
“Lei è Silvia Maccarini, vero?”.
Lo guardò e cercò le sue mani: forse era un lettore e voleva che firmasse una copia del suo romanzo.
“Sono io”.
Capì che il tono non era stato amichevole, si chiese se la voce tremasse: non voleva mostrare il pianto a quell’uomo. Sistemò gli occhiali con una mano. [Continua...]

La polvere d’oro di Dorella Dignola Mascherpa

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Nell’ambito della nuova Rubrica “Libri in cerca di editore”, presentiamo in anteprima esclusiva il romanzo inedito “La polvere d’oro” di Dorella Dignola Mascherpa.

Scrive Nicla Morletti, nella recensione pubblicata nel Portale Manuale di Mari:
“Una bella storia narrata con stile elegante e ricchezza di immagini. Dorella Dignola Mascherpa ha una vera e propria vocazione per lo scrivere, nel cesellare immagini e personaggi, nel dipingere con parole appropriate scene e paesaggi. Nel creare atmosfere.”

Leggiamo e commentiamo alcuni brani tratti da questo libro. L’autrice leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.

Per maggiori informazioni su quest’opera contatta l’autore

Dal capitolo VI di “LA POLVERE D’ORO” DI DORELLA DIGNOLA MASCHERPA


Oliviero partì dalla stazione verso le otto del mattino. Era un lunedì ancora pieno del sole dell’estate che stava finendo.
Monica e Mauro lo accompagnarono ed alla stazione trovarono anche il padre che, suo malgrado, non riusciva a mascherare una certa fierezza. Oliviero invece faceva sforzi per mostrarsi tranquillo e sfoggiava sorrisi affinché potessero apparire credibili. Gli dispiaceva tanto andarsene di casa, abbandonare gli studi, la musica adorata e Monica che aveva fatto breccia nel suo cuore.
Monica era bella e Oliviero ora la vedeva stupenda. Era cresciuta molto in altezza ed il suo corpo aveva le sinuosità che si richiedono alle modelle della moda. Aveva una massa di capelli color castano scuro ed occhi mirabilmente blu. I capelli pieni di riflessi dorati erano voluminosi e a piccoli riccioli che ella portava abitualmente sciolti. Aveva la carnagione chiara e compatta, punteggiata da piccole efelidi sulla cima delle guance e del naso. Somigliava molto alle bambole americane ed un po’ per scherzo ed un po’ per davvero, in casa la chiamavano “Barbie”.
Era venuta alla stazione recando un pacco che consegnò ad Oliviero dicendogli: “Non aprirlo ora, guarderai il contenuto quando sarai arrivato a destinazione; ti ho messo cose che spero ti piacciano e che ti facciano sentire meno solo” .
Oliviero l’abbracciò davanti a tutti, sebbene fosse soltanto la seconda volta che lo faceva e non senza impaccio. Egli capiva che appariva molto di più di quanto in realtà tra essi si fossero detti; non soltanto non si conoscevano ma non sapevano neppure se tra loro stesse iniziando un amore. Tuttavia la circostanza li spingeva ad esprimere un rapporto intimo, come fosse già sperimentato. Il padre ne era visibilmente contento e tra sè e sè già considerava il figlio fidanzato con quella splendida ragazza.
“Ci ha tenuto tutto nascosto, ma ora che sta per partire, ha sentito il dovere di farci capire come stanno le cose. Eh! Birbante!”
Egli non aveva saputo nulla fino a quel momento perché non c’era nulla da sapere; i due giovani non si erano scambiati neppure un bacio.
Al momento di salire in treno Oliviero abbracciò tutti e non esitò a prendere Monica tra le braccia ed a baciarla lungamente come nelle scene dei vecchi film; la situazione gli appariva un po’ grottesca e tale da costringerli a quel comportamento; nessuno dei due però avvertiva ambiguità: Monica pianse un pianto vero, con un dolore vero per il distacco imminente. Mauro la strinse a sè e le accarezzò i capelli mentre ella salutava con il braccio alzato Oliviero affacciato al finestrino.
Tornando verso casa, Mauro le chiese: “Lo ami molto? Mi dispiace che tu debba soffrire; con tutti i giovani che ci sono e con tutti gli ammiratori che hai, proprio di Oliviero ti dovevi innamorare che è tra i pochissimi che sono stati chiamati per questo addestramento, su tutto il territorio nazionale. [Continua...]