Complice incoerenza

Perché temere la distanza ora che siamo uniti?
Abitiamo la medesima bolla di sapone
in cui i respiri si condensano in uno solo
sulla parete-membrana che ci contiene.
Perché questo sobbalzare del petto
ogni volta che le mani si sfiorano?
Ora che so di non poterti perdere.
Ora che sai di non potermi perdere.
Eppure mi manchi – e tu mi sei vicino.
Abbarbicati allo stesso tronco, edere tardive
che vestono cortecce svestite e brune,
condividiamo lo stesso freddo con il calore
di corpi asimmetrici eppure gemelli
che s’incastrano e s’uniscono e si lasciano
in un’antica danza conosciuta e sconosciuta,
e ogni piroetta scopre forme d’intensità disuguali.
È il bisogno dell’assenza che vibra in tua presenza.
È il bisogno della presenza che chiama senza il tuo tocco.
E la bocca è riarsa senza quell’acqua che disseta,
vano è il germoglio se la linfa necrotizza il tralcio.
Bramoso di sole eppur timoroso di appassire sotto il sole
è il cuore che si logora in quel che chiamiamo Amore,
mentre gioca a snodare e riannodare e snodare e riannodare
le nostre anime in un viluppo di complice incoerenza.
Etain
(pubblicata anche sul mio blog)



























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