Il fardello dei piccoli uomini di Concetta Angelina Di Lorenzo

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Da La ricchezza più grande -

Il mare s’accende di luce rossa come il fuoco che innalzandosi ad abbracciare il cielo diventa sempre più chiara ed intensa. Il suo strascico si posa ovunque accarezzando ogni piccola creatura. S’illumina un nuovo giorno: il primo di Ottobre tanto atteso da Carmine.
Tutto è pronto per un nuovo cammino, mamma Carolina per il lieto evento ha preparato un’ abbondante colazione: zuppa di latte di pecora e pan di spagna, ha posto in un tovagliolo un pezzo di pane con la marmellata.
La cartella di cartone è adagiata sulla sedia, il manico brilla e così pure le fibbie: Carmine vestito a nuovo sorride, saluta la mamma e con stupore si avvia verso la scuola.
Il sentiero è scosceso, le scarpe nuove non hanno una buona presa sul selciato, il ragazzo ogni tanto si ferma e osserva il paesaggio intorno, pensando ai viaggi che ha fatto con suo padre lungo i sentieri che conducono verso i paesi limitrofi.
Voci di bimbi s’intrecciano attorno a lui: alcuni piangono, altri vogliono stare con i genitori.
Carmine è solo ed emozionato: suo padre Giacomo è partito presto con il gregge verso un nuovo pascolo, mentre la mamma si dedica come sempre alla gestione della casa ed agli animali domestici.
La scuola è un vecchio edificio posto all’inizio del paese, ha una lunga scala esterna e sulla porta d’ingresso vi è appesa una campanella. Si affaccia una robusta signora, ad alta voce chiama i ragazzi e li separa in piccoli gruppi ognuno dei quali si dirige poi in classi diverse. [Continua...]

Cardiogramma di Cosetta Piccola

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Seduzione-

L’arrivo di Roberto fu simile a un temporale estivo notturno, un temporale che, anche se annunciato, sembra esageratamente repentino e violento. Come tutto il resto dell’estate, forse. Forse.
Il temporale è annunciato dall’aria che s’incupisce, da orrendi nuvoloni scuri che s’ammassano nel cielo e poi da lampi che si preferirebbe chiamare saette per quel loro guizzare nel cielo, unico e irrepetibile. Poi, dopo la burrasca d’acqua, notte o giorno, tutto sembra più pulito, più desiderabile, più fresco, come se il peso dell’estate fosse, all’improvviso, più sopportabile.
Questo e tante altre cose fu l’arrivo di Roberto, unico maschio giovane tra tante donne o meglio, tante femmine, piccole e grandi.
Ognuno si sentiva a suo modo elettrizzato, compreso nella parte, tranne il Padre che intuiva, con il fiuto atavico del maschio, nascosto sotto il rasoio Giletti monouso e il filo interdentale, lo spiazzamento causato da un altro suo pari, sebbene della sua tribù e, malgrado tutto, suo ospite. La Madre correva avanti e indietro perché poco era il tempo che le restava dopo il lavoro, ma in realtà nella sua parte più intima, forse neppure da lei conosciuta, c’era l’ansia finalmente di accudire un giovane maschio che suo non era, e neppure figlio, ma la natura umana, si sa, va avanti più spesso per contrasti che per logica.
«Dove lo mettiamo?» tutti si dissero e dissero, dando per scontato che sarebbe rimasto lì a studiare, dato che era il posto vicinissimo all’università e non era il caso che pagasse altri soldi o che stesse solo ecc. ecc. Certo non poteva stare nella stanza delle Sorelle, tra due letti a castello, un armadio, le sedie, le mensole e l’età delle ragazze, così ingombrante: quindici e diciassette anni. [Continua...]

Come foglia al vento di Gina Ceroni

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Da La superbia-

Percorro la stradina di campagna, è sterrata e ciottolosa, le alti siepi che la delimitano sono ricche di ginestre, pungitopo, felci e roselline selvatiche. A un certo punto, il viottolo campestre si immette in una strada provinciale che porta a un paese, la imbocco e lentamente mi avvicino, c’è un cartello con una scritta: “Scansano”.
Vedo un paese situato in vetta a una collina, immerso in una vasta campagna ricoperta da vigne e oliveti, un agglomerato urbano ricco di enoteche e di cantine. E un borgo con antiche vie, vecchie corti e vecchi lavatoi, con le strade più esterne ancora in pietra come centinaia di anni fa.
È una bella giornata, e la magia dei colori autunnali accende il paesaggio, le nuvole volteggiano in cielo come ballerine, corrono e si riproducono con forme sempre nuove e diverse; il vento, melodioso, passa tra i vicoli e mi fa danzare insieme alle altre foglie. Percorro lentamente le stradine, dove si spande l’odore del mosto, gustandomi il fascino di ogni angolo e di ogni pietra di questo incantevole paese. Questo antico borgo era luogo di villeggiatura dei funzionari del Granducato di Toscana, che vi si trasferivano per sfuggire il caldo umido dell’estate grossetana. Dopo averlo visitato, mi soffermo nella sua piazzetta, dove in un canto c’è un piccolo ristorante con i tavoli all’aperto. L’autunno è nell’aria, nel sole splendente e ingannevole, mentre l’aria fredda e pulita sa già d’inverno, nel cielo limpido, e soprattutto nel vento, il vento, mio padrone, che mi induce a rimanere per un po’ in questo delizioso paese dove casualmente capto i pensieri di una dolce signora di mezza età seduta a un tavolo del ristorante. [Continua...]

La morte muove e perde in 7 mosse di Mario Corte

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

 

Il grande vetro senza uscita -

Un insetto volante entra da una portafinestra aperta. Dopo un volo di qualche decina di centimetri si posa sul vetro, chiuso, di una finestra vicina. Da quel vetro entra una gran luce, ma non c’è uscita. L’insetto volante, percependo quella luce, insiste a percorrere il vetro in tutte le direzioni per raggiungerla, ma non ci riesce. La via d’uscita è vicina: è la portafinestra, che è aperta. Ma il vetro della finestra chiusa è molto più grande. Ricorda lo spazio aperto. L’insetto volante è convinto che, se lo percorrerà tutto, prima o poi raggiungerà la luce. Estenuato da quella ricerca inutile, si ferma. Si riposa. Sembra sospettare qualcosa. Poi ricomincia a percorrere il grosso vetro in cerca della luce. Se c’è luce, c’è aria aperta, pensa. Tenta persino di scavare il vetro. Prima credeva che fosse fatto d’aria, ora sa che è un’aria più dura di quella che lui conosce. È di nuovo estenuato. Comincia ad adattarsi all’idea della morte. Nel suo mondo è successo qualcosa di imprevisto e di fatale, voluto da un dio capriccioso che si diverte a strappare alla natura i suoi figli e a sequestrarli in un incubo dove la luce non è più raggiungibile, per quanti sforzi si facciano. L’insetto volante accetta il suo destino. [Continua...]

Una vita difficile di Vittorio Sartarelli

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Quando la Terra trema-

Il racconto che ci accingiamo a narrare è una parte delle vicende che hanno accompagnato la vita di Marco fino al suo felice matrimonio e riguarda proprio la coppia di giovani sposi, Sara e Marco, alle loro prime esperienze lavorative ed alle loro altre, prime e molto più importanti esperienze di novelli genitori. I fatti, reali e veri, sono ambientati nella Sicilia Occidentale ed il periodo storico è quello degli anni ’60 con tutte le caratteristiche e le problematiche socio economiche di quell’epoca.
Mentre Marco lavorava, duramente in Banca, la moglie, insegnante fuori ruolo, faceva la sua parte cercando d’inserirsi, coscienziosamente, nel mondo del lavoro che riguardava la Scuola. Faceva le supplenze e gestiva dei corsi d’istruzione popolare promossi da Enti Sociali, tutte esperienze lavorative che le facevano acquistare punteggio utile a farla avanzare nell’affollatissima graduatoria provinciale degli insegnanti non ancora di ruolo.
Parallelamente, portava avanti un’altra esperienza, molto più impegnativa, era incinta e quella gravidanza le avrebbe consentito, ad un anno quasi dal matrimonio, di diventare mamma. Nacque così, di lì a poco, il loro primo figlio: era una splendida bambina alla quale dedicarono tutto il loro affetto e le cure più amorevoli di novelli genitori.
La nascita di un figlio, indubbiamente, rappresenta una delle gioie più grandi della vita di coppia e significa tante cose, è come un suggello tangibile all’amore tra due persone, il perpetuarsi di una parte di noi stessi nel futuro, il tramite del realizzarsi di speranze e desideri non completamente raggiunti dai genitori. Significa anche, attribuirsi consapevolmente l’impegno di educatori, con tutte le implicazioni conseguenti, in definitiva, avere un figlio significa anche avere creato un nuovo mondo, tutto da scoprire e da plasmare che poi, probabilmente, non sarà come si sarebbe voluto che fosse.
Del resto, ogni individuo è un’entità a se stante, indipendente e diversa dalle altre, spesso, completamente dissimile dai genitori, almeno in alcune cose, che la porteranno ad avere una sua esistenza con idee, obiettivi, speranze e personalità diverse. A due anni di distanza da quel meraviglioso primo evento, se ne aggiunse un altro, con la nascita del loro secondo genito, questa volta si trattava di un maschio, del quale furono felicissimi soprattutto sua moglie che lo aveva tanto desiderato. [Continua...]

Il vento dei sentimenti di Sara Ciampi

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

L’albero di Natale -

Un vento gelido spazzava le vie illuminate della città e soffiava, soffiava forte tra la gente che, avvolta in pesanti cappotti o in lussuose pellicce, si affrettava a fare gli ultimi acquisti per il Natale ormai alle porte. Infatti era già passata la metà di dicembre e molte persone dovevano ancora scegliere i doni per amici e parenti. I fanciulli, fieri di indossare giacche imbottite, calde sciarpe e colorati cappelli di lana, passeggia -vano al fianco dei loro familiari, osservando soddisfatti le originali luminarie delle vie ed  incantandosi di
fronte alle più svariate ed allegre decorazioni natalizie, che addobbavano le vetrine dei negozi. Il clima di quel tardo pomeriggio era molto rigido e ad un certo momento iniziò a nevicare. Molti bimbi dagli animi spensierati, entusiasti alla vista dei primi fiocchi di neve, cominciarono a gridare di gioia al pensiero del manto candido e puro che all’indomani avrebbe ricoperto tutta la città.
Nella strada principale si trovavano due grandi negozi, l’uno accanto all’altro: un enorme emporio di giocattoli ed una raffinata profumeria. Davanti alla porta d’ingresso del primo era stato collocato un abete finto alto quasi due metri, bellissimo, curato in ogni minimo particolare ed addobbato con numerose palline colorate, luci intermittenti di ogni genere e filamenti argentati. Davanti al secondo negozio invece era stato messo un giovane albero vivo, alto circa un metro, senza radici, ma ben piantato in un robusto vaso di coccio, ugualmente decorato e splendente in tutto lo sfarzo dei suoi ornamenti.
Una fredda notte, prossima al giorno di Natale, accadde un episodio incredibile: i due alberi cominciarono a dialogare. [Continua...]

Rosso Porpora di Laura Ficco

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Il precipizio della scogliera * -

Trovare le parole per raccontare chi sono non è facile, ma oggi che mi sento particolarmente giù d’umore mi garba, forse è un pretesto per farmi compagnia, la solitudine è ciò che mi lascia orfano nella marea di esseri che ci circondano.
Provengo dalla lontana terra di Dower, la mia famiglia medio borghese era molto cattolica e a noi tre figli (un maschio e due femmine) aveva elargito buoni principi educativi. Il mio carattere timido e vergognoso mi portava spesso ad isolarmi ed invece di correre dietro le gonnelline corte, torturavo la mente con interrogativi esistenziali.
Mi spaventava la morte, eppure avevo solo ventidue anni, ero reduce dalla maturità classica e mi accingevo ad iscrivermi all’università nella facoltà di giurisprudenza.
Spesso e volentieri mi ritrovavo tra i sentieri delle verdi colline d’Irlanda, con il vento che sibilava misteriosi canti, scompigliandomi i lunghi capelli biondo castano mentre il mare con foga s’infrangeva violento sulle scogliere, formando una meravigliosa schiuma, dondolio carezzevole che attirava il mio sguardo e seguendo l’armonioso ritmo che alleggeriva i tormentosi pensieri.
Giorno dopo giorno durante le passeggiate, senza accorgermene la mia pelle si coloriva di un bronzo chiaro molto delicato mettendo in risalto gli occhi azzurri colore dell’oceano.
Durante una delle solite passeggiate incontrai un gruppo di turisti indiani, scattavano tante fotografie, era evidente che il suggestivo scenario della nostra terra li aveva incantati.  Tra loro mi colpì la rara bellezza di una ragazza dalla pelle olivastra con occhi a mandorla neri come fuliggine, un‘intrigante creatura che suscitò in me il desiderio di incontrarla ancora, adeguai così gli orari delle mie passeggiate alle loro escursioni.
Anch’ella mi rivolgeva sguardi caldi e ammirati, ma la timidezza lambiva le sue gote.
Un pomeriggio la ragazza si presentò sola davanti a me. Parlava perfettamente la lingua inglese, disse di chiamarsi Azira. D’improvviso cessò di parlare e voltandomi le spalle s’incamminò con ritmo lesto e nervoso in direzione del mare. Stupidamente, come un cagnolino, senza alcuna domanda la seguii con lo stesso ritmato passo.
Non ebbi una chiara spiegazione di ciò che mi accadeva: sembrava una magica e piacevole favola. [Continua...]

Sul filo di lama di Marcellino Lombardi

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Un insolito caso di buona sanità si è verificato ieri in un ospedale della Morturia. Un malato, dopo essere entrato in sala operatoria per una normale operazione di appendicite, non è deceduto durante l’intervento a causa di un grossolano errore commesso dal celebre chirurgo dott. Macellaio. Il medico, considerato da tutti un luminare, dopo aver aperto il paziente, invece di asportare il cuore al posto dell’appendicite come aveva sempre fatto nel corso della sua lunga e brillante carriera, ha asportato l’organo malato compromettendo irrimediabilmente la mancata riuscita dell’intervento.
La notizia, appena diffusasi, ha suscitato scalpore e incredulità nell’ambiente medico. Lo stesso chirurgo che ha eseguito l’intervento si è detto sconcertato per l’imprevisto esito dell’operazione.
“Non ci posso credere” sono state le prime parole che il dott. Macellaio ha pronunciato all’uscita della sala operatoria. “Anni e anni di sacrifici buttati via” ha proseguito tra le lacrime lo sfortunato protagonista della vicenda. “Avevo fatto tanto per farmi un nome e adesso è finito tutto. Chi si fiderà più di me?” è stata la sua amara conclusione. [Continua...]

Homo Precarius

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Nel Paese di Az oggi è un giorno davvero speciale. Sta per iniziare, infatti, una importantissima conferenza scientifica che ha per relatore il famoso professor seppia Tim, accompagnato dal suo altrettanto noto collaboratore seppia Tam. L’argomento in questione è di quelli che scottano, visto che i due scienziati hanno promesso di svelare l’ultimo anello mancante della antichissima catena evolutiva umana, e hanno perfino annunciato  di spiegare le ragioni che hanno portato alla fine del mondo degli uomini e alla nascita di quello delle seppie. Le idee sostenute da questi due scienziati hanno già causato un vero e proprio terremoto, soprattutto negli ambienti più conservatori e più legati alla chiesa delle seppie, poiché la tesi da loro ipotizzata contraddice clamorosamente quanto è riportato negli antichi testi sacri. Secondo la loro opinione,  infatti, alla base dell’ attuale mondo non ci sarebbe stata la volontà creatrice del  Dio Seppione Vigor, bensì una chiara catena di eventi tutti spiegabili da un punto di vista strettamente scientifico. E soprattutto le seppie  non sarebbero stata l’unica specie vivente intelligente di questo pianeta, poiché prima di loro il mondo sarebbe stato dominato addirittura da un’altra specie: quella degli uomini.

In questo storico giorno dunque la grande sala è gremita di seppie, e  ci sono pure tutte le più importanti tv e radio del mondo, e non mancano naturalmente le dirette con almeno diecimila siti web.

Questo è l’evento dell’anno e forse del secolo e i presenti, e non solo loro, sono assai impazienti. Nelle prime due file di sinistra ci sono i giornalisti delle più famose testate del pianeta e alcuni scienziati che porranno delle domande ai due luminari, sulla destra invece hanno preso posto le più importanti autorità politiche nazionali ed estere.

La sala è stracolma, tutto è pronto, le seppie discutono animatamente e l’atmosfera è carica di tensione e di attesa.

Alle cinque e zero cinque arrivano finalmente i due protagonisti. Cala il silenzio e tutti si concentrano su quello che stanno per dire i due scienziati seppia. [Continua...]

Bastoncina

 Invita i tuoi amici a leggere e commentare Invita i tuoi amici a leggere e commentare

Era una delle stelle più piccole del firmamento.
Ogni notte illuminava il buio profondo del cielo con le altre stelle, e la sua luce, anche se piccola, era tra le più splendenti.
Un giorno, dopo aver attraversato nello spazio una tempesta di onde magnetiche molto violente, iniziò a sentire alle sue punte dei dolori che col tempo divennero sempre più forti. Sperò di guarire, ma il Medico-delle-Stelle dovette purtroppo toglierle ogni speranza: ai danni delle onde magnetiche non c’era rimedio, la stellina era dunque destinata a non poter più salire con le sue sole forze ai livelli più alti del cielo.
Ma lei non si scoraggiò: si fece dare dagli angeli un piccolo bastone per sostenersi e tentare di salire più in alto che poteva.
Non capita tutti i giorni di vedere una stellina che si sposta nel cielo appoggiandosi a un bastoncino, e grande era la meraviglia delle comete e degli asteroidi che la incontravano. Le stelle sue sorelle, che ogni notte la aiutavano a salire, la chiamarono Bastoncina.
Ma con il trascorrere degli anni le stelle si stancarono di aiutarla: erano troppo impegnate, c’era tutto un universo da illuminare, non c’era tempo per lei.
E così Bastoncina, tristemente, dovette rassegnarsi a rimanere confinata nei livelli più bassi del cielo, orbitando lentamente intorno alla Terra sempre appoggiandosi al suo piccolo bastone.
Passò forse qualche decina di secoli, poi una notte la stellina stava percorrendo il suo solito cammino quando scorse la figura luminosa di un angelo che le si avvicinava rapidamente. [Continua...]