Lui era nelle cose

Reflecting on indian beach - Steve Hanks, particolare

L’anima di chi ama si espande all’infinito nell’universo e ci avvolge continuamente

Presa da una frenesia irriducibile, una voglia incontenibile e misteriosa, lei dipingeva splendidi paesaggi, intonando i colori ai moti dell’anima. I muri della sua casa si coprivano così di cieli azzurri, fantastici orizzonti marini, dolci colline dorate nell’ora della sera. E in questi scenari disegnava talvolta alberi e fiori meravigliosi, case multicolori e, in primo piano, dolcissime figure di donne intente alle faccende di tutti i giorni, abbandonate tra le braccia di amanti appassionati, affacciate a un balcone con lo sguardo perso in chissà quali sogni segreti. Divenne presto una meta fissa, la sua casa, per tutti gli abitanti e i turisti del piccolo paese di mare. Camminare in quelle stanze con muri e persino soffitti e pavimenti interamente ricoperti da dipinti, era come immergersi in un mondo nuovo, senza confini, pregno di tutti i colori, le sfumature e persino i profumi di ogni angolo della terra conosciuto o sconosciuto, reale o immaginario…

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Immagine: Reflecting on indian beach – Steve Hanks, particolare

Premio Letterario Il Molinello, si partecipa fino al 15 ottobre

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Ci siamo. Il 15 ottobre 2009 scade il termine per partecipare al Premio Letterario Internazionale Il Molinello, l’evento clou di tutta la stagione letteraria per moltissimi autori, scrittori, poeti, giornalisti e protagonisti del mondo della letteratura e della cultura.

Per tutti noi che nel corso dell’anno ci teniamo in contatto quasi esclusivamente attraverso il web e messaggi di posta elettronica il Molinello rappresenta una occasione unica.

All’inizio di primavera, infatti, finalmente potremo ritrovarci, incontrarci, stringerci la mano e guardarci negli occhi nel bellissimo Teatro del Popolo di Rapolano Terme, dove si svolge la prestigiosa Cerimonia di premiazione del Molinello. Molti autori saranno premiati e saliranno su questo prestigioso palco insieme a personaggi di primissimo piano, come è successo nelle scorse edizioni con Giorgio Saviane, Indro Montanelli, Enzo Bettiza, Vincenzo Cerami, Giorgio Albertazzi, Piero Angela, Luciano De Crescenzo, Maria Luisa Spaziani, Alberto Ronchey, Corrado Augias, Enzo Biagi e molti altri e, più recentemente, con Lidia Ravera, Silvana Giacobini, Luciano Luisi, Magdi Cristiano Allam, Sergio Rubini.

Grandissima emozione, dunque, per i vincitori ma anche per tanti altri autori che partecipano alla Cerimonia, sfogliano per la prima volta la preziosa Antologia in cui è stata raccolta e pubblicata anche la loro opera e condividono questa indimenticabile esperienza umana ed artistica, seduti in platea, nella magica atmosfera del Teatro in cui risuonano ancora le parole di grandissimi personaggi della storia culturale e letteraria italiana.

Vi invitiamo calorosamente a partecipare, sperando di potervi incontrare e salutare personalmente in occasione della prossima Cerimonia di premiazione a Rapolano Terme, cittadina toscana nella zona delle Crete Senesi. Un territorio a sud di Siena caratterizzato da acque sulfuree miracolose e verdeggianti colli. Un paesaggio affascinante dove la mano dell’uomo non ha spezzato la bellezza incontaminata della natura. Invia le tue opere edite ed inedite entro il prossimo 15 ottobre. Troverai tutte le informazioni nel Bando del Premio disponibile nel sito ufficiale del Molinello: www.ilmolinello.it

Potete leggere e prelevare il bando anche nel Blog di Nicla Morletti e nella home page del Portale Manuale di Mari, dove è possibile guardare alcune foto e video delle scorse edizioni.

Chi ha bisogno di chiarimenti e informazioni può contattare Nicla Morletti, Segretario generale del Premio, scrivendo a nicla.morletti@alice.it e telefonando al numero 347.4702973.

L’Orizzonte e La Sua Bussola

[C'era una notte d'alabastro, e un afflato di presagio inciso a mezz'aria a turbinare.
C'erano fantasie di panni stesi alle finestre, ed emozioni giù a scrosciare in rapida sequenza.]

E tu, mio Signore, ricordi quando tutto è cominciato?
Venticinque Agosto. Era Giovedì. Era sera.
Forse era quasi Mezzanotte.

Mia Signora, io ho davanti il tempo.
Eccolo lì. Immobile nella sua regale forma.
Irremovibile. Da quell’attimo in cui, senza di te, ragione di esistere non l’aveva più.

[E Alice correva e correva e correva dietro al Bianconiglio.
E Dorothy era fiera delle sue scarpette rosse e tre volte ne sbatteva i tacchi.
E Cenerentola ballava e supplicava le lancette di cessare il loro stillicidio.]

E io, mio Signore,
un po’ Alice, un po’ Dorothy, disincantata Cenerentola.
Restavo senza fiato. Mi imprimevo nei tuoi occhi. E mi perdevo in te.

Mia Signora, turbine di porpora dentro i miei pensieri, perla d’ambrosia fra le mie ciglia.
Tendevo le dita con l’intento di sfiorarti, e tutta la vita ti avrei atteso,
solo a poter sapere che ti avrei incontrata.

[C'erano bancarelle, giostre festose, e comitive di canzoni a rincorrersi coi brindisi.
C'era la maglietta che indossava Lui. Bianca come fulmine su quell'abbronzatura.
C'erano schermaglie, risate a fiotti, e sguardi bramosi di scardinare baluardi e lontananze.
C'era Lei, che arrivava a casa a notte fonda e si metteva a scrivere.]

Le mie parole, mio Signore, sei stato l’unico, lo sai, a cui le ho regalate.
Eri appena arrivato e già volevo posarle tutte sopra alla tua pelle, farle scivolare giù, fino al tuo cuore.
Volevo imprigionare il tempo. Volevo poter fermare te. Capisci?
Subito, senza perdere un millimetro, neppure un attimo, come se l’inchiostro potesse plasmarsi in un sentiero e ricondurti ancora a me, come se i fogli potessero trasformarsi in faro e tu non mi dimenticassi mai.
Ti avevo appena incontrato e già ti volevo mio, soltanto mio.
Non ti conoscevo ancora e non sopportavo di non poterti incatenare a me.

Mia Signora, inchiostro nelle mie mani come io nelle tue, a dipingere tele indelebili.
Avrei camminato in punta di piedi, pur di non disturbare in alcun modo l’equilibrio della tua bellezza, la nobiltà della tua spontaneità.
Perché tu lo sai quello che significa il cuore quando ti schizza fuori dal petto?
Io sì, l’ho scoperto quella sera, insieme a te.
E’ come sentirsi morire, e poi rinasci, e non nasci da solo, no, nasci insieme a lei. Te la ritrovi accanto.
E lei forse ancora non lo sa, ma siete nati insieme. Come noi. Che siamo nati insieme, quella sera là.

Ritagliami, mio Signore, ritagliami e infilami tra le pagine del libro della tua vita.
Voglio essere lì, tra le righe che leggi ogni giorno.

Stringimi, mia Signora, ancora e sempre portami con te, come un incendio nelle mie abitudini.
Voglio diventare accordo tra le note di questi momenti, così che mai si possano esaurire.

[C'era una notte d'alabastro, e ora sono passati anni.
Mentre, come emozioni giù a scrosciare in rapida sequenza, ancora rivivono gli istanti.]

Non esiste stella senza il suo orizzonte, mio Signore. E il mio orizzonte non puoi essere che tu.

Ma l’orizzonte è tra le stelle che cerca la sua bussola, Signora mia. E la mia vita non era che un sentiero per arrivare a te.

Cosa può fare l’amore per una donna?

Cosa può fare l’amore per una donna?  Può anche ridare lucidità alla mente annebbiata di un uomo in pieno deserto, risvegliandolo da un torpore che assomiglia tanto al prologo della morte.

Avanzavamo in silenzio sul costone che interrompeva bruscamente, a picco, l’altopiano, godendoci lo spettacolo del deserto sconfinato che spaziava sotto, alla nostra destra. Era uno spettacolo così suggestivo, nella sua spietata bellezza, che avevamo tutti  dimenticato anche l’insopportabile caldo secco che toglieva il respiro.

Era il tardo pomeriggio, ma v’era un cielo azzurro luminosissimo, tanto che s’aveva la netta impressione che vi fosse, acceso, un immenso riflettore posto dietro la volta celeste.

L’immagine del deserto, il quale si distendeva in basso, senza fine, annullava la sensazione, oltre che il raziocinio, del concetto di distanza.

Quella distesa sconfinata era terrificante ed ammaliante insieme. Avrebbe potuto trattarsi di metri, come di decine o centinaia di chilometri: l’occhio umano non poteva realizzare, e nemmeno ipotizzare, un calcolo, anche approssimativo, delle distanze.

I cammelli, una diecina in tutto, mantenevano un’andatura lenta, ma ritmica e continua.

Trascorrevano i minuti o le ore? Chi lo poteva dire senza guardare l’orologio!? Anche il tempo sfuggiva ad ogni controllo della mente.

Di tanto in tanto il vento soffiava con improvvisa furia, sorprendente per la sua forza immediata ed insistente, insinuando nelle nostre vesti la soffice polvere dai piccolissimi, infinitesimali, impalpabili granuli. Ciò mi costringeva a ripiegare sulla bocca la maglia che circondava, avvolgendosi su se stessa, il mio capo ed il mio collo; così come mi avevano insegnato a fare i carovanieri.

Dovevamo, anzi avremmo dovuto, perché nulla sembrava scontato, scendere gradatamente, costeggiando il precipizio, perché era previsto che, continuando verso oriente, avremmo  raggiunto, alla sera, una macchia di verde. Mi era difficile anche immaginarla, in quei momenti, una macchia di verde.

Venne un attimo, forse un attimo fatto di molti minuti, in cui, per me, la situazione aveva tutto di surreale, anche i miei pensieri, cui cercavo penosamente di aggrapparmi per confermare la realtà che sembrava essersi persa nella mia mente.

Allora provai a tentare di ricordare lo sguardo di Raffaella: chissà dov’era in quel momento!

Certamente era viva e stava facendo qualcosa, nella mia città in Italia.

Cercai con tutte le mie forze di immaginarla in piscina, mentre annaspava col suo modo goffo di tentare di nuotare, come fanno i bimbi con la ciambella.

Così affascinante il suo sguardo ed il suo volto, con la meraviglia di un bambino e quegli occhi così abili nel sedurmi allorquando mi chiedeva aiuto! Con l’innocenza dei malati che non accettano il male.

Dolcissimi i suoi grandi occhi che muoveva lentamente per evitare le vertigini, in acqua.

Dolcissime le sue languide e supplichevoli lamentele, allorquando mi descriveva il dolore “a cintura”, che partiva dai suoi lombi.

Dolcissima la maniera con cui mi conquistava con le sue sofferenze.

Anche lì, in quel deserto in cui la forte tentazione di mancanza di speranza, era l’unica cosa che non sapeva di surreale. Anche lì il ricordo del miele del suo viso riusciva a sedurmi, di nuovo ed ancora, in barba a quello spettacolo senza pietà, il quale sembrava porre due sole alternative: il nulla o l’infinito.

Soltanto il pensiero di te poteva dissolvere lo sgomento di quel deserto, perché io non esisto senza essere conscio che tu esisti. perché io posso considerare come realtà la mia esistenza soltanto se in questa realtà ci sei tu.

E’ per questo che m’hai tirato fuori da quell’esperienza in cui avevo perso la lucidità della mia mente. Ciò significa che io mi considero esistente soltanto se sono convinto che esisti anche tu. A cos’ è  servita questa mia fuga nel deserto, se io perdo la mia realtà qualora non sono certo che tu ci sei  da qualche parte in questo mondo? Io perdo me stesso, se perdo la certezza che tu sei viva e stai bene. Avrei potuto anche essere solo ed in fin di vita in quel deserto, ma non mi sarei smarrito fino all’ultimo istante della mia vita, se solo avessi pensato a te.

Da che cosa ero fuggito, decidendo di recarmi a fare il medico in Africa?  Che cosa avevo cercato di dimenticare? Quale aspetto della mia vita avevo cercato di modificare? Se non era cambiato nulla? Anzi l’abbandono psicologico che avevo esperimentato in quei minuti, in quelle ore, di surrealta’, mi aveva fornito, solo in apparenza casualmente, la prova del fatto che la mia vita, anzi la mia esistenza (poichè potrebbero essere vissute più vite in un’esistenza) era indissolutamente, necessariamente, legata alla tua esistenza.

L’energia d’Amore che mi legava obbligatoriamente alla tua esistenza, ne ero certo, partiva da Giulia, la bella, splendida donna, conturbante, fascinosa, esuberante nella sua fisicità sensuale, coinvolgente e protettiva nel suo sentimento travolgente ed assoluto nei miei confronti. Era lei, ne ero oramai sicuro, che mi dava la inesauribile forza di rivolgere tutto il mio essere al pensiero di Raffaella, anzi, per la precisione, allo struggente desiderio che Raffaella guarisse dalla sua malattia. Se Raffaella, in ragione del miracolo che ogni istante chiedevo al Signore, fosse guarita, l’incantesimo che mi legava a lei sarebbe svanito, così come avviene quando una bolla di sapone si estingue in silenzio, con semplicità e con naturalezza. Sarebbe allora svanito anche il grande Amore che Giulia mi riversava adosso? Chi lo poteva dire? Chi lo può dire? Ormai era tutto chiaro: il flusso di questo grande Amore partiva da Giulia ed, attraversando me, giungeva, con tutta la sua forza irrefrenabile, a Raffaella. Sarebbe finito tutto questo? Avevo terrore che ciò accadesse. Ed, insieme, in alcuni momenti, desideravo che tutto ciò svanisse, in specie quando avvertivo che questo transito d’Amore mi consumava, mi assorbiva, in ogni aspetto della mia psiche.

Io esistevo, ed esisto, solo in ragione di questa mia funzione di conduttore d’Amore? Mi sembrava proprio che fosse così.

***

Brano tratto da “Aspetti dell’amore” di Sabatino Di Filippo

Sulla frontiera della Vertojbica di Alberto Calavalle

Una sera sotto le stelle -

La cena era appena terminata. A quell’ora d’estate la fatica della mietitura piegava le forze di grandi e piccini, ma come avveniva alla fine di ogni giorno, il nonno non volle rinunciare alla recita del rosario.
Nei brevi intervalli tra le intonazioni della sua debole voce e il coro forte di risposte della famiglia patriarcale, la campana dell’Ave Maria giungeva come un’eco lontana tra le pareti antiche della cucina di Ca’ Guercinello e la luce del giorno che moriva, scendeva dall’abbaino in una penombra carica di raccoglimento.
Concluso il momento dello spirito seguì un’intesa sulle faccende del giorno dopo, quindi Luigi uscì di casa per mettere il paletto alla porta delle stalle. Affascinato dalla calma della notte, sedette sul ciglio della strada all’incrocio col sentiero dell’aia.
Un leggero vento di brezza saliva dalla valle di Santa Barbara a temperare il caldo di quella giornata; portava il profumo del fieno appena tagliato e del grano maturo. In un casolare della valle un lume acceso vegliava nel buio: qualcuno si attardava nella stalla o in cucina per qualche lavoro da completare. Un assiolo dalle campagne di Sant’Andrea in Serradocre rompeva con i suoi acuti la quiete della notte, un altro gli ripeteva il verso dai boschi lungo le pendici del Montesanto. Sotto un cielo di stelle sempre più fitte e luminose, si disegnavano leggeri e lontani i profili dei monti e nei campi di grano si accendevano, come per un magico riflesso migliaia di piccole lucciole.
Respirando profondamente Luigi si adagiò sull’erba soffice, provando al suo contatto una piacevole sensazione di freschezza. Mentre osservava il ciclo, la sua attenzione fu attratta da una stella, che sembrava brillare di una luce sempre più intensa.
Una sera d’inverno di molti anni prima, quando morì il bisnonno Giovanni, egli si aggirava smarrito per casa insieme alle sorelle e ai cugini. Si vedeva da lontano che lui e gli altri soffrivano per la scomparsa del bisnonno. Mancavano loro anche le storie che il vecchio si divertiva a raccontare la sera attorno al fuoco.
Allora la nonna, mentre raccoglieva il filo all’arcolaio , decise che qualcuno doveva riempire quel vuoto. Riunì i suoi sedici nipoti davanti al camino e raccontò loro la storia di una stella che accompagna ognuno di noi nella vita e che brilla di luce più intensa quando un’anima lascia questo mondo.
Quella sera dell’ estate del 1914, a molti anni di distanza da quel fatto, Luigi pensò che qualcuno era scomparso sulla terra e la sua stella si era accesa lassù. [Leggi tutto...]

Antologia del Concorso di Emozioni

Il giardino dell’amore -

E siamo qui
in quest’angolo di giardino
a gustare i frutti
dell’amore.
Siamo qui
in quest’estate
della nostra vita
le mani affondate
in grovigli di pensieri
tra rose
e bacche di bosco
tra sospiri e parole.
Siamo qui
dove sbocciano fiori
e fioriscono melograni
a primavera.
Siamo qui abbracciati
le labbra frementi
sul corpo
sull’anima
in quest’anelito
di vita
che è amore.

NICLA MORLETTI
28 febbraio 2007
Scrittrice ideatrice del Premio Letterario Internazionale “Il Molinello”
Madrina del Concorso di Emozioni

***

Il tesoro

Christopher Moody, grande cacciatore di tesori, non si capacitava.
Lunghi anni di studi e ricerche, tanta fatica e soldi spesi per nulla.
Quando sembrava che il tesoro più famoso e ricercato della storia dell’umanità, avesse finalmente trovato il suo conquistatore, il sogno si era dissolto. Nell’isola a forma di cuore, segnata in rarissime e antiche mappe, il tesoro non c’era. Avevano trovato, in una specie di loculo, un luogo misterioso e scarno, dopo inenarrabili peripezie, solo i resti mummificati del corpo di una donna vissuta all’epoca del famoso bucaniere. Di tesori di qualsiasi genere, nemmeno l’ombra.
Dov’era finito il preziosissimo avorio luminoso come luna piena? E i diamanti gemelli, pietre scure che sembravano stelle inghiottite dalla notte? E i rubini a forma di onde? E la tanto vagheggiata e famosa corona nera?
Mille leggende erano fiorite intorno al mistero di quel formidabile tesoro predato a un galeone spagnolo, nel Mar delle Antille.
Il pensiero bruciante della sconfitta tormentava Christopher mentre, scendendo lungo un versante dell’unico selvaggio promontorio dell’isola, ripensò all’amore perduto, sacrificato sull’altare di una vana ricerca ed ebbe, proprio in quell’istante, rincorrendo altri più preziosi pensieri, la felice intuizione.
La smania di vivere talvolta ci prende a tal punto da farci dimenticare la nostra stessa vita. Nella ricerca di una vita migliore perdiamo quella che è alla nostra portata, ogni giorno ogni momento.
Pensiamo come se fossimo eterni. Cercando un tesoro irraggiungibile perdiamo quello che abbiamo accanto a noi.
Quella sera stessa riprese in mano tutte le antiche pergamene, ripercorrendo le rotte delle sue ricerche sulla storia del pirata e del suo formidabile tesoro di cui, nel corso dei secoli, si erano perse per sempre le tracce. In piena notte, stanco, sfinito e deluso, in preda a una smania mai provata prima, prese ad osservare con più attenzione un dipinto su tela, ritrovato accanto ai poveri resti della donna vissuta più di due secoli fa.
La sua sorpresa fu immensa. L’introvabile tesoro del pirata era davanti ai suoi occhi!
Da quell’antico disegno emergeva, infatti, la figura di una donna bellissima. Il corpo chiaro, avorio finissimo, luminoso come luna piena e due occhi scuri, piccoli diamanti, come stelle gemelle inghiottite dalla notte. Le labbra erano due piccole onde, rosse come rubini, e i capelli, lunghi riccioli scuri, adornavano la sua testa come una nera corona.

ROBERT – MANUALE DI MARI

***

Una poesia ed un racconto tratti dall’Antologia del Concorso di Emozioni pubblicata nel 2007.

Racconta la tua storia italiana

Una storia italiana - Concorso del Monte dei Paschi di Siena

In quanti modi si può raccontare una storia? Scopriamolo insieme partecipando al bellissimo Concorso lanciato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena, sull’onda del successo dello spot d’autore “Una storia italiana”, realizzato da Tornatore per la pubblicità in TV del glorioso Istituto bancario:

LA TUA STORIA ITALIANA
Invia un video, un’immagine o un testo e vinci fantastici premi!

Dal sito del Concorso:
Ogni giorno può riservare situazioni inaspettate che meritano di essere ricordate. Un incontro particolare, un momento emozionante, un episodio inconsueto: piccoli, grandi frammenti di vita quotidiana che ti appartengono e rappresentano la tua storia italiana. Diventa protagonista e raccontaci la tua esperienza, scegliendo la forma che ritieni più adatta alla narrazione della tua storia: puoi inviarci un video, un’immagine fotografica o un racconto scritto. Il materiale ricevuto verrà giudicato da un’apposita giuria che decreterà i vincitori per ognuna delle tre categorie. Puoi aggiudicarti fantastici premi, come un computer portatile, una videocamera digitale o una fotocamera digitale!

L’invio delle opere è possibile fino al 31 Luglio 2009.
Le vostre opere saranno pubblicate e visibili a lungo, per tutta la durata del Concorso, nel sito www.unastoriaitaliana.it
La partecipazione è assolutamente gratuita! Basta registrarsi nel sito compilando il modulo on line e seguire le istruzioni per inviare le vostre opere.

PREMIO MANUALE DI MARI
Vi invito a partecipare perché per gli Autori della nostra Stagione letteraria c’è un Premio in più! Tutti i racconti (testi) inviati per questo Concorso dagli autori registrati nel Portale Manuale di Mari, dopo essere stati pubblicati nel sito www.unastoriaitaliana.it, potranno vincere anche il Premio Manuale di Mari! Una selezione di tutte le opere con cui parteciperete al Concorso (immagini e testi) sarà pubblicata nel Blog degli Autori. I vostri video, invece, saranno trasmessi su Manuale di Mari Web TV, il canale televisivo tematico del nostro Portale letterario.

Per partecipare al Concorso della Banca Monte dei Paschi di Siena occorre leggere il regolamento completo: clicca qui.
Tutte le informazioni sull’Iniziativa sono disponibili anche nel sito: www.unastoriaitaliana.it

Chiedete pure chiarimenti e informazioni lasciando dei commenti al presente post.

Come Un’Infinita danza

How fortunate the man Joanna Zjawinska

E’ una sera strana, questa.
Una sera impalpabile e muta del tuo primo Dicembre fiorentino, in cui i confini del tempo e dello spazio si perdono tra mille fili, e la memoria sfuma nel reale.
Ed è così che, dopo tanta attesa, le tue mani afferrano la penna e, quasi dotate di vita propria, gli scrivono.
Gli scrivono una lettera che non leggerà mai.

“Ti ho sognato stanotte, sai?
Eravamo al Mare, seduti sul bagnasciuga, l’uno accanto all’altra.
Un silenzioso pomeriggio d’Inverno, la spiaggia umida e deserta, solo il volo basso dei gabbiani a farci compagnia.”

E parlavate, pacati e lenti – come a voler essere parte di tutta quella quiete – vi raccontavate guardandovi di tanto in tanto negli occhi, vi annusavate, vi sfioravate appena.
E mentre le onde si rincorrevano festose proprio davanti ai vostri piedi, sorridevate.
Sì, sorridevate – questo lo ricordi bene – come due naviganti stanchi e fieri, con addosso l’odore delle acque e delle rotte attraversate. Ma sereni. Sereni per essersi ritrovati lì, dopo tanti viaggi, porti, mappe, cieli e maree.
Dopo chissà quanti diversi sguardi, dita, corpi, voci, parole. Dopo chissà quanta strada percorsa lontani e mai condivisa. Dopo chissà quanti fogli scritti senza che l’altro potesse più farne parte.
Sorridevate come due bambini un po’ cresciuti, con in bocca il sapore delle favole ascoltate e poi dissolte.
Ma felici. Felici di esserlo voi, forse, una Favola.
Voi che eravate di nuovo e ancora insieme, per terminare le frasi lasciate a metà, pitturare le tele incompiute, sciogliere i nodi e ricomporre i ricami. Voi che avevate di nuovo e ancora il tempo, il fiato e la voglia per essere voi e basta, come una volta, come forse sarà sempre.
Quando ti sei svegliata non saprei dire esattamente che cosa hai provato.
Malinconia? Nostalgia? O smarrimento?

“Non lo so, Piccolo Principe – per quanto tempo ti ho chiamato così – non lo so, come non so adesso dove sei, con chi sei, come stai. Se, da qualche parte, ancora, ci sei.” [Leggi tutto...]

Il viaggio

Il barcone si era allontanato da ore dalle coste libiche ed il sole, finalmente tramontato, aveva ceduto il passo ad una leggera ma fresca brezza che rinfrancava in parte il carico umano diretto verso nord ovest.. Indisar lasciava che il dolce rollio provocato dall’acqua cullasse la sua stanchezza, cercando di mettersi quanto più comodo possibile nell’angusto spazio che si era guadagnato a fatica. Non riusciva a distendere le gambe e si sentiva stringere da un lato e dall’altro dagli altri compagni di quel viaggio che lo avrebbe portato finalmente lontano dai lutti, dalle miserie del suo paese. Aveva contrattato a lungo il prezzo del suo sogno ed alla fine aveva pagato mille dollari americani per salire su quel natante in pessime condizioni, tanto che prima di salpare si era chiesto più volte se non fosse il caso di rinunciare; aveva sentito troppe volte di gente come lui che non ce l’aveva fatta.
Sapeva che gli scafisti, una volta approssimati alle coste italiane, erano soliti gettare uomini e donne nelle acque del Mediterraneo quando avvistavano il pericolo di una motovedetta, riuscendo spesso a farla franca. Sapeva anche che quelli che morivano in mare, se non venivano raccolti subito, erano restituiti, dopo qualche giorno,dalle correnti che li portavano alla riva che era stata la loro mèta da vivi. Ma, ripensando a ciò che si lasciava alle spalle, si era fatto coraggio tenendo a mente una frase e ripetendola più volte “Ero vivo tra i morti, non arriverò morto tra i vivi.” questo si diceva, sorridendo, mentre la luna ammiccava dal cielo e sembrava dare man forte alle sue speranze. Non aveva nulla con sé Indisar, come del resto tutti i passeggeri del barcone, ma si portava dentro il segno profondo dell’abbraccio confuso di sua madre, rimasta al villaggio con quello che restava della sua famiglia un tempo numerosa ed ora sterminata dalla guerra civile. Una donna minuta e invecchiata nella metà del tempo impiegato dalle donne occidentali; non si spiegava Indisar come potesse contenere tutta quella quantità di addii e di sofferenze che avevano rosicchiato i suoi anni più belli. Distolse il pensiero da sua madre e si guardò intorno, aveva sete e fame, i crampi allo stomaco si facevano insistenti ma poteva resistere: non sarebbe stato un problema per lui, abituato a mangiare decentemente solo quando arrivavano gli aiuti umanitari. Il barcone era carico all’inverosimile, si trattava per la maggior parte di giovani uomini, qualche bambino e poche donne; una di loro era incinta e sembrava anche in stato avanzato. Era seduta di fronte a lui con l’aria smarrita e tutta la paura possibile sprofondata nei suoi occhi scuri; il marito, che le sedeva accanto, aveva cercato ripetutamente di rassicurarla prima di addormentarsi esausto,ma Ai’sha continuava ad ascoltare il battito tumultuoso del suo cuore mentre con una mano si accarezzava il grembo: delicato involucro che conteneva il suo bambino. Indisar sorrise verso quel viso così immeritatamente turbato che timidamente ricambiò e si distese per un attimo che il ragazzo fermò nella sua memoria per sempre. Il sonno lo abbatté poco dopo, ma fu solo un gioco di dormiveglia che, se non lo ristorò almeno lo aiutò a passare quella notte che sembrava infinita su quel mare nero e luccicante. All’alba vide i primi raggi di sole imbrogliarsi con la linea dell’orizzonte, fece per alzarsi ma un dolore secco alle ginocchia glielo impedì e poi non c’era nemmeno lo spazio per fare due passi se non camminando sui corpi ammassati che ancora erano assopiti. Cominciò a diffondersi il puzzo nauseante degli umori rilasciati da chiunque durante la notte con la complicità del buio, Indisar si era vergognato a morte e aveva trattenuto la sua urina ed ora le fitte spastiche gli attanagliavano il basso ventre. All’improvviso iniziò una strana agitazione attorno a sé, vide Ai’sha raggomitolarsi su sé stessa in preda a quelle che capì essere le doglie del parto, il marito chiamò aiuto dicendo che era troppo presto, che non era il tempo. Alcune donne si fecero largo e cercarono di soccorrere la ragazza che sanguinava mentre gli scafisti guardavano da lontano infastiditi dal trambusto che rendeva ancora più precaria, se possibile, la stabilità del barcone. Indisar dovette far leva su sé stesso per non vomitare alla vista di Ai’sha in quelle condizioni e del marito che la teneva tra le braccia e la pregava di non abbandonarlo, ma lei non lo guardava più e sentiva la vita uscirle fuori senza che potesse far nulla per trattenerla. Si lasciò andare proprio mentre si avvicinavano sempre di più al profilo di una piccola isola il cui nome, imparato a memoria e mai compreso, fu mormorato in un sommesso passaparola “Lampedusa… Lampedusa?” Ma Indisar non ci fece caso perché la morte, da cui fuggiva, sembrava perseguitarlo e non dargli tregua, anzi, ora lo sovrastava attraverso la bellezza di quella giovane donna e gli trasmetteva il senso sconfinato dell’ingiustizia. Se ne sentiva invaso e dolorosamente coinvolto, sapeva che ne sarebbe rimasto segnato per sempre e che, dovendo cercare un motivo per non lasciarsi sopraffare dalla sofferenza di quel viaggio e di tutto quello che rappresentava per la sua vita, lo avrebbe trovato racchiuso nel ricordo del breve momento in cui Ai’sha gli aveva sorriso.