Dal Capitolo I -
Quel pomeriggio il sole splendeva alto nel cielo sereno, nonostante la giornata fosse abbastanza fredda, gli alberi vicino al ruscello stavano perdendo la rigogliosità dei colori. L’autunno giungeva a ricoprire le vaste terre coltivate impoverendo le verdi pianure sovrastanti; in quel luogo permeato dalla natura e dai rumori appassionati degli animali selvatici, vi era qualcuno che piangeva. Ed era Concetta.
Appoggiata alla corteccia del pino della speranza, cercò conforto volgendo lo sguardo sulle fronde dell’albero, per il suo amato Rodolfo, morto da qualche ora per una malattia che non dava scampo a nessuno.
Sul petto la donna teneva salda una lettera, l’unico ricordo che gli restava del suo barone.
Sebbene fosse solo un foglio di carta, lì vi erano le ultime volontà che Rodolfo aveva deciso di far scoprire alla donna che amava.
Concetta riguardò quella lettera tante volte per provare la sensazione di sentirlo vicino, aggrapparsi anche alle più piccole cose, era l’unica soluzione, date le circostanze della vita.
Tuttavia un dolore così grande e sconvolgente non poteva essere rimarginato tanto in fretta, avvertì la sua mancanza così intensamente da sentirsi privata dal suo stesso respiro.
Che cosa avrebbe fatto adesso?
Questa era l’unica domanda che replicava più volte dentro i suoi pensieri.
Pianse nuovamente, asciugando le lacrime con il palmo della mano.
«Dove sei adesso?» sussurrò a bassa voce.
Sperò vivamente che la leggenda del pino della speranza fosse reale: Quando qualcuno fosse morto, le fronde dell’albero avrebbero aiutato i due innamorati a rivedersi anche per un breve istante. Ma non accadde nulla di ciò che desiderasse.
“Possibile che il suo amore non era così forte da abbattere ogni ostacolo?” domandò a se stessa, solamente perché non trovava pace dentro il suo animo. [Continua...]






































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