… Quando iniziò la Preistoria? È bello, anche se non scientifico, affermare che la Preistoria “si perde nella notte dei tempi”. R. Furon, massimo studioso francese di preistoria, afferma nel suo Manuale di Preistoria, che “creata da dilettanti, [ ... ] è divenuta una scienza [ ... ] ma non ha perduto nulla della sua popolarità [ ... ], la Preistoria copre, nel tempo e nello spazio, un campo immenso. L’evoluzione dell’umanità [ ... ] è in corso da circa un milione d’anni”. Solo nel 1800 archeologi e paleontologi, principalmente francesi e inglesi, fecero le prime vere indagini scientifiche, confrontando e integrando conoscenze e scoperte geologiche, paleontologiche, archeologiche e astronomiche. Fecero, in termini moderni, ricerche comparate, organiche e sistematiche interpretando, per quanto concerne la preistoria dell’uomo, i primi reperti quali selci scheggiate, ossa, denti e asce in pietra levigata. Il crescente coinvolgimento d’istituti e ricercatori specialistici e la disponibilità d’aggiornati testi sul tema, consentono di approfondire e dare attendibilità scientifica ad argomenti lasciati troppo spesso a imprecise informazioni giornalistiche o a controverse congetture di parte.
Sulle orme degli esploratori che portarono alla luce le testimonianze delle civiltà sepolte, rapiti dal loro fascino misterioso, sono state create migliaia di raccolte museali in cui i visitatori possono rivivere l’emozione delle scoperte. [Continua...]
Indagine sul Dio Sole di Emilio Ceccarelli
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Sarò come Garrincha di Lucio Schiuma
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Chiusosi lentamente il portone di casa alle spalle, Marco rimase per un attimo immobile sul marciapiede. Poi alzò lo sguardo e scrutò il plumbeo cielo invernale. Quindi abbassò le palpebre e, fra sé e sé, espresse il classico desiderio che ogni adolescente formula in vista di una giornata scolastica che si annuncia particolarmente impegnativa:
“Che Dio me la mandi buona!”
Appena riaprì gli occhi, una gelida folata di vento lo investì trafiggendogli il viso come tante punture di spillo, quasi a conferma delle raggelanti sensazioni che aveva iniziato ad avvertire già dalla sera precedente. Si guardò intorno, decisamente preoccupato. Un infisso dell’abitazione attigua, lasciato incautamente aperto, sbatteva in continuazione. Le cartacce turbinavano nell’aria trasportate da un vento impetuoso. Tutto lasciava presagire che quella che si preparava ad affrontare sarebbe stata una giornata davvero sferzante. Sotto ogni punto di vista. Ad attenderlo al varco, quel freddo venerdì di fine gennaio, c’erano le temutissime interrogazioni di fine quadrimestre.
Per darsi forza, Marco prese un lungo respiro. Infine si alzò il bavero del giubbotto e, a testa bassa, si decise a incamminarsi verso la scuola. Dopo solo pochi passi, però, si fermò. Il vento era veramente sostenuto, tanto da rendere arduo persino il semplice atto del camminare. Portò entrambe le mani alle cintole dello zaino che teneva in spalla e, agganciando a queste i due pollici, riprese il suo tragitto. Un piccolo accorgimento aerodinamico, grazie al quale si sentì subito più bilanciato e maggiormente ancorato a terra. [Continua...]
La terza alba di Marco Perrone
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Dal Prologo -
Roma, 27 Marzo 1979, ore 12,00.
Congiunzione allo Zenit del Sole che è appena entrato da cinque giorni nella Costellazione dell’Ariete (primavera, Rinascita), allineato con Mercurio (Intelligenza), la Luna (Maternità) e Marte (potenza), e quella che è la settecentosettantasettesima congiunzione di questi tre “pianeti” si trasforma in un passaggio epocale dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario, dopo circa duemila anni, l’avvento del Portatore d’acqua, il Portatore della vita!
Quello che si profila all’orizzonte è la vera rivoluzione del XX secolo, giunta in punta di piedi, senza clamore né spargimento di sangue, dieci anni dopo le grandi rivoluzioni di costume della civiltà occidentale che l’avevano sommessamente preannunciata, come la New Age, venti secoli dopo l’inizio dell’Era dei Pesci che corrispose con la venuta del più Grande Rivoluzionario della Storia che aveva portato la Luce morendo come un Agnello sacrificato sul più nobile altare dell’Universo: la Croce!
In una piccola baracca sul fiume Aniene, affluente del Tevere, alle porte di Roma, vive una famiglia palestinese giunta clandestinamente in Italia pochi mesi prima; padre, madre e una figlia di 13 anni.
Improvvisamente, poco prima di mezzogiorno, si vede nel cielo sereno un gran bagliore, simile al precipitare di un grande asteroide, seguito da un forte boato, simile a quello che precede un terremoto. [Continua...]
Il dubbio di Nuccio Pepe
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La porta si richiude con uno scatto alle nostre spalle. Il resto del mondo è rimasto fuori.
Siamo nel nostro locale, nel nostro Cafè. Un rituale saluto appena entrati.
Appena uno scambio di battute in tante lingue, quasi una babele, e a stento riusciamo a comprenderei, ma ci conosciamo da così tanto tempo che basta un’occhiata, anche fugace, per capirsi al volo.
Tutti seduti lì al solito tavolo. Le risposte sono varie e riflettono le diverse personalità degli amici già incontratisi da un po’ di tempo, in un misto di lingue e loro deformazioni.
Non ci vediamo da molti mesi, ma il mio arrivo non sembra sconvolgere più di tanto i soliti volti. Peter, Monika, Dutch, Andreas, Dorothy.
Anche qui, i gesti, gli usi sono uguali a quelli di altri angoli del pianeta, dove il primo gesto di ospitalità consiste proprio nell’invito a sedere e bere qualcosa insieme.
Sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle.
Mi è sempre piaciuta l’idea di incontrare persone, amici, colleghi in un bar.
Sedere magari ad uno dei tavolo all’aperto, e, sorseggiando un Martini dry, riconciliarsi con la vita mentre i raggi del sole giocano con le figure che attraversano la piazza.
Anche al chiuso l’atmosfera è ideale per l’incontro, per parlare, discutere.
È incredibile come certi luoghi nella mia mente si associno automaticamente all’idea di donna e di amicizia.
Abbiamo fatto discussioni interminabili su come cambiare il mondo, abbiamo litigato su questioni di letteratura e di politica. Parlato di arte, di amore, di viaggi fatti e da fare. Abbiamo parlato degli amori impossibili, delle conquiste reali o semplicemente immaginate, abbiamo sezionato ogni capello, ogni centimetro di pelle intravista sotto la gonna svolazzante di quella che “chissà se … “, incontrando ci nel “nostro” locale, mentre il luogo, la città, il paesino di provincia hanno sempre avuto un interesse relativo. [Continua...]
Non dobbiamo perderci d’animo di Massimo Cortese
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Quando mia madre è nata, nel 1922, la nonna aveva quarantacinque anni. Era un periodo difficile, e per una famiglia di povera gente come era quella dei miei, la già difficile esistenza era messa quotidianamente a dura prova da un periodo storico non certo avaro di disordini che in quei tempi erano sempre di casa.
Ho letto, non ricordo più dove, che la prima volta che una bandiera rossa ha sventolato al mondo, questo è avvenuto proprio ad Ancona, dove nel 1914 c’è stata la famosa Settimana Rossa, con tanto di scontri e, purtroppo, di vittime. Chissà quanti giornali dovevano essere stampati in quegli anni, chissà quante speranze, quanto entusiasmo, quante vite spezzate, quanti e quali fermenti: di loro non abbiamo più notizia. Prima che iniziassi a lavorare, mi sono occupato d’una storia del primo Novecento, e ho scoperto che ad Ancona c’era l’Opera Pia del Baliatico per la prole legittima: mi sono sempre domandato e quella illegittima, di prole, che fine faceva? Sembrerebbe una domanda idiota la mia, ma non lo è per nulla, se pensiamo a quei poveri disgraziati: che ne sarà stato di loro?
La miseria nera, la miseria nera, di questa sì che ho sentito parlare come espressione colorita spesso usata da mia madre: anche la miseria aveva un suo colore, il nero del carbone e della disperazione, almeno credo. Le immense privazioni caratterizzavano il clima di quegli anni, eppure non mancavano di certo valori come la speranza, il rispetto, la solidarietà, perché la comunità viveva comunque in un villaggio, e tutto, anche la sofferenza, veniva condiviso. In fondo, quello che ci manca oggi è l’idea della comunità, del villaggio, e non a caso qualcuno ha parlato di villaggio globale, ma non è mica la stessa cosa.
Ma non perdiamo di vista la nostra modesta storia. [Continua...]
Candidato al Consiglio d’Istituto di Massimo Cortese
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Mia figlia frequenta la prima elementare di una scuola della periferia della città dove vivo. lo, oltre ad essere rappresentante dei genitori al Consiglio di Interclasse ed al Consiglio d’Istituto, sono pure Babbo Natale uscente. Quando ancora la bimba andava alla scuola materna, d’accordo con le maestre, un giorno di dicembre prendevo le ferie o un permesso orario e interpretavo questo ruolo di cui sono sempre andato molto fiero. L’ultimo anno sono arrivato con dei sacchi di juta quasi fossero gerle, il campanaccio, la videocamera, così le maestre mi hanno pure ripreso, e ho distribuito anche dei regalini: un carro dei pompieri per i maschietti e delle fermezze per i capelli per le femminucce. Quest’anno, purtroppo, non mi si ripresenterà più l’occasione!
Ebbene, ogni tre anni nella scuola frequentata da mia figlia, come del resto in tutta Italia, si tengono le elezioni del Consiglio di Istituto, e siccome è difficile trovare i genitori disponibili a presentarsi, la direttrice indice un’assemblea l’ultimo giorno di presentazione delle liste, in modo da coinvolgere il maggior numero di persone, per poi convincerle a candidarsi. Vengono allora predisposte due liste: una per la sede centrale ed un’altra per le frazioni. Quest’anno il martedì dell’ultima settimana utile per la presentazione delle liste sono andato a scuola a comunicare la mia disponibilità a candidarmi al Consiglio d’Istituto, e un’impiegata mi ha dato un modulo, che io ho preso, sebbene ritenessi inutile prenderlo perché tanto l’avremmo compilato l’ultimo giorno. Su indicazione di Stefania, la Vicepresidente uscente del Consiglio d’Istituto e residente nella frazione pure lei, ho portato la lista da compilare alla locale scuola elementare per prendere le firme.
Ogni anno - dice Stefania – non si riescono mai a trovare le firme per tempo, e poi le diamo alla direttrice come lista delle frazioni.
Così vengono raccolte le firme per la lista che poi Stefania porterà alla riunione di sabato.
Arriva finalmente l’ultimo giorno, il sabato. [Continua...]
Il tragico ritorno di Ulisse di Sergio Conca Bonizzoni
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Era un pomeriggio afoso d’inizio Luglio a Milano.
L’asfalto dei marciapiedi si squagliava letteralmente al sole.
A poco erano servite le due gocce venute giù in tarda mattinata, che anzi avevano lasciato per le strade una cappa d’umidità insopportabile, accompagnata da poche pozzanghere grigiastre.
Il professar Donati, appesi malvolentieri ed anzitempo al chiodo i suoi cari libri d’italiano, latino e greco, si trascinava tristemente lungo il marciapiede assolato verso la solita libreria all’angolo, dove andava da qualche giorno anche per godersi un po’ dell’ aria condizionata del negozio.
Donati di nome faceva Corso, un nome altisonante originario del Trecento guelfo, che peraltro ben gli si adattava almeno fintantoché era rimasto a maneggiare classici dietro la cattedra del Liceo Berchet.
Lo strattonava in avanti a più riprese il fido Cerbero, unico e fidato compagno della sua prematura e forzata vecchiaia, che lo sopravanzava ansando con la lingua gocciolante a penzoloni, ben conoscendo la strada verso la solita libreria.
Era un’anziana coppia in realtà non ben assortita, il cane così vispo nonostante l’età ed il professore invece così dimesso anche nel vestiario, oltre che nell’atteggiamento.
A proposito: se lo avesse visto la sua Teresina!
Come prima cosa gli avrebbe fatto portare i pantaloni in tintoria. [Continua...]
L’ultima brigantessa di Rocco Giuseppe Greco
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L’abbaiare insistente di un cane mi svegliò bruscamente.
Imbracciai il fucile e mi portai, senza fare alcun rumore, fuori dal capanno.
L’aria era gelida e la luna indifferente gettava ombre sotto i rami intrecciati degli alberi.
La neve, caduta abbondante il giorno di San Nicola sull’intero altopiano della Sila, si era in gran parte sciolta, ma qua e là, nelle zone non battute dal sole, resisteva, simile a lenzuoli sporchi, sparsi dai capricci del vento.
Feci un veloce giro d’ispezione e tutto risultò tranquillo.
Rientrai infreddolita, attizzai il fuoco che si stava spegnendo e le fiamme diedero ben presto luce e calore al piccolo rifugio.
La mezzanotte sembrava passata da poco. Avevo dormito sì e no un’ora scarsa.
L’uomo che stava con me, rannicchiato sotto il pesante mantello di lana, non si mosse, dormiva profondamente.
L’abbaiare di un cane nella notte è una cosa normale. Ma nulla è normale per chi è costretto a vivere alla macchia. [Continua...]
Nella buona e nella cattiva sorte di Fiorenza Maggi
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Capitolo I - La vita che cambia-
Che la mia vita a cinquant’anni potesse cambiare era in programma: il trasferimento richiesto in una scuola vicinissima a casa era stato tanto “sofferto” – dopo 12 anni con le stesse colleghe, lo stesso piccolo ambiente ovattato e conosciuto … – quanto meditato e meritato: tanto pre-ruolo, anni e anni a Genova, la vincita di due concorsi…
L’idea di uscire di casa dieci minuti prima dell’inizio delle lezioni era allettante e invitante, i rientri affrontati con calma e a piedi senza impazzire per trovare un parcheggio in centro facevano presagire un anno tranquillo e sereno, seppur caratterizzato da un’ondata di novità e di ignoto capace di dare sapore alla vita.
Il cambiamento fino ad allora si era realizzato prevalentemente in campo lavorativo e non tanto a livello psico-fisico.
Non mi è mai importato dire o dimostrare l’età, né far peripezie per sembrare più giovane: l’età è quella che senti, è come gli altri avvertono che sei intimamente e globalmente, è l’originalità delle tue scelte, il tuo modo di essere particolare e al di fuori dei canoni.
Cinquant’anni è un’età di bilancio: rifletti su ciò che hai concluso e sulle potenzialità che potresti ancora sviluppare ed esprimere.
Il mio era un bilancio tutto sommato soddisfacente, soprattutto per le emozioni che riuscivo ancora a provare come il sentimento di ammirazione nell’osservare l’impegno e l’entusiasmo di un bambino durante una lezione: mi ha sempre colpito l’espressione assorta e concentrata dei miei piccoli studenti, il fascino di un sorriso magari sdentato.
Dopo tanti anni di lavoro e di stress – la scuola è stressante e mette a dura prova … – mi stupisco di aver voglia di preparare ancora proposte di lavoro che risultino stimolanti per i bambini, anche se potrei vivere di esperienze didattiche pregresse. [Continua...]
La montagna trasfigurata di Andrea De Lotto
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Da Il progetto Uomo Scanner -
Siamo nei primi giorni di febbraio del 2052 e da alcuni anni il destino del mondo risulta essere seriamente a rischio a causa delle condizioni ambientali del pianeta. Clima, sfruttamento delle risorse naturali e inquinamento stanno superando soglie di guardia difficilmente sopportabili non solo dall’uomo, ma anche dalle sofisticatissime strutture tecnologiche create negli ultimi decenni. Campi magnetici e corrosione dei materiali cominciano a creare problemi incontrollabili. L’insieme di queste criticità potrebbe dare vita a un cocktail di conseguenze non calcolabile.
L’evento più temuto, considerato imminente, è un’irreversibile devastazione ambientale globale capace di mettere fuori uso anche le tecnologie acquisite. E quindi necessario correre rapidamente ai ripari, per via della possibilità che l’intera comunità ripiombi all’improvviso in una condizione tecnico-scientifica di tipo preindustriale. Il governo del mondo, sorto da alcuni anni per occuparsi di temi ambientali, sanitari e di diritti umani a livello globale, vuole realizzare un grande piano preventivo di salvezza della specie umana e decide di elaborare un piano d’intervento che preveda, come ultima speranza di salvezza della specie, la realizzazione di alcune “Riserve di sopravvivenza” all’interno di aree risparmiate dalla distruzione totale, nelle quali poter recuperare conoscenze e saperi antichi basilari per la sopravvivenza umana.
Il programma del progetto deve affrontare, in primo luogo due ordini di problemi principali: primo, individuare aree idonee da un punto di vista dell’integrità geoculturale, secondo, recuperare l’intero bagaglio di capacità pratiche storiche ritenute basilari per la vita dell’uomo ritrovato si nuovamente immerso solo nella natura. [Continua...]







































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