Dal “Prologo” -
Chi ci capisce subito e chi dopo,
chi non ci capisce e chi finge di non capirci.
L’indugio di raccontarmi è stato forzato dai colleghi di lavoro, irresponsabili istigatori di questo attentato alle lettere da parte di una mano più avvezza agli attrezzi d’officina che alla penna.
Non si tratta di una storia esclusiva, piuttosto di un percorso formativo e professionale non usuale, maturato a tutto campo in un vissuto intenso e vario, reale e contraddittorio quale è la vicenda umana. L’intento è di propormi come testimone del tempo che ha tracciato il mio tortuoso sentiero, senza omissioni o pregiudizi, pur concedendomi una discutibile opinione.
Una volta fui ripreso dal capo a causa della mia «eccessiva disinvoltura» nell’uso del verbo. Sarebbe stato più tardi licenziato per la sua «eccessiva riservatezza» in atti d’ufficio.
Così funziona la scala della vita e della carriera.
La mia è la copia di quella del pollaio di casa natale: ripida, traballante e piena di sterco. Me la ricordo benissimo, mancava anche qualche piolo e i volatili più giovani, nel tentativo di salirvi, rovinavano al suolo svolazzando, per poi riprendere 1′esercizio.
Non per questo sono rimasto deluso. Sapevo di non poter concorrere alla scalata da quando ho capito che per diventare capo bisogna pensare come il capo e che anche il capo deve pensare come il suo capo, secondo una collaudata logica. Indicavo candidati che avrebbero ceduto la propria madre per una briciola di potere. Un collega mi corresse, aggiungendo la sorella.
Ben presto, ho capito che l’ignoranza non è una virtù, come il titolo accademico non immunizza da certe “malattie”. Mi hanno detto che «l’erba del vicino è sempre più verde». Ho due vicini di casa. Per fortuna, o quasi, ognuno di loro possiede un ampio giardino e mentre l’uno è decisamente più verde del mio, l’altro lo è molto meno.
Ho prestato aiuto e forzato sentimenti: non lo rifarei nelle stesse occasioni. Non ho mai cercato conferme, le ho sempre attese dalle mie mani. Il prossimo mi ha perdonato tutti i peccati eccetto uno: l’esposizione del mio pensiero. Il Duce non avrebbe apprezzato: ho sempre combattuto senza credere né ubbidire. Mi sono state negate molte cose, compreso qualche diritto, ma ne ho avuto una che vale più delle altre messe insieme: la libertà. Qualcuno ha detto che è meglio vivere un giorno da leone piuttosto che cento anni da pecora, io preferisco vivere da uomo, possibilmente libero, per tutto il mio soggiorno. [Continua...]






















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