Dalla neve alla nave di Leda Panzone Natale

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Alberi trapiantati in mare -

Sono in molti a domandarsi il perché, ci si sposti da un posto all’altro.
Delle mie montagne della Val d’Aosta, del paese che “m’imprigionava”, avevo una visione suggestivamente ripetuta. Il freddo che mordeva la mia pelle ed inumidiva le mie suole, era però sempre diverso. Come gli alberi, tra i quali tracciavo il mio cammino.
Il freddo  mi costringeva a correre, per raggiungere il caldo del camino casalingo.
Osservavo spesso la neve sciogliersi e precipitare lungo sentieri che essa stessa tracciava e mi chiedevo fin dove arrivasse, dove si spegnesse, a chi portasse i messaggi che io le affidavo.
Poi appresi che quel cammino non era inutile e che anzi serviva a tracciare sentieri che divenivano strade e poi elementi di comunicazione.
Mi chiedevo quanto lungo fosse il cammino, ma non ero in grado di valutarlo, anche perché la materia da cui era costituito, cambiava continuamente senza che potessi conoscerne il tragitto.

*** [Continua...]

Il respiro del silenzio di Edda Ghilardi Vincenti

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NEL VENTO E NEL SILENZIO -

Mi avvolgo di vento e di silenzio
in una quieta notte d’estate
e i pensieri, teneri fiori in boccio,
si affacciano timidi alla mente,
profumano di attesa
e di speranza…

Più tardi il sole scioglierà
l’affascinante mistero della notte
e l’attesa, candida colomba del mattino,
si poserà sulla riva di un giorno
che la speranza accoglie
con fiducioso stupore…

Ora la mente
mi conduce sul mare
dove una barca a vela ondeggia,
si inclina alla ruvida carezza del vento,
poi si risolleva,
e dispiega le vele nel sole.

È come quella barca a vela l’uomo,
sospinto dal vento della vita!

*** [Continua...]

Caro Angelo Bianco di Giuseppina Mira

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Come vela -

Come vela
nel mare della vita
sei giunto sulla riva del giorno.
Hai aiutato tutti a non giacere
Sulla sponda del buio.
Il cupo tramonto è rimasto a guardare.
Non aveva nessuno da traghettare.

***

Una stella cometa

Non sei stato una meteora
ma una stella cometa
e hai acceso
il cielo e la terra.
Il grido della paura
si è spento.
Il canto della gioia
si è alzato con entusiasmo.
Il respiro della luce
non è stato affannoso.
La vita ha continuato ad avere
il fiato della giovinezza.

*** [Continua...]

Geminario di Paolo Ottaviani

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Gemino Primo -
(In memoria del padre e della madre) -

Piagnìanu ‘n bianche
piste de renella
su ‘nparcite panche
de nicchia o cappella,

ru friscu de nòa
erbetta e de luna,
benanche que piòa
orbata furtuna

aprile era dorce
de celli e sperella,
a buju re torce
e ra marturella,

ru feru battutu
‘nchioatu su legno
sonava chercutu
ru puoru congegno

e l’arba s’arzava
slargata de luce,
de sopra ‘n’ottava
ru cantu recuce,

madonne de tera
un suffiu de voce
clinata maniera
rensegue veloce.

Ra luna pasquale
ajamà calante,
su ru capezzale
un radiu sclarante

vejetti d’aprile,
e pàrimu suoru,
derentro ‘n suttile
bajatu tesuoru

que iju quarantottu
que m’ia fijatu
arìa ma’ rottu
ru sugnu sugnatu

de ‘na roscia tera
cummunista e mansa,
doppo fame, guera,
prescione e mattansa. [Continua...]

Taci come il mare di Lerri Baldo

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Onde

Lascerò che il caldo pomeriggio
annuvoli col bianco delle rocce all’orizzonte,
l’immagine di te
che si sfuma e confonde
con i respiri di questa distanza,
il colore dei tuoi occhi,
il segno incantevole delle tue labbra
nella foschia evanescente.
Sembra non possa muoversi altro
che qualche bava d’acqua su una linea lontana,
il volo dei gabbiani che accarezza
il tripudio della tua voluttà,
il riflesso statico delle barche a vela
centuplica il peso
delle nostre vite.
C’è come il senso di fare un torto all’infinito
a sognare questa calma
al di fuori della dolcezza del tuo corpo,
la pienezza dei tuoi fianchi,
un’onda che abbraccia l’altra
e scrive lettere intelligibili
sulla crosta del mare.
Tutto, qui,
ha un qualcosa di grande,
di non considerato.
La distesa del tuo volto,
con i capelli nel sole.
– Sei come una marina d’estate.

***

La mano fra i capelli

Il pomeriggio dei tuoi capelli castani
si spande dentro alla stanza,
la luce avvolge con il tuo profilo sereno,
i tuoi tratti si perdono
in un incanto di solitudine.
Diventi l’ora più languida
che questa mia vita conosca,
i tonfi sordi che segnano i minuti,
sopra il quadrante sbiancato
dell’orologio d’ estate.
Sul tuo viso
l’insicurezza che hanno le stagioni,
quando il cuore conta i battiti,
come gli anni di una donna.
Sei fragile quanto l’argilla del cortile
che segna il corso della pioggia,
il bianco delle tue braccia –
levigate come la pietra di marmo
delle statue barocche.
Lo sai,
mentre la dolcezza accompagna
il tuo corpo nell’aria,
che basta aggiungere un solo verso
al foglio abbandonato sul tavolino
per comporre la poesia più bella.
Passati una mano fra i capelli,
e l’avrai scritta tu.

*** [Continua...]

Pentagramma di Angela Ambrosini

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A una badante -

Sciorinati giorni dispersi,
cenci all’aria insaziabile
Clemente Rebora -

Quelle albe sottili di malcelati
addii, quel fulgore di tuoni e grida
di sole ferito sulla banchisa del tempo.
Quel germe di speranza
in un pugno di sogni arresi
al caso, al dovere, all’altro.
Presto avranno pace per te.
Dove ti ha gettato la storia
che di follia brancolando in livori
impone e sguaina copioni usati
a inghiottire larve di vita,
di affetti, di addii,
là sarà pace per te.
In questi confini nostri
che la tua operosa tregua
dilava da solitudini e piaghe,
attese e memorie, mai s’arrenda
il fiato tuo a dissigillare speranze,
a diramare richiami,
non un sogno ti sia bruciato,
meno ancora un ricordo.
Sei già creta d’inverno
a modellare le zolle,
sei già pagina di vita a ridestare
sopori in chi ignaro legge,
cercandoti, la storia che preme.
E laceri la pioggia
ogni fuliggine allo stentato ascolto.
Questo è il mio verbo di pace per te.

Poesia vincitrice della sezione a tema “solidarietà umana” del Premio “Città di Fucecchio” Edizione 2009

*** [Continua...]

Il felice giogo delle trecce di Paolo Ottaviani

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Da Treccie sabine -

Treccia degli specchi nei fiumi e nei cieli

- II -

Seduto sulla riva, nel silenzio dell’acqua
che scorre vana e scorre, come assorto nell’acqua
l’uomoperla lambiva diroccata una torre
luminosa di nuvole nel fluir delle nuvole,

tra onde e gorghi rincorre lo sciamare verdastro
del cielo, pescatori curvi intenti a quel nastro
d’acqua e nembi, rincorre la fuga dei castori
che salpano sui rami, sui fluviatili rami…

Ma in quale riflesso
d’acqua, in quale cielo?
Quale chiaro amplesso
oltre specchio e velo?

Da quale incrinatura soffia compatto il vuoto
che tutti ci divide con affannato moto?
Perché scema a orlatura la luce che recide
l’oro e l’ombra del piano danzando insieme al grano?

Dove si fende l’aria dentro il concorde azzurro
per frantumare il mondo con un cenno o un sussurro?
La forma statutaria del gran cogitabondo
universo vivente va nel soffio del niente?

S’inerpica vita
tra specchi e riflessi
buia s’infinita
fulgendo in recessi.

*** [Continua...]

L’ultima fuga di Daniela Quieti

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I -

A chi importa
il mio passato
sono nata all’alba
e il crepuscolo
già si avvicina.

Ma chi dice
che devo capire
tutto in un istante
che racconta
indovinelli
e parole
sconosciute.

Sento ancora
cantare
il mio fiume
sostiene la vela
il vento forte
e l’albero gigante
ha radici di linfa.

Il tempo
è un luogo
inesplorato
sul bordo aperto
del cielo.

*** [Continua...]

Burrasche e Brezze di Ester Cecere

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Evasione -

Lucertola sarei
per scivolare svelta
fra le maglie della vita
e negli ombrosi anfratti
ripararmi.
E da lì spiare
lo scorrere del tempo
e l’affannarsi delle cose
e quando più caldo è il sole
uscire sulla rovente sabbia.

***

In chiesa

Arido l’asfalto
le energie risucchia.
Vago e attonito si perde
nell’aria calda lo sguardo.
Grigia s’alza la chiesa,
ultimo miraggio
ad occhi troppo stanchi.
Nella sfumata penombra
possente s’erge il dolore.
Perché non parli, Signore?
O forse son io
che più non t’ascolto?

*** [Continua...]

Portami quel sogno

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Portami quel sogno
dalle più remote
regioni dell’anima
portami il suono
di quelle parole
lievi silenziose
nel sospiro sospese
di un bacio d’amore.

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