Ragazzo audace

Ragazzo
audace
la tua parola
impertinente
esplode
come
una bolla
di sapone
il tuo bacio
bambino
ha già
il sapore
di una memoria
amara
dilaniata
dalla guerra
degli idoli
il tuo jeans
lacerato
attraversa
l’eccesso
della tua porta
per condurti
dove sei
inascoltato
nelle strade
della tua città.

Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009

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La mia isola

Refrattaria a questo mondo di alienanti discorsi, di menti ristrette, di corse inutili, di convenzioni e pregiudizi, di squallide maschere, vado a rifugiarmi nell’incantata isola che porta il nome del mio animo, lì dove pochi riescono ad approdare. Oggi il mare è calmo, l’acqua cristallina riflette le assenze di quel mondo, butto l’ancora, mi cingo con tintinnii di monili, mi svesto dei rimasugli di squallide impronte, mentre la mia pelle si fa accarezzare da rivoli di vento intrisi di magici suoni e  inizio la mia danza sulle note di arcani ricordi, quando bimba disegnavo castelli fatati, e quando il solitario passo della mia malinconia, mi trascinava negli anfratti di quella grotta, costruita con quei massi di vibranti emozioni, che la pioggia incontrata non  è riuscita mai a scalfire. La musica antica si unisce alle nuove melodie, composte con l’estro degli insegnamenti della vita, felice oggi di avere intorno solo il rumore della risacca, il lieve sibilo del vento, me stessa con i tesori del mio animo, e qualche naufrago, dallo sguardo profondo, attratto nelle reti della magia del mio mondo, a scrutare attraverso i cristalli che recingono la mia dimora. Non saremo molti qui, solo chi è giunto al disincanto di quel mondo effimero, chi ha corso tanto per fermarsi poi a traguardi di carta, chi ha confuso l’Amore con l’innamoramento, chi ha il cuore affaticato per aver camminato sempre in salita, chi sa guardare nel silenzio di quest’isola per ascoltare e capire l’invisibile e oltrepassare i confini dell’orizzonte.

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Raccontami una fiaba

C’era una volta…

la fiaba iniziava così, figlia di quella via principe che percorreva un narrare davanti ad una fiamma scoppiettante di un ceppo acceso.
Favole al sapore vero, autentico, delle cose buone capaci di parlare al cuore e che facevano sospirare guardando al cielo pensando che forse qualcosa di magico poteva accadere davvero…

 Chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina amore raccoglie qualcosa che non so definire ma che scende  su di noi come una schiera d’angeli a rievocare la poesia di un tempo lontano che non muore mai.

Ed oggi non è solo nostalgia del passato, semmai nostalgia per un futuro che già nel presente sfuma il valore delle grandi  cose racchiuse in contenitori semplici, nostalgia di quel tempo che forse non ho saputo capire, perdendo quello che irrimediabilmente è stato il mio tempo migliore, il nostro tempo migliore. Fatto di canti che s’innalzavano al cielo  intonando  sulle note di una sgangherata pianola “ Vieni Gesù, che nasci per noi” e il cuore sembrava allargarsi davvero per far spazio a quel Bambino che veniva in mezzo a noi a illuminarci sotto una stella che ci rendeva buoni legandoci tutti in un abbraccio, senza guardare chi stava sempre  un gradino al di sopra degli altri,  ma uniti, in un girotondo di piccole mani che scaldavamo soffiandoci sopra le nuvole di fiato che contrastavano nell’aria gelata. Poi,  dopo la novena tutti  a casa, una minestra calda, una favola davanti al camino, la voce della nonna, un letto ad attenderci e la notte i pensieri volavano verso il soffitto, immaginando quel bambino “meno fortunato di noi” che veniva al freddo e al gelo e ci stringevamo con le nostre stesse braccia provando un amore infinito…

Ed ora cosa resta di quel tempo, di quella vita, di quell’amore?

Restano i ricordi impigliati nella rete del cuore…

L’abbraccio di mio padre, la sua risata ed una letterina infilata sotto il piatto, un maglione enorme fatto per me da mia madre, la neve che brillava sotto un cielo stellato, i giochi, i canti, le corse  con ai piedi le scarpe nuove, e la spensieratezza di quegli anni senza pretese…

Oggi cos’è irrequieta nostalgia? O cosa?

No, io mi commuovo, semplicemente, malinconicamente, teneramente, per quanto  d’ ingovernabilmente bello era il Natale di un tempo.

Una favola che vorrei ritrovare ancora come segno di un calore che non muore mai e che non annega nel consumismo, ma che affonda d’amore dentro di me,  dentro ognuno di noi..

Raccontami una fiaba..ancora una volta

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Nel dormiveglia…

Nel dormiveglia, atterrito dai soprassalti dei risvegli improvvisi, mi sembrò d’immaginare la presenza di mia moglie seduta su quella panchina, lì accanto a me: non ero mai riuscito a parlarle come avrei voluto e dovuto. Forse perchè mi ero sempre stato convinto che fosse scontato quello che invece avrei dovuto dirle.
Provai allora a recitare a me stesso il le parole che avrei finalmente voluto rivolgerle, proprio quella squallida notte, se l’avessi avuta vicina:

‘Nel labirinto dei miei pensieri il tuo ricordo è come una silenziosa sirena, dallo sguardo sfuggente, che mi conduce per mano sempre più giù;  dove l’acqua è più blu e non si vede più la luce del sole. E mi smarrisco fiducioso in quella guida, che mi fa volteggiare in un veloce e vorticoso turbinio di sentimenti contrastanti. Eppure così coerenti da convincermi ad arrendermi a lasciarmi trascinare. E  l’ebbrezza di quella stretta di mano  mi convince, oramai abbandonato nell’abbraccio inebriante e soave di un’ ineffabile dolcezza, a  portare avanti un viaggio alla cieca, troppo veloce per capire dove mi porterà.
E continuo a riemergere improvvisamente per prendere respiro ed a rituffarmi per scendere sempre più giù nei sentieri del tuo cuore e della tua mente; troppo semplici ed, insieme,  troppo complessi, per avvertire qual’ è il giusto percorso da seguire.
Eppure non so perchè devo farlo, affiancato da mille interrogativi e mille certezze, ma con un convincimento profondo che il miele del tuo pensiero mi porterà ad approdare su di una spiaggia calda e sicura.
Lì il sole continuerà ad inondarmi gli occhi e l’anima, nutrendo la mia fame mai sazia d’assoluto , ma saziandomi di motivi per continuare a vivere;  e per  convincermi che vale la pena di tentare una nuova strada.
Forse  è quella che ha in serbo il Destino per me, un Destino che sembra essere, finalmente,  sempre più intelleggibile, ma sempre più inaspettato; cui non posso, per definizione, sfuggire.
Devo seguirla questa sirena, anche se ho paura di perdermi e di morire a me;  per poi rinascere in un’altra realtà, troppo piena di incognite perchè possa immaginarla. [Leggi tutto...]

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Aspetti dell’amore, brano

Stasera ho, più che mai attivo nella mia mente, il mio pensiero circolare, rincorre sé stesso, è come se mi volesse suggerire che i conti ritornano sempre. I conti dei miei fallimenti tornano, e finalmente capisco perchè hanno profonde significazioni e giustificazioni. Non possono che andare così le mie cose! E’ del tutto ovvio! E di ciò sono certamente pago: i conti tornano! Farsene una ragione così non è doloroso, ma del tutto normale. E’ normale che le mie faccende vadano come sono andate sempre. Non avrebbero potuto andare diversamente! Sono sereno che io lo capisca così bene: che lo senta anzi, che lo avverta! Avverto “a naso” il significato di tutta la mia vita! E’ tutto chiaro adesso. Non poteva che andare così com’è andata. Le mie donne, le mie ambizioni, i miei amori, i miei sogni frantumati, tutti, le mie realizzazioni non sognate, le mie caparbietà, i miei sacrifici, le mie scelte-non scelte!

Sì, perché le mie scelte non sono mai state tali. Sono sempre state, per dir così, delle scelte obbligate. Ogni volta che ho scelto non potevo che fare la scelta che ho fatto: era l’unica cosa si potesse fare: quella che aveva il numero più elevato di lati positivi, e dentro di me sapevo che quella scelta non era “libera”; che quella non era una “mia” scelta. Oh Dio, perdonami! Quanto male mi sono fatto! E quanto male ho fatto a qualcuno! Se solo fossi stato più sincero con me stesso e con gli altri! Non ho avuto il coraggio di testimoniare la verità, che montava nel mio petto, ogni volta! Avrei dovuto ribellarmi allora. Tanto ho finito col farlo lo stesso adesso, anche se in ritardo, terribile ritardo: ribellarsi alfine! Non si può sopportare una falsità , anche se la si permea con tutte le proprie forze di amore, di bene. E’ come costruire una casa, che è bene, sulla sabbia che è la falsità. E la falsità, l’artificiosità, la “ragion di stato” applicata ad una vita, è sempre male! Oh, arrivare a lambire la tanto ricercata giusta propria identità! Illudersi, almeno, di essere divenuti finalmente sè stessi!

Brano tratto dal Romanzo inedito “Aspetti dell’amore”, vincitore del 3° Premo Città di Fucecchio, 2008, CAPIT

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Scatti d’immenso, festa di fine estate

21 settembre 2008 – Partecipa a
Scatti d’immenso, festa di fine estate
Iniziativa letteraria organizzata con
il Portale Manuale di Mari e Nicla Morletti
in occasione della Quindicesima Giornata Mondiale Alzheimer.

Gli autori delle opere più belle riceveranno dei doni.
Per saperne di più e partecipare clicca qui o sull’immagine!

Il bacio dell'Hotel De Ville di Robert Doisneau

Ho chiuso le finestre
per non udire
i suoni
per non sentire
il chiasso
la fretta
ho chiuso le finestre
sul mondo
per ascoltare
solo te.

Nicla Morletti

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Scatti d’immenso

L’amore è un canto dell’anima
un lieve frusciare di foglie
che ti prende improvviso alle spalle
in un caldo pomeriggio d’estate.

Nicla Morletti

***

Rubrica creata in collaborazione con Kykia e Nicla Morletti 

“Scatti d’immenso”
una foto e un verso per cogliere e immortalare un istante di poesia

Clicca qui per leggere le opere degli autori che hanno partecipato.

SCATTI D’IMMENSO E’ ORA UNA RUBRICA FISSA DEL BLOG DEGLI AUTORI. POTETE PARTECIPARE TUTTO L’ANNO.

C’è anche una importante novità: le vostre foto saranno mostrate in due modi. Un formato più piccolo (con lato non superiore a 400 pixel) e uno più grande che sarà visibile in una Galleria speciale, appositamente creata.Naturalmente le vostre creazioni possono riferirsi ora a tutte le stagioni e non solo all’estate come è stato per il lancio di questa Iniziativa.

Non ci sono impegni particolari da assumere o regole da seguire. Evitiamo di inviare foto troppo grandi e abbiniamo all’immagine un testo breve (non una intera poesia o un racconto), poco più o poco meno di un verso, una frase, un aforisma o una didascalia. Vi preghiamo di proporre solo foto scattate da voi e di evitare di riprendere voi stessi o, peggio, persone fotografate a loro insaputa.

Segnalate anche la vostra partecipazione, lasciando un commento in questo post. Quando postate la vostra opera, ricordatevi di selezionare il tag o categoria “Scatti d’immenso”. Per partecipare occorre essere iscritti al Blog degli Autori.

Agli autori delle opere e degli scatti più belli invieremo in regalo una copia dell’ultimo romanzo di Nicla Morletti “Nelle mani del vento” con dedica autografa dell’autrice!

La caccia allo Scatto d’immenso è aperta ora tutto l’anno! Buon divertimento!

***
N.B. Le opere che partecipano a “Scatti d’immenso” possono essere inviate anche via mail a questo indirizzo:
redazione[at]manualedimari.it
Ovviamente dovete inserire la chiocciolina al posto di [at] (questo è uno stratagemma per evitare lo spam). Però non dimenticate che, per partecipare, occorre essere regolarmente iscritti al Blog degli Autori.
Per l’iscrizione cliccate qui.

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Ma siamo…

Ma… siamo…

… pur sempre…
siamo…
pronti a raccogliere arcobaleni
e a viaggiare su essi
come colorati aquiloni
che non temono il vento
e sfidano il blu dell’immenso

Giusy Maugeri

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Qui nell’azzurro

Qui… Sono entrata così, senza un nome, senza un dio forse, senza me.
Curiosa e folle, inquieta e desiderosa di spaziare nelle lievi dune poetiche,
eccomi in un azzurro che voglio condividere.

Mi siete celesti.

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La fuga

I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me

La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché

Cosa faccio, cosa dico che vi terrorizza tanto?
Che cos’è che vedete laggiù in fondo nei miei occhi?
Un’unione troppo grande per poterla sopportare?
Troppe cose da scoprire senza perdersi a vagare?

Non concedo ipocrisia
Metto tutto giù sul piatto
E’ con l’anima negli occhi
Che mi ripresento a voi
Non ho voglia di giocare
Con le regole mai scritte
Per cui l’uomo è cacciatore
Per cui non dovrei parlare
Per cui io dovrei aspettare
Di vedere cosa fai
Prima di poter sapere
Cosa c’è oramai tra noi

I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me

La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché

Perché mai è tanto strano che ti voglia rivedere?
Non è stato solo sesso ma tu non lo vuoi sentire
L’ho sentito solo io quel tuo battito di cuore
Ora ti vorrei parlare ma tu invece vuoi scappare

E allora sai cosa ti dico
Che il perdente qui sei tu
Se non sai come capire
Che non mi troverai mai più
Non si trova tutti i giorni
Una donna come me
Compagna, madre
Amante, figlia
Donna solo e totalmente
Senza mai mezze misure
Senza chiedere il permesso
A chi scappa via da me

I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me

La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché

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