Come non scendesse oro

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Come non scendesse oro
lungo la linea dei tuoi fianchi,
nel dire la cosa più bella di te
ingannavo il vento e le tempeste,
come se non fosse un unico fuoco
la tua meraviglia.
Cadono come pioggia d’autunno
i tuoi capelli sulle tue spalle,
come se la schiena
e il tuo camminare
non fondessero con la forma
delle colline e dei fossi
e un suolo languido di campagna
non fosse la curva
delle tue anche.
Ho detto la cosa più bella di te
come non fossero montagna il tuo seno,
roccia di granito le tue gambe tornite,
come non ci fosse lascivia
nel solco profondo delle tue labbra…
Una cosa di te,
come non eguagliassero i tuoi occhi
la compiutezza del cielo.

***
Immagine: Ritratto – Olio su pannello di Lerri Baldo

Miserere

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Miserere
d’ombra
sorveglia
la linea
d’alba
sull’ulivo
dell’orto
e immola
agonie
d’effigie
su essenze
di serti
in ritiro
d’amore
nel recinto
di pietra
nel grembo
di terra
che accoglie
liturgie
d’inferto
abbandono.

Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti

(Translated from Italian by Daniela Quieti)

Miserere

Miserere
of shadow
oversees
the line
of down
on the olive tree
in the garden
and sacrifices
agonies
of effigies
on wreath
essences
in retreat
of love
in the stone
fence
in the earth
woumb
harboring
liturgies
of inflicted
treason.
 
From the collection “Oblique scratches” by Daniela Quieti

Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino

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Su Staten Island sorgeva una nuova alba. Erano solo le cinque, ma nell’appartamento al quarto piano, al numero 20 di Richmond Avenue, le luci erano accese. Victoria, figlia di Don Giovanni Michele Pantaleone e di sua moglie Agata, era in piedi davanti allo specchio del bagno, dopo una notte insonne. Si osservava e sembrava vedersi per la prima volta. I grandi occhi marrone, illuminati da striature dorate, erano spalancati su un volto che non le sembrava più il suo.
Dalla morte di sua madre non era più tornata in quell’appartamento, ora tutto sembrava allo stesso tempo familiare ed estraneo. Come il suo viso.
Scoprì, con un tuffo al cuore, di somigliare alla madre come mai prima: gli stessi zigomi alti e pronunciati, lo stesso taglio degli occhi a mandorla, la stessa carnagione.
“E poi dicono che le femmine somigliano al padre!” pensò con tristezza.
Si passò una mano sulla fronte e le sembrò di accarezzare sua madre. Girò il viso, per evitare la propria immagine. Lo sguardo le cadde sulla spazzola posata davanti allo specchio, quale filo bianco  e ondulato era ancora impigliato tra le setole. I capelli candidi di Agata. Sentì con dispiacere che stavano emergendo dentro di lei pensieri negativi e reminiscenze dolorose, ricordò con disagio il senso di colpa che sua madre era sempre stata capace di trasmetterle, e istintivamente si passò una mano sul ventre, in un gesto di tenerezza e protezione.

***

Dal libro Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino

Ha un respiro smarrito

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Ha un respiro smarrito
quest’assenza
che sussurra l’inganno
dell’attesa
dispersa offerta
che non risarcisce cieli
senza remissione
e senza fiamma
intrecciati nei fili
d’una storia
spoglia di voci
adesso
dove cerco la sola fonte
che imperli di promesse
nuove
l’amara destinazione
l’illusione lacerata
desiderata
lungo il silenzio
innamorato di ritorni
che inappagato m’invade.

Dalla Silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti

***

Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon

Senza titolo e comunque a M.P. da M.P.

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Ed ora che sai come …’non ti voglio’,
lasciati sfogliare come un libro,
oppure spogliare come una poesia;
oppure gioca tu con la mia allegria,
e la tua fantasia me la compro
per un pugno di sogni,
e con un pugno di mimose appassionate!

Una lettera d’amore

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Mio caro,
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, nonostante riesca ad apparire serena fra i miei libri, i miei impegni, la mia ordinarietà scarnificata, fatta di ideali spesso messi in fuga da un tempo di profonda tristezza, d’insincera illusione, di lunga inquietudine, di polvere di strada. Vedo il mare da qui. Sembra rilassato, anche se il profilo acuminato di una palma scura evoca schegge conficcate nel costato. Me la caverò? Sfuggendo ai miei tumulti per cercare riparo negli attimi strappati al sogno, forse, però ogni sogno è prigioniero del destino. O su una soglia, a guardia dell’antico inganno, nell’attesa di una promessa autentica. O nelle stanze dell’infanzia, nei fantasmi buoni di cui aspetto il ritorno, al buio, per condividere con loro un altro istante nei luoghi che, come loro, ho amato e amo, o in questa lettera che non spedirò, di cui tu solo potresti davvero leggere le orme, o in tutte le tue forme a cui la mia immaginazione ti adatta, e mi adatta. La preferita è di considerarti semplicemente un uomo, che ha infuocato i miei tormenti, che spartisce il desco, il calore che mi pervade, che riempie con me una scatola vuota di ricordi con la fascinazione di ciò che sarà, in un irraggiungibile luogo segreto, domani. – Ma quand’è che viene questo domani, dov’è? E a qual prezzo si vende se è già sera, l’oggi. – È strano come due persone, incontrandosi, s’intersechino l’una nell’altra. Il caso? Affinità elettive? Mi piace pensare che sia pure una questione di pelle. Sei troppo affascinante, troppo seducente, troppo tutto e continui a crescermi nell’anima e nella carne, accarezzato progetto, redatto con parole intinte d’emozione. Vorrei averti qui, ora. Stringerti. Fondermi in te. Tu strazi la mia vita con la tua presenza-assenza, la memoria dei tuoi segni, potenti, mi accende di desideri impazienti, mentre rovisto instancabilmente fra i tuoi silenzi nell’aspirazione di ascoltarti. Dobbiamo ancora capirci, cogliere il soffio del vento che ci afferra e ci culla, e ci lenisce ferite aperte dalla nostra precarietà, e poi…vorrei vivere, anche poco, ma vivere…mi dicesti. E, come allora, ti rispondo…anch’io, con te. Io, passionale, possessiva, irruenta che, come le donne di arcaica radice della mia terra madre, la tua lontananza ha fatalmente di cordoglio velato, con quell’amore che non ho perduto nel pianto e nella gioia di un’intera esistenza, ti porto attaccato al petto, incastonato nell’inseparabile gioiello più prezioso, bruciante stimmata dentro il cuore, sempre.

Da “Schegge d’amore” di Daniela Quieti

Alla nostra passione

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Alla nostra passione
ricordi, amore
alzammo il calice
allo scoccare
della prima ora
di un tempo
senza tempo
al dono
che volevamo farci
entrambi
quell’attrazione
di una calda terra
in cima alla collina
per consumare
quel che resta di noi
dentro il castello
dove nevica d’inverno
e solitudine scuote
amate radici
e fragore popola
di fantasmi
ferite
mai rimarginate
pagine macchiate
di questo libro
che un vento
di sud-est
non sa leggere
ma sfoglia tutte
e della mia vita
infuoca il sogno
che io non abbandono.

Da “Graffi obliqui” di Daniela Quieti

Linea di confine – La Fuga

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Fu quando mi lasciai alle spalle Notre-Dame, per accingermi a passare il ponte che mi avrebbe portato poco più avanti di Place Saint Michel, che avvertii nell’aria la sua presenza. Percorsi metà del ponte, poi spostai lateralmente lo sguardo, dal fiume al di là della strada, dove alcune insegne luminose indicavano la presenza di un bistrot o di un bar. Ella era là, seduta fuori di questo locale che capii essere un bar. Era sola, ma sembrava che aspettasse qualcuno. Aveva una fare nervoso, forse dettato dalla impazienza dell’attesa. Oppure forse aveva solo qualche questione personale da risolvere. Rallentai il passo perché non sapevo cosa fare. Avrei sì voluto precipitarmi verso di lei, ma mi sembrava un gesto troppo invadente. Avrei potuto infastidirla o semplicemente contrariarla. Attraversai lentamente la strada dirigendomi verso il bar. Giunto a pochi metri la fissai negli occhi e dopo qualche secondo la salutai.

«Bonsoir» dissi. «Bonsoir» mi rispose. Non credevo fossi capace di avere una tale decisione e determinazione. «Non crede che mi debba un minimo di spiegazione?», le dissi con voce dolce ma ferma.

Lei fu altrettanto ferma e decisa. «No» mi rispose. «Lei, delle domande che vorrebbe pormi, conosce già le risposte».

Ero interdetto. Ancora una volta mi aveva colto di sorpresa. «Aspetta qualcuno? Posso sedermi un attimo?» le chiesi con gentilezza.

«Certo che può. Prego, si accomodi», disse mentre con un gesto della mano accompagnava le parole.

Io continuai: «Che significa che conosco già le risposte? Lei, non più di due settimane fa, mi ha lasciato con un oscuro disegno su un cartoncino ed è letteralmente scomparsa. Non capisco il significato, il senso di tutto ciò». Ero stupito per quanto avessi osato essere così esplicito e diretto.

«Davvero, così crede?». Aveva un sorriso enigmatico, un po’ sornione e un po’ sorpreso. «Non sa che i significati e il senso delle cose deve cercarli solo dentro di lei? Nessuno potrà mai indicarglieli. Perché ciò che per alcuni è vero, per altri potrebbe esser falso, e viceversa. E a lei le cose false non piacciono. Lei cerca solo cose vere, le cose reali. O almeno … che appaiano tali, che si presentino con la loro veste di veridicità, salvo verificarle in seguito. Sbaglio?».

No che non sbagliava. Era proprio così. Ero sempre alla ricerca della verità, della comprensione della realtà, del senso da attribuire al reale. Ma … lei mi sembrava irreale. Come se appartenesse ad un’altra dimensione. Come se per caso avesse incrociato la mia “linea di universo” e proprio lì mi stesse facendo perdere, su quella linea che tracciava il mio percorso nello spazio e nel tempo di quest’universo, di questa dimensione.

«No, lei non sbaglia», risposi, «ma, vede, il punto è proprio questo. Tutto ciò che lei dice è sempre giusto. Così dannatamente giusto che sembra irreale. E io ho bisogno di capire quanto tutto ciò sia reale, e quanto no».

Mi resi conto solo allora che in realtà non volevo una risposta esplicita. Temevo la risposta esplicita, chiara in tutta la sua crudezza. Temevo che una risposta alla mia domanda ponesse fine a questi incontri. Anzi, ne ero certo. In realtà, forse, aveva ragione lei, io già conoscevo le risposte.

Mi resi conto, in quel preciso momento, mentre pensavo tutto ciò e parlavo, … che sapevo chi lei fosse. No! Assolutamente non volevo che fosse lei a dirmelo esplicitamente. Così aggiunsi: «No, non mi dica nulla. La realtà è quanto riusciamo a costruire interagendo con quanto ci è intorno. È quanto riusciamo a vedere e conoscere, e ad agire col frutto di questa conoscenza. La realtà è il patrimonio di esperienze che ci permettono di operare sul contesto che viviamo. Così, anche il sogno è realtà, perché ci permette di vivere e di agire, di mettere a frutto esperienze e idee, ci permette di passare dalle parole ai fatti. Se per poter sognare occorre affrontare la realtà, per governare la realtà bisogna poter sognare. Ora so chi è Lei. Ma, proprio per questo non ho intenzione di perderla. Ho bisogno di incontrarla altre volte, e, lei … lei me lo permetterà?». [Continua...]

Nei tuoi occhi

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Il sorriso negli occhi,
all’incontro dei nostri sguardi.
Il cuore che freme,
palpitando di passione,
ad un ritmo incalzante.
Le mani che si sfiorano,
la tua pelle sulla mia,
che m’inonda
del tuo calore,
del tuo profumo.
Estasiata dai sensi,
mi abbandono tra le tue braccia
e ai brividi di emozione,
che i tuoi baci fanno scorrere
sul mio corpo incandescente.

Danzo per te

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Con sensuali movenze
danzo per te
guarda come i miei fianchi ti invitano
Libero nell’aria la mia voglia di te
respirala inebriati
Su di te placherò il mio ardore
quando tu danzerai su di me
e dentro di me

Armonie d’amore

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Sento suonare l’amore,
ad ogni tuo respiro.
L’affanno
percorre il tuo corpo,
sussultando
di passione.
Accarezzo la tua pelle,
dolce,
come un incanto sensuale,
risuona sulle mie mani,
che vibrano all’unisono,
in un incontro
melodioso,
di due corpi,
che si uniscono,
nell’armonia
dell’anima.

Noi

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Noi
Trasparente e inconsapevole
l’amore fluisce bruciante

come magma, cenere e lapilli scintillanti
in una struggente marea di desiderio.  
Note sul mio corpo…
ritmi sinuosi e armonici.
Onde discinte
che salgono…
s’ infrangono…
guizzano dentro
tra fremiti e roventi arsure
senza barriera alcuna.

Scaturiscono
fino a essere mescolati in dolci armonie
ed emozioni selvagge nel circuito di una nota.
Avvallamento e sommità
baratro di angosciosa moltitudine
di incontrollabili sensazioni…
distensione selvaggia…
fruscii di carne.
Io e te.

 

Notte D’Estate

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Foto di Yuri Bonder

Lo vedo ancora
Quel campo di grano dalle spighe dorate
Che ondeggiavano fruscianti alla brezza notturna
Dove noi
Eterni appassionati dalla prorompente brama
Fluttuavamo con orgogliosa freschezza
Illuminati da briose lanterne di lucciole
Che giocavano sui nostri capelli
Sparpagliati tra steli e labbra roventi
Dove le tue mani sibilline
Eroticamente affamate di voluttà
Scalavano vette di pelle

E tra spighe e fulvi pavaveri chiusi
In un attimo senza colori
Inventasti colori
Ed io morii con un’armonia notturna

Lenzuolo di seta

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Lenzuolo di seta.
Come me su di te.

In ogni tuo spazio provoco un brivido.

Labbra.
Le mie su di te.

Fremitanti respiri si cercano.

Io dentro te,
in ogni tuo movimento.

Occhi negli occhi
calore nel calore.

Respirami l’anima.
Sfamami.. sfamati

Pretendimi
Compiaciti
Sentimi
Desidera
Gemi
Esplodimi
Imploditi

Ti accarezzo lo sguardo.

E sorridi.

E sorrido.

Dolce passione

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Nessuno è libero dai sentimenti
la mente non vince mai sul cuore
l’ anima sa ascoltare le ragioni del cuore
perdersi in quello sguardo
in un esplosione di emozioni
che abbatte ogni ostacolo
come un battito d’ali
che ti fa toccare il cielo in un secondo
ad ogni sospiro il cuore ti inonda
di dolce passione
facendoti assaporare l’infinito

Concerto

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Sono con te….

Nella bizzarra brezza
Di un fulmine a ciel sereno
Esploso tra pagine stropicciate
Scolpite dal girotondo del destino
Con affreschi di scarlatta follia
Dove ci penetriamo
Nei morsi di una mela
Senza sbarre
E ci ritroviamo in refoli
Di seta bianca
Con la sorpresa istintiva vissuta

…In ogni mio pensiero.

Estasi

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Visi s’avvicinano
avvolgendosi
tra fasci di luce
radiosa.
Bocche si cercano
obliandosi
tra danze d’ombre
sinuose.
Mani s’inseguono
intrecciandosi
tra brulichii di scintille.
Corpi sussultano
infuocandosi
tra braci di stelle
ardenti.
Su ali dorate s’annidano
ebbrezze bruciate quaggiù.
Tra soffi di vento si placano
respiri affannosi lassù.

(Gennaio 2006)

Vagando nell’oblio

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Una melodia mi riscalda il cuore
che batte per te all’impazzata.
La casa della mia anima, oggi è vuota
ed io mi sento smarrita senza di te.
Ho bisogno delle tue parole, carezze, respiri.
Sei aria che respiro,
ora chiusa in una clessidra, in cui soffoco.
Ti cerco e non ti trovo,
vagando nell’oblio.
Echeggia forte tra le mura
la mancanza
e il suono del silenzio
mi devasta l’anima.
Sento forte il tocco delle tue mani.
Sono petali di rose sul mio corpo,
che ti accoglie dolcemente
a piccoli tocchi sublimi.
Nella notte infinita tu mi accarezzi,
donandomi un massaggio senza eguali.
Sento forte il desiderio,
coinvolgimento, respiro,
che m’imprime avvolgendomi
tra le tue braccia.
Gli sguardi silenziosi si fermano
al mio batter di ciglia.
Ti appoggi accanto a me
tenendomi tra le braccia,
mentre i tuoi respiri mi coccolano
e ti sento forte dentro di me.
Mi addormento appagata
e ti regalo un sorriso,
che tu sfiori delicatamente con le labbra,
posandoti sul mio seno.

© – Nicoletta Perrone

Segreti

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Vino rosso
piove sul tuo corpo,
scorre come torbidi ruscelli,
esplorando
i segreti delle tue forme.

Gocce di miele
sulle tue labbra
ad addolcire ciò che fa così male.

Occhi
persi nell’universo
di emozioni incontrollate.

Fra le mie dita
i raggi del tuo sole.

Mordi questo frutto
e, attraversando le galassie
giungeremo dove
il tempo ha avuto inizio.

Sssssst … silenzio

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Sssssst … silenzio
ch’io possa udire
i battiti dei nostri cuori all’unisono
quali richiami
di tamburi in lontananza
Sssssst … silenzio
ch’io possa ascoltare
i nostri respiri affannosi
quale frangersi
d’onde sugli scogli
Sssssst … silenzio
ch’io possa percepire
il fruscio dei nostri abiti
lentamente sfilati
quale alito di vento
E dopo saran parole d’amore
dolci languide torride
che ricadranno sui nostri corpi
quali stille d’umore e sudore