Natale nella memoria e nel cuore, iniziativa letteraria

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Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera

Ritroviamoci nel Blog di Nicla Morletti per scambiarci gli auguri in un modo speciale partecipando alla nuova Iniziativa della Stagione letteraria del Portale Manuale di Mari: Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera.
Possiamo pubblicare direttamente nei commenti un breve racconto, una poesia, un pensiero oppure, semplicemente, un commento alle parole di Nicla Morletti e alle opere di altri autori.

Chi ha un blog o un sito web e segnalerà l’Iniziativa nella propria home page parteciperà anche all’assegnazione del titolo di Blog letterario dell’anno (Premio Manuale di Mari – Bando 2009).

Trascorriamo queste feste insieme nella Blogosfera. L’appuntamento è nel Blog di Nicla Morletti da questa settimana fino al 10 gennaio. Per maggiori dettagli e partecipare seguiamo questo link:
http://www.niclamorletti.net/2009/12/16/natale-2009

Robert

Raccontami una fiaba

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C’era una volta…

la fiaba iniziava così, figlia di quella via principe che percorreva un narrare davanti ad una fiamma scoppiettante di un ceppo acceso.
Favole al sapore vero, autentico, delle cose buone capaci di parlare al cuore e che facevano sospirare guardando al cielo pensando che forse qualcosa di magico poteva accadere davvero…

 Chi semina vento raccoglie tempesta, chi semina amore raccoglie qualcosa che non so definire ma che scende  su di noi come una schiera d’angeli a rievocare la poesia di un tempo lontano che non muore mai.

Ed oggi non è solo nostalgia del passato, semmai nostalgia per un futuro che già nel presente sfuma il valore delle grandi  cose racchiuse in contenitori semplici, nostalgia di quel tempo che forse non ho saputo capire, perdendo quello che irrimediabilmente è stato il mio tempo migliore, il nostro tempo migliore. Fatto di canti che s’innalzavano al cielo  intonando  sulle note di una sgangherata pianola “ Vieni Gesù, che nasci per noi” e il cuore sembrava allargarsi davvero per far spazio a quel Bambino che veniva in mezzo a noi a illuminarci sotto una stella che ci rendeva buoni legandoci tutti in un abbraccio, senza guardare chi stava sempre  un gradino al di sopra degli altri,  ma uniti, in un girotondo di piccole mani che scaldavamo soffiandoci sopra le nuvole di fiato che contrastavano nell’aria gelata. Poi,  dopo la novena tutti  a casa, una minestra calda, una favola davanti al camino, la voce della nonna, un letto ad attenderci e la notte i pensieri volavano verso il soffitto, immaginando quel bambino “meno fortunato di noi” che veniva al freddo e al gelo e ci stringevamo con le nostre stesse braccia provando un amore infinito…

Ed ora cosa resta di quel tempo, di quella vita, di quell’amore?

Restano i ricordi impigliati nella rete del cuore…

L’abbraccio di mio padre, la sua risata ed una letterina infilata sotto il piatto, un maglione enorme fatto per me da mia madre, la neve che brillava sotto un cielo stellato, i giochi, i canti, le corse  con ai piedi le scarpe nuove, e la spensieratezza di quegli anni senza pretese…

Oggi cos’è irrequieta nostalgia? O cosa?

No, io mi commuovo, semplicemente, malinconicamente, teneramente, per quanto  d’ ingovernabilmente bello era il Natale di un tempo.

Una favola che vorrei ritrovare ancora come segno di un calore che non muore mai e che non annega nel consumismo, ma che affonda d’amore dentro di me,  dentro ognuno di noi..

Raccontami una fiaba..ancora una volta

Eco lontana (sul Natale)

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Natale…
e di rinascita, quale?
il tuo cuore ti inchina
ad ascoltare?

Natale…
e scoprirsi a danzare
speranze di vita
del trasfigurare la china.

Natale…
e non resta che… “amare”
quale eco lontana
che alla tua anima chiama.

***

Dal libro “I colori del vento” ed. Il Filo

Il Natale è la speranza

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Arriva il Natale, la ricorrenza più importante dell’anno. Sono, per milioni di persone, giorni di semplice festa, di doni e di consumi, di musica e di viaggi. Tutto ciò generalizzando, ovviamente. Il che è sbagliato perché, a mio parere, esistono tanti natali, ognuno diverso per quanti sono  gli esseri del mondo che credono nel mistero della Natività. Quello più appariscente è fatto di vetrine addobbate, di shopping, di luci e di colori, di regali, di pranzi e cene al limite della congestione. La stragrande maggioranza della gente è per strada o, ancor più, nei centri commerciali a riempire carrelli di roba da mangiare o cianfrusaglie inutili. E la spiritualità del Natale? Relegata nelle chiese, nelle omelie dei parroci, nella suggestione dei cori e delle carole! Mi trovavo a Roma, anni fa, in questi giorni di vigilia e camminavo a zig - zag in mezzo a signore e signori eleganti carichi di pacchi, fra luminarie e tappeti rossi davanti ai negozi. Quasi tutti i locali esibivano alberi di Natale dalle decorazioni più improbabili. Pochi presepi, quasi tutti “moderni”, eccentrici. Mi ritrovai, quasi per caso, in piazza della Minerva e, passando davanti alla chiesa, udii un suono angelico provenire dall’interno. Entrai. Mi avviai verso l’altare. C’erano circa cinquanta fedeli, perlopiù anziani che ascoltavano Gazzelloni che suonava il suo flauto d’oro. Era una musica struggente, erano note che ti riscaldavano l’animo, che ti liberavano la mente dai pensieri. Era musica…divina. Era lo spirito natalizio che si faceva armonia. C’erano, in quei suoni, i rosari recitati la sera nelle case di paese intorno al camino. C’erano le messe di mezzanotte nelle piccole chiese dei borghi montani, le mense dei poveri, le corsie degli ammalati, la solitudine delle prigioni, la lontananza delle persone care, le perdite irreparabili. Eppure c’era anche la speranza, la fine delle guerre, delle malattie, delle persecuzioni, della fame, degli sfollati, della povertà assoluta. Nei quadri che intravedevo nella penombra della cattedrale c’erano immagini della vita di Gesù, della Madonna, dei Santi, della fuga in Egitto. Tenue, poco illuminato, discreto, c’era un presepe tradizionale, con tutte le figurine, la cometa, i re magi, le pecore. Quel presepe esprimeva semplicità, onestà, valori, sofferenza, purezza. Quella notte magica della Natività era un sogno fatto da svegli, un rifiuto alla rassegnazione, un richiamo alle coscienze, un invito a non avere paura. Quando sono uscita dalla chiesa mi sono sentita, per un po’, più sollevata, più libera. Forse ho dormito anche meglio, quella notte, non lo ricordo. Una cosa è certa, non volevo lasciarmi coinvolgere nella sarabanda del Natale commerciale, volevo, invece, pensare di più al messaggio evangelico. Avevo bisogno di profumo d’incenso e non di aromi griffati. Comunque…auguri a tutti!

Natale speciale

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Sogno muto
di voce
lontana
saccheggia
luce
di sole
tramontato
di ciò
che non è
stato
di un bacio
d’amore
non dato.
Un’ansia
frantuma
il cuore
dolore
riannoda
memorie
di un Natale
speciale
cometa
ancora
su grotta
fiamma
d’eternità
breve
di un giorno
che muore
d’ombra.

Dalla silloge  ”Uno squarcio di sogno“  di Daniela Quieti – Ed. Tracce 2010