Bastoncina

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Era una delle stelle più piccole del firmamento.
Ogni notte illuminava il buio profondo del cielo con le altre stelle, e la sua luce, anche se piccola, era tra le più splendenti.
Un giorno, dopo aver attraversato nello spazio una tempesta di onde magnetiche molto violente, iniziò a sentire alle sue punte dei dolori che col tempo divennero sempre più forti. Sperò di guarire, ma il Medico-delle-Stelle dovette purtroppo toglierle ogni speranza: ai danni delle onde magnetiche non c’era rimedio, la stellina era dunque destinata a non poter più salire con le sue sole forze ai livelli più alti del cielo.
Ma lei non si scoraggiò: si fece dare dagli angeli un piccolo bastone per sostenersi e tentare di salire più in alto che poteva.
Non capita tutti i giorni di vedere una stellina che si sposta nel cielo appoggiandosi a un bastoncino, e grande era la meraviglia delle comete e degli asteroidi che la incontravano. Le stelle sue sorelle, che ogni notte la aiutavano a salire, la chiamarono Bastoncina.
Ma con il trascorrere degli anni le stelle si stancarono di aiutarla: erano troppo impegnate, c’era tutto un universo da illuminare, non c’era tempo per lei.
E così Bastoncina, tristemente, dovette rassegnarsi a rimanere confinata nei livelli più bassi del cielo, orbitando lentamente intorno alla Terra sempre appoggiandosi al suo piccolo bastone.
Passò forse qualche decina di secoli, poi una notte la stellina stava percorrendo il suo solito cammino quando scorse la figura luminosa di un angelo che le si avvicinava rapidamente. [Continua...]

Natale 2010

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…e ancora mi chiedo
il perchè di tanto affanno
nel rinnovare apparenze
per rammentare una Nascita,
indelebile segno dei nostri ieri
del presente e del divenire.

…Betlemme è sempre più lontana,
il vento di Giudea non soffia più
sui viaggi convulsi della dimenticanza.

…andrò oltre il tempo
frangendo muri di storia
per udire, come l’umile pastore,
il primo vagito del Bimbo.
venuto al mondo nello spazio angusto
– di una capanna-

nella notte chiara e solenne
apro le pareti del cuore
e m’affido al mistero del Santo Natale.

***
Immagine: Natività di Gerrit Van Honthorst, detto Gherardo delle Notti

Che fine hanno fatto le pecorelle?

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La mattina di Natale, all’alba quando ancora tutti dormivano, nel presepe di casa Rossi si scatenò un putiferio. Baldassarre si metteva e si toglieva continuamente il turbante tutto agitato, parlando con la pastorella venuta dalle colline seguendo la cometa, un angelo di terracotta non aveva idea di che pesci pigliare e chiamava Dio a gran voce, mentre Melchiorre passava i minuti a girare come un matto da ogni statuina interrogandola fino allo stremo.
Ma non c’era nulla da fare. Maria e Giuseppe cercavano di tappare le orecchie a Gesù bambino mentre un Gaspare infuriato diceva cose che non si dovrebbero mai dire, men che meno in un presepe la mattina di Natale!
«Insomma, un po’ di contegno!» gridò ad un certo punto un pastore con una lunga barba nera, che era senza un orecchio per via di un incontro ravvicinato con la piccola di casa di due anni.
«Non siete alla fiera, insomma! E’ mai possibile che vi comportiate come statuine qualunque?»
Al che il mugnaio uscì dal suo mulino made in China, ancora tutto infarinato e rosso in faccia.
«Forse tu, caro mio, non capisci minimamente la gravità della situazione. Che dignità può avere un presepe senza pecore?» Al che un borbottio quasi unanime si propagò per i muschi e i sassolini bianchi.
D’un tratto sbucò dalla mangiatoia il bue assonnato, che la sapeva sempre lunga sui pettegolezzi di casa, e sussurrò con fare da cospiratore:
«In verità si dice, e questo me l’ha detto Sbrodolina nella cesta dei giochi, che gliel’ha detto Pikachu, che ha parlato ieri sera coi Teletubbies sulla mensola, che le pecore sono state rapite!!»
Ogni statuina ricevette la notizia come se gli avessero detto che era ora di cambiare presepe. La madonna si mise a piangere disperata, e fece ciò che le riusciva meglio, pregare. L’asino salì in cima ad una montagna di cartapesta e iniziò a ragliare: «Rapite! Rapite!» e l’acqua della fontanella per un paio di secondi si fermò, mettendosi in ascolto.
Insomma, si stava scatenando un vero inferno. Chi è che aveva rapito le pecorelle dal presepe? Ogni statuina, senza volerlo ammettere, si sentiva fortemente minacciata. Mai nessuno aveva attentato alla loro vita! E ora una figura misteriosa le faceva sparire! Forse ci sarebbe stato pure un prossimo rapimento?
All’improvviso l’asinello trovò un biglietto tra la paglia, proprio dove prima c’era una bellissima pecorella con la lana di nylon. L’asino lesse il biglietto e scoppiò a ridere, poi lo passò a Gaspare che imprecò, che lo passò a Melchiorre che lo lesse a voce alta, cercando di trattenersi e diventando così di un viola paonazzo.

«Qui è il sindacato PP, Pecorelle del Presepe. Dati gli ultimi rilevamenti fatti sulla condizione delle stesse, abbiamo indetto uno sciopero generale il giorno di Natale o 25 dicembre, seguito da una manifestazione in piazza. Lo scopo dello sciopero generale è di protestare contro il blocco dello scatto di anzianità riguardo allo stipendio delle suddette. Firmato: Heidi.»

***
Immagine: Sheep in Winter di Thomas Sidney Cooper

Natale insieme nella Blogosfera 2010, nel Blog di Nicla

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“Guardai fuori della caverna e vidi che aveva cessato di piovere. Una famigliola di cinghiali sbucò dal bosco, si fece largo tra i pruni, ci passò davanti per poi scomparire tra fronde e felci, oltre il sentiero.
Clarissa si strinse a me e nel candore che la pioggia aveva lasciato sul mondo, mi disse piano: – A tutte le stelle vorrei dare il tuo nome. Al cielo, alla luna. Al vento della sera che dolce mi accarezza. Ai fiori e alle ginestre della terra darei il tuo nome. E alle nubi, all’aria. Al vasto mare.”

da I giorni della rosa, il nuovo romanzo di Nicla Morletti

***

Natale insieme nella Blogosfera 2010: scrivi un breve racconto, una poesia, un pensiero oppure, semplicemente, un commento alle parole di altri autori. Ritroviamoci come sempre nel Blog di Nicla Morletti per scambiarci in questo modo gli auguri per le festività.

Gli interventi si postano direttamente nei commenti del blog. Segui questo link.

Il regalo perfetto

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A Natale donate un libro. Donatelo ai vostri figli, ai vostri genitori, ad amici e parenti, al vostro capo ufficio o ai vostri dipendenti e collaboratori. Donate un libro alle persone care e a quelle meno care. Perché? Perché un libro vi permette di avere un nuovo più fecondo punto di contatto con la persona a cui lo donate. Soprattutto a Natale, quando l’atmosfera della festa più bella dell’anno predispone ancor di più ai rapporti umani, alla riflessione e alla lettura. Donate un libro perché non esiste un regalo che sia alla portata di tutti come un libro. Non esiste un regalo perfetto come un libro. Perché è un piacere per chi lo riceve e per chi lo dona. E la ricerca del libro da donare è una sfida non meno emozionante.
L’anno scorso mi hanno donato una bella traduzione di “Un canto di Natale” di Charles Dickens. Sulla copertina ho letto queste parole dello stesso autore:
Pensate alle gioie presenti – ognuno ne ha molte – non alle disgrazie passate – tutti ne hanno qualcuna. Riempite di nuovo il bicchiere con volto radioso e cuore pago. Mi ci gioco la testa che il vostro sarà un Natale allegro e un anno nuovo felice.
Non ricordo un regalo più bello di questo.
A Natale regalate un libro. Sarà sempre una sopresa gradita. E ricambiate sempre il libro ricevuto in dono con un altro libro.
Per mettervi subito alla ricerca di un libro potete sfogliare anche le pagine del Portale Manuale di Mari o scegliere tra i titoli che presentiamo nella vetrina “Libri sotto l’Albero”. Tra i libri esposti molti sono disponibili con la dedica autografa dell’autore. In questo modo potrete rendere ancor più speciale ed unico il regalo che fate a voi stessi o agli altri. E sapete una cosa? Mi ci gioco la testa che il vostro sarà un Natale allegro e un anno nuovo felice.

Nastri di raso

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Scendevano allineati
splendenti fiocchi bianchi
che un pupazzo
attendeva per indossare
e la neve era felicità
incanto e mistero

Nastri di raso
rubavo alle bambole
e a te nonno
il vecchio inseparabile cappello
Sotto le tue ali
correvo giù
calpestando e amalgamando
quel manto che ingentiliva
ogni forma irregolare
ed il paesaggio era magia
solamente magia

Ora nevica
su arbusti spogli di ogni colore
nevica
su pietre di me incise
e su pietre che annebbiano il tuo sguardo
Niente da appianare
e nessun nastro di raso
a vestire pupazzi
Niente da rubare
dietro quella finestra
che disappanno con le mani
per ricomporre immagini
di giocattoli da tempo accantonati

Preghiera di Natale

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d’oggi il mio viso in Te tutto è riflesso,
Verbo che sveli all’Uomo la sua effigie,
siedi nell’universo e nella carne,
quella corrosa, quella crocefissa,
dall’alto a noi, da un non distinto luogo,
entri nel mondo a spendere l’essenza,
tra gli oscuri dirupi
tra i densi labirinti
tra i nostri mancamenti.
Amor che muovi sì le stelle e il sole,
ma molto più per noi doni la Vita

- Preghiera di Natale 2009 -

Natale

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C’è nell’aria pungente sentore di neve
un silenzio bianco di perla
e nello spirito un ricordo di giorni lontani.
Dovrei essere triste ma non lo sono…
è stato il cielo che mi ha fatto dono
di una pace che non ho trovata
se non nel tempo a cui solo la memoria
mi lega ancora con affetto eterno

Dolce Natale, rimembranza fanciulla,
sii benedetto, anche se nel coro d’allegria,
nello sfolgorio di luci delle strade
qualche voce manca
ma non importa…
è nei nostri cuori che viva la sentiamo
che gioiosa ci chiama,
ci invita a soffocare nel riso i tormenti,
a sognare, ad amare tutti
lasciando i rimpianti ai crocicchi del tempo.

Sei tu Natale che ancora unisci
le membra sparse di uno stesso corpo
ed è la voce che riudiamo, non un’implorazione
ma un richiamo alla vita
anche se vien dal nulla o da una croce.

Un vagito ci chiamò

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Come avvolti da un alito magico, avevamo invitato la vigilia di Natale i parenti più stretti per festeggiare la nascita di Emanuele.
Il ruolo di neo – genitori ci riempiva di gioia, anche se non mancava in alcuni momenti un fondo d’ansia per la responsabilità cui temevamo di non essere all’altezza, soprattutto quando il piccolo piangeva e non capivano il perché.
La gestazione era stata difficile: vomito e minacce d’aborto per sette mesi. Avevo dovuto ‘covare’ il mio ‘pulcino’ immobile a letto, aiutata in tutto dai genitori e da mio marito.
Dopo la nascita,il 12 Dicembre, però, ogni sacrificio era stato dimenticato.
Lele era piccolino: navigava nelle tutine ed era così buffo con i capelli foltissimi, tipo ‘spazzola militare’! Solo durante il bagnetto la testa si ornava di riccioli a serpentino ed il viso sembrava più tondo.
Trattenuti in clinica per qualche giorno in più del previsto, – l’ittero che aveva infierito sul piccino,- eravamo tornati a casa in prossimità del Natale.
Oltre al grande fiocco blu di raso e tulle guarnito da campanelline d’oro, avevano trovato nell’ingresso luci colorate, nastri di filo argentato, coccarde, nenie natalizie. Emy aveva aperto gli occhi ben bene: ascoltava i suoni e metteva a fuoco le luci, rendendoci euforici: non ci aspettavamo attenzione così ‘lunga’ verso l’ambiente. [Continua...]

Natale coi pomodori

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Me lo ricordo quel Natale coi pomodori sott’olio sulla tavola in bella vista tra gli sguardi compiaciuti dei parenti .
Un giorno d’estate eravamo andati al fiume a fare il bagno, in un posto appena fuori dal paese, dove non ci andava quasi mai nessuno, così, tanto per cambiare.
Eravamo arrivati sudati dopo una lunga camminata sotto il sole. Mia madre con la cesta del bucato sottobraccio, mio fratello ed io con la voglia matta di entrare in acqua e giocare, ma restammo a bocca aperta davanti a uno spettacolo inaspettato.
Una piena aveva portato via le sementi dagli orti vicini e aveva trasformato la riva in uno splendido tappeto di pomodori rossi.
A quel tempo lavorava solo mio padre e pagavamo le rate di mutuo della casa. Era duro arrivare a fine mese coi pochi soldi che restavano nel cassetto e quella manna a mia madre doveva sembrare la ricompensa del Cielo ai nostri sacrifici.
Aveva vuotato la cesta dei panni da lavare e ci aveva invitato a lasciar perdere per una volta il bagno per aiutarla a raccogliere i pomodori.
Stavamo attaccati per la paura che ci vedessero e poi sparlassero di noi in paese. Mia madre se ne stava china, raccolta in un pugno, eppure la paura non riusciva a cancellarle il suo bel sorriso, mentre mormorava: “E’ un miracolo! Qui siamo a posto per un mese e ce n’è anche per Natale, grazie al fiume e al buon Dio che l’ha creato!”