A chi importa

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A chi importa
il mio passato
sono nata all’alba
e il crepuscolo
già si avvicina.
Ma chi dice
che devo capire
tutto in un istante
che racconta
indovinelli
e parole
sconosciute.
Sento ancora
cantare
il mio fiume
sostiene la vela
il vento forte
e l’albero gigante
ha radici di linfa.
Il tempo è un luogo
inesplorato
sul bordo aperto
del cielo.

Dalla silloge  “Graffi obliqui” di Daniela Quieti – Premio Scriveredonna  2009

Mistero

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La risposta è al cuore del silenzio
Là in fondo, al chetare del vento
Non parole, non concetti stretti ai denti
Intenti solo a contar le messi
Non rotte, non sentieri già tracciati
Volti tristi e spenti di giorni affaticati
Ma dal canto vivo e muto dell’oblio
Raccoglierò… l’inesplorato e audace
Mistero mio.

Tratta da “I colori del vento” ed. Il Filo

Il valore nelle orme del cuore di Maria Lampa

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Sono al cinquantatreesimo piano della mia esistenza e non so quanti altri piani potrò ancora salire del grattacielo, ma so per certo quelli che ho superato, anno dopo anno.
Io paragono la vita ad un grattacielo: si inizia dal piano terra e si sale con l’aumentare degli anni.
Quando sono nata ero al pian terreno, incapace di vedere fuori dalla finestra e accudita totalmente dai genitori, dalla famiglia.
Man mano che sono cresciuta, mi sono resa più autonoma e con il tempo ho imparato a gestire le stanze, ad osservare il fuori che mi appartiene.
Quando ero ai primi piani, durante l’adolescenza, l’orizzonte era limitato da alberi esterni, che mi coprivano parte della visuale, restringendo anche il campo delle possibilità, poi cresciuta sono arrivata alla “maturità” e da quel momento ho potuto scegliere con consapevolezza e responsabilità.
Tutto il processo di salire di un piano, ogni anno, è stato naturale e molto intenso.
Io credo di aver fatto tante cose, ogni anno ho modificato, arricchito il traguardo, l’appartamento interno, usando al massimo lo spazio a mia disposizione e facendo tesoro dell’esperienza del piano inferiore, sono salita a quello superiore, migliorandolo, arricchendolo di “cimeli” avuti per i successi raggiunti, gli obbiettivi realizzati.
Qualcuno pensa che aumentando con l’età, si perda qualcosa, magari si vergogna della propria e non la dichiara; per me invece si acquista ogni anno qualcosa in più, tanta saggezza, esperienza, abilità e orizzonti più ampi.
Io vedo la vita come un bicchiere che si riempie con l’avanzare del tempo.
La cosa che mi affascina è la possibilità che ho, nel proseguire il mio percorso, verso la cima, di allargare la visuale e conquistare uno sfondo sempre più ampio.
Io so che posso interagire fin dove arriva il mio sguardo, perché l’ occhio vede solo ciò che può contenere e gestire, nulla di più e niente di meno.
Salire di un piano significa avere più opportunità, il campo di azione si allarga, vuol dire poter osare e arrivare un po’ più in là…. dell’anno precedente, spingersi oltre…
Io non parlo di possibilità fisiche, il corpo non può seguire i sogni, i pensieri, i desideri, perché si deteriora nel tempo, ma parlo proprio dei pensieri, degli ideali, dei sogni che non possono essere bloccati oggettivamente.
A volte mi è successo di restare in finestra ad osservare, senza agire, piatta, sfiduciata, confusa, inattiva e niente mi ispirava, da qualsiasi lato del piano mi affacciassi.
Non mi diceva nulla il mare del lato est, la collina del lato ovest, la montagna del nord e la vallata a sud e ho colpevolizzato tutto questo perché non mi mandavano stimoli.
Poi ho capito che toccava a me, immergermi in questo spazio, andare incontro al mare, la montagna, alla campagna e automaticamente, come per incanto, ho avuto risposte, stimoli, segnali chiari, suggerimenti grandiosi.
C’è stato lo scambio tra il mio dentro e il mio fuori e nell’interagire ho scoperto l’arricchimento, l’imparare continuo, la saggezza, la scoperta senza fine….
Ho imparato ad essere attenta, più osservatrice, a desiderare di crescere per avere maggiori possibilità di modificare il contesto esterno a me.
Nel rapporto con l’esterno (uomini, cose, natura) ho scoperto che sono come un sasso gettato nell’acqua: se un sasso è piccolo e spigoloso, i cerchi creati non sono perfetti e sono talmente piccoli che non arrivano lontano; al contrario, un bel sasso levigato, arrotondato, modellato, gettato nell’acqua crea cerchi regolari, grandi, di qualità che arrivano molto lontano.
E’ mio costante desiderio rendere la mia esistenza levigata, pesante, intensa, piena di sostanza, in modo che io possa emanare cerchi di qualità, percepibili un po’ più in là del mio naso….
Quando faccio qualcosa di positivo e di valido, di fatto creo un cerchio di qualità considerevole che contagia altri, che tocca e porta benessere a chi ne viene anche solo sfiorato.
Il mio impegno consiste proprio nel produrre più occasioni possibili di benessere per me per gli altri.
Sono anche responsabile di ciò che propongo, di come mi muovo e di come mi pongo nei confronti del mondo, cominciando da chi mi sta accanto.
Salire di un piano equivale anche ad aumentate responsabilità, perché sono maggiormente consapevole, perché l’orizzonte è più grande e dentro c’entrano più persone, più cose, più natura.
Il percorso della vita è affascinante perché lo vedo con questa ottica.
Ci sono stati momenti in cui sono stata vittima della miopia più o meno intensa, che non mi ha fatto vedere gli obbiettivi lontani, i traguardi che avrei potuto desiderare e quindi operare per raggiungerli.
Ci sono stati anche momenti in cui la “cataratta psicologica” mi ha impedito di vedere chiaro e allora sono andata avanti a tentoni, insicura, con il rischio di inciampare e magari cadere.
Altre volte non mi sono accontentata di ciò che ho visto al naturale, e avendo la sensazione che dove finiva l’orizzonte ci poteva essere qualcosa di molto interessante e allettante, mi sono procurata un binocolo per cercare di capire cose fosse quello che, ad occhio nudo, era solo un puntino informe.
Questa è la vita, il mio vivere, è il mio stile di viverla che varia nel tempo.
Ci sono stati periodi in cui mi sono curata solo di me, del mio appartamento e neanche ho guardato fuori, mi sono sfuggite perfino le stagioni e i colori che cambiavano con il tempo.
Ho avuto alcuni momenti difficili, in cui per malattia non ho potuto nemmeno affacciarmi a vedere, ma in fondo al cuore sapevo che il fuori c’era e mi apparteneva e non ho potuto interagire fisicamente con l’esterno, ma mentalmente si.
E’ vero che i pensieri sono impalpabili, non si toccano, non hanno una forma fisica, ma una cosa è certa: creano energia, si propagano e producono gli effetti sperati, a volte molto di più di ciò che ho desiderato e immaginato, e poiché non ci sono barriere per inviarli all’esterno, io posso scegliere di far volare quelli positivi, lontano, lontano fin dove io desidero.
Mi conviene aprire la finestra del mio attuale appartamento, aprire la porta agli amici, far cambiare aria alla casa intera, facendo entrare la brezza del mattino, l’aria tersa, il calore del sole, l’umidità della pioggia, il rumore del tuono e lo sfavillio del fulmine.
E’ in questo inter-scambio continuo che mi arricchisco, maturo, divento più abile e capace di donare quanto di meglio ho a disposizione nella totalità del mio essere psicofisico.
Sono convinta che l’aria di appartamento miscelata con l’aria esterna è di gran lunga migliore delle sola aria esterna, o della sola aria di casa mia.

***

Goccia I – Il grattacielo. Brano tratto dal libro “Il valore nelle orme del cuore” di Maria Lampa, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.

Se potessi

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Se potessi
con le lacrime
ribattezzerei di sogni
le vicissitudini
della povera gente
e mi trascinerei da solo
come un cane
la contentezza
degli altri.

“Il valore nelle orme del cuore” di Maria Lampa

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Maria Lampa - Il valore nelle orme del cuore - Marcelli Editore

Forse non c’è da andar molto lontano per cercare la spiegazione di ciò che succede nella vita di tutti i giorni, nei rapporti inter-personali.
A me piacciono le grandi filosofie, le scuole di pensiero, le teorie e mi documento costantemente, ma poi concludo guardandomi meglio intorno e nella praticità e la semplicità trovo tutte le risposte che cerco.
Un oggetto che mi ispira e apprezzo molto è la calamita: sono innamorata delle sue proprietà e della sua funzionalità.
La calamita viene usata come strumento per provare la natura di alcuni acciai, perché si attacca solo su parti che contengono ferro in piccole e grandi quantità, ed è divertente avvicinarla ad un cesto in cui ci sono tanti oggetti di diversi tipi di metallo e osservare che pesca solo quelli compatibili, trascurando quelli che sono totalmente diversi da essa.
Nella vita sociale è la stessa cosa e il fenomeno è il medesimo.
Ci sono esseri umani che mi piacciono al solo vederli, quando li incontro provo una emozione piacevole, di simpatia, di curiosità e scatta automaticamente l’interesse a conoscerli meglio.
So per certo che quelle persone hanno almeno una caratteristica simile alla mia e questo provoca attrazione e fa da collante nel caso possa o voglia approfondire la conoscenza.
Diventa calamita anche un ideale, un interesse, una iniziativa che coinvolge e “incolla” diverse persone e le fa diventare gruppo, o addirittura un team, una squadra vincente, facendo nascere il senso di appartenenza che stimola e dà sicurezza e soddisfazione.
Ci sono altre persone che ho voglia di allontanare, pur non conoscendole, o che non attirano la mia attenzione: credo che siano distanti da me e molto differenti.
Per molti anni mi sono intestardita a coltivare amicizie dove non c’era un legame di attrazione: sono stati momenti di profonda sofferenza e mi sono fatta venire mille sensi di colpa, in ogni occasione che si presentava l’insuccesso, mentre il dispendio di energia era immenso, e il dispiacere mi provocava addirittura dolore fisico.
Non riuscivo a capire che eravamo su due diverse lunghezze d’onda, mi era impossibile comprendere che l’accanimento, l’insistere e il persistere non potevano modificare il dato di fatto della totale diversità di interessi e di valori che avevamo.
Con questo non voglio dire che stabilisco rapporti solo con coloro che hanno similitudini con il mio modo di pensare, anzi spesso imparo molto di più da coloro che sono all’opposto e che la pensano in modo decisamente differente.
I rapporti affettivi, profondi sono solo con persone con cui condivido idee ed emozioni e il legame è garantito dall’attrazione, dall’effetto calamita, dall’avere qualcosa in comune, una parte della stessa natura. (…)

Un altro oggetto che mi aiuta a comprendere i rapporti umani è il ventaglio.
Ce ne sono di tutti i tipi, di vari colori e grandezze, diversi modelli e con raffigurati fiori e paesaggi, ornati di trine e merletti, o semplici a colore unico.
Quando è chiuso io ho una immagine diversa da quella che osservo quando è completamente aperto.
Nei momenti in cui io sono chiusa, riservata, schiva, gli altri hanno una certa idea di me e in base a ciò che vedono giudicano, valutano e si comportano di conseguenza.
Quando mi fido un po’ di più e mi apro, portando all’esterno idee, emozioni, proposte, dubbi, allora gli altri percepiscono di me una immagine un pochino più ampia, articolata, più ricca di dettagli.
Questo permette il nascere di amicizie, lo scambio di una parte di me.
Solo quando decido e riesco ad aprire il mio ventaglio totalmente, offro la possibilità al mondo circostante di conoscere esattamente il disegno che vi è sopra stampato, fatto di fisico e pensieri, emozioni e obbiettivi, aspirazioni e desideri, paure e soddisfazioni, incertezze e grinta travolgente, entusiasmi e tentennamenti, sicurezze e fallimenti, e tanti sogni da realizzare.
Ognuno di noi è un ventaglio e nella società si incontrano ventagli chiusi, e altri leggermente aperti e alcuni completamente spalancati.
Valuto con cautela la persona chiusa, che nasconde gran parte di sé, e aspetto che abbia voglia aprirsi, tanto da capire di che disegno è fatta, quali colori predilige, quanti desideri coltiva, per poter arricchire il ricco rapporto inter-personale che cerco.
Non posso dimenticare tutto il tempo che ho vissuto chiusa, serrata, incastrata nei miei pensieri neri e funesti, arrabbiata con il mondo intero e so che questo non capita solo a me.
Ci vuole calore, affetto, sostegno, per fidarsi del mondo e riuscire ad aprire il ventaglio della vita!
Io ho avuto la fortuna di incontrare ed avere accanto in momenti strategici, delle amicizie che mi hanno insegnato e aiutata ad aprirmi piano, piano e mi sono vicine anche oggi che credo di aver acquisito l’abilità di aprire o chiudere per scelta consapevole, a seconda delle persone, delle situazioni e del contesto.
La calamita funziona e attira il ventaglio quando è aperto, perché può toccare tante caratteristiche visibili. Pertanto ritengo che sia opportuno per me vivere con il ventaglio aperto, per avere maggiori possibilità di contatto e maggiori opportunità di moltiplicare le conoscenze e le amicizie.

***

Dal libro Il valore nelle orme del cuore di Maria Lampa

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legami slegati

rivedo nel nodo ormai sciolto nel tempo
legami slegati .. spazzati dal vento ..
son sguardi , sorrisi .. corolle appassite
son gocciole terse .. di sogni vestite ..

Raccolgo il legame sfuggito a quel vento
in un gesto d’amore .. che fine non ha ..

vocedelsilenzio

( immagine tratta da biodiversity.georgetown )

Meditazione

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rose_rosse-cm50x70jpg                       opera di Renco   <www.cominelli.com

Meditazione

                                  Silenzio.                                
Pensieri diffusi.
Rosa
lentamente disfiora
in un soffio salino.