Refrattaria a questo mondo di alienanti discorsi, di menti ristrette, di corse inutili, di convenzioni e pregiudizi, di squallide maschere, vado a rifugiarmi nell’incantata isola che porta il nome del mio animo, lì dove pochi riescono ad approdare. Oggi il mare è calmo, l’acqua cristallina riflette le assenze di quel mondo, butto l’ancora, mi cingo con tintinnii di monili, mi svesto dei rimasugli di squallide impronte, mentre la mia pelle si fa accarezzare da rivoli di vento intrisi di magici suoni e inizio la mia danza sulle note di arcani ricordi, quando bimba disegnavo castelli fatati, e quando il solitario passo della mia malinconia, mi trascinava negli anfratti di quella grotta, costruita con quei massi di vibranti emozioni, che la pioggia incontrata non è riuscita mai a scalfire. La musica antica si unisce alle nuove melodie, composte con l’estro degli insegnamenti della vita, felice oggi di avere intorno solo il rumore della risacca, il lieve sibilo del vento, me stessa con i tesori del mio animo, e qualche naufrago, dallo sguardo profondo, attratto nelle reti della magia del mio mondo, a scrutare attraverso i cristalli che recingono la mia dimora. Non saremo molti qui, solo chi è giunto al disincanto di quel mondo effimero, chi ha corso tanto per fermarsi poi a traguardi di carta, chi ha confuso l’Amore con l’innamoramento, chi ha il cuore affaticato per aver camminato sempre in salita, chi sa guardare nel silenzio di quest’isola per ascoltare e capire l’invisibile e oltrepassare i confini dell’orizzonte.
L’impossibile
L’impossibile
diventa possibile
se trascendo
il pensiero razionale
perché il cuore
non conosce confini
di proprietà
e ragionamento
non svela i misteri
di questo amore
né perché cerco
ancora una volta
il varco di linee
scabre
perse in colori
di sole
e d’ombra
che conduce
al tuo respiro.
Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009
Mistero
La risposta è al cuore del silenzio
Là in fondo, al chetare del vento
Non parole, non concetti stretti ai denti
Intenti solo a contar le messi
Non rotte, non sentieri già tracciati
Volti tristi e spenti di giorni affaticati
Ma dal canto vivo e muto dell’oblio
Raccoglierò… l’inesplorato e audace
Mistero mio.
Tratta da “I colori del vento” ed. Il Filo
Il valore nelle orme del cuore di Maria Lampa
Sono al cinquantatreesimo piano della mia esistenza e non so quanti altri piani potrò ancora salire del grattacielo, ma so per certo quelli che ho superato, anno dopo anno.
Io paragono la vita ad un grattacielo: si inizia dal piano terra e si sale con l’aumentare degli anni.
Quando sono nata ero al pian terreno, incapace di vedere fuori dalla finestra e accudita totalmente dai genitori, dalla famiglia.
Man mano che sono cresciuta, mi sono resa più autonoma e con il tempo ho imparato a gestire le stanze, ad osservare il fuori che mi appartiene.
Quando ero ai primi piani, durante l’adolescenza, l’orizzonte era limitato da alberi esterni, che mi coprivano parte della visuale, restringendo anche il campo delle possibilità, poi cresciuta sono arrivata alla “maturità” e da quel momento ho potuto scegliere con consapevolezza e responsabilità.
Tutto il processo di salire di un piano, ogni anno, è stato naturale e molto intenso.
Io credo di aver fatto tante cose, ogni anno ho modificato, arricchito il traguardo, l’appartamento interno, usando al massimo lo spazio a mia disposizione e facendo tesoro dell’esperienza del piano inferiore, sono salita a quello superiore, migliorandolo, arricchendolo di “cimeli” avuti per i successi raggiunti, gli obbiettivi realizzati.
Qualcuno pensa che aumentando con l’età, si perda qualcosa, magari si vergogna della propria e non la dichiara; per me invece si acquista ogni anno qualcosa in più, tanta saggezza, esperienza, abilità e orizzonti più ampi.
Io vedo la vita come un bicchiere che si riempie con l’avanzare del tempo.
La cosa che mi affascina è la possibilità che ho, nel proseguire il mio percorso, verso la cima, di allargare la visuale e conquistare uno sfondo sempre più ampio.
Io so che posso interagire fin dove arriva il mio sguardo, perché l’ occhio vede solo ciò che può contenere e gestire, nulla di più e niente di meno.
Salire di un piano significa avere più opportunità, il campo di azione si allarga, vuol dire poter osare e arrivare un po’ più in là…. dell’anno precedente, spingersi oltre…
Io non parlo di possibilità fisiche, il corpo non può seguire i sogni, i pensieri, i desideri, perché si deteriora nel tempo, ma parlo proprio dei pensieri, degli ideali, dei sogni che non possono essere bloccati oggettivamente.
A volte mi è successo di restare in finestra ad osservare, senza agire, piatta, sfiduciata, confusa, inattiva e niente mi ispirava, da qualsiasi lato del piano mi affacciassi.
Non mi diceva nulla il mare del lato est, la collina del lato ovest, la montagna del nord e la vallata a sud e ho colpevolizzato tutto questo perché non mi mandavano stimoli.
Poi ho capito che toccava a me, immergermi in questo spazio, andare incontro al mare, la montagna, alla campagna e automaticamente, come per incanto, ho avuto risposte, stimoli, segnali chiari, suggerimenti grandiosi.
C’è stato lo scambio tra il mio dentro e il mio fuori e nell’interagire ho scoperto l’arricchimento, l’imparare continuo, la saggezza, la scoperta senza fine….
Ho imparato ad essere attenta, più osservatrice, a desiderare di crescere per avere maggiori possibilità di modificare il contesto esterno a me.
Nel rapporto con l’esterno (uomini, cose, natura) ho scoperto che sono come un sasso gettato nell’acqua: se un sasso è piccolo e spigoloso, i cerchi creati non sono perfetti e sono talmente piccoli che non arrivano lontano; al contrario, un bel sasso levigato, arrotondato, modellato, gettato nell’acqua crea cerchi regolari, grandi, di qualità che arrivano molto lontano.
E’ mio costante desiderio rendere la mia esistenza levigata, pesante, intensa, piena di sostanza, in modo che io possa emanare cerchi di qualità, percepibili un po’ più in là del mio naso….
Quando faccio qualcosa di positivo e di valido, di fatto creo un cerchio di qualità considerevole che contagia altri, che tocca e porta benessere a chi ne viene anche solo sfiorato.
Il mio impegno consiste proprio nel produrre più occasioni possibili di benessere per me per gli altri.
Sono anche responsabile di ciò che propongo, di come mi muovo e di come mi pongo nei confronti del mondo, cominciando da chi mi sta accanto.
Salire di un piano equivale anche ad aumentate responsabilità, perché sono maggiormente consapevole, perché l’orizzonte è più grande e dentro c’entrano più persone, più cose, più natura.
Il percorso della vita è affascinante perché lo vedo con questa ottica.
Ci sono stati momenti in cui sono stata vittima della miopia più o meno intensa, che non mi ha fatto vedere gli obbiettivi lontani, i traguardi che avrei potuto desiderare e quindi operare per raggiungerli.
Ci sono stati anche momenti in cui la “cataratta psicologica” mi ha impedito di vedere chiaro e allora sono andata avanti a tentoni, insicura, con il rischio di inciampare e magari cadere.
Altre volte non mi sono accontentata di ciò che ho visto al naturale, e avendo la sensazione che dove finiva l’orizzonte ci poteva essere qualcosa di molto interessante e allettante, mi sono procurata un binocolo per cercare di capire cose fosse quello che, ad occhio nudo, era solo un puntino informe.
Questa è la vita, il mio vivere, è il mio stile di viverla che varia nel tempo.
Ci sono stati periodi in cui mi sono curata solo di me, del mio appartamento e neanche ho guardato fuori, mi sono sfuggite perfino le stagioni e i colori che cambiavano con il tempo.
Ho avuto alcuni momenti difficili, in cui per malattia non ho potuto nemmeno affacciarmi a vedere, ma in fondo al cuore sapevo che il fuori c’era e mi apparteneva e non ho potuto interagire fisicamente con l’esterno, ma mentalmente si.
E’ vero che i pensieri sono impalpabili, non si toccano, non hanno una forma fisica, ma una cosa è certa: creano energia, si propagano e producono gli effetti sperati, a volte molto di più di ciò che ho desiderato e immaginato, e poiché non ci sono barriere per inviarli all’esterno, io posso scegliere di far volare quelli positivi, lontano, lontano fin dove io desidero.
Mi conviene aprire la finestra del mio attuale appartamento, aprire la porta agli amici, far cambiare aria alla casa intera, facendo entrare la brezza del mattino, l’aria tersa, il calore del sole, l’umidità della pioggia, il rumore del tuono e lo sfavillio del fulmine.
E’ in questo inter-scambio continuo che mi arricchisco, maturo, divento più abile e capace di donare quanto di meglio ho a disposizione nella totalità del mio essere psicofisico.
Sono convinta che l’aria di appartamento miscelata con l’aria esterna è di gran lunga migliore delle sola aria esterna, o della sola aria di casa mia.
***
Goccia I – Il grattacielo. Brano tratto dal libro “Il valore nelle orme del cuore” di Maria Lampa, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.
Fine di un’estate

Nell’aria dolce
di fine estate
Si stempera ogni arsura
E il ricordo già vola
Dell’indolente amarsi.
Immagine: Vista dall’interno di Steve Hanks
A che cosa pensi?

“A che cosa pensi?”
Quante volte vi sarà capitato di rivolgevi questa domanda? Quando si sta insieme uno vorrebbe sempre scrutare nella mente dell’altro, cercare di capirlo, di comprendere preoccupazioni o semplicemente condividere. Quando affiora dal silenzio questa domanda mi sento come seduto davanti a un pianoforte, ogni tasto corrisponde a un pensiero, uno dei tanti che mi sfiora la mente lo premo, e dico “non mi ricordo se ho chiuso il gas”. Può succedere invece che si componga un vero e proprio accordo composto da tanti pensieri, e dopo qualche attimo di silenzio dico,”non avrei mai pensato come potesse essere bello stare vicino a te, sentire il calore del tuo corpo, immergermi nel battito del tuo cuore, accarezzarti come una lenta piroga scivola sull’acqua ferma. Non avrei mai pensato di leggere nei tuoi occhi, nel profondo mille minuscoli disegni e colori”. Ma sappiamo tutti che non sempre succede così, spesso si pensa a se stessi ai propri malesseri interiori, alle bollette che stanno per scadere, agli anni che passano, e ai passi incerti che ancora si compiono per affrontare la vita. Allora il più delle volte si risponde “a niente”, e tutto rimane lì fermo, immobile. Ma anche il silenzio ha un rumore, a volte serve per trovare pace, altre perché si è talmente appagati di un momento che qualsiasi cosa si dice diventa inevitabilmente stonata. I pensieri della mente me li immagino come tanti cunicoli di una grotta che scende sempre di più in profondità, a volte ci si deve sdraiare per poter andare avanti, ma poi ci si ritrova sempre in ampio spazio dove ogni parola rimbalza, si sentono gocce che cadono e credo che quelle sono l’essenza della nostra memoria che col tempo si dissolve.
Immagine: All that can Be Done di John Meyer
Respiro e vivo

Guardo le spume
sciabordare d’argento
sulle rocce dei sogni
Respiro e vivo
tra le brine,
immaginando un volto,
un corpo di luce.
Come forte vento
voglio vivere,
sventagliando,
profumi di mare
sopra di te,
voglio innalzarmi
senza gravità
leggero, etereo,
rimanere eterno
vicino alle cime,
vicino alle nevi,
vicino alle stelle:
così vivono
i forti venti,
così amano, danzando,
gli uomini liberi.
Sensazioni
Vivo a margine di sensazioni
sull’orlo della volontà
che non concede spazi a giochi del destino
ho semplicemente amato,
spiato angoli di vento per librare il cuore
oltre cancelli di perplessità
senza voltar lo sguardo
seguendo percezioni come volo d’uccelli…
Ho assimilato virtù ed egoismo
alla ricerca d’un fluttuante mondo,
un’oasi dove regole e intemperanze,
all’unisono, non lacerassero un corpo
abbandonato a complice piacere…
Nudo dolore
da perdere decenza d’umana sofferenza!
- non celebro la morte -
dallo sfatto sudario personifico assenze
l’oscuro interno esplode di violento azzurro
- silenzio vigilante -
poco a poco, il mare ingoia grumi,
caldo sangue si scioglie
…il seducente odore è un giorno di vita!
Ho pianto

Benché
non sia il fiume a rientrare
ma il passo
che a stento torna
nelle stanze del vuoto,
ho ascoltato,
le voci dissipate dal tempo
sui binari,
di un attesa fuggita via
nell’affanno
di inseguire, uno sguardo, una mano,
nella nebbia
del mio respiro sul vetro dei domani
voli, di silenzio scivolano
dagli occhi, e
- mentre autunno edifica -
in questo mio buio
ho pianto.
Dei miei silenzi
Ha bocca di cristallo
il mio silenzio
Sentirmi è bere dalle dita
-bisogna saperlo fare-
Musicare ad arte sul bordo
esile
della verità.
romina capo
La fuga
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
Cosa faccio, cosa dico che vi terrorizza tanto?
Che cos’è che vedete laggiù in fondo nei miei occhi?
Un’unione troppo grande per poterla sopportare?
Troppe cose da scoprire senza perdersi a vagare?
Non concedo ipocrisia
Metto tutto giù sul piatto
E’ con l’anima negli occhi
Che mi ripresento a voi
Non ho voglia di giocare
Con le regole mai scritte
Per cui l’uomo è cacciatore
Per cui non dovrei parlare
Per cui io dovrei aspettare
Di vedere cosa fai
Prima di poter sapere
Cosa c’è oramai tra noi
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
Perché mai è tanto strano che ti voglia rivedere?
Non è stato solo sesso ma tu non lo vuoi sentire
L’ho sentito solo io quel tuo battito di cuore
Ora ti vorrei parlare ma tu invece vuoi scappare
E allora sai cosa ti dico
Che il perdente qui sei tu
Se non sai come capire
Che non mi troverai mai più
Non si trova tutti i giorni
Una donna come me
Compagna, madre
Amante, figlia
Donna solo e totalmente
Senza mai mezze misure
Senza chiedere il permesso
A chi scappa via da me
I sogni diventano lividi all’alba
La loro dolcezza svanisce col sole
Col buio ogni lucciola sembra una stella
Col sole tu scappi lontano da me
La notte ti strego, lo sento, sei mio,
Ma al sole mattino già scappi lontano…
Per tutte le volte che siete scappati
Vorrei solamente capire il perché
Maschere..

Maschere d’oro
allo sbadiglio del giorno
riflettono raggi di tepori celati
traboccanti di vite intrappolate
dallo schiocco del momento
carnevali di memorie decorano visi
pallidi di emozioni
eburnei come la terra che geme in silenzio
trattenendo il respiro
Sonia
Tacere

Cade nell’acqua un soffio di vento,
Immagini riflesse di un mite passato,
Occhi colmi di ricordi spiaggiati.
Acqua, elemento che purifica,
Specchio delle anime nere
Con rimorsi mai detti.
Camminare nell’aria che pesante e tagliente mi protegge.
Accarezzami, tocca i confini del mio corpo,
Che vivo,
ondeggia nei tuoi cirri.
Dialogo con la Natura che osserva,
Scontro con la mia anima che tace
Rimpianti.
In fermento.
La scrittura come racconto di sé
Il ‘racconto di sé’, anche se non sempre si può definire una vera e propria autobiografia, è sempre un modo per riuscire a prendersi cura di se stessi. Un prendersi cura, inteso come occuparsi di.
Questo è uno dei concetti più presenti nelle parole di Duccio Demetrio, grande studioso della scrittura di tipo autobiografico e dei benefici che può arrecare alle persone che praticano questo tipo di scrittura.
Decidere di raccontarsi tramite la parole scritta, dice sempre Demetrio, è un modo per rivolgersi attenzione e per guardarsi dentro come guarderemmo un’altra persona, cioè dal di fuori.
Questi concetti erano già dentro di me e li ho riscoperti ascoltando il relatore di una conferenza. Mentre ascoltavo le sue parole, ascoltavo me stessa e mi riscoprivo.
A tratti abbiamo bisogno di fare questo, perché ogni tanto ci perdiamo di vista e non seguiamo i cambiamenti che avvengono dentro di noi e questo a volte, potrebbe generare ansia e disagio, un disagio che finiremmo poi per trasferire nelle nostre attività, impedendone anche, a volte, lo svolgimento abituale.
[Continua...]
Non è nulla
non è nulla
solo passi d’autunno che risuonano con passo funebre
non è nulla
solo foglie morte a celebrare l’ineluttabile destino
non è nulla
suono di pioggia che rapisce i sensi assopiti
non è nulla
ritmo monotono, ipnotico, che uccide l’ardore
non è nulla
solo cielo che si prende gioco di me
non è nulla
solo nuvole che inventano una trama fatta di pioggia
non è nulla
solo tempo che passa a dispetto nei nostri desideri
non è nulla
tutto va’ e tutto torna
Ora sì che sono felice
Se ci fossero altre strade difronte a te, mia cara So, le percorrerei una ad una, come per cercarti, come per aiutarti a trovare la strada che termina in un grosso cartello che ti da il benvenuto nella tua felicità.
così come se fosse una città qualunque, un posto di mare come ce ne sono tanti.
se questo posto di mare esisterebbe davvero vorrei viverci con te, passare le giornate ad ascoltarti e a guardarti crescere o vivere, così come desideri.
non so pregare mia cara So, ma chiedo agli angeli che popolano la tua scrivania di regalarmi un piccolo paese di mare dove condividere con te la mia felicità di esserti accanto, dove contemplare il tuo sorriso nel momento esatto in cui mi dici: sono felice, ora si che sono felice.
A spasso… nel Tempo…
Con i petardi sotto i piedi
Scoppiettanti di colori
Come quando tu sorridi
Oppure sbocciano dei fiori
Nei sentieri in cui ti fidi
Ma se spuntano i dolori
Il destino allora sfidi
Cercando degli allori
Che all’istante sembran lucidi
Come nei novelli amori
Diventano poi ìnfidi
Se trasformati in traditori
I pe_tardi son clamori
Se all’amore non t’affidi
Saran per noi splendori
Se a Lei Tu fai le lodi
edo e le storie appese
Sognare…
E’ nell’oblio dei tuoi occhi che mi accorgo del tempo che fu.
Sognai cieli fatati e onde nuove…ma il fumo del passato non torna…
è tutto un turbinìo di passioni ormai passive…nel ricordarti…mentre ti annienti nel tempo
e il tuo sorriso ingrigisce….
Eri tu.
piccole grandi cose…

piccole cose nascoste e silenti
racchiuse nel cuore di semplici fiori
raccolgon rugiada sui campi del mondo
raccolgon sorrisi tra applausi e silenzi ..
e tornano a sera in quel cielo di stelle
e come miraggio diventan più belle ..
vocedelsilenzio
(immagine tratta da inkycircus.com)

silenzi d’amore ..
erosa è la pietra dai flussi del vento
è sogno interrotto nel bianco del tempo
è un bimbo che eleva lo sguardo smarrito
è il fiore che chino già sembra appassito ..
è il dolce ritorno agli albori del sole
son piccole storie .. silenzi d’amore
è il battito d’ali di un cuore che sa
che un soffio d’amore per sempre vivrà ..
vocedelsilenzio
( immagine tratta da lunarchives.com – sunflower )



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