Il mito del Mediterraneo in Camus di Edda Ghilardi Vincenti

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IL MITO DEL MEDITERRANEO -

Il mito del Mediterraneo in Camus è qualcosa di più di un “mito”: è la sua filosofia dell’esistenza tracciata nelle sue linee essenziali, e molti temi che si trovano in “Noces” e in “L’été” verranno ulteriormente sviluppati in altre opere successive (tra le quali “Lo straniero”, “La peste”, “Il malinteso”). L’importanza del sole e del mare della “sua” Algeria, dove Camus crebbe e maturò la sua intelligenza, è efficacemente descritta in uno dei suoi primi scritti, “Il rovescio e il diritto”:
“La povertà intanto non è mai stata una disgrazia per me: la luce vi spandeva le sue ricchezze. Persino le mie rivolte ne sono state illuminate. Quasi sempre, credo di poterlo dire senza barare, furono rivolte per tutti e perché la vita di tutti fosse elevata nella luce. Non è certo che il mio cuore fosse disposto per natura a questa sorta di amore. Ma le circostanze mi hanno aiutato. Per correggere un’indifferenza naturale, venni messo a mezza strada tra la miseria e il sole. La miseria mi impedì di credere che tutto sia bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto”.
Già questa citazione ci dà il certificato di nascita del mito del Mediterraneo in Camus: la luce, il sole e, lo vedremo in “Noces”, anche il mare saranno per lui elementi determinanti che non gli suggeriranno soltanto l’amore per la bellezza e la vita, ma in loro vedrà anche la presenza ossessionante della morte. Essi inoltre acuiranno in lui il senso dell’assurdità della vita umana di fronte all’eterno divenire della natura.
Ne “Il rovescio e il diritto”, Camus osserva infatti:
“Una donna che viene lasciata sola per andare al cinema, un vecchio che non è più ascoltato, una morte che non riscatta nulla e poi, dall’altra parte, tutta la luce del mondo.  Qual è il risultato se si accetta tutto? Si tratta di tre destini simili e tuttavia diversi. La morte per tutti, ma per ciascuno la propria morte, In fin dei conti, il sole ci scalda pur sempre le ossa”.
L’assurdità della vita: ecco uno dei grandi temi camusiani. Che cos’è l’assurdo per Camus? Questa vita umana che è mortale, e, per contro, la continuità della natura. Ma c’è “il sole che scalda le ossa”. Il sole e la morte, ecco un binomio importante nel pensiero di Camus: il sole infatti lo aiuterà a superare l’idea, sempre presente in lui, della morte e della conseguente assurdità della vita umana. Il sole è la spinta vitale che gli fa considerare l’assurdità della vita un punto di partenza e non un punto di arrivo, facendogli trovare nell’amore per la natura e nella fratellanza umana il punto di superamento di tale assurdità (mentre per il primo Sartre – fino al 1948/9 – l’assurdità della vita era un punto di arrivo, al di là del quale non esisteva che il nulla, l’annientamento). [Continua...]

Ciao Alda Merini

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alda-merini

Alda Merini se n’è andata in questo autunno mite e silenzioso.
Se n’è andata come una foglia portata via dal vento dall’albero della vita.
Se n’è andata con la sua tristezza, con la sua saggezza, con la sua malinconia. Con la sua ultima dolce poesia.
Adesso è su un giaciglio di fiori sulla nuvola più bella che naviga nell’immenso cielo dei sogni, dei pensieri, delle aspirazioni di tutti noi che ci inchiniamo di fronte a lei con una rosa e una poesia.

Nicla Morletti e Robert

Bambino

Bambino,
se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

Alda Merini

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore – Paul Eluard

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Paul Éluard

La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
Girotondo di danza e di dolcezza,
Aureola del tempo, culla notturna e sicura,
I tuoi occhi non m’han sempre veduto
Io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada,
Canne del vento, sorrisi odorati,
Ali che rischiarano il mondo,
Navi di cielo cariche e di mare,
Sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
Che giace ancora sulla paglia degli astri,
Come il giorno deriva da innocenza
Intero il mondo dai tuoi occhi puri
E il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

Paul Éluard

***

Traduzione di Piero Bigongiari