La mia
declinazione
sei
tu
di te
a te
te
sempre
tu
e io
con te.
Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti – Premio Scriveredonna 2009
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La mia
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con te.
Dalla silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti – Premio Scriveredonna 2009
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Fu quando mi lasciai alle spalle Notre-Dame, per accingermi a passare il ponte che mi avrebbe portato poco più avanti di Place Saint Michel, che avvertii nell’aria la sua presenza. Percorsi metà del ponte, poi spostai lateralmente lo sguardo, dal fiume al di là della strada, dove alcune insegne luminose indicavano la presenza di un bistrot o di un bar. Ella era là, seduta fuori di questo locale che capii essere un bar. Era sola, ma sembrava che aspettasse qualcuno. Aveva una fare nervoso, forse dettato dalla impazienza dell’attesa. Oppure forse aveva solo qualche questione personale da risolvere. Rallentai il passo perché non sapevo cosa fare. Avrei sì voluto precipitarmi verso di lei, ma mi sembrava un gesto troppo invadente. Avrei potuto infastidirla o semplicemente contrariarla. Attraversai lentamente la strada dirigendomi verso il bar. Giunto a pochi metri la fissai negli occhi e dopo qualche secondo la salutai.
«Bonsoir» dissi. «Bonsoir» mi rispose. Non credevo fossi capace di avere una tale decisione e determinazione. «Non crede che mi debba un minimo di spiegazione?», le dissi con voce dolce ma ferma.
Lei fu altrettanto ferma e decisa. «No» mi rispose. «Lei, delle domande che vorrebbe pormi, conosce già le risposte».
Ero interdetto. Ancora una volta mi aveva colto di sorpresa. «Aspetta qualcuno? Posso sedermi un attimo?» le chiesi con gentilezza.
«Certo che può. Prego, si accomodi», disse mentre con un gesto della mano accompagnava le parole.
Io continuai: «Che significa che conosco già le risposte? Lei, non più di due settimane fa, mi ha lasciato con un oscuro disegno su un cartoncino ed è letteralmente scomparsa. Non capisco il significato, il senso di tutto ciò». Ero stupito per quanto avessi osato essere così esplicito e diretto.
«Davvero, così crede?». Aveva un sorriso enigmatico, un po’ sornione e un po’ sorpreso. «Non sa che i significati e il senso delle cose deve cercarli solo dentro di lei? Nessuno potrà mai indicarglieli. Perché ciò che per alcuni è vero, per altri potrebbe esser falso, e viceversa. E a lei le cose false non piacciono. Lei cerca solo cose vere, le cose reali. O almeno … che appaiano tali, che si presentino con la loro veste di veridicità, salvo verificarle in seguito. Sbaglio?».
No che non sbagliava. Era proprio così. Ero sempre alla ricerca della verità, della comprensione della realtà, del senso da attribuire al reale. Ma … lei mi sembrava irreale. Come se appartenesse ad un’altra dimensione. Come se per caso avesse incrociato la mia “linea di universo” e proprio lì mi stesse facendo perdere, su quella linea che tracciava il mio percorso nello spazio e nel tempo di quest’universo, di questa dimensione.
«No, lei non sbaglia», risposi, «ma, vede, il punto è proprio questo. Tutto ciò che lei dice è sempre giusto. Così dannatamente giusto che sembra irreale. E io ho bisogno di capire quanto tutto ciò sia reale, e quanto no».
Mi resi conto solo allora che in realtà non volevo una risposta esplicita. Temevo la risposta esplicita, chiara in tutta la sua crudezza. Temevo che una risposta alla mia domanda ponesse fine a questi incontri. Anzi, ne ero certo. In realtà, forse, aveva ragione lei, io già conoscevo le risposte.
Mi resi conto, in quel preciso momento, mentre pensavo tutto ciò e parlavo, … che sapevo chi lei fosse. No! Assolutamente non volevo che fosse lei a dirmelo esplicitamente. Così aggiunsi: «No, non mi dica nulla. La realtà è quanto riusciamo a costruire interagendo con quanto ci è intorno. È quanto riusciamo a vedere e conoscere, e ad agire col frutto di questa conoscenza. La realtà è il patrimonio di esperienze che ci permettono di operare sul contesto che viviamo. Così, anche il sogno è realtà, perché ci permette di vivere e di agire, di mettere a frutto esperienze e idee, ci permette di passare dalle parole ai fatti. Se per poter sognare occorre affrontare la realtà, per governare la realtà bisogna poter sognare. Ora so chi è Lei. Ma, proprio per questo non ho intenzione di perderla. Ho bisogno di incontrarla altre volte, e, lei … lei me lo permetterà?». [Continua...]
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Ed è il tuo buongiorno la prima emozione del mattino.
Come a continuare i sogni della notte e i mille pensieri del giorno. Tu e sempre tu.
Nelle fantasie e nei progetti. Nei momenti incantati e magici che il quotidiano regala e nei sogni ad occhi aperti. Tu e solo tu.
Era stato il buongiorno del mattino. La luce della messaggeria che lampeggiava, il suo sms, il suo raggio di sole.
Ed era così che si erano innamorati, solo è soltanto attraverso la scrittura.
Dopo tanto scriversi, avevano deciso di scambiarsi le foto. Dio che emozione!
Lo ricordava ancora. Ad aprire la mail ci mise un tempo incalcolato, il cuore in gola e le mani che le tremavano sulla tastiera.
Poi il suo sms l’aveva lasciata senza parole: “Mi guardi dritto negli occhi, bella ed affascinante. Mi sento il cuore in gola, eppure è solo la tua foto. Certo! Bisogna non avere fretta e seguire la danza delle emozioni. Non so tu, ma per me è già una danza frenetica del cuore. Ogni giorno di questa storia porta tanta emozione quanta tutta una vita….
Per Marica era iniziata la danza della primavera, tanto sole, mille colori, mille profumi, e il tutto portava un solo nome: Andrea.
Le foto avevano acceso in loro il desiderio di incontrarsi.
Lo avevano deciso insieme e stabilirono una data.
Iniziò un conto alla rovescia, ogni giorno Andrea gli mandava un sms e lo concludeva con un “meno uno”.
Più passavano i giorni e più si rendeva conto di essersi innamorata. Un amore virtuale!
Non si pose mai domande. Né se, né ma, né forse. Voleva incontralo. Voleva viversi la sua favola. Non sapeva dove l’avesse portata, ma, sapeva da dove partiva. Per una volta, una volta soltanto,seguì la voce del cuore.
Arrivò a Firenze al tramonto, quando tutto tende a colorarsi di arancio e oro. L’aria mite d’Aprile l’avvolse come una carezza.
Aveva chiesto ad Andrea di non andarla a prendere alla stazione. Era un momento unico, da fotografare nella sua mente e non voleva testimoni che potessero togliere la magia a quel loro tanto atteso incontro. “ Io e te soltanto” gli aveva detto.
Una volta scesa dal treno, non attese alla lunga coda dei taxi ma, ne prese un privato che le costò il doppio. Non le importò. Voleva arrivare in hotel il più presto possibile per farsi bella per lui.
Appena arrivata si fece una doccia, si cambiò i vestiti e si rifece il trucco.
Nell’attesa andava avanti e indietro, fumando un numero imprecisato di sigarette. Si guardava allo specchio mille volte, accendeva la tv, poi usciva a guardare fuori del balcone, poi in bagno,ancora un’altra sigaretta, ancora uno sguardo allo specchio e poi sentì bussare.
Il cuore cento cavalli in corsa. Si guardarono un solo istante e si abbracciarono forte come due amanti restati lontani per troppo tempo, ma loro erano due perfetti estranei.
Le loro bocche si unirono in un bacio senza fine, mille baci e poi ancora mille, avidi, di un amore da tanto tempo atteso. Uscirono dai vestiti senza rendersene conto. I loro corpi si unirono in una danza morbida, sensuale, a segnare il ritmo solo i battiti dei loro cuori. Prolungarono quella danza per un tempo indefinito, al limite del tempo stesso, fino a quando i loro corpi non li tradirono. Poi il silenzio dei sospiri stanchi e le dolci parole sussurrate guardandosi negli occhi protetti l’uno nelle braccia dell’altro.
Tutto era immerso nel silenzio, come se l’universo e la vita avessero cessato di esistere e si fossero trasformati in qualcosa di sacro, senza nome, senza tempo.
Una sensazione di pienezza permeava su Marica, sembrava che lui conoscesse da sempre la sua esistenza, il suo corpo,la sua anima, il suo cuore Chiuse gli occhi e si addormentò.
Il sole li trovò abbracciati, figli di un amore già nato.
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Sciamano
spine pungenti
orme
sulla spiaggia del cuore
dormiente
Nel silenzio
immagini smarrite
si sfogliano
inermi
come petali di margherite
coccolate dal vento
Mi confonde
la luce del tuo sguardo
lucciola fulgida
nel viale della mia esistenza
che si rigenera
Vivo di te…
ad ogni momento nuovo
Miracolo d’amore
si ridesta.
Immagine: dipinto di Antonella Poleti
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“A che cosa pensi?”
Quante volte vi sarà capitato di rivolgevi questa domanda? Quando si sta insieme uno vorrebbe sempre scrutare nella mente dell’altro, cercare di capirlo, di comprendere preoccupazioni o semplicemente condividere. Quando affiora dal silenzio questa domanda mi sento come seduto davanti a un pianoforte, ogni tasto corrisponde a un pensiero, uno dei tanti che mi sfiora la mente lo premo, e dico “non mi ricordo se ho chiuso il gas”. Può succedere invece che si componga un vero e proprio accordo composto da tanti pensieri, e dopo qualche attimo di silenzio dico,”non avrei mai pensato come potesse essere bello stare vicino a te, sentire il calore del tuo corpo, immergermi nel battito del tuo cuore, accarezzarti come una lenta piroga scivola sull’acqua ferma. Non avrei mai pensato di leggere nei tuoi occhi, nel profondo mille minuscoli disegni e colori”. Ma sappiamo tutti che non sempre succede così, spesso si pensa a se stessi ai propri malesseri interiori, alle bollette che stanno per scadere, agli anni che passano, e ai passi incerti che ancora si compiono per affrontare la vita. Allora il più delle volte si risponde “a niente”, e tutto rimane lì fermo, immobile. Ma anche il silenzio ha un rumore, a volte serve per trovare pace, altre perché si è talmente appagati di un momento che qualsiasi cosa si dice diventa inevitabilmente stonata. I pensieri della mente me li immagino come tanti cunicoli di una grotta che scende sempre di più in profondità, a volte ci si deve sdraiare per poter andare avanti, ma poi ci si ritrova sempre in ampio spazio dove ogni parola rimbalza, si sentono gocce che cadono e credo che quelle sono l’essenza della nostra memoria che col tempo si dissolve.
Immagine: All that can Be Done di John Meyer
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Da un libro spoglio d’anima
ti trassi,
e provai quella gioia fiabesca
che da noi non si sa chiamare con alcun nome
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Le rose e i tulipani
da cui il mio cuore trassi
ondeggian luccicanti
al suono dei tuoi passi
e al cuore, così soavemente avvilito,
non lasciano che cogliere
dall’aere profumato
la luce di tuoi occhi
le tue gioie nascoste
la polvere dorata
da cui è incantato
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Sorpreso dalla vita arrossisce il tuo viso
seppur l’animo cerchi di celare quel sorriso
come il sole di Marzo,
che nasconde il suo tepore
dietro le nuvole
di cui il cielo è ancora intriso.
E’ il gioco della vita,
il mistero esistenziale,
che svela il nostro amore
attraverso un temporale
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Letti di foglie,
colorate di lacrime
rosse d’autunno,
riflettono
tramonti di sambuco
sferzati di bora.
Quando la tua mano
cerca
il mio sorriso,
ti regalo
un corpo ubriaco
di vita.
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All’imbrunire quando tutto tace
quando i rumori si smorzano e le luci si attenuano
il mio corpo canta una melodia di fuoco e passione
lasciati avvolgere come canto di sirena
e vieni a me
unisci il tuo corpo al mio in un vibrare di intense emozioni
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