Stupidi presagi – VI puntata

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Quando finalmente riaprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il volto di Matteo che la fissava con aria dubbiosa a una distanza di pochi centimetri. Il suo viso, di solito perfetto e curato, da così vicino lasciava intravedere alcune imperfezioni della pelle e alcune piccole rughe al lato degli occhi che lo facevano apparire più “umano”.
Non riusciva a capire: il suo atteggiamento era provocato da paura per il suo stato, da preoccupazione per lei o dal timore che qualcosa mettesse a repentaglio la sua organizzazione dell’evento tanto atteso?
“Francy, finalmente! Che spavento hai fatto prendere a tutti! Come ti senti?”
Che fosse veramente preoccupato?
“Non so, non so proprio cosa mi sia successo, all’improvviso mi sono sentita come presa in un vortice e sono svenuta. Forse uno sbalzo di pressione o chissà ché.”
“Ma adesso come stai?”
[Continua...]

Stupidi presagi – V puntata

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Intanto l’intensità del temporale stava diminuendo. Mise in moto il suo macinino, che stranamente rispose subito alla sollecitazione e fece manovra per tornare verso casa.
Chissà la manfrina che avrebbe dovuto sopportare da sua madre! Sparire così, senza dire dove andava, il giorno delle sue nozze poi! Desiderò di sparire sul serio. Dopo l’acquazzone il volto della campagna non era più lo stesso di quella mattina, i rumori giungevano più attutiti, gli animali si erano rifugiati nei pollai o nei fienili: tutto sembrava desolato.
Imboccò il viottolo del suo cortile quando mancava un quarto a mezzogiorno. Casa sua era in subbuglio.
Vide sua zia Beatrice attraverso la finestra aperta della cucina che parlava animatamente con sua madre: sapeva di essere il loro argomento! Non appena sentirono il rumore del motore uscirono entrambe sul terrazzo sul piede di guerra: sul loro viso si leggeva chiaramente che erano sul punto di dirgliene quattro.
Infatti, non fece in tempo ad aprire la portiera che già le loro grida le occuparono la cavità cranica.
Con una smorfia di dolore Francesca si portò le mani alle tempie e l’ultima cosa che pensò, prima di accasciarsi a terra, era che stava esplodendo.
 

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“Stupidi presagi” di Mynona è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa “E giunse Amore” lanciata dal Blog degli Autori insieme a Zenzerocandito. Per maggiori informazioni e partecipare segui questo link.

Stupidi presagi – IV puntata

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Non si accorse che il sole era sparito, coperto da una coltre di nuvole grigie. Se ne rese conto solo quando fu riportata nel presente dal rumore di un tuono in lontananza e dalle prime gocce di pioggia. Si alzò e corse alla macchina.
Qual era dunque il detto… ah, sposa bagnata, sposa fortunata!
Salì in fretta, giusto in tempo per evitare lo scroscio d’acqua. Era uno dei primi temporali estivi di fine primavera, con lampi e tuoni a non finire. Francesca si rannicchiò sul sedile accanto a quello del guidatore per stare più comoda, con l’intenzione di aspettare che passasse.
Aveva sempre avuto paura dei temporali. Matteo la prendeva sempre in giro per questo, soprattutto perché non erano i lampi a spaventarla, cosa che sarebbe stata anche lecita, ma i tuoni.
I rumori forti non le erano mai piaciuti. Il suo cervello li amplificava ed anche dopo qualche minuto continuavano a rimbombare, rimbalzando come un’eco tra una parete e l’altra all’interno dell’orecchio. Era una sensazione sgradevole e solo per questo motivo non sopportava i tuoni, ma siccome spesso non aveva voglia di spiegare tutta la storia, faceva prima a dire di averne paura, la qual cosa invece suonava del tutto normale alle orecchie della gente. Strana davvero la gente.
Cominciò a sentire freddo. Con una mano cercò di arrivare nel baule per prendere una vecchia giacca di lana che teneva sempre lì, per le evenienze. Era una giacca informe, con le maniche troppo lunghe, uno dei suoi primi esperimenti di lavoro a maglia, di sicuro tra i meno riusciti, ma era pur sempre una cosa fatta da lei e ci era affezionata. Finalmente la trovò e se la mise sulle spalle.
Guardò l’orologio sul cruscotto: erano le dieci. Chissà cosa stava facendo, lui!
Di sicuro non era il tipo da turbamenti prematrimoniali. Tutto preordinato, organizzato alla perfezione, non un capello fuori posto. Si chiese come fosse la vita per una persona così.
Probabilmente aveva già in mente anche di pianificare la sua. Orrore! Il fatto che lei non fosse ancora arrivata a capire quale fosse la sua strada non giustificava per nulla che fosse qualcun altro a decidere per lei. S’immaginò quarantenne senza scopo ad aspettare qualcuno che non arrivava mai.
Valeva la pena vendersi così?

Stupidi presagi – III puntata

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Gaetano Ligrani - Fuggire

Avrebbe dovuto sposarsi nel pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa di San Bartolomeo. Mancavano otto ore alla cerimonia. Le venne voglia di prendere la sua auto, una scassata 2 cavalli color limone, e farsi un bel giro per la campagna circostante. Lo faceva spesso quando era nervosa o sotto pressione, la aiutava a rilassarsi e poi le piaceva il silenzio della campagna, rotto solamente dai rumori tipici dei campi e dai versi degli animali.
Che immagine inebriante un cane addormentato al sole, arrotolato davanti alla porta d’entrata di un casolare. La faceva sentire come se il tempo non avesse importanza e comprendeva la bellezza del crogiolarsi nel non far niente, come se fosse un compito importante da portare a termine.
“Mamma, io esco.”
Dopo aver guidato per una decina di chilometri, vide una bella radura ai bordi della strada e decise di fermarsi. Parcheggiò in uno spiazzo e s’incamminò attraverso il campo fino a giungere sotto ad una grossa quercia. Si appoggiò al tronco e diede libero sfogo ai suoi pensieri, accarezzata dal sole ancora tiepido del mattino. Stava veramente facendo la cosa giusta? Era veramente innamorata di lui? Lo vide con l’occhio della memoria la prima volta che si erano incontrati.
Non era sicura che Matteo fosse l’uomo dei suoi sogni. Non che avesse un ideale preciso da rispettare, soprattutto dal punto di vista estetico: neanche da bambina aveva sognato il classico principe azzurro sul cavallo bianco, anzi, le favole di Biancaneve e di Cenerentola la indisponevano.
Nonostante questo, dentro di sé, sapeva che la sua era una ricerca ardua: di solito non si accontentava molto facilmente, in ogni senso. Non era stato un colpo di fulmine. Quasi lo aveva odiato, con quell’aria un po’ saccente, la fronte alta e fiera, come se il mondo girasse intorno a lui. Non era neanche “il suo solito tipo”. Tutte le storie che aveva avuto, fino a quel momento, erano state con ragazzi timidi e schivi, dolci e silenziosi, presenti.
Aveva annusato il pericolo, ma questo non era bastato per tenersi alla larga da lui. Eppure aveva tentato. In tutti i modi. Ora, dopo neanche un anno, stavano per diventare marito e moglie.
Chiuse gli occhi.

 

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Stupidi presagi – II puntata

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Maschera Azteca

Non si rese conto di quanto tempo fosse trascorso, persa nei suoi ricordi, fino a quando si girò verso la finestra e vide che la luce proveniente da fuori si era fatta più calda. Aveva un sacco di cose da fare, ma non ne aveva alcuna voglia e questo certo non la spronava a decidere di alzarsi.
Nonostante tutto, lo fece. Come tutte le mattine, mise il piede sinistro per primo sul pavimento di legno, accompagnandolo subito dopo con il destro. Francesca non era una ragazza superstiziosa, di solito, ma quello era una specie di rituale, che la seguiva da quando era bambina e non aveva mai cambiato questa abitudine, senza sapere perché.
A pensarci bene, non era l’unica. Quando frequentava la terza media, per il suo compleanno le avevano regalato una radio sveglia di quelle elettriche, con il quadrante a cifre luminose. La prima cosa che faceva appena sveglia era di guardare l’ora per trarne un presagio: se la somma delle cifre indicate era un numero divisibile per tre, allora sarebbe stata una giornata fortunata.
Senza rendersene conto buttò l’occhio verso l’orologio a led luminosi del videoregistratore, ma subito abbassò le palpebre. Voleva proprio fare quella verifica? E se la somma non fosse stata come doveva? Visto il suo umore già abbastanza instabile, decise di non rischiare di rovinarselo ulteriormente con stupidi giochetti infantili. Con passo lento si diresse verso il bagno.
[Continua...]

Stupidi presagi – I puntata

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Amedeo Del Giudice - Risveglio

Non era ancora giorno quando sentì le palpebre sollevarsi. Nella penombra, provocata dai lampioni ancora accesi giù nella strada, vide con orrore che la sveglia segnava le cinque.
Francesca avrebbe voluto dormire fino alla fine dell’eternità quella mattina, ma c’era qualcosa che glielo impediva. La sua mente era già sveglia, ma il corpo proprio non ne voleva sapere e come un peso morto le impediva di scendere dal letto. Occorreva rimettere in attività tutte le funzioni vitali: iniziò a scrutare la stanza partendo dal soffitto, misurando con la mente la distanza tra il lampadario e le tende della finestra. Le tapparelle abbassate, ma non serrate, ora lasciavano filtrare i primi barlumi dell’alba, un’alba lattiginosa e fredda, metallica.
[Continua...]

Per conoscersi – VIII e ultima puntata

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Kiss

Ridere insieme

Una giornata, quella dell’appuntamento, piena di sole. Lisa, mentre si dirigeva verso il luogo convenuto, controllava l’orologio. Non voleva arrivare troppo presto, ma neanche in ritardo. Dopo aver “rovesciato” l’armadio, aveva optato per la semplicità: una gonna larga e morbida, una camicetta sbracciata, le basse e comode cenerentole, i capelli sciolti appena trattenuti da un fermaglio. Nell ‘animo e nel corpo una gran voglia di libertà e di leggerezza.
Quando arrivò, Rocco era già lì, in jeans e maglietta ma con la barba accuratamente rasata e i capelli tagliati di fresco. Di nuovo un senso di estraneità, di sdoppiamento. La ragione le diceva che non lo conosceva, che non sapeva chi veramente fosse: quello che l’aggrediva e la sfidava o quello dell’ultimo incontro? Eppure sapeva di non potere fare a meno di avvicinarsi a lui, di sentire la sua voce, di toccarlo e di farsi toccare.
Si guardarono, si salutarono gentili e formali, per un po’ non seppero che dire. Si avviarono verso un piccolo bar all’interno di Villa Borghese, tavolini all’aperto, un caffè e  sempre disagio. Fu Rocco a rompere il silenzio.
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Per conoscersi – VII puntata

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L’ansia

Rocco non prese alcun mezzo per tornare a casa, era troppo agitato e continuava a rivivere  la sensazione del corpo di Lisa che aderiva morbido al suo, del suo profumo, della tenerezza delle sue guance. Se avesse seguito il proprio istinto l’avrebbe baciata appassionatamente ma aveva sentito che non era il momento, che avrebbe sbagliato, perché, ora lo capiva, lui non conosceva la vera Lisa. Aveva creduto che fosse sicura di sé, senza problemi, superba, e troppo spesso l’aveva sfidata. Ma anche da come lei aveva risposto al suo abbraccio,  dal modo in cui si era abbandonata, dal suo timido silenzio,  aveva compreso che Lisa era veramente diversa da come lui l’aveva sempre vista. Era stato uno stupido orgoglioso, lui che neppure aveva  tentato di conoscerla, che non aveva mai chiesto di lei a Luca che la frequentava da  tempo. Era vero, aveva dei pregiudizi! Improvvisamente vide il volto di sua madre che, quando suo padre emanava sentenze sulle ragazze moderne, scuoteva la testa, gli faceva l’occhiolino e poi, in privato:
- Tuo padre è un brav’uomo, ma non dargli sempre retta, – gli diceva – impara a guardare con i tuoi occhi.
Perché non l’aveva ascoltata? Improvvisamente l’assalì il terrore di perdere Lisa. Proprio ora si era svegliato? Quando entrambi  sarebbero andati in luoghi distanti e per tanto tempo? Era assolutamente necessario vedersi, parlare, cercare di capirsi prima di lasciarsi. A qualunque costo.
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Per conoscersi – VI puntata

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pKiss

Un abbraccio

Lungo Via Pinciana il traffico si era diradato. La brezza portava il profumo dei pini, nel cielo uno spicchio stretto stretto di luna. Per un po’ camminarono in silenzio, poi Rocco le chiese:
– Fra quanto parti ?
– Fra una settimana – rispose Lisa.
– E in questi giorni che fai?
– A parte preparare i bagagli voglio dormire, soprattutto dormire. Tu che fai quest’estate?
Lisa aveva risposto automaticamente. Aveva la sensazione di recitare la parte dell’eroina di una commedia scritta da un autore ignoto. Da Luca? Da Marta? Da Alessia? Conosceva Alessia superficialmente ma aveva capito che era una cui piaceva dirigere i giochi, simpatica ma un po’ invadente. Non era questo però a metterla a disagio, era piuttosto la sensazione di camminare nella notte accanto ad uno sconosciuto. Eppure bastava che le loro braccia si sfiorassero perché un brivido le percorresse la schiena e i battiti del cuore accelerassero. Era come se ci fossero due Lise e quella raziocinante osservasse nell’altra la presenza di una follia incomprensibile. Una Lisa incomprensibile, un Rocco  sconosciuto. Una situazione comica in un certo senso e le venne da sorridere.
[Continua...]

Per conoscersi – V puntata

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Forse… Un errore

Rocco aveva ascoltato sbalordito. Mai avrebbe pensato che la brillante ed elegante studentessa, entrata all’università con un anno d’anticipo, sempre in pari con gli esami,  lavorasse, che avesse difficoltà economiche. Aveva ragione Luca quando gli diceva che lui aveva dei pregiudizi: “Mi piaci Rocco, sei un bravo ragazzo, ma non sei abituato alla città e non cogli le sfumature, le differenze. Anche se non vorresti generalizzi.” Come si era irritato lui a quelle parole! Una delle poche volte che aveva rifiutato Luca, che lo aveva visto come uno che voleva essere superiore. E  con lui non aveva mai parlato di ragazze, salvo qualche battuta tanto per giocare. Si riteneva perfettamente in grado di capirle e di valutarle senza l’aiuto di nessuno. Con rabbia pensò che forse la parte di suo padre, che più gli dispiaceva ed aveva criticato fin dall’adolescenza, fosse entrata a far parte di lui senza che se ne accorgesse.
[Continua...]