Tutto vince l’amore

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Il 14 febbraio è la festa di San Valentino, tradizionalmente dedicata agli innamorati. Il suo nome deriverebbe dal latino valorem tenens, cioè chi persevera nel valore, o da valens tyro, valoroso soldato e, forse, racchiude in sé varie figure di martiri. Secondo alcune narrazioni, nel terzo secolo, l’imperatore romano Claudio aveva proibito i matrimoni perché riteneva che i celibi fossero preferibili come soldati. Ma un sacerdote di nome Valentino, ignorando il veto, continuò a officiare unioni in segreto. Fu imprigionato e, mentre era in attesa di essere giustiziato, restituì miracolosamente la vista alla figlia cieca del suo carceriere, scrivendole come frase d’addio “dal vostro Valentino”. Si racconta anche di un Valentino, medico, che assisteva i malati che non erano in grado di pagarlo e di un Valentino, vescovo di Terni, perseguitato e ucciso sotto l’imperatore Aureliano perché aiutava i cristiani. La prerogativa di protettore dell’amore risalirebbe, però, a un culto pagano dell’antica Roma, alla festa in onore di Lupercus, il 15 febbraio, che era associata a riti di fecondità. Divenuti, nel tempo, troppo dissoluti, furono vietati da Augusto e, in seguito, definitivamente aboliti da Papa Gelasio che, nel 496, designò il 14 febbraio giorno di celebrazione di questo martire cristiano. La consuetudine di festeggiare la ricorrenza scambiandosi “Valentines”, doni e biglietti d’amore, sembra, tuttavia, rifarsi alla cultura anglosassone, secondo cui il santo donava alle giovani coppie un fiore del suo giardino, tradizione citata finanche da Geoffrey Chaucer nell’opera onirica “Il Parlamento degli Uccelli”, in relazione alla promessa di matrimonio di Riccardo II d’Inghilterra ad Anna di Boemia. Anche Ofelia, nel terzo atto dell’Amleto di Shakespeare, recita: “Sarà domani San Valentino, ci leveremo di buon mattino, alla finestra tua busserò, la Valentina tua diventerò”. Il più antico documento di “Valentine” tramandato è quello che Carlo d’Orléans, segregato nella Torre di Londra dopo la disfatta di Agincourt, nel 1415, inviò a sua moglie, scrivendole: “ma tres doulce Valentinée…” Ma fu nel Rinascimento, nel fiorire dell’arte, della poesia e della musica, che San Valentino si legò romanticamente all’immagine di Cupido, “l’amorino” simbolo, la cui freccia trafigge profondamente il cuore. Il significato espresso da questa ricorrenza trascende ogni moderna commercializzazione e resta, comunque, per chi lo desidera veramente, un giorno di unione, di pace, di condivisione, di baci, un giorno in cui “Tutto vince l’amore: e che anch’io ceda all’amore”.

Un dono d’amore – quinta puntata

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Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi gli uni con gli altri e diventare una massa informe e indefinibile… Mentre gli oggetti, le cose erano saldamente legate alla realtà.

Se toccava una rosa ne percepiva il profumo, si pungeva, ma della moglie non ricordava più l’odore, il suono della voce o il colore degli occhi. Lavorare la terra di Viviana era come se lo aiutasse a rimettere al suo posto ogni tessera del mosaico del suo passato… Il giallo di un girasole gli ricordava il biondo dei suoi capelli. Era come una terapia. Più oggetti toccava, più sentiva la fatica, più si estraniava dalla vita d’ombre che aveva condotto. Cominciava a capire cosa legava un uomo alla sua vita, non i ricordi sbiaditi o il futuro imprevedibile, ma il presente tangibile.

Si inginocchiò per controllare che il terreno fosse umido e sentì qualcuno alle sue spalle.
La vecchia della notte prima lo guardava e sorrideva. I loro occhi si incontrarono ed era come se lei gli leggesse dentro.
In effetti gli leggeva dentro.
- Sa che è molto bravo con le rose?- gli chiese.
- Davvero?- Pietro guardò i fiori che da giorni erano tornati a respirare dalle erbacce che li soffocavano.
- Oh, si, amico mio. Era un pezzo che non le vedevo così belle… Si sentivano trascurate-.
- Si, in effetti sono migliorate-.
- Basta un po’ d’amore e dedizione… E’ come la magia, sa?-.
- Lei è troppo romantica- sorrise.
- La nostra amica è in casa?- gli chiese.
- No, è uscita a fare una passeggiata-.
- Allora la raggiungerò. Le auguro un buon lavoro-.
Si allontanò sotto lo sguardo indagatore dell’uomo. Quella vecchia doveva essere pazza o saggia.

[Continua...]

Un dono d’amore – quarta puntata

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La morte non l’aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso…ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all’incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l’aveva definitivamente annientato.

Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente…se…solo fosse stato un uomo migliore.

Non c’era assoluzione per le sue colpe e l’espiazione sarebbe durata per sempre.

Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po’ di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.

Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l’aveva ascoltato con attenzione e con un’espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po’ il suo cuore…era come se con quel gesto l’umanità intera l’avesse perdonato.

Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce…qualcosa di simile ad un balsamo…forse era un angelo.

Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente…non più l’angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.

Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.

Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno…

La guardò…era in cucina e stava cucinando. Era bella…molto bella.

Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.

[Continua...]

Un dono d’amore – terza puntata

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I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi…uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un fine settimana rubato.
Si sieda e mangi, prima che si freddi-.
Grazie per tutto-.
Viviana annuì.
Nascerà presto?- le chiese.
Tra 4 mesi…-
Il padre deve essere impaziente…-.
Purtroppo è morto- lo interruppe, infastidita dalla sua invadenza di circostanza. [Continua...]

Un dono d’amore – seconda puntata

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Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.

Chi è?- chiese sommessamente.

Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.

Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.

Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.

Gianni-.

Riaprì e si gettò tra le braccia dell’amico.

Viviana…tesoro- l’uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.

Nulla… ho avuto solo un incubo- sussurrò.

Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell’acqua?-. [Continua...]

Un dono d’amore – prima puntata

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La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L’amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell’amore… Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l’esistenza di sé senza quell’uomo, ormai… viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.

Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto…troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l’abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?

E’ stata in coma per due mesi – disse l’infermiera – Poi, all’improvviso, stamane si è risvegliata -.

Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c’era più rosso. [Continua...]

Il segreto di Marina – ultima puntata

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Jack Vettriano, The Last Great Romantic

Quella sera Luca fu un perfetto gentiluomo. La portò in uno dei ristoranti migliori della città e la trattò come una regina. Per la prima volta non parlarono di lavoro bensì di loro due; Marina aveva dimenticato come poteva essere piacevole la compagnia di un uomo come Luca e si sorprese a ridere a crepapelle ascoltando le storielle e gli aneddoti che raccontava. Era una persona incredibilmente affascinante Luca. Allegro, vivace, intelligente… l’uomo perfetto, insomma. Aveva sempre pensato che non potesse esistere uno come lui e invece dovette ammettere che si sbagliava di grosso. Quella sera riuscì anche a farle dimenticare il dolore per aver perso definitivamente l’affido di Marco. Poi, dopo la splendida cena, lui la prese sottobraccio e fecero una lunga passeggiata sul lungomare, al chiaro di luna. Molto romantico. Ecco, Luca era anche questo: un inguaribile romantico! [Continua...]

Il segreto di Marina – quarta puntata

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Quando Marina fece ritorno a casa fu molto sorpresa di trovare il signor Ferri ad attenderla in piedi davanti al portone. Si scambiarono un’occhiata incerta, studiandosi a vicenda. Lui si accorse che aveva l’aria stanca e che aveva pianto. Lei invece capì che non c’era alcun rancore nel suo sguardo, nonostante la discussione del giorno precedente.
“Simona mi ha raccontato tutto”, esordì Luca affranto, “Mi dispiace per tutto quello che ha dovuto passare. Non avevo alcun diritto di dirle le cose che ho detto.”
“Invece aveva ragione. Sono una vigliacca.” Le lacrime affiorarono all’improvviso e lui si ritrovò a prenderla fra le braccia per consolarla.
“Che è accaduto?” le chiese infine dolcemente.
“Il giudice ha deciso di affidare a me il piccolo. Di solito in questi casi si propende per la madre naturale, tanto più che ho una buona posizione economica e un ottimo lavoro. La famiglia che lo aveva in affido era piuttosto povera, il capo famiglia è un semplice manovale, di sicuro non avrebbero potuto garantirgli una buona istruzione, né uno stile di vita adeguato.” [Continua...]

Il segreto di Marina – terza puntata

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Il giorno dopo Marina non andò al lavoro. Luca si chiese se fosse dovuto al loro colloquio della sera prima e si sentì in colpa. Forse aveva sbagliato a condannarla e comunque non aveva il diritto di volersi intromettere nella sua vita. Chi era lui per giudicare? Preso da mille dubbi trovò il coraggio di convocare nel suo ufficio Simona, la ragazza che lavorava nella scrivania di fianco a Marina. Sapeva che tra loro c’era un buon rapporto; Simona era l’unica con cui Marina si confidava a volte.
“Ho visto che la signorina Gervasi è assente stamattina”, disse cercando di celare il tumulto che aveva nel cuore, “Per caso è malata?”
“Non esattamente, signor Ferri”, rispose la ragazza titubante.
“Allora qual è il problema?”
“Non so se posso dirglielo.”
Luca si stava innervosendo. “Suvvia, non faccia la misteriosa. Le è accaduto qualcosa?”
“In realtà le è accaduto qualcosa, ma cinque anni fa.”
“Non capisco…” [Continua...]

Il segreto di Marina – seconda puntata

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Jack Vettriano, Man in the Mirror

Nei giorni che seguirono, Luca la volle inaspettatamente al suo fianco per un lavoro che stava seguendo lui personalmente. Si trattava di una cosa di estrema importanza ed ella si stupì del fatto che il capo richiedesse proprio la sua collaborazione, visto che c’erano sicuramente persone più meritevoli. Trovò persino il coraggio di farglielo notare e lui le rivolse il suo sorriso disarmante: “Lei non ha sufficiente fiducia in se stessa. In questo ufficio è la migliore, glielo garantisco, ed è quindi di lei che ho bisogno per questo progetto.” Ma Marina non era sicura che quello fosse il vero motivo per cui l’aveva scelta. Già in passato era stata vittima delle attenzioni di alcuni colleghi che avevano finto interesse per lei da un punto di vista lavorativo per poi finire a fare i cascamorti. Si augurò che non fosse il caso di Luca; con lui sarebbe stato più complicato respingere le avances, in fondo era pur sempre il suo capo e non desiderava che ci andasse di mezzo il proprio lavoro. Con sua grande sorpresa, tuttavia, egli si comportò con lei in maniera ineccepibile. Era la persona più seria e corretta che avesse mai incontrato e non si prese con lei alcuna confidenza non desiderata. Anzi, si stabilì fra loro una perfetta complicità e lentamente la sua diffidenza nei suoi confronti scomparve per lasciar posto a una grande stima. L’ultimo giorno, quello della consegna del progetto, tuttavia accadde qualcosa che incrinò il loro rapporto professionale: Luca la invitò a cena fuori. [Continua...]

Il segreto di Marina – prima puntata

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Le dita correvano veloci sulla tastiera del computer. Marina sapeva bene di dover terminare il lavoro entro il giorno seguente e non voleva correre il rischio di non portarlo a termine. Teneva molto al proprio impiego. Praticamente era tutta la sua vita, forse perché, a parte quello, non c’era altro a tenerla impegnata e a dare un senso alla propria esistenza. All’età di trent’anni ancora non era sposata, né aveva intenzione di intrecciare una relazione con un uomo. Lei odiava gli uomini. Quando le sue colleghe parlavano dei propri fidanzati o dei ragazzi con cui uscivano, Marina era solita sbuffare dicendo: “Sciocchezze. Gli uomini sono tutti uguali. Non vale la pena di perdere tempo dietro a loro!” e questo suo risentimento le aveva fatto guadagnare l’antipatia delle altre impiegate insieme all’odioso soprannome di “zitella inacidita”. [Continua...]

Stoppino bagnato – Ultima puntata

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Beautiful Dreamer by Jack Vettriano

Certo è che da quel giorno qualcosa (o meglio, tutto) cambiò. Giuseppe cominciò ad essere sempre meno disponibile nei miei riguardi. Si faceva desiderare ed i nostri appuntamenti divennero sempre meno frequenti.

Io ero torturata dalla sicurezza di aver sbagliato a dichiarare i miei sentimenti, ma contemporaneamente dalla certezza che prima o poi avrei dovuto addivenire ad un chiarimento con lui.
Ed arrivò eccome il fatidico elemento risolutore.
Un giorno mentre eravamo in casa, cercando di aprire lo stipetto di un mobile, vidi poggiato all’interno un anello da donna. Non è certo del suo amico, pensai.
Allora, facendo finta di niente me lo misi e vidi la sua faccia diventare scura.
“ Bello questo anello. E’ della fidanzata del tuo amico?” [Continua...]

Stoppino bagnato – IV puntata

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Pincer Movement by Jack Vettriano

O forse sì, si sarebbe anche potuta chiudere lì, se io non fossi come ringiovanita tutta d’un colpo. Se la voglia, non di nuove esperienze, ma di riprendere storie passate non si fosse prepotentemente fatta strada in me.
Certo Roma-Napoli non era una distanza impossibile. Piuttosto, era impossibile la nostra disponibilità di tempo.
Io avevo due figli e lui, anche se sposato senza figli, aveva invece un lavoro che non gli lasciava molta libertà o, perlomeno, così mi piaceva credere perché lui, forse, non voleva neppure cercarsele le occasioni per raggiungermi a Roma.

Fu così che cominciò la mia spola tra Roma e Napoli. E con essa le bugie, i sotterfugi, i sensi di colpa, lo stress di trovare sempre una copertura attendibile. Ma tutto era giustificato da quei momenti da passare insieme. Quelle ore, i nostri pranzi davanti al Golfo, le chiacchiere, le confidenze, i regalini ricordo, le musiche, i caffé preparati in casa.
Eh sì, perché nel frattempo Giuseppe aveva ottenuto in prestito da un amico una casetta al mare, per incontrarci più comodamente. [Continua...]

Stoppino bagnato – III puntata

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 Sweet bird of youth (study) de Jack Vettriano

Altro che riflettere. I miei pensieri conducevano sempre allo stesso punto: le sue labbra.
Nel frattempo il tempo scivolava via come sabbia in una clessidra, sabbia calda che facevo scivolare tra le dita, seduta sulla battigia a guardare il mare.
In spiaggia, mio figlio si divertiva, io mi abbronzavo (ero sempre più nera e mi sentivo sempre più pimpante), mi divertivo, conoscevo gente. Ma quel chiodo piantato nel cervello non ne voleva sapere di sfilarsi. La domanda che mi ponevo continuamente era: cosa succederà?

Ed effettivamente qualcosa accadde. Mio marito telefonò da Roma per dirmi che non poteva più venire a prenderci e che, quindi, dovevamo tornare in treno, da Napoli.

E penso capirete. Sapevo eccome cosa voleva dire questo per me. Poterlo rivedere.
Così fu. Ma non come pensavo e desideravo io: volevo affogarmi nei suoi baci, magari lassù a Posillipo, di fronte a tutto il Golfo, come quando eravamo giovani e ci bastava poco per trovare un posto anche se non sapevamo dove andare ad amoreggiare.
[Continua...]

Stoppino bagnato – II puntata

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Back Where You Belong de Jack Vettriano

E sì che ci ho pensato. Per tutta la notte.
Il tempo di chiudere gli occhi un attimo ed eccomi lì, già sveglia a pensare a quel bacio innocente o quasi… In effetti così avrebbe dovuto o voluto essere, almeno per me: innocente.
Invece, continuava a farsi strada nella mente il ricordo dei tempi passati in cui i baci che ci scambiavamo erano tanti, ma veramente tanti e sempre più passionali, sempre più invadenti, sempre più caldi.

Ne erano passati di anni, è vero.  Ma erano stati riposti nei cassetti della memoria.
Solo che ora venivano fuori improvvisamente come quei clown a molla che esplodono dalle scatole-giocattolo.
Anni che sentivo come sparati a raffica su un viso senza protezione, disarmato. Il mio.

Quel tipo di bacio lo ricordavo bene, eccome. Quelle sue labbra sottili, che non promettono nulla, ma che una volta che sfiorano le tue sembrano schiudere un intero mondo di promesse.
E quella lingua che cercava, s’insinuava dentro lo scrigno dei tuoi pensieri e delle tue emozioni fino a possedere la tua stessa mente. Anche solo per quell’attimo.
Così, giusto per scacciare via quell’immagine, mi chiedevo se in fin dei conti era stato così bello anche per lui. E mi rispondevo di no.
Se solo non mi avesse scritto l’sms avrei pensato ad un timido revival, per ricordare gli ardori passati. E invece quell’algido messaggino anonimo era lì, a dirmi che era stato bello anche per lui.

[Continua...]

Stoppino bagnato – I puntata

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Just Another Day de Jack Vettriano

L’amore crea scintille, vibrazioni, esplosioni, fiamme… ma se poi alla fine tutto si affogasse nelle lacrime?

Questa storia è successa proprio a me. Proprio a me che ho sempre detto di non volermi innamorare. A me, che lotto per le battaglie comuni a tutte le donne. A me, madre di famiglia e moglie esemplare.

Ma, come si dice, mai dire mai.

Fu così che, un giorno come tutti gli altri, incrociai per caso un mio compagno di classe del liceo. Non lo vedevo da tanto tempo. Era decisamente cambiato, ma al momento non riuscii ad avere la piena cognizione se fosse in meglio o in peggio. Già all’epoca non era bellissimo, ma aveva sempre attorno a se tantissime donne che lo corteggiavano.
Ora aveva un viso più sottile, un mento aguzzo che sembrava scavato nella roccia. Due occhialini, sintomo della incalzante miopia, ed un’andatura dinoccolata come ai tempi giovanili.
Lo guardo, lo riconosco, lui riconosce me e ci salutiamo con un bacio “a distanza”, nel senso che mentre lo bacio tengo la mano tra me ed il suo corpo. Era per autodifesa. Ricordo infatti che aveva una insinuante sensualità, se ti avesse avvicinato ti avrebbe avviluppato nella sue spire come un’anaconda.
[Continua...]

Stupidi presagi – Ultima puntata

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Quando arrivò a San Bartolomeo lui era già là, che l’aspettava, impeccabilmente vestito.
La gente si raccolse tutta intorno all’auto per farle gli auguri, per complimentarsi con lei, insomma per assolvere al loro compito di invitati.
Quando le venne incontro per aprire lo sportello, Matteo aveva la sua solita espressione sicura, come se prima non fosse successo niente, come se non avesse avuto neanche per un attimo il dubbio che lei non si sarebbe presentata.
Le prese la mano e la baciò leggermente sulla guancia sinistra, quasi a volersi scusare per lo schiaffo. Le parve un segno che se ne fosse pentito.
Salirono insieme la gradinata della chiesa fino all’enorme portale centrale: qui le consegne furono passate allo zio Federico.
Poiché era il fratello di suo padre, il quale era morto da molti anni ormai, aveva voluto essere lui ad accompagnarla all’altare in sua vece.
[Continua...]

Stupidi presagi – IX puntata

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Il suo mal di testa andava intensificandosi: dopo quella sberla le sarebbe venuto comunque.
La risposta di Matteo l’aveva lasciata letteralmente di stucco: mai si sarebbe aspettata una reazione così violenta e fisica. Si accorse che in fondo non lo conosceva bene, che non era poi così freddo e distaccato come voleva far credere. Era tutta una montatura, per nascondere il vero Matteo: che fosse addirittura un timido ridipinto di un colore vivace?
Non sapeva più che fare. Nella sua mente continuava a ripetersi le parole che le aveva detto poco prima, cercando un appiglio per ritrovare il filo del suo discorso. Non aveva detto poi delle cose sbagliate. La paura a volte gioca dei brutti scherzi, specialmente alle persone dotate di molta fantasia, come lei.
Riazzerare tutto… e ricominciare, conoscersi in modo diverso, parlare delle proprie emozioni senza nascondere nulla e nel momento in cui si provavano, nel limite del possibile, questa era la soluzione. Pensava di essere un mistero per lui, invece era solo una delle sue fantasticherie: quelle che erano uscite dalla sua bocca poco prima erano parole di qualcuno che la conosceva bene.
Lo aveva mal giudicato e la colpa di quella situazione era sua: avrebbe dovuto aprirsi di più, svelare le sue insicurezze, i suoi dubbi. Lui si era rivelato molto più maturo di lei e questo un po’ le rodeva. Decise lo stesso che si sarebbe presentata in perfetto orario alla cerimonia. Le rimaneva un’ora e mezza per rimettersi in sesto.
Fece una doccia veloce, con l’acqua appena tiepida, per svegliarsi e tonificare la pelle del viso, che sentiva bruciare sul lato sinistro.
[Continua...]

Stupidi presagi – VIII puntata

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Il problema insormontabile era il successivo: sicuramente le avrebbe domandato i motivi di questa sua decisione. Cosa avrebbe dovuto rispondere?
Forse la via più veloce era dirgli che s’era accorta di non amarlo a tal punto da assumere un impegno così definitivo, ma, giustamente, le avrebbe obiettato che poteva rendersene conto anche prima. Forse, dopo tutto, quella non era neppure la verità.
Forse tutto questo sarebbe servito per metterlo alla prova, ma non era una cosa troppo crudele se poi si fosse rivelato diverso da quello che si aspettava? E se avesse sofferto veramente? Si sentì una sadica: avrebbe provato piacere nel vederlo soffrire, perché avrebbe saputo che anche lui aveva un cuore. Fu scossa dai suoi pensieri dalla morbida voce di lui.
[Continua...]

Stupidi presagi – VII puntata

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Decise che doveva assolutamente parlare con lui di quello che le stata accadendo. In fondo aveva il diritto di essere informato della situazione che si stava creando, ma come trovare il coraggio? E tutta quella gente lì intorno a fissarla!
“Matteo, andiamo di là nella mia camera: avrei bisogno di parlarti.”
Nel suo sguardo fiero e altezzoso intravide per un attimo un lampo di terrore, forse era solo una sua impressione, ma voleva talmente credere di avergli provocato un dubbio o una paura vera e propria da vedere l’inesistente.
Poi si alzò e lui la seguì, senza proferir parola.
Nei brevi attimi che seguirono, cercò d’immaginare quello che gli stesse passando per la testa: chissà, magari pensava che lei avesse bisogno di un momento d’intimità, o che ci fosse qualche problema di organizzazione della cerimonia oppure…che avesse capito che il problema era di ben altra portata?
L’espressione del suo viso non lasciava trasparire nulla: occhi di ghiaccio.
Non sapeva da dove cominciare. Il discorso era molto complicato, ma semplice il suo assunto: non sentiva più il desiderio di sposarsi con lui. Non riusciva a capire nemmeno cosa veramente provasse per lui. Da un lato lo amava e dall’altro rappresentava tutto quello che lei odiava, ma soprattutto aveva paura.
[Continua...]