Inverno

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Ancora verranno
nei mattini d’inverno
nebbie di fiume
su albe di acquerello
passi distratti e assonnati
sotto i portici
a respirare l’odore della notte.
Camminerò lungo le ore vuote
cercando il tuo volto tra i passanti
e sognerò di incontrarti sopra il ponte
per raccontarti la mia malinconia.
Poi siederò ad aspettare il tuo ritorno
nei pomeriggi limpidi di ghiaccio
e fingerò di ingannarmi coi ricordi
finché vedrò riaccendersi i lampioni
e lente scie di fanali per le strade
come lumini a seppellire il giorno.
Allora mi alzerò e sarà un istante
nemmeno il tempo per rabbrividire:
poi su dal fiume tornerà la nebbia
ad inghiottire tutto, anche il dolore.

Perdono

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Perdono perché,
quando seppi di te
non ero preparata, ero terrorizzata
l’angoscia prese il sopravento
e diventasti il mio tormento.
L’adolescente non può essere genitore
L’adolescente è solo un incosciente
Vuole fare l’adulto e poi
Vigliaccamente
Decide non darti alla luce
Non ti ho dato amore
Non ti ho dato calore
Ed oggi tu sei un angelo nel firmamento
Ed io una donna col suo pentimento.

Immagine: Mocha Poster – Erin Rafferty

Se potessi

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Se potessi
con le lacrime
ribattezzerei di sogni
le vicissitudini
della povera gente
e mi trascinerei da solo
come un cane
la contentezza
degli altri.

La legge di un addio

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Non era bastato un addio per quell’amore. Scoppiato come un uragano, con tutta la passione, sembrava unico e per sempre tanto da progettare mille progetti.
Era stato suggellato da un ministro del Signore e da un anello perché si stava per guastare.
Il bimbo nato da quel letto ufficiale era biondo e molto bello, la casa nuova e linda, gli sforzi si ripetevano ogni giorno, ed anche i diritti ed i doveri.
E lentamente quella gabbia diventava stretta, si sentivano compromessi i sogni, finite le illusioni.
Nuovi giorni senza spazi per il cuore, nuove notti consumate nell’abitudine e nell’indifferenza.
Scoppiava colpendo tutti quanti quella rabbia e il letto del dovere diventava angusto quanto quello di una cella di prigione. Il vento aveva spento tutto il fuoco. Di mondi sconosciuti non era rimasta che una leggera scia, di occhi che si guardavano ammirati, ora si vedevano solo dei difetti.
Non bastava più un addio per quell’amore che oramai era solo rancore. Adesso disprezzo e risentimento.
Era finita la poesia e al posto di prati in fiore c’erano foglie spezzate dal vento.
Di mille giuramenti non erano rimasti neppure pallidi rimpianti.
Non esistevano che cocci da recuperare, restava solo il frutto di un impossibile accordo.
Il bimbo era cresciuto ed era sempre bello, ma andava malvolentieri a scuola, era piccolo ma ogni giorno capiva più di un poco.
Attendeva in un’attesa dolorosa. Un uomo in toga avrebbe deciso adesso il suo futuro. Quanti alimenti e quanto amore gli toccava a giorni alterni, per quanto doveva ancora essere una palla.
Quante ripicche avrebbe dovuto sopportare e quante case ancora da cambiare. Senza sapere se aveva avuto lui pure qualche colpa, sarebbe diventato un uomo ma forse, finalmente, avrebbe deciso lui come doveva finire un amore.

Sensazioni

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Vulnerabili come le onde che si infrangono contro le rocce
Ostinate e contrarie come in un viaggio controvento
Una figura all’orizzonte proietta la sua ombra
Cammina e si muove con la luce del sole.

A dare i suoi raggi è un sole rovente e aumenta la gente
Membra infuocate,mai saziate,spesso dimenticate
La lunga barba di un vecchio,saggezza della mente
Cosa rispondi? Che dire? Le rughe contate

Un volto severo,la gente protesta,alcuni fan festa
Cosa ti è tolto, cosa ti è dato, nulla dovuto, un volto muto.

E adesso il cuore,senza tante parole,si fonde l’umore
In un destino spesso eluso di un cammino distratto
Adesso arriva l’aurora di un sole che sorge nel cuore
Un abbraccio e un bacio senza rancore
Camminano insieme, sono amore e dolore.

Sposa delusa

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Sposa delusa
rimane la rosa
stesso riflesso di un amore appassito
cadono petali di un sogno proibito

Cristalli del Mio sale

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Scendono impietrite e non colate
Le frasi d’un amore pronunciate
Come fai a dire che sono tramontate
Che è meglio niente che centellinate

Tu sei troppo impervia nel pensare
Cercando n’altro amore per uscire
Era poco il tempo che Ti potevo dare
Ma volevi tutto ed ora vuoi mollare

Allora eccoti i cristalli del mio sale
Godi forse troppo il farmi stare male
Sapore di dolore da malato terminale
Mentre adesso l’altro sale le tue scale

Occupando il posto ch’era mio nel cuore
Che ora non farà mai più quel bel rumore
Come in frenesia del nostro grande amore
Sarà solo un palliativo, ed a me tanto dolore

Edo e le storie appese

Inganno

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e se tutto fosse inganno 

se tu
non fossi mai esistita
se non mi avessi mai baciato
quel giorno

se tu
non fossi mai arrivata
se non mi avessi accarezzato
il viso

se non ti avessi mai incontrata
bella
come solo tu sai essere bella

se non fossi mai annegato
nei tuoi occhi
che mi hanno graffiato il cuore

allora
oggi sarei felice
e riderei di chi mi parla d’ amore

e se questo fosse l’ inganno?

Mimmo e la città che sogna

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La mia città è Bari. Ed è meravigliosa.

Continuamente abbracciata al suo mare sorride nelle giornate di sole. Di notte ammalia come una donna innamorata che si fa bella per il suo uomo.

Così, la mia città spesso sogna di essere grande. Di diventare grande non solo nei sogni. Spesso ci riesce. Altre no.

Come la sera di primavera in cui un imbecille, sfrecciando con una moto in pieno centro, in una assurda delirante esibizione tra impennate ed accelerazioni, investe in pieno un giovane che tanti conoscevano ed amavano, Mimmo Bucci, il cantante, l’artista, l’uomo che amava la vita.

Vasco Rossi, il grande cantautore italiano, suo amico, gli ha inviato questo messaggio: “Ciamo Mimmo, ci rivedremo al Roxy Bar, come le star”.

La nostra amica Marileda Maggi lo conosceva bene. Leggete il suo post.

Sofferenza d’amore

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Sofferenza d’amore
mi fa sprofondare
nell’abisso più oscuro.
Lacrime calde
scendono
sul mio volto niveo,
lasciando un arrossamento
che brucia.
Grido all’amore
oggi il mio dolore,
quello che mi ha fatto
assaporare
le gioie della vita.
Chinata sul pavimento
volgo lo sguardo
nel vuoto della stanza.
Pensieri confusi
e pieni d’amarezza
lacerano l’anima mia.
Scendono le lacrime
ininterrottamente,
lasciandomi senza respiro,
tra un singhiozzo e l’altro.
Il corpo oramai sfinito
si adagia per terra,
dove mi addormento
sognando
le meraviglie
di un nuovo
grande amore.

© – “Nicoletta Perrone”