Ha un respiro smarrito

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Ha un respiro smarrito
quest’assenza
che sussurra l’inganno
dell’attesa
dispersa offerta
che non risarcisce cieli
senza remissione
e senza fiamma
intrecciati nei fili
d’una storia
spoglia di voci
adesso
dove cerco la sola fonte
che imperli di promesse
nuove
l’amara destinazione
l’illusione lacerata
desiderata
lungo il silenzio
innamorato di ritorni
che inappagato m’invade.

Dalla Silloge “Graffi obliqui” di Daniela Quieti

***

Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon

Una lettera d’amore

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Mio caro,
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, nonostante riesca ad apparire serena fra i miei libri, i miei impegni, la mia ordinarietà scarnificata, fatta di ideali spesso messi in fuga da un tempo di profonda tristezza, d’insincera illusione, di lunga inquietudine, di polvere di strada. Vedo il mare da qui. Sembra rilassato, anche se il profilo acuminato di una palma scura evoca schegge conficcate nel costato. Me la caverò? Sfuggendo ai miei tumulti per cercare riparo negli attimi strappati al sogno, forse, però ogni sogno è prigioniero del destino. O su una soglia, a guardia dell’antico inganno, nell’attesa di una promessa autentica. O nelle stanze dell’infanzia, nei fantasmi buoni di cui aspetto il ritorno, al buio, per condividere con loro un altro istante nei luoghi che, come loro, ho amato e amo, o in questa lettera che non spedirò, di cui tu solo potresti davvero leggere le orme, o in tutte le tue forme a cui la mia immaginazione ti adatta, e mi adatta. La preferita è di considerarti semplicemente un uomo, che ha infuocato i miei tormenti, che spartisce il desco, il calore che mi pervade, che riempie con me una scatola vuota di ricordi con la fascinazione di ciò che sarà, in un irraggiungibile luogo segreto, domani. – Ma quand’è che viene questo domani, dov’è? E a qual prezzo si vende se è già sera, l’oggi. – È strano come due persone, incontrandosi, s’intersechino l’una nell’altra. Il caso? Affinità elettive? Mi piace pensare che sia pure una questione di pelle. Sei troppo affascinante, troppo seducente, troppo tutto e continui a crescermi nell’anima e nella carne, accarezzato progetto, redatto con parole intinte d’emozione. Vorrei averti qui, ora. Stringerti. Fondermi in te. Tu strazi la mia vita con la tua presenza-assenza, la memoria dei tuoi segni, potenti, mi accende di desideri impazienti, mentre rovisto instancabilmente fra i tuoi silenzi nell’aspirazione di ascoltarti. Dobbiamo ancora capirci, cogliere il soffio del vento che ci afferra e ci culla, e ci lenisce ferite aperte dalla nostra precarietà, e poi…vorrei vivere, anche poco, ma vivere…mi dicesti. E, come allora, ti rispondo…anch’io, con te. Io, passionale, possessiva, irruenta che, come le donne di arcaica radice della mia terra madre, la tua lontananza ha fatalmente di cordoglio velato, con quell’amore che non ho perduto nel pianto e nella gioia di un’intera esistenza, ti porto attaccato al petto, incastonato nell’inseparabile gioiello più prezioso, bruciante stimmata dentro il cuore, sempre.

Da “Schegge d’amore” di Daniela Quieti

Mistero

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La risposta è al cuore del silenzio
Là in fondo, al chetare del vento
Non parole, non concetti stretti ai denti
Intenti solo a contar le messi
Non rotte, non sentieri già tracciati
Volti tristi e spenti di giorni affaticati
Ma dal canto vivo e muto dell’oblio
Raccoglierò… l’inesplorato e audace
Mistero mio.

Tratta da “I colori del vento” ed. Il Filo

Rien ne va plus

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Dalla serie Desire di Rob Efferan, particolare

Vai via e già manchi
a due passi da me
stupore d’assenza nuova.
Hai una donna
che ti aspetta al binario
qualche certezza ben costruita
lungo treni sempre in corsa
sfrontato architetto
di rotte a me straniere.

Io non ho che una sera adagiata
su promessa d’estivo temporale
a stemperare pieghe afose
di pensiero
come il divano
che sa della tua pipa.

- Ricordando A. -

***

Immagine: dalla serie Desire di Rob Efferan, particolare

Linea di confine – La Fuga

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Fu quando mi lasciai alle spalle Notre-Dame, per accingermi a passare il ponte che mi avrebbe portato poco più avanti di Place Saint Michel, che avvertii nell’aria la sua presenza. Percorsi metà del ponte, poi spostai lateralmente lo sguardo, dal fiume al di là della strada, dove alcune insegne luminose indicavano la presenza di un bistrot o di un bar. Ella era là, seduta fuori di questo locale che capii essere un bar. Era sola, ma sembrava che aspettasse qualcuno. Aveva una fare nervoso, forse dettato dalla impazienza dell’attesa. Oppure forse aveva solo qualche questione personale da risolvere. Rallentai il passo perché non sapevo cosa fare. Avrei sì voluto precipitarmi verso di lei, ma mi sembrava un gesto troppo invadente. Avrei potuto infastidirla o semplicemente contrariarla. Attraversai lentamente la strada dirigendomi verso il bar. Giunto a pochi metri la fissai negli occhi e dopo qualche secondo la salutai.

«Bonsoir» dissi. «Bonsoir» mi rispose. Non credevo fossi capace di avere una tale decisione e determinazione. «Non crede che mi debba un minimo di spiegazione?», le dissi con voce dolce ma ferma.

Lei fu altrettanto ferma e decisa. «No» mi rispose. «Lei, delle domande che vorrebbe pormi, conosce già le risposte».

Ero interdetto. Ancora una volta mi aveva colto di sorpresa. «Aspetta qualcuno? Posso sedermi un attimo?» le chiesi con gentilezza.

«Certo che può. Prego, si accomodi», disse mentre con un gesto della mano accompagnava le parole.

Io continuai: «Che significa che conosco già le risposte? Lei, non più di due settimane fa, mi ha lasciato con un oscuro disegno su un cartoncino ed è letteralmente scomparsa. Non capisco il significato, il senso di tutto ciò». Ero stupito per quanto avessi osato essere così esplicito e diretto.

«Davvero, così crede?». Aveva un sorriso enigmatico, un po’ sornione e un po’ sorpreso. «Non sa che i significati e il senso delle cose deve cercarli solo dentro di lei? Nessuno potrà mai indicarglieli. Perché ciò che per alcuni è vero, per altri potrebbe esser falso, e viceversa. E a lei le cose false non piacciono. Lei cerca solo cose vere, le cose reali. O almeno … che appaiano tali, che si presentino con la loro veste di veridicità, salvo verificarle in seguito. Sbaglio?».

No che non sbagliava. Era proprio così. Ero sempre alla ricerca della verità, della comprensione della realtà, del senso da attribuire al reale. Ma … lei mi sembrava irreale. Come se appartenesse ad un’altra dimensione. Come se per caso avesse incrociato la mia “linea di universo” e proprio lì mi stesse facendo perdere, su quella linea che tracciava il mio percorso nello spazio e nel tempo di quest’universo, di questa dimensione.

«No, lei non sbaglia», risposi, «ma, vede, il punto è proprio questo. Tutto ciò che lei dice è sempre giusto. Così dannatamente giusto che sembra irreale. E io ho bisogno di capire quanto tutto ciò sia reale, e quanto no».

Mi resi conto solo allora che in realtà non volevo una risposta esplicita. Temevo la risposta esplicita, chiara in tutta la sua crudezza. Temevo che una risposta alla mia domanda ponesse fine a questi incontri. Anzi, ne ero certo. In realtà, forse, aveva ragione lei, io già conoscevo le risposte.

Mi resi conto, in quel preciso momento, mentre pensavo tutto ciò e parlavo, … che sapevo chi lei fosse. No! Assolutamente non volevo che fosse lei a dirmelo esplicitamente. Così aggiunsi: «No, non mi dica nulla. La realtà è quanto riusciamo a costruire interagendo con quanto ci è intorno. È quanto riusciamo a vedere e conoscere, e ad agire col frutto di questa conoscenza. La realtà è il patrimonio di esperienze che ci permettono di operare sul contesto che viviamo. Così, anche il sogno è realtà, perché ci permette di vivere e di agire, di mettere a frutto esperienze e idee, ci permette di passare dalle parole ai fatti. Se per poter sognare occorre affrontare la realtà, per governare la realtà bisogna poter sognare. Ora so chi è Lei. Ma, proprio per questo non ho intenzione di perderla. Ho bisogno di incontrarla altre volte, e, lei … lei me lo permetterà?». [Continua...]

Inverno

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Ancora verranno
nei mattini d’inverno
nebbie di fiume
su albe di acquerello
passi distratti e assonnati
sotto i portici
a respirare l’odore della notte.
Camminerò lungo le ore vuote
cercando il tuo volto tra i passanti
e sognerò di incontrarti sopra il ponte
per raccontarti la mia malinconia.
Poi siederò ad aspettare il tuo ritorno
nei pomeriggi limpidi di ghiaccio
e fingerò di ingannarmi coi ricordi
finché vedrò riaccendersi i lampioni
e lente scie di fanali per le strade
come lumini a seppellire il giorno.
Allora mi alzerò e sarà un istante
nemmeno il tempo per rabbrividire:
poi su dal fiume tornerà la nebbia
ad inghiottire tutto, anche il dolore.

Alla Musa

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Da un libro spoglio d’anima
ti trassi,
e provai quella gioia fiabesca
che da noi non si sa chiamare con alcun nome

Incanto

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Le rose e i tulipani
da cui il mio cuore trassi
ondeggian luccicanti
al suono dei tuoi passi
e al cuore, così soavemente avvilito,
non lasciano che cogliere
dall’aere profumato
la luce di tuoi occhi
le tue gioie nascoste
la polvere dorata
da cui è incantato

Uno strappo nel cielo

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Essere vorrei un lungo bel filo
Da mano infilato in quella cruna
D’un ago che cuce lassù nel cielo
Tutti gli strappi di quella tua luna

Ordire ricami sul concavo velo
Con tutte le stelle della fortuna
Un filo c’unisce il dolce profilo
D’una Dea dell’olimpo ed una battona

Perchè la purezza ha il suo asilo
Nell’incertezze che le accomuna
Destini d’amore senza quel gelo
C’attanaglia i cuori nella buriana

D’orgogli impazziti per un’altro pelo
Geloso il filo che strappato s’abbruna
E’ per questo ch’io anelo esser quel filo
Per tutte le emozioni ch’in esso raduna

Capiscimi

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In silenzio
piango
richieste d’aiuto.

Il tuo abbraccio
mi avvolge.

Senza chiedere.

Mi nutri
d’Amore.