Sembra facile dire “Addio”

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E’ molto facile dire addio
Difficile affrontar l’oblìo
Pronunciato dall’amor mio
Lento e greve quel logorìo

Dei ricordi che sono d’acciaio
Indistruttibili nel nostro diario
Dove giace quel nostro infùrio
Di quei caratteri nell’ostinario

Ciò che si recita di quel breviario
E’ come se fossimo n’accessorio
Farsi e disfarsi nell’incontrario
Disincastrandoci dall’illusorio

Allor s’invoca quel buon Dio
Ma non ascolta il nostro calvario
Futili versi di ogni bestiario
Restando chiuso il nostro sipario

Primule sotto il fogliame

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Primule gialle spuntano
tra il fogliame secco.

E innocenti sorridono
al tepore del sol levante.
Eccolo, il bosco si risveglia:
colori, profumi, primi passi…

Intanto io,
proprio io, amore…
..muovendo gli ultimi passi
m’assopisco sotto il fogliame.

Mentre tu,
proprio tu, amore…
…calpestando primule gialle
noncurante ti scordi di me.

Sposa delusa

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Sposa delusa
rimane la rosa
stesso riflesso di un amore appassito
cadono petali di un sogno proibito

Haiga

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Night Moves de Migdalia Arellano 

Ansiosa attesa.
Neve ricama i rami.
Gelo improvviso.

Insegnami a volare su

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Insegnami a volare su
sono ancorata qui, ad un macigno
ed ho catene che non si spezzano.
Voglio volare come un’ airone.
Voglio planare sopra a quel male
che mi fai con quelle tue parole amare,
ma poi che stupida che sono lo chiedo a te
che fai l’indifferente,
e non ti accorgi di niente.
Ma quanto male fai senza un sorriso,
con parole amare?
E tu non sai, tu non puoi capirlo…
Che cosa sei per me
e cosa sono io per te?

Lui come tutti

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Verità, donna cinica
ma di impareggiabile beltà.
Sorsi amari dal
calice della delusione ,
ma alta la testa e nulla impresso sul viso.
Sguardi che vedono lontano
non più magiche ombre
ma orribili sembianze umane
con tutti i loro limiti.
Non musiche celestiali ,
non luce profusa e calda.
Vento alza la polvere
crea i tuoi vortici annienta
le bolle di sapone che impropriamente
si ergono a sfere divine.
Specchi rompetevi!
Mai  più riflesse immagini di una vita luminosa .
Vuoto inghiotti i ricordi, i canti, i voli,
nulla intorno solo buio e silenzio .
Silenzio, sì il silenzio di un cuore .
Anima di donna sorridi, lui è solo un uomo,
solo e soltanto un piccolo uomo,
un uomo senza anima come tanti altri.

Tieniti su le altre stelle son disposte… Solo che tu a volte credi non ti basti…

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Raccolsi una stella quella notte. Il suo cielo l’aveva spinta giù…
“Non sei più la luce per la mia strada “ le aveva detto.
La stella era sola sulla terra, terribilmente infreddolita.
L’ho scaldata,
l’ho tenuta fra le mie mani creando una bolla di sapone d’acciaio dove niente poteva più scalfirla.
Solo per lei.
Una mattina riprese a salire la scala della vita, sempre più lontana da me e… più vicina al suo cielo.

Bisogno…

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Bisogno di coccole…
Di calore…
Di atmosfera ovattata
e di te che mi serri
tra le braccia…
Ti osservo freddo e distante…
C’è una strana luce nel tuo sguardo.
Bagliori illuminano i tuoi
cerulei occhi…
Chi sei?
Un sogno destinato a finire…
Una pagina stracciata
nel libro della  mia vita…
Una foglia dall’albero caduta…
Polpa di un frutto
gustato a metà…
Un caffé dolce-amaro
trangugiato lentamente…
Il tempo di una sigaretta…
Un palpito ansante…
Un orgasmo asfissiante…
e la vita finisce…
 
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Momenti Si !… Momenti No !…

Tutto è sospeso
Compreso l’illuso
Tutto poi cade
Franandoti adosso

E’ quel terremoto
Chiamato Sesso
Che travolge meschino
Se non ami nessuno

Ma se apro il portone
Cambiandomi l’aria
Con respiro profondo
Cogliendo l’inganno

Dei felici momenti
Goduti in tormenti
Di carne insicura
Tornando sui passi

Della mia primavera
Aggiustando il mio tiro
Centrando il bersaglio
Ed ora sto meglio

Edo e le storie appese

METEORE

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Non è poesia quel che io scrivo
perchè non è amore quel che io per te io stimo
dapprima affascinato e poi ammaliato…
e guarda caso mi son trovato ancora solo per caso…
un casa una camera un letto vuoto è la mia storia infinita che si ripete…
forse ho perso qualcosa in fondo al letto o in fondo alla mia vita
un bacio un abbraccio mai dato e io mi sono allontanato
ho visto te ho visto lui e sono scappato lontano…
lontano da tutto ciò che volevo e che non è stato…
tu io e lui storie che si incociano
siamo elastici spaziali dopo che si spezzano continuano a fluttuare nel nostro vuoto infinito

Cane

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Ieri
Occhi su
su foglie cadenti
dai colori del tramonto
Fiocchi di neve
tra carte lucenti
e nastri colorati
Giorni felici
tra fiori e farfalle.
Oggi
Strada desolata
solitudine
su maciapiedi vuoti
e fari accecanti.
Sento
ancora
il tuo profumo
mentre muoio di fame
di solitudine
Muoio
per te.
Abbandonato
da te
che
ho amato invano
tu
uomo disumano.

Un bimbo incosciente e curioso

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fuocoIo e te insieme
io e te distanti mille miglia
Mondi e pensieri
due vite diverse.
Se un’aquila ed un delfino s’innamorano dove potranno mai vivere?
Come ho potuto credere?
Come ho potuto non vedere?
- Bella – diceva chi m’incontrava
- Bello vederti così – continuava sorridendo.
Era strano: nessuno sapeva…
gli occhi involontariamente tradivano una felicità pudicamente celata.

La felicità di un bimbo incosciente e curioso che sfugge soddisfatto a raccomandazioni piatte e monotone e fremente si avvicina ad un fuoco sconosciuto che all’orizzonte maestoso divampa, attirandolo inspiegabilmente a sé.
Adulto d’un tratto e rannicchiato in un angolo, adesso quel bimbo osserva il tenue chiarore del camino. E’ piccola la fiamma, sa che non può fargli male. Ha freddo ma non osa avvicinarsi all’invitante tepore.

Il dolore ormai è andato via
le cicatrici rimangono a rammentarne il passaggio
mentre nei suoi occhi danza ancora il riflesso di un fuoco maestoso.

Inseguo un volo impossibile

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bellissima3
E’ il vibrar del suono delle parole tue che fa alitar sentenze.
Fuori dalle notte srotolo lettere e ingarbuglio pensieri per scorgere se assumono significati leggeri
ma pesano come macigni questi lemmi avventati.
Non avverte il dolore questo cuore gelido.
Rinasce lo sdegno
Raddoppia il senso di ciò che andò via
Via per inseguir l’alitar dell’alba
via per interpretar l’inganno che mai fu
Per rincorrere quello che non appartiene più
come risollevare questo cuore infranto?
Bastasse sputar parole su fogli accoglienti per ristorarmi

Le altalene salgono e scendono
smuovono il pulviscolo che sorvola l’amore ..
animano lo sguardo che Mai sfugge ai Tuoi occhi
Senza inganno regalai a te il mio cuore
Un tutt’uno l’intrecciarsi dei nostri corpi.
Un mondo le nostre menti
Due che formano Uno era il fondersi di noi
Ora lacrime incerte spezzano
anni orlati d’ombre e d’abbandoni
che vigili destano lo sguardo al poi
Al cielo urlo la speranza
al cuore piango la tua assenza
al mare chiedo di accogliere l’affondo
Ora che rivorrei innalzare quest’amore agonizzante
invece osservo il tuo oscillare
Addita ogni momento e le parole cadono in trappole di tempo

Mentre lucidi occhi inseguono un volo impossibile.

-Federica

Vorrei chiudere gli Occhi …

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Vorrei chiudere gli occhi
e riposare,
dimenticare il dolore
e la delusione,
sentirti qui,
accanto a me, per sempre.
La luce filtra
tra le cortine
di questo spazio
in penombra, vuoto,
triste, dove ogni oggetto
ed ogni ricordo,
grida il tuo nome
ed ammutolisce,
distrutto, finito
nel silenzio.
Vorrei stringerti
a me, danzare
nella notte,
il mondo escluso
dai nostri segreti,
la gioia riversa
sulle nostre anime
unite.
Il sonno
porta con sè
meravigliose illusioni
di perfezione.

Inferno

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Racconto horror-soft

Il cielo è un letto di nembi, questa sera. Fiocchi di cotone impolverati.
Pian piano si confondono con il blu della notte che avanza e solo per alcuni minuti hanno vestito il rosso-arancio del crepuscolo.
È stato un bel funerale, amore mio. Triste e composto.
Familiari ed amici ti hanno accompagnata in silenzio fino a questa nicchia in cima alla collina, scavata nella terra odorosa di umido e foglie, mentre il tuo ricordo aleggiava nei nostri cuori insieme al vento d’autunno.
Li vedi, amore mio?
Ora il corteo sta scendendo la china, un piccolo drappello che scioglie le fila.
Ognuno di loro tornerà alle loro case, nelle loro stanze calde e accoglienti. Alcuni ti ricorderanno e ti piangeranno per molto tempo ancora. Magari emergerà il tuo viso all’improvviso, facendo capolino nell’istante di tregua del dolore. Altri ti metteranno da parte, il tempo di chiudere la porta e tornare al tran tran di tutti i giorni.
Essere dimenticati è peggio che morire.
Essere dimenticati è la vera morte.
Ma vedrai, non sarà così.
Per il mondo che ti lasci alle spalle hai vissuto una buona vita, mia cara, tanto da meritarti lacrime e fiori. Il profumo acre delle ghirlande che iniziano ad appassire ti faranno compagnia per qualche giorno, per ricordarti che nel mondo qualcuno ti ha ricordato, almeno durante i minuti che hanno preceduto l’addio.
Ma non temere, resterò io qui a tenerti compagnia. Io e questi fiori in agonia.
Resterò con te come è stato da quando ci siamo conosciuti, quel piovoso pomeriggio d’inizio inverno tanto simile al giorno in cui il tuo corpo si è spento.
Sono trascorsi 30 anni da quel giorno, ti ricordi?
Tu lavoravi in quel bar di uno squallore greve ed appariscente che solo la tua bellezza riusciva a riscattare. Quel pomeriggio il mio noioso lavoro da praticante di uno studio legale assunse il colore dei tuoi occhi verdi e dei tuoi capelli bruni come le castagne lucide d’autunno.
Ti pensai per tutta la sera e la notte e il giorno seguente. Vivevo solo per poter ritrovare i tuoi colori in quel minuscolo e dimenticato bar di Soho.
Non è stata una storia travagliata, la nostra. Tutto si è svolto con semplicità, secondo un rituale antico e predefinito.
Dopo una settimana che mi inebriavo di te mentre sorseggiavo il consueto gin tonic, ti chiesi di uscire con me. Ti proposi una semplice passeggiata in Hyde Park per la domenica seguente.
Tutto accadde all’improvviso, con quella casualità che il destino predispone quando oramai hai smesso di sognare. A 37 anni e senza la stabilità economica preposta dalle ambizioni giovanili, sei arrivata come un raggio di sole nella notte polare. Non era stata una vita facile la mia, non fino a quel momento. Lavorare e studiare insieme, per mantenere una famiglia senza più un padre, possono essere azioni incompatibili per spiriti pacati come il mio.
Ma ora c’eri tu. Finalmente c’eri tu.
Ci siamo fidanzati una sera di gennaio, ricordi cara?
Il luccichio dell’anello sulla tua mano delicata, lievemente arrossata dal freddo, si confondeva con lo sfavillio dei fiocchi di neve.
Quella notte ci portò fortuna. Da lì per noi due il percorso fu tutto in discesa.
Quattro mesi dopo ero stato assunto stabilmente dal prestigioso ufficio legale dove avevo lavorato per anni appagato dalle sole briciole. Tu avevi su di me un forte ascendente. Avevi molte ambizioni tu e, non possedendo i titoli per realizzarle, delegavi a me il compito di farlo anche per te.
Io ubbidivo volentieri, confondendo le tue aspirazioni con le mie.
Poi quelle parole che unirono le nostre vite dopo sei mesi dalla prima passeggiata: «Vuoi tu Benjamin Conrad prendere Coleen Jones come legittima sposa…?».
Tutto da allora divenne perfetto.
O almeno, così sembrava a me.
Il lussuoso appartamento in Bayswater Road, i riconoscimenti crescenti sul lavoro, l’acquisizione di un tenore di vita sconosciuto per entrambi fino ad allora.
Sì, era tutto perfetto.
Fatta eccezione, forse, per i massacranti orari di lavoro cui ero costretto a sottostare, sempre più di frequente.
Fatta eccezione, forse, per l’assenza di un figlio a coronare quella felicità.
E fatta eccezione, ancora, per la distanza che a volte si veniva a creare tra noi. Quando tornato a casa trovavo un letto freddo e vuoto ad aspettarmi, mentre tu rientravi la mattina con il corpo caldo e appagato dall’odore di un altro uomo.
Quando è successo la prima volta?
Probabilmente non lo saprò mai, ma quando me ne accorsi eravamo sposati da più di tre anni.
Tu facevi poco o nulla per nasconderlo. Io facevo finta di non vedere.
I primi dieci anni di matrimonio non accadeva di frequente, a dire il vero. Ed io non volevo accettarlo. Dovetti farlo, quando, messa alle strette, dovesti confessare di avere una relazione con il mio vecchio amico John. Eh sì, John l’avventuriero, John il carismatico e ricco vedovo, l’azionista più in gamba di fine secolo con un patrimonio tale da poter risanare il debito pubblico di tre stati.
Cosa ti piaceva di più in lui, Coleen, l’intelligenza o il denaro? Certo non la bellezza, quella non era tra le sue prerogative.
E a lui quanto ne sono seguiti, eh, Coleen?
Mi hai fatto male, e tu lo sai, ma senza di te ero stato un debole e non volevo più esserlo.
Il mio animo era diventato furbo, spietato, senza scrupoli. E ricco.
In fondo, il dolore che dovevo sopportare per i tuoi tradimenti era solo il microscopico prezzo da lasciare in pegno in cambio di un prestigio che non avrei mai osato immaginare senza la tua crudele presenza al mio fianco.
Non ho mai smesso di amarti, lo sai? Nonostante tutto. Nonostante le braccia delle donne che mi hai costretto a cercare per compensare il vuoto che accompagnava la mia ricchezza e la tua assenza.
Ma poi ti sei ammalata. Un cancro limpido ed indolore che ti ha sottratta a me con benevola celerità.
E ora sei qui, fredda nelle zolle irrigate da queste lacrime mute.
Solo ora mi accorgo di quanto in fondo tu sia stata sola. Perdonami, ti prego.
Ma sono qui per te, adesso, pronto a colmare quella solitudine.
E tu, riuscirai mai a perdonarmi? Dimmi, amore mio.
Parlami ancora con quella tua voce cristallina, dimmi che mi perdoni.
Perché non mi parli? Eppure io ti ho perdonata.
Perché non torni da me?
Eppure sono disposto a cambiare, ora.
Sono pronto a rimediare ai miei errori, credimi.
Oh, Coleen, torna da me, avanti. Cosa aspetti?
Va bene, sì, forse ti chiedo troppo. Sono forse troppo frettoloso?
Allora aspetto. Ti aspetterò per sempre, non temere, non vado via.

È scesa la notte.
Le tombe adombrate dai cipressi sembrano relitti che affiorano dal mare di nebbia.
Seduto sulla lapide candida sotto cui giacciono le spoglie di quella che era stata sua moglie, Benjamin Conrad è un’ombra confusa con le altre.
Attende e attende ancora, in silenzio, senza piangere.
Trascorrono lente le ore della notte, finché il rosa dell’alba non fa capolino tra la coltre di piombo.
L’uomo cerca con gli occhi l’orizzonte come riscuotendosi da un lungo sonno, poi lacrime amare gli solcano il viso.
Esausto, solleva le membra e si allontana.
Si ferma davanti ad una tomba: l’immagine ritrae il suo viso un po’ più giovane ed un po’ meno sofferente.
Si volta un’ultima volta sospirando verso il tumulo di terra smosso da poco e, mentre il suo corpo si fa incorporeo e sempre più evanescente, mormora: “Ognuno sceglie il proprio personale inferno… Io avevo scelto te, chissà tu cosa hai scelto?!”.


Etain

Vita nova

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In luce virata

volto emisfero stanotte

a te

concedo regresso d’evocata stasi

su aridi piani notturni

a me sola

neghi

il volteggiar di lucciola

che tace

tua incoscienza ottunde la notte

non si spanderà

tra i boccoli e la bellezza

fioca elemosina

che mia

impluma la tua guancia

a sigillo d’inconsistenza..

Blu

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Un manto di nubi adorna il cielo
Nell’ora che segue l’alba
cammino lentamente
Tra sagome frettolose
Ed ombre nervose
Gocciola il manto,
Ombre e sagome borbottano lamenti,
Io no.
Io non voglio il cielo blu,
Perchè è in un cielo blu che ho smarrito i miei sogni.

Un Blu teatro di sogni,
Lo stesso Blu ladro di illusioni.
Palcoscenico d’amore,
Palcoscenico d’abbandono,
Palcoscenico di dolore.

Piove sul pero un po’

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Tuoi i rai mattinali

Cui s’incatenarono, rapite, le mie carezze?

Smarrii greggi di baci,

quanto si fermarono sulle tue labbra di rugiada?

Vidi le dita tracciare,

come effimere, rotte innocue prossime al corpo

che di petali vestito

mai giacque, mai, tra i miei dolci abbracci carnivori;

i miei sogni ed il cuore

rendimi ora che sei immobile in questo mistero,

sole in un che di nubi

confidenza di cicala ad un alito d’ibisco.

lucangelo

Ciao

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lacrima… “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”! Laura lo sapeva bene ma era convinta che la razionalità  questa volta non l’avrebbe abbandonata. Con lucidità avrebbe affrontato tutto. Sarebbe stato veramente molto stupido gettare via inutilmente la stabilità e l’equilibrio tanto faticosamente riconquistati fino a quel momento per lanciarsi ad occhi chiusi contro un muro, di cui  avvertiva la presenza ma che nel buio non riusciva a scorgere!
Quando quella sera si presentò all’appuntamento però, era molto nervosa. La vista di lui che seduto in auto aspettava il suo arrivo, le ricordò altri giorni… Non sapeva più che fare: se scendere dall’auto o se aspettare che lui la raggiungesse, come salutarlo, cosa dire… Quando lo vide avvicinare si decise anche lei ad uscire. Le mani le tremavano così non riuscì a centrare la serratura. Si maledisse per questo: tutta la calma che si era prefissata di mantenere dov’era finita? Sandro avvertì il nervosismo e…

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Inquietudine

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Trabocca ancora agli argini dell’oggi questa verità
Delirio imperfetto.. indugio proibito
Stanca di combattere depongo le armi e m’arrendo al tuo potere
Ripongo le chiavi dell’accesso che mi hai donato. La tua porta resta chiusa
Chiusa ai perché alla malinconia ingoiata
ai petali sfioriti regalatemi nel tempo
Squarci di gioia invento nei pensieri, pastello il cielo
(bi)sogni leggeri che sollevano l’anima,Respiro piano ma
la maschera di ferro che sostengo lascia intravedere le debolezze
L’amore è cieco(il tuo) ma vede bene come fare male
e questo appanna..
Si spengono le palpebre sulle parole recise
sui gesti sdruciti dal tempo e rapiti dalla notte
Mi estraneo per non PROVARE,per non udire il senso vuoto che rimane
Ruzzola fra le parole il desiderio di riaverti
Piango le lacrime del tuo perduto
stringo i pugni dei gesti sbagliati spenta in affermazioni alterne di sentimenti altalenanti,
IO facile preda della tua ambivalenza di gesti istigatori e di inestricabili andirivieni
stringo il cuscino
Silenti voci
si sciolgono nell’abbraccio..Il Mio
TU distante oltre una linea d’orizzonte angusta
per scavalcare ME balaustra d’ oltremare
——————————–

-Federica