creativa_mente 4

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I suoi occhi erano come ipnotizzati da un’immagine riflessa sull’acqua, deformata ogni tanto dal beccheggio delle barche ormeggiate. La sua immagine. Forme sgraziate e troppo piene nascoste da una maglia informe. Quanto odiava quelle forme, odiava i bambini che da ragazzina la prendevano in giro “cicciona! cicciona!”, gridavano, spingendola e tirandola, facendole perdere l’equilibrio e cadere goffamente a terra. Si rialzava sempre con il viso abbassato a terra a nascondere gli occhi lucidi, le guance rosse, le labbra serrate, i pugni chiusi. Quanto avrebbe voluto essere come loro: normale. Normale. Avrebbe voluto essere una bimba senza paure, amata così, semplicemente, come tutti i bambini lo erano. Avrebbe voluto poter avere il coraggio di ridere a crepapelle, di correre a perdifiato, di giocare chiassosamente. No, lei no. Lei non rideva, non correva, non giocava, non poteva, qualcosa la tratteneva, la bloccava, la terrorizzava. E quel grasso attorno alla sua anima era sempre stato la sua protezione, il suo rifugio, la sua corazza. Ora però quella corazza cominciava a starle stretta, a soffocarla. Ritornò a guardare la madre con la figlioletta. Perché lei no? Perché lei no? Perché lei no?

Ad un tratto una voce profonda, conosciuta alle sue spalle….

Creativa_mente 3

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Si, doveva tornare a casa. Dove andare altrimenti? Quanto odiava quella casa, quelle facce rigide e severe, quei muri troppo bianchi per essere sporcati dalle emozioni della vita? Odiava se stessa, soprattutto. Perchè nessuno mai le aveva insegnato a volersi bene. Rimproveri, solo rimproveri durante la sua infanzia. Mai una carezza, ma un abbraccio, mai una coccola. Regole, sempre e solo regole. In quella casa non si rideva mai, mai. Il momento più terribile era a tavola, dove volti severi si scambiavano solo poche battute mentre lei avrebbe voluto fuggire via, lontano. Il più lontano possibile. La trattavano come una bambina idiota, incapace di esprimere le sue idee, di esprimere soprattutto  i suoi desideri. E quei desideri diventavano sogni, nelle notti che trascorreva aspettando un sonno che ogni volta le faceva più paura. Erano incubi, quelle notti. Non si era mai sentita parte di quella famiglia, nè di quella casa. Era stata da sempre un’estranea fra le mura che avrebbero dovuto accoglierla come il dono più dolce e più bello. Ed era cresciuta così, odiando quelle mura, il mondo intero, sè stessa. Ed ora come ogni giorno era lì che sarebbe tornata, fra quegli stessi silenzi assassini. L’infelicità ha il volto del silenzio, pensava. Da sempre. Guardava il pontile affollato. C’era la vita tra quella gente, tra quei bambini vivaci che correvano sfrenati e gioiosi. C’era la vita, lì, quella che lei non aveva conosciuto mai. Guardò muta lo specchio d’acqua che le si presentava davanti agli occhi. Quanti riflessi argentati, che giochi di luce. Forse era quella la sua casa. Forse lo aveva sempre saputo che non c’era altro destino per lei. Continuò  a fissare quello specchio immobile, le pupille ferme in un punto preciso, appena sotto il pontile… 

CREATIVAMENTE -2

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CREATIVAMENTE

Ritornare a casa. Doveva ritornare a casa, abbandonare quel luogo in cui continuava a star male, ma era un male solo, il suo. A casa altri mali, i mugugni di sua sorella, il silenzio di sua madre, un silenzio pieno di rimproveri, per lei, per suo padre, per Vanessa, per tutti. Il mondo contro. Ma  dove andare? A casa, la sua stanza piena di polvere, di libri accatastati, di fogli con scritture iniziate e mai finite e un sole implacabile che batteva per tutto il pomeriggio contro l’avvolgibile bloccato a metà ormai da mesi – Tuo padre lo sa che deve aggiustarlo, ma lui.. e consumava l’aria, lo spazio, un sole nemico. Sono come mia madre? Che domanda stupida, non sono come lei, morirei subito se lo fossi.
Meglio l’inverno, quando la notte scendeva rapida e  poteva celarsi, confondersi nell’ombra, divenire invisibile, guardare senza essere guardata, osservare, spiare volti e gesti, nutrirsi di emozioni reali, immaginate, non importa. Tutte vite migliori della sua, amori splendidi, avventure straordinarie, ricchezza.

Ritornare a casa. La camera di sua madre, tutta bianca e trinata, con una bambola sul letto, occhi azzurri, fissi. Tutto nello stesso modo, da anni, mai un oggetto spostato, i centrini sempre gli stessi, le foto dei nonni. Una sola sua, di quando era stata battezzata, lì era rimasta, a tre mesi. Forse per sua madre lei aveva cessato di esistere da quel momento.
 

CREATIVAMENTE-1

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Si sentiva disperdere, molecolarizzare. Per Veronica la paura era diventata come un fluido ghiacciato che prepotentemente si insinuava dentro i suoi vasi sanguigni.

Negli ultimi mesi della sua vita qualcosa si era profondamente destabilizzato dentro di lei. Aveva sempre mangiato per sgomento, ma le sue nuove inquietudini chiedevano di più; non bastava più il puro piacere della bocca o lo stomaco che scoppiava.

Veronica si percepiva sempre maggiormente scissa; avrebbe voluto essere perfetta; e siccome non ci riusciva, preferiva annientarsi col cibo che ritenersi normale.

L’angoscia si era allora allargata in cerchi concentrici dentro la sua anima; avvertiva un lacerarsi le pareti della sua carne, dalle cui fessure non usciva più semplice vapore acqueo, ma il terrore di vivere, di perdere ciò che amava.

Il dolore era ormai diffuso: si concretizzava dentro di lei come pezzi di roccia che non riusciva più ad evacuare e che le frantumavano la voglia di alzarsi e di fare le cose.

Dentro di lei un cancro, una voglia di vivere e non vivere, di sentire e non sentire.

A Veronica pareva di non riuscire più a toccare terra; le faceva troppa impressione; da essa si sentiva chiamata ed al tempo stesso respinta. Non la voleva neanche sfiorare.

Voleva proseguire il suo processo di molecolarizzazione e diventare totalmente incosciente a se stessa.

Creativa_mente:Incipit

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*****
Il pontile era pieno di gente. Il caldo imperversava nell’aria, danzando sulle ali dei gabbiani dall’ala bianca e l’occhio attento. La grande palla solare sembrava pulsare. Pulsava forte, come un grande cuore di luce. Fulcro di vita.
Quella vita che scorreva serena.
Ora tra lo sguardo di un bambino che fissava il vecchio pescatore canuto e le sue lenze manovrate, con audace maestria.
Ora tra le parole di una madre che sistemava i capelli disordinati della figlioletta, intenta alle gioie fanciullesche.
I respiri dinamici e gli sguardi vivi, coloravano il mezzodì.
Un susseguirsi di voci e suoni ritmati sfumavano per rincorrersi là verso il porto.
Sola una voce era silente. Spiava senza lasciarsi far vedere.
Non guardava soltanto, ma sentiva il mondo attorno, sembrava stesse attendendo una sorta di rivelazione. Una figura esile, appoggiata ad una panchina, con la mente chissà dove…
******

Creativa_mente: Fenicea rinascita.

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La nostra amica Cabram, causa imprevisti personali, ha purtroppo abbandonato il progetto.
Muore sì creativa_mente, ma rinasce. Oggi. Adesso.
Prendo le redini su invito di Robert ed in virtù del rispetto e dell’impegno preso con il lettore.
Ristabilisco qualche punto e regola.

Il progetto, prende il via ora così:
- Con un incipit che vi fornirò nel post successivo.
Su quello andrà intessuto il nostro racconto.
Potete continuare ogni volta dall’ultimo pezzo postato, che diventa nuovo incipit.
E qui subentra l’abilità di ognuno nell’accendere la fantasia e trovare la soluzione ideale.
Gradino dopo gradino si raggiungerà la vetta di una storia.
- I tempi di durata sono tre giorni. Primo luglio incluso.
- Si pregano gli autori tutti dall’astenersi, in questi suddetti giorni, dal pubblicare pezzi non inerenti l’iniziativa. (Al fine di non creare confusione e sovrabbondanza letteraria)
- La tematica? Nessuna tematica. Siete e siamo liberi di danzare tra le parole e i pensieri.
- La redazione si avvarrà della facoltà di poter escludere post troppo lontani dal filo conduttore di creativamente (là dove vi fossero).
- Si prega tutti voi di indicare nel titolo, il soggetto:”Creativamente”, con l’aggiunta accanto di un numero, quello dell’ordine di postaggio e di scegliere anche "creativa_mente" tra i tag.
- Non occorre fare un poema (se ritenete giusto farlo, fatelo) ma bastano anche poche righe, sentite, sincere, spontanee.

Dunque nessun timore, a voi la penna divertiamoci allora, come avete già dimostrato di saper fare, ma facciamolo ancora assieme!!

CREATIVA_MENTE

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Disegno di Cabram

ESPERIMENTO DI SCRITTURA CREATIVA

Segnalo ai nuovi autori che partecipano a questo Blog l’iniziativa

CREATIVA_MENTE

proposta da Cabram e dall’artista Franco Gobbetti

Per partecipare lasciate un commento NON QUI ma nel post di presentazione.

Creativa_mente

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Disegno di Cabram

ESPERIMENTO DI SCRITTURA CREATIVA
 
Abbiamo pensato, visto il successo dell’iniziativa Poetica_mente, lanciata da Psiche in questo stesso Blog, di proporne un’altra che possa riunirci tutti nel segno della “scrittura”.

Seguendo il filo di Psiche, l’abbiamo chiamata

Creativa_mente

L’idea parte da una collaborazione avviata tra Cabram e l’artista Franco Gobbetti, in cui i due autori già hanno provato a seguirsi l’una con l’altro scrivendo una storia a quattro mani.
 
Adesso estendiamo l’esperimento a tutti i partecipanti al Blog degli Autori di Manuale di Mari, regalandoci l’opportunità di dare spazio e sfogo alla creatività.
 
Il percorso è semplice.
Cabram avvierà il prossimo 29 giugno Creativa_mente, pubblicando il primo brano avente come tema “l’ossessione”.
A seguire, gli altri autori proporranno la continuazione, creando una catena di scrittori che darà vita ad un lungo racconto a più voci.
 
Gli organizzatori si riservano di scegliere ogni giorno il brano più adatto a proseguire il racconto che diventerà, quindi, il punto di partenza per il giorno successivo.
 
Non ci sono altre regole particolari da seguire se non quella di ricordare che il Blog degli Autori è nato per parlare d’amore, in ogni sua forma, che sia espresso o sottointeso, evidente o tra le righe, amor proprio o amore per un altro essere, che sia universale o materno e paterno non conta, purchè ci sia.
Purché ci sia amore.

Gli interessati a partecipare possono lasciare un commento a questo post.