TU
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Gurdami così, ed io non resisto.
TU, si.. Proprio TU che non mi chiedi mai a cosa sto pensando.. Ed ogni volta te ne sono grata, perchè non mi costringi mai a mentire.
Quella volta, ricordi, corremmo per i vicoli di quella piccola città di mare. Come si chiamava? Era autunno inoltrato, il vento freddo pizzicava i nostri nasi rossi. Che ridicoli che eravamo, due clown! Due clown in corsa! Ridendo mi copristi con il tuo maglione caldo. Caldo di te.
Ti portai addosso fino alla fine di quella strada. Fino a quel cancello di legno, sbiadito negli anni da mani come le nostre, che cercarono riparo esattamente lì.
Non parlammo per un po’. Sconfinava dagli sguardi la spiaggia, rincorsa dalla schiuma.
Un gabbiano, guarda! Mi facesti segno con un dito puntato in alto. Il mio viso lo seguì come fosse stato una linea retta. Ma io non lo vedevo, dov’è?
Lassù tinte di bianco e di grigio scarabocchiavano il cielo senza alcuna logica. Si smarrirono i miei sensi in una nebbia di pensieri, di disegni, dimenticando da qualche parte il tuo gabbiano. . Un pittore pazzo aveva tracciato la sua ira per l’ estate finita. Presto la pioggia avrebbe gonfiato il mare e inondato le case, e lui sarebbe dovuto scappare lontano, per dipengere ancora il calore del sole. Il mio, uno sguardo di comprensione per qualcosa che non vedevi.. Sapevi già che l’ avrei fatto, non mi dicesti nulla. Silenziosi i tuoi occhi recuperarono il volatile sospeso in aria. Non ti perdevi d’ animo mai con me.. Prima o poi lo sapevi che il gabbiano e il cielo si sarebbero incrociati.
[etsise non UT]
Tu.. Tu che mi fai ridere.
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Eccoci, guardaci, con le labbra già appiccicate! La saliva impiastricciata sulla carne morbida. Ma perchè? Io non ne ho bisogno, capisci? Io non ti amo, non voglio avere nulla a che fare con te!
Perchè m’ infili la lingua in bocca, cercando, frugandomi dentro come uno sciacallo? Contro un muro, le tue mani sui fianchi miei, sulla schiena, sul culo.
Che bel culo, confessa la tua bocca eccitata alla mia. Lo so, stupido sciocco di un uomo! Lo so benissimo! Credi di essere il primo a dirmelo? O addirittura credi di essere il primo a tastarlo, a toccarlo, a stringerlo in notti calde e disperate come questa?

Avanti, mostrami cosa sai fare. Ti rubo l’ anima dagli occhi. La catturo, la faccio mia e ci gioco perchè mi diverte. Fondamentalmente mi diverte perchè mi annoio, lo sai.. Lo sai quanto mi annoio d’ estate in questo posto sempre uguale a se stesso, sempre identico a noi!
Un compagno di giochi, non sei nient’ altro! Non credere di avermi. Tu e tutti gli altri non mi avrete mai! Perchè siete lenti.. Siete lenti perchè siete mediocri, siete meno di me.. Siete sempre stati meno di me! Diamine, sembra una condanna! ..Ma in fondo tu sei fortunato. Ti salvo sempre in extremis.. Pollice verso l’ alto per il mio forte e bel gladiatore! Ah ah ah! Mi fai ridere.. Sai perchè siamo ancora io e te, dopo un anno? Perchè tu.. Perchè tu mi fai ridere! Ma?.. Ma che ti ridi adesso? Credi che sia una battuta? Dico sul serio.. Almeno tu mi fai ridere! Mi diverti. Le ore trascorrono liete tra una sigaretta e un bicchiere di troppo. E io non penso.
Per un tot così, la vita ha un sapore più gradevole. Incredibile..
Almeno questo devo riconoscerlo.
Ah ah ah! Io che ti sono riconoscente per qualcosa.. Non sarà in eterno, ne sei consapevole almeno, no? Quella tua aria da strafottente l’ ho già vista in altre facce.. Non m’ inganni. Ti sono dentro e hai paura di me! Sono la tua linfa velenosa.. Prima o poi ti ucciderò, e non ti piacerà!
E ti guardo negli occhi, ancora.
Creativa_mente
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Sul nostro esperimento di scrittura creativa, vorrei leggere i commenti di tutti.
Chi ha partecipato può dirci se è stata una esperienza interessante e divertente.
Sono graditi anche suggerimenti utili a innovare la formula e migliorare i risultati dell’esperimento.
Non dico altro perché non voglio influenzare minimamente i vostri interventi.
Grazie di cuore a tutti per aver partecipato e buon Blog degli Autori!
Robert
Creativa_mente10
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Così continuò: – Tre giorni. Posso rimanere solo altri tre giorni. Di più sarebbe davvero impossibile… Scoppierebbe il finimondo. Si, perché oltretutto il mio sostituto è in ospedale con un femore fratturato! E lo spettacolo è alle porte… Quello scemo… – Andrea sospirò giungendo e dondolando le mani – ancora non la smette di fare il galletto, così per attaccar discorso con due belle turiste non si è accorto che la strada finiva ed è ruzzolato giù dalla scalinata…- Scoppiò in una fragorosa risata mentre, con un movimento laterale del viso e degli occhi, indicava a Veronica la scalinata che conduceva al molo. – E non ti credere che abbia smesso! Adesso ci sta provando con le infermiere! Potrei scommetterci…. -
Quella salutare risata contagiò anche Veronica. Era inevitabile non immaginare la buffa scena del ruzzolone!
- Dovresti ridere più spesso, sai? A pensarci bene sei più carina. La malinconia non ti si addice proprio – le disse dolcemente con voce protettiva, sfiorandole simpaticamente il naso con l’indice.
- Grazie di tutto Andrea – disse Veronica riconoscente, schioccandogli affettuosamente un bacio sulla guancia pienotta e solare.
La freschezza e spontaneità di quel bacio ricordò ad Andrea quello della sua piccola Alessia, quando dopo aver finito di raccontarle, mettendoci anche un po’ di suo, una di quelle storie che interpretava in teatro, gli gettava le braccia al collo baciandolo felice e chiedendogli: – Ancora. Ancora un’altra… papà. Dai…- Forse aveva frainteso tutto. Veronica era dell’affetto e comprensione di un padre che aveva bisogno. O magari solo d’affetto, considerazione, sotto qualsiasi forma. E lui di cosa aveva veramente bisogno? Cosa stava cercando di trovare? Si isolò un attimo, perso nei suoi pensieri mentre Veronica con quella risata aveva spazzato via, seppur per un istante, tutta la tristezza che la circondava da anni.
- Hey zione! Che ci fai qui? – Una voce alle sue spalle lo riscosse. Riconobbe Luca, suo nipote, l’unico figlio della sfortunata sorella.
- Non lo vedi, prendo un caffè. Ma dimmi è così che si studia? Bighellonando in giro! – gli disse scherzosamente abbracciandolo. Aveva saputo, infatti dalla sorella, che Luca aveva concluso gli ultimi esami con il massimo dei voti.
- Vacanza premio. Ho finito e … tra un po’ divento ingegnere informatico. Beh, che ne dici? –
- E che posso dire? Auguri … dottore – continuò strofinandogli affettuosamente la testa. Poi lo presentò a Veronica. Lei era un po’ imbarazzata, confusa: tanto affetto e confidenza, anche se da sempre agognati, adesso la intimidivano.
- Cosa c’è? Qualcosa non va, Veronica? – le chiese piano Andrea.
- No. Nulla…è solo che vi somigliate tanto. Come padre e figlio – balbettò insicura.
- Beh, è come se lo fosse – rispose Luca – Quando mio padre morì improvvisamente a causa di un infarto, zione ha preso il suo posto nella mia vita, nonostante la giovane età. Io avevo solo sei anni. Gli devo molto – concluse guardando Andrea con occhi commossi e riconoscenti.
Veronica guardò quel ragazzo giovane come lei certo, ma al contrario di lei sereno, gioviale, allegro, amante della vita nonostante tutto e pensò, con una punta d’invidia, che Andrea doveva essere un padre meraviglioso, non come il suo…
Creativa_mente 9
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Doveva decidere in fretta. La barca era là sul molo, e lui era un uomo combattuto. Oh, avrebbe detto si con tutto il cuore, ma… No, non avrebbe potuto restare. Si volse verso Veronica e aprì bocca per dirle che non sarebbe stato possibile. Le parole che sentì pronunciare, però, avevano un suono diverso.
“Dovrò annullare i miei impegni, ma non sarà cosa impossibile..”
Gli occhi di lei brillarono nell’attimo in cui le sentì ed ebbe come la sensazione di una cascata d’acqua fresca nel suo cuore.
Il medesimo scroscio nel cuore di Andrea, ancora stupito per averle dette…
Creativa_mente 8
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Andrea scrutò quegli occhi grandi e schietti, come aveva fatto spesso nel poco tempo che gli era bastato per conoscerla. C’era sempre qualcosa nel suo sguardo, qualcosa che non doveva essere negli occhi di una giovane, bellissima donna. Un peso, un’infinita tristezza. Così piccola, sembrava indifesa, eppure era già tanto determinata. Lo percepiva nel profondo: c’era in lei una forza che aveva trovato in poche donne, nella sua vita, a parte, forse, sua madre. Ed era per questo, forse, che l’aveva sentita subito come uno spirito affine. La sentiva con un’intensità che a tratti lo riempiva e lo scuoteva.
E ora, a quella richiesta, nello sguardo di Veronica brillava qualcos’altro. Speranza.
"E come farei con gli impegni che ho?", le chiese.
"Parli dei tuoi bambini?"
"No, loro sono in vacanza con la madre, e non torneranno prima di un’altra decina di giorni…"
"E allora resta…"
Veronica ancora non sapeva perchè glielo aveva chiesto. Ad un tratto aveva sentito il bisogno prepotente di parlare. Accanto a quell’uomo, qualcosa si era schiuso dentro di lei, dopo una lotta infinita, ed ora era piena di vita. E voleva imparare a vivere. Ma sentiva che da sola non avrebbe potuto riuscirci.
"Veronica…", quel nome sulle labbra di Andrea le suonava dolce, giusto, una nave che ritorna al suo porto, "perchè?"
"Perchè ho bisogno di averti vicino ancora per un pò", fece un sorriso timido, "solo un’altra settimana. Non andartene ora."
Andrea guardò verso il molo. Pensò al tempo trascorso assieme. Si chiese quanto avrebbe potuto attribuire, delle sensazioni provate in quei giorni, all’attrazione fisica. E si domandò perchè le cose belle sono così fragili. Aveva paura di rovinare ancora una volta qualcosa di prezioso. E non voleva vedere gli occhi di Veronica piangere… per colpa sua.
Creativa_mente 7
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Creativa_mente 6
Anche lui con il suo mantello di esperienza, era stato per Veronica motivo di discussioni con la sua famiglia, lui che la iniziava al gioco più bello e crudele della vita l’amore. Nel momento più brutto dove era in conflitto con se stessa e le sue fattezze. lui era entrato nella sua vita in punta di piedi come il sottofondo di una musica che ti prende l’anima. Lei rappresentava la sua ancora quando la sua vita matrimoniale stava naufragando e sorseggiando la sua giovinezza era tornato a sorridere. A distanza di tempo il loro rincontrarsi lo aveva emozionato. Il mare sussurrava una dolce melodia come ad incorniciare quell’istante e il cuore di Veronica sanguinò nel momento in cui capì di aver perso l’attimo e che qualcosa si era rotto tra di loro. “Il silenzio mi inquieta” disse “come va la vita?” lei sorrise e lo guardò, lui girò lo sguardo al molo e gli occhi si riempirono di ricordi riemersi a mordere il presente.
Creativa_mente 5
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“Ciao Veronica cosa fai qui sul molo?” Veronica, era come iptonizzata, non riusciva a rispondere in maniera coerente. “Vieni, che andiamo al bar e ci sediamo a prendere qualcosa, sto aspettando la barca per tornare a casa. La mia pausa estiva è finita, devo tornare a lavorare.” Veronica, era al settimo cielo, tutto si sarebbe aspettata fuori che lui la invitasse a prendere qualcosa. “Va bene Andrea, andiamo.” Si misero a un tavolino fuori che guardava il mare e ordinarono un caffe’. Veronica avrebbe preso volentieri anche un cornetto, ma non voleva farsi vedere mangiare. Già era un miracolo che lui la a vesse invitata. “Andrea, cosa vai a fare a casa, hai un concerto?” Andrea, era un cantante lirico, e la sua voce era la voce calda di un tenore. Andrea era alto e un pò robusto come tutti i cantanti lirici, era bello ai suoi occhi. Andrea usciva da una brutta separazione, quella sera alla festa si erano messi a parlare, dopo che qualcuno li aveva presentati, e chissa` perche’ lui si era confidato proprio con lei. Le aveva raccontato, dei suoi due bambini che ora stavano con la madre, dei litigi, della difficoltà di trovare una soluzione che fosse soddisfacente per tutti. Lei era rimasta ad ascoltarlo silente, interessata e colpita. I suoi piccoli problemi quotidiani, i suoi genitori, la sorella ingombrante, la solitudine e i musi lunghi, erano problemi che evaporavano, che si scioglievano al sole come una medusa sulla battigia, al confronto dei suoi racconti. Veronica era una amante dell’opera, era strano per una ragazza della sua età, lei non cantava, ma era sempre stata appassionata di quel mondo. Allora, gli aveva chiesto di parlarne, di raccontarle cosa si prova su un palcoscenico. E lui aveva parlato senza più smettere. Quella mattina però davanti al caffe’ erano tutti e due muti. A un certo punto, entrambi alzarono lo sguardo, e i loro occhi si persero. Si guardavano forse per la prima volta, un’unica volta in cui ti specchi nell’altro e sei l’altro, e lui e’ dentro di te e insieme ballate il ballo delle api innamorate. Lei si stava perdendo in quel mare azzurro che erano i suoi occhi, si era tuffata e aveva nuotato per l’attimo che è per sempre.





























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