Quando nasce una nuova vita è sempre un grande avvenimento, lo è per l’umanità che si arricchisce di un ulteriore elemento, lo è per la storia poiché abbiamo modo di riempirne nel bene o nel male un’altra emozionante pagina, lo è infine, si spera, nella grande maggioranza dei casi per i genitori del nascituro che vedono coronare un sogno e lasciare in eredità qualcosa di se stessi e della propria esistenza, da trasmettere ai posteri.
La nascita di un figlio è un miracolo che la natura compie ogni volta. Un bambino è uno specchio dove riflettersi e forse ritrovarsi, al di là delle apparenze per sentirsi più appagati, nella consapevolezza di aver contribuito alla prosecuzione della specie e nel contempo nella realizzazione di un progetto molto più grande di noi. Un qualcosa che esce dai confini della normalità, per assumere connotazioni straordinarie e concretizzarsi in un sentimento di estrema sublimazione.
Ogni anima che si affaccia all’interno della nostra storia, ci dona l’intima certezza di aver collaborato ad una piccola parte della creazione del mondo, aggiungendo un tassello importante, anche se minuscolo a quel grande mosaico chiamato vita.
Non ci sono ricordi visivi, in quei magici attimi che ci ritraggono all’interno di quel caldo, inesplorato paradiso, che è il corpo che ci ospita quando non siamo ancora qualcosa di definito, forse neanche immagini mentali, solo reminescenze oscure e confuse o semplici intuizioni.
Un posto caldo, un nido, un’utopia che si materializza, che ci culla nel suo tenero calore, suoni flebili, melodiche armonie mischiate a volte a voci rassicuranti ora pacate ora intense ora debolmente sfumate.
Il primo vero limbo dorato, un’oasi di tepore fisico ed affettivo, perlomeno si spera, quel contatto intimo, quella finestra che presto si spalancherà sul mondo, su un qualcosa per noi ancora sconosciuto e inesplorato.
Un’irrinunciabile opportunità, per avventurarsi in una nuova storia dove immergersi come in un grande mare, in un oceano di emozioni, sensazioni ed interazioni.
Cosa ci sarà là fuori, cosa ci attende?
L’interrogativo è grande ed esprime appieno l’inquietante fascino dell’ignoto.
È buio all’interno di quel nido, di quella roccaforte dai contorni addolciti, ma si sta bene, si vive in una dimensione paragonabile al paradiso a quella perduta valle dell’Eden che vorremmo tutti ritrovare.
L’anima è pimpante ma nel contempo pacata, forse, semplicemente felice, tutto è ignoto, immobile, e rende palpabile il significato di un qualcosa di eterno. [Continua...]
Sguardi di innocenza di Roberto Sarra
1 maggio 2010 di 15 Commenti
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