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	<title>Blog degli Autori &#187; Amore</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Solo per me</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 19:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariarosa Lancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[E il non poterti chiamare amore
quando il mio viso s’attarda sul tuo petto,
e il non poterti dire
che mi manca quel bacio
tenuto in serbo per me.
Ascoltare il tuo respiro con la paura
che tornino i fantasmi ad appropiarsi
di un nascondiglio che sappiamo solo noi.
Perdermi nella coperta gialla
dove i fiori sembrano spuntare
ad ogni mio grido stupito, che tu,
insospettabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E il non poterti chiamare amore<br />
quando il mio viso s’attarda sul tuo petto,<br />
e il non poterti dire<br />
che mi manca quel bacio<br />
tenuto in serbo per me.</p>
<p>Ascoltare il tuo respiro con la paura<br />
che tornino i fantasmi ad appropiarsi<br />
di un nascondiglio che sappiamo solo noi.</p>
<p>Perdermi nella coperta gialla<br />
dove i fiori sembrano spuntare<br />
ad ogni mio grido stupito, che tu,<br />
insospettabile maestro, togli dal cilindro<br />
quale mago d’inusitate alchimie.</p>
<p>E chiedermi dov’è stata fino ad ora<br />
questa realtà che leviga le mie asprezze,<br />
che muta la malinconia di un tempo grigio,<br />
che quieta bellicose intemperanze,<br />
e fa rivivere d’incanto i sogni che,<br />
tenevo celati, come inestimabile tesoro,<br />
nei cassetti chiusi a chiave, del mio cuore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mirto di Dorella Dignola Mascherpa</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 03:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Seduta nella grande poltrona del salotto, con l&#8217;abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l&#8217;esile ragazza poteva sembrare un&#8217;adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5139" href="http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/mirto-di-dorella-dignola-mascherpa/mirto/"><img class="alignnone size-full wp-image-5139" style="border: 1px solid black;" title="Mirto di Dorella Dignola Mascherpa" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/mirto.jpg" alt="" width="249" height="380" /></a></p>
<p>Seduta nella grande poltrona del salotto, con l&#8217;abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l&#8217;esile ragazza poteva sembrare un&#8217;adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti i suoi occhi, da far ricordare l&#8217;acqua del mare sulla sabbia bianca.<br />
Tenendo le mani in grembo, si toccava le unghie, non lunghe e pennellate di smalto rosa. In realtà Mirto aveva ventuno anni.<br />
Se ne stava seduta con le gambe incrociate e guardava intorno a sè la stanza tappezzata di stoffa lucida, con la mobilia di legno scuro che dava all&#8217;ambiente una austerità che la intimidiva.<br />
Alla grande finestra che si affacciava sulla città, era appesa una tenda bianca tanto fitta che impediva del tutto di poter guardare all&#8217;esterno.<br />
Scendeva dal soffitto, a perpendicolo sul salotto, un lampadario grande, con coppe di opale bianco a forma di fiore ed otto  bracci diritti color  bronzo brunito che giravano intorno ad una coppa centrale formando una raggiera.<br />
La giovane indossava scarpe color coloniale, basse ed uguali alla cintura che aveva in vita, stranamente dello stesso colore del rivestimento del salotto su cui era seduta.<br />
Il tavolo le arrivava all&#8217;altezza delle braccia, a mò di vassoio ed ella vi si appoggiò per alzarsi.<br />
C&#8217;era un armadio grande e scuro, che riempiva la parete ed era pieno di libri richiusi da antine di vetro. Libri di ogni genere: narrativa, saggistica, libri d&#8217;arte, enciclopedie ed anche una raccolta di libri molto antichi e preziosi le cui copertine dalle raffinatre rilegature, davano un effetto cromatico vivace ed austero ad un tempo..<br />
La ragazza guardava con interesse  i titoli ed i nomi degli autori, molti dei quali ella conosceva, per averli letti e studiati e le venne il desiderio di prendere un volume tra quelli che non aveva  letto. Pensò però che quello era il momento meno adatto, aveva il cuore in subbuglio e preferì starsene tranquilla ad aspettare.<br />
Il cigolio di una porta che si apriva la fece sobbalzare e la distolse dalla sua riflessione sulle letture.<span id="more-5140"></span><br />
Si voltò di scatto e, nel vedere sulla soglia la sagoma in controluce dell&#8217;uomo che stava entrando, cercò di nascondere un vago imbarazzo che l&#8217;aveva fatta arrossire. Egli la guardò in silenzio per un istante, poi si mosse ed andò verso di lei  prendendole entrambe le mani e sorridendo:<br />
“Mirto, che sorpresa! Sono lietissimo di rivederti!”<br />
Mirto rispose al suo saluto e mal celando il rossore che improvvisamente le era salito al volto, andò ad abbracciare  Gianmaria che le era cugino.<br />
Egli la tenne stretta a sé con il braccio, mentre le indicava di sedersi con lui sul divano.<br />
“Ti prego, raccontami ogni cosa, spiegami dettagliatamente come sono andate le cose; la tua telefonata mi ha  preoccupato. Dal tono della voce e dalle poche parole che mi hai detto, ho capito che ti trovi in un momento davvero difficile.”<br />
Mirto si sedette accanto a lui; confortata ed esortata dalle sue parole; si dispose con fiducia a confidargli il motivo per il quale era corsa lì, dopo aver lasciato la casa nella quale viveva da anni, ospite degli zii.<br />
Era tuttavia preoccupata di dovergli dire la verità. E se Gianmaria l&#8217;avesse fraintesa? Era pur sempre anche lui affezionato agli zii. Avrebbe dato credito a quanto essa aveva in cuore di dirgli, e si sarebbe fatto carico di decisioni drastiche nei loro confronti, diffidando di loro e giudicandoli addirittura immeritevoli di riavere la nipote con loro? Mirto andava meditando in sé stessa gli ultimi avvenimenti che l&#8217;avevano spinta a ricorrere all&#8217;aiuto del cugino.<br />
Lo guardava e il giovane pareva distratto, con gli occhi nel vuoto; Mirto dovette chiamarlo affinché le ponesse attenzione anziché  scrutare, come poco prima lei aveva fatto, i libri nell’armadio. Un po&#8217; sorpreso Gianmaria la guardò e la pregò di iniziare a parlargli, di non tralasciare alcun particolare facendosi frenare da impulsi di buonismo, che non avrebbero fatto altro che confondere la situazione.<br />
Gli zii godevano, nella famiglia, di stima e di considerazione e Mirto sapeva che, dopo quanto avrebbe rivelato al cugino, si sarebbe creata una profonda incrinatura, forse una frattura irrimediabile nella famiglia.<br />
Ella raccontò che una sera venne a casa della zia, invitato per la cena, un signore piuttosto prestante e dai modi gentili. La zia lo aveva invitato quella sera perché lo zio, che solitamente per quell&#8217;ora era di ritorno dall&#8217;ufficio, sarebbe stato assente; Mirto invece era presente.<br />
La ragazza s&#8217;era accorta che a tavola, la conversazione verteva su argomenti e su persone che ella non conosceva, di cui ella non aveva mai sentito parlare. I due s&#8217;intendevano con brevi frasi indistinte, allusive e volutamente lasciate incomplete, si lanciavano cenni d&#8217;intesa; era evidente una inequivocabile complicità su fatti a lei sconosciuti e dal contenuto scabroso.<br />
Mirto si sentì in grande imbarazzo, si alzò e volle ritirarsi in camera sua senza terminare di cenare. La zia e l&#8217;ospite che avevano volutamente tenuto quell&#8217;atteggiamento provocatorio, non fecero alcun commento, la salutarono con indifferenza e la ragazza, quasi correndo, si ritirò, lasciandoli soli e senza domande di chiarimento.<br />
Era inquieta ed un certo malessere accompagnava il suo sconcerto. Avrebbe voluto che quella persona se ne fosse andata immediatamente e che, prima del ritorno dello zio, ella potesse avere spiegazioni.<br />
Pensieri contraddittori l&#8217;agitavano: una profonda amarezza, anche un disgusto, come una pugnalata alle spalle  perché le era parso di trovarsi in  un altro luogo, in un’altra casa, con gente mai conosciuta. Invece era nella casa degtli zii che l’amavano. Aveva un bisogno estremo di recuperare le energie per affrontare la questione, con lo zio presente.<br />
Dopo anni di convivenza ed in un solo giorno, Mirto aveva capito che la zia non era la persona che aveva sempre conosciuto. Era poco quanto era trapelato durante quel pranzo con il  suo amico, tuttavia le era bastato perché venisse cancellata totalmente l&#8217;immagine che aveva sempre avuto di lei, di quella parente che l&#8217;aveva ospitata dopo la morte di suo padre. Quanto aveva intuito e compreso l&#8217;aveva colpita molto negativamente ed ebbe una reazione contraria uguale all&#8217;intensità dell&#8217;impressione negativa che aveva ricevuto.<br />
L&#8217;aveva sempre conosciuta come persona bonaria ed accogliente, con quel suo fare un po&#8217; astuto e un po&#8217; capriccioso e malgrado ciò, capace comunque di suscitare simpatia.<br />
Era di aspetto gradevole, con un sorriso frequente. Non era raro che, chi la incontrasse per la prima volta, ne facesse commenti positivi.<br />
Le zio l&#8217;amava ed il rapporto con la moglie era per lui prioritario su ogni altro. Ella in realtà lo dominava però gli infondeva sicurezza e forza stimolandolo ed esortandolo ad affrontare qualunque tipo di esperienza; in special modo se si trattava di qualcosa di faticoso. Ed egli sempre eseguiva ogni cosa cercando di accontentarla.<br />
A Mirto erano sempre parsi una coppia monolitica, una unione indiscutibile e di cui ci si potesse fidare, sulla quale mai nessuna ombra era passata.<br />
I signori De Rosa abitavano in una bella casa antica, che la zia aveva ereditato a sua volta dalla sorella di sua madre, poiché l’aveva ritenuta sempre  la nipote a lei più somigliante.<br />
Davanti alla casa si stendeva un grande parco ed ogni mattina, da ogni stanza della casa, si potevano ammirare prati ed aiuole fiorite, in tutte le stagioni.<br />
Un pino, ancora più antico, spingeva i suoi rami fino alle finestre della camera occupata da Mirto e che comprendeva, attigui, anche uno studiolo ed una stanza da bagno indipendenti.<br />
Mirto vi abitava molto volentieri e trascorreva il tempo libero dallo studio, in compagnia degli zii e di alcuni amici del rione che frequentavano la sua stessa Università, accettando che ella li ricevesse e stesse in  loro compagnia nella loro casa.<br />
Erano due fratelli che abitavano nel vicinato; altri giovani: una ragazza ed un ragazzo che abitavano nella via, un po’ più lontano. C&#8217;era inoltre una giovane, che era venuta ad abitare da poco tempo in città, con i genitori ed una sorellina, provenienti da Genova.<br />
Mirto suonava il pianoforte; si era diplomata al Conservatorio l&#8217;anno precedente e dopo si era iscritta alla Facoltà di Storia dell&#8217;Arte, per completare la sua preparazione culturale nel campo artistico.<br />
Era solita intrattenere gli amici con musiche che fossero di loro gradimento. Oltre ai brani lirici e classici, ella eseguiva originali arrangiamenti su brani di musica leggera, scelti e proposti dagli amici.<br />
La ragazza genovese si chiamava Mariola e Mirto aveva scoperto che aveva una bella voce lirica dal timbro molto personale ed interessante. Avrebbe voluto che cantasse per loro, glielo chiese e s&#8217;impegnò ad accompagnarla e ad istruirla nell&#8217;impostazione del canto. La ragazza le rispose di sì con entusiasmo e si affidò alle lezioni della sua nuova amica.<br />
Mariola era molto giovane, non aveva ancora compiuto i diciott&#8217;anni. Era di fisico sottile e slanciato, aveva capelli folti e ricci, di color castano. Portava sulle mani particolarmente lunghe e affusolate, una serie di anelli piccoli e preziosi.<br />
Mirto aveva già constatato che Mariola era di indole molto vivace e che aveva, pur così giovane, molta ambizione e volontà. Aspirava a raggiungere mete importanti e, quando Mirto le aveva prospettato il canto, aveva accolto la proposta senza esitare.<br />
Avevano stabilito insieme di fare una lezione tre volte la settimana ed anche che avrebbe cantato in pubblico, soltanto quando Mirto l&#8217;avesse ritenuta pronta. Ancor meglio, Mirto l&#8217;avrebbe fatta ascoltare prima da un maestro di musica, suo conoscente ed ex suo maestro di musica.<br />
La ragazza le fu molto grata e l&#8217;intesa era che sarebbe andata, per le lezioni, nella casa degli zii di Mirto.<br />
Mirto era assorbita da tutto questo mondo di cose pulite, rassicuranti; era stimolata ed anche gratificata dalle sollecitazioni dei suoi amici.<br />
Conduceva insomma una vita impegnata ma semplice e piacevole.<br />
Era per natura molto laboriosa ed il tempo che le restava era poco. Alla sera non usciva; faceva compagnia agli zii o studiava. Aveva stabilito di ricevere  gli amici un giorno alla settimana, per gli incontri musicali in casa degli zii, ed era il mercoledì pomeriggio, dopo l&#8217;Università, oppure alla domenica.<br />
I minuti trascorrevano lentissimi e Mirto venne al dunque del suo racconto. Molto della sua vita era già chiaro al cugino, che la incontrava spesso e riceveva da lei tutte le confidenze.<br />
Quella sera non era  riuscita a prendere sonno, non sapeva  prendere alcuna decisione, era rimasta nel letto irrigidita, impietrita dalla forte scossa provocatale dal fatto di qualche ora prima, con i pensieri in subbuglio e non sapendo che fare.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/amore-e-vita/mirto-di-dorella-dignola-mascherpa" target="_blank"><em><strong>Mirto</strong></em></a> di <strong>Dorella Dignola Mascherpa</strong></p>
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		<title>Ora c’è, ora non c’è più</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arsomnia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ora c’è, ora non c’è più
come i fiocchi di neve cadono
e quando arrivano a terra svaniscono.
Ora ci sono, ora non ci sono più
come gocce di pioggia scendono
si perdono  in un lago e non si contano.
Ora ci sei, ora non ci sei più
come un sogno che aprendo gli occhi muore
e il mattino diventa incolore.
Ora c’è, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5133" href="http://www.blogdegliautori.it/arsomnia/ora-c%e2%80%99e-ora-non-c%e2%80%99e-piu/lamour-sous-umbrelle-a-protsouk/"><img class="alignnone size-full wp-image-5133" title="L'Amour Sous Umbrelle di Andrei Protsouk" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/LAmour-Sous-Umbrelle-A-Protsouk.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Ora c’è, ora non c’è più<br />
come i fiocchi di neve cadono<br />
e quando arrivano a terra svaniscono.<br />
Ora ci sono, ora non ci sono più<br />
come gocce di pioggia scendono<br />
si perdono  in un lago e non si contano.<br />
Ora ci sei, ora non ci sei più<br />
come un sogno che aprendo gli occhi muore<br />
e il mattino diventa incolore.<br />
Ora c’è, ora non c’è più<br />
come un dolore sordo qui nel cuore la tua assenza<br />
colpisce a morte la mia esistenza.<br />
Ora c’è, ora non c’è più,<br />
anche gli angeli partono fra la notte e il giorno.<br />
Se cadrà una piuma, sarà come il tuo ritorno</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: L&#8217;Amour Sous Umbrelle di Andrei Protsouk, particolare<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ha un respiro smarrito</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 06:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ha un respiro smarrito
quest’assenza
che sussurra l&#8217;inganno
dell’attesa
dispersa offerta
che non risarcisce cieli
senza remissione
e senza fiamma
intrecciati nei fili
d’una storia
spoglia di voci
adesso
dove cerco la sola fonte
che imperli di promesse
nuove
l’amara destinazione
l&#8217;illusione lacerata
desiderata
lungo il silenzio
innamorato di ritorni
che inappagato m’invade.
Dalla Silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; di Daniela Quieti
***
Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5136" href="http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/maria-antonieta-i-maimon/"><img class="alignnone size-full wp-image-5136" title="Maria Antonieta di Isaac Maimon" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/Maria-Antonieta-I-Maimon.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Ha un respiro smarrito<br />
quest’assenza<br />
che sussurra l&#8217;inganno<br />
dell’attesa<br />
dispersa offerta<br />
che non risarcisce cieli<br />
senza remissione<br />
e senza fiamma<br />
intrecciati nei fili<br />
d’una storia<br />
spoglia di voci<br />
adesso<br />
dove cerco la sola fonte<br />
che imperli di promesse<br />
nuove<br />
l’amara destinazione<br />
l&#8217;illusione lacerata<br />
desiderata<br />
lungo il silenzio<br />
innamorato di ritorni<br />
che inappagato m’invade.</p>
<p>Dalla Silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; di Daniela Quieti</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Senza titolo e comunque a M.P. da M.P.</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/anonimo-capuano/senza-titolo-mp/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 16:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Prontera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed ora che sai come &#8230;&#8217;non ti voglio&#8217;,
lasciati sfogliare come un libro,
oppure spogliare come una poesia;
oppure gioca tu con la mia allegria,
e la tua fantasia me la compro
per un pugno di sogni,
e con un pugno di mimose appassionate!﻿
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ed ora che sai come &#8230;&#8217;non ti voglio&#8217;,<br />
lasciati sfogliare come un libro,<br />
oppure spogliare come una poesia;<br />
oppure gioca tu con la mia allegria,<br />
e la tua fantasia me la compro<br />
per un pugno di sogni,<br />
e con un pugno di mimose appassionate!﻿</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Perché non lei di Marisa Giaroli</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/marisa-giaroli/perche-non-lei-di-marisa-giaroli/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 19:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marisa Giaroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono i giorni di novembre tradizionalmente chiamati l&#8217;estate di San Martino, ma la mattina è umida e fredda: come lo sono le giornate in autunno nella Valle Padana.
A mezzogiorno la piazza centrale della città è semideserta e le poche persone che vi transitano lo fanno velocemente, perché quello è un punto dove il vento non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5123" href="http://www.blogdegliautori.it/marisa-giaroli/perche-non-lei-di-marisa-giaroli/perche-non-lei-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-5123" title="Perché non lei? di Marisa Giaroli" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/perche-non-lei1.jpg" alt="" width="251" height="380" /></a></p>
<p>Sono i giorni di novembre tradizionalmente chiamati l&#8217;estate di San Martino, ma la mattina è umida e fredda: come lo sono le giornate in autunno nella Valle Padana.<br />
A mezzogiorno la piazza centrale della città è semideserta e le poche persone che vi transitano lo fanno velocemente, perché quello è un punto dove il vento non scherza. In un angolo della medesima, è riapparso l&#8217;uomo delle caldarroste e il profumo invitante si espande nell&#8217;aria.<br />
In un angolo della piazza, in un antico palazzo, c&#8217;è una nota galleria d&#8217;arte che in questi giorni espone la personale di una pittrice. L&#8217;artista è seduta all&#8217;interno della sala e sfoglia svogliatamente una rivista. Nel corso della mattina sono entrate solo due persone a visitare la mostra. Lancia un&#8217;occhiata all&#8217;orologio.<br />
«Tra poco chiudo e vado a pranzo» pensa.<br />
L&#8217;idea di esporre in quel luogo, soprattutto in quei giorni, è stata di un critico d&#8217;arte suo amico.<br />
«È una città che vanta un passato carico di storia, che ha avuto un grande impulso artistico e culturale sotto gli Estensi. È una buona piazza per gli artisti. Inoltre è una zona ricca d&#8217;industrie e con una notevole attività turistica» le aveva suggerito.<br />
Lei si era lasciata convincere, anche perché da tempo desiderava visitare la città e conoscerne l&#8217;aspetto artistico e monumentale.<br />
Un&#8217;ombra che si ferma davanti alla vetrina distoglie la pittrice dalla lettura. È una giovane donna.<br />
La sconosciuta indossa un cappotto grigio sotto al quale s&#8217;intravedono i calzoni neri di velluto. Non sembra interessata alle tre tele adagiate su un cavalletto, perché si toglie i guanti di pelle, prende a specchiarsi poi cerca di avvolgere la testa in un foulard per proteggersi dal vento. C&#8217;è qualcosa di allegro nei suoi gesti banali e la pittrice, incuriosita, rimane a osservarla.<br />
La massa morbida dei lunghi capelli biondi scompare sotto la seta dai colori vivacissimi.<br />
Si specchia di nuovo e, soddisfatta, si allontana.<span id="more-5114"></span><br />
La pittrice ci rimane veramente male. Si alza scocciata. Non ritiene simpatico il comportamento della donna. Aggrotta le sopracciglia nere e folte e pensa che avrebbe potuto almeno dare un&#8217;occhiata ai quadri in vetrina. Risentita decide di chiudere e di andare a pranzo.<br />
Per quel giorno ha finito! La mostra rimarrà aperta quindici giorni, ma lei intende fermarsi solo una settimana, lasciando poi al proprietario della galleria l&#8217;impegno di curare i suoi interessi.<br />
Lei e il gallerista si sono divisi i turni di quella prima settimana di mostra; lei ha preferito le ore della mattina, perché pensa di dedicare quelle del pomeriggio a esplorare la città. Per quel pomeriggio ha, infatti, programmato una visita al museo d&#8217;arte moderna.<br />
II giorno dopo, quasi alla stessa ora, la sconosciuta passa di nuovo davanti alla vetrina. Con una mano regge una cartella di pelle chiara e con l&#8217;altra dei libri. La pittrice la riconosce immediatamente per il foulard, che ora porta attorno al collo.<br />
Ha i morbidi capelli trattenuti da un laccio e la lucente coda bionda scende fino alle spalle lasciando scoperto il viso fine, dai lineamenti delicati; il labbro superiore sporge leggermente in avanti.<br />
«Deve essere un&#8217;insegnante» pensa la pittrice incuriosita. «Vediamo se si specchia anche oggi».<br />
No. Non lo fa! Il suo sguardo va da una tela all&#8217;altra, infine si ferma su una in particolare.<br />
L&#8217;opera non è di grandi dimensioni, ma rivela una preparazione e una tecnica di alto livello.<br />
La sconosciuta si sente attratta senza una ragione ben precisa da ciò che rappresenta: una donna in piedi su uno scoglio. La figura sembra in procinto di andarsene perché il corpo è in parte rivolto verso la terra, ma il capo rimane rivolto verso il mare.<br />
«Sembra in attesa di qualche cosa, forse di una nave: di un uomo?» pensa.<br />
Chiude gli occhi un attimo, li riapre lentamente e per ali uni lunghi istanti rimane come rapita.<br />
Alla fine fa un lungo sospiro e scompare. La pittrice rimane un lungo momento con lo sguardo fisso sul vuoto lasciato. Prende poi dal pacchetto sul tavolino che ha vicino una sigaretta. Mentre l&#8217;accende, non avverte più, nei confronti della sconosciuta, quel sentimento di antipatia che le era sorto spontaneo il giorno prima, ma è pervasa da una sensazione di curiosità.<br />
Il viso radioso della sconosciuta occupa i suoi pensieri anche durante il pranzo. Avverte un vago desiderio di conoscerla.<br />
Se il quadro ha destato il suo interesse, tornerà sicuramente a vederlo e lei deve fare in modo di parlarle. Rimane pensierosa per alcuni istanti poi, sorridendo, va alla vetrina e toglie la tela che, dopo, appende a una parete. Non proprio in vista.<br />
Il giorno dopo, sabato, la sconosciuta non si fa vedere e la pittrice rimane delusa.<br />
Nicoletta, chiamata da tutti Nichi, è seduta su una poltrona del soggiorno. Giuseppe, l&#8217;uomo col quale convive da cinque anni, è partito per Udine, sua attuale sede di lavoro.<br />
«È meglio che parta subito dopo il pranzo, mi attende un viaggio lungo» aveva osservato l&#8217;uomo scrutando il cielo oltre la finestra.<br />
Il padre della ragazza, quella domenica erano a pranzo dai suoi genitori, era intervenuto:<br />
«Fai bene a partire fintanto che c&#8217;è luce, perché le previsioni danno nebbia in quella zona».<br />
Arrivati nel loro appartamento, lui aveva notato il lieve velo di tristezza sul volto della sua donna. L&#8217;aveva presa tra le braccia e, baciandola, aveva detto:<br />
«Ho già chiesto una settimana di ferie a gennaio. Andremo a Cortina. Ti va?».<br />
Sì, le andava, e mentre lui finiva di vestirsi, lei era già con la mente sulle piste innevate.<br />
Ma ora è sola. Non ha compiti da correggere e in quel momento non le va di ascoltare della musica. È sola e in attesa come la donna del quadro. All&#8217;istante decide di andare alla galleria d&#8217;arte. La malinconia è sparita! I suoi passi sono veloci, mentre avanza speditamente sul marciapiede.<br />
Incredula, col naso incollato alla vetrina, guarda il quadro che ha sostituito quello che ha suscitato il suo interesse. Rimane alcuni istanti incerta, infine decisa, spinge la porta a vetri: una ventata d&#8217;aria calda la investe.<br />
Essendo un pomeriggio festivo, ci sono molti visitatori, ma Nichi neppure li vede, presa com&#8217;è nella sua ricerca: in un attimo il suo sguardo fa il giro delle pareti.<br />
La pittrice, che l&#8217;ha vista entrare ha un brivido di piacere, sorride tra sé e s&#8217;avvicina.<br />
«Forse, ciò che cerca è da quella parte» dice con voce morbida, calda.<br />
La visitatrice trasale, si gira meravigliata, sorpresa per quell&#8217;accoglienza e rimane per un momento in silenzio a guardare la donna che ha parlato. Ne incontra gli occhi neri, lucenti, e lo sguardo divertito: la pittrice indossa un paio di pantaloni grigi con un maglione azzurro, è leggermente più bassa di lei e prestante.<br />
«Ho notato il suo interesse nei giorni scorsi» spiega la voce calda.<br />
Nichi annuisce e la segue verso la parete dov&#8217;è appeso il quadro che cerca.<br />
A pochi metri da loro il proprietario della galleria d&#8217;arte le osserva. Conosce Nichi perché è una delle insegnanti della propria figlia. Al suo ingresso, le ha rivolto solo un cenno di saluto senza smettere di conversare con alcuni visitatori e probabili acquirenti. Deve fare lui gli onori di casa, perché la pittrice preferisce rimanere nell&#8217;anonimato. Dopo qualche minuto l&#8217;uomo si scusa con i visitatori e le raggiunge.<br />
«È un piacere vederla. Come sta signorina?».<br />
«Bene. Grazie. Può concedermi qualche minuto?».<br />
«Certamente».<br />
«Vorrei acquistare questo quadro. Può dirmi il prezzo?».<br />
Gli dispiace dover riferire che non è in vendita e mentre lo fa lancia un&#8217;occhiata alla pittrice. Chissà che non abbia cambiato idea.</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/amore-e-vita/perche-non-lei-di-marisa-giaroli" target="_blank"><em><strong>Perché non lei?</strong></em></a> di <strong>Marisa Giaroli</strong></p>
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		<title>Mots d’amour di Bianca Maria Simeoni</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 19:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Maria Simeoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dove ritorni dopo l’amore?
Dove diffondi l’oro sconosciuto?
Corre un brivido, l’istante è deciso
nello stupore del tempo che si compie.
Tanto vicine le nostre orme
tanto voraci di appetito vitale.
L’istinto rifugge la colpa
mentre dissolvi ogni paura
che lontano saetta dal tuo dono.
La tela si ravviva di colore,
intatto il pensiero non ha certezze.
Ti guardo: arte o vocazione?
Ti assaporerò nell’interezza.
***
Investire la vita. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-5111" href="http://www.blogdegliautori.it/bianca-maria-simeoni/mots-d%e2%80%99amour-di-bianca-maria-simeoni/mots-damour/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5111" title="Mots d’amour di Bianca Maria Simeoni" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/mots-damour.jpg" alt="" width="245" height="380" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Dove ritorni dopo l’amore?<br />
Dove diffondi l’oro sconosciuto?<br />
Corre un brivido, l’istante è deciso<br />
nello stupore del tempo che si compie.</p>
<p style="text-align: center;">Tanto vicine le nostre orme<br />
tanto voraci di appetito vitale.<br />
L’istinto rifugge la colpa<br />
mentre dissolvi ogni paura<br />
che lontano saetta dal tuo dono.</p>
<p style="text-align: center;">La tela si ravviva di colore,<br />
intatto il pensiero non ha certezze.<br />
Ti guardo: arte o vocazione?<br />
Ti assaporerò nell’interezza.<span id="more-5112"></span></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: center;">Investire la vita. E saperlo.<br />
Il guizzo veloce che ottura le crepe<br />
e le maschere manda in frantumi.<br />
Invade di colpo. E poi abbandona.<br />
Una supplica, quell’alito di salvezza,<br />
sfuma dal limbo intollerabile<br />
e accende il fuoco del contatto<br />
lacerando ogni sottile ragnatela.<br />
Il miracolo non dura. Ma si ripete.<br />
Ribattezza la notte lasciandola a metà.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: center;">Sei l’Universo che mi chiedi:<br />
era già tuo nel mio linguaggio tradotto,<br />
nel silente gioco rubato all’euforia.<br />
Sei nei versi smarriti e poi ritrovati:<br />
erano già tuoi nella memoria che sfugge,<br />
traccia millenaria segnata sul viso.<br />
Sei un paese di mura cintate<br />
ma non puoi fermare un poeta<br />
se la storia cancella ogni frontiera.</p>
<p style="text-align: center;">Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/poesia/poesia-d-amore/mots-damour-di-bianca-maria-simeoni" target="_blank"><em><strong>Mots d’amour</strong></em></a> di <strong>Bianca Maria Simeoni</strong></p>
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		<title>L&#8217;insalata di riso</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono nel mio studio, seduta davanti al computer sulla scrivania accanto alla finestra sul mare, circondata da cartelle e libri ammucchiati anche sulle poltrone. Con il mio gatto. È già agosto ed è una giornata particolarmente afosa, ma non sopporto l’aria condizionata, preferisco asciugarmi la fronte con un fazzoletto di carta. Perché non mi chiami? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono nel mio studio, seduta davanti al computer sulla scrivania accanto alla finestra sul mare, circondata da cartelle e libri ammucchiati anche sulle poltrone. Con il mio gatto. È già agosto ed è una giornata particolarmente afosa, ma non sopporto l’aria condizionata, preferisco asciugarmi la fronte con un fazzoletto di carta. Perché non mi chiami? Sto aspettando da un tempo interminabile questa telefonata che non arriva. A momenti è mezzogiorno e io sono ancora qui, a lavorare. Bella estate sto trascorrendo. Mi farà male alla salute. Ho deciso di attendere ancora un’ora, poi, forse, ti chiamerò io. In questo tempo, si possono definire le nostre esistenze. Devo farmi coraggio, devo seguire i sentimenti. Come vorrei essere capace di aprire completamente questo mio cuore e mostrare la fiamma che vi arde. È proprio vero che i grandi amori nascono all’improvviso, ma non posso farmi travolgere dalla passione. C’è come un cono d’ombra in te che mi sfugge, qualcosa che non vuoi, o non puoi dirmi. Sembra che tu voglia indurmi a distaccarmi. Devo sapere cosa provi davvero, insomma. Ecco, finalmente. No, non sei tu, è Lucia, la coordinatrice della mia associazione di volontariato. Mi chiede, se posso, di recarmi al più presto in ospedale perché c’è una situazione di vera emergenza per eccesso di ricoveri nel reparto di geriatria. Purtroppo, nel mese delle vacanze per antonomasia, sembra che per alcuni il problema sia l&#8217;anziano di famiglia, difficile da portare nei luoghi di villeggiatura e, quindi, la soluzione è ricoverarlo nelle strutture di un nosocomio. Certo che vado, non abito nemmeno lontano, tra una mezz’ora al massimo sarò lì. Prima di uscire, però, controllo ancora la posta, potresti avermi inviato una mail. No, niente. Nel corridoio che immette alla stanza grande, quella dove in genere sistemano le degenti in età più avanzata e più sole, c’è un odore acre di medicinali. Mi fermo un istante vicino all’ampia vetrata di fronte alla porta, come per annunciarmi. Vedo un tratto di cielo limpido e percepisco maggiormente il contrasto con quella che appare già una necropoli, abitata da mute, immobili presenze, pallide quasi quanto le bianche lenzuola, tra vassoi del pranzo intatti poggiati su comodini disadorni. Eppure, sono state giovani, forse madri esemplari, avranno avuto figli, probabilmente lontani. E, a volte, non ricordano i  loro nomi, non ricordano nemmeno di averli avuti. Mi accosto alla ricoverata che si mostra più sveglia e le chiedo, con delicatezza: &#8211; Signora, hanno servito il pasto. Posso aiutarla? &#8211; No, non ho voglia di cibo.  Provo a insistere, ma quasi con accento di sfida, mi chiede: &#8211; Lei, cosa mangia, oggi?  &#8211; Signora, fa caldo, ho preparato solo un’insalata di riso. &#8211; E… come la prepara? &#8211; Dopo aver bollito il riso… Mentre spiego la mia semplice ricetta, all’improvviso, un’altra malata ritrova sommessamente voce e così, a seguire, le altre, ognuna tentando di fornire particolari, pur se confusi, ma io scopro, comunque, quante sconosciute varianti può avere una semplice insalata di riso, in un inatteso dibattito gastronomico che prende vita, tra brandelli d’identità ritrovata nel baule delle memorie e delle emozioni di un’intera esistenza.  Anche l’inferma nel letto più lontano, quella completamente assente, si anima chiedendo di assaggiare perfino l’ignorato pasto. Mi avvicino a lei e stento a crederci. Così ordinata non l’avevo riconosciuta. È la barbona che sosta sempre sulle scale della Cattedrale. Ecco perché non la vedevo da un paio di giorni. Ma avevo pensato che, con questa afa, si fosse rifugiata all’interno della stazione. Mi fa cenno di avvicinarmi, la capisco a fatica, intuisco che invoca notizie della sua bambola, la sua inseparabile figlia. Sono sicura che gliel’hanno tolta perché troppo sudicia, condizione incompatibile con il luogo. La rassicuro, le rispondo che andrò subito a dirle che la mamma tornerà presto, che la nutrirò. Mentre già so che, domani, quella mia piccola bambola, amata reminiscenza di bambina chiusa da troppo tempo in un cassetto, ormai, troverà certamente un posto migliore. Sto tornando verso casa con una speranza nel cuore. Chissà, potresti subire anche tu l’irresistibile seduzione occulta della mia insalata di riso…</p>
<p style="text-align: justify;">Da &#8220;<em>Poesia e narrativa contemporanee</em>&#8221; Edizioni Tracce, 2010</p>
<pre style="text-align: justify;"></pre>
<pre></pre>
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		<title>Fiore</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 15:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ballero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ti coglierò tra l’erba ariosa e folle,
schiusa nel calice del tuo segreto,
ancora così gracile di vento
sotto l’azzurro immenso dov’è vita
la luce che ti avvolge e poi si stende
sopra le mie rovine e tra le spine.
In quest’età quest’attimo quest’ora
mi strapperai un sorriso e una preghiera.
Immagine: dipinto di Vladimir Volegov
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5064" href="http://www.blogdegliautori.it/francesco-ballero/fiore-2/vladimir-volegov-full/"><img class="alignnone size-full wp-image-5064" title="Dipinto di Vladimir Volegov" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/04/vladimir-volegov-full.jpg" alt="" width="470" height="344" /></a></p>
<p>Ti coglierò tra l’erba ariosa e folle,<br />
schiusa nel calice del tuo segreto,<br />
ancora così gracile di vento<br />
sotto l’azzurro immenso dov’è vita<br />
la luce che ti avvolge e poi si stende<br />
sopra le mie rovine e tra le spine.<br />
In quest’età quest’attimo quest’ora<br />
mi strapperai un sorriso e una preghiera.</p>
<p><em>Immagine: dipinto di Vladimir Volegov</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per sempre</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:33:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Patrascanu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dietro il mio pensiero
c’è la fame di te.
Sopra il mio corpo
c’è il fantasma di un desiderio.
Oltre la mia immagine
c’è il Triangolo delle Bermude.
Sparirò anch’io,
come spariscono la fame
e il desiderio.
Ma l’anima accarezzerà
per sempre
il ricordo di quest’amore.
Immagine: Alien in love in Daniela Patrascanu
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5061" href="http://www.blogdegliautori.it/daniela-patrascanu/per-sempre/alien-in-love-2008-50x50cm/"><img class="alignnone size-full wp-image-5061" title="Alien in love di Daniela Patrascanu" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/04/Alien-in-love-2008-50x50cm.jpg" alt="" width="480" height="482" /></a></p>
<p>Dietro il mio pensiero<br />
c’è la fame di te.<br />
Sopra il mio corpo<br />
c’è il fantasma di un desiderio.<br />
Oltre la mia immagine<br />
c’è il Triangolo delle Bermude.<br />
Sparirò anch’io,<br />
come spariscono la fame<br />
e il desiderio.<br />
Ma l’anima accarezzerà<br />
per sempre<br />
il ricordo di quest’amore.</p>
<p><em>Immagine: Alien in love in Daniela Patrascanu</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Segreto</title>
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		<comments>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/segreto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 15:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Intimo ti nascondi
profondo, dove nessuno
vede e sa.
Mi risali in mente,
all’improvviso,
mi riapri il cuore,
ti rifai sorriso e, lieve,
un brivido mi ritorna a te
e ricompone l’immagine
d’una gioia provata,
d’una bocca baciata,
d’una poesia ascoltata.
Immagine: Volto di donna di Dorella Dignola
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5057" href="http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/segreto/p1020815/"><img class="alignnone size-full wp-image-5057" title="Volto di donna di Dorella Dignola" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/04/P1020815.jpg" alt="" width="335" height="384" /></a></p>
<p>Intimo ti nascondi<br />
profondo, dove nessuno<br />
vede e sa.<br />
Mi risali in mente,<br />
all’improvviso,<br />
mi riapri il cuore,<br />
ti rifai sorriso e, lieve,<br />
un brivido mi ritorna a te<br />
e ricompone l’immagine<br />
d’una gioia provata,<br />
d’una bocca baciata,<br />
d’una poesia ascoltata.</p>
<p><em>Immagine: Volto di donna di Dorella Dignola</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una lettera d&#8217;amore</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/una-lettera-damore/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/una-lettera-damore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 16:25:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
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		<category><![CDATA[Sogno]]></category>

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		<description><![CDATA[Mio caro,
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mio caro,<br />
la verità è che ti amo. Adesso che siamo distanti e ciascuno di noi è preso dalle reciproche realtà, oltre la speranza più o meno possibile di ritrovarci, protetti dalle insidie che hanno obliquato, rimpicciolito e dilatato l’interpretazione di un pur identico codice, questa è l’unica certezza. Un’ansia strana mi consuma, mi induce a scriverti, nonostante riesca ad apparire serena fra i miei libri, i miei impegni, la mia ordinarietà scarnificata, fatta di ideali spesso messi in fuga da un tempo di profonda tristezza, d’insincera illusione, di lunga inquietudine, di polvere di strada. Vedo il mare da qui. Sembra rilassato, anche se il profilo acuminato di una palma scura evoca schegge conficcate nel costato. Me la caverò? Sfuggendo ai miei tumulti per cercare riparo negli attimi strappati al sogno, forse, però ogni sogno è prigioniero del destino. O su una soglia, a guardia dell’antico inganno, nell&#8217;attesa di una promessa autentica. O nelle stanze dell’infanzia, nei fantasmi buoni di cui aspetto il ritorno, al buio, per condividere con loro un altro istante nei luoghi che, come loro, ho amato e amo, o in questa lettera che non spedirò, di cui tu solo potresti davvero leggere le orme, o in tutte le tue forme a cui la mia immaginazione ti adatta, e mi adatta. La preferita è di considerarti semplicemente un uomo, che ha infuocato i miei tormenti, che spartisce il desco, il calore che mi pervade, che riempie con me una scatola vuota di ricordi con la fascinazione di ciò che sarà, in un irraggiungibile luogo segreto, domani. &#8211; Ma quand’è che viene questo domani, dov’è? E a qual prezzo si vende se è già sera, l&#8217;oggi. &#8211; È strano come due persone, incontrandosi, s&#8217;intersechino l&#8217;una nell&#8217;altra. Il caso? Affinità elettive? Mi piace pensare che sia pure una questione di pelle. Sei troppo affascinante, troppo seducente, troppo tutto e continui a crescermi nell&#8217;anima e nella carne, accarezzato progetto, redatto con parole intinte d&#8217;emozione. Vorrei averti qui, ora. Stringerti. Fondermi in te. Tu strazi la mia vita con la tua presenza-assenza, la memoria dei tuoi segni, potenti, mi accende di desideri impazienti, mentre rovisto instancabilmente fra i tuoi silenzi nell’aspirazione di ascoltarti. Dobbiamo ancora capirci, cogliere il soffio del vento che ci afferra e ci culla, e ci lenisce ferite aperte dalla nostra precarietà, e poi…vorrei vivere, anche poco, ma vivere…mi dicesti. E, come allora, ti rispondo…anch’io, con te. Io, passionale, possessiva, irruenta che, come le donne di arcaica radice della mia terra madre, la tua lontananza ha fatalmente di cordoglio velato, con quell’amore che non ho perduto nel pianto e nella gioia di un’intera esistenza, ti porto attaccato al petto, incastonato nell’inseparabile gioiello più prezioso, bruciante stimmata dentro il cuore, sempre.</p>
<p>Da <strong><em>&#8220;Schegge d’amore&#8221;</em></strong> di <strong>Daniela Quieti</strong></p>
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		<title>Alla nostra passione</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 14:26:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Alla nostra passione
ricordi, amore
alzammo il calice
allo scoccare
della prima ora
di un tempo
senza tempo
al dono
che volevamo farci
entrambi
quell’attrazione
di una calda terra
in cima alla collina
per consumare
quel che resta di noi
dentro il castello
dove nevica d’inverno
e solitudine scuote
amate radici
e fragore popola
di fantasmi
ferite
mai rimarginate
pagine macchiate
di questo libro
che un vento
di sud-est
non sa leggere
ma sfoglia tutte
e della mia vita
infuoca il sogno
che io non abbandono.
Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla nostra passione<br />
ricordi, amore<br />
alzammo il calice<br />
allo scoccare<br />
della prima ora<br />
di un tempo<br />
senza tempo<br />
al dono<br />
che volevamo farci<br />
entrambi<br />
quell’attrazione<br />
di una calda terra<br />
in cima alla collina<br />
per consumare<br />
quel che resta di noi<br />
dentro il castello<br />
dove nevica d’inverno<br />
e solitudine scuote<br />
amate radici<br />
e fragore popola<br />
di fantasmi<br />
ferite<br />
mai rimarginate<br />
pagine macchiate<br />
di questo libro<br />
che un vento<br />
di sud-est<br />
non sa leggere<br />
ma sfoglia tutte<br />
e della mia vita<br />
infuoca il sogno<br />
che io non abbandono.</p>
<p>Da “<em>Graffi obliqui</em>” di Daniela Quieti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La fidanzata di Joe</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 10:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Sallustio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(&#8230;) Joe non amava molto parlare di donne e di sesso. Era sposato. A lui  bastava sua moglie, se solo l’avesse avuta al suo fianco. La sera tirava  fuori dal taschino la foto di Teresa e la baciava di nascosto, per  paura di essere deriso dai compagni per quell’atto da femminuccia. Dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(&#8230;) Joe non amava molto parlare di donne e di sesso. Era sposato. A lui  bastava sua moglie, se solo l’avesse avuta al suo fianco. La sera tirava  fuori dal taschino la foto di Teresa e la baciava di nascosto, per  paura di essere deriso dai compagni per quell’atto da femminuccia. Dalla  foto gli occhi sottili e allungati di sua moglie sorridevano timidi.  Era una bella ragazza di campagna di quelle solide, con i fianchi  generosi che rassicurano gli uomini. E, infatti, non ci avevano messo  molto ad allargare la famiglia. Dopo il matrimonio aveva avuto due sole  settimane insieme a lei. Ancora aveva il gusto in bocca di quelle notti  timide in cui, tutti e due, restavano nel silenzio, al buio, sotto la<br />
trapunta rosso vermiglio. Erano due giovani timorati di Dio che si  vergognavano ad abbandonarsi l’uno nelle braccia dell’altra. Ma si erano  scambiati sguardi di tenerezza e si erano tenuti per mano, quel poco  tempo che se n’erano stati da soli, nella casa sovraffollata dei  suoceri.<br />
Prima di partire si era voluto imprimere bene nella mente il colore dei  suoi occhi, della sua pelle, dei capelli neri e setosi che le aveva  baciato e accarezzato, man mano con più spudoratezza, quando i giorni  che restavano prima della partenza avevano incominciato a scorrere come i  grani del rosario tra le mani. A sera Teresa pregava in cucina con le  altre donne e dalla camera da letto dove lui la aspettava impaziente  giungevano voci sonnecchianti e lamentose che quasi non credevano più in  quelle implorazioni consunte come stracci e non sempre produttive di  felicità. Peppino, steso nel letto con le braccia sotto il capo, come se  stesse prendendo il sole nei campi, lo sguardo al soffitto, aspettava e  trepidava e s’infiammava di desiderio. Poi arrivava lei, richiudeva la  porta con delicatezza, gli si stendeva al fianco e lui si vergognava di  quel suo desiderio, per paura che dopo le preghiere le sembrasse impuro.  Se l’era portato dentro con sé in America. Lo aveva perseguitato sul  bastimento, nei giorni di depressione dell’arrivo, nelle notti rumorose  della baracca con Tony, quando uscivano ed entravano lavoratori sudici  di miniera, fetidi di mare e di grasso dei motori, sguaiati e volgari.  Un desiderio che gli opprimeva il petto, che gli dava scontento e che  riusciva a placare solo nelle uscite a mare, che nella quiete lanciava  bagliori argentei e nella burrasca appariva grandioso come un Dio…</p>
<p>da “La Fidanzata di Joe” romanzo breve di Lucia Sallustio</p>
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		<title>L&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 10:19:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Sartarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si era quasi alla metà dell’estate, quando, un giorno Marco si accorse  casualmente che in spiaggia, a distanza di alcune cabine dalla sua,  c’era una ragazza che lo fissava intensamente e con insistenza.  All’inizio non lo notò più di tanto, era consapevole d’essere un bel  ragazzo e non era la prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si era quasi alla metà dell’estate, quando, un giorno Marco si accorse  casualmente che in spiaggia, a distanza di alcune cabine dalla sua,  c’era una ragazza che lo fissava intensamente e con insistenza.  All’inizio non lo notò più di tanto, era consapevole d’essere un bel  ragazzo e non era la prima volta che era stato fatto segno  dell’attenzione da parte delle ragazze, pensò che la cosa sarebbe finita  lì.<br />
Constatato, invece, che anche nei giorni seguenti quella ragazza  continuava a fissarlo, il fatto l’incuriosì alquanto. Era una ragazza  bruna, piccolina, piuttosto rotondetta, perfettamente formata e  proporzionata, con un corpo da donna adulta. Quella cosa in sè così  strana, era anche intrigante e avvincente perchè, a quell’epoca, stiamo  parlando dei primi anni ‘50, non accadeva tutti i giorni che una ragazza  prendesse l’iniziativa, cercando di provocare in ogni caso una reazione  da parte sua. Marco decise che doveva trovare il modo di conoscerla….<br />
Tenuto nel giusto conto le consuetudini e i pregiudizi ambientali  dell’epoca, non era facile iniziare un rapporto di conoscenza con una  persona dell’altro sesso, bisognava trovare il modo. A questo punto,  bisogna fare un inciso di carattere sociologico che sia utile a chiarire  qual’era, in Sicilia, la così detta “morale dominante” che regolava,  senza possibilità di trasgressioni, i rapporti tra due persone di sesso  diverso. In ogni caso,il rapporto di conoscenza e di frequentazione  doveva avere la sua ragion d’essere che di solito era identificata nella  finalità del matrimonio. Alla luce di queste considerazioni tutto  sembrava molto complicato e quasi impossibile da realizzare, tenuto  conto che Marco e quella ragazza avevano appena quindici anno  ciascuno.Quel codice tribale di comportamenti che regolava l’instaurarsi  di un rapporto fra due persone di sesso diverso, si riconosceva in  un’epoca e costituiva la “summa” di tradizioni, usi e costumi d’intere  generazioni passate e costituiva il retaggio, atavico, nella formazione  della cultura e della morale delle popolazioni d’intere regioni….<br />
E venne il giorno della dichiarazione d’intenti, accadde tutto com’era  cominciato, fu lei Sara, che disse a Marco d’essere certa di amarlo  perdutamente e che, se lui voleva, il suo amore sarebbe durato per  sempre. Marco rimase in silenzio, affermare che non se l’aspettava  sarebbe stato un mentire a sè stesso, forse avrebbe voluto prendere lui  l’iniziativa ma, non si sentiva sicuro forse, aveva paura d’impegnarsi  per il futuro. Non si sentì di dire niente, erano entrambi molto giovani,  prendere un impegno del genere per tutta la vita a quindici anni gli  sembrava un’enormità. Si sentiva confuso, aveva bisogno di riflettere,  la cosa lo faceva diventare, per il ruolo che doveva assumere, più  grande di quello che era in realtà. Quella notte Marco non potè chiudere  occhio, mille pensieri affollavano la sua mente; per la prima volta,  nella sua vita si ritrovò a farsi un profondo e sincero esame  introspettivo. Si trovava di fronte ad un evento  nuovo come non mai,  qualcosa che lo aveva aggredito improvvisamente e lo teneva stretto,  prigioniero di sè stesso. L’estate stava finendo, forse la stagione più  bella che egli avesse mai trascorso e non solo per quell’ultima cosa che  gli era capitata. Stranamente, non si rendeva ancora conto che proprio  quest’ultima cosa, era la più importante e la più bella che gli potesse  capitare: si era innamorato! (…)</p>
<p><em>Tratto da “Viaggio nella memoria” di Vittorio Sartarelli, pubblicato nel  2005.  – L’AMORE -</em></p>
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		<title>Quando finisce un amore</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si racconta che l’anima di una persona amata vive dentro di noi e  quando esce dal nostro essere muta profondamente, diviene una diversa  entità. Che è come dire che non esiste più. Non muore certo, ma è come  se fosse un’altra persona. Ma questa verità, purtroppo, vale anche per  noi.
Per questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si racconta che l’anima di una persona amata vive dentro di noi e  quando esce dal nostro essere muta profondamente, diviene una diversa  entità. Che è come dire che non esiste più. Non muore certo, ma è come  se fosse un’altra persona. Ma questa verità, purtroppo, vale anche per  noi.<br />
Per questo devo averti amata oltre ogni limite. Per me e per te. Quanto  nemmeno riesci ad immaginare.<br />
Per questo ti sei sentita diversa, quando ho smesso di amarti. E quella  sera, tornando nello stesso posto, ricordavi una notte completamente  diversa. Come un altro mondo, un’altra vita. Pensando a come eravamo  cambiati. Sentendoti come quando ci si sveglia da un dolce sogno, ti sei  chiesta perché era così immensa quella notte. E la piazza e il cielo  erano come un disegno pieno di dolci ghirigori, i più dolci che hai mai  tracciato. E i suoni della strada, le voci della gente non un  intollerabile frastuono ma una meravigliosa sinfonia.<br />
Eravamo innamorati. Perdutamente innamorati. Ora, quasi non lo ricordi  più. Ora sei un’altra persona. Forse più bella e più brava dell’altra  che non c’è più. Hai successo. Tutti pendono dalle tue labbra e dai tuoi  sguardi. E pronunci parole preziose. Però non ricordi più l’origine di  quei ghirigori, potresti tracciarli ancora, sempre più complessi e  perfetti ma scopriresti che non si raggomitolano piu verso l’infinito,  girano su se stessi e finiscono in un angolo. Un lato qualsiasi di una  piazza. Anonima piazza. Un triste luogo finito.<br />
Ed io che ho conservato quel tuo disegno quasi non lo vedo più, i suoi  contorni sono confini di un universo che non esiste più. Anche per me.</p>
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		<title>Buona fortuna ragazzi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio De Santanna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Li osservo, per un attimo, prima di prendere la borsa della spesa  dall’auto e salire in casa. Lei ha una camicetta bianca e una gonna  nera, lui una maglietta sportiva e dei blue jeans di marca. Avranno  sedici anni, si baciano, si stringono, si toccano e, mentre li guardo,  sorrido.
Mi dico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Li osservo, per un attimo, prima di prendere la borsa della spesa  dall’auto e salire in casa. Lei ha una camicetta bianca e una gonna  nera, lui una maglietta sportiva e dei blue jeans di marca. Avranno  sedici anni, si baciano, si stringono, si toccano e, mentre li guardo,  sorrido.<br />
Mi dico “adesso tocca voi, ragazzi! Il mondo vi appartiene.”<br />
e ripenso ai miei sedici anni, fatti di solitudine e di stanchezza, come  può essere stanco un pendolare che tutti i giorni è costretto a  prendere i treno per andare su e giù da un’altra città per studiare.<br />
Salivo sul treno ancora in corsa, mi sistemavo accanto al finestrino e  guardavo fuori per non dover salutare o sorridere alla gente che saliva  dopo di me, mosso da un  risentimento cieco verso un mondo che mi  appariva banale e ipocrita, che non riuscivo ad amare in alcun modo, e  che ripagava il mio malanimo con tanta emarginazione e tanto duro  isolamento.<br />
Sapevo che soltanto una storia d’amore avrebbe potuto fare il miracolo,  tirarmi fuori da quell’inferno in cui mi ero cacciato, condannato da  chissà quale oscura ancestrale colpa .<br />
Sapevo che Anna avrebbe potuto guarirmi. Anche lei pendolare, per motivi  di studio, aveva quindici anni,e tutto lo splendore dei suoi anni.<br />
Spesso abbandonava le amiche per starsene un po’ con me. Aveva due occhi  neri, stupendi, che incrociando i miei, parevano volessero dirmi: “ecco  sono qui, non voltarmi le spalle ancora una volta, per favore”.<br />
Invece finiva ogni volta con un semplice saluto senza una parola  affettuosa, senza un bacio, senza una tenerezza tra noi.<br />
Me ne tornavo a casa solo, arrabbiato e scontroso, con stampato in testa  il suo sorriso triste e dolce allo stesso tempo.<br />
No,non sono mai riuscito a colmare le distanze tra di noi, quelle  distanze che soltanto io vedevo, che piano piano sono diventate un  abisso.<br />
Non sono mai riuscito a dirle che l’amavo,che ero ostaggio di un demone  che m’impediva di mostrarmi e rivelarmi, nonostante i miei sforzi, le  mie lotte feroci per annientarlo.<br />
Alla fine, delusa, se n’era andata e dei suoi occhi mi era rimasta  soltanto la pena di doverli incontrare in qualche rara fortuita  occasione.<br />
Ecco ragazzi, voi che siete riusciti ad andare oltre, che siete riusciti  ad aprirvi all’amore, ora avete il difficile compito di far vivere la  sua bellezza, giorno dopo giorno, e qui si parrà la vostra nobilitate.<br />
Non date retta al resto, sono soltanto chiacchiere, non fatevi  abbindolare da altri falsi scopi della vita. Questo è quello che conta.  Beh, io ora devo salutarvi, devo tornare a casa, i lupacchiotti avranno  fame ed Elena deve ancora preparare la cena. Mi devo sbrigare. Allora,  buona fortuna ragazzi, adesso tocca a voi!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La fumatrice sana</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 19:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lerri Baldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tu hai un corpo che ti tocca esser bella
ed i segni ed i tratti severi
sul tuo fondoschiena
la tua pesantezza
che fa dolce il tuo sorriso e lo sguardo.
Grazie
se non cerchi l’espressione che atteggia
se non imbrogli la voce per sembrare più bella
se non hai letto nelle sere d’estate
che quei libri che ti discorron nel sangue
e la pelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5045" href="http://www.blogdegliautori.it/lerri-baldo/la-fumatrice-sana/autunno-lerri-baldo/"><img class="alignnone size-full wp-image-5045" title="Autunno di Lerri Baldo" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/04/Autunno-Lerri-Baldo.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Tu hai un corpo che ti tocca esser bella<br />
ed i segni ed i tratti severi<br />
sul tuo fondoschiena<br />
la tua pesantezza<br />
che fa dolce il tuo sorriso e lo sguardo.<br />
Grazie<br />
se non cerchi l’espressione che atteggia<br />
se non imbrogli la voce per sembrare più bella<br />
se non hai letto nelle sere d’estate<br />
che quei libri che ti discorron nel sangue<br />
e la pelle sincera<br />
delle tue mani.</p>
<p>Grazie se non cerchi l’eccesso</p>
<p>se non muovi le labbra<br />
quando porti la sigaretta alla bocca<br />
se non confondi la tua vita in un gesto<br />
che diventa finzione.<br />
Io vorrei abbracciarti per come fumi  e poi guardi<br />
e per come affronti i miei silenzi ed ascolti<br />
anche gli altri parlare:<br />
essere il sospiro di chi ti accarezza,<br />
l’ombra della tua gentilezza che separa<br />
l’essere bravi a vivere<br />
dal capire la vita -<br />
- vorrei guardarti<br />
come si guarda un bambino.</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: Autunno di Lerri Baldo, particolare</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Amore</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/amore-2/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/amore-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 19:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/amore-2/</guid>
		<description><![CDATA[Voglio provare a
scriver d’amore!
l’onda che invade il cuore
a volte pian piano,
a volte con furore
e lo colma di mille
emozioni che roteano
fisse, ossessive,
inebrianti e che lasciano
in bocca sapore di fiore.
Anima occupata, protesa;
e la gioia traspare dagli occhi,
colora di rosa
la vita, la casa, e
ogni più piccola cosa.
Passione, anelito,
voluttà di due esseri
che si cercano,
che si vogliono
che anelano ad unirsi
attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio provare a<br />
scriver d’amore!<br />
l’onda che invade il cuore<br />
a volte pian piano,<br />
a volte con furore<br />
e lo colma di mille<br />
emozioni che roteano<br />
fisse, ossessive,<br />
inebrianti e che lasciano<br />
in bocca sapore di fiore.<br />
Anima occupata, protesa;<br />
e la gioia traspare dagli occhi,<br />
colora di rosa<br />
la vita, la casa, e<br />
ogni più piccola cosa.<br />
Passione, anelito,<br />
voluttà di due esseri<br />
che si cercano,<br />
che si vogliono<br />
che anelano ad unirsi<br />
attraverso gli spazi<br />
del tempo e del sogno.<br />
Mendicanza a quell’Uno<br />
intero creato per<br />
la vita compiuta,<br />
risposta al bisogno.<br />
Canto di sirena che<br />
attrae alla meta del<br />
desiderio appagato,<br />
alla pace raggiunta<br />
per la vita che si vuol<br />
essere piena.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mio giovane amore</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/mariosodi/mio-giovane-amore/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/mariosodi/mio-giovane-amore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 18:49:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Sodi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/mariosodi/mio-giovane-amore/</guid>
		<description><![CDATA[Mio giovane amore, mia sete,
la mia terra riarsa ti divora
e divento con  te gemma di grano
e vite gonfia per la tua vendemmia.
Mia fresca voce d’uomo
tu penetri il mio corpo col tuo suono
ed apri la mia festa
per le cinque porte dei sensi.
Mio giovane amore , mia sorgente,
la mia terra riarsa ti divora
e divento per te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mio giovane amore, mia sete,<br />
la mia terra riarsa ti divora<br />
e divento con  te gemma di grano<br />
e vite gonfia per la tua vendemmia.</p>
<p>Mia fresca voce d’uomo<br />
tu penetri il mio corpo col tuo suono<br />
ed apri la mia festa<br />
per le cinque porte dei sensi.</p>
<p>Mio giovane amore , mia sorgente,<br />
la mia terra riarsa ti divora<br />
e divento per te gemma di grano<br />
e vite gonfia per la tua vendemmia.</p>
<p>Tu mi percorri tutta,<br />
le tue carezze<br />
fioriscono fontane traboccanti,<br />
scendi nell’orto dei meli selvatici<br />
cresciuti fra i rovi<br />
e mi fai mordere frutti dolcissimi.</p>
<p>Mio giovane amore , mia tempesta,<br />
la mia terra riarsa ti divora<br />
e divento per te gemma di grano<br />
e vite gonfia per la tua vendemmia.</p>
<p>Fiore di spiga<br />
fiore di cactus<br />
in te fermo il mio tempo,<br />
occhio di ghepardo<br />
io ti guardo ti odoro  ti tocco<br />
Fioredivento fra le mie bandiere,<br />
fiamma di un fuoco spento<br />
acceso dal tuo soffio.<br />
Fiore del mio passato<br />
in te vivo e mi perdo,<br />
o mio santo peccato.</p>
<p>Mio giovane amore,  mia sete,<br />
la mia terra riarsa ti divora<br />
e divento per te gemma di grano<br />
e vite gonfia per la tua vendemmia.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Mi manchi</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/mi-manchi-2/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/mi-manchi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 06:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro, qui dove
il sogno s’incaglia
in un giorno d’autunno
e profumo in frana
è petalo d&#8217;amore  
su prato falciato
da pugnale
epitaffio a graffiare
terra esiliata
il ritmo è instabile.
Ma è ancora vero
sai, mi manchi.
Quando il cuore
smette di soffiare
e la mia abrasione
si obliqua su te
il tuo cielo percorro
diventa arsenico
il tempo
e tace nel brivido
il grido invocato
d’una riconsacrazione.
Dalla silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; Premio Scriveredonna 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro, qui dove<br />
il sogno s’incaglia<br />
in un giorno d’autunno<br />
e profumo in frana<br />
è petalo d&#8217;amore  <br />
su prato falciato<br />
da pugnale<br />
epitaffio a graffiare<br />
terra esiliata<br />
il ritmo è instabile.<br />
Ma è ancora vero<br />
sai, mi manchi.<br />
Quando il cuore<br />
smette di soffiare<br />
e la mia abrasione<br />
si obliqua su te<br />
il tuo cielo percorro<br />
diventa arsenico<br />
il tempo<br />
e tace nel brivido<br />
il grido invocato<br />
d’una riconsacrazione.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cogli sulle mie labbra</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/cogli-sulle-mie-labbra/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/cogli-sulle-mie-labbra/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 23:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

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		<description><![CDATA[Cogli sulle mie labbra
un bacio
e che esso ti bruci
e annienti l’agonia
del tuo sorriso tenue
che di lucenti stille
invade il cuore.
Esulta il mio pensiero
alla sovranità
d’impronte amate
e ti avvolge
e ti segue
come farfalla
dalle ali d’oro.
Ho conquistato per te
un regno
dove tu solo imperi
dove sei storia
strazio che si sperde
voce incolume
di stanco viandante
acqua mormorante
nel deserto
indaco che mi vela
di tutti i cieli
di tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cogli sulle mie labbra<br />
un bacio<br />
e che esso ti bruci<br />
e annienti l’agonia<br />
del tuo sorriso tenue<br />
che di lucenti stille<br />
invade il cuore.<br />
Esulta il mio pensiero<br />
alla sovranità<br />
d’impronte amate<br />
e ti avvolge<br />
e ti segue<br />
come farfalla<br />
dalle ali d’oro.<br />
Ho conquistato per te<br />
un regno<br />
dove tu solo imperi<br />
dove sei storia<br />
strazio che si sperde<br />
voce incolume<br />
di stanco viandante<br />
acqua mormorante<br />
nel deserto<br />
indaco che mi vela<br />
di tutti i cieli<br />
di tutti i mari<br />
dove mio destino tu sei.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’impossibile</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/l%e2%80%99impossibile/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/l%e2%80%99impossibile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 22:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Introspezione]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/?p=4957</guid>
		<description><![CDATA[L’impossibile
diventa possibile
se trascendo
il pensiero razionale
perché il cuore
non conosce confini
di proprietà
e ragionamento
non svela i misteri
di questo amore
né perché cerco
ancora una volta
il varco di linee
scabre
perse in colori
di sole
e d’ombra
che conduce
al tuo respiro.
Dalla silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; Premio Scriveredonna 2009
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’impossibile<br />
diventa possibile<br />
se trascendo<br />
il pensiero razionale<br />
perché il cuore<br />
non conosce confini<br />
di proprietà<br />
e ragionamento<br />
non svela i misteri<br />
di questo amore<br />
né perché cerco<br />
ancora una volta<br />
il varco di linee<br />
scabre<br />
perse in colori<br />
di sole<br />
e d’ombra<br />
che conduce<br />
al tuo respiro.</p>
<p>Dalla silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; Premio Scriveredonna 2009</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Non ti seppellirò</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/non-ti-seppelliro/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/non-ti-seppelliro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/?p=4955</guid>
		<description><![CDATA[﻿Non ti seppellirò
mio sogno
nel fango
delle ipotesi
concrete
combatterò
per liberarti
nella città
di luci
ti porterò
in un ristorante
dove il pane
è morbido
e il colore
della speranza
è servito
su un piatto
di fagioli novelli
all’olio
e cipolla
con l’argenteria
del cuore
e ostriche
d’amore.
Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009
(Translated from Italian by Daniela Quieti)
I WILL NOT BURY YOU
I will not bury you
dear dream
in the mud
of the actual
conjectures
I will fight
to free you
in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>﻿Non ti seppellirò<br />
mio sogno<br />
nel fango<br />
delle ipotesi<br />
concrete<br />
combatterò<br />
per liberarti<br />
nella città<br />
di luci<br />
ti porterò<br />
in un ristorante<br />
dove il pane<br />
è morbido<br />
e il colore<br />
della speranza<br />
è servito<br />
su un piatto<br />
di fagioli novelli<br />
all’olio<br />
e cipolla<br />
con l’argenteria<br />
del cuore<br />
e ostriche<br />
d’amore.</p>
<p>Dalla silloge “<em>Graffi obliqui</em>” Premio Scriveredonna 2009</p>
<p>(Translated from Italian by Daniela Quieti)</p>
<p>I WILL NOT BURY YOU</p>
<p>I will not bury you<br />
dear dream<br />
in the mud<br />
of the actual<br />
conjectures<br />
I will fight<br />
to free you<br />
in the city<br />
of lights<br />
I will take you<br />
to a restaurant<br />
where the bread<br />
is warm  <br />
and the colour<br />
of hope<br />
is served<br />
on a plate<br />
together with<br />
young beans<br />
mixed with<br />
olive oil<br />
and onions<br />
on silverware<br />
of hearts<br />
and oysters<br />
of love.</p>
<p>From the collection “<em>Oblique scratches</em>” Scriveredonna Prize 2009</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Lontananza</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/lontananza/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/lontananza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 19:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/4953/</guid>
		<description><![CDATA[Arco immenso
Ove è possibile,
nell’attimo,
incontrarti e, in
luce di memoria
riandare al tuo
dire, al tuo pensare.
Nuvole e
i più alti monti,
svaniscono;
mari e pianure,
regale tappeto
al pensier mio
che ti raggiunge
e non ti vuol lasciare.
Coincidenza d’elevazione,
palpito d’incontro etereo,
dardo, ove l’esser si libra
in contemplazione.
E’ immaginazione?
Che sia tu il vero
del viver mio;
cessi la menzogna,
più d’ogni altro
tu fosti mio.﻿
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arco immenso<br />
Ove è possibile,<br />
nell’attimo,<br />
incontrarti e, in<br />
luce di memoria<br />
riandare al tuo<br />
dire, al tuo pensare.<br />
Nuvole e<br />
i più alti monti,<br />
svaniscono;<br />
mari e pianure,<br />
regale tappeto<br />
al pensier mio<br />
che ti raggiunge<br />
e non ti vuol lasciare.<br />
Coincidenza d’elevazione,<br />
palpito d’incontro etereo,<br />
dardo, ove l’esser si libra<br />
in contemplazione.<br />
E’ immaginazione?<br />
Che sia tu il vero<br />
del viver mio;<br />
cessi la menzogna,<br />
più d’ogni altro<br />
tu fosti mio.﻿</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/lontananza/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Pianista</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/redazione/il-pianista/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/redazione/il-pianista/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 09:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuale di Mari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.
&#8220;Cosa ti fa più male? Pensaci. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4938" href="http://www.blogdegliautori.it/redazione/il-pianista/il-pianista-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-4938" title="Adrien Brody interpreta Wladyslaw Szpilman nel film Il pianista di Roman Polanski" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2006/08/il-pianista.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.<br />
&#8220;Cosa ti fa più male? Pensaci. Quello che ti fa più male questo ti faremo. Tu sei un pianista? E ti colpiremo sapendo che sei un pianista!&#8221; Gli urlavano i torturatori che, nell&#8217;illusione d&#8217;infliggergli il peggiore dei supplizi, si accanivano contro quelle dita prodigiose. Non avrebbero suonato mai più il piano. Cosa sono le mani per un pianista? Le ali di un&#8217;aquila per librarsi nel vento? Le bianche vele di una caravella? Ma lui sognava l&#8217;estate in cui si era innamorato e ricordando gli occhi di lei rivedeva quel cielo e ripensando alle sue parole ricordava il vento e così non smise mai di suonare.﻿</p>
<p><a href="http://www.manualedimari.it/blog/2006/08/23/il-pianista/"><strong>Continua&#8230; Clicca qui per leggere tutto il racconto e commentare</strong></a></p>
<p><strong>Proponi anche tu un racconto o una poesia per il &#8220;Giorno della Memoria&#8221;. </strong>Scegli il <em>tag</em> (parola chiave o argomento con cui si classificano i contenuti di un sito o di un blog) &#8220;Giorno della Memoria&#8221; al momento di pubblicare la tua opera nel Blog degli Autori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogdegliautori.it/redazione/il-pianista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come la luna di giorno come la luna di notte</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/giusy-cafari-panico/come-la-luna-di-giorno-come-la-luna-di-notte/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/giusy-cafari-panico/come-la-luna-di-giorno-come-la-luna-di-notte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 15:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giusy Cafari Panico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/giusy-cafari-panico/come-la-luna-di-giorno-come-la-luna-di-notte/</guid>
		<description><![CDATA[
Impara ad amarmi -
Impara ad amarmi.
E’ tanto difficile amarmi?
E non solo il mio corpo,
quattr’ossa
mescolate a morbida carne
domani già polvere.
Ama le mie debolezze,
ti prego,
amale tanto,
tanto da proteggerle dal mondo.
Ama la parte di me
che conosci
Ama il mistero di quella
che ignori.
Ama ciò che mi rende diversa
dagli altri.
Ama ciò che mi rende uguale.
Ama ciò che ti sorprende.
Ama ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-4932" href="http://www.blogdegliautori.it/giusy-cafari-panico/come-la-luna-di-giorno-come-la-luna-di-notte/come-la-luna-di-giorno-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-4932" title="Come la luna di giorno come la luna di notte di Giusy Cafari Panico" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/01/come-la-luna-di-giorno1.jpg" alt="" width="260" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>Impara ad amarmi</strong> -</p>
<p>Impara ad amarmi.<br />
E’ tanto difficile amarmi?<br />
E non solo il mio corpo,<br />
quattr’ossa<br />
mescolate a morbida carne<br />
domani già polvere.<br />
Ama le mie debolezze,<br />
ti prego,<br />
amale tanto,<br />
tanto da proteggerle dal mondo.<br />
Ama la parte di me<br />
che conosci<br />
Ama il mistero di quella<br />
che ignori.<br />
Ama ciò che mi rende diversa<br />
dagli altri.<br />
Ama ciò che mi rende uguale.<br />
Ama ciò che ti sorprende.<br />
Ama ciò che ti rassicura.<br />
Amami con coraggio:<br />
l’amore è un leone<br />
che si muove spavaldo<br />
non un coniglio spaventato<br />
che fugge al primo sparo.<br />
Amami con un pizzico di follìa<br />
ché l’amore senza follìa<br />
è una minestra senza sale.<br />
Amami come se dovessi<br />
conquistarmi<br />
perché desiderata da tutti,<br />
prenditi cura di me<br />
come se non mi volesse nessuno.<br />
Amami “nonostante”<br />
Amami “siccome”<br />
Amami “affinché”,<br />
ma non amarmi “quando”<br />
amami “SEMPRE”.</p>
<p>***<span id="more-4933"></span></p>
<p><strong>Calma apparente</strong></p>
<p>Scivola la feluca bianca<br />
sulle acque calme<br />
e in silenzio<br />
accarezza l’orizzonte.<br />
Sospesa nell’incanto<br />
dell’aurora<br />
par non debba mai fermarsi<br />
nel suo moto lento ma costante<br />
Né sobbalzi né virate<br />
animano il suo quieto pattinare,<br />
eppure là sulla prua<br />
s’intravede il nocchiero<br />
che si agita e si industria<br />
a domare la vela.<br />
La mia calma e mite esistenza<br />
passa così davanti agli occhi<br />
di chi mi osserva<br />
con sguardo lontano,<br />
ma il cannocchiale<br />
giganteggia la fatica<br />
e la pena ed il tormento<br />
e il muto desiderio<br />
di cambiare rotta<br />
per affrontare le tempeste<br />
di un mare lontano.<br />
Ma si è levato il sole,<br />
lo vedi: scotta forte,<br />
occorre riposare<br />
e lasciare che il vento<br />
mi faccia da timone,<br />
ché meglio e più di me<br />
è avvezzo a navigare.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Le lacrime del mare</strong></p>
<p>La bottiglia iniziò a navigare<br />
verso paesi lontani,<br />
i marinai tiravano sassi<br />
per giocare e romperla,<br />
qualcuno con un amo<br />
cercava di afferrarla,<br />
ma bisognava sporgersi troppo.<br />
In realtà bastava che una barca<br />
si avvicinasse alla sua semplice rotta<br />
e che un uomo<br />
la prendesse con una mano.<br />
Ma il comandante ordinò<br />
di passare avanti,<br />
c’era un branco di pesci da pescare<br />
e poi forse c&#8217;erano<br />
le solite frasi sul messaggio:<br />
“Un amore perduto,<br />
la preghiera di un ritorno<br />
il desiderio di un regalo speciale.”<br />
Nulla che non si potesse<br />
urlare al cielo<br />
o sussurrare in una preghiera.<br />
Così la missiva del naufrago<br />
continuò a galleggiare<br />
tra le onde, sempre più alte,<br />
finché si infranse contro  uno scoglio<br />
e la carta si intrise<br />
di acqua e di sale,<br />
le lacrime del mare.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Come la luna di giorno come la luna di notte</strong></em> di <strong>Giusy Cafari Panico</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti </strong>nel <strong>Portale </strong><a href="http://www.manualedimari.it/"><strong>Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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<h2>Impara ad amarmi</h2>
<p class="MsoNormal">
<h2><span style="font-weight: normal;">Impara ad amarmi.</span></h2>
<h1>E’ tanto difficile amarmi?</h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>E non solo il mio corpo,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>quattr’ossa </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>mescolate a morbida carne</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>domani già polvere.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama le mie debolezze,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>ti prego,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>amale tanto,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>tanto da proteggerle dal mondo.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama la parte di me </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>che conosci</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama il mistero di quella</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>che ignori.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama ciò che mi rende diversa </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>dagli altri.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama ciò che mi rende uguale.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama ciò che ti sorprende.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ama ciò che ti rassicura.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami con coraggio:</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>l’amore è un leone</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>che si muove spavaldo</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>non un coniglio spaventato</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>che fugge al primo sparo.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami con un pizzico di follìa</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>ché l’amore senza follìa</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>è una minestra senza sale.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami come se dovessi</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>conquistarmi</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>perché desiderata da tutti,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>prenditi cura di me</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>come se non mi volesse nessuno.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami “nonostante”</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami “siccome”</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Amami “affinché”,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>ma non amarmi “quando”</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>amami “SEMPRE”.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<p class="MsoTitle"><span style="font-style: normal;"> </span></p>
<h1><strong>Calma apparente</strong></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><strong> </strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Scivola la feluca bianca</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>sulle acque calme</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>e in silenzio </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>accarezza l’orizzonte.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Sospesa nell’incanto</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>dell’aurora</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>par non debba mai fermarsi</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>nel suo moto lento ma costante</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Né sobbalzi né virate</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>animano il suo quieto pattinare,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>eppure là sulla prua</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>s’intravede il nocchiero</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>che si agita e si industria</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>a domare la vela.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>La mia calma e mite esistenza</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>passa così davanti agli occhi</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>di chi mi osserva </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>con sguardo lontano,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>ma il cannocchiale</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>giganteggia la fatica</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>e la pena ed il tormento</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>e il muto desiderio</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>di cambiare rotta</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>per affrontare le tempeste</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>di un mare lontano.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>Ma si è levato il sole,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>lo vedi: scotta forte,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>occorre riposare</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>e lasciare che il vento</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>mi faccia da timone,</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>ché meglio e più di me</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><em>è avvezzo a navigare.</em></p>
</div>
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		<title>L&#8217;altra metà del cielo di Donatella Ferrara</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 20:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Donatella Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ormai era evidente che Mark le piaceva moltissimo, non sapeva cosa lo rendeva così attraente ai suoi occhi, era un uomo sicuro di se, determinato, sul lavoro un vero genio, e ne era consapevole. Ma nel privato, appariva diverso, forse era proprio quell’aria tormentata, che lo rendeva così affascinante.
Da quando Irene aveva cominciato a conoscerlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4927" href="http://www.blogdegliautori.it/donatella-ferrara/laltra-meta-del-cielo-di-donatella-ferrara/altra-meta-del-cielo/"><img class="alignnone size-full wp-image-4927" title="L'altra metà del cielo di Donatella Ferrara" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/01/altra-meta-del-cielo.jpg" alt="" width="252" height="380" /></a></p>
<p>Ormai era evidente che Mark le piaceva moltissimo, non sapeva cosa lo rendeva così attraente ai suoi occhi, era un uomo sicuro di se, determinato, sul lavoro un vero genio, e ne era consapevole. Ma nel privato, appariva diverso, forse era proprio quell’aria tormentata, che lo rendeva così affascinante.<br />
Da quando Irene aveva cominciato a conoscerlo aveva intuito che sarebbe diventato una persona importante nella sua vita, un uomo dalle mille sfaccettature, dalle mille sensazioni, uno di quegli uomini che possono rendere la tua vita un paradiso o un inferno, ed è proprio per questo che ci sentiamo attratte da loro.<br />
Quella sera in camera sua si sdraiò sul letto, ascoltando gli Eagles, <em>Wasted time</em>, ripensò a quanto si erano detti, la sua parte razionale, apprezzava il suo comportamento, ma la parte istintiva avrebbe tanto voluto che lui si fosse lasciato andare, che l’avesse baciata, stretta fra le sue braccia, e che il suo essere nel più profondo fosse diventato parte di lei.<br />
Quella notte sognò di fare l’amore con lui e per la prima volta provò un orgasmo soltanto pensando a quello che lui avrebbe potuto fare di lei. Era incredibile il potere che Mark aveva già su Irene.<span id="more-4928"></span><br />
Anche Mark era scosso, si rendeva conto di provare qualcosa di molto forte per Irene era un’ attrazione quasi viscerale, a volte anche se solo si sfioravano involontariamente, lui sentiva delle reazioni chimiche intense. Non aveva mai provato prima sensazioni così forti e si rese conto di provare più di quanto avesse dichiarato a lei e a se stesso.<br />
Ma ciò che più gli procurava ansia era la percezione di delusione che aveva letto negli occhi di lei, anche se la sua risposta era stata diversa. Questa sensazione non gli dava pace, una parte di lui sarebbe corso da lei per stringerla tra le sue braccia, ma l’altra, quella  razionale, lo tratteneva dal farlo, e alla fine era quella che prevaleva su tutte, non avrebbe più permesso al suo cuore di governarlo.<br />
Anche lui si rigirò nel suo letto, incapace di addormentarsi, non nascondeva a se stesso l’attrazione che provava per Irene, ma questo non faceva che spaventarlo maggiormente, stava cominciando qualcosa, ma questo dove lo avrebbe condotto? Dove li avrebbe condotti entrambi? Uscivano da una storia che li aveva fatti soffrire terribilmente, ma lui dei due era il più adulto, ed era giusto che fosse lui ad agire con maggiore razionalità, ad agire con maggiore prudenza, lei era giovane, innocente, istintiva, leale, quante cose può essere una donna, quante cose era già Irene nel suo cuore.<br />
Come era diversa da Jane, con la quale aveva vissuto per molti anni! Quanto diverso gli appariva il suo rapporto con la sua ex moglie. Quando l’aveva sposata il loro amore sembrava eterno e indissolubile. Ma non era stato così, col tempo l’amore era diventato affetto, e l’attrazione che provavano reciprocamente, aveva la stessa intensità a sensualità di una coppia di nibbi reali, e solo ora si rendeva conto che quando l’attrazione era svanita aveva lasciato il posto a tante altre cose, cose che aveva confuso con l’amore, ma che di amore poco hanno.<br />
Non sapeva se essere rammaricato o felice di questa nuova consapevolezza, ed era per Irene che provava tutto questo, se lei non avesse riacceso i suoi sentimenti, le sue emozioni, forse per chissà quanto tempo avrebbe idealizzato il suo rapporto con Jane.<br />
L’innocenza e la vitalità di Irene, gli avevano fatto capire quante cose aveva perso.<br />
Da quanto tempo non gli batteva più il cuore all’impazzata, era bastata la settimana a Parigi, per capire come era diventato incapace di assaporare la vita, come era difficile per lui lasciarsi andare alle più tenere emozioni, e grazie ad Irene aveva ricominciato a farlo come la prima volta.<br />
Le passeggiate lungo la Senna dopo cena, gli artisti di Montmartre, i locali dove bere l’aperitivo, era tutto fantastico e nuovo, quante volte aveva visto Parigi, ma non con quella intensità.<br />
Era come se improvvisamente la sua vita scorresse in fotogrammi di un film, tutto trascorreva, e aveva quarantacinque anni. Eppure non gli sembrava di aver vissuto così intensamente la sua vita.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/amore-e-vita/laltra-meta-del-cielo-di-donatella-ferrara" target="_blank"><em><strong>L&#8217;altra metà del cielo</strong></em></a> di <strong>Donatella Ferrara</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manualedimari.it" target="_blank"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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		<title>Il tatami di Max</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 12:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Sallustio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Natale 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse era stato il fascino del tatami o la magia delle notti madrilene che avviluppavano sotto un cielo scuro a mantello, o ancora la tristezza delle cançoas do fado a cui Max l’aveva pian piano introdotta. Oppure era stato tutto questo. C’era, di fatto, che Rossella era restata a Madrid. Non ci restò per soli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse era stato il fascino del tatami o la magia delle notti madrilene che avviluppavano sotto un cielo scuro a mantello, o ancora la tristezza delle cançoas do fado a cui Max l’aveva pian piano introdotta. Oppure era stato tutto questo. C’era, di fatto, che Rossella era restata a Madrid. Non ci restò per soli tre o sei mesi, questa volta. Il signor Déseado le aveva fatto firmare un regolare contratto di assunzione a tempo indeterminato mentre suo figlio, senza farle firmare nulla, l’aveva incatenata ad un amore che rispondeva pienamente a tutti i clichè dell’amore romantico, con le piccole follie reciproche che ne intensificavano l’unicità.<br />
Si erano ripromessi di non vincolarsi con stupide catene amorose, si erano dichiarati moderni e ribelli, si erano giurati che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite libere di un tempo, nulla che potesse ledere le loro ambizioni.<br />
Poi si erano cercati sempre più spesso, l’ossessione l’uno dell’altra nella mente e, ogni volta, finivano su quel tatami che aveva sconvolto le loro vite come uno tsunami.<span id="more-4913"></span><br />
“Rimani qui con me, stanotte. Non ho voglia di restare solo” le aveva chiesto, infine, una sera di dicembre. Natale era alle porte, le illuminazioni della grande festa guadagnavano giorno dopo giorno nuovi quartieri, giravano i primi zampognari dei Pirenei a diffondere canti d’avventi e di pastori, e il freddo era giunto tagliente una mattina più grigia delle altre. Era il primo inverno a Madrid per Rossella, e un dolce sentimento nostalgico s’era insinuato nel suo cuore. Non ebbe alcuna esitazione. Non voleva restare nemmeno lei da sola nella stanza fredda e troppo squadrata della pensione dove soggiornava. Un lungo bacio, un preambolo a una notte d’amore dolce e appassionata, sostituì quel sì, quella sillaba che non fece in tempo a pronunciare. Era troppo felice. Era l’eroina dei suoi romanzi rosa e Max non era il pilota di quelle storie, ma era bello e sensuale e innamorato e imprevedibile proprio come uno di loro.<br />
“Te quiero” le disse.<br />
Lo guardò negli occhi, fisso, non ridevano, non beffavano. Occhi sinceri come quelli di un bimbo, anzi del bimbo del video che avevano visto il giorno prima seduti sul tatami. Lì un bimbo si aggrappava alla madre per dissetarsi al suo amore, il bimbo era Max. Ora i suoi occhi imploravano lei.<br />
Quanti ti amo si dissero quella notte, da non contarli, una litania che preludeva a sensazioni, emozioni, progetti sempre diversi. Dov’era andato a finire il suo frasario ricco e ricercato, come avrebbe potuto rendere a parole le sfumature di un sentimento che la derubava del razionale, del programmabile, del conforto della routinarietà della vita.<br />
Ola, mi amor. Vamonos a bailar esta noche. Aquì, allì, arriba, abajo. Imprevedibile, Max. E lei non riusciva più a resistergli, a dirgli di no, non ce la faceva a sopportare quel muso imbronciato di quando gli rispondeva che no, che non poteva uscire, che aveva un mucchio di cose da fare, di traduzioni, di documenti da leggersi per il lavoro d’ufficio.<br />
E la domanda di rito “resta con me anche stanotte, non andare via. Ho bisogno di te. Mi sento solo” si faceva via via più incalzante.<br />
“Perché non vieni a vivere da me?” le chiese infine una sera, la voce querula della preghiera, calda come una promessa. Era il giorno di Santo Stefano. Carmen li aveva invitati a casa. C’era anche Jorge Déseado, naturalmente. L’appartamento di Carmen era terribilmente chic come la padrona di casa. Rigorosamente bianco, con sedute in velluto morbide e avvolgenti e sapienti pennellate d’oro e d’argento negli elementi d’arredo. Una grande tela a soggetto mitologico, probabilmente del settecento, mostrava figure femminili morbide e sinuose. Avevano una sensualità severa, lungi dall’essere laida o peccaminosa. Una seduzione sottile che sottaceva una femminilità archetipa.<br />
“Lei non lo dice, ma sono le antenate di zia Carmen. Le streghe di Salem” le soffiò Max in un orecchio, mimandone il ghigno.<br />
Rossella trattenne a stento una risata che soffocò in una specie di grugnito. Finse di tossire. La permalosità di Carmen era proverbiale quanto la sua perfezione. Perfezione assoluta in qualsiasi cosa facesse. Segretaria, padrona di casa, cuoca, donna perfetta. Chissà se era perfetta anche come amante. Invidiò la perfezione delle donne della sua età, della generazione di sua madre. Non avrebbe mai saputo interpretare quel ruolo, lei che avrebbe voluto recidere gran parte di quel passato e che andava incontro al futuro con idee ancora confuse.<br />
Nell’appartamento di Carmen avevano brindato tutti insieme al nuovo anno, alla salute di Carmen, alle ambizioni dei giovani, ad un anno più prospero ma meno movimentato per Jorge che era stato assorbito da troppi viaggi e preoccupazioni durante quello che stava per chiudersi.<br />
A sera, sull’ampia terrazza rivolta al Prado, lontano dall’ascolto di Carmen e suo padre che conversavano allegri in salotto al luccichio delle lucine del grande albero di Natale, Max le chiese di spostarsi a vivere da lui e lei, senza pensarci due volte, il giorno dopo impacchettò quel poco che si era portata dietro e si trasferì in quell’appartamento minuscolo dove si sfioravano mille volte al giorno, dove gli spazi sovraffollati aumentavano la loro vicinanza. In quel piccolo paradiso, a raso di terra, il cielo sembrava più distante e per questo più magico. Lo guardavano da laggiù, abbracciati sul tatami, dopo l’amore, prima dell’amore, attraverso i vetri senza scuri e senza tende.</p>
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		<title>Altre voci</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 18:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ballero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Stordisce quel silenzio del tuo sguardo
che mi stringe in un battito di sole,
ferita la dolcezza di un’attesa.
Per troppo tempo ti ho rincorso, amore,
ora colgo altre voci lungo il mare
ed incrocio altre vele ed altre stelle.
© francesco ballero
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stordisce quel silenzio del tuo sguardo<br />
che mi stringe in un battito di sole,<br />
ferita la dolcezza di un’attesa.</p>
<p>Per troppo tempo ti ho rincorso, amore,<br />
ora colgo altre voci lungo il mare<br />
ed incrocio altre vele ed altre stelle.</p>
<h6><em>© francesco ballero</em></h6>
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