Mi manchi

di Daniela Quieti 1 marzo 2010  
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Caro, qui dove
il sogno s’incaglia
in un giorno d’autunno
e profumo in frana
è petalo d’amore  
su prato falciato
da pugnale
epitaffio a graffiare
terra esiliata
il ritmo è instabile.
Ma è ancora vero
sai, mi manchi.
Quando il cuore
smette di soffiare
e la mia abrasione
si obliqua su te
il tuo cielo percorro
diventa arsenico
il tempo
e tace nel brivido
il grido invocato
d’una riconsacrazione.

Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009

Cogli sulle mie labbra

di Daniela Quieti 13 febbraio 2010  
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Cogli sulle mie labbra
un bacio
e che esso ti bruci
e annienti l’agonia
del tuo sorriso tenue
che di lucenti stille
invade il cuore.
Esulta il mio pensiero
alla sovranità
d’impronte amate
e ti avvolge
e ti segue
come farfalla
dalle ali d’oro.
Ho conquistato per te
un regno
dove tu solo imperi
dove sei storia
strazio che si sperde
voce incolume
di stanco viandante
acqua mormorante
nel deserto
indaco che mi vela
di tutti i cieli
di tutti i mari
dove mio destino tu sei.

Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009

L’impossibile

di Daniela Quieti 13 febbraio 2010  
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L’impossibile
diventa possibile
se trascendo
il pensiero razionale
perché il cuore
non conosce confini
di proprietà
e ragionamento
non svela i misteri
di questo amore
né perché cerco
ancora una volta
il varco di linee
scabre
perse in colori
di sole
e d’ombra
che conduce
al tuo respiro.

Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009

Non ti seppellirò

di Daniela Quieti 10 febbraio 2010  
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Non ti seppellirò
mio sogno
nel fango
delle ipotesi
concrete
combatterò
per liberarti
nella città
di luci
ti porterò
in un ristorante
dove il pane
è morbido
e il colore
della speranza
è servito
su un piatto
di fagioli novelli
all’olio
e cipolla
con l’argenteria
del cuore
e ostriche
d’amore.

Dalla silloge “Graffi obliqui” Premio Scriveredonna 2009

(Translated from Italian by Daniela Quieti)

I WILL NOT BURY YOU

I will not bury you
dear dream
in the mud
of the actual
conjectures
I will fight
to free you
in the city
of lights
I will take you
to a restaurant
where the bread
is warm  
and the colour
of hope
is served
on a plate
together with
young beans
mixed with
olive oil
and onions
on silverware
of hearts
and oysters
of love.

From the collection “Oblique scratches” Scriveredonna Prize 2009

Lontananza

Arco immenso
Ove è possibile,
nell’attimo,
incontrarti e, in
luce di memoria
riandare al tuo
dire, al tuo pensare.
Nuvole e
i più alti monti,
svaniscono;
mari e pianure,
regale tappeto
al pensier mio
che ti raggiunge
e non ti vuol lasciare.
Coincidenza d’elevazione,
palpito d’incontro etereo,
dardo, ove l’esser si libra
in contemplazione.
E’ immaginazione?
Che sia tu il vero
del viver mio;
cessi la menzogna,
più d’ogni altro
tu fosti mio.

Il Pianista

Di cosa ti meravigli? Gli uomini sono così, aguzzini fin dalla nascita. Nella scuola delle sevizie passano dalle lucertole agli uomini, per lenta evoluzione come dall’infanzia all’età adulta, come se nulla fosse. Pensava sconsolato mentre nella sua mente risuonava la dolce melodia eseguita tante volte con una maestria universalmente riconosciuta.
“Cosa ti fa più male? Pensaci. Quello che ti fa più male questo ti faremo. Tu sei un pianista? E ti colpiremo sapendo che sei un pianista!” Gli urlavano i torturatori che, nell’illusione d’infliggergli il peggiore dei supplizi, si accanivano contro quelle dita prodigiose. Non avrebbero suonato mai più il piano. Cosa sono le mani per un pianista? Le ali di un’aquila per librarsi nel vento? Le bianche vele di una caravella? Ma lui sognava l’estate in cui si era innamorato e ricordando gli occhi di lei rivedeva quel cielo e ripensando alle sue parole ricordava il vento e così non smise mai di suonare.

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Come la luna di giorno come la luna di notte

di Giusy Cafari Panico 19 gennaio 2010  
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Impara ad amarmi -

Impara ad amarmi.
E’ tanto difficile amarmi?
E non solo il mio corpo,
quattr’ossa
mescolate a morbida carne
domani già polvere.
Ama le mie debolezze,
ti prego,
amale tanto,
tanto da proteggerle dal mondo.
Ama la parte di me
che conosci
Ama il mistero di quella
che ignori.
Ama ciò che mi rende diversa
dagli altri.
Ama ciò che mi rende uguale.
Ama ciò che ti sorprende.
Ama ciò che ti rassicura.
Amami con coraggio:
l’amore è un leone
che si muove spavaldo
non un coniglio spaventato
che fugge al primo sparo.
Amami con un pizzico di follìa
ché l’amore senza follìa
è una minestra senza sale.
Amami come se dovessi
conquistarmi
perché desiderata da tutti,
prenditi cura di me
come se non mi volesse nessuno.
Amami “nonostante”
Amami “siccome”
Amami “affinché”,
ma non amarmi “quando”
amami “SEMPRE”.

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L’altra metà del cielo di Donatella Ferrara

di Donatella Ferrara 18 gennaio 2010  
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri

Ormai era evidente che Mark le piaceva moltissimo, non sapeva cosa lo rendeva così attraente ai suoi occhi, era un uomo sicuro di se, determinato, sul lavoro un vero genio, e ne era consapevole. Ma nel privato, appariva diverso, forse era proprio quell’aria tormentata, che lo rendeva così affascinante.
Da quando Irene aveva cominciato a conoscerlo aveva intuito che sarebbe diventato una persona importante nella sua vita, un uomo dalle mille sfaccettature, dalle mille sensazioni, uno di quegli uomini che possono rendere la tua vita un paradiso o un inferno, ed è proprio per questo che ci sentiamo attratte da loro.
Quella sera in camera sua si sdraiò sul letto, ascoltando gli Eagles, Wasted time, ripensò a quanto si erano detti, la sua parte razionale, apprezzava il suo comportamento, ma la parte istintiva avrebbe tanto voluto che lui si fosse lasciato andare, che l’avesse baciata, stretta fra le sue braccia, e che il suo essere nel più profondo fosse diventato parte di lei.
Quella notte sognò di fare l’amore con lui e per la prima volta provò un orgasmo soltanto pensando a quello che lui avrebbe potuto fare di lei. Era incredibile il potere che Mark aveva già su Irene. Leggi tutto

Il tatami di Max

Forse era stato il fascino del tatami o la magia delle notti madrilene che avviluppavano sotto un cielo scuro a mantello, o ancora la tristezza delle cançoas do fado a cui Max l’aveva pian piano introdotta. Oppure era stato tutto questo. C’era, di fatto, che Rossella era restata a Madrid. Non ci restò per soli tre o sei mesi, questa volta. Il signor Déseado le aveva fatto firmare un regolare contratto di assunzione a tempo indeterminato mentre suo figlio, senza farle firmare nulla, l’aveva incatenata ad un amore che rispondeva pienamente a tutti i clichè dell’amore romantico, con le piccole follie reciproche che ne intensificavano l’unicità.
Si erano ripromessi di non vincolarsi con stupide catene amorose, si erano dichiarati moderni e ribelli, si erano giurati che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite libere di un tempo, nulla che potesse ledere le loro ambizioni.
Poi si erano cercati sempre più spesso, l’ossessione l’uno dell’altra nella mente e, ogni volta, finivano su quel tatami che aveva sconvolto le loro vite come uno tsunami. Leggi tutto

Altre voci

di Francesco Ballero 14 gennaio 2010  
Pubblicato in Pubblicato dagli autori

Stordisce quel silenzio del tuo sguardo
che mi stringe in un battito di sole,
ferita la dolcezza di un’attesa.

Per troppo tempo ti ho rincorso, amore,
ora colgo altre voci lungo il mare
ed incrocio altre vele ed altre stelle.

© francesco ballero

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