Gioia voluttuosa

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Gioia voluttuosa
scorre nelle vene
cresce insidiosa
negli atrii pulsanti.
Miriadi di iene,
stelle danzanti,
rincorrono quest’anima dannata.
Baccante innamorata,
mi sciolgo nei tuoi baci.

Tramonto

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Amore
dilaga e unisce
il Mare al suo sposo dorato.
Gli scogli, timidi spettatori
ammirano
il prodigioso accoppiamento.
Imbarazzati,
arrossiscono
nell’innocente carnalità
del loro abbraccio
e si riflettono
nello specchio del cielo
che si fa purpureo.

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Il viso oblungo della luna sorrise

agli astri guardinghi

che schiantavano i loro occhi di perla

nell’infinito cielo, fino al suolo.

Abbracciati da un mare di schiuma

che chiamano latte,

disegnavano un solco

che squarcia il firmamento

e i nostri occhi.

Avvolti di buio,

i nostri passi sfioravano l’asfalto,

le nuche coricate sui dorsi,

i miei ricci di bimba,

le tue mani deboli e sicure.

Per cinque lustri

il tuo sguardo ha percorso il candido sentiero

e per cinque lustri

io non fui nemmeno pioggia.

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Vestita di nubi

gli andava incontro.

Sensuale nei passi ritmati,

stridula nei fruscii a terra.

I capelli raccolti

e al vento boccoli ribelli .

Così camminava

e le sue mani erano coltelli.

Lo sfiorò sorpresa

e si sciolse in pianto.

Lento s’accasciava a terra dissanguando.

Così nacque l’Aurora.

  

Poesia presentata al Festival Internazionale della Poesia di Milano (19-21 maggio 2006)

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Dopo le fatiche amorose

le poggia il capo

sul seno lunare.

S’assopisce sfinito

e gli affanni

del respiro voluttuoso

si fan via via densi.

Dorme stremato.

Lei, desta,

mira la Luna

e il volto dell’amato.

I cuori ebbri d’amore

e i loro corpi intrecciati

sono un antico nudo greco.

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Walking thoughtless through the wood

Wandering demented through my depressive mood

The scent of daffodils caressing my face

Breeze, coming from the ocean, refreshing my hair

Convinced I want to escape my despair

I entered a cave.

Freshness penetrated my bones

A smell of humidity in the air

My shelter, my retreat

Far away from the outer world.

I found a waterfall

Under the pouring stream

I washed my hair and thought it was a dream.

Water embraced me

Like a mother would have done

And my dispair was gone.

Then thorpor invaded my body

And I fell asleep.

CITTA’ FRANTA

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notte lampioni acce

                              canti

periferie puru

                     lente

nostalgiche rottam

                            azioni

tripudio d’im

                     potenza

ronzio ignominioso incle

                                      mente

liturgico minimalismo sfre

                                         nato

orrenda calura in

                          finita

trepida trepida vecchio s

                                     tolto

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Spighe che s’increspano al vento

sono i tuoi capelli

sudati di sole.

Seduci lo spazio

coi fianchi di loto.

Le tue gambe sono acacie fiorite.