Isola Bella, isola d’incanto…

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Isola Bella, Taormina

Isola Bella, Taormina – Foto di Etain

 

Barbagli di stelle esplodono,
e braccia d’acqua mi accerchiano
e iridi si perdono nell’infinito…
sortilegio d’estate.

Vita

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Foto di Katarina Sokolova

Urla l’anima:
sono vuote le braccia
nell’albe fredde.

Ma giunge l’incolto mattino,
il cuore gremito d’attese.
Stretta di mani sconosciute:
contro i sobbalzi del respiro
il profumo d’altro che invade.

Presi dal vento
effluvi di glicine.
Tu-tum del cuore.

  
Gioco inizia ed è desiderio
tra sguardi di stelle attonito.
Strappo e stringo e dono cauta
mano cercata e poi sottratta.
Ma – per te – il timore crolla.

Occhi negli occhi
- coincidenza d’anime -
ora viviamo.

Notte senza nebbia

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Opera di Severini, “Solidità nella nebbia” (1912)

Eri lì.
T’incontrai
una notte senza nubi,
ma non ti riconobbi.
Esitai, gli occhi nei tuoi occhi,
nel labirinto dei pensieri.
Eri lì da sempre,
e t’incontrai solo quella notte.
Ti conoscevo, ma aspettavo
un segno sconosciuto
che diradasse la nebbia.

[Haiga]

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Penso al passato 

- sembran diversi i sogni -

Perduti amori

Selavern e la sfera misteriosa

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C’era una volta un giovane principe, che viveva in un lontano mondo incantato del cui nome si è persa memoria.
Il suo nome era Selavern ed era il primogenito del Re Supremo di quei misteriosi luoghi. Il periodo in cui si svolsero i fatti che sto per narrarvi, non erano tempi facili per il giovane Selavern. Aveva da poco compiuti 4 lustri ed era per lui giunto il momento di prender moglie.
Il nostro era stato promesso fin da bambino ad una fanciulla di nome Maela, figlia del Re di un paese limitrofo, ma questa era stata rapita quando era ancora una bambina e nessuno, in quei 10 anni, era riuscito a trovarla.
Selavern ricordava con affetto il periodo in cui giocavano insieme ed aveva giurato a se stesso di sposarla e renderla felice. Ma adesso tutto era cambiato: al posto della dolce Maela, avrebbe dovuto sposare per ragioni di stato un’altra ragazza, che, oltre ad avere un pessimo carattere, non possedeva neanche la metà delle virtù della sua Maela.
Il principe se ne stava appoggiato al balcone della sua stanza con aria affranta, quando un valletto interruppe le sue riflessioni, recapitandogli un pacchetto.
Sarà un altro ridicolo regalo di nozze, pensò strappando l’incarto colorato. Ma, – sorpresa!- dentro c’era una lettera con un sigillo rosso e un altro minuscolo pacchetto.

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Stringimi forte…

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Stringimi forte…
Senza tiepide braccia
torna l’inverno.

L'Hiver a Percé - dipinto di Claude Théberge

[Renga]

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Donna con gatto - Anita Peko

Pupille strette
Nel sole novembrino
Fusa di gatto
 

Morbido il pelo
Tra segrete intimità
Spira il grecale
 

Risveglio lento
Brividi sulla pelle
“Aishiteru yo”*
 

*In giapponese… “Io ti amo”

Dolori al setaccio

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Résurrection - Claude Théberge

Passo dopo passo
mi avvicino al tuo cuore,
sedimento di riflessi
spenti nel cuneo di respiri
troppo a lungo trattenuti.
E insieme scopriamo
conserve non espresse,
fiati corti e lacrime clandestine.
Non vergogniamoci del dolore,
scandaglialo con me,
riponilo con intreccio di mani
e, indolenti, stemperiamolo
- adesso! -
nella ciotola d’oro del nostro amore.

Marea

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Tu, marea
che plachi le tormente,
vesti gli scogli con le tue carezze.
Profondo e traditore è il cuore,
fragile e gonfio di nostalgie
se non sente il tuo abbraccio.
Nudo è il corpo e muto,
e agogna paramenti e parole
che tu sola puoi restituire.

Tu, marea nutrice
dai forza alla mia corteccia
adorna solo di fuscelli inariditi,
screpolata dai troppi pianti
cui solo la Signora delle Notti
- serafica amica! – risponde.
E a Lei racconto che ti amo.
A Lei, paladina del nostro amore.

Sei tu, mia marea,
mia forte marea,
che bramo senza posa.
E anche nella tempesta,
avvolta in te divento feconda
tetragono alle sferzate del vento
e ansa ai colpi dei tuoi flutti.
Tu, mia marea,
tu, mia onda.

 

“Sei qui”

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Sei qui, tetra Signora.
Un sorriso dentro le tenebre
e stelle beffarde sotto la cappa glaciale.
So che mi stai cercando.
Posso sentire l’inverno tornare,
 vento crudele che accappona la pelle
mentre quegli occhi vuoti e luminosi
cercano i miei.
O come vorrei potermi confonderTi con la tenebra!
Ma neanche l’oscurità può sfuggire al Tuo sguardo.
Del resto, Tu sei l’oscurità.
Ti chiedo solo: non avere fretta!
Trattieni la falce che brandisci con la scarna mano
per qualche minuto ancora.
E fammi vedere colei che bramo,
lei e lei soltanto, una volta ancora
 e ancora una volta.
Vattene!
Vai a mietere campi lontani
e lasciami contemplare il Paradiso,
poco prima di concederTi di precipitarmi nell’Inferno.
Lascia che lo riveda adesso,
anche solo per un istante,
con gli occhi del cuore e della mente.
Lascia che la mia anima porti con sé il ricordo dell’Amore
che Dei pietosi mi hanno accordato di rubare
ché tanto più dolce sarà la partenza.
Ridi?
Perché ridi di quest’empia gioia?
Ti fai beffe dell’Amore?
Tu che sei condannata a non averlo
e che chissà quante volte lo hai distrutto!
Morte gelosa, Morte assassina…
Sei qui, sei ancora qui?
Vattene, dunque!
NO!
Non guardarla, amor mio!
Tu no, non devi conoscere il suo ghigno.
Non voltarti, mia sposa,
non farlo adesso, non farlo mai!
Un giorno la Signora Nera tornerà,
ma non oggi, non ora.
E allora noi rideremo,
 perché senza volerlo avrà ricongiunto
ciò che oggi su questo talamo infetto ha diviso.