
Mio angelo,
mio sorriso nel buio,
le tue spore luminose
sono la mia grazia.
Nel cuore
raccolgo miele e luce.
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Mio angelo,
mio sorriso nel buio,
le tue spore luminose
sono la mia grazia.
Nel cuore
raccolgo miele e luce.
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Fui sempre un cane randagio
in cerca di guinzaglio
dal quale fuggire.
Tempo ho trascorso
dentro le vostre nicchie
rosso-sangue
ribollendo neve disciolta.
Non ho più semi da gettarmi
alle spalle, né voglie o desideri
da esaudire.
Rapido,
troppo rapido è l’istante
e io sono vissuto per l’urlo
modulato, esaltante.
Il crepuscolo si muove
con palpebre azzurre :tra poco
sarà qui. Mi sento un semi-dio
spiaggiato
con l’unica vita che sfugge
freme, si contorce, guizza
nella risacca del tempo.
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Lui
Le parole oh, quelle
lo toccano appena!
Si amputa il cuore cosi spesso
che oramai è certo d’averlo perduto.
Ma ancora gli sopravvive
il dolore e la pena incosciente
della memoria.
Gli parlo senza voce,
con tonfi e trilli adeguati
privi di suono o d’amore.
Sò che il mio silenzio lo fà felice.
Come quel sussultare sgomento
della meraviglia che suscita
al mondo.
Aspiro l’odore stantio
della sua anima incredula,
ammaliata dalla bava luccicante
che abbandona strisciando.
Ma solo questo m’e concesso
e null’altro voglio avere.
Cent’anni di pietra possono
fermare una goccia d’acqua.
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La strega di cera
Guardami,
sono una strega di cera.
Ho la schiena irta di spilli
ondulanti come le colline di casa.
Nella notte amministro
semplici presenze con
oculata perseveranza.
Ho amore nei lineamenti
e come un mostro ruffiano
ho imparato a mozzare il cuore
di chiunque.
Anche il tuo.
Bussa alla mia porta
oltrepassa le torri di guardia,
conficca il tuo dardo nella melma.
Sarai mascherato da sorriso vivente,
il serpente smeraldino
tenterà di mordermi il cuore.
Il fiume piange tra le rive
trasportando il rosso colore
sangue e corpi nudi nella nebbia.
Morti sono morti intrecciati
avviluppati sfiniti.
Ho seminato fantasmi sulla riva
mi avvertiranno del tuo passaggio.
Mentre schiumo lisciva dal cuore
aspetto dondolando
su trampoli infiniti.
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Ho tentato di colorarti i sogni
ma come grassi vermi
sono strisciati via.
Ho una mente assai minuta
per contenere la tua grandezza,
e l’eternità cosi com’è
t’annoia.
Ora è tutto sotto controllo.
Acrobata illusorio e felice
l’avvoltoio che ti porti dietro,
traccia ampi cerchi
sopra il mio piedistallo vuoto.
Sono una lurida topaia ipnotica
e vociferante
che s’allontana dal nero, vacuo,
e catramoso orizzonte
della tua vita.
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M’hai spezzato il respiro
lasciata sola
in uno scamplo di mondo,
appartata.
La proiezione dolorosa
di ciò che chiamavamo “amore”
stende la sua mano fredda
sul tempo d’aprile.
Ogni ricordo,
eco pensiero nota
traccia un solco profondo,
genera una rossa ferita,
disegna il tuo nome sull’anima
con fissa realtà.
Che ne sara’di me
al prossimo pianto.?
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Vivendo
Si può morire vivendo
senza emettere suono alcuno:
unica sensazione
un dolore al labbro sinistro
e un minuscolo fiore rosso
sulla mano.
L’occhio sferico
osserva la zona d’ombra
del corpo morto.
Briciole
lasciate da un amante distratto
scricchiolano
come mosse da Dio.
Si sono prese la mia vita.
Mi domando,
se le ciliegie matureranno
anche quest’anno.
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LA BIMBA
La bimba che ho nel cuore
piange e geme,
bussa ad ogni porta di strada
aspettando un sorriso nuovo.
Dipinge la tua bellezza
sui muri del mondo.
Mentre ti dissolvi piano
sbocciano i fiori
del suo sangue.
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Immagine n. 17
Una rana purpurea
mi gracida nel petto.
Guardo il cielo disteso
sulla tua pelle tenera.
Uno sguardo torrido
si posa verdeggiando
sul mio corpo nudo,
mentre la lingua d’un geco
osserva
sulle le mie unghie bianche
crescere la morte.
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I falò
Sono a credito di parole
di pazienza,
di falò di carne
dentro il palazzo azzurro.
Ma tu non hai tempo
per sentirne la mancanza;
di ricordare i minuti,
di notarne le perfette imperfezioni.
-Tu non senti pui nulla-
Questa notte è secca
come la luna,
il tiglio pare un ulivo
e la civetta sembra felice.
Io mescio pensieri e dolori
tra le pale di un fico d’india,
lanciando sassi
ad un gelsomino innamorato
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