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	<title>Blog degli Autori &#187; Romanzi a puntate</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; quinta puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 09:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro manuale gli piaceva, era un modo per riuscire a sentire un contatto stretto con il mondo. I fantasmi che popolavano i suoi pensieri da anni erano inconsistenti e lo trascinavano sempre più verso il baratro di un mondo impalpabile, fatto di ricordi di eventi, sentimenti che si confondevano tra loro fino a macchiarsi gli uni con gli altri e diventare una massa informe e indefinibile… Mentre gli oggetti, le cose erano saldamente legate alla realtà.</p>
<p><img hspace="7" src="http://www.orchideabianca.com/images/Rose%20rosse%20rampicanti.jpg" align="left" vspace="5" />Se toccava una rosa ne percepiva il profumo, si pungeva, ma della moglie non ricordava più l’odore, il suono della voce o il colore degli occhi. Lavorare la terra di Viviana era come se lo aiutasse a rimettere al suo posto ogni tessera del mosaico del suo passato… Il giallo di un girasole gli ricordava il biondo dei suoi capelli. Era come una terapia. Più oggetti toccava, più sentiva la fatica, più si estraniava dalla vita d’ombre che aveva condotto. Cominciava a capire cosa legava un uomo alla sua vita, non i ricordi sbiaditi o il futuro imprevedibile, ma il presente tangibile.</p>
<p>Si inginocchiò per controllare che il terreno fosse umido e sentì qualcuno alle sue spalle.<br />
La vecchia della notte prima lo guardava e sorrideva. I loro occhi si incontrarono ed era come se lei gli leggesse dentro.<br />
In effetti gli leggeva dentro.<br />
- Sa che è molto bravo con le rose?- gli chiese.<br />
- Davvero?- Pietro guardò i fiori che da giorni erano tornati a respirare dalle erbacce che li soffocavano.<br />
- Oh, si, amico mio. Era un pezzo che non le vedevo così belle… Si sentivano trascurate-.<br />
- Si, in effetti sono migliorate-.<br />
- Basta un po’ d’amore e dedizione… E&#8217; come la magia, sa?-.<br />
- Lei è troppo romantica- sorrise.<br />
- La nostra amica è in casa?- gli chiese.<br />
- No, è uscita a fare una passeggiata-.<br />
- Allora la raggiungerò. Le auguro un buon lavoro-.<br />
Si allontanò sotto lo sguardo indagatore dell’uomo. Quella vecchia doveva essere pazza o saggia.</p>
<p><span id="more-3665"></span>Viviana camminava da un po’ sul pontile. Fissava le acque del lago sotto di sé domandandosi cosa nascondessero.<br />
- Nascondono la vita… Come te -.<br />
- Come?- sussultò, ridestandosi dai suoi pensieri.<br />
La vecchia le si fermò accanto.<br />
- Come sta la nostra bambina?- le chiese.<br />
- Ci conosciamo?-.<br />
- Non nel modo che intendi tu, ma ho sentito parlare tanto di te-.<br />
- Da chi?- chiese diffidente.<br />
- Non ha importanza- sospirò- Allora, sei emozionata?-.<br />
- No- la guardò dritta negli occhi- come fa a sapere che si tratta di una bambina?-.<br />
La donna non rispose, ma le sorrise.<br />
Viviana si sentì turbata dal suo atteggiamento.<br />
- Ti senti tanto sola, ma non dovresti amica mia-.<br />
- Cosa vuol sapere lei di come mi sento? Siamo estranee e non amiche-.<br />
- Non essere prevenuta nei miei confronti… Facciamo due passi e parlami un po’ di te e dei tuoi progetti-.<br />
- Non ho nessun progetto… Ad essere sinceri non dovrei essere nemmeno qui, sono una clandestina-.<br />
- Oh, lo siamo tutti! Lo so quello che ti è successo, avrei preferito che me lo raccontassi tu ma non importa. Tu pensi che la vita sia stata ingiusta con te vero?-.<br />
- Generosa non lo è stata -.<br />
- Io direi di si. Stai dando la vita ad un altro essere umano e mi pare il massimo che potessi avere da questa vita terrena… Dovresti ringraziare Dio per questo, ogni giorno -.<br />
- Gli sarei stata più grata se mi avesse risparmiato tanto dolore-.<br />
- Il problema degli uomini è che non riescono a capire che la vita che si costruiscono a propria misura non è altro che il riflesso delle proprie azioni, è tutto finto… Si sentono delle divinità e quando i castelli costruiti crollano si sentono quasi oltraggiati, mentre l’essere su questa terra è solo un dono e dobbiamo accettarlo come tale… Non è né un diritto né una conquista. Solo l’amore riesce a darci quello che ci serve. Non esistono amori sbagliati Viviana, sotto qualsiasi forma l’amore è una ricchezza-.</p>
<p>Proseguirono a camminare in silenzio. Il sole baciava la pelle delle braccia scoperte e il profumo dei fiori aveva pervaso tutta l’aria. Viviana si guardò intorno, pensando che un tempo avrebbe apprezzato tutto questo.<br />
- Non credi che se sei sopravvissuta a tutto è perché hai un compito ben preciso?-.<br />
- Si, immagino… Il grande disegno. Ne ho sentite tante di favole, ma la realtà è ben diversa. Quando avrò il bambino non avrò nulla, né un posto dove andare né una famiglia da cui tornare. Sono morta dentro-.<br />
- Siamo arrivate- disse la vecchia fermandosi<br />
Viviana alzò lo sguardo. Erano di fronte alla sua casa.<br />
- Guarda quell’uomo- le disse riferendosi a Pietro – credeva d’essere morto eppure ha incontrato qualcuno che gli ha dimostrato il contrario e questo accadrà anche a te. Abbi fede-. Posò una mano sul suo grembo e il bambino si mosse- Che Dio vi benedica-.<br />
- È una strana donna- le disse lui raggiungendola.<br />
- La conosci?-.<br />
- Diciamo che è lei che conosce me- sorrise- sarebbe un buon soggetto per un racconto-.<br />
- Allora perché non lo scrivi?-.<br />
- Non credo di esserne più capace-.<br />
- Non ci credo. Il talento non si perde- sorrise- Tra un’ora pranzeremo-.<br />
Entrò in casa.</p>
<p> </p>
<p>Leggi <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">puntate precedenti</font></a></strong>.</p>
<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; quarta puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-quarta-puntata/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 15:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[La morte non l&#8217;aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso&#8230;ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all&#8217;incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte non l&#8217;aveva mai spaventato, almeno riferito a sé stesso&#8230;ma Pietro non immaginava potesse essere tanto dolorosamente crudele colpendo chi gli stava più vicino. Se in quella maledetta notte fosse morto lui, ogni cosa sarebbe finita con la sua vita, ma sopravvivere all&#8217;incidente che lui stesso aveva provocato, causando la morte della moglie e del figlio che attendeva, l&#8217;aveva definitivamente annientato.</p>
<p>Se non avesse bevuto tanto, se Margherita non lo avesse esasperato con le sue scenate, se non avesse insistito per mettersi alla guida, se avesse comprato una macchina meno potente&#8230;se&#8230;solo fosse stato un uomo migliore.</p>
<p>Non c&#8217;era assoluzione per le sue colpe e l&#8217;espiazione sarebbe durata per sempre.</p>
<p>Un mattino aveva lasciato tutto ed era salito sulla metropolitana. Aveva guardato un gruppo di persone, senza alcun interesse. Con sé aveva solo un po&#8217; di contante e avrebbe continuando a cambiare treno, finché i soldi fossero finiti e si sarebbe arreso al suo destino, definitivamente.</p>
<p>Era questa la storia che aveva raccontato alla strana vecchia quella notte sulla panchina. Lei l&#8217;aveva ascoltato con attenzione e con un&#8217;espressione serena sul volto. Poi gli aveva posato una mano sul braccio e un calore, umano, si era diffuso nel suo corpo fino a scaldare un po&#8217; il suo cuore&#8230;era come se con quel gesto l&#8217;umanità intera l&#8217;avesse perdonato.</p>
<p>Non poteva giurarlo, ma quella donna, aveva una pace nel tono di voce&#8230;qualcosa di simile ad un balsamo&#8230;forse era un angelo.</p>
<p>Mentre lavorava nel giardino di Viviana era questo il pensiero che affollava la sua mente&#8230;non più l&#8217;angosciante senso di colpa, ma la sensazione di essere stato perdonato da un angelo.</p>
<p>Razionalmente sembrava una sciocchezza, ma aveva un disperato bisogno di aggrapparsi a qualcosa che andasse oltre alla logica.</p>
<p>Anche Viviana, apparsa improvvisamente, con il suo dolore personale sembrava essere un segno&#8230;</p>
<p>La guardò&#8230;era in cucina e stava cucinando. Era bella&#8230;molto bella.</p>
<p>Si vergognò di questo suo ultimo pensiero e ritornò a potare le rose.</p>
<p><span id="more-3086"></span></p>
<p>Quando gli portò un panino e dell&#8217;acqua fresca, quasi non osò alzare lo sguardo per il fugace pensiero di prima.</p>
<ul>
<li>Credo che lei sarà una buona madre- le disse addentando il pane.</li>
<li>E cosa glielo fa credere?- chiese sorpresa.</li>
<li>È gentile&#8230;sensibile e anche una buona cuoca!-.</li>
</ul>
<p>Viviana sorrise.</p>
<ul>
<li>Crede che bastino queste cose?-.</li>
<li>Forse no, ma sono un buon inizio-.</li>
<li>Non saprei&#8230;non mi sento molto predisposta-.</li>
<li>Perché?-.</li>
<li>Io ho perso i miei genitori quando ero molto piccola-.</li>
<li>Mi dispiace&#8230;deve essere stato molto duro-.</li>
<li>Si, ma è passato, ormai-.</li>
<li>I miei genitori erano divorziati. Mio padre è morto e mia madre non mi ha mai dedicato molto tempo, se non per impormi le sue scelte-.</li>
<li>Ognuno ha i propri fantasmi!- esclamò, cambiando volutamente discorso.</li>
<li>Già&#8230;-.</li>
<li>Ho conosciuto Dario in un mattino come questo&#8230;- mormorò alzando gli occhi al cielo terso.</li>
<li>Lo amava?-.</li>
<li>Sinceramente non lo so&#8230;avevo perso la testa per lui, questo sì-.</li>
<li>Io persi la testa per una mia compagna di liceo, con le trecce, seduta due posti avanti me- sorrise al ricordo- Aveva i capelli rossi e gli occhiali&#8230;mi piaceva, non ho mai capito la ragione, ma ero pazzo di lei!- rise.</li>
<li>Immagino tu fossi il più corteggiato della classe- disse sorridendo, passando istintivamente al tu.</li>
<li>Qualcosa del genere&#8230;eppure ero innamorato di Elisabetta, che non mi considerava-.</li>
<li>Tipico-.</li>
<li>Già&#8230;quelli sono i sentimenti più struggenti, non trovi?-.</li>
<li>Si -.</li>
</ul>
<p>Si sedettero sulla scalinata, l&#8217;uno al fianco dell&#8217;altra.</p>
<ul>
<li>Se tu avessi la famosa bacchetta magica, che faresti?- gli chiese improvvisamente.</li>
<li>Beh&#8230;cancellerei la condizione di orfano per ogni bambino. Tu?-.</li>
<li>Io riporterei tua moglie qui, per te&#8230;-.</li>
</ul>
<p>Pietro la guardò negli occhi e sentì un forte turbamento.</p>
<ul>
<li>Hai mai avuto la sensazione di toccare Dio?- le chiese.</li>
<li>In che senso?-.</li>
<li>Come se riuscissi ad interagire con lui&#8230;-.</li>
<li>Non so&#8230;credo me ne sarei accorta se fosse successo&#8230;-.</li>
<li>Si – confermò.</li>
<li>Forse mi capita quando sono immersa in acqua e non vedo nulla e non sento nulla&#8230;credo che Dio si trovi in queste cose, che sembrano non avere importanza-.</li>
<li>Tu ne hai la dimostrazione più grande&#8230;- sussurrò indicando il suo ventre.</li>
</ul>
<p>Viviana s&#8217;irrigidì. Si alzò.</p>
<ul>
<li>Si è fatto tardi&#8230;devo riposare un po&#8217;-.</li>
<li>Io continuo&#8230;- disse imbarazzato.</li>
</ul>
<p>La donna annuì e ritornò in casa. Salì in camera e si guardò allo specchio. Era già di sette mesi<img height="270" src="http://www.beautyfarmonline.it/imm/gravidanza/gravidanza.jpg" width="200" align="right" /> e ancora non riusciva a convivere con quella condizione. Sentiva il cuore ancora morto per il dolore e quel bambino non faceva altro che ricordarle tutto&#8230;</p>
<p>In quel momento il bambino sussultò. Non si muoveva molto, ma in quel momento pareva si fosse accorto dei sentimenti della madre, come se avvertisse il suo rigetto e le chiedesse perdono.</p>
<p>Avvicinò la mano tremante al grembo&#8230;ma l&#8217;allontanò subito. Il bambino si mosse ancora e al secondo tentativo riuscì a toccare il punto in cui sporgeva una parte del suo piccolo corpo.</p>
<p>Sorrise, involontariamente&#8230;</p>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; terza puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-terza-puntata/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 06:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi&#8230;uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="200" hspace="10" src="http://www.binami.net/immagini/casaval.jpg" width="150" align="left" vspace="5" />I vestiti gli calzavano alla perfezione, come fossero stati i suoi&#8230;uscì dal bagno e un buon odore di carne lo guidò verso la cucina. Il suo stomaco brontolava.<br />
Vide la donna seduta fuori, sotto al portico.<br />
Quando la raggiunse, lei lo guardò. Sembrava un uomo diverso, sembrava Dario. Quelli erano i suoi vestiti, lasciati lì dopo un fine settimana rubato.<br />
Si sieda e mangi, prima che si freddi-.<br />
Grazie per tutto-.<br />
Viviana annuì.<br />
Nascerà presto?- le chiese.<br />
Tra 4 mesi&#8230;-<br />
Il padre deve essere impaziente&#8230;-.<br />
Purtroppo è morto- lo interruppe, infastidita dalla sua invadenza di circostanza.<span id="more-3064"></span></p>
<p align="justify">I loro occhi si incontrarono di nuovo, lucidi quelli di lei, spenti quelli dell&#8217;uomo.</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Come si chiama?- gli chiese, abbassando lo sguardo.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Pietro-.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Beve un caffè, Pietro?-.</p>
</li>
<li>Grazie&#8230;si-.</li>
</ul>
<p>Si rifugiò in cucina, contenta di sfuggire a quegli occhi azzurri che chiedevano.</p>
<p>Tutti chiedevano. Tutti la irritavano, eppure c&#8217;era qualcosa in quell&#8217;uomo, un senso di disperazione che avvertiva distintamente e glielo rendeva affine. Non era per la sua condizione, era per una ragione molto più profonda. Le anime simili si riconoscevano, sempre.</p>
<p>Quando Viviana ritornò con una tazza di caffè fumante, l&#8217;uomo aveva già finito di mangiare.</p>
<ul>
<li>Lei è di qui?- gli chiese sedendosi di nuovo di fronte a lui.</li>
<li>No-.</li>
</ul>
<p>Quel no secco le fece comprendere che anche lui doveva avere molto da dimenticare. Guardò il lago.</p>
<ul>
<li>Come mai è finito a fare&#8230;-.</li>
<li>Il barbone? Per scelta- si concesse una lunga pausa per raccogliere i pensieri sparsi nella memoria- Le circostanze della vita a volte portano a fare delle scelte estreme&#8230;quando non si hanno più sogni non ha più senso vivere e si finisce per trascinarsi come ombre ai lati della vita-.</li>
<li>Ed è questo che fa lei? Non ha più sogni?-.</li>
</ul>
<p>Pietro si alzò e si sedette sul primo gradino della scalinata che portava in giardino.</p>
<ul>
<li>Mi scusi se sono indiscreta&#8230;ma lei non sembra un barbone- sorrise come per rimediare a una scortesia- Non parla come un barbone&#8230;perché ha scelto questa vita? Non si sente umiliato?-.</li>
<li>Mi sento un reietto, si&#8230;ci teniamo tutti a essere accettati, ma ci sono persone che fanno scelte che non hanno logica per il senso comune&#8230;ma io e lei non apparteniamo al senso comune, vero?- la guardò – ”Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”-.</li>
<li>È un pensiero meraviglioso&#8230;-</li>
<li>Non è mio, non mi idealizzi-.</li>
<li>Chi è lei?-.</li>
</ul>
<ul>
<li>Una volta ero un uomo che poteva definirsi di successo, ricco e forse anche felice&#8230;ma il futuro è una cosa astratta e imprevedibile, e la vita si riserva sempre qualche asso nella manica e perdiamo tutto in una singola mano&#8230;-.</li>
</ul>
<p>Viviana si alzò, e gli sedette accanto.</p>
<ul>
<li>Ero uno scrittore, morto nell&#8217;esatto momento in cui ha perso tutto quello che amava-.
<ul>
<li>La sua famiglia?-.</li>
</ul>
<p>Pietro annuì – Mia moglie aspettava un bambino come lei quando morì.</li>
<ul>Mi dispiace&#8230;- gli posò una mano sulla spalla.       </p>
<li>Sono passati anni da allora, dieci-.</li>
<li>E da quanto vive sulla strada?-.</li>
<li>Ormai sono sei anni-.</li>
<li>Deve essere una vita dura&#8230;-.</li>
<li>Non è una vita, per cui non si soffre, in fondo. Non si ha nulla da perdere-.</li>
<li>Io mi chiamo Viviana-.</li>
<li>Viviana&#8230;- sorrise e si alzò- Grazie per tutto-.</li>
<li>Non mi ringrazi- scosse il capo.</li>
<li>Oggi lei ha fatto una cosa bella, ascoltare qualcuno e deve esserne fiera-.</li>
<li>Torni anche domani, per cena-.</li>
<li>No- sorrise- Non voglio approfittare della sua generosità-.</li>
<li>Troverà il modo per ripagarmi allora- si alzò a sua volta- Il giardino, la casa&#8230;servirebbe un po&#8217; d&#8217;aiuto. In cambio le darò ospitalità-.</li>
<li>Non ha paura di me? Dopotutto sono uno sconosciuto-.</li>
<li>Mi hanno già fatto tutto il male che potevano&#8230;-.</li>
<li>Va bene, l&#8217;aiuterò, Viviana-.</li>
<li>Torni domani, le farò trovare sistemata la stanza sul garage-.</li>
</ul>
</ul>
<p><img height="131" src="http://www.popolis.it/Admin/UpLoadImages/solitudine.jpg" width="200" align="left" />Come ogni sera lei guardava fuori dalla finestra, mentre il sole tramontava.<br />
Era diventata un&#8217;abitudine, l&#8217;unica dimostrazione che la vita andava avanti a dispetto di tutto. Il sole moriva&#8230;poi risorgeva. Un ciclo inarrestabile quello della vita&#8230;eppure le dava un senso di impotenza.<br />
Non aveva più il senso di se stessa.<br />
Non riusciva a piangere e neppure a provare rabbia.<br />
Non aveva percezione del proprio corpo&#8230;solo la consapevolezza di non poter andare avanti, ma nemmeno proseguire. Stava immobile. In silenzio.</p>
<ul>
<ul>
<ul>
<li>Buona sera-.</li>
</ul>
<p>Pietro si voltò. Era la strana vecchia che da qualche giorno era arrivata al lago.</p>
<ul>
<li>Salve, ancora in giro a quest&#8217;ora?-.</li>
<li>Sto facendo una passeggiata- rispose la donna- Una bella serata&#8230;non trova?-.</li>
</ul>
<p>L&#8217;uomo scrollò le spalle -Non particolarmente-.</p>
<p>La vecchia sorrise.</p>
<ul>
<li>Almeno su questa panchina si sta freschi, no?-.</li>
<li>Lei non è di qui&#8230; non l&#8217;ho mai vista prima-.</li>
<li>Già&#8230;vengo da lontano. Cerco un po&#8217; di felicità. E lei?- lo guardò.</li>
</ul>
<p>Pietro non rispose.</p>
<ul>
<li>Vive sulla strada da molto?-.</li>
<li>Si&#8230;-.</li>
<li>Nonostante la scorza lei non mi sembra un mendicante. Mi dica, non è stanco di sopravvivere?-.</li>
<li>In che senso? Mi sta chiedendo se desidero morire?-.</li>
</ul>
<p>Lei rise -No, no, esattamente il contrario! Le sto chiedendo se desidera vivere&#8230;-.</p>
<ul>
<li>Ma è quello che faccio. Io vivo la mia vita come lei la sua-.</li>
<li>Non menta&#8230;questa non è la sua vita, questo è solo un nascondiglio. In cui crede di essere al sicuro&#8230;mentre non è nemmeno tanto buono! Non è affatto al sicuro&#8230;-.</li>
<li>Al sicuro?- chiese ridendo.</li>
<li>-Al sicuro di quello che la spaventa-.<img height="157" src="http://www.corriere.it/Hermes%20Foto/2003/07_Luglio/22/stelle--230x180.jpg" width="200" align="right" /></li>
<li>Chi diavolo è lei?-.</li>
</ul>
</ul>
</ul>
<p>La donna sospirò.</p>
<ul>
<li>In fondo vorrei che questa notte non finisse mai- ammise guardando le stelle che cominciavano a tempestare il cielo scurito.</li>
</ul>
<p>La vecchia lo imitò.</p>
<ul>
<li>Le piacciono le storie?- le chiese.</li>
<li>Dipende&#8230;-.</li>
<li>Da cosa?-.</li>
<li>Dalle storie-.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>Leggi <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">puntate precedenti</font></a></strong>.</p>
<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; seconda puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 11:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.
Chi è?- chiese sommessamente.
Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.
Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viviana si mosse scompostamente nel sonno, scuotendo il capo.</p>
<p>Chi è?- chiese sommessamente.</p>
<p>Sentiva bussare con colpi cadenzati- Chi è?- ripeté a voce alta.</p>
<p>Si alzò. Non riusciva a capire chi potesse essere. Nessuno sapeva che fosse lì. Raggiunse lentamente la porta, al buio. Posò una mano sulla maniglia. Aprì e si trovò davanti la figura di un uomo ricoperto di sangue. Gridò è richiuse la porta. Aveva il respiro affannato e trasalì quando suonarono il campanello.</p>
<p>Chi è?- chiese a voce alta, con gli occhi colmi di lacrime.</p>
<p>Gianni-.</p>
<p>Riaprì e si gettò tra le braccia dell&#8217;amico.</p>
<p>Viviana&#8230;tesoro- l&#8217;uomo la strinse a sé – Cosa ti succede?- chiese prendendole il viso tra le mani.</p>
<p>Nulla&#8230; ho avuto solo un incubo- sussurrò.</p>
<p>Vieni, siediti- la ricondusse sul divano- Vuoi dell&#8217;acqua?-.<span id="more-3063"></span></p>
<p>Scosse il capo, nascondendosi il volto tra le mani.</p>
<p>Dio&#8230;non mi sembra ancora vero, sai?- le accarezzò i capelli, inginocchiandosi di fronte a lei.</p>
<p>Vieni con me&#8230;questo posto fa schifo!- .</p>
<p>Preferisco restare qui-.</p>
<p>Allora verrò a tenerti compagnia. Chiudo lo studio-.</p>
<p>Viviana sorrise, grata.</p>
<p>Non saresti dovuto venire nemmeno stasera-.</p>
<p>E quando mai ti ho dato retta?-.</p>
<p>Grazie&#8230;- chiuse gli occhi e si lasciò accarezzare il volto, come un cucciolo.</p>
<p>Ma c&#8217;è un medico in questo buco? Devi essere seguita- le posò una mano sul grembo, ma lei si ritrasse istintivamente.</p>
<p>Si, stai tranquillo- lo rassicurò- Ci andrò domani stesso-promise.</p>
<p>L&#8217;uomo annuì. Comunque restava molto preoccupato per lei.</p>
<p>***</p>
<p>Viviana fissava il soffitto, ostinatamente. Sussultò quando sentì il gel freddo che il medico le aveva versato sul ventre. L&#8217;uomo passò il cursore sulla pelle bagnata e sorrise. </p>
<p>Vuol conoscere il sesso?- le chiese.</p>
<p>No- .</p>
<p>Vuole sentire il cuore?-.</p>
<p>Lei lo guardò. Voleva sentire che quel rigonfiamento della sua pancia aveva una propria vita, che con la prepotenza si era imposta sulla sua? </p>
<p>Prendendo il suo silenzio come un assenso, il ginecologo premette un bottone a da quella macchina senz&#8217;anima sentì il battito vigoroso di quel bambino.</p>
<p>Gli occhi le si riempirono di lacrime.</p>
<p>L&#8217;uomo sospirò, immaginando che fossero lacrime di gioia&#8230;e non di profonda disperazione.</p>
<p><img src="http://images-srv.leonardo.it/progettiweb/casper00/blog/pontile.jpg" /></p>
<p>Viviana si fermò sul pontile. Guardò l&#8217;acqua del fiume scorrere sotto di sé. Le era passato spesso in mente il pensiero, negli ultimi due mesi, di togliersi quella vita che sembrava volerla trattenerla con ostinazione. Sapeva che quella maledetta notte anche lei sarebbe dovuta morire, anziché ritrovarsi in quel posto con un bambino sconosciuto al suo cuore, nonostante le leggi di natura dicessero che era suo. Non riusciva a provare un senso di appartenenza verso quel fardello, che appariva come una condanna per i suoi peccati, senza possibilità di appello o amnistia.</p>
<p>5 euro&#8230;- le disse una voce alle spalle, ridestandola dai suoi pensieri.</p>
<p>Come?- si volse.</p>
<p>5 euro soltanto, signora- ripeté il vagabondo.</p>
<p>Che deve farne?-.</p>
<p>Ho fame&#8230;-.</p>
<p>Viviana lo guardò negli occhi. L&#8217;uomo ricambiò, sorpreso, lo sguardo. Forse lei era la prima persona a farlo&#8230;</p>
<p>Io abito lì- indicò la casa a pochi metri- Le do un buon pasto caldo-.</p>
<p>Perché?- la scrutò diffidente, come se fosse pazza.</p>
<p>Ha detto che ha fame, no?-.</p>
<p>L&#8217;uomo annuì.</p>
<p>Potrà darsi una lavata. E le darò dei vestiti decenti-.</p>
<p>S&#8217;incamminò e lui la segui, esitante.</p>
<p>Suo marito non si arrabbierà?-.</p>
<p>Non ho marito- rispose secca.</p>
<p><img style="width: 185px; height: 241px" height="241" src="http://chacho.blogia.com/upload/20060428191716-triste.jpg" width="185" /></p>
<p>Il barbone entrò nel bagno e si chiuse dentro. Forse quella donna era davvero pazza&#8230;pensò, altrimenti perché farlo entrare in casa e mettergli a disposizione le sue cose? Quale persona sana di mente avrebbe fatto una cosa simile? Ammise di aver disperatamente bisogno di una doccia calda e un pasto decente. Forse era solo una donna ricca che amava compiere opere di carità per lavarsi la coscienza&#8230;ne aveva conosciute fin troppo di questa razza!</p>
<p>Viviana apparecchiò il tavolo sulla veranda con molta cura. Le rose del giardino emanavano un profumo intenso e il fiume risplendeva sotto i raggi del sole al tramonto. Portò a tavola una bistecca e del purè avanzato dal pranzo. Mezza torta di mele, del pane e acqua fresca. Poi si sedette, in attesa che lo sconosciuto la raggiungesse.</p>
<p>L&#8217;uomo passò una mano sul vetro appannato e guardò la propria immagine riflessa. Erano anni che non si radeva, si limitava a sforbiciare ogni tanto la peluria incolta del viso. Sbarbato sembrava di nuovo giovane, nonostante il suo volto fosse ormai segnato da rughe profonde. Si accorciò i capelli alla meno peggio e aprì la porta. Trovò a terra dei vestiti puliti, una camicia azzurra e dei jeans stinti. Si vestì lentamente, per assaporare quei momenti, e godere del profumo di pulito, che aveva dimenticato da tempo.</p>
<p>***</p>
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<p><strong>“Un dono d’amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Un dono d&#8217;amore &#8211; prima puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/adriana-di-mauro/un-dono-damore-prima-puntata/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 18:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Di Mauro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L&#8217;amava. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="289" hspace="7" src="http://www.psico-terapia.it/images/news/30.jpg" width="202" align="left" vspace="2" /></p>
<p>La pioggia scendeva, leggera come un velo, senza prepotenza. Viviana stava in piedi, ferma di fronte ad una vetrina. Sola. Miseramente consapevole di non essere “la fortunata”, la prescelta tra tutte. Era per Dario solo la distrazione di qualche notte o più banalmente, la mera consolazione dopo un litigio. Lui apparteneva a sua moglie. L&#8217;amava. Mentre lei viveva in una condizione di amante venduta alla sua crudeltà col cuore insieme al corpo e tutto in nome dell&#8217;amore&#8230; Ma quale amore? Si chiese, cercando di non piangere. Era amore quello che facevano? Avrebbe voluto ribellarsi, ma non era facile. Non riusciva a concepire l&#8217;esistenza di sé senza quell&#8217;uomo, ormai&#8230; viveva nella speranza che qualcosa accadesse, che un segno le mostrasse la via da scegliere, ma sapeva che era inutile delegare. Le scelte andavano compiute con risolutezza e rispetto, con dignità. In quel momento decise che se fosse accaduto qualcosa, qualunque cosa, avrebbe chiuso quella storia sbagliata. E qualcosa accadde.</p>
<p>Il rosso era un colore che non le era mai piaciuto&#8230;troppo intenso e aggressivo. Forse lo odiava da quando era morta la sua famiglia, non poteva dirlo con esattezza, ma era certo che quasi non ne tollerava la vista. Ora vi si trovava avviluppata e senza via di fuga. Era immersa nel rosso, a volte liquido o sotto forma di tessuto, il rosso la circondava. Ogni tanto qualche sprazzo di luce, ma il rossore non l&#8217;abbandonava. Tentava di scappare, ma invano. I suoi movimenti erano falsati, come quelli degli astronauti in assenza di gravità. Cosa le stava accadendo? Cosa sarebbe stato di lei? Ma, soprattutto, dove si trovava?</p>
<p>E&#8217; stata in coma per due mesi &#8211; disse l&#8217;infermiera &#8211; Poi, all&#8217;improvviso, stamane si è risvegliata -.</p>
<p>Viviana aprì gli occhi e guardò il soffitto bianco. Finalmente non c&#8217;era più rosso.<span id="more-3061"></span></p>
<p>I medici la davano per spacciata, ormai&#8230;- continuò la stessa voce &#8211; Il proiettile le ha praticamente bucato il cuore&#8230;è un miracolo che sia sopravvissuta. Ora dovranno vedere se ha subito lesioni al cervello &#8211; abbassò ancora di più il tono di voce &#8211; L&#8217;avevano persa ma sono riusciti a riportarla in vita -.</p>
<p>La donna sentiva distintamente ogni parola, ma non si muoveva, non perché le mancasse la capacità per farlo&#8230;semplicemente non ne aveva voglia. Ancora non riusciva a capire cosa le era accaduto.</p>
<p>Viviana sbatté le palpebre più volte. La luce al neon era aggressiva, specie per i suoi occhi che erano rimasti al buio a lungo. Un volto di donna si chinò su di lei e sorrise.</p>
<p>Riesce a sentirmi? &#8211; le chiese.</p>
<p>La donna annuì, lentamente.</p>
<p>Sono il chirurgo che l&#8217;ha operata. Bentornata tra noi-.</p>
<p>Lei fece per alzarsi.</p>
<p>No! Deve stare distesa e tranquilla. È stata in coma per molto tempo&#8230;-.</p>
<p>Io sto bene! &#8211; esclamò issandosi a sedere. Si strappò i tubicini dalle braccia. La testa le girava in maniera insostenibile.</p>
<p>Mi dia retta&#8230; -.</p>
<p>Ho detto che sto bene! -</p>
<p>Posso almeno controllare il suo stato generale? -</p>
<p>Ma sto bene, davvero -.</p>
<p>La dottoressa le misurò la pressione e controllò che il cuore battesse regolarmente.</p>
<p>Ha dell&#8217;incredibile&#8230;ma lei sembra stare benissimo -.</p>
<p>Posso andarmene adesso? -.</p>
<p>Non mi sembra una buona idea comunque&#8230; -.</p>
<p>Mi dia quello che devo firmare!- tagliò corto. Scese dal lettino e solo allora, in piedi, si accorse del proprio stato&#8230;</p>
<p>Adesso ricordava ogni cosa fino ai minimi particolari. I pensieri che le passavano per la mente un minuto prima che le sparassero, chi era, e tutto il resto&#8230;</p>
<p>Si lasciò cadere sul divano. Dario era morto durante quell&#8217;assurda rapina dopo una notte d&#8217;amore e rabbia consumata in macchina come due ragazzini e di lui le era rimasto solo un incidente di percorso. La cosa peggiore del suo risveglio non era il senso di stordimento, lo smarrimento, il dolore fisico, quanto lo scoprirsi incinta. Aspettava il figlio di un uomo che era stato suo amante, che non l&#8217;aveva mai amata e che per sempre le avrebbe ricordato quella maledetta notte.</p>
<p>Era stata portata nella casa in montagna del paesino in cui erano nati i suoi genitori e che lei non conosceva. Ma era l&#8217;unico modo per sfuggire ai giornalisti, alla curiosità cattiva della gente e alle mille accuse che le venivano rivolte. Era incinta di 4 mesi, ma non voleva quel bambino. Non lo sentiva suo. Era più uno scherzo atroce del destino!</p>
<p>Squillò il cellulare. Lo guardò per qualche istante, indecisa se rispondere. Sul display dava numero privato, eppure aveva la strana sensazione di sapere chi fosse&#8230;</p>
<p>Gianni &#8211; disse rispondendo.</p>
<p>Dall&#8217;altro capo ci fu un istante di silenzio che le sembrò eterno.</p>
<p>Come facevi a sapere che ero io? &#8211; chiese stupefatto l&#8217;amico.</p>
<p>Chi altri conosce il mio numero? -.</p>
<p>Hai ragione&#8230;quando posso venire? Magari venerdì, appena chiuso lo studio-</p>
<p>Non è necessario, sto benissimo -.</p>
<p>Non mi piace saperti sola in quel posto sperduto&#8230; -.</p>
<p>Stai tranquillo- lo rassicurò- Sto fin troppo bene. Scusami, ora vorrei dormire un po -.</p>
<p>Come vuoi. Ti chiamo domani. Ciao -.</p>
<p>Riattaccò e chiuse gli occhi. Si sentiva estraniata da tutto, anche da Gianni&#8230; Si raggomitolò su se stessa. Era stanca e aveva davvero solo bisogno di dormire adesso.</p>
<p>***</p>
<p><strong>“Un dono d&#8217;amore” di Adriana Di Mauro</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> e seguita da <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Il segreto di Marina &#8211; ultima puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/laura/il-segreto-di-marina-ultima-puntata/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2007 09:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna70</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[
Quella sera Luca fu un perfetto gentiluomo. La portò in uno dei ristoranti migliori della città e la trattò come una regina. Per la prima volta non parlarono di lavoro bensì di loro due; Marina aveva dimenticato come poteva essere piacevole la compagnia di un uomo come Luca e si sorprese a ridere a crepapelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Jack Vettriano, The Last Great Romantic" alt="Jack Vettriano, The Last Great Romantic" src="http://www.blogdegliautori.it/image/Jack-Vettriano-The-Last-Great-Romantic.jpg" /></p>
<p>Quella sera Luca fu un perfetto gentiluomo. La portò in uno dei ristoranti migliori della città e la trattò come una regina. Per la prima volta non parlarono di lavoro bensì di loro due; Marina aveva dimenticato come poteva essere piacevole la compagnia di un uomo come Luca e si sorprese a ridere a crepapelle ascoltando le storielle e gli aneddoti che raccontava. Era una persona incredibilmente affascinante Luca. Allegro, vivace, intelligente… l’uomo perfetto, insomma. Aveva sempre pensato che non potesse esistere uno come lui e invece dovette ammettere che si sbagliava di grosso. Quella sera riuscì anche a farle dimenticare il dolore per aver perso definitivamente l’affido di Marco. Poi, dopo la splendida cena, lui la prese sottobraccio e fecero una lunga passeggiata sul lungomare, al chiaro di luna. Molto romantico. Ecco, Luca era anche questo: un inguaribile romantico!<span id="more-3042"></span><br />
Quando la riaccompagnò a casa, rimasero un lungo istante a fissarsi, chiedendosi come sarebbe stato appropriato salutarsi. Erano un’impiegata in compagnia del proprio capo, una stretta di mano sarebbe stata sufficiente, ma da quella sera sembrava essersi instaurata fra loro una certa complicità; un legame invisibile che li spingeva l’uno contro l’altro. Alla fine fu lui a prendere l’iniziativa. Le passò un braccio attorno alle spalle e l’attirò a sé per baciarla. Fu un bacio lungo, lento e mozzafiato. Marina si accorse che le tremavano le ginocchia mentre il cuore le batteva furiosamente nel petto. Ci mancavano le farfalle nello stomaco e poi sarebbe stata alla pari di una qualsiasi adolescente alla prima cotta. Non seppe dirsi come, ma un attimo dopo si ritrovò avvinghiata a lui. Lo fece entrare in casa e raggiunsero la camera da letto quasi di corsa. Si spogliarono in fretta, fermandosi solo per darsi altri baci ed altri ancora. Le mani che si esploravano a vicenda, nell’impeto della passione. Per Marina fu come rivivere la sua prima volta, le medesime emozioni, la paura di apparire troppo inesperta (era veramente tanto tempo, troppo, che non aveva una relazione con un uomo) ma poi si lasciò andare e fu tutto perfetto.<br />
“Ti amo”, sussurrò ad un tratto, stupendo anche sé stessa nell’ammettere ciò che ormai era fin troppo evidente.<br />
“Ti amo anch’io”, rispose Luca con un sorriso. Nemmeno lui se lo sarebbe mai aspettato eppure provava qualcosa di veramente profondo per quella donna; qualcosa che non aveva mai più provato dalla morte di sua moglie.</p>
<p>Nei mesi che seguirono Luca e Marina si fecero sempre più uniti fino a scoprire di essere fatti l’uno per l’altro. Era un peccato sprecare ancora del tempo e decisero di sposarsi al più presto. Alcuni giorni prima della cerimonia lui le fece il regalo più bello che un uomo innamorato potesse farle: si presentò davanti a casa sua con un bimbo di cinque anni. Era Marco.<br />
Gli occhi le si riempirono di lacrime. “Ma come hai fatto?” chiese incredula. Il suo sorriso sbarazzino si posò su di lei. Era una donna estremamente diversa ora. Portava i capelli sciolti sulle spalle ed aveva uno sguardo traboccante d’amore e di felicità.<br />
“Sono andato a parlare con la sua famiglia, quella adottiva. I Giuliani sono delle persone semplici ma hanno un gran cuore. Ho spiegato loro la tua situazione e il perché della tua decisione in tribunale e loro mi hanno detto che puoi vedere il bambino quando vuoi. Due madri sono meglio di una sola ha detto la signora Giuliani e credo non abbia tutti i torti.”<br />
Marina strinse a sé il piccolo Marco che la fissava un po’ intimorito.<br />
“Allora, che ne dite di un giro al parco?” fece Luca allegramente “Ho portato anche il pallone.”<br />
Gli occhi ridenti di Marina si posarono su di lui. “Ottima idea!”</p>
<p>Fine</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000"><strong>Leggi le altre puntate</strong></font></a></p>
<p>*** <br />
<strong>“Il segreto di Marina” di Luna70</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
<p>Fine</p>
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		<title>Il segreto di Marina &#8211; quarta puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/laura/il-segreto-di-marina-quarta-puntata/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Aug 2007 20:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna70</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quando Marina fece ritorno a casa fu molto sorpresa di trovare il signor Ferri ad attenderla in piedi davanti al portone. Si scambiarono un’occhiata incerta, studiandosi a vicenda. Lui si accorse che aveva l’aria stanca e che aveva pianto. Lei invece capì che non c’era alcun rancore nel suo sguardo, nonostante la discussione del giorno precedente.
“Simona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.manualedimari.it/blog/wp-content/Jack-Vettriano-Midnight-Blue.jpg" /></p>
<p>Quando Marina fece ritorno a casa fu molto sorpresa di trovare il signor Ferri ad attenderla in piedi davanti al portone. Si scambiarono un’occhiata incerta, studiandosi a vicenda. Lui si accorse che aveva l’aria stanca e che aveva pianto. Lei invece capì che non c’era alcun rancore nel suo sguardo, nonostante la discussione del giorno precedente.<br />
“Simona mi ha raccontato tutto”, esordì Luca affranto, “Mi dispiace per tutto quello che ha dovuto passare. Non avevo alcun diritto di dirle le cose che ho detto.”<br />
“Invece aveva ragione. Sono una vigliacca.” Le lacrime affiorarono all’improvviso e lui si ritrovò a prenderla fra le braccia per consolarla.<br />
“Che è accaduto?” le chiese infine dolcemente.<br />
“Il giudice ha deciso di affidare a me il piccolo. Di solito in questi casi si propende per la madre naturale, tanto più che ho una buona posizione economica e un ottimo lavoro. La famiglia che lo aveva in affido era piuttosto povera, il capo famiglia è un semplice manovale, di sicuro non avrebbero potuto garantirgli una buona istruzione, né uno stile di vita adeguato.”<span id="more-2858"></span><br />
“Non capisco…”, fece Luca incerto, “Per quale motivo piange allora? Dovrebbe essere contenta!”<br />
Marina si asciugò le lacrime e lo guardò affranta. “Non ce l’ho fatta”, dichiarò, “Quando ho visto Marco, questo è il nome di mio figlio, attaccarsi al collo di quella che chiamava mamma, piangendo disperato perché non voleva lasciarla, ebbene mi sono sentita male. C’era così tanto amore negli sguardi di quelle due persone, io mi sono sentita un’estranea che voleva distruggere la loro felicità. E così ho dichiarato di non volerlo più, di non sentirmi pronta per fare la madre e sono fuggita via. Sono una vigliacca, è vero?”<br />
Luca la strinse più forte. “Lei non è affatto una vigliacca! Ha avuto molto coraggio invece. Ha scelto quello che le sembrava più giusto per il bambino, per la sua felicità.”<br />
“In realtà non sono degna di essere sua madre”, fece lei con un sospiro, “Non sono mai stata degna. Né di essere amata, né di crearmi una famiglia. Adesso capisce perché fuggo gli uomini? Non sarò mai degna dell’amore di nessuno!”<br />
“Non lo dica neanche per scherzo! Lei è una persona fantastica, Marina. Ha tanto di quell’amore dentro, solo che non se ne rende conto. Quello che ha appena fatto è il più grosso atto d’amore che una madre possa fare. Scegliere la felicità del proprio figlio invece che la propria.”<br />
“Lei dice?” lo sguardo di Marina si posò su di lui con una luce nuova. Luca la trovò bellissima in quel momento.<br />
“Ne sono convinto.”<br />
“Non me la sento di rimanere sola questa sera”, disse lei a un tratto, “Per caso è ancora valido il suo invito a cena?” Luca le rivolse uno dei suoi smaglianti sorrisi. Era terribilmente affascinante quando sorrideva.<br />
“E me lo chiede? Certo che è ancora valido.” La prese sotto braccio e insieme si avviarono verso la sua auto.</p>
<p>(continua)</p>
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<p>*** <br />
<strong>“Il segreto di Marina” di Luna70</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Il segreto di Marina &#8211; terza puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 16:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna70</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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Il giorno dopo Marina non andò al lavoro. Luca si chiese se fosse dovuto al loro colloquio della sera prima e si sentì in colpa. Forse aveva sbagliato a condannarla e comunque non aveva il diritto di volersi intromettere nella sua vita. Chi era lui per giudicare? Preso da mille dubbi trovò il coraggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/Jack-Vettriano-Contemplation-of-Betrayal.jpg" /></p>
<p>Il giorno dopo Marina non andò al lavoro. Luca si chiese se fosse dovuto al loro colloquio della sera prima e si sentì in colpa. Forse aveva sbagliato a condannarla e comunque non aveva il diritto di volersi intromettere nella sua vita. Chi era lui per giudicare? Preso da mille dubbi trovò il coraggio di convocare nel suo ufficio Simona, la ragazza che lavorava nella scrivania di fianco a Marina. Sapeva che tra loro c’era un buon rapporto; Simona era l’unica con cui Marina si confidava a volte.<br />
“Ho visto che la signorina Gervasi è assente stamattina”, disse cercando di celare il tumulto che aveva nel cuore, “Per caso è malata?”<br />
“Non esattamente, signor Ferri”, rispose la ragazza titubante.<br />
“Allora qual è il problema?”<br />
“Non so se posso dirglielo.”<br />
Luca si stava innervosendo. “Suvvia, non faccia la misteriosa. Le è accaduto qualcosa?”<br />
“In realtà le è accaduto qualcosa, ma cinque anni fa.”<br />
“Non capisco…”<span id="more-2857"></span><br />
Simona si chiese se fosse il caso di raccontare al capo le confidenze che le aveva fatto Marina ma alla fine cedette: “Anni fa Marina si è innamorata perdutamente di un uomo ed è rimasta incinta. Lui l’ha lasciata da sola ad affrontare il problema, anche perché era sposato. Lei ovviamente non ne sapeva nulla, era molto ingenua all’epoca.”<br />
“E poi che è successo?” chiese Luca sempre più incuriosito.<br />
“Marina voleva tenerlo quel bambino ma i suoi genitori erano contrari. La convinsero che la cosa migliore fosse sbarazzarsene quando fosse nato e così lei fece per poi pentirsene quando era troppo tardi. Negli ultimi tempi ha fatto di tutto per rintracciare quel bambino finché non ha trovato la famiglia che lo tiene in affido. Stavano per avviare le pratiche per l’adozione proprio quando lei lo ha trovato e così Marina ha pensato di essere ancora in tempo per riprenderselo.”<br />
“Dunque?”<br />
“Oggi c’è l’udienza in tribunale per decidere a chi vada affidato il piccolo, se alla madre naturale o a chi se ne è occupato fino ad ora. Un bel dilemma vero? Spero solo che Marina non debba soffrirne. Ne ha già passate tante.”<br />
Luca annuì dispiaciuto. Effettivamente la sua storia era molto triste. Ora capiva la sua diffidenza verso gli uomini. Non solo era stata sedotta e abbandonata ma era stata costretta ad abbandonare la sua creatura. Per quel poco che la conosceva immaginava che dovesse esser stato molto duro per lei staccarsi da un figlio.</p>
<p>(continua)</p>
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<p>*** <br />
<strong>“Il segreto di Marina” di Luna70</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Il segreto di Marina &#8211; seconda puntata</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2007 15:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna70</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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Nei giorni che seguirono, Luca la volle inaspettatamente al suo fianco per un lavoro che stava seguendo lui personalmente. Si trattava di una cosa di estrema importanza ed ella si stupì del fatto che il capo richiedesse proprio la sua collaborazione, visto che c’erano sicuramente persone più meritevoli. Trovò persino il coraggio di farglielo notare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Jack Vettriano, Man in the Mirror" style="width: 313px; height: 349px" height="349" alt="Jack Vettriano, Man in the Mirror" src="http://www.manualedimari.it//blog/autori/image/Jack-Vettriano-Man-in-the-Mirror.jpg" width="313" /></p>
<p>Nei giorni che seguirono, Luca la volle inaspettatamente al suo fianco per un lavoro che stava seguendo lui personalmente. Si trattava di una cosa di estrema importanza ed ella si stupì del fatto che il capo richiedesse proprio la sua collaborazione, visto che c’erano sicuramente persone più meritevoli. Trovò persino il coraggio di farglielo notare e lui le rivolse il suo sorriso disarmante: “Lei non ha sufficiente fiducia in se stessa. In questo ufficio è la migliore, glielo garantisco, ed è quindi di lei che ho bisogno per questo progetto.” Ma Marina non era sicura che quello fosse il vero motivo per cui l’aveva scelta. Già in passato era stata vittima delle attenzioni di alcuni colleghi che avevano finto interesse per lei da un punto di vista lavorativo per poi finire a fare i cascamorti. Si augurò che non fosse il caso di Luca; con lui sarebbe stato più complicato respingere le avances, in fondo era pur sempre il suo capo e non desiderava che ci andasse di mezzo il proprio lavoro. Con sua grande sorpresa, tuttavia, egli si comportò con lei in maniera ineccepibile. Era la persona più seria e corretta che avesse mai incontrato e non si prese con lei alcuna confidenza non desiderata. Anzi, si stabilì fra loro una perfetta complicità e lentamente la sua diffidenza nei suoi confronti scomparve per lasciar posto a una grande stima. L’ultimo giorno, quello della consegna del progetto, tuttavia accadde qualcosa che incrinò il loro rapporto professionale: Luca la invitò a cena fuori. <span id="more-2856"></span>“Dobbiamo per forza festeggiare la riuscita del nostro lavoro!” le disse allegramente. Lei invece si irrigidì all’istante. “Non posso accettare l’invito, mi dispiace”, disse gelida.<br />
“Di cosa ha paura? Perché è sempre così scostante?” si sorprese Luca. Aveva pensato di aver stabilito con lei una buona intesa e adesso, di punto in bianco, si era chiusa nel suo guscio e lo trattava come un estraneo. “Probabilmente lei ha avuto una forte delusione in passato”, le disse all’improvviso, “Capita di rimanere scottati, ma questo non è un motivo per smettere di vivere!”<br />
“Cosa ne sa lei della mia vita?” si irritò tuttavia Marina. “Come si permette di darmi consigli su ciò che dovrei fare?”<br />
“Marina, lei è una persona in gamba ma ha il difetto di voler chiudere fuori dalla sua esistenza il resto del mondo. Non si può vivere isolati. Le farebbe bene uscire e svagarsi.”<br />
“Insieme a lei, immagino.”<br />
“Con me o con qualcun altro, questo non ha importanza. Ciò che conta è che trovi il coraggio di uscire fuori dal suo guscio. Aver avuto delle brutte esperienze non le dà il diritto di arrendersi di fronte alla vita. E’ da vigliacchi smettere di fare esperienze per la paura di rimanere feriti o di soffrire.”<br />
Marina ascoltò attenta, infine sbottò: “E’ facile parlare senza sapere come ci si sente, caro signor Ferri. Lei non ha idea di quello che ho passato.”<br />
“Certo, non ho idea di cosa le sia capitato per renderla così acida. Ma se intende dire che non ho mai conosciuto la sofferenza si sbaglia. Ho perso la moglie e un figlio di soli tre anni in un incidente stradale, alcuni anni fa, e le posso assicurare che non è stato affatto facile per me. Ma, contrariamente a lei, invece di piangermi addosso ho cercato di continuare ad amare la vita. Sono sicuro che mia moglie avrebbe voluto questo da me.”<br />
“Non deve aver contato molto per lei se adesso si mette a fare il cascamorto con me, come se niente fosse.” Le parole le uscirono di bocca così, quasi senza rendersene conto. Avrebbe voluto mordersi la lingua ma ormai il danno era fatto. Luca la guardò con un’infinita tristezza negli occhi.<br />
“Lei mi ha frainteso, Marina. Non cercavo di fare il cascamorto con lei. Stupidamente volevo aiutarla in qualche modo. Ma forse lei non vuole essere aiutata. Continui a nascondersi al resto del mondo, si chiuda nella sua solitudine, io non cercherò più di disturbarla.” E detto ciò si voltò e uscì dall’ufficio. Rimasta sola Marina pianse lacrime amare. Quell’uomo le aveva teso una mano e lei l’aveva rifiutata. Avrebbe dovuto parlargli del dolore che la tormentava, probabilmente le sarebbe stato di aiuto sfogarsi con qualcuno, ma la sua diffidenza verso gli uomini glielo aveva impedito ed ora non le rimaneva che tornare a casa ad affrontare, sola, i suoi scheletri nell’armadio.</p>
<p>(continua)</p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000"><strong>Leggi le altre puntate</strong></font></a></p>
<p>*** <br />
<strong>“Il segreto di Marina” di Luna70</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Il segreto di Marina &#8211; prima puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/laura/il-segreto-di-marina-prima-puntata/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2007 03:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna70</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Le dita correvano veloci sulla tastiera del computer. Marina sapeva bene di dover terminare il lavoro entro il giorno seguente e non voleva correre il rischio di non portarlo a termine. Teneva molto al proprio impiego. Praticamente era tutta la sua vita, forse perché, a parte quello, non c’era altro a tenerla impegnata e a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.equilibriarte.org/art/29058" target="_blank"><img src="http://www.equilibriarte.org/members/Luisa_Valenzano/tnM1160851826.jpg.jpg" border="0" /></a></p>
<p>Le dita correvano veloci sulla tastiera del computer. Marina sapeva bene di dover terminare il lavoro entro il giorno seguente e non voleva correre il rischio di non portarlo a termine. Teneva molto al proprio impiego. Praticamente era tutta la sua vita, forse perché, a parte quello, non c’era altro a tenerla impegnata e a dare un senso alla propria esistenza. All’età di trent’anni ancora non era sposata, né aveva intenzione di intrecciare una relazione con un uomo. Lei odiava gli uomini. Quando le sue colleghe parlavano dei propri fidanzati o dei ragazzi con cui uscivano, Marina era solita sbuffare dicendo: “Sciocchezze. Gli uomini sono tutti uguali. Non vale la pena di perdere tempo dietro a loro!” e questo suo risentimento le aveva fatto guadagnare l’antipatia delle altre impiegate insieme all’odioso soprannome di “zitella inacidita”.<span id="more-2824"></span></p>
<p>Eppure non era sempre stata così. C’era stato un tempo nella sua vita in cui aveva amato con tutta se stessa un uomo, ma era un tempo che ella non voleva assolutamente ricordare. Perciò continuava a recitare la parte della scorbutica e cercava di passare inosservata agli occhi dell’universo maschile. Portava i capelli sempre raccolti dietro alla nuca, in una acconciatura decisamente fuori moda, nonostante i suoi riccioli color biondo dorato avessero un fascino tutto particolare, lasciati sciolti sulle spalle. E aveva detto addio alle gonne o ai vestitini troppo sexy per indossare dei banalissimi Jeans e maglioni troppo larghi. Era come se volesse nascondersi agli occhi del mondo, probabilmente perché non si accettava per quello che era: una donna ancora nel fiore degli anni, con un fortissimo desiderio di amare ed essere amata.</p>
<p>Quella sera decise di fermarsi in ufficio oltre l’orario di lavoro. Ormai le sue colleghe erano scappate via ma lei voleva assolutamente finire ciò che aveva iniziato e poi a casa nessuno l’aspettava, tranne la sua gatta.</p>
<p>All’improvviso Luca, il nuovo capo, rientrò, borbottando qualcosa a proposito di un cellulare dimenticato, e rimase stupito di trovarla ancora davanti al computer.</p>
<p>“Marina, ma non va a casa?” le chiese facendola sobbalzare per la sorpresa. Era talmente assorta nel proprio lavoro che nemmeno l’aveva sentito arrivare.</p>
<p>“No, signor Ferri. Devo prima finire questa pratica. Ma non si preoccupi, spegnerò tutte le luci prima di uscire.”</p>
<p>“Al diavolo le luci, piuttosto mi preoccupo per lei. A quest’ora dovrebbe essere con la sua famiglia.”</p>
<p>Marina parve irrigidirsi a quelle parole. “Non ho famiglia”, ribatté nel suo tipico tono scontroso, “E comunque non sono affari suoi.”</p>
<p>Luca frugò sulla propria scrivania finché non trovò il telefonino smarrito. “Ecco dov’era finito!” esclamò, mettendoselo in tasca. Poi si rivolse nuovamente alla solerte impiegata: “Coraggio, si prepari. L’accompagno a casa.”</p>
<p>“Ma, signor Ferri…”</p>
<p>“Non voglio sentire scuse. Potrebbero accusarmi di sfruttare i miei dipendenti e non ne ho alcuna voglia. Pensi se lo sapessero i sindacati!” Poi le rivolse uno smagliante sorriso a cui ella non seppe dire di no. Un attimo dopo Marina si ritrovò sull’auto del capo, senza saper cosa dire o cosa pensare. Era la prima volta dopo tanto tempo che si trovava sola con un uomo e la cosa non le piaceva affatto. Ad un tratto si ritrovò a studiarlo. Era un uomo ancora giovane, probabilmente aveva solo qualche anno più di lei, ed era affascinante, questo non si poteva negarlo. Però era proprio dagli uomini affascinanti che lei desiderava tenersi lontana.</p>
<p>“Perché mi sta guardando in quel modo?” le chiese lui all’improvviso, “Non avrà mica paura di me, spero!” Ella arrossì e distolse lo sguardo. Sembrava una persona gentile ma era inutile, proprio non riusciva a fidarsi di quelli come lui. E poi probabilmente era pure sposato. Lungo tutto il tragitto rispose a monosillabi alle domande che lui le porgeva e fu musona e impenetrabile come al solito. Eppure, chissà come mai, lui parve prenderla in simpatia.</p>
<p>“A domani, signorina Marina”, le disse non appena ebbe fermato l’auto davanti al portone di casa sua. “Mi ha fatto piacere chiacchierare un po’ con lei.”</p>
<p>Marina era allibita. Non era certo stata una piacevole compagnia, tutt’altro! Forse quell’uomo voleva solo prenderla in giro e questo la rese ancora più diffidente nei suoi confronti.</p>
<p>(Continua)</p>
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<p>*** <br />
<strong>“Il segreto di Marina” di Luna70</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
<p>Immagine sotto il titolo: &#8220;Margherita&#8221;, dipinto di <a href="http://www.equilibriarte.org/art/29058" target="_blank">Luisa Valenzano</a></p>
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		<title>Storia di un sorriso (V puntata)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2007 04:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il freddo era pungente e non avevamo la forza per parlare. Era un tacito consenso.
«Ti siedi qui? Ho il posto» &#8211; iniziava lui.
«Ok, grazie».
«Dormito bene?».
«Più o meno. Ieri ho fatto tardi. E tu?».
«Mmm… lo stesso. Speriamo che oggi stian buoni».
«I ragazzi? Eh, già! Ma fa freddino oggi, vero? Pare più di ieri». &#8211; gli rispondevo.
«Sì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="width: 419px; height: 318px" height="318" src="http://i129.photobucket.com/albums/p230/maril1978/alba_po.jpg" width="419" /></p>
<p>Il freddo era pungente e non avevamo la forza per parlare. Era un tacito consenso.<br />
«Ti siedi qui? Ho il posto» &#8211; iniziava lui.<br />
«Ok, grazie».<br />
«Dormito bene?».<br />
«Più o meno. Ieri ho fatto tardi. E tu?».<br />
«Mmm… lo stesso. Speriamo che oggi stian buoni».<br />
«I ragazzi? Eh, già! Ma fa freddino oggi, vero? Pare più di ieri». &#8211; gli rispondevo.<br />
«Sì, è verissimo. Ma la nebbia… è niente ancora. Questa non è nebbia».<br />
Nel frattempo mi ero sfilata via il cappotto, la sciarpa, il cappello e guanti. Provavo a scaldarmi le mani mettendole ad imbuto sulla bocca. «Sono fredde?».<br />
«Son sempre un ghiacciolo, Enrico. Ma, dimmi&#8230; Come è la nebbia?».<br />
Prima di rispondere mi stringeva una mano: «Cavolo! Hai ragione. Te le riscaldo un po’, se vuoi» &#8211; e le teneva tra le sue per un tratto, finché io, imbarazzata, senza sapere più cosa dire, me le ricacciavo tra una gamba e l&#8217;altra.<span id="more-3022"></span><br />
Allora lui abbassava lo sguardo per fissare le mie mani che erano sfuggite vie così, in silenzio. Poi guardava qualche secondo fuori dal finestrino, tirava un sospiro e rivolgendosi ai miei occhi con un mezzo sorriso riprendeva: «La nebbia? Oh, la nebbia deve ancora venire!».<br />
Restavamo in silenzio. Lo vedevo socchiudere gli occhi. Poco dopo anche io, iniziavo a raccontarmi nuovi sogni. Ogni tanto, quando il pullman sobbalzava, riaprivo le palpebre e mi ritrovavo il capo di Enrico ad un respiro dal mio. Non mi muovevo per non svegliarlo e così durava fino a Taglio di Po.<br />
Lì salivano i ragazzi con i loro cicalecci sommessi. Aprivamo gli occhi poco prima la fermata dell’autobus, sul ponte che sovrastava il Po.<br />
«Guarda!» &#8211; mi diceva Enrico indicandomi il sole che sorgeva sul fiume &#8211; «Questo è il punto più bello, forza! Apri gli occhi».<br />
Era davvero una meraviglia: il sole d’un rosso fuoco, quando non c’era la nebbia, sorgeva dietro un campanile che svettava tra le case ancora addormentate. Il Po si tingeva di rosa e accoglieva la luce del giorno. Pareva un acquerello napoletano del Settecento. Restavamo a guardare in bilico tra sogni e pensieri. Poi salivano i ragazzi. Anche loro dormivano: il capo sullo schienale del sedile anteriore: le notti passate in discoteca. Parecchi però restavano in piedi e l’aria si faceva densa, umida. Dai vetri scivolavano giù, zigzagando, una miriade di goccioline. Chiudevamo gli occhi anche noi per un altro tratto. Mezz’ora dopo eravamo a scuola. Solo allora dicevamo addio ai fumi dei sogni, scrollandoci di dosso la nottata e il freddo del risveglio. Scendevamo alla spicciolata. I ragazzi gridavano per la via, mentre noi cominciavamo i nostri racconti. Parlavamo di tutto, ma, più d&#8217;ogni altra cosa, delle nostre vite che andavano per conto loro.(CONTINUA)</p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/romanzi-a-puntate/"><strong><font color="#990000">Leggi le altre puntate</font></strong></a></p>
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		<title>Storia da blog &#8211; Il tramonto &#8211; 5^ puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/redazione/storia-da-blog-il-tramonto-5-puntata/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Feb 2007 11:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuale di Mari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Blog Manuale di Mari]]></category>
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		<description><![CDATA[A volte il tramonto non è lieve, scende come una scura coltre all&#8217;orizzonte e il sole pare che affondi in mare, sciogliendosi in mille riflessi dorati sulla cresta delle onde.
Sara aspettava una sera così. Dopo tanti giorni vissuti freneticamente, quasi senza pensare a te stessa, consumati tra il lavoro, il solito tran tran quotidiano e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title=" " alt=" " hspace="10" src="http://www.manualedimari.it/blog/wp-content/pubmini.jpg" align="left" vspace="4" /><strong><font size="4">A</font></strong> volte il tramonto non è lieve, scende come una scura coltre all&#8217;orizzonte e il sole pare che affondi in mare, sciogliendosi in mille riflessi dorati sulla cresta delle onde.<br />
Sara aspettava una sera così. Dopo tanti giorni vissuti freneticamente, quasi senza pensare a te stessa, consumati tra il lavoro, il solito tran tran quotidiano e le notti in qualche pub con il giro di amici un po&#8217; schizzati e chiassosi, prima o poi, una sera in cui resti sola, ti capita. Ed è come se ti vedessi allo specchio. E quello che vedi non ti piace, non lo riconosci, ti senti estranea a te stessa. Non vorresti che fosse questa la tua vita. Perché non è vita ma un continuo, assurdo, alienante stordimento.<br />
Un vento freddo che soffiava da terra investì improvvisamente il suo viso, mentre camminava nervosamente lungo il mare.<br />
- Dio mio, dove avrò parcheggiato la macchina? &#8211; pensò fermandosi di scatto e abbandonandosi ad un improvviso gesto di stizza. La collana con cui stava giocherellando da un po&#8217; si spezzò e decine di perle scure caddero a terra rimbalzando più volte, disperdendosi sul marciapiede. Osservando le perle che rotolavano via in tutte le direzioni ebbe come un&#8217;illuminazione. Proprio così sfilavano e si perdevano i giorni della sua vita&#8230; Proprio come quelle perle, correndo in tutte le direzioni. Non si può vivere sempre così, pensò, come se fossimo eterni, non agguantando ogni giorno perché pensiamo che ce ne saranno sempre altri, che ci sarà sempre una nuova collana e nuovi gioielli per noi.<br />
Quasi senza accorgersene, istintivamente, si chinò tentando di recuperare alcune perle in fuga quando, ad un tratto, sentì qualcuno che la chiamava. Sì, l&#8217;uomo che stava parcheggiando la macchina, poco oltre il semaforo, stava chiamando proprio lei. (*)</p>
<p>Questo post <strong><a href="http://www.manualedimari.it/blog/?p=406">continua</a></strong> nel <strong>Blog Manuale di Mari</strong> dove puoi lasciare il tuo <strong><a href="http://www.manualedimari.it/blog/?p=406">commento</a></strong></p>
<p>(*) Storia da blog &#8211; L&#8217;esperimento continua. Facendo congetture sulla storia e i personaggi, un po&#8217; come si fa quando si guarda un film, ispirandosi a fatti reali o a sogni, si può influire sullo sviluppo della storia. Come? Con i tuoi <strong><a href="http://www.manualedimari.it/blog/?p=406#comments">commenti</a></strong>.</p>
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		<title>Storia di un sorriso &#8211; IV puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Feb 2007 11:36:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[
Fuori dal paese, superato un largo ponte di cemento, c’era una scaletta. Se la percorrevi, giungevi al fiume attraverso i campi incolti dove primeggiavano le margherite e i girasole. Da lì si dipartiva una piattaforma: vi si attraccavano le barche. Mi fermavo così sull’acqua e guardavo le ombre degli steli riflessi o il colore che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="width: 422px; height: 310px" height="310" src="http://i129.photobucket.com/albums/p230/maril1978/porto_tolle_0391.jpg" width="422" /></p>
<p>Fuori dal paese, superato un largo ponte di cemento, c’era una scaletta. Se la percorrevi, giungevi al fiume attraverso i campi incolti dove primeggiavano le margherite e i girasole. Da lì si dipartiva una piattaforma: vi si attraccavano le barche. Mi fermavo così sull’acqua e guardavo le ombre degli steli riflessi o il colore che cambiava ad ogni nuvola. Poi quando imbruniva tornavo soffiando nelle mani ad imbuto sulle labbra. Non serviva a molto per riscaldarsi, ma ci provavo. Lungo il percorso, intanto, s’andavano accendendosi i lampioni dalla luce gialla ambrata e le strade si svuotavano, i negozi abbassavano le serrande. La gente proseguiva a capo chino verso casa: le mani inzaccherate, i cappelli e le sciarpe di lane. Allora era il silenzio a far da padrone. Si portava dietro un po’ di nostalgia per qualcosa che avresti potuto avere ma non avevi. Per qualcosa che ti era sfuggita di mano e neppure sapevi cosa fosse. C’era solo quella spina nel petto che, a più riprese, ne segnava una parte dopo l’altra. Io tornavo lentamente a casa. Non avevo nessuno ad aspettarmi e quelle luci gialle mi piacevano.<span id="more-2946"></span> Mi piaceva vedere la gente frettolosa. Mi piaceva vedere le vie che si svuotavano e restarci da sola là, in mezzo a quella strada acciottolata con il vento tra i capelli e l’odore di umido che esalava dal fiume. A volte c’erano tanti piccoli lumini sul fiume. Pareva ondeggiassero placidamente con l’acqua e disegnassero trame di favole fatte di mille colori. Era soltanto un giorno finito. Un altro. Il successivo avrebbe avuto anche lui la sua pena, la sua stria di malinconia e di dolcezza. La sveglia avrebbe suonato prestissimo, quando ancora il sole neppure sapeva del giorno. Dalla finestra, al mattino, entrava per tutta la stanza una fascia di fumo chiaro e vi si spandeva. All’inizio pensai fosse un incendio. Aprii la finestra e vidi… la nebbia. Per la prima volta in vita mia, la nebbia!<br />
Non si intravedeva nulla a volte fino a mezzogiorno, quando tenui raggi di un sole che nemmeno si scorgeva in cielo riuscivano a vaporizzarla per breve tempo. Camminavo in silenzio nella nebbia pensando alle poesie da scrivere, alle persone da incontrare, alle foglie di betulla sul suolo e, intanto, aspettavo il mio pullman come tutte le mattine. Avrei impiegato un’ora buona prima di essere a scuola, ma mi piaceva quell’alzata mattutina. Mi piaceva la dormita sul pullman con Enrico che raccontava poche parole. Si svegliava solo quando eravamo ad un angolo dal cancello. &#8220;Oddio! Ci siamo, eh?&#8221;. &#8220;Sì&#8221; &#8211; e mi veniva da sorridere a pensare che, come tutti i nostri ragazzi, stipati su quel pullman, anche noi non avevamo affatto voglia di chiuderci in un&#8217;aula ad inseguire lo squillo di una campana. (CONTINUA)</p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/romanzi-a-puntate/"><strong><font color="#990000">Leggi le altre puntate</font></strong></a></p>
<p>PS: L&#8217;immagine rappresenta realmente il luogo descritto. E&#8217; una delle tante foto&#8230;</p>
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		<title>Stoppino bagnato &#8211; Ultima puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Feb 2007 11:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catluc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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Certo è che da quel giorno qualcosa (o meglio, tutto) cambiò. Giuseppe cominciò ad essere sempre meno disponibile nei miei riguardi. Si faceva desiderare ed i nostri appuntamenti divennero sempre meno frequenti.
Io ero torturata dalla sicurezza di aver sbagliato a dichiarare i miei sentimenti, ma contemporaneamente dalla certezza che prima o poi avrei dovuto addivenire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Beautiful Dreamer by Jack Vettriano" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/9/3/Jack-Vettriano-Beautiful-Dreamer-93903.jpg" border="0" /></p>
<p>Certo è che da quel giorno qualcosa (o meglio, tutto) cambiò. Giuseppe cominciò ad essere sempre meno disponibile nei miei riguardi. Si faceva desiderare ed i nostri appuntamenti divennero sempre meno frequenti.</p>
<p>Io ero torturata dalla sicurezza di aver sbagliato a dichiarare i miei sentimenti, ma contemporaneamente dalla certezza che prima o poi avrei dovuto addivenire ad un chiarimento con lui.<br />
Ed arrivò eccome il fatidico elemento risolutore.<br />
Un giorno mentre eravamo in casa, cercando di aprire lo stipetto di un mobile, vidi poggiato all’interno un anello da donna. Non è certo del suo amico, pensai.<br />
Allora, facendo finta di niente me lo misi e vidi la sua faccia diventare scura.<br />
“ Bello questo anello. E’ della fidanzata del tuo amico?”<span id="more-2967"></span><br />
Farfugliò qualcosa balbettando. Del tipo che il suo amico frequentava raramente quella casa e che comunque non sapeva nulla a proposito.<br />
A quel punto riuscii finalmente a connettere tra di loro i miei neuroni, a capire tante (troppe) cose e tanti suoi atteggiamenti che sino ad allora non avevo visto per niente, nemmeno fossi stata colta da una cecità isterica.<br />
Mi rivestii in fretta e dissi laconica: ”Voglio partire”.<br />
Lui mi accompagnò alla stazione nel più assoluto silenzio.<br />
Durante il viaggio poggiò la sua mano sulla mia gamba, ma io rifiutai quell’ipocrita carezza.<br />
Gli chiesi spiegazioni. Ne avevo pur diritto, per la miseria!<br />
E lui, candidamente, disse che non c’era niente da spiegare e che comunque io non avrei potuto dire che lui mi avesse mentito. In fin dei conti, non aveva mai detto di amarmi, per cui che diamine pretendevo. Logico, no ?<br />
E continuò sbattendomi in faccia che sì, aveva anche altre storie. E allora ? Potevo mai pensare, io, di essere l’unica?</p>
<p>Odio ripetermi, ma ribadisco il concetto: fu in quel preciso momento che compresi tanti particolari che prima non avevo voluto vedere.<br />
Capii che non lo stavo perdendo, perché in realtà non l’avevo mai avuto.<br />
Capii che quei suoi meravigliosi baci non venivano dati solo a me. E mi parve quasi di sentire l’inebriante profumo delle “altre”, il loro afrore sotto le lenzuola. Avevo ormai delle autentiche allucinazioni sensoriali; e mi girava la testa, mi saliva la nausea.<br />
Mai come allora sentii il gelo calare sulle nostre emozioni. Ero paralizzata. Non sapevo cosa dire e che fare.<br />
Avrei voluto scomparire; anzi, avrei voluto non essere mai vissuta. Avrei voluto annullarmi.<br />
Avrei voluto piangere, ma le mie ghiandole lacrimali erano secche per effetto dell’adrenalina che le mie surreni continuavano ad eiacularmi nel sangue. Anche tutti i miei organi soffrivano con me e non mi potevano o forse non mi volevano aiutare. Le labbra erano segnate da ragadi secche e il mio sterno gemeva sotto la spinta dei muscoli toracici contratti.<br />
La mia mente continuava a funzionare e mi diceva incessantemente: “Anche tu ormai femmina e non Donna. Anche tu ferita. Stupida, che fine hai fatto? Trova uno specchio e prova ad affrontare la tua stessa immagine: non ci riuscirai.”<br />
E la femmina che si era ormai impadronita del mio corpo e del mio cervello in una sorta di possessione diabolica continuava a ripetermi: “Ma cosa cavolo ti aspettavi da un rapporto extraconiugale?”<br />
La Donna rispondeva: “Guarda che queste cose succedono solo nei film.”<br />
La femmina: “Mica vero: i film riflettono la realtà vera” .<br />
La Donna insisteva: “Io volevo solo amarlo.”<br />
La femmina: “Ma lui voleva solo compagnia (in realtà disse di peggio!).”<br />
La Donna : “Quindi è finita. E’ questo che vuoi dirmi ?”<br />
La Femmina: “Non l’hai capito ancora? A meno che tu non rinunci al tuo orgoglio e accetti la condivisione, un bel posticino da preferita nell’harem”.<br />
La Donna: “No. Mai!”<br />
La femmina: “Come preferisci. Però, e lo sai benissimo, soffrirai, lo desidererai, desidererai i suoi baci e le sue carezze.<br />
La Donna: “E’ vero, lo so. Ma non posso fare diversamente”.</p>
<p>Erano ormai in prossimità della stazione.<br />
Si fermarono e lui si piegò un attimo sul suo petto mentre faceva scattare la serratura dello sportello.  A quel punto la Donna gli sfiorò le labbra con l’indice lisciandone il contorno.<br />
Poi sfilò fuori le sue lunghe gambe sinuose, uscì e si incamminò lenta ma decisa.<br />
Senza mai voltarsi. Per quanto morisse dal desiderio di tornare indietro e baciarlo.<br />
Un maledetto, ultimo, stramaledetto bacio.</p>
<p>***<br />
<strong>Nebbia negli occhi</strong></p>
<p>Nebbia negli occhi,<br />
nebbia nel cuore,<br />
nebbia che ovatta le orecchie,<br />
nebbia che avvolge le persone, le idee, la testa.</p>
<p>Giovani che si cercano nella nebbia<br />
Immagini che fuggono<br />
Mani che cercano altre mani<br />
Labbra che si conoscono<br />
Che vibrano e si schiudono<br />
Nebbia che avvolge le persone e i cuori<br />
Ma non la mente e i ricordi dei tuoi baci</p>
<p> </p>
<p><strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">Leggi le altre puntate</font></a></strong></p>
<p>*** <br />
<strong>“Stoppino bagnato” di Catluc</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Stoppino bagnato &#8211; IV puntata</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2007 09:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catluc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
O forse sì, si sarebbe anche potuta chiudere lì, se io non fossi come ringiovanita tutta d’un colpo. Se la voglia, non di nuove esperienze, ma di riprendere storie passate non si fosse prepotentemente fatta strada in me.
Certo Roma-Napoli non era una distanza impossibile. Piuttosto, era impossibile la nostra disponibilità di tempo.
Io avevo due figli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Pincer Movement by Jack Vettriano" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/9/3/Jack-Vettriano-Pincer-Movement-93913.jpg" border="0" /></p>
<p>O forse sì, si sarebbe anche potuta chiudere lì, se io non fossi come ringiovanita tutta d’un colpo. Se la voglia, non di nuove esperienze, ma di riprendere storie passate non si fosse prepotentemente fatta strada in me.<br />
Certo Roma-Napoli non era una distanza impossibile. Piuttosto, era impossibile la nostra disponibilità di tempo.<br />
Io avevo due figli e lui, anche se sposato senza figli, aveva invece un lavoro che non gli lasciava molta libertà o, perlomeno, così mi piaceva credere perché lui, forse, non voleva neppure cercarsele le occasioni per raggiungermi a Roma.</p>
<p>Fu così che cominciò la mia spola tra Roma e Napoli. E con essa le bugie, i sotterfugi, i sensi di colpa, lo stress di trovare sempre una copertura attendibile. Ma tutto era giustificato da quei momenti da passare insieme. Quelle ore, i nostri pranzi davanti al Golfo, le chiacchiere, le confidenze, i regalini ricordo, le musiche, i caffé preparati in casa.<br />
Eh sì, perché nel frattempo Giuseppe aveva ottenuto in prestito da un amico una casetta al mare, per incontrarci più comodamente.<span id="more-2880"></span></p>
<p>Momenti bellissimi, dolci, intimi, carezzevoli ma che mi lasciavano sempre molta insoddisfazione; perché non appena ripartivo con il treno per Roma, sentivo già che mi mancava la sua presenza.<br />
Non ero però riuscita a capire se mi amasse o no. Sfuggiva, sgusciava quasi, di fronte a tutte le mie timide richieste di spiegazione.<br />
Ed io ne ero invece sempre più perdutamente innamorata. Come una ventenne.<br />
Non riuscivo però a razionalizzare se avrei mai potuto lasciare mio marito per lui. Non mi fidavo? O forse non credevo nella durata del rapporto? O più probabilmente era proprio lui che non ci credeva, che non credeva in “noi”?<br />
Comunque ogni dubbio veniva fugato ogni volta che mi accoglieva nel suo abbraccio e mi baciava, ad ogni mio nuovo arrivo.</p>
<p>Il bacio di Giuseppe era per me un’oasi di conforto e riposo.<br />
Adoravo accoccolarmi nelle sue braccia e leggere le pagine dei libri che ci piacevano, ascoltare musica, scherzare. Ci coccolavamo e, certo, facevamo anche sesso; ma come se questo fosse un gioco. Il nostro gioco; anche se eravamo ormai adulti.</p>
<p>Un giorno, però, non resistetti e glielo dissi. Sì che glielo dissi, tutto d’un fiato, quasi a brutto muso. Non potevo più trattenerlo dentro di me, nel corpo e nell&#8217;anima: “Giuseppe credo di essere innamorata di te”.<br />
Lo vidi irrigidirsi, sbiancare, quasi infastidito.<br />
Pensai: ma cosa gli ho avrò mai detto? Potevo lasciar perdere?</p>
<p> </p>
<p><strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/"><font color="#990000">Leggi le altre puntate</font></a></strong></p>
<p>*** <br />
<strong>“Stoppino bagnato” di Catluc</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Alla ricerca di un sogno &#8211; (Storia di un sorriso) &#8211; III puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/aurora781/alla-ricerca-di-un-sogno-storia-di-un-sorriso-iii-puntata/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 23:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vorrei avvisare i lettori di questo romanzo che dalla prossima puntata il romanzo avrà un altro titolo. L&#8217;altra notte mi è venuto in mente un particolare legato a questa storia, perciò credo che il titolo che si addica meglio a queste pagine sia Storia di un sorriso, così si chiamerà d&#8217;ora in poi. Mi scuso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="So Very Special by Karen McIntyre" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/6/0/Karen-McIntyre-So-Very-Special-60246.jpg" border="0" /></p>
<p>Vorrei avvisare i lettori di questo romanzo che dalla prossima puntata il romanzo avrà un altro titolo. L&#8217;altra notte mi è venuto in mente un particolare legato a questa storia, perciò credo che il titolo che si addica meglio a queste pagine sia Storia di un sorriso, così si chiamerà d&#8217;ora in poi. Mi scuso per l&#8217;inconveniente.</p>
<p>&#8212;°°°&#8212;</p>
<p>«Presi una casa più piccola: un appartamento in una palazzina del centro, in prossimità del corso. Il pomeriggio andavo via per vedere il fiume. Mi mettevo sul ponte e lo guardavo. Spesso andavo alla piazzetta: mi sedevo su una panchina tra due grandi betulle e restavo lì ad aspettare e una volta ho persino assistito alla pesca di una trota gigante. Quando andava peggio, mi distoglieva un foglio bianco di carta che, a barchetta, seguiva la corrente e dopo poco affondava. Dovevi tenerti alto il bavero della giacca: faceva sempre freddo. Un freddo pungente, penetrante ma dolce.<span id="more-2846"></span><br />
Era diverso lì. Era un’altra vita. Pareva un altro mondo. Soprattutto non c’erano le regole. Non c’erano i pregiudizi. Ognuno andava dove credeva. Mi ricordo di un uomo. Aveva una cartoleria con un internet point: ci andavo ogni tanto per connettermi e scambiavo due chiacchiere con lui. Mi raccontava la sua storia. Non ho mai capito perché, ma ogni sconosciuto che incontro finisce sempre per raccontarmi la sua vita.  Lui conviveva da anni con una donna del suo paese, aveva anche una bambina di un anno, ma aveva deciso di mollare tutto. Non andava più come una volta &#8211; diceva. Ricordo che gli ho fatto una ramanzina! Io con le mie idee meridionali e conservatrici! Volevo fare la paladina della giustizia femminile ferita… Mah! Me ne son tornata e non ho concluso un granché. Altro che eroina!  La verità è che io capivo le loro idee e mi piacevano: non lo nego. Le  mie (o piuttosto quelle che mi hanno rifilato) le sentivo superate e antiquate. Eppure me ne sono tornata.</p>
<p>Alla fine la notte è uguale ovunque. In nessun luogo è diversa. Sei tu e c’è lei. Lei è nera e tu non hai una luce per illuminarla per davvero. Finché c’è il sole alto nel cielo puoi andare, credere che non verrà la sera. Poi, piano piano, ti accorgi che le ultime scie di luce scolorano all’orizzonte e un vento più freddo si insinua. E’ ora di tornare – questo ti dici. Ma non hai voglia di chiuderti dietro quattro mura di cemento a contare i punti neri sul soffitto. Eppure ci sono tornata. Ci torno tutte le sere, semplicemente perché non ho il coraggio di un tetto di stelle.<br />
Ma tu, tu dove sei ora? Ti ho cercato a lungo negli occhi degli uomini che ho incontrato ma tu scappi sempre. Ti diverti così tanto ad andare lontano? In tutti i miei sogni, da allora, ti ho inseguito. Te ne ricordi? Abbiamo ballato, cantato, corso. Abbiamo guardato le stelle, chiesto domande alla luna. Abbiamo parlato con il mare, con i monti, con gli alberi… Quanti sogni!<br />
Ricordo ancora quella notte. La luna rischiarava il cielo e il tuo balcone era un giardino di luci e profumi. Mi chiedesti cosa stessi facendo fuori a quell’ora del mattino e mi convincesti ad entrare perché avrei potuto ammalarmi. Io ero fuori a parlare con la luna. «Le recito una poesia» – ti dissi. Già, era la poesia di un poeta morto. La poesia di un poeta che amo e che ha saputo descrivere così meravigliosamente il mondo da fartene innamorare a prima vista.<br />
Non dimenticherò mai l’odore di quel mattino, il fresco pungente di quel mattino e quella città mi resterà dentro per sempre. E&#8217; una cosa che non potrà capire mai nessuno. Nessuno potrà mai capire quanto io ami quella città. Quanto ami le sue luci gialle e la sera quando per strada non c’è anima che cammina e tu ascolti il silenzio delle case addormentate e su di te c’è il cielo. Quel cielo che le luci schiariscono eppure dal tuo balcone si vede ancora nero e, a volte, puoi scorgervi anche le stelle se la luna te lo consente.<br />
Un pezzo di cielo in una città: il tuo cielo dal tuo balcone. Avevi ragione, sai?! L’amore ti solleva dalla terra al cielo. Ti mette le ali per volare alto e a volte è capace anche di bruciartele quelle ali!»</p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/romanzi-a-puntate/"><strong>Leggi le altre puntate</strong></a></p>
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		<title>Stoppino bagnato &#8211; III puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/catluc/stoppino-bagnato-iii-puntata/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/catluc/stoppino-bagnato-iii-puntata/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2007 13:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catluc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Altro che riflettere. I miei pensieri conducevano sempre allo stesso punto: le sue labbra.
Nel frattempo il tempo scivolava via come sabbia in una clessidra, sabbia calda che facevo scivolare tra le dita, seduta sulla battigia a guardare il mare.
In spiaggia, mio figlio si divertiva, io mi abbronzavo (ero sempre più nera e mi sentivo sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img alt="Sweet bird of youth (study) de Jack Vettriano" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/2/0/Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth--study--207216.jpg" border="0" /></p>
<p>Altro che riflettere. I miei pensieri conducevano sempre allo stesso punto: le sue labbra.<br />
Nel frattempo il tempo scivolava via come sabbia in una clessidra, sabbia calda che facevo scivolare tra le dita, seduta sulla battigia a guardare il mare.<br />
In spiaggia, mio figlio si divertiva, io mi abbronzavo (ero sempre più nera e mi sentivo sempre più pimpante), mi divertivo, conoscevo gente. Ma quel chiodo piantato nel cervello non ne voleva sapere di sfilarsi. La domanda che mi ponevo continuamente era: cosa succederà?</p>
<p>Ed effettivamente qualcosa accadde. Mio marito telefonò da Roma per dirmi che non poteva più venire a prenderci e che, quindi, dovevamo tornare in treno, da Napoli.</p>
<p>E penso capirete. Sapevo eccome cosa voleva dire questo per me. Poterlo rivedere.<br />
Così fu. Ma non come pensavo e desideravo io: volevo affogarmi nei suoi baci, magari lassù a Posillipo, di fronte a tutto il Golfo, come quando eravamo giovani e ci bastava poco per trovare un posto anche se non sapevamo dove andare ad amoreggiare.<br />
<span id="more-2855"></span></p>
<p>Invece finimmo in un albergo, bello e con vista sul mare. &#8220;E’ così che si fa da adulti, no?&#8221; mi disse.<br />
Era ormai un affermato professionista nel settore legale. Non aveva certo tempo per caffè, chiacchiere, scherzi, risate. Insomma, per qualsiasi tipo di  preliminari.<br />
Quello che motivava entrambi era esclusivamente il desiderio di riprovarci. Null’altro.<br />
Avevamo una gran voglia l’uno dell’altra e volevamo poter capire se dopo tanti anni le nostri epidermidi erano ancora &#8220;consenzienti&#8221;.</p>
<p>Quello che fu, non è il caso che lo racconti. Ci tuffammo uno nelle braccia dell’altro come se ci desiderassimo da sempre ma solo provare a descrivere le nostre emozioni e cosa provammo, toglierebbe tutta la bellezza ed il calore di quei momenti irripetibili. Almeno per  me. Ma questo lo posso senz’altro dire: non ci deludemmo. Anzi, senz’altro gli anni passati e le esperienze accumulatesi alle nostre spalle ci avevano reso migliori, se non in senso fisico, sicuramente nell’approccio con l’altro.</p>
<p>Poi calò il buio. In tutti i sensi.<br />
Gli chiesi quando ci saremmo rivisti. Mi rispose: &#8220;La prossima volta che verrai a Napoli&#8221;.<br />
Fu in quel preciso momento che compresi che quella che stavo vivendo (quasi in oggettiva, come se stessi guardando un film) non era affatto una storia che si apriva, ma una sporadica eccezione nelle nostre vite. Ed io che ci avevo ricamato per due settimane.<br />
Ed avrei continuato a pensarci perché era stato così “spumeggiante”.<br />
Ma la storia non si sarebbe chiusa lì.</p>
<p> </p>
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<p>*** <br />
<strong>“Stoppino bagnato” di Catluc</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Stoppino bagnato &#8211; II puntata</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2007 16:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catluc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
E sì che ci ho pensato. Per tutta la notte.
Il tempo di chiudere gli occhi un attimo ed eccomi lì, già sveglia a pensare a quel bacio innocente o quasi… In effetti così avrebbe dovuto o voluto essere, almeno per me: innocente.
Invece, continuava a farsi strada nella mente il ricordo dei tempi passati in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Back Where You Belong de Jack Vettriano" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/2/0/Jack-Vettriano-Back-Where-You-Belong-205014.jpg" border="0" /></p>
<p>E sì che ci ho pensato. Per tutta la notte.<br />
Il tempo di chiudere gli occhi un attimo ed eccomi lì, già sveglia a pensare a quel bacio innocente o quasi… In effetti così avrebbe dovuto o voluto essere, almeno per me: innocente.<br />
Invece, continuava a farsi strada nella mente il ricordo dei tempi passati in cui i baci che ci scambiavamo erano tanti, ma veramente tanti e sempre più passionali, sempre più invadenti, sempre più caldi.</p>
<p>Ne erano passati di anni, è vero.  Ma erano stati riposti nei cassetti della memoria.<br />
Solo che ora venivano fuori improvvisamente come quei clown a molla che esplodono dalle scatole-giocattolo.<br />
Anni che sentivo come sparati a raffica su un viso senza protezione, disarmato. Il mio.</p>
<p>Quel tipo di bacio lo ricordavo bene, eccome. Quelle sue labbra sottili, che non promettono nulla, ma che una volta che sfiorano le tue sembrano schiudere un intero mondo di promesse.<br />
E quella lingua che cercava, s’insinuava dentro lo scrigno dei tuoi pensieri e delle tue emozioni fino a possedere la tua stessa mente. Anche solo per quell’attimo.<br />
Così, giusto per scacciare via quell’immagine, mi chiedevo se in fin dei conti era stato così bello anche per lui. E mi rispondevo di no.<br />
Se solo non mi avesse scritto l’sms avrei pensato ad un timido revival, per ricordare gli ardori passati. E invece quell’algido messaggino anonimo era lì, a dirmi che era stato bello anche per lui.</p>
<p><span id="more-2819"></span>Allora pensai che dovevo assolutamente capire. Capire se era stato solo un attimo di gioco o qualcosa di più. Ma stavo partendo per la Costiera Amalfitana con mio figlio e non avrei fatto ritorno a Napoli prima di due settimane.</p>
<p>Mi sentivo sicura, altroché: sicuramente avrei dimenticato. Eppoi stava per tornare mio marito ed il suo arrivo mi avrebbe certamente aiutato.<br />
Invece furono due settimane di autentica tortura. Non passava giorno che non pensassi a quel bacio; che non mi sentissi morire dalla voglia di rivederlo.<br />
E poi c’erano ormai gli sms a consentirmi di tenere i contatti con lui. Insomma, era cominciata una storia che non sapevo assolutamente dove mi avrebbe portato. Senz’altro mi avrebbe dato nuove energie, mi avrebbe fatto sognare, ma anche soffrire.<br />
Soffrire; non solo me, purtroppo, ma anche qualcun altro.<br />
Volevo realmente questo? Un rischio del genere ti sconvolge la vita, ma una vita non vissuta fino in fondo, che vita è?</p>
<p>Ci dovevo riflettere. Ancora. Per quanto conoscevo già la soluzione finale.</p>
<p> </p>
<p><strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/">Leggi le altre puntate</a></strong></p>
<p>*** <br />
<strong>“Stoppino bagnato” di Catluc</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Alla ricerca di un sogno &#8211; II puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/aurora781/alla-ricerca-di-un-sogno-ii-puntata/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jan 2007 06:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[
La casa che più mi piaceva era un po’ in periferia, ma seguiva il corso del fiume. Si trovava dietro un’ansa a gomito, immersa nel verde di una collina. Una villetta con giardino, non molto grande, ma giusta per me. Il cancello era in comune con un’altra famiglia, ma la villetta sarebbe stata tutta mia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Harbor View de Paul Landry" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/4/8/Paul-Landry-Harbor-View-48802.jpg" border="0" /></p>
<p>La casa che più mi piaceva era un po’ in periferia, ma seguiva il corso del fiume. Si trovava dietro un’ansa a gomito, immersa nel verde di una collina. Una villetta con giardino, non molto grande, ma giusta per me. Il cancello era in comune con un’altra famiglia, ma la villetta sarebbe stata tutta mia. Un salotto con grande caminetto, perché amo restare la sera a fissare le scintille del fuoco che salgono verso l&#8217;alto. Un angolo cottura all’americana, in fondo faccio sempre colazione al bar e non solo per il cornetto, ma anche per scambiare due chiacchiere con il mio vicino. Va bene, ammetto che poi, alla fine, si tratta sempre di un uomo, ma mi piacciono quelle chiacchiere mattutine. Poi, una camera con letto matrimoniale e bagno. Sì, era perfetta. Era proprio ciò che desideravo. Da sempre. Anche il letto. Perché dormire in un lettuccio piccino anche se si è soli? È qualcosa che non ho mai capito e non capirò mai.<br />
<span id="more-2792"></span>Mi sarei risvegliata col profumo della lavanda in un letto tutto per me. Avrei avuto gli amori della mia vita sul comodino: un po&#8217; di Leopardi, l&#8217;amato D&#8217;Annunzio, e poi Sbarbaro, Montale, la mia cara Dickinson e l&#8217;impertinente Austen e con loro, immancabili, le sorelle Bronte. Sì, pure Prevert, ma rigorosamente in francese: chè un&#8217;altra cosa! Poi Hikmet ed Hesse a farmi compagnia. Avrei avuto anche io le mie foglie di betulla e le avrei raccolte in quelle grandi buste verdi che poi l&#8217;operatore avrebbe ritirato ogni mercoledì, al mattino quando ancora il cielo non sapeva dell&#8217;alba.<br />
Un rito sacro, quello del mercoledì! Sentivi il borbottare di un automezzo nel silenzio della strada, ti stropicciavi gli occhi per guardare verso la finestra chiusa e ciò che vedevi nel buio era una piccola scia fumosa. &#8220;Bene, anche oggi, la nebbia!&#8221; &#8211; era presto per alzarsi. Ti rigiravi nel letto e ricominciavi a tessere i tuoi sogni.<br />
Sarebbe stato così, certo, ma solo se le cose fossero andate diversamente. Voglio dire: se fosse dipeso da me, avrei preso quella villetta. Al diavolo la spesa e il costo! Sottrazioni e addizioni che ti riducono la vita ad un calcolo e hanno solo la capacità di complicartela! Ma, come al solito, non ho scelto io. Dovrei dire che scelgo mai qualcosa? Ebbene, non scelgo mai io! Non ho mai scelto per davvero. Le cose me le ritrovo davanti, sotto i piedi, magari ci vado a cadere sopra, ci inciampo e, allora, le raccolgo e sono quelle che poi mi toccano, quelle con cui divido la vita.<br />
La verità?! E&#8217; che non so scegliere per davvero perché mi faccio troppe domande. Così resto a guardare che siano gli altri a farlo al posto mio.</p>
<p><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/romanzi-a-puntate/"><strong>Leggi le altre puntate</strong></a></p>
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		<title>Stoppino bagnato &#8211; I puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/catluc/stoppino-bagnato-prima-puntata/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 19:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catluc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Storie d'amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’amore crea scintille, vibrazioni, esplosioni, fiamme… ma se poi alla fine tutto si affogasse nelle lacrime?
Questa storia è successa proprio a me. Proprio a me che ho sempre detto di non volermi innamorare. A me, che lotto per le battaglie comuni a tutte le donne. A me, madre di famiglia e moglie esemplare.
Ma, come si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="Just Another Day de Jack Vettriano" src="http://images.easyart.com/i/prints/rw/lg/9/3/Jack-Vettriano-Just-Another-Day-93910.jpg" border="0" /></p>
<p>L’amore crea scintille, vibrazioni, esplosioni, fiamme… ma se poi alla fine tutto si affogasse nelle lacrime?</p>
<p>Questa storia è successa proprio a me. Proprio a me che ho sempre detto di non volermi innamorare. A me, che lotto per le battaglie comuni a tutte le donne. A me, madre di famiglia e moglie esemplare.</p>
<p>Ma, come si dice, mai dire mai.</p>
<p>Fu così che, un giorno come tutti gli altri, incrociai per caso un mio compagno di classe del liceo. Non lo vedevo da tanto tempo. Era decisamente cambiato, ma al momento non riuscii ad avere la piena cognizione se fosse in meglio o in peggio. Già all’epoca non era bellissimo, ma aveva sempre attorno a se tantissime donne che lo corteggiavano.<br />
Ora aveva un viso più sottile, un mento aguzzo che sembrava scavato nella roccia. Due occhialini, sintomo della incalzante miopia, ed un’andatura dinoccolata come ai tempi giovanili.<br />
Lo guardo, lo riconosco, lui riconosce me e ci salutiamo con un bacio “a distanza”, nel senso che mentre lo bacio tengo la mano tra me ed il suo corpo. Era per autodifesa. Ricordo infatti che aveva una insinuante sensualità, se ti avesse avvicinato ti avrebbe avviluppato nella sue spire come un’anaconda.<br />
<span id="more-2805"></span><br />
Dopo i soliti convenevoli finiamo in un bar a chiacchierare di matrimoni, amici comuni, vecchie glorie studentesche e professori cerberi.<br />
Quindi mi accompagna a casa in auto. E… Mi bacia, dolcemente, quasi di nascosto, sfuggendo a qualsivoglia mio tentativo di replicare. Ci prendiamo le mani e scopriamo che “si” piacciono ancora. A questo punto sento che devo fare o dire qualcosa. “Sei bravo come al solito” è l’unica cosa che riesco a dire. E uscendo dalla macchina scappo via, come quando eravamo ragazzi.</p>
<p>Mi avvio verso casa e sento qualcosa che si muove nello stomaco. Il caffè, la fame per il pranzo saltato, l’emozione? Non lo so. Ma più mi avvicino a casa e più penso che devo chiarire con me stessa, ma soprattutto con i miei sensi che cosa provo. Prima di entrare in casa sento il mio cellulare che trilla e leggo: “Sei bellissima come quando eri giovane. Giuseppe”.</p>
<p>Rimango dolcemente interdetta e sicuramente lusingata. Non riesco nemmeno a ricompormi prima di entrare nella stessa casa “di allora”, dove ancora mi attendono i miei genitori. Infilo gli occhiali e giro le chiavi nella porta.</p>
<p>E’ ormai notte. Ci penserò tra le lenzuola.</p>
<p> </p>
<p><strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/e-giunse-amore/">Leggi le altre puntate</a></strong></p>
<p>*** <br />
<strong>“Stoppino bagnato” di Catluc</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Alla ricerca di un sogno &#8211; prima puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2007 03:01:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marilena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vorrei proporvi questo racconto oggi. E&#8217; un po&#8217; lungo, così lo scriverò a puntate. E&#8217; una storia vera. Voglio dedicarla ai miei amici di Rovigo e a quella terra che mi rimarrà nel cuore per sempre.
Ho gli occhi stanchi. Stanchi di guardare. E le labbra, anche loro. Stanche di cercare parole. Ma soprattutto stanche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rovigo.net/immagini/piazza%20vitt%20em%20II.jpg" /></p>
<p><em>Vorrei proporvi questo racconto oggi. E&#8217; un po&#8217; lungo, così lo scriverò a puntate. E&#8217; una storia vera. Voglio dedicarla ai miei amici di Rovigo e a quella terra che mi rimarrà nel cuore per sempre.</em></p>
<p>Ho gli occhi stanchi. Stanchi di guardare. E le labbra, anche loro. Stanche di cercare parole. Ma soprattutto stanche di cercare&#8230; altri occhi. Quelli che tu soltanto conosci. Ci sono poi da qualche parte? Me lo chiedo ogni giorno quando mi sveglio, quando cammino senza mèta o semplicemente quando torno a casa. Come stai? Questa domanda mi martella dentro, eppure non è davvero una domanda. E&#8217; un’esclamazione. Chissà, come stai tu! Io come sempre, con questa smania di capire dietro la quale nascondo la mia mancanza di coraggio. Se ne avessi, non starei qui, ma lontana mille miglia da questo posto. Forse me ne starei a guardare il fiume che placido scorre sotto i tuoi occhi e ha quell’acqua di un verde intenso. Non lo vedi il fondo, eppure c’è. L’unica cosa che distingui è quel verde ferruginoso, pesante, immobile. Lo guardi e sembra quasi voglia spingerti in basso, ma poi un soffio di vento ed ecco un’increspatura leggera, quasi impercettibile. E il verde si fa più chiaro, la canna ondeggia e con la punta sfiora l’acqua in un bacio. Si forma un piccolo cerchio concentrico, un altro più largo a racchiuderlo, un altro&#8230;Eccole, le betulle! Scrosciano mille suoni di foglie. Quanto mi piacciono le betulle con il loro tronco quasi bianco! Poi veniva l&#8217;autunno e bisognava rastrellare le loro larghe foglie e metterle in grandi buste verdi. Ogni mattina ne ammucchiavi a migliaia. Non finivano mai. C’era sempre qualcuno che aveva un giardino dove ammucchiava foglie e grandi buste verdi. Non io. Io non avevo un giardino. Non dovevo ammucchiare le foglie nè buste. Non mi restava che guardarle. Sì, guardavo le foglie mentre scivolavano mute al suolo, dopo aver compiuto la loro ultima piroetta. Mi mancava avere un gioardino: ne avrei voluto possedere uno anche io. Anche io avrei voluto ammucchiare foglie secche in grandi buste verdi.</p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; Ultima puntata</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jan 2007 21:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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Quando arrivò a San Bartolomeo lui era già là, che l’aspettava, impeccabilmente vestito.
La gente si raccolse tutta intorno all&#8217;auto per farle gli auguri, per complimentarsi con lei, insomma per assolvere al loro compito di invitati.
Quando le venne incontro per aprire lo sportello, Matteo aveva la sua solita espressione sicura, come se prima non fosse successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="176" src="http://www.turismo.provincia.lucca.it/multimedia/foto/lucca/gallery/images/grande_chiesa_san_bartolomeo_002_jpg.jpg" width="265" /></p>
<p>Quando arrivò a San Bartolomeo lui era già là, che l’aspettava, impeccabilmente vestito.<br />
La gente si raccolse tutta intorno all&#8217;auto per farle gli auguri, per complimentarsi con lei, insomma per assolvere al loro compito di invitati.<br />
Quando le venne incontro per aprire lo sportello, Matteo aveva la sua solita espressione sicura, come se prima non fosse successo niente, come se non avesse avuto neanche per un attimo il dubbio che lei non si sarebbe presentata.<br />
Le prese la mano e la baciò leggermente sulla guancia sinistra, quasi a volersi scusare per lo schiaffo. Le parve un segno che se ne fosse pentito.<br />
Salirono insieme la gradinata della chiesa fino all&#8217;enorme portale centrale: qui le consegne furono passate allo zio Federico.<br />
Poiché era il fratello di suo padre, il quale era morto da molti anni ormai, aveva voluto essere lui ad accompagnarla all&#8217;altare in sua vece.<br />
<span id="more-2536"></span>L&#8217;atmosfera all&#8217;interno era come sospesa: sembrava che tutti aspettassero con ansia il suo sì, compresi i santi e i martiri sui dipinti appesi lungo le due navate laterali. Sentì un leggero brivido di freddo. All&#8217;improvviso l&#8217;organo cominciò a suonare e la cerimonia iniziò.<br />
Fu presa dal panico. Il suo cuore andava ai duecento all&#8217;ora e le mancava il respiro. Chissà se tutte le spose provavano le stesse sensazioni!<br />
La chiesa era addobbata magnificamente: come al solito Matteo era stato all&#8217;altezza della situazione.<br />
Mentre camminava lentamente lungo la navata centrale a braccetto dello zio, cercò di rilassarsi, focalizzando la sua attenzione sulle persone sedute sulle panche di legno.<br />
Erano tutti vestiti a festa. Sicuramente molti di loro avevano impiegato molto più tempo di lei per prepararsi all’evento e questo la fece sorridere.<br />
Notò sua madre sull&#8217;ultima panca della fila destra, vicino alla zia Beatrice: era visibilmente sul punto di piangere. Chissà perché le mamme piangono ai matrimoni dei loro figli, se per la gioia o per il dolore.<br />
Pochi metri ancora la dividevano da lui: sembravano chilometri, ma nello stesso tempo millimetri.<br />
Vide uno strano sguardo nei suoi occhi, sembrava supplicarla di tener duro, di non lasciarsi andare. Che fosse terrorizzato di perderla?<br />
Decise di prendere sul serio quella sensazione e per una volta nella vita di seguire il suo istinto primario. In quel momento sentì la mano di lui che cercava la sua per aiutarla a salire sul gradino di marmo bianco che stava davanti all&#8217;altare. E fu così che si abbandonò.<br />
Per tutto il tempo in cui il prete parlò le passarono davanti agli occhi mille pezzi della sua vita. La sua infanzia quasi felice, la lunga agonia di suo padre in ospedale, il suo funerale, la nascita di suo fratello, quando lei aveva appena sei anni, il primo giorno di scuola, la prima volta che aveva fatto l&#8217;amore e la sua prima volta con Matteo.<br />
Se avesse dovuto giudicare il loro rapporto basandosi solo sui loro incontri a livello sessuale non avrebbe avuto mai alcun dubbio di sorta, in quei frangenti lui diventava un altro.<br />
Sapeva stimolarla, sapeva aspettare quando ce n&#8217;era il bisogno, era dolce ma nello stesso tempo aggressivo, la lasciava fare quando voleva essere lei a condurre il gioco e si imponeva quando capiva che era in un momento di passività: insomma era un amante perfetto.<br />
Non sapeva resistere alle sue carezze e ai suoi baci. Si liquefaceva.<br />
Si sentì scuotere leggermente sul braccio destro e si svegliò dal suo stato di torpore: Matteo la stava guardando e così pure il prete, il quale ripeté la formula di rito per la terza volta.<br />
&#8220;Vuoi tu, Francesca Maria Arquati, prendere come marito il qui presente Matteo Salviati, per amarlo, onorarlo e rispettarlo finché morte non vi separi?&#8221;.<br />
Attese un attimo prima di rispondere, non perché non avesse ancora deciso cosa dire, ma per avere un ultimo presagio: sbirciò il suo orologio da polso. Erano esattamente le 17.10.<br />
&#8220;Sì, lo voglio”.</p>
<p> </p>
<p>Per leggere le puntate precedenti <a href="http://www.blogdegliautori.it/category/romanzi-a-puntate/"><strong><font color="#990000">clicca qui</font></strong></a>.</p>
<p><strong>“Stupidi presagi” di Mynona</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<item>
		<title>Stupidi presagi &#8211; IX puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/mynona/stupidi-presagi-ix-puntata/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 08:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il suo mal di testa andava intensificandosi: dopo quella sberla le sarebbe venuto comunque.
La risposta di Matteo l’aveva lasciata letteralmente di stucco: mai si sarebbe aspettata una reazione così violenta e fisica. Si accorse che in fondo non lo conosceva bene, che non era poi così freddo e distaccato come voleva far credere. Era tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="256" src="http://www.voli.bs.it/artisticamuni/moreschi/grafica/mg5.jpg" width="310" /></p>
<p>Il suo mal di testa andava intensificandosi: dopo quella sberla le sarebbe venuto comunque.<br />
La risposta di Matteo l’aveva lasciata letteralmente di stucco: mai si sarebbe aspettata una reazione così violenta e fisica. Si accorse che in fondo non lo conosceva bene, che non era poi così freddo e distaccato come voleva far credere. Era tutta una montatura, per nascondere il vero Matteo: che fosse addirittura un timido ridipinto di un colore vivace?<br />
Non sapeva più che fare. Nella sua mente continuava a ripetersi le parole che le aveva detto poco prima, cercando un appiglio per ritrovare il filo del suo discorso. Non aveva detto poi delle cose sbagliate. La paura a volte gioca dei brutti scherzi, specialmente alle persone dotate di molta fantasia, come lei.<br />
Riazzerare tutto… e ricominciare, conoscersi in modo diverso, parlare delle proprie emozioni senza nascondere nulla e nel momento in cui si provavano, nel limite del possibile, questa era la soluzione. Pensava di essere un mistero per lui, invece era solo una delle sue fantasticherie: quelle che erano uscite dalla sua bocca poco prima erano parole di qualcuno che la conosceva bene.<br />
Lo aveva mal giudicato e la colpa di quella situazione era sua: avrebbe dovuto aprirsi di più, svelare le sue insicurezze, i suoi dubbi. Lui si era rivelato molto più maturo di lei e questo un po&#8217; le rodeva. Decise lo stesso che si sarebbe presentata in perfetto orario alla cerimonia. Le rimaneva un&#8217;ora e mezza per rimettersi in sesto.<br />
Fece una doccia veloce, con l&#8217;acqua appena tiepida, per svegliarsi e tonificare la pelle del viso, che sentiva bruciare sul lato sinistro.<br />
<span id="more-2535"></span>Stranamente nessuno dei suoi parenti, neanche sua madre, s’era avvicinato alla sua stanza per vedere cosa stesse combinando: probabilmente Matteo aveva detto qualcosa affinché la lasciassero in pace a riflettere.<br />
Aprì l&#8217;armadio e tirò fuori dall&#8217;involucro protettivo il suo abito da sposa: lo stese sul letto e si fermò a osservarlo. Aveva dovuto discutere a lungo con sua madre per la scelta di quel vestito e soprattutto sul colore. Avrebbe preferito qualcosa di semplice, ma alla fine aveva ceduto sul modello per arrivare a un compromesso: non voleva assolutamente sposarsi in bianco. Aveva un significato preciso che non la riguardava. Era riuscita ad ottenere quel modello, forse un po&#8217; troppo classico per i suoi gusti, in una tinta diversa ed aveva scelto un verde pastello molto chiaro che metteva in risalto la sua pelle e il colore dei suoi capelli.<br />
Come al solito si era persa nei suoi ragionamenti e non s’era accorta che il tempo era trascorso velocemente. Doveva fare in fretta. Per raggiungere la chiesa sarebbero serviti quasi venti minuti. Cominciò a vestirsi. Sentì un leggero bussare alla porta: era sua madre.<br />
&#8220;L&#8217;autista è già qui fuori che aspetta: manchi solo tu.&#8221;<br />
&#8220;Arrivo subito, finisco di sistemarmi i capelli.&#8221;<br />
Cercò alla meno peggio di aggiustarli e alla fine decise di bagnarli con il gel e tirarli tutti all&#8217;indietro, fissandoli con due pettinini sul retro della nuca. L&#8217;effetto non era male.<br />
Cercò le scarpe verdi nella scarpiera e se le infilò di corsa.<br />
Giusto il tempo di darsi una sbirciatina allo specchio nel corridoio ed era già in cortile.<br />
 </p>
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<p><strong>“Stupidi presagi” di Mynona</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; VIII puntata</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 11:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il problema insormontabile era il successivo: sicuramente le avrebbe domandato i motivi di questa sua decisione. Cosa avrebbe dovuto rispondere?
Forse la via più veloce era dirgli che s’era accorta di non amarlo a tal punto da assumere un impegno così definitivo, ma, giustamente, le avrebbe obiettato che poteva rendersene conto anche prima. Forse, dopo tutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="241" src="http://www.art-connection.de/masken/mask-mitt/pianto.034.jpg" width="241" /></p>
<p>Il problema insormontabile era il successivo: sicuramente le avrebbe domandato i motivi di questa sua decisione. Cosa avrebbe dovuto rispondere?<br />
Forse la via più veloce era dirgli che s’era accorta di non amarlo a tal punto da assumere un impegno così definitivo, ma, giustamente, le avrebbe obiettato che poteva rendersene conto anche prima. Forse, dopo tutto, quella non era neppure la verità.<br />
Forse tutto questo sarebbe servito per metterlo alla prova, ma non era una cosa troppo crudele se poi si fosse rivelato diverso da quello che si aspettava? E se avesse sofferto veramente? Si sentì una sadica: avrebbe provato piacere nel vederlo soffrire, perché avrebbe saputo che anche lui aveva un cuore. Fu scossa dai suoi pensieri dalla morbida voce di lui.<br />
<span id="more-2534"></span>&#8220;Amore&#8230;ti vedo diversa, così lontana! Ascoltami. Lo so che non sono l&#8217;uomo della tua vita, o meglio, che non rappresento il tuo ideale di uomo: spesso mi accorgo che mi scruti con quei tuoi occhi vispi e che cerchi di trovare in me qualcosa che ti stimoli, ma io sono così! Non posso e non voglio cambiare. Se tu mi vuoi, devi prendermi per quello che sono. Accettami. Non sono perfetto, anche se faccio di tutto per farlo credere, ma ti giuro che ti amo, che non ho mai amato nessun&#8217;altra così come amo te.&#8221;<br />
Detto questo si fermò, aspettando una risposta che arrivò solo dopo un po&#8217;.<br />
Francesca era ammutolita. Qualcosa stava andando storto, i suoi piani erano stati sovvertiti. Non doveva essere lui a parlare, ma lei! Accidenti.<br />
&#8220;Allora ti sei accorto dei miei dubbi e non mi hai mai detto nulla! Mi hai lasciata bollire nel mio brodo senza venirmi incontro! Perché? Tutto questo… si sarebbe potuto evitare.”<br />
&#8220;Tutto questo&#8230;cosa significa?&#8221;<br />
&#8220;Significa che non ti voglio più sposare. Ecco cosa significa.&#8221;<br />
Matteo si alzò dal letto, la guardò e le mollò un ceffone in pieno viso, con la mano bene aperta.<br />
&#8220;Mancano due ore alla cerimonia. Ora io me ne vado a casa a cambiarmi e ci vediamo alla chiesa alle 16.30 come d&#8217;accordo. Cerca di crescere, non puoi fare la bambina tutta la vita: devi prenderti le tue responsabilità, non puoi tirarti indietro proprio adesso. Io lo so che ti passerà, quello che stai provando è solo paura, ma vedrai che ho ragione io. Tu hai bisogno di me, anche se fai di tutto pur di non riconoscerlo.&#8221;<br />
Non le lasciò neanche il tempo di rendersi conto di quello che era successo ed era già sparito.</p>
<p> </p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; VII puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/mynona/stupidi-presagi-vii-puntata/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 17:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
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		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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Decise che doveva assolutamente parlare con lui di quello che le stata accadendo. In fondo aveva il diritto di essere informato della situazione che si stava creando, ma come trovare il coraggio? E tutta quella gente lì intorno a fissarla!
&#8220;Matteo, andiamo di là nella mia camera: avrei bisogno di parlarti.&#8221;
Nel suo sguardo fiero e altezzoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="277" src="http://art.supereva.it/artemoderna/Ilbacio1892.jpg" width="350" /></p>
<p>Decise che doveva assolutamente parlare con lui di quello che le stata accadendo. In fondo aveva il diritto di essere informato della situazione che si stava creando, ma come trovare il coraggio? E tutta quella gente lì intorno a fissarla!<br />
&#8220;Matteo, andiamo di là nella mia camera: avrei bisogno di parlarti.&#8221;<br />
Nel suo sguardo fiero e altezzoso intravide per un attimo un lampo di terrore, forse era solo una sua impressione, ma voleva talmente credere di avergli provocato un dubbio o una paura vera e propria da vedere l&#8217;inesistente.<br />
Poi si alzò e lui la seguì, senza proferir parola.<br />
Nei brevi attimi che seguirono, cercò d’immaginare quello che gli stesse passando per la testa: chissà, magari pensava che lei avesse bisogno di un momento d&#8217;intimità, o che ci fosse qualche problema di organizzazione della cerimonia oppure…che avesse capito che il problema era di ben altra portata?<br />
L’espressione del suo viso non lasciava trasparire nulla: occhi di ghiaccio.<br />
Non sapeva da dove cominciare. Il discorso era molto complicato, ma semplice il suo assunto: non sentiva più il desiderio di sposarsi con lui. Non riusciva a capire nemmeno cosa veramente provasse per lui. Da un lato lo amava e dall&#8217;altro rappresentava tutto quello che lei odiava, ma soprattutto aveva paura.<br />
<span id="more-2533"></span> Ma di che cosa?<br />
Entrarono nella sua camera in silenzio. Francesca si sedette sull&#8217;orlo del letto e con la mano lo attirò verso di sé per farlo sedere lì accanto, cercando una posizione che fosse il più possibile &#8220;alla pari&#8221;.<br />
Matteo interpretò questo suo gesto come una richiesta di coccole e cercò di baciarla, prendendole il viso tra le mani.<br />
Non sapeva resistergli quando la toccava in quel modo, eppure doveva farlo: non poteva abbandonarsi proprio adesso che aveva trovato il coraggio di parlare.<br />
&#8220;No, Matteo, no..ti prego..non ora. Ho qualcosa di molto importante da dirti.&#8221;<br />
Lui tentò di chiuderle la bocca con un bacio: sentì la sua lingua umida e calda cercare la sua e per un attimo fu tentata di offrirgliela, ma serrò le labbra.<br />
&#8220;Cosa c&#8217;è che non va&#8230;Francy, per favore, ti capisco, sei nervosa, ma non è questo il modo di comportarsi con il tuo prossimo futuro marito!&#8221;<br />
Disse quelle parole con un tono così annoiato da disgustarla. Proprio non aveva quella sensibilità capace di andare oltre le apparenze, di comprenderla, di andarle incontro&#8230;forse se avesse visto da parte sua anche un minimo segno di tutto ciò avrebbe potuto cambiare idea, tornare su suoi passi, decidere di dargli un&#8217;altra possibilità, prima di comunicargli&#8230;comunicare cosa?<br />
Che non aveva più intenzione di sposarlo?</p>
<p> </p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; VI puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2006 20:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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Quando finalmente riaprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il volto di Matteo che la fissava con aria dubbiosa a una distanza di pochi centimetri. Il suo viso, di solito perfetto e curato, da così vicino lasciava intravedere alcune imperfezioni della pelle e alcune piccole rughe al lato degli occhi che lo facevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.babelearte.it/resize.asp?path=pulcheriadata/quadri/locandadelpittore/BabeleArte-592-2553-01.jpg&#038;width=400" /></p>
<p>Quando finalmente riaprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il volto di Matteo che la fissava con aria dubbiosa a una distanza di pochi centimetri. Il suo viso, di solito perfetto e curato, da così vicino lasciava intravedere alcune imperfezioni della pelle e alcune piccole rughe al lato degli occhi che lo facevano apparire più &#8220;umano&#8221;.<br />
Non riusciva a capire: il suo atteggiamento era provocato da paura per il suo stato, da preoccupazione per lei o dal timore che qualcosa mettesse a repentaglio la sua organizzazione dell&#8217;evento tanto atteso?<br />
&#8220;Francy, finalmente! Che spavento hai fatto prendere a tutti! Come ti senti?&#8221;<br />
Che fosse veramente preoccupato?<br />
&#8220;Non so, non so proprio cosa mi sia successo, all&#8217;improvviso mi sono sentita come presa in un vortice e sono svenuta. Forse uno sbalzo di pressione o chissà ché.&#8221;<br />
&#8220;Ma adesso come stai?&#8221;<br />
<span id="more-2532"></span>&#8220;Meglio, solo mi gira un po&#8217; la testa e mi battono le tempie.&#8221;<br />
&#8220;Vuoi che chiami Andrea?&#8221;<br />
Andrea era il medico, ma anche un amico, di entrambi: era stato nella sala d&#8217;attesa del suo ambulatorio che s’erano incontrati. Era andata lì per farsi prescrivere qualcosa per i suoi mal di testa ricorrenti, specialmente durante i cambi di stagione.<br />
&#8220;Non importa, adesso vedrai che mi passa. Forse è solo un po&#8217; di nervosismo o stanchezza. Non ho dormito molto questa notte.&#8221;<br />
&#8220;Anch&#8217;io sai, ho dormito poco: praticamente mi sarò svegliato almeno ogni mezz&#8217;ora! Non ci si sposa mica tutti i giorni, è normale essere nervosi. Tutte le cose da organizzare, la paura che qualcosa vada storto&#8230;&#8221;<br />
Restò delusa da questa asserzione. Per un attimo aveva pensato che anche in lui esistesse qualcosa che assomigliasse a un&#8217;anima.<br />
Aveva sperato che le sue ansie fossero in qualche modo condivise dalla persona che aveva davanti, anche solo per una notte&#8230;ma non era così.<br />
E adesso? Il suo istinto le suggeriva di fingere un malessere più pesante di quanto non fosse per cercare di rimandare il matrimonio, ma era una soluzione? O solo un rimandare il problema?<br />
 </p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; V puntata</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Dec 2006 20:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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Intanto l&#8217;intensità del temporale stava diminuendo. Mise in moto il suo macinino, che stranamente rispose subito alla sollecitazione e fece manovra per tornare verso casa.
Chissà la manfrina che avrebbe dovuto sopportare da sua madre! Sparire così, senza dire dove andava, il giorno delle sue nozze poi! Desiderò di sparire sul serio. Dopo l&#8217;acquazzone il volto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.associazionechiropratici.it/images/malditesta2.jpg" /></p>
<p>Intanto l&#8217;intensità del temporale stava diminuendo. Mise in moto il suo macinino, che stranamente rispose subito alla sollecitazione e fece manovra per tornare verso casa.<br />
Chissà la manfrina che avrebbe dovuto sopportare da sua madre! Sparire così, senza dire dove andava, il giorno delle sue nozze poi! Desiderò di sparire sul serio. Dopo l&#8217;acquazzone il volto della campagna non era più lo stesso di quella mattina, i rumori giungevano più attutiti, gli animali si erano rifugiati nei pollai o nei fienili: tutto sembrava desolato.<br />
Imboccò il viottolo del suo cortile quando mancava un quarto a mezzogiorno. Casa sua era in subbuglio.<br />
Vide sua zia Beatrice attraverso la finestra aperta della cucina che parlava animatamente con sua madre: sapeva di essere il loro argomento! Non appena sentirono il rumore del motore uscirono entrambe sul terrazzo sul piede di guerra: sul loro viso si leggeva chiaramente che erano sul punto di dirgliene quattro.<br />
Infatti, non fece in tempo ad aprire la portiera che già le loro grida le occuparono la cavità cranica.<br />
Con una smorfia di dolore Francesca si portò le mani alle tempie e l&#8217;ultima cosa che pensò, prima di accasciarsi a terra, era che stava esplodendo.<br />
 </p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; IV puntata</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 09:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Non si accorse che il sole era sparito, coperto da una coltre di nuvole grigie. Se ne rese conto solo quando fu riportata nel presente dal rumore di un tuono in lontananza e dalle prime gocce di pioggia. Si alzò e corse alla macchina.
Qual era dunque il detto&#8230; ah, sposa bagnata, sposa fortunata!
Salì in fretta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="194" src="http://digilander.libero.it/MeteomondoForli/jpg/foto_mondo/temporale.jpg" width="259" /></p>
<p>Non si accorse che il sole era sparito, coperto da una coltre di nuvole grigie. Se ne rese conto solo quando fu riportata nel presente dal rumore di un tuono in lontananza e dalle prime gocce di pioggia. Si alzò e corse alla macchina.<br />
Qual era dunque il detto&#8230; ah, sposa bagnata, sposa fortunata!<br />
Salì in fretta, giusto in tempo per evitare lo scroscio d&#8217;acqua. Era uno dei primi temporali estivi di fine primavera, con lampi e tuoni a non finire. Francesca si rannicchiò sul sedile accanto a quello del guidatore per stare più comoda, con l&#8217;intenzione di aspettare che passasse.<br />
Aveva sempre avuto paura dei temporali. Matteo la prendeva sempre in giro per questo, soprattutto perché non erano i lampi a spaventarla, cosa che sarebbe stata anche lecita, ma i tuoni.<br />
I rumori forti non le erano mai piaciuti. Il suo cervello li amplificava ed anche dopo qualche minuto continuavano a rimbombare, rimbalzando come un’eco tra una parete e l&#8217;altra all&#8217;interno dell&#8217;orecchio. Era una sensazione sgradevole e solo per questo motivo non sopportava i tuoni, ma siccome spesso non aveva voglia di spiegare tutta la storia, faceva prima a dire di averne paura, la qual cosa invece suonava del tutto normale alle orecchie della gente. Strana davvero la gente.<br />
Cominciò a sentire freddo. Con una mano cercò di arrivare nel baule per prendere una vecchia giacca di lana che teneva sempre lì, per le evenienze. Era una giacca informe, con le maniche troppo lunghe, uno dei suoi primi esperimenti di lavoro a maglia, di sicuro tra i meno riusciti, ma era pur sempre una cosa fatta da lei e ci era affezionata. Finalmente la trovò e se la mise sulle spalle.<br />
Guardò l&#8217;orologio sul cruscotto: erano le dieci. Chissà cosa stava facendo, lui!<br />
Di sicuro non era il tipo da turbamenti prematrimoniali. Tutto preordinato, organizzato alla perfezione, non un capello fuori posto. Si chiese come fosse la vita per una persona così.<br />
Probabilmente aveva già in mente anche di pianificare la sua. Orrore! Il fatto che lei non fosse ancora arrivata a capire quale fosse la sua strada non giustificava per nulla che fosse qualcun altro a decidere per lei. S’immaginò quarantenne senza scopo ad aspettare qualcuno che non arrivava mai.<br />
Valeva la pena vendersi così?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; III puntata</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/mynona/stupidi-presagi-iii-puntata/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2006 09:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[E giunse Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Avrebbe dovuto sposarsi nel pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa di San Bartolomeo. Mancavano otto ore alla cerimonia. Le venne voglia di prendere la sua auto, una scassata 2 cavalli color limone, e farsi un bel giro per la campagna circostante. Lo faceva spesso quando era nervosa o sotto pressione, la aiutava a rilassarsi e poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="158" alt="Gaetano Ligrani - Fuggire" src="http://www.worldwideartistsgallery.com/Gaetano%20Ligrani/fuggire-p.jpg" width="219" /></p>
<p>Avrebbe dovuto sposarsi nel pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa di San Bartolomeo. Mancavano otto ore alla cerimonia. Le venne voglia di prendere la sua auto, una scassata 2 cavalli color limone, e farsi un bel giro per la campagna circostante. Lo faceva spesso quando era nervosa o sotto pressione, la aiutava a rilassarsi e poi le piaceva il silenzio della campagna, rotto solamente dai rumori tipici dei campi e dai versi degli animali.<br />
Che immagine inebriante un cane addormentato al sole, arrotolato davanti alla porta d&#8217;entrata di un casolare. La faceva sentire come se il tempo non avesse importanza e comprendeva la bellezza del crogiolarsi nel non far niente, come se fosse un compito importante da portare a termine.<br />
“Mamma, io esco.”<br />
Dopo aver guidato per una decina di chilometri, vide una bella radura ai bordi della strada e decise di fermarsi. Parcheggiò in uno spiazzo e s’incamminò attraverso il campo fino a giungere sotto ad una grossa quercia. Si appoggiò al tronco e diede libero sfogo ai suoi pensieri, accarezzata dal sole ancora tiepido del mattino. Stava veramente facendo la cosa giusta? Era veramente innamorata di lui? Lo vide con l&#8217;occhio della memoria la prima volta che si erano incontrati.<br />
Non era sicura che Matteo fosse l&#8217;uomo dei suoi sogni. Non che avesse un ideale preciso da rispettare, soprattutto dal punto di vista estetico: neanche da bambina aveva sognato il classico principe azzurro sul cavallo bianco, anzi, le favole di Biancaneve e di Cenerentola la indisponevano.<br />
Nonostante questo, dentro di sé, sapeva che la sua era una ricerca ardua: di solito non si accontentava molto facilmente, in ogni senso. Non era stato un colpo di fulmine. Quasi lo aveva odiato, con quell’aria un po&#8217; saccente, la fronte alta e fiera, come se il mondo girasse intorno a lui. Non era neanche &#8220;il suo solito tipo&#8221;. Tutte le storie che aveva avuto, fino a quel momento, erano state con ragazzi timidi e schivi, dolci e silenziosi, presenti.<br />
Aveva annusato il pericolo, ma questo non era bastato per tenersi alla larga da lui. Eppure aveva tentato. In tutti i modi. Ora, dopo neanche un anno, stavano per diventare marito e moglie.<br />
Chiuse gli occhi.</p>
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<p><strong>“Stupidi presagi” di Mynona</strong> è un racconto a puntate pubblicato nell’ambito dell’Iniziativa <strong>“E giunse Amore”</strong> lanciata dal <strong>Blog degli Autori</strong> insieme a <strong>Zenzerocandito</strong>. Per maggiori informazioni e partecipare <strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/zenzerocandito/102"><font color="#990000">segui questo link</font></a></strong>.</p>
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		<title>Stupidi presagi &#8211; II puntata</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Dec 2006 21:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mynona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi a puntate]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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Non si rese conto di quanto tempo fosse trascorso, persa nei suoi ricordi, fino a quando si girò verso la finestra e vide che la luce proveniente da fuori si era fatta più calda. Aveva un sacco di cose da fare, ma non ne aveva alcuna voglia e questo certo non la spronava a decidere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img height="202" alt="Maschera Azteca" src="http://www.mexicoart.it/IMAGES/aztmask.jpg" width="209" /></p>
<p>Non si rese conto di quanto tempo fosse trascorso, persa nei suoi ricordi, fino a quando si girò verso la finestra e vide che la luce proveniente da fuori si era fatta più calda. Aveva un sacco di cose da fare, ma non ne aveva alcuna voglia e questo certo non la spronava a decidere di alzarsi.<br />
Nonostante tutto, lo fece. Come tutte le mattine, mise il piede sinistro per primo sul pavimento di legno, accompagnandolo subito dopo con il destro. Francesca non era una ragazza superstiziosa, di solito, ma quello era una specie di rituale, che la seguiva da quando era bambina e non aveva mai cambiato questa abitudine, senza sapere perché.<br />
A pensarci bene, non era l&#8217;unica. Quando frequentava la terza media, per il suo compleanno le avevano regalato una radio sveglia di quelle elettriche, con il quadrante a cifre luminose. La prima cosa che faceva appena sveglia era di guardare l&#8217;ora per trarne un presagio: se la somma delle cifre indicate era un numero divisibile per tre, allora sarebbe stata una giornata fortunata.<br />
Senza rendersene conto buttò l&#8217;occhio verso l&#8217;orologio a led luminosi del videoregistratore, ma subito abbassò le palpebre. Voleva proprio fare quella verifica? E se la somma non fosse stata come doveva? Visto il suo umore già abbastanza instabile, decise di non rischiare di rovinarselo ulteriormente con stupidi giochetti infantili. Con passo lento si diresse verso il bagno.<br />
<span id="more-2528"></span>Oltre la porta della sua stanza non si sentivano voci né rumori, evidentemente sua madre non s’era ancora alzata. Del resto erano appena le sette e un quarto e non aveva abitudini così mattiniere.<br />
Accese la luce dello specchio sopra al lavandino: s’avvicinò per scrutare l&#8217;immagine riflessa. Non aveva mai avuto un viso riposato appena sveglia, anche quella mattina non era da meno. Si passò le mani tra i capelli, corti e spettinati: le piacevano così, arruffati, sembravano più biondi di quanto non fossero in realtà e la facevano apparire più giovane. Non che ne avesse bisogno, data la sua età, ma la cosa la rassicurava per gli anni a venire.<br />
Aprì il rubinetto della doccia girandolo del tutto verso il cerchio rosso dell&#8217;acqua calda, chiuse la porta girevole del box e attese che il vapore scaldasse l&#8217;interno prima di entrarvi. Miscelò il getto d&#8217;acqua in modo da ottenere la giusta temperatura, chiuse gli occhi e si abbandonò a quella piacevole pioggia.<br />
Appoggiata alle piastrelle della parete, lentamente scivolò giù, fino a trovarsi rannicchiata sul piatto della doccia e rimase così per un po’, a godersi quella calda sensazione.<br />
Non appena aprì la porta del box, una ventata d&#8217;aria fredda la investì, facendola rabbrividire. Cercò l&#8217;accappatoio appoggiato sul termosifone spento e se lo infilò frettolosamente. Si strofinò i capelli bagnati con un asciugamano e accese il suo asciugacapelli. Dopo pochi minuti la porta del bagno si aprì.<br />
&#8220;Buongiorno Chicca, come mai già sveglia a quest&#8217;ora?&#8221;<br />
&#8220;Non riuscivo più a dormire.&#8221;<br />
Sua madre la chiamava con quel nomignolo affettuoso praticamente da sempre. Quando il suo fratellino Alessandro aveva cominciato a parlare, non riusciva a pronunciare bene il suo nome e così Francesca era diventata Chicca per tutta la famiglia.<br />
&#8220;Vedo che ti sei già lavata i capelli da sola: ma non era meglio andare dal parrucchiere, almeno il giorno del tuo matrimonio?&#8221;<br />
&#8220;Mamma, per favore! Non cominciare! Lo sai benissimo che odio andarci e poi mi vedo meglio quando me li lavo io.&#8221;<br />
&#8220;Ma almeno oggi&#8230;.&#8221;<br />
Francesca non rispose e guardò sua madre che continuava a parlarle, ma non riusciva a sentire quello che stava dicendo. Vedeva la sua bocca muoversi, ma non udiva alcun suono, come se stesse di là da un vetro.<br />
Non era la prima volta che le capitava: era come se il suo cervello si isolasse quando non voleva essere disturbato. Una specie di filtro, tra il suo mondo e quello degli altri.<br />
Dopo un po&#8217; le persone si stancavano di parlare ad un muro e smettevano da sole, senza alcun bisogno di discutere. In fondo era un metodo niente male!<br />
Quando finì di asciugarsi i capelli, s’accorse che la madre se ne era andata e dai rumori in cucina capì che stava preparando la colazione. Non aveva appetito, ma qualcosa avrebbe dovuto mangiare lo stesso, per non creare ulteriore scompiglio.<br />
Si infilò una tuta da ginnastica, soffice e comoda, poi entrò in cucina facendo finta di niente. La tavola era già apparecchiata. Se fosse stato per la sua fame avrebbe bevuto solo un po&#8217; di caffè, ma per non discutere prese una fetta biscottata e ci spalmò sopra un velo di miele. Era miele di fiori d&#8217;arancio, che strana combinazione!</p>
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