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	<title>Blog degli Autori &#187; Blog degli Autori</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Viaggi della memoria di Bruno Fontana</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 16:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno Fontana</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Dopo New York, Montreal e Parigi arrivare a Roma era un po’ come ritrovarsi in una città di provincia. Era la fine degli anni sessanta e la vita nelle vecchie strade della capitale scorreva con ritmi ancora secolari. Ma i nuovi barbari erano in agguato&#8230;

Ricordo l’arrivo a Roma con la mia Dauphine. Venivo da Aix [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a rel="attachment wp-att-5218" href="http://www.blogdegliautori.it/bruno-fontana/viaggi-della-memoria/viaggi-della-memoria/"><img class="alignnone size-full wp-image-5218" style="border: 1px solid black;" title="Viaggi della memoria di Bruno Fontana" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/viaggi-della-memoria.jpg" alt="" width="246" height="380" /></a></strong></em></p>
<p><em><strong>Dopo New York, Montreal e Parigi arrivare a Roma era un po’ come ritrovarsi in una città di provincia. Era la fine degli anni sessanta e la vita nelle vecchie strade della capitale scorreva con ritmi ancora secolari. Ma i nuovi barbari erano in agguato&#8230;</strong><br />
</em><br />
Ricordo l’arrivo a Roma con la mia Dauphine. Venivo da Aix en Provence e avevo percorso l’autostrada del sole, allora ammirata da tutti coloro che varcavano le nostre frontiere in auto. Nel resto di Europa di autostrade così ancora non ce n’erano e i miei amici francesi si lamentavano del ritardo del loro paese nella viabilità ancora collegata alle vecchie e gloriose “routes nationales”. Quella Italia, quella degli anni ’60 – ’70 in pieno boom economico aveva all’estero un’immagine molto positiva, dopo i disastri del fascismo e della guerra. Fino ad allora avevo vissuto all’estero e a prescindere dai soliti luoghi comuni stupidi e un po’ razzisti contro gli italiani che mi avevano accompagnato sin dai tempi della scuola, vi era in quegli anni molta simpatia per questo piccolo rinascimento post bellico. Per esempio nel cinema, dal neo realismo alla commedia italiana fino agli spaghetti western di Sergio Leone, i nomi di registi e attori che avevano conquistato i più sofisticati palati della critica come anche le più vaste platee, era infinito e non vi era festival o Oscar che annualmente non premiasse un Rossellini, un Fellini, un De Sica, un Visconti, un Antonioni o uno Scola, solo per citare i più premiati. E poi Mastroianni, la Loren, la Vitti, Sordi, Gassman e Tognazzi. La gente allora faceva la fila per vedere i loro film sui Champs Elysées o nel Village. La musica di Modugno, Bindi, Paoli, De André o Celentano e le colonne sonore di Ennio Morricone avevano finalmente fatto scoprire una canzone italiana che non era più soltanto quella partenopea. Ed era bello, gratificante sedersi in un caffé a discutere con gli amici francesi o americani di  8%  o de “L’avventura”. Ma anche di Umberto Eco, di Moravia e di Sciascia. Insomma non solo, non solo più pizza, mandolini e… mafia… Era l’Italia di quegli anni bellissimi. Bellissimi anche perché non ero ancora un trentenne, ma questo fa parte del fardello degli anni che più diventa pesante, più fa rimpiangere i tempi in cui era lieve.</p>
<p>***</p>
<p>“Quando Roma era un villaggio” – racconto tratto dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/racconti/viaggi-della-memoria-di-bruno-fontana" target="_blank"><em><strong>Viaggi della Memoria</strong></em></a> di <strong>Bruno Fontana,</strong> edito da “Tabula Fati”</p>
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		<title>La Fiera del Libro per l&#8217;Estate su Radio 24, ascolta l&#8217;intervista a Nicla Morletti</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-libro-intervista-radio-24-2010/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 20:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuale di Mari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Radio 24 &#8211; Il Sole 24 ore -
Il riposo del guerriero
Intervista a Nicla Morletti sulla Fiera del Libro per l&#8217;Estate andata in onda domenica 18 luglio 2010. Conduce Stefano Gallerini.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5213" href="http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-libro-intervista-radio-24-2010/fiera-radio24-588-1/"><img class="alignnone size-full wp-image-5213" title="Fiera del Libro per l'Estate, intervista su Radio 24" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/fiera-radio24-588-1.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></strong></p>
<p><strong>Radio 24 &#8211; Il Sole 24 ore -</strong><br />
<em><strong>Il riposo del guerriero</strong></em><br />
<strong></strong>Intervista a <strong>Nicla Morletti</strong> sulla <strong>Fiera del Libro per l&#8217;Estate</strong> andata in onda domenica 18 luglio 2010. Conduce <strong>Stefano Gallerini</strong>.</p>
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		<title>I promessi conviventi di Roberto Bianchi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 17:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bianchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[
Su quel ramo del lago di Como rivolto a sud, che tra golfi e seni scivola verso Lecco, ancora all&#8217;inizio del secondo millennio continuavano ad abitare ricchi e persone importanti. Era dall&#8217;epoca degli antichi Romani, che vicino alle acque lacustri più profonde d&#8217;Italia, avevano dimora le doviziose abitazioni dei patrizi, dei nobili e dei signoroni.
Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5183" href="http://www.blogdegliautori.it/roberto-bianchi/i-promessi-conviventi-di-roberto-bianchi/i-promessi-conviventi/"><img class="alignnone size-full wp-image-5183" style="border: 1px solid black;" title="I promessi conviventi di Roberto Bianchi" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/i-promessi-conviventi.jpg" alt="" width="270" height="380" /></a></p>
<p>Su quel ramo del lago di Como rivolto a sud, che tra golfi e seni scivola verso Lecco, ancora all&#8217;inizio del secondo millennio continuavano ad abitare ricchi e persone importanti. Era dall&#8217;epoca degli antichi Romani, che vicino alle acque lacustri più profonde d&#8217;Italia, avevano dimora le doviziose abitazioni dei patrizi, dei nobili e dei signoroni.<br />
Le belle montagne si specchiavano sulla superficie risplendente. Ormai Como era diventata città attivissima e industriale ma presso il bacino, vicino al Resegone e al Sasso di San Martino, tutto era come un tempo, solo che adesso, anziché i gentilizi o gli aristocratici del medioevo, vivevano star del cinema, registi e divi, che avevano con i loro patrimoni acquistato le antiche ville.<br />
Sul far della sera, procedeva consultando l&#8217;ultimo numero della enciclopedia venduta in edicola, riferita a come trovare scampo tra le difficoltà dell&#8217;era moderna, il tentennante don Gongolondio. Era uomo sempre indeciso, per mestiere affittava case e continuamente non aveva idea di come raccapezzarsi e muoversi. Aveva timore di<br />
tutto e paura di ogni cosa. Per sentirsi un po&#8217; meno insicuro si era fatto impiantare nuovi capelli, a rimediare la piazza calva che una volta gli coronava il capo e intanto che il rosso intenso dell&#8217;occaso tingeva di soavi colori il lago, lui era intento a camminare lentamente con il suddetto numero della enciclopedia a dispense in mano.<br />
Era piuttosto grasso don Gongolondio, solo nel cibo trovava rifugio. I suoi<br />
occhi scorrevano lestamente le paginette della dispensa, sormontati da due foltissime sopracciglia.<br />
Turisti e abitanti a quell&#8217;ora andavano sulle acque in <em>kajak</em>, compivano <em>trekking</em> o facevano altri sport, in quel paesaggio da sogno, tra storia passata e tempo presente, presso le eleganti coste del Lario, con la sua caratteristica forma di ipsilon rovesciata.<br />
&#8220;Ho udito un rumore!&#8221; commentò don Gongolondio come al solito tremante.<br />
Improvvisamente giunsero scendendo dai ripidi colli due <em>bravetti</em> in <em>Mountain Bike</em>.<span id="more-5184"></span><br />
Erano gli sgherri di un ricco produttore cinematografico, don Cattivigo. Su queste rive aveva un dì abitato persino Luchino Visconti, ma di tutta altra razza era don Cattivigo.<br />
La ricchezza lo aveva reso maligno e ingiusto. Aveva gran potere grazie ai suoi soldi e disponeva di leggi a suo piacimento, era padrone di case filmiche, di emittenti tv e di giornali: il suo disporre dei mezzi era immenso.<br />
Ora dovete sapere che nella sua attività di agente immobiliare, don Gongolondio aveva in progetto di far firmare un contratto di locazione a una giovane coppia che aspirava, una volta affittata la casa, a convivere: oggi infatti non va più di moda sposarsi, ci si limita a stare sotto lo stesso tetto, come se la famiglia potesse essere sostituita da articoli e norme sulla coabitazione. Si trattava di due giovani di buona morale, Renzo Travaglino e Lucia Mondina. Lui metteva a frutto le sue ore, sempre a lavorare umilmente e travagliando; lei, da quanto era solerte e attiva, ricordava persino nel nome il lavoro nelle risaie, metafora di laboriosità e sacrificio.<br />
&#8220;Non farò mai trovare loro una casa!&#8221; aveva scommesso il ricco produttore cinematografico con il cugino Attaglio, per mostrare tutta la sua potenza e la sua capacità. Aveva adesso incaricato i due <em>bravetti</em> di annunciare a don Gongolondio che sarebbe stato per lui sconsigliatissimo e gravido di pessime conseguenze, far trovare casa alla giovane coppia.<br />
&#8220;Questo contratto non s&#8217;ha da firmare!&#8221; urlarono i <em>bravett</em>i a don Gongolondio.<br />
Mai il nostro pauroso avrebbe voluto incontrare quegli energumeni, era tutto un fremito, gli sudavano le mani stile Fantozzi e gli vennero i brividi.<br />
Volgari, con vari orecchini e <em>piercing</em>, i <em>bravetti</em> minacciarono di brutto don Gongolondio, che corse a casa a farsi consolare dalla sua badante Continua.<br />
La badante era saggia e furba:<br />
&#8220;Chi ha potere e denaro detta legge. Ci sono regolamenti e sanzioni, pene e giudici tuttavia chi ha denaro e soldi amministra la giustizia!&#8221; spiegò la badante. Non c&#8217;era che da evitare in tutti i modi la firma del contratto. Quella notte don Gongolondio non dormì&#8230;<br />
Trascorse ore e ore a immaginarsi catastrofi per la propria incolumità personale.<br />
Aveva gran paura di don Cattivigo. Non sapeva a quale ancora di salvezza fare appello e mentre fuori dalla finestra udiva il vento accarezzare il lago, lui rabbrividiva. La Mera e l&#8217;Adda, esempio di generosità, regalavano le loro acque al Lario, facendo di questo sito uno dei luoghi di soggiorno estivo e invernale più noti d&#8217;Italia e più belli del nostro continente. Incapace di amare e godere di questo accogliente palcoscenico don Gongolondio, invece di gongolare, piangeva e s&#8217;immaginava di sprofondare negli oltre 400 metri del lago .<br />
Nella notte si udiva la bella musica della zona. Le fronde delle piante cantavano dolcemente, lo sciabordio delle acque era tranquillo e cadenzato, la civetta recitava il suo <em>tuttomio</em> e pareva che gli gnomi suonassero insieme ai folletti i loro zufoli, preoccupati di vigilare l&#8217;incolumità di tutti gli abitanti del bosco. A don Gongolondio invece faceva una gran paura quella condizione acustica mista a sommesse note, silenzio e sussurri interrotti solo dai rumori della natura. Ogni pochino accendeva la luce e si guardava alle spalle, immaginandosi un <em>bravetto</em>. Nonostante l&#8217;umidità di novembre, continuava a sudare come fosse stata un&#8217;afosa notte d&#8217;estate milanese.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/ragazzi/i-promessi-conviventi-di-roberto-bianchi" target="_blank"><em><strong>I promessi conviventi</strong></em></a> di <strong>Roberto Bianchi</strong></p>
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		<title>Croste di Gianna Maria Campanella</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 17:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianna Campanella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[
OLTRE -
Abbagliata dal sole,
calpestata da vento:
il tempo un buco nero,
la vita un giardino chiuso
dove nulla turba
l&#8217;immota quiete.
Impulsi a lungo assopiti
svelano spazi nuovi.
Si frantuma la pienezza del tempo
in mille vuoti da costruire;
ali di speranze battono
oltre il muro di confine&#8230;
E non importa del dio che s&#8217;adira.
***
QUANDO  IL  VENTO -

Quando il vento spezza
il più amato germoglio
e si diverte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5181" href="http://www.blogdegliautori.it/gianna-campanella/croste-di-gianna-maria-campanella/croste/"><img class="alignnone size-full wp-image-5181" style="border: 1px solid black;" title="Croste di Gianna Maria Campanella" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/croste.jpg" alt="" width="254" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>OLTRE</strong> -</p>
<p>Abbagliata dal sole,<br />
calpestata da vento:<br />
il tempo un buco nero,<br />
la vita un giardino chiuso<br />
dove nulla turba<br />
l&#8217;immota quiete.</p>
<p>Impulsi a lungo assopiti<br />
svelano spazi nuovi.</p>
<p>Si frantuma la pienezza del tempo<br />
in mille vuoti da costruire;<br />
ali di speranze battono<br />
oltre il muro di confine&#8230;</p>
<p>E non importa del dio che s&#8217;adira.</p>
<p>***<span id="more-5182"></span></p>
<p><strong>QUANDO  IL  VENTO -<br />
</strong></p>
<p>Quando il vento spezza<br />
il più amato germoglio<br />
e si diverte a trascinarti<br />
per le campagne fiorenti;<br />
le fronde ti sussurrano<br />
parole di gelo<br />
e i fiori che sbocciano<br />
sono corolle recise<br />
sull&#8217;acqua ferma del ruscello.</p>
<p>***</p>
<p><strong>ATTESE -<br />
</strong></p>
<p>Tornerò in quel punto<br />
ora flagellato dal vento<br />
e dal gelo.<br />
Accenderò il camino<br />
e saprò attendere.<br />
Nessun luogo mi rispetta di più.<br />
Nessun luogo.</p>
<p>Anche se a volte<br />
il cuore desidera<br />
spiagge che non esistono,<br />
gemme che non si schiuderanno.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Croste</strong></em> di <strong>Gianna Maria Campanella</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Etica di un clochard, racconto a quattro mani</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 10:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Liceo Carmine Sylos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Mi viene in mente mio padre e la sua passione per i giornali, tutti i tipi di giornale&#8230; L&#8217;informazione, una vera fissazione per lui. Abituato com&#8217;era a tenersi sempre aggiornato su tutte le vicende dell&#8217;economia, della politica e della vita sociale. Voleva sentirsi integrato nella realtà politica. Col passare dei giorni, però, rimaneva disorientato in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-5179" href="http://www.blogdegliautori.it/liceo-carmine-sylos/etica-di-un-clochard-racconto-a-quattro-mani/etica-di-un-clochard/"><img class="alignnone size-full wp-image-5179" style="border: 1px solid black;" title="Etica di un clochard" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/etica-di-un-clochard.jpg" alt="" width="270" height="380" /></a></em></p>
<p><em>“Mi viene in mente mio padre e la sua passione per i giornali, tutti i tipi di giornale&#8230; L&#8217;informazione, una vera fissazione per lui. Abituato com&#8217;era a tenersi sempre aggiornato su tutte le vicende dell&#8217;economia, della politica e della vita sociale. Voleva sentirsi integrato nella realtà politica. Col passare dei giorni, però, rimaneva disorientato in seguito a notizie di scandali e di corruzione&#8230; Attraverso la lettura, tuttavia, riusciva a dimenticare quasi tutti i problemi e le esigenze della famiglia. In casa lo vedevamo sempre nascosto dietro le grandi pagine di un quotidiano, anche a tavola, quando almeno avremmo potuto scambiare con lui qualche parola. Per lui la famiglia intorno sembrava non esistesse&#8230; Viveva in un simulacro di verità, che il sistema e il potere dominante creavano attraverso il controllo dell&#8217;informazione. Come per mio padre, anche per molti cittadini la vita trascorre ancora senza essere realmente vissuta&#8230; L&#8217;informazione mediatica può stimolare emozioni differenti da quelle che l&#8217;impegno concreto nell&#8217;ambito sociale e il confronto con altri schieramenti suscita… Non si può vivere di sole notizie artefatte!<br />
Con il modo di fare e pensare aveva influenzato anche me e mio fratello, facendoci capire che la sua vita era un modello per tutti.<br />
Mia madre, invece, passava intere giornate a leggere riviste di gossip e di moda. Gli unici libri che conosceva erano quelli di cucina. Era al corrente di tutte le ultime tendenze. Affascinata dai soldi e dal lusso, aveva come unico passatempo lo shopping e i pomeriggi con le amiche.&#8221;</em></p>
<p>Questo pensa Thomas mentre l&#8217;iniziale animazione dei viaggiatori, progressivamente si spegne, lasciando spazio a un silenzio rotto solamente dal rombo del motore dell&#8217;autobus.<br />
Anche i bambini più vivaci, che non hanno fatto altro che correre e saltare sui sedili, impazienti di giungere a destinazione, si sono addormentati.<br />
L&#8217;entusiasmo iniziale ha lasciato il posto alla stanchezza.<br />
L&#8217;uomo che leggeva il giornale si è assopito. &#8220;Meglio così, meglio dormire che leggere menzogne&#8221;.<br />
Quasi tutti i passeggeri dormono e anche Thomas inizia a essere stanco e annoiato, continua a guardarsi attorno, ma vede solo distese di alberi e campi. Per qualche istante desidera avere qualcuno con cui parlare, ma il pensiero passa in fretta, è abituato a stare da solo, com&#8217;è abituato a essere guardato di sottecchi.<br />
Dopo più di un&#8217;ora l&#8217;autobus giunge a Bari, in una piazza molto affollata e rumorosa. Il frastuono sveglia i viaggiatori dal loto torpore. Tutti si animano improvvisamente preparandosi a scendere.<br />
Ognuno prende il proprio bagaglio e insieme ad amici o parenti si disperde per i rivoli delle strade cittadine.<br />
Anche Thomas con le sue poche cose imbocca la strada alberata principale, che porta al centro della città. Ai bordi delle strade, tra piccole aiuole, i fiori di primavera inoltrata (violette, margherite) conferiscono una gradevole macchia di colore. Però non riesce a sentirne il profumo tanto è la confusione della gente e del traffico urbano.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/opere-prime/etica-di-un-clochard" target="_blank"><em><strong>Etica di un clochard</strong></em></a>, <strong>Autori Vari</strong><br />
<em>Progetto di scrittura creativa della I A (A.s. 2009/2010) &#8211; Liceo Classico &#8211; Linguistico &#8220;Carmine Sylos&#8221; &#8211; Bitonto</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Percorsi d&#8217;anima e la Fuga di Bach di Lidia Viviani</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/lidia-viviani/percorsi-danima-di-lidia-viviani/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/lidia-viviani/percorsi-danima-di-lidia-viviani/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 20:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lidia Viviani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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LA FRANCIA IN FAMIGLIA -
Scalata fra i gigli di Francia,
diretta per la Vie en Rose.
Passato di accordi d’accordo
con canti di bimbi e di anziani
si lega alle note – ricordo.
Passato che voglio evocare
bevendo un ghiacciato Pernod,
avvolta nel manto mio blu.
***
STELLE DI GELSOMINO
Gelsomini
ghirlande al tuo balcone
ti attendono
al mutar delle stagioni.
Bianche stelle
ricordano il tuo cuore
riflesso puro
del divin bagliore.
***
PIETRO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5177" href="http://www.blogdegliautori.it/lidia-viviani/percorsi-danima-di-lidia-viviani/percorsi-anima/"><img class="alignnone size-full wp-image-5177" style="border: 1px solid black;" title="Percorsi d'anima di Lidia Viviani" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/percorsi-anima.jpg" alt="" width="260" height="380" /></a></p>
<p>LA FRANCIA IN FAMIGLIA -</p>
<p>Scalata fra i gigli di Francia,<br />
diretta per la Vie en Rose.<br />
Passato di accordi d’accordo<br />
con canti di bimbi e di anziani<br />
si lega alle note – ricordo.<br />
Passato che voglio evocare<br />
bevendo un ghiacciato Pernod,<br />
avvolta nel manto mio blu.</p>
<p>***</p>
<p>STELLE DI GELSOMINO</p>
<p>Gelsomini<br />
ghirlande al tuo balcone<br />
ti attendono<br />
al mutar delle stagioni.<br />
Bianche stelle<br />
ricordano il tuo cuore<br />
riflesso puro<br />
del divin bagliore.</p>
<p>***</p>
<p>PIETRO PESCATORE</p>
<p>Pietro pescatore<br />
traghettava su barca di sole<br />
e vide una donna<br />
dal freddo smarrita,<br />
in una mantella bianca:<br />
era la sua Anita.<br />
Un abbraccio<br />
e il suo calore<br />
fu di margherita.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Percorsi d&#8217;anima</strong></em> <em><strong>e la Fuga di Bach</strong></em> di <strong>Lidia Viviani</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stelle lucenti di Luigi Palma</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/luigi-palma/stelle-lucenti-di-luigi-palma/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 19:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Palma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[
I CINQUE SENSI DELLA MONTAGNA -
Tesoro inestimabile,
longevo spettacolo
con scoscesi sentieri,
dimora della tranquillità.
I sassi odorosi
di vecchio muschio,
si fondono con i fiori
emananti gioiose fragranze.
Gli allegri cinguettii
formano una polifonia,
accompagnata dal fruscio di foglie
e lo scorrere dei ruscelli.
Il gusto naturale
d&#8217;ogni sapore selvatico
caratterizza il paesaggio,
riempiendolo di genuinità.
La vetta domina,
le intrise selve
ricche d&#8217;infinite bellezze
ed ammira la valle.
La ruvida roccia
è inumidita da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5175" href="http://www.blogdegliautori.it/luigi-palma/stelle-lucenti-di-luigi-palma/stelle-lucenti/"><img class="alignnone size-full wp-image-5175" title="Stelle lucenti di Luigi Palma" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/stelle-lucenti.jpg" alt="" width="270" height="380" /></a></p>
<p>I CINQUE SENSI DELLA MONTAGNA -</p>
<p>Tesoro inestimabile,<br />
longevo spettacolo<br />
con scoscesi sentieri,<br />
dimora della tranquillità.</p>
<p>I sassi odorosi<br />
di vecchio muschio,<br />
si fondono con i fiori<br />
emananti gioiose fragranze.</p>
<p>Gli allegri cinguettii<br />
formano una polifonia,<br />
accompagnata dal fruscio di foglie<br />
e lo scorrere dei ruscelli.</p>
<p>Il gusto naturale<br />
d&#8217;ogni sapore selvatico<br />
caratterizza il paesaggio,<br />
riempiendolo di genuinità.</p>
<p>La vetta domina,<br />
le intrise selve<br />
ricche d&#8217;infinite bellezze<br />
ed ammira la valle.</p>
<p>La ruvida roccia<br />
è inumidita da gocce di rugiada<br />
pendenti dalla felce,<br />
illuminata dal sole lucente.</p>
<p><em>Luglio 2009</em></p>
<p>***</p>
<p>MARE D&#8217;AUTUNNO</p>
<p>O dolce fragor,<br />
sentir cullare il cuor,<br />
con tenacia e amor.<br />
Ormeggiano le barche,<br />
del molo antico,<br />
sentir un vocio amico.<br />
Le onde sbattono impazzite,<br />
come ballerine alla lampara.<br />
Schiuma bianca,<br />
mai si stanca<br />
di schiantarsi<br />
contro le rocce<br />
levigate dal mare.</p>
<p><em>Ottobre 2004<br />
(8 anni)</em></p>
<p>***</p>
<p>PER LEI</p>
<p>Mi basta la tua voce<br />
sentir il tuo dolce respiro<br />
il tuo canto soave<br />
e capisco il significato<br />
della parola &#8220;Amore&#8221;.<br />
Quando ti abbraccio<br />
vengo avvolto da un leggero tepore<br />
e sento il tuo cuore<br />
battere, battere, incessantemente.<br />
I tuoi occhi, il tuo sguardo,<br />
delicato come una goccia di rugiada,<br />
deciso come la tua speranza,<br />
forte come le radici di una quercia,<br />
puro come la sincerità;<br />
fa pensare alla vitalità<br />
che scorre in tè.</p>
<p><em>Gennaio 2009</em></p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Stelle lucenti </strong></em>di <strong>Luigi Palma</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le avventure di una Kitty addicted di Eliselle</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/eliselle/le-avventure-di-una-kitty-addicted-di-eliselle/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eliselle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Mater, che significa?”
Mamma si gira a guardarmi ma non dice niente.
Alice molla incazzata il piatto sul tavolo, si infila nel corridoio, indossa la giacca ed esce al volo senza degnare nessuno di un saluto o di informare sulla sua destinazione, come ogni brava adolescente ribelle che reagisce con tutta la rabbia che ha dentro alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5173" href="http://www.blogdegliautori.it/eliselle/le-avventure-di-una-kitty-addicted-di-eliselle/kitty-addicted/"><img class="alignnone size-full wp-image-5173" style="border: 1px solid black;" title="Le avventure di una Kitty addicted di Eliselle" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/kitty-addicted.jpg" alt="" width="258" height="380" /></a></p>
<p>“<em>Mater</em>, che significa?”<br />
Mamma si gira a guardarmi ma non dice niente.<br />
Alice molla incazzata il piatto sul tavolo, si infila nel corridoio, indossa la giacca ed esce al volo senza degnare nessuno di un saluto o di informare sulla sua destinazione, come ogni brava adolescente ribelle che reagisce con tutta la rabbia che ha dentro alle discussioni in famiglia. Cos’è, si crede la sorellina bruciata di James Dean adesso? Si procede di bene in meglio, in questa casa.<br />
“Be’?! La lasci andare così?”<br />
“Ha bisogno del suo spazio.”<br />
Questa è buona.<br />
Se mi fossi azzardata io a comportarmi così quando avevo la sua età, non solo mia madre mi sarebbe corsa dietro con la scopa, ma mi avrebbe tenuto in punizione per minimo un mese, segregata nella mia camera come una reietta, senza telefono e senza tv. Quant’è ingiusta la vita.<br />
Mi è ufficialmente passata la fame e la voglia di fare altre domande.<br />
Sono sconvolta. Ero pronta a tutto, ma non mi aveva mai sfiorato l’idea di poter assistere un giorno a una discussione tra i miei genitori come quella di cui sono stata testimone stasera. Papà non ha nemmeno tentato di controbattere e in un certo senso lo capisco: anche io reagisco così contro gli attacchi isterici materni, più per evitare rogne che altro in attesa che passino e si possa ragionare con più calma. Questa volta però mamma sembrava motivata. Fin troppo motivata.<br />
È possibile che uno come papà possa nascondere qualcosa? Una relazione, poi?<br />
No, non ci credo, se n’è andato solo per evitare scenate davanti a noi. Siamo pur sempre le sue bambine, so quanto ci tiene alla nostra tranquillità. L’ha fatto per questo, ne sono certa.<br />
Comunque, meglio sloggiare di qui e tornare in un momento migliore. Ora non è proprio aria.<br />
Vado in bagno per sciacquarmi la faccia e riprendermi dal terremoto e passo davanti alla mia vecchia camera da letto. Alice ci si è trasferita quando me ne sono andata via. Non vedeva l’ora e appena ha avuto l’occasione se n’è appropriata. Incredibile che abbia lasciato la porta aperta, di solito la tiene chiusa come se dovesse custodire chissà quali segreti.<br />
La curiosità improvvisa che mi assale è troppo forte.<br />
Mi fermo, accendo la luce, do un’occhiata dentro e stento a riconoscerla. È un vero porcile.<br />
Letto ancora disfatto, due poster dei Tokyo Hotel alle pareti, scarpe e vestiti sparsi dappertutto, libri impilati sulla scrivania, messi a casaccio tra cosmetici e smalti scuri, zaino buttato sotto la sedia, anta dell’armadio socchiusa con un vestito completamente nero appeso, ancora con l’etichetta attaccata. Lontani i tempi dei Take That prima maniera e delle sane regole di convivenza civile. Del mio rifugio non è rimasto niente, nemmeno l’ordine. Inutile dire che mamma ha cambiato visione della vita anche su questo.<span id="more-5174"></span><br />
Entro e guardando alla mia sinistra noto che dei tempi andati è sopravvissuto solo il mio poster di Johnny Depp. Uno dei pochi uomini che è riuscito a crescere tre generazioni di sbarbatelle e ancora resiste sul trono. Lo preferisco di gran lunga adesso, ma ora che lo rivedo in questa versione dopo tanti anni, confermo che anche tre lustri fa non era affatto male.<br />
L’etichetta sul vestito dimostra la famosa prodigalità di mia sorella. Alice è molto oculata, centocinquanta euro per un mezzo straccio sono segno di grande maturità nella gestione dell’economia domestica.<br />
Lasciamo stare o mi viene la gastrite.<br />
Apro l’armadio per vedere che genere di abbigliamento ha il coraggio di mettersi oltre a questa roba orrenda e la prima esclamasione a cui penso è: “che allegria!”<br />
Mi trovo davanti a un brodo primordiale monocromatico composto da maglioni, abiti, gonne e pantaloni tutti neri. Magliette a righe bianche e nere. Un po’ di pizzo e taffetà, rigorosamente neri. L’unica nota eccentrica è data dagli intramontabili jeans e da qualche felpa fucsia o rossa con tanto di teschi e cuoricini che spuntano qua e là nel caos dando un tocco di colore al tutto. È una fase anche questa, passerà com’è successo a tutti. O almeno credo.<br />
Mentre chiudo sconsolata le ante, alzo gli occhi e noto, nell’ultimo scaffale in alto, una fila di scatole impilate per bene che mi sembrano famigliari. Sono impossibili da raggiungere senza salire su una scala. Quella scatola rosa a pois, con quella striscia di scotch che la chiude tutt’attorno, decorata con le fragoline rosse, proprio nell’angolo più lontano e meno accessibile, no, non può essere&#8230;<br />
Sento una spinta improvvisa nella pancia, come un tonfo: credo che sia questo il rumore che fanno i ricordi.<br />
Vengo presa da una strana eccitazione, così libero la sedia dalle schifezze che ci sono sopra, la piazzo in zona strategica, ci monto sopra e mi allungo verso quella scatola. La sfioro con le dita, riesco a farla scivolare appena un po’ verso di me, il giusto necessario per afferrare il bordo e farla uscire dal suo cantuccio. La riconosco, è lei: è la mia scatola dei desideri!<br />
Non ci posso credere!<br />
Io pensavo che mamma l’avesse spostata, che fosse finita chissà dove e invece eccola qua, custodita nello stesso armadio che è stato mio per vent’anni e che ora appartiene di diritto a quella stronzetta di mia sorella. Un mare di immagini e pensieri mi inonda all’improvviso e quasi vengo sopraffatta dalla voglia di aprirla lì, seduta stante.<br />
Già, col rischio che Alice ritorni e mi rovini la festa.<br />
Non ci penso neanche.<br />
Rimetto a posto la sedia, richiudo gli sportelli, mi guardo un’ultima volta attorno poi spengo la luce ed esco.<br />
Poco ma sicuro, questa scatola torna a casa con me.</p>
<p>Rientro nell’appartamento un’ora dopo ancora a stomaco vuoto e trovo Melissa e Lilly che litigano sui turni del bagno. Qualsiasi argomento è buono per loro, ma adesso non ho proprio voglia di sopportare le loro scenate. Chiudo la porta sbattendola forte e urlando di smetterla subito.<br />
“O vi caccio fuori casa a pedate!”<br />
Entrambe si bloccano all’istante e mi guardano come se fossi un marziano.<br />
“Viola, hai dei problemi a gestire la rabbia, ultimamente?” chiede Mel con fare indagatorio, incrociando le braccia. Lei e la sua dannata laurea in psicologia. Quell’asciugamano che indossa, tutto volant e roselline, non la rende di certo credibile.<br />
“No, vorrei solo un po’ di quiete: sto per fare un tuffo nel mio passato, ragazze.”<br />
“In che senso?” chiede Lilly, incuriosita.<br />
Tiro fuori dalla borsa la scatola rosa a pois e la mostro loro, trionfante, scuotendola appena.<br />
“Che cos’è quella roba?”<br />
“Non fare quella faccia schifata, Mel. Questa è la mia scatola dei desideri.”<br />
Lilly lancia un gridolino e inizia a battere le mani.<br />
“Incredibile! Dove l’hai trovata?! Anche io ne avevo una! L’ho seppellita in giardino, tanti anni fa, chissà se c’è ancora!”<br />
“Te l’hanno sicuramente mangiata i topi.”<br />
“Impossibile, era di metallo, ero piccola ma avevo pensato anche ai topi e alle talpe, che ti credi? Però non ricordo più cosa ci ho messo dentro&#8230;”<br />
Nemmeno io lo ricordo più, l’avevo sigillata perché nessuno ci mettesse il naso e sembra che in effetti non sia stata mai aperta. È ora di dare un’occhiata e fare un viaggio nel tempo di quelli seri. Mi sono preparata psicologicamente mentre tornavo a casa e non ho intenzione di fermarmi proprio ora.<br />
“Ok, ragazze, andiamo in cucina, ci sediamo attorno al tavolo e vediamo cos’ha conservato per la bellezza di venti lunghi anni questa meravigliosa scatola rosa!”<br />
Lilly è più eccitata di me, mentre Melissa guarda l’orologio appeso alla parete e si siede senza nascondere un po’ di impazienza.<br />
“Vai di fretta Mel?”<br />
“Dovrei essere al lavoro per le dieci&#8230;”<br />
“Ancora il pub?”<br />
“No, ehm, questa settimana sto in una discoteca fuori città, facciamo presto che mi devo preparare.”<br />
“Ok, nessun problema, ci metto un attimo.”<br />
Inizio a staccare con cura lo strato di scotch che blocca il coperchio e lo appendo allo schienale della sedia per non farlo arrotolare su se stesso. Voglio conservarlo, non deve assolutamente rovinarsi. Sento il cuore che batte forte, mi sembra di essere tornata bambina quando tutto mi strabiliava, mi emozionava, mi sconvolgeva. Prendo un lungo respiro. Tre paia di occhi sono puntati sulla mia scatola dei desideri e io adesso sto per aprirla. Di nuovo, dopo vent’anni. Con due testimoni.<br />
Quando la sigillai ero sola, non c’era nemmeno Alice. Bei tempi.<br />
“Bene, allora ci siamo, uno, due&#8230;” afferro con tutte e due le mani le estremità del coperchio e mentre dico <em>tre</em> lo tiro verso l’alto. Guardo dentro e Lilly e Mel fanno lo stesso. Non capisco cosa sto guardando esattamente, poi metto a fuoco meglio, e inizio a intravedere qualcosa. Nel caos, riemergono oggetti famigliari che avevo dimenticato.<br />
Una gommina di Poochie mezza consumata. Un Mio Mini Pony con la criniera e la coda azzurra ancora in buono stato. Una serie di figurine di Barbie che ormai avranno perso la colla. Un cubo di Rubik irrisolto. Una confezione di BigBabol alla fragola scaduti. Uno Snorky di gomma con l’antenna mobile. Un portamonete degli Orsetti del Cuore vuoto. Un peluche di Hello Kitty con uno scamiciato azzurro.<br />
Un momento.<br />
Non può essere.<br />
È incredibile!<br />
Questo è il vestitino <em>cambiacolore</em>!<br />
È proprio lei, la mia inseparabile Kitty!<br />
Ecco dov’era finita, è stata qui per tutto questo tempo!<br />
Davanti a me ritrovo all’improvviso il mondo che è stato la mia infanzia e inizio a scavare per vedere cosa c’è sotto il primo strato. Matite nuove e penne con gli strass, il mitico cerchietto con i cuoricini a molla che usavo per le feste di carnevale, un nastrino di raso bianco che avevo conservato da qualche bomboniera, una rosa di carta che avevo fatto all’asilo, non ci posso credere, è tutto rimasto perfetto, uguale a come l’ho riposto e visto l’ultima volta.<br />
“Mioddio Viola! Un pupazzo vintage di Hello Kitty!” esclama Lilly afferrando al volo la mia Kitty. “Ma sai quanto vale oggi una cosa del genere per i collezionisti?!”<br />
“No, non lo so, ma non mi interessa: non c’è dubbio che lo venda!”<br />
Si è salvato da due tifoni come il trasloco e le pulizie materne, è chiaro che questo è un segno del destino, non mi metterò certo a venderlo all’asta su eBay.<br />
“Ma non ci credo! Anche io avevo le cosine di Poochie, era così dolce!”<br />
“Figurati se mancava all’appello quella cagna pulciosa, quanto la odiavo” Mel la cinica, che interrompe l’idillio. “Scusate fanciulle, ma adesso scappo in doccia e mi preparo o non arrivo mai più. Bella la scatola dei desideri, molto&#8230; <em>introspettiva</em>. Buon viaggio nel passato.”<br />
Melissa ci abbandona senza dire altro e ci lascia sole a esplorare i ricordi che ci accomunano.<br />
“Pure io guardavo gli Snorky alla televisione, e non mi perdevo neanche una puntata di Candy Candy: guarda com’era diversa sul fumetto, era molto più bella! Questo numero avrà&#8230; quanto?”<br />
“Ho sigillato la mia scatola del desideri quando avevo dieci anni, ma erano tutte cose che usavo da quando avevo cinque anni, non farmici pensare troppo o sbrocco, Lil.”<br />
Prendo tra le mani la mia Kitty e la guardo meglio.<br />
È rimasta tale e quale, candida, contenta, il fiocchetto viola al suo posto.<br />
Non è invecchiata di un giorno. Non ha dovuto affrontare il mondo della scuola, dell’università, del lavoro. Non ha dovuto lottare per la propria indipendenza. Non è mai stata delusa da nessuno. Non ha deluso nessuno. Non ha dovuto combattere contro le difficoltà di una vita precaria e insoddisfacente. Non ha mai dovuto fare i conti coi propri fallimenti e coi propri errori. Non ha mai sofferto. È rimasta chiusa qui dentro, al sicuro, in mezzo a oggetti innocui che le hanno tenuto compagnia fino a quando la sua vecchia amica l’ha ritrovata e riportata alla luce. E la abbraccia come se fosse una persona, come se fosse viva.<br />
“Che dolci che siete” fa Lilly sognante “sembri tornata bambina.”<br />
Mi sento addosso una strana sensazione. Sembra tristezza e malinconia assieme.<br />
“Ci facciamo una tisana alla fragola? Ho bisogno di qualcosa di caldo.”<br />
“Se ci metti anche dei biscotti al cioccolato, dico sì: sto morendo di fame.”<br />
Per forza, non ho cenato.<br />
“Aggiudicato. Oggi ho fatto la spesa e ci sono anche i wafer alla vaniglia, prendo pure quelli.”<br />
Quel che non manca di certo a Lilly è l’entusiasmo.<br />
“Ma tu lo guardavi Lady Oscar?”<br />
“Certo! E anche Georgie!”<br />
“Pervertita&#8230;”<br />
“Senti chi parla, scommetto che lo guardavi pure tu.”<br />
“Ovvio!”<br />
E mentre il bollitore scalda l’acqua iniziamo a raccontarci le nostre vite di quando eravamo piccole.<br />
Sembrano passati secoli, o forse siamo noi ad essere cambiate come mai ci saremmo aspettate.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Le avventure di una Kitty addicted</strong></em> di <strong>Eliselle</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hola Pelacodes di Claudio Roncaccioli</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Roncaccioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un respiro profondo per annusare intensamente l’aria; non importa se sa di smog, di cibi o bevande calde takeway, o è solo l’alone puzzolente della sigaretta senza filtro di un passante. Per me Londra è l’inebriante profumo della libertà che ti prende solo per il fatto di trovarti nel cuore di una metropoli immensa, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5170" href="http://www.blogdegliautori.it/claudio-roncaccioli/hola-pelacodes-di-claudio-roncaccioli/hola-pelacodes/"><img class="alignnone size-full wp-image-5170" title="Hola Pelacodes di Claudio Roncaccioli" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/hola-pelacodes.jpg" alt="" width="241" height="340" /></a></p>
<p>Un respiro profondo per annusare intensamente l’aria; non importa se sa di smog, di cibi o bevande calde takeway, o è solo l’alone puzzolente della sigaretta senza filtro di un passante. Per me Londra è l’inebriante profumo della libertà che ti prende solo per il fatto di trovarti nel cuore di una metropoli immensa, senza confini precisi, dove nessuno ti conosce e nessuno conosci; la consapevolezza del tempo che non c’è, di giorni che perdono il loro nome che si trasforma in droga per la vita.<br />
Ma attenzione: i bagni degli hotel sono, tutti, privi di bidet e, per un italiano non abituato a viaggiare il mondo,  la prima volta è un dramma, perché te ne accorgi solo dopo averla fatta (perdonate la franchezza). Ed è il panico: ti metti a girare mezzo nudo(a), prima in bagno  e poi in camera, con un paio di fogli di carta igienica appiccicati nel mezzo dei glutei, alla disperata ricerca del bidet che non c’è. L’istinto è quello di chiamare la reception e chiedere spiegazioni.<br />
- <em>Fratello devi scegliere: o ti  fai una doccia come si deve, e ti sputtani almeno mezz’ora del tuo preziosissimo tempo rischiando di arrivare tardi al museo; oppure ti rassegni a tenerti le croste sul culo. E’ lo stile british. Ma stai tranquillo: al museo troverai sicuramente una colonna in cui, con discrezione senza che nessuno ti veda, tranne il corpo di guardia che vigila con l’ausilio di telecamere in ogni angolo, potrai ristorare l’insopportabile prurito. All’uscita il guardiano ti sorriderà: trattieni il tuo istinto italico di sputargli in un occhio e saluta gentilmente.</em><br />
Gli alberghi di categoria inferiore, meno lussuosi ma egualmente dignitosi, hanno l’apertura della finestra della camera a scorrimento verticale. Un vero flagello per il turista curioso che rischia una botta da orbi non appena si affaccia  per scrutare oltre il davanzale. Il serramento, proprio in quell’istante, per un diabolico sortilegio, si chiuderà improvvisamente impattando il cranio del malcapitato. Avete presente i cartoni animati: stessa scena!<span id="more-5171"></span></p>
<p>Ho un problema: non conosco l’inglese.<br />
Probabilmente è una colpa e quando il lavoro mi porta nel Regno Unito, durante il tempo libero il disagio lo avverto e me ne vergogno, consapevole che gli inglesi hanno la pessima abitudine di farti sentire una merda. Basta non farci caso ed usare la stessa moneta di cambio.<br />
Alcune cose ovviamente  le ho imparate e quindi il giro tra le  chincaglierie dei banchi di <em>Portobello Road</em> a chiedere quanto costa senza però capire la risposta (di solito me la cavo con un Ah), la visita alla <em>National Gallery</em> o  al <em>British Museum</em> e la tappa fissa  al <em>Bibendum Oyster Bar. 81, Fulham Road</em>, per una dozzina di <em>Fine de Claire</em> della Bretagna, sapore metallico e profumo pulito e buono del freddo oceano, ormai sono irrinunciabile consuetudine.<br />
Nei momenti di difficoltà ho imparato a speculare sul fatto che a Londra la comunità italiana è di oltre 500.000 persone e di conseguenza le informazioni indispensabili in qualche maniera sono quasi sempre riuscito ad estorcerle.<br />
Quasi.<br />
Capitò, appena uscito da <em>Harrods</em>, di chiedere ad un edicolante,  abbino pena di me i cultori delle lingue anglosassoni,  dove si trovasse una <em>“steik house”</em>, che ricordavo aver intravisto nella zona qualche ora prima. L’uomo iniziò a scrutarmi come fossi il pupazzo di E.T. l’extraterrestre e mi interrogò su cosa fosse una steik house. Gli spiegai che era un locale dove mangiare del buon filetto irlandese grosso tre dita e possibilmente non di mucca pazza, giusto per non cadere sempre nel solito <em>fish and cips</em> di mezzogiorno, che ormai cominciava ad uscirmi dagli occhi.<br />
Mi guardò ancora da capo a piedi e poi, come un professore di Oxford rivolto all’allievo somaro, con tremendi movimenti labiali e di tutta la muscolatura del volto ed occhi spalancati a puntare i miei, urlò:<br />
-Sir, Steak house, not steik house, steak house please.<br />
Contemporaneamente col dito mi indicò il locale, una trentina di metri più in là sul marciapiede opposto di Knightsbridge.<br />
- <em>Eh … si mangia bene?</em><br />
- <em>Sorry?</em><br />
- <em>Sorry na’ sega!</em><br />
Ovviamente non capì;  mi congedai allargando la bocca in un sorriso muto di circostanza ed auspicando un giorno di incontrarlo per le strade di Vicenza, piegato dai crampi della fame, alla disperata ricerca di un buco dove mangiare un buon piatto di spaghetti.<br />
Mi infilai le cuffiette ed a tutto volume feci partire l’adorato inno dei miei vent’anni: J. Paul Young, <em>Love is in the air</em>.<br />
Il rischio più grosso lo corsi all’aeroporto di Heatrow al metal detector. Durante il mio passaggio l’allarme sibilò. Avevo vuotato le tasche dalle monete e dalle chiavi, riposto il cellulare e quant’altro con appendici metalliche nel cestello, ero certo di avere prestato massima attenzione, consapevole che negli aeroporti inglesi i controlli sono di una severità assoluta. La poliziotta di guardia mi invitò a ripercorrere il breve tragitto ed il metal suonò ancora. Tolsi il capotto ed il maglione rimasi in jeans e t-shirt. I miei abiti passarono sotto il piccolo tunnel che controlla il bagaglio a mano e tutto risultò in ordine. Io invece transitai nuovamente sotto il metal che ricominciò a suonare. Venni perquisito, non è mai piacevole, ma non venne trovato nulla. La poliziotta prese un metal manuale, di quelli che sembrano una grossa lente, e cominciò a esaminare ogni parte del mio corpo. All’altezza del ciccio si udì un bip bip e tutta la folla  accodata si mise a rumoreggiare incuriosita.  Ripeté l’operazione e l’esito  fu lo stesso. Per un attimo mi smarrii. Un brivido mi percorse la schiena  mentre immaginavo la stretta dolorosissima che avrebbe potuto infliggere ai miei cari gioiellini ficcanasando con quelle sue enormi mani nere. Fortuna volle che avesse preso gusto a far cantare bip bip al metal, che teneva saldamente in mano, sopra la zona sospetta. Attorno a me il campanello di persone andava crescendo. Avevo puntati addosso sguardi tracimanti dal desiderio di capire cosa sarebbe successo.<br />
Sarei rimasto in mutande o mi aspettava una capillare perquisizione alla zona rossa  del mio corpo?<br />
Poi l’illuminazione celeste.<br />
- <em>I have got a big metal’s dick!!! </em><br />
Lo dissi improvvisamente ad alta voce. Lo ripetei quasi a cercarne conferma. Tutti scoppiarono a ridere. La poliziotta invece mi lanciò uno guardo elegiaco, delusa dall’inattesa sortita. Chissà cosa s’era cacciata in testa. Proprio nel momento in cui la situazione stava precipitando, dalla tasca estrassi infatti un minuscolo fermaglio, attorcigliato nel tessuto da qualche lavaggio, ed impercettibile al tatto esterno. Il metal aveva smesso di allarmare.<br />
Sorte peggiore toccò invece ad un turista italiano al deposito bagagli. Avvicinò un facchino e, giuro che è vero, gli disse:<br />
- <em>Facchimen , pijame a valigia!</em><br />
Tutti conoscete l’inglese meglio di me ed è pertanto inutile spiegarvi cosa potesse aver capito il facchino il quale chiamò la polizia per l’insulto ricevuto.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/opere-prime/hola-pelacodes-di-claudio-roncaccioli" target="_blank"><em><strong>Hola Pelacodes</strong></em></a> di <strong>Claudio Roncaccioli</strong></p>
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		<title>Le donne e la luna di Alfredo Lucifero</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 17:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Lucifero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ora il tempo si è sciolto nelle mie mani, scorre come un fiume sul viso, lascia ferite inguaribili e residui di creta sulla pelle che, passata l&#8217;azione della crema, diviene opaca, antica; allora spargo con le dita sottili le creme nutrienti che la fanno brillare lucida come un serpente e manda il tempo a scivolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5168" href="http://www.blogdegliautori.it/alfredo-lucifero/le-donne-e-la-luna-di-alfredo-lucifero/le-donne-la-luna/"><img class="alignnone size-full wp-image-5168" title="Le donne e la luna di Alfredo Lucifero" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/le-donne-la-luna.jpg" alt="" width="266" height="380" /></a></p>
<p>Ora il tempo si è sciolto nelle mie mani, scorre come un fiume sul viso, lascia ferite inguaribili e residui di creta sulla pelle che, passata l&#8217;azione della crema, diviene opaca, antica; allora spargo con le dita sottili le creme nutrienti che la fanno brillare lucida come un serpente e manda il tempo a scivolare all&#8217;indietro lasciandolo incerto del suo cammino; non è passato, è rimasto fermo, insicuro per me: ero bambina, gli occhi splendevano azzurri come il cielo di quelle estati belle come il mare che così tanto ha contato nella mia fanciullezza; il mare e il cielo erano dentro di me, allora, quando la vita mi attendeva come un verde prato dove correre e giocare all&#8217;aperto; ricordo di allora anche il suono del cielo: è una musica inimmaginabile che non riesco più a sentire. Entra dalla porta stasera come quella striscia di luna eterea quasi inesistente di fronte alla luce forte ma anch&#8217;essa è resa infinita dagli specchi che moltiplicano se stessi assieme a me che riesco a sorridere indifferente.<br />
Anche le altre me stesse sorridono, i denti si scoprono, sono bianchi come perle lucide, come la pelle irrorata dalla crema.<br />
Non ricordo se il sotto del cielo fosse quello del mare che lo rimandava. insieme alle onde leggere, incessanti come la vita che non può finire e incessante batte sulle tempie che si muovono leggere indipendentemente dalla volontà, battono come il sangue che entra e esce dal cuore e che sento come uno stanco amico sconosciuto. Quante emozioni e umiliazioni ho subito, sofferenze indicibili, anche gioie, soddisfazioni per qualche aspetto della vita ma anche dolori, delusioni, dolcezze e amori avuti e perduti.<span id="more-5169"></span><br />
Ecco il naso, la pelle delle tempie unta e liscia, lascia intravedere il cranio, le ossa chiare che formano lo scheletro.<br />
Certo un giorno sarò così, ma non lo saprò. Solo adesso grazie alla mia pelle sottile conosco queste ossa giallastre. A volte di notte mi sveglio e mi alzo sul letto mentre un&#8217;angoscia sorda mi stringe il cuore: forse un giorno non sarò più, ma sì, forse andrò in Paradiso, forse ritroverò i miei cari, oppure rinascerò per affrontare una vita migliore di questa, più buona, certo più felice, anche se lo sono stata, ma più bella.<br />
Le creme non saranno più necessarie, la pelle liscia e chiara, labbra ben disegnate, naturalmente avrò capelli biondi. Ecco non mi adatterei se in quell&#8217;altra vita rinascessi con gli occhi neri, i capelli neri e allora quella parte di mare che ho sempre portato dentro di me, con i miei occhi azzurri non potrei averla più. Questa mia voce ha il suono della musica, forse il suono del tempo che scorre come un fiume sul mio volto, il tempo che sto fermando con questa crema per nutrire la pelle che è viva come un animale estraneo.<br />
Un tempo ho amato ma non sono certa perché non mi sono mai donata completamente, non ho mai saputo essere una donna, sottomessa e servile, dolce; anche con gli altri ho fatto da brava attrice la parte di uomo. Ho comandato, voluto interpretare la donna moderna sicura di sé, invece avrei voluto stringermi a ognuno e chiedere amore, affetto, protezione che gli uomini non mi hanno mai saputo dare; tutti sono stati esseri deboli che volevano essi essere guidati. Cercavano in me la madre e il padre. Una donna forte, vorrei essere una donna debole, ho avuto quello che ho voluto ma poi &#8230; vorrei avere avuto qualcosa che non so, che mi manca, l&#8217;ho perduta nel tempo e nel pensiero senza poterla più trovare.<br />
Tutta la vita, anche quella trascorsa, mi sta sfuggendo tra la mani come acqua, dal volto, dalla pelle candida e liscia, dal seno forte e bello che ha attirato gli uomini ma non è riuscito ad allattare un bambino, un figlio, una vita futura mia per non finire del tutto, un seno candido che sembra fatto apposta per riempirsi di latte e donarlo a una nuova vita; chissà come sarebbe stato un mio bambino, avrebbe somigliato a me o a mia madre, a mia sorella oppure a mio padre, forte e lontano mille secoli da me e dalla maniera in cui ho vissuto, l&#8217;unica somiglianza con me era il mare, lui era capitano di lungo corso e aveva nel viso e nelle mani brune e forti il senso del mare.<br />
La vita sta spingendomi così lontana che non riesco ad accorgermene, la morte si sconta vivendo, ogni giorno una lacrima esce dagli angoli degli occhi, scivola sulla crema del viso come fosse neve.<br />
Un figlio voleva dire non essere libera, invece ho sempre voluto esserlo, anche quando sono stata moglie o donna di qualcuno, libera di fare e di pensare quello che mi è sembrato opportuno, ma libera. La libertà si guadagna con la fatica, con il sudore della fronte, con una lotta incessante nei confronti dei problemi, dei mosaici di cui non tornano i pezzi, delle condizioni create dalle circostanze della vita, dei sogni e dei pensieri degli altri. Vincere tutto questo per la libertà, anche se essere libera vuole dire essere schiava di se stessa.<br />
In gioventù ho lasciato il mare per volare in cielo con gli aerei da dove il mare sembra soltanto un piccolo lago in un giardino, a Roma l&#8217;ho ritrovato a volte nell&#8217;acqua del biondo fiume Tevere ma solo in alcuni riflessi azzurri quando il cielo è sereno e ricorda il colore del mare; anche i gabbiani che di giorno volteggiano sul fiume e alla sera come fantasmi del passato volano sul cielo del Campidoglio illuminati dalla luna o dalle luci della città lo ricordano. Ma mi manca quell&#8217;ampiezza dell&#8217;orizzonte che accompagna lo sguardo camminando sulla spiaggia, quella chiarezza senza fine nell&#8217;attacco del cielo con il mare. Gli occhi spaziano liberi fin dove i due elementi si uniscono e fanno spingere oltre lo sguardo, un al di là sconosciuto e antico. Cerco laggiù in quell&#8217;azzurro qualcosa che non riesco a trovare nel caos dei palazzi e nelle vestigia dei templi romani che fanno volare il pensiero nei tempi remoti.<br />
A questo punto della mia vita mi chiedo cosa farò nei prossimi mesi, anni, quanti anni. Ancora la speranza di qualcosa di migliore che possa accadere e la paura di qualcosa di peggiore; cosa mi succederà nei giorni che verranno, a cosa potrò aspirare di più di quello che ho e che sono, non vorrei nemmeno essere più giovane, mi basta restare quella che sono, mi sento giovane e viva, soltanto mi manca la speranza di fare qualcosa in più, in meglio.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Le donne e la luna</strong></em> di <strong>Alfredo Lucifero</strong></p>
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		<title>La spugna di Lella De Marchi</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 17:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lella De Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[
la spugna &#8211; prologo -
dove mi passa la voce del mondo?
non sono piena, il mio corpo non è
materia pesante uguale compatta,
il mio corpo non è cemento, non sono
vuota, il mio spazio non è il vuoto
totale buio profondo, il mio spazio
non è il fondo, io sono piccola
piccola piccola, sono fatta di cose
sottili leggere vicine dovunque
vaganti piastrine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5166" href="http://www.blogdegliautori.it/lella-de-marchi/la-spugna-di-lella-de-marchi/la-spugna/"><img class="alignnone size-full wp-image-5166" title="La spugna di Lella De Marchi" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/07/la-spugna.jpg" alt="" width="250" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>la spugna &#8211; prologo</strong> -</p>
<p>dove mi passa la voce del mondo?</p>
<p>non sono piena, il mio corpo non è<br />
materia pesante uguale compatta,<br />
il mio corpo non è cemento, non sono</p>
<p>vuota, il mio spazio non è il vuoto<br />
totale buio profondo, il mio spazio<br />
non è il fondo, io sono piccola</p>
<p>piccola piccola, sono fatta di cose<br />
sottili leggere vicine dovunque<br />
vaganti piastrine, tu sfiorami</p>
<p>con un soffio, toccami con la voce<br />
muovimi fammi vibrare<br />
la superficie, passami la voce<br />
del mondo tra i pori di questa spugna</p>
<p>***</p>
<p><strong>il punto esatto</strong></p>
<p>qual è il punto esatto in cui tutto comincia?</p>
<p>dev’esserci un punto immerso nel tempo<br />
dal tempo bagnato e disfatto per sempre<br />
in cui tutto comincia,<br />
big bang che si crea dal caos sparo<br />
nella notte voragine che inghiotte<br />
assordante silenzio, dev’esserci un punto<br />
per cercarlo ti trovi a camminare<br />
all’indietro dalla fine all’inizio<br />
sempre di spalle, e mentre cerchi non sai<br />
nemmeno se esiste, che mentre cerchi<br />
non vedi, non hai occhi didietro,<br />
dev’esserci un punto immerso nel tempo<br />
dal tempo bagnato e disfatto per sempre<br />
in cui tutto comincia,<br />
un punto perfetto come quando facciamo<br />
l’amore, la nostra forma d’amore,<br />
quella che più ci appartiene, l’unica sete<br />
che non ci abbandona, un punto perfetto<br />
come quando proviamo piacere, dove<br />
siamo fedeli devoti possiamo<br />
giurare senza spergiuro, anche nel tempio</p>
<p>qual è il punto esatto in cui tutto comincia?</p>
<p>***</p>
<p><strong>sulle vie di Shibuya</strong></p>
<p>questa mattina sulle vie di Shibuya<br />
mentre camminavo in cerca di un caffè<br />
mi sono vista riflessa nei vetri<br />
di un negozio e mi sono sembrata<br />
qualcun altro, mi sono fermata<br />
un attimo a pensare poi sono ripartita<br />
con la vita di qualcun altro addosso,<br />
- ferma così sopra ai miei gesti,<br />
intrappolata per una attimo dentro<br />
al mio reticolato -, questa mattina sulle vie<br />
di Shibuya non mi sono da subito<br />
riconosciuta</p>
<p>perché tutto ritorna, persino sul mio corpo,<br />
come inciso sulla pietra?</p>
<p>***</p>
<p><strong>l’estraneo sottocutaneo<br />
</strong><br />
dammi spazio per essere ciò che non sono<br />
mai stata, l’estraneo sottocutaneo,<br />
l’attimo sbandato dentro al tempo<br />
da un calcolo errato germinato,<br />
per caso o per necessità,<br />
qualcosa che come un virus<br />
nuovamente riavvicini le nostre nudità,<br />
dammi spazio per essere ciò che non sono<br />
mai stata, concedimi fedele<br />
al nostro tempo che ci aspetta</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/poesia/novita/la-spugna-di-lella-de-marchi" target="_blank"><em><strong>La spugna</strong></em></a> di <strong>Lella De Marchi</strong></p>
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		<title>Essere Donna &#8211; ovvero &#8211; Aznareps, il volo della speranza di Lidia Colla</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 10:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lidia Colla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#8220;Mio dio, Luca, non fai che parlare! Sembri tutto nonna Adelia&#8230;!&#8221;
E poi si pentiva, e pensava alle sue lunghe ore di solitudine, ai suoi disegni.
Case, case, case, con file e file di fineste, tutte sbarrate, quasi ci si volesse rinchiudere dentro.
O forse non trovava la via d&#8217;uscita?
Come lei ora, che dopo tanti anni sarebbe voluta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5158" href="http://www.blogdegliautori.it/lidia-colla/essere-donna-ovvero-aznareps-il-volo-della-speranza-di-lidia-colla/essere-donna/"><img class="alignnone size-full wp-image-5158" title="Essere Donna - ovvero - Aznareps, il volo della speranza di Lidia Colla" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/essere-donna.jpg" alt="" width="269" height="380" /></a></p>
<p>&#8220;Mio dio, Luca, non fai che parlare! Sembri tutto nonna Adelia&#8230;!&#8221;<br />
E poi si pentiva, e pensava alle sue lunghe ore di solitudine, ai suoi disegni.<br />
Case, case, case, con file e file di fineste, tutte sbarrate, quasi ci si volesse rinchiudere dentro.<br />
O forse non trovava la via d&#8217;uscita?<br />
Come lei ora, che dopo tanti anni sarebbe voluta venir fuori dal groviglio, e cercava strisce, toppe, frammenti, per fare almeno un patchwork di ricordi. O forse ne aveva paura, e voleva solo un filo sottile per tentare di ricucire le ferite e fare magari un bel lifting al suo cuore? E sentiva un gran vuoto dentro quando le venivano in mente tutte le domande senza risposta, e i dubbi alla ricerca di certezze.<br />
E si accorgeva che finora aveva cercato di nasconderli, come quegli oggetti inutili e scomodi che ti ritrovi sempre in mezzo e non hai mai il coraggio di buttare, e nella speranza di dimenticarli, li ficchi stretti stretti in un armadio.<br />
Ma ora quelli incominciavano a premere, pigiando forte per uscire, e lei stava lì a braccia spalancate per bloccarli, come quando in sogno sentiva la casa che le cadeva addosso, e disperata, con le braccia, cercava di tener ferme le pareti.&#8221;</p>
<p>(&#8230;)<span id="more-5159"></span></p>
<p><em>E&#8217; il romanzo della fatica di essere donna, ma anche il romanzo della speranza, dove tante donne potranno ricoscersi, in un caleidoscopio di tanti specchi, in cui ciascuna potrà ritrovare un suo anche piccolo ritratto. La storia è ambientata a Torino, magica e malinconica, filtrata dal ricordo della situazione particolare in cui il racconto si svolge e dalla consapevolezza della problematicità della situazione femminile, che fa da filo conduttore.</em></p>
<p>&#8220;A ritroso nel tempo, vedeva tutta una cordata di donne che, spesso ignare, senza parole, avevano saputo resistere, guardando oltre i sacrifici e la fatica, i maltrattamenti e la violenza, e chine sul solco, alla macina o al telaio, avevano cercato la speranza. Anche per lei.<br />
O forse proprio per lei e per chi, come lei, doveva ancora venire, ché loro si sentivano poco più che bestie, e soprattutto vinte.&#8221;</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>&#8220;Come Teresa, adulta ma col sorriso di bambina. Sempre vestita di nero.<br />
Fuori del tutto emarginata. Dentro, violata, offesa, maltrattata.<br />
&#8230;Così decise. E nella calura del solleone, quando il sole picchia e l&#8217;afa ti avvolge come una coperta bagnata, e lungo la strada le case dormono con le palpebre abbssate, e se incontri qualcuno non alza nemmeno gli occhi, uscì di casa. Ma non era sola. Portava uno sgabello sotto il braccio, quello per appoggiare i piedi quando era seduta che, così piccola, non toccava terra.<br />
Fuori, la strada calda, deserta. Chi passa tira dritto, a capo chino, come d&#8217;inverno, quando s&#8217;intabarra, che soffia la tramontana, e fa fatica a tirar fuori pure una parola.<br />
Ecco il ponte, la spalletta. E lo sgabello. Per l&#8217;ultimo salto.<br />
Tutto si sistema. E il corpo affiora sul fiume, ch&#8217;è una pozza e non c&#8217;è acqua nemmeno per i germani, appollaiati qua e là sui sassi bianchi. E gli schizzi, ch&#8217;è stato un gran tonfo, gli scivolano senza refrigerio, sulla prosciugata iridescenza delle ali.<br />
Sofferenza di donna. Senza voce. Occhi di bambina che non hai voluto guardare per non sentirne l&#8217;urlo. Occhi di donna. E invece basterebbe guardarsi per condividere e capire&#8230;&#8221;</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/recensioni/essere-donna-di-lida-colla" target="_blank"><strong>Essere Donna &#8211; ovvero &#8211; Aznareps, il volo della speranza</strong></a></em> di <strong>Lidia Colla</strong></p>
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		<title>Fuori e&#8230; Dentro di Giulia Meloncelli</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/giuliana-meloncelli/fuori-e-dentro-di-giulia-meloncelli/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/giuliana-meloncelli/fuori-e-dentro-di-giulia-meloncelli/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Jun 2010 10:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuliana Meloncelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[
Eppure -
Se c&#8217;è un posto
questo è quello giusto
Se c&#8217;è un tempo
adesso è proprio il momento
ma sono certa che
sono sempre stata qui
prima che fosse il mio tempo
prima che lo raggiungessi
***
Inverno
Ti sfuggo come un nemico
ma come un nemico
a volte sei attraente
In quei momenti
la nebbia che tutto nasconde
la brina che tutto ricama
mi attraggono come d&#8217;incanto
Nei suoi disegni
non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5156" href="http://www.blogdegliautori.it/giuliana-meloncelli/fuori-e-dentro-di-giulia-meloncelli/fuori-e-dentro/"><img class="alignnone size-full wp-image-5156" style="border: 1px solid black;" title="Fuori e... Dentro di Giuliana Meloncelli" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/Fuori-e-dentro.jpg" alt="" width="251" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>Eppure</strong> -</p>
<p>Se c&#8217;è un posto<br />
questo è quello giusto<br />
Se c&#8217;è un tempo<br />
adesso è proprio il momento<br />
ma sono certa che<br />
sono sempre stata qui<br />
prima che fosse il mio tempo<br />
prima che lo raggiungessi</p>
<p>***</p>
<p><strong>Inverno</strong></p>
<p>Ti sfuggo come un nemico<br />
ma come un nemico<br />
a volte sei attraente<br />
In quei momenti<br />
la nebbia che tutto nasconde<br />
la brina che tutto ricama<br />
mi attraggono come d&#8217;incanto<br />
Nei suoi disegni<br />
non sono persona sgomenta<br />
Nel silenzio<br />
che intorno s&#8217;allarga<br />
un&#8217;intima gioia sconfina<br />
l&#8217;alito mio diventa nebbia<br />
che la brina cattura<br />
ed anch&#8217;io divento natura</p>
<p>***<span id="more-5157"></span><br />
<strong><br />
Incontro</strong></p>
<p>Due sguardi<br />
che si incrociano<br />
due mani<br />
che si intrecciano<br />
Due cuori<br />
che un petto<br />
non può più trattenere</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Fuori e&#8230; Dentro</strong></em> di <strong>Giuliana Meloncelli</strong></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">EPPURE</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Se c&#8217;è un posto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">questo è quello giusto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Se c&#8217;è un tempo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">adesso è proprio il momento</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">ma sono certa che</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">sono sempre stata qui</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">prima che fosseil mio tempo</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">prima che lo raggiungessi</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">INVERNO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Ti sfuggo come un nemico</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">ma come un nemico</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">a volte sei attraente</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">In quei momenti</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">la nebbia che tutto nasconde</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">la brina che tutto ricama</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">mi attraggono come d&#8217;incanto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Nei suoi disegni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">non sono persona sgomenta</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Nel silenzio</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">che intorno s&#8217;allarga</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">un&#8217;intima gioia sconfina</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">l&#8217;alito mio diventa nebbia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">che la brina cattura</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">ed anch&#8217;io divento natura</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">INCONTRO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Due sguardi </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">che si incrociano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">due mani</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">che si intrecciano</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">Due cuori</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">che un petto</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;"><span style="font-size: 10pt; font-family: &amp;amp;amp;">non può più trattenere</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Canti di mestizia di Sara Ciampi</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/sara-ciampi/canti-di-mestizia-di-sara-ciampi/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 18:49:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ciampi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Notte di luna piena -
Che calda notte d&#8217;estate!
Affacciata al mio balcone
contemplo la natura
mentre odo nel più profondo silenzio
un dolce concerto di grilli.
Nelle tenebre
ogni creatura dorme tranquilla
baciata dalla carezza della luna.
Raggi argentei
imbiancano la nuda terra
dai monti fino al mare.
E&#8217; là, in quella distesa d&#8217;acqua
così cupa, così impenetrabile,
la luna viene riflessa
in tutta la sua bellezza.
O luna, regina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5154" href="http://www.blogdegliautori.it/sara-ciampi/canti-di-mestizia-di-sara-ciampi/canti-di-mestizia/"><img class="alignnone size-full wp-image-5154" style="border: 1px solid black;" title="Canti di mestizia di Sara Ciampi" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/canti-di-mestizia.jpg" alt="" width="215" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>Notte di luna piena</strong> -</p>
<p>Che calda notte d&#8217;estate!<br />
Affacciata al mio balcone<br />
contemplo la natura<br />
mentre odo nel più profondo silenzio<br />
un dolce concerto di grilli.</p>
<p>Nelle tenebre<br />
ogni creatura dorme tranquilla<br />
baciata dalla carezza della luna.</p>
<p>Raggi argentei<br />
imbiancano la nuda terra<br />
dai monti fino al mare.</p>
<p>E&#8217; là, in quella distesa d&#8217;acqua<br />
così cupa, così impenetrabile,<br />
la luna viene riflessa<br />
in tutta la sua bellezza.</p>
<p>O luna, regina delle stelle,<br />
imperatrice del firmamento,<br />
perché adesso ti nascondi<br />
in mezzo a quelle nuvole?</p>
<p>Forse, o magnifico astro,<br />
ti celi tra nubi così scure<br />
perché anche tu provi ribrezzo<br />
nell&#8217;osservare la Terra<br />
colma di ingiustizie e dolori.</p>
<p>E che raccapriccio alla vista della morte!<br />
Pallida luna,<br />
come ti comprendo! E in poco tempo<br />
tutto il paesaggio piomba<br />
nel tenebrore più assoluto.</p>
<p>***<span id="more-5155"></span></p>
<p><strong>La giostra</strong></p>
<p>Nella soave quiete del parco<br />
si sentivano allegre voci e risate<br />
di fanciulli contenti e vivaci,<br />
che si divertivano a girare<br />
su luminose giostre colorate.</p>
<p>Quant&#8217;erano dolci, teneri e giocondi<br />
quei pargoli dagli sguardi sereni,<br />
che giocavano così spensierati<br />
ancora ignari di mali, tragedie,<br />
sciagure e tribolazioni umane!</p>
<p>Quale immensa nostalgia e grande rimpianto<br />
sorsero forti dal profondo del mio cuore<br />
alla vista di creature gioiose,<br />
che su quella giostra assaporavano<br />
solo lo squisito gusto dell&#8217;infanzia!</p>
<p>Ormai è fuggita e perduta per sempre<br />
quella lontana stagione a me tanto cara,<br />
fonte di gaiezza e ameni ricordi,<br />
e adesso durante la mia mesta corsa<br />
sulla giostra dell&#8217;esistenza<br />
vaghi aneliti, sublimi speranze<br />
ed effimeri godimenti s&#8217;alternano<br />
rapidi a pene, angosce e dolori,<br />
fino a quando giungerà<br />
inevitabile l&#8217;ultimo giro<br />
e tutto si fermerà tristemente<br />
nella più totale, opprimente oscurità<br />
e nel perenne, assoluto silenzio.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Canti di mestizia</strong></em> di <strong>Sara Ciampi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come un cane&#8230; Con un cane di Luca Gamberini</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 18:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Gamberini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[
Crescendo -
Ci sei sempre tu nei miei pensieri
mentre cammino a passo lento per i soliti sentieri
ci sei tu, oggi
come c&#8217;eri ieri
non raccolgo mai quello che semino
mi perdo tra un sorriso e una poesia
fatico a ritrovarmi seguendo la tua scia.
Credo di sapere,
di percepire il tuo dispiacere
non ho nessuna forma di appartenenza
fuggo da te perché non posso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5151" href="http://www.blogdegliautori.it/luca-gamberini/come-un-cane-con-un-cane-di-luca-gamberini/come-un-cane-con-un-cane/"><img class="alignnone size-full wp-image-5151" title="Come un cane... Con un cane di Luca Gamberini" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/come-un-cane-con-un-cane.jpg" alt="" width="267" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>Crescendo -</strong></p>
<p>Ci sei sempre tu nei miei pensieri<br />
mentre cammino a passo lento per i soliti sentieri<br />
ci sei tu, oggi<br />
come c&#8217;eri ieri<br />
non raccolgo mai quello che semino<br />
mi perdo tra un sorriso e una poesia<br />
fatico a ritrovarmi seguendo la tua scia.<br />
Credo di sapere,<br />
di percepire il tuo dispiacere<br />
non ho nessuna forma di appartenenza<br />
fuggo da te perché non posso vivere senza.<br />
Contraddico il mio volere<br />
fuggo da te perché è quello che mi riesce meglio fare.<br />
Forse stai sola con me<br />
perché non sai vivere sola con te,<br />
lunga è la notte in attesa del tuo ritomo<br />
poi ti stenderai accanto<br />
e in un attimo sarà di nuovo giorno<br />
chissà, se sarà quello in cui ti ritroverò<br />
e, pur lontano che sia<br />
non credo questa notte le stelle ti porteranno via.<br />
Mentre mi avvicino<br />
vorrei gridare al cielo che ti amo<br />
ma non riesco neppure a stringerti la mano<br />
un calicantus mi inebria di luce e profumata nostalgia<br />
l&#8217;immenso dei tuoi occhi mi riempie di poesia.<br />
Vorrei dedicarti ora le frasi più dolci e sincere<br />
ma dai tuoi occhi e dal tuo viso stanco non posso che fuggire<br />
cercando nella solitudine il mio equilibrio fragile e sottile.<br />
Domani dovrò fare senza te<br />
già me lo hai insegnato<br />
e da una parte o da un&#8217;altra dovrò dimostrare che ho imparato.<br />
Cercherò nei ricordi una cordata di serenità,<br />
ora, so che non posso essere felice senza un velo di nostalgia<br />
questo è quello che ho imparato<br />
anche se forse non sei mai andata via.</p>
<p>***<span id="more-5152"></span></p>
<p><strong>Spirito libero</strong></p>
<p>Ricordo tutto di te<br />
anche se non conosco nulla<br />
ti vedo<br />
cordiale, distratta, assorta, triste,<br />
così vicina<br />
ma deliziosamente irraggiungibile.<br />
Ho abituato i miei occhi<br />
a respirare il tuo profumo<br />
come un ladro timido e discreto<br />
quasi neanche me ne accorgo&#8230;<br />
ho imparato a chiamarti<br />
anche se a me è estraneo il tuo nome<br />
ho scolpito nel mio ego il tuo sorriso<br />
dolce e intenso<br />
misurato e deciso.<br />
C&#8217;è complicità nel tuo sguardo<br />
c&#8217;è il desiderio di non soffrire<br />
ci sono tutti i giorni passati<br />
in fila<br />
uno dopo l&#8217;altro<br />
c&#8217;è un&#8217;energia che cattura<br />
e mi fa sentire<br />
felice, impacciato, leggero, disperato,<br />
in una frazione di attimo.<br />
Non appari mai nei miei sogni<br />
perché i sogni non sono belli come decantano<br />
appari tutti i giorni nella mia realtà<br />
sei un&#8217;onda anomala<br />
che sbatte contro gli scogli della mia timidezza<br />
e infrangendosi disperde tutti i miei confusi pensieri.<br />
Mentre ti osservo da dietro le sbarre dei miei errori<br />
penso&#8230;<br />
vorrei fossi prigioniera<br />
libera sei inarrivabile<br />
sei impossibile per i miei occhi<br />
e non possiedo le chiavi per poter fuggire dall&#8217;inutile.<br />
Sei la tranquillità e il tormento<br />
sei l&#8217;inverno che lentamente mi sorprende<br />
sei la voglia di volare fino ad accarezzare il cielo<br />
sei la sveglia del mattino<br />
che vibra e fa pulsare il cuore<br />
a ogni battito una luce<br />
i tuoi occhi che sorridono.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Come un cane&#8230; Con un cane</strong></em> di <strong>Luca Gamberini</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 17:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Adriana Maria Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Su Staten Island sorgeva una nuova alba. Erano solo le cinque, ma nell’appartamento al quarto piano, al numero 20 di Richmond Avenue, le luci erano accese. Victoria, figlia di Don Giovanni Michele Pantaleone e di sua moglie Agata, era in piedi davanti allo specchio del bagno, dopo una notte insonne. Si osservava e sembrava vedersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5149" href="http://www.blogdegliautori.it/adriana-maria-martino/il-fallo-ignorante-di-adriana-maria-martino/il-fallo-ignorante/"><img class="alignnone size-full wp-image-5149" title="Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/il-fallo-ignorante.jpg" alt="" width="246" height="380" /></a></p>
<p>Su Staten Island sorgeva una nuova alba. Erano solo le cinque, ma nell’appartamento al quarto piano, al numero 20 di Richmond Avenue, le luci erano accese. Victoria, figlia di Don Giovanni Michele Pantaleone e di sua moglie Agata, era in piedi davanti allo specchio del bagno, dopo una notte insonne. Si osservava e sembrava vedersi per la prima volta. I grandi occhi marrone, illuminati da striature dorate, erano spalancati su un volto che non le sembrava più il suo.<br />
Dalla morte di sua madre non era più tornata in quell’appartamento, ora tutto sembrava allo stesso tempo familiare ed estraneo. Come il suo viso.<br />
Scoprì, con un tuffo al cuore, di somigliare alla madre come mai prima: gli stessi zigomi alti e pronunciati, lo stesso taglio degli occhi a mandorla, la stessa carnagione.<br />
“E poi dicono che le femmine somigliano al padre!” pensò con tristezza.<br />
Si passò una mano sulla fronte e le sembrò di accarezzare sua madre. Girò il viso, per evitare la propria immagine. Lo sguardo le cadde sulla spazzola posata davanti allo specchio, quale filo bianco  e ondulato era ancora impigliato tra le setole. I capelli candidi di Agata. Sentì con dispiacere che stavano emergendo dentro di lei pensieri negativi e reminiscenze dolorose, ricordò con disagio il senso di colpa che sua madre era sempre stata capace di trasmetterle, e istintivamente si passò una mano sul ventre, in un gesto di tenerezza e protezione.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Il fallo ignorante</strong></em> di <strong>Adriana Maria Martino</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Nel sole e nel vento di Edda Ghilardi Vincenti</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/eddaghilardivincenti/nel-sole-e-nel-vento-di-edda-ghilardi-vincenti/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 17:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edda Ghilardi Vincenti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[
Di fronte al firmamento -
Ammalianti fuochi ardenti
brillano lassù nel cielo infinito
in piena armonia di movimenti:
uno splendido grande miracolo
è il firmamento, nato da un&#8217;energia
sconfinata, misteriosa, divina.
Un senso d&#8217;eternità trattenuta, sospesa
dilaga in me, fragile stelo
nell&#8217;infinito abbraccio di Dio.
***
Tramonto di fine estate -

Come sei dolce,
tramonto di fine estate,
e come sei triste
con quel profumo d&#8217;autunno
che si avvicina
e quella sottile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-5147" href="http://www.blogdegliautori.it/eddaghilardivincenti/nel-sole-e-nel-vento-di-edda-ghilardi-vincenti/nel-sole-e-nel-vento/"><img class="alignnone size-full wp-image-5147" style="border: 1px solid black;" title="Nel sole e nel vento di Edda Ghilardi Vincenti" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/nel-sole-e-nel-vento.jpg" alt="" width="267" height="380" /></a></strong></p>
<p><strong>Di fronte al firmamento</strong> -</p>
<p>Ammalianti fuochi ardenti<br />
brillano lassù nel cielo infinito<br />
in piena armonia di movimenti:<br />
uno splendido grande miracolo<br />
è il firmamento, nato da un&#8217;energia<br />
sconfinata, misteriosa, divina.</p>
<p>Un senso d&#8217;eternità trattenuta, sospesa<br />
dilaga in me, fragile stelo<br />
nell&#8217;infinito abbraccio di Dio.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Tramonto di fine estate -<br />
</strong></p>
<p>Come sei dolce,<br />
tramonto di fine estate,<br />
e come sei triste<br />
con quel profumo d&#8217;autunno<br />
che si avvicina<br />
e quella sottile malinconia<br />
vestita di bruma vespertina,<br />
di sogni spenti,<br />
di speranze sfiorite&#8230;</p>
<p>Come sei dolce,<br />
tramonto di fine estate,<br />
e come sei triste<br />
con quel profumo d&#8217;autunno&#8230;</p>
<p>***<span id="more-5148"></span></p>
<p><strong>Non ti chiedo nulla</strong></p>
<p>Amore mio, lascia che i miei occhi<br />
si perdano nei tuoi:<br />
non ti chiedo nulla, nulla di più&#8230;</p>
<p>E, ti prego, lasciami sognare&#8230;<br />
La vita non è nulla<br />
senza fantasia, sogno, illusione!</p>
<p>La vita non è nulla senza l&#8217;amore!<br />
E allora, amore mio,<br />
lascia che i miei occhi si perdano nei tuoi!</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Nel sole e nel vento</strong></em> di <strong>Edda Ghilardi Vincenti</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Io, Madre Natura e la gente di Alba Venditti</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/albavenditti/io-madre-natura-e-la-gente-di-alba-venditti/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/albavenditti/io-madre-natura-e-la-gente-di-alba-venditti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 11:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alba Venditti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Gente]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>

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		<description><![CDATA[
Amore è -
Amore è&#8230; un forte batticuore e brividi sulla pelle
quando incontri quell&#8217;uomo così fascinoso
che ti dedica uno sguardo particolare
e penetrante da spogliarti con gli occhi
lasciando tutto immaginare
sotto quel cielo pieno di stelle.
Chissà se quell&#8217;incontro più ravvicinato
tra i due cuori tempestosi succederà nella buia notte?
Amore è&#8230; turbamento e disperazione
nella tua mente quando non sei ricambiata
da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5144" href="http://www.blogdegliautori.it/albavenditti/io-madre-natura-e-la-gente-di-alba-venditti/io-madre-natura-gente/"><img class="alignnone size-full wp-image-5144" style="border: 1px solid black;" title="Io, Madre Natura e la gente di Alba Venditti" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/io-madre-natura-gente.jpg" alt="" width="271" height="380" /></a></p>
<p><strong>Amore è</strong> -</p>
<p><strong>Amore è&#8230;</strong> un forte batticuore e brividi sulla pelle<br />
quando incontri quell&#8217;uomo così fascinoso<br />
che ti dedica uno sguardo particolare<br />
e penetrante da spogliarti con gli occhi<br />
lasciando tutto immaginare<br />
sotto quel cielo pieno di stelle.<br />
Chissà se quell&#8217;incontro più ravvicinato<br />
tra i due cuori tempestosi succederà nella buia notte?</p>
<p><strong>Amore è&#8230;</strong> turbamento e disperazione<br />
nella tua mente quando non sei ricambiata<br />
da colui che pensa ed ama un&#8217;altra veramente;<br />
a quel punto ti senti ormai su una strada a senso unico<br />
anche se in cuor tuo vuoi trovare, prima o poi,<br />
una strada parallela su cui ci sia un cuore viaggiatore<br />
che si affianchi nella medesima direzione.</p>
<p><strong>Amore è&#8230;</strong> sperare in un incontro principesco<br />
con l&#8217;uomo dei nostri sogni ma ahimè<br />
bisogna svegliarsi i tempi sono cambiati<br />
e gli uomini non vogliono più essere seriamente impegnati<br />
a meno che non scatti in loro quella molla<br />
che li faccia diventare tutto d&#8217;un tratto<br />
dolci come la pastafrolla.</p>
<p>***<span id="more-5145"></span></p>
<p><strong>Spensieratezza</strong></p>
<p><strong>Spensieratezza è&#8230;</strong><br />
sprizzare da quei tuoi occhi frizzanti tanta gioia<br />
per tutte le piccole cose di ogni giorno<br />
anche se realmente avresti bisogno di qualcosa di più<br />
ma riesci a farne a meno spiritoso come sei tu.</p>
<p><strong>Spensieratezza è&#8230;</strong><br />
saltellare indifferente tra le strade della grande città<br />
con la gente sempre in continuo movimento<br />
per il suo lavoro in cui l&#8217;orario è sempre un tormento<br />
e non ha tempo pur volendo di fermarsi ne di qua ne di là.</p>
<p><strong>Spensieratezza è&#8230;</strong><br />
quel mare di bei pensieri<br />
che avvolge la nostra mente<br />
e che ci tuffano sempre<br />
in posti vacanzieri.</p>
<p><strong>Spensieratezza è&#8230;</strong><br />
la tua voglia di cambiare<br />
tante persone che la loro allegria<br />
non riescono più a farla ritornare<br />
sulla giusta via.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Statue in fermento</strong></p>
<p>Nel museo degli amori<br />
si scorgono due statue in fermento<br />
di un uomo e una donna<br />
messi a nudo entrambe<br />
nel corpo e nell&#8217;anima.<br />
L&#8217;uomo è un bronzo di Riace<br />
che con la sua mano tesa invita loquace<br />
la Venere di Milo<br />
tanto sinuosa ma anche vergognosa<br />
e le vuole fare il filo.<br />
La Venere timida ma felice di essere<br />
tra tante statue contesa<br />
accenna un velato sorriso<br />
sul suo dolce viso<br />
e il bronzo di Riace<br />
fiero di averla conquistata<br />
tanto si compiace.<br />
Nasce tra le due statue in fermento<br />
ed immobili sul loro piedistallo<br />
un amore immortale<br />
che nel tempo diventa di cristallo.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Io, Madre Natura e la gente</strong></em> di <strong>Alba Venditti</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Solo per me</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 19:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariarosa Lancini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[E il non poterti chiamare amore
quando il mio viso s’attarda sul tuo petto,
e il non poterti dire
che mi manca quel bacio
tenuto in serbo per me.
Ascoltare il tuo respiro con la paura
che tornino i fantasmi ad appropiarsi
di un nascondiglio che sappiamo solo noi.
Perdermi nella coperta gialla
dove i fiori sembrano spuntare
ad ogni mio grido stupito, che tu,
insospettabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E il non poterti chiamare amore<br />
quando il mio viso s’attarda sul tuo petto,<br />
e il non poterti dire<br />
che mi manca quel bacio<br />
tenuto in serbo per me.</p>
<p>Ascoltare il tuo respiro con la paura<br />
che tornino i fantasmi ad appropiarsi<br />
di un nascondiglio che sappiamo solo noi.</p>
<p>Perdermi nella coperta gialla<br />
dove i fiori sembrano spuntare<br />
ad ogni mio grido stupito, che tu,<br />
insospettabile maestro, togli dal cilindro<br />
quale mago d’inusitate alchimie.</p>
<p>E chiedermi dov’è stata fino ad ora<br />
questa realtà che leviga le mie asprezze,<br />
che muta la malinconia di un tempo grigio,<br />
che quieta bellicose intemperanze,<br />
e fa rivivere d’incanto i sogni che,<br />
tenevo celati, come inestimabile tesoro,<br />
nei cassetti chiusi a chiave, del mio cuore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mirto di Dorella Dignola Mascherpa</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 03:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Seduta nella grande poltrona del salotto, con l&#8217;abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l&#8217;esile ragazza poteva sembrare un&#8217;adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5139" href="http://www.blogdegliautori.it/dorelladignola/mirto-di-dorella-dignola-mascherpa/mirto/"><img class="alignnone size-full wp-image-5139" style="border: 1px solid black;" title="Mirto di Dorella Dignola Mascherpa" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/mirto.jpg" alt="" width="249" height="380" /></a></p>
<p>Seduta nella grande poltrona del salotto, con l&#8217;abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l&#8217;esile ragazza poteva sembrare un&#8217;adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti i suoi occhi, da far ricordare l&#8217;acqua del mare sulla sabbia bianca.<br />
Tenendo le mani in grembo, si toccava le unghie, non lunghe e pennellate di smalto rosa. In realtà Mirto aveva ventuno anni.<br />
Se ne stava seduta con le gambe incrociate e guardava intorno a sè la stanza tappezzata di stoffa lucida, con la mobilia di legno scuro che dava all&#8217;ambiente una austerità che la intimidiva.<br />
Alla grande finestra che si affacciava sulla città, era appesa una tenda bianca tanto fitta che impediva del tutto di poter guardare all&#8217;esterno.<br />
Scendeva dal soffitto, a perpendicolo sul salotto, un lampadario grande, con coppe di opale bianco a forma di fiore ed otto  bracci diritti color  bronzo brunito che giravano intorno ad una coppa centrale formando una raggiera.<br />
La giovane indossava scarpe color coloniale, basse ed uguali alla cintura che aveva in vita, stranamente dello stesso colore del rivestimento del salotto su cui era seduta.<br />
Il tavolo le arrivava all&#8217;altezza delle braccia, a mò di vassoio ed ella vi si appoggiò per alzarsi.<br />
C&#8217;era un armadio grande e scuro, che riempiva la parete ed era pieno di libri richiusi da antine di vetro. Libri di ogni genere: narrativa, saggistica, libri d&#8217;arte, enciclopedie ed anche una raccolta di libri molto antichi e preziosi le cui copertine dalle raffinatre rilegature, davano un effetto cromatico vivace ed austero ad un tempo..<br />
La ragazza guardava con interesse  i titoli ed i nomi degli autori, molti dei quali ella conosceva, per averli letti e studiati e le venne il desiderio di prendere un volume tra quelli che non aveva  letto. Pensò però che quello era il momento meno adatto, aveva il cuore in subbuglio e preferì starsene tranquilla ad aspettare.<br />
Il cigolio di una porta che si apriva la fece sobbalzare e la distolse dalla sua riflessione sulle letture.<span id="more-5140"></span><br />
Si voltò di scatto e, nel vedere sulla soglia la sagoma in controluce dell&#8217;uomo che stava entrando, cercò di nascondere un vago imbarazzo che l&#8217;aveva fatta arrossire. Egli la guardò in silenzio per un istante, poi si mosse ed andò verso di lei  prendendole entrambe le mani e sorridendo:<br />
“Mirto, che sorpresa! Sono lietissimo di rivederti!”<br />
Mirto rispose al suo saluto e mal celando il rossore che improvvisamente le era salito al volto, andò ad abbracciare  Gianmaria che le era cugino.<br />
Egli la tenne stretta a sé con il braccio, mentre le indicava di sedersi con lui sul divano.<br />
“Ti prego, raccontami ogni cosa, spiegami dettagliatamente come sono andate le cose; la tua telefonata mi ha  preoccupato. Dal tono della voce e dalle poche parole che mi hai detto, ho capito che ti trovi in un momento davvero difficile.”<br />
Mirto si sedette accanto a lui; confortata ed esortata dalle sue parole; si dispose con fiducia a confidargli il motivo per il quale era corsa lì, dopo aver lasciato la casa nella quale viveva da anni, ospite degli zii.<br />
Era tuttavia preoccupata di dovergli dire la verità. E se Gianmaria l&#8217;avesse fraintesa? Era pur sempre anche lui affezionato agli zii. Avrebbe dato credito a quanto essa aveva in cuore di dirgli, e si sarebbe fatto carico di decisioni drastiche nei loro confronti, diffidando di loro e giudicandoli addirittura immeritevoli di riavere la nipote con loro? Mirto andava meditando in sé stessa gli ultimi avvenimenti che l&#8217;avevano spinta a ricorrere all&#8217;aiuto del cugino.<br />
Lo guardava e il giovane pareva distratto, con gli occhi nel vuoto; Mirto dovette chiamarlo affinché le ponesse attenzione anziché  scrutare, come poco prima lei aveva fatto, i libri nell’armadio. Un po&#8217; sorpreso Gianmaria la guardò e la pregò di iniziare a parlargli, di non tralasciare alcun particolare facendosi frenare da impulsi di buonismo, che non avrebbero fatto altro che confondere la situazione.<br />
Gli zii godevano, nella famiglia, di stima e di considerazione e Mirto sapeva che, dopo quanto avrebbe rivelato al cugino, si sarebbe creata una profonda incrinatura, forse una frattura irrimediabile nella famiglia.<br />
Ella raccontò che una sera venne a casa della zia, invitato per la cena, un signore piuttosto prestante e dai modi gentili. La zia lo aveva invitato quella sera perché lo zio, che solitamente per quell&#8217;ora era di ritorno dall&#8217;ufficio, sarebbe stato assente; Mirto invece era presente.<br />
La ragazza s&#8217;era accorta che a tavola, la conversazione verteva su argomenti e su persone che ella non conosceva, di cui ella non aveva mai sentito parlare. I due s&#8217;intendevano con brevi frasi indistinte, allusive e volutamente lasciate incomplete, si lanciavano cenni d&#8217;intesa; era evidente una inequivocabile complicità su fatti a lei sconosciuti e dal contenuto scabroso.<br />
Mirto si sentì in grande imbarazzo, si alzò e volle ritirarsi in camera sua senza terminare di cenare. La zia e l&#8217;ospite che avevano volutamente tenuto quell&#8217;atteggiamento provocatorio, non fecero alcun commento, la salutarono con indifferenza e la ragazza, quasi correndo, si ritirò, lasciandoli soli e senza domande di chiarimento.<br />
Era inquieta ed un certo malessere accompagnava il suo sconcerto. Avrebbe voluto che quella persona se ne fosse andata immediatamente e che, prima del ritorno dello zio, ella potesse avere spiegazioni.<br />
Pensieri contraddittori l&#8217;agitavano: una profonda amarezza, anche un disgusto, come una pugnalata alle spalle  perché le era parso di trovarsi in  un altro luogo, in un’altra casa, con gente mai conosciuta. Invece era nella casa degtli zii che l’amavano. Aveva un bisogno estremo di recuperare le energie per affrontare la questione, con lo zio presente.<br />
Dopo anni di convivenza ed in un solo giorno, Mirto aveva capito che la zia non era la persona che aveva sempre conosciuto. Era poco quanto era trapelato durante quel pranzo con il  suo amico, tuttavia le era bastato perché venisse cancellata totalmente l&#8217;immagine che aveva sempre avuto di lei, di quella parente che l&#8217;aveva ospitata dopo la morte di suo padre. Quanto aveva intuito e compreso l&#8217;aveva colpita molto negativamente ed ebbe una reazione contraria uguale all&#8217;intensità dell&#8217;impressione negativa che aveva ricevuto.<br />
L&#8217;aveva sempre conosciuta come persona bonaria ed accogliente, con quel suo fare un po&#8217; astuto e un po&#8217; capriccioso e malgrado ciò, capace comunque di suscitare simpatia.<br />
Era di aspetto gradevole, con un sorriso frequente. Non era raro che, chi la incontrasse per la prima volta, ne facesse commenti positivi.<br />
Le zio l&#8217;amava ed il rapporto con la moglie era per lui prioritario su ogni altro. Ella in realtà lo dominava però gli infondeva sicurezza e forza stimolandolo ed esortandolo ad affrontare qualunque tipo di esperienza; in special modo se si trattava di qualcosa di faticoso. Ed egli sempre eseguiva ogni cosa cercando di accontentarla.<br />
A Mirto erano sempre parsi una coppia monolitica, una unione indiscutibile e di cui ci si potesse fidare, sulla quale mai nessuna ombra era passata.<br />
I signori De Rosa abitavano in una bella casa antica, che la zia aveva ereditato a sua volta dalla sorella di sua madre, poiché l’aveva ritenuta sempre  la nipote a lei più somigliante.<br />
Davanti alla casa si stendeva un grande parco ed ogni mattina, da ogni stanza della casa, si potevano ammirare prati ed aiuole fiorite, in tutte le stagioni.<br />
Un pino, ancora più antico, spingeva i suoi rami fino alle finestre della camera occupata da Mirto e che comprendeva, attigui, anche uno studiolo ed una stanza da bagno indipendenti.<br />
Mirto vi abitava molto volentieri e trascorreva il tempo libero dallo studio, in compagnia degli zii e di alcuni amici del rione che frequentavano la sua stessa Università, accettando che ella li ricevesse e stesse in  loro compagnia nella loro casa.<br />
Erano due fratelli che abitavano nel vicinato; altri giovani: una ragazza ed un ragazzo che abitavano nella via, un po’ più lontano. C&#8217;era inoltre una giovane, che era venuta ad abitare da poco tempo in città, con i genitori ed una sorellina, provenienti da Genova.<br />
Mirto suonava il pianoforte; si era diplomata al Conservatorio l&#8217;anno precedente e dopo si era iscritta alla Facoltà di Storia dell&#8217;Arte, per completare la sua preparazione culturale nel campo artistico.<br />
Era solita intrattenere gli amici con musiche che fossero di loro gradimento. Oltre ai brani lirici e classici, ella eseguiva originali arrangiamenti su brani di musica leggera, scelti e proposti dagli amici.<br />
La ragazza genovese si chiamava Mariola e Mirto aveva scoperto che aveva una bella voce lirica dal timbro molto personale ed interessante. Avrebbe voluto che cantasse per loro, glielo chiese e s&#8217;impegnò ad accompagnarla e ad istruirla nell&#8217;impostazione del canto. La ragazza le rispose di sì con entusiasmo e si affidò alle lezioni della sua nuova amica.<br />
Mariola era molto giovane, non aveva ancora compiuto i diciott&#8217;anni. Era di fisico sottile e slanciato, aveva capelli folti e ricci, di color castano. Portava sulle mani particolarmente lunghe e affusolate, una serie di anelli piccoli e preziosi.<br />
Mirto aveva già constatato che Mariola era di indole molto vivace e che aveva, pur così giovane, molta ambizione e volontà. Aspirava a raggiungere mete importanti e, quando Mirto le aveva prospettato il canto, aveva accolto la proposta senza esitare.<br />
Avevano stabilito insieme di fare una lezione tre volte la settimana ed anche che avrebbe cantato in pubblico, soltanto quando Mirto l&#8217;avesse ritenuta pronta. Ancor meglio, Mirto l&#8217;avrebbe fatta ascoltare prima da un maestro di musica, suo conoscente ed ex suo maestro di musica.<br />
La ragazza le fu molto grata e l&#8217;intesa era che sarebbe andata, per le lezioni, nella casa degli zii di Mirto.<br />
Mirto era assorbita da tutto questo mondo di cose pulite, rassicuranti; era stimolata ed anche gratificata dalle sollecitazioni dei suoi amici.<br />
Conduceva insomma una vita impegnata ma semplice e piacevole.<br />
Era per natura molto laboriosa ed il tempo che le restava era poco. Alla sera non usciva; faceva compagnia agli zii o studiava. Aveva stabilito di ricevere  gli amici un giorno alla settimana, per gli incontri musicali in casa degli zii, ed era il mercoledì pomeriggio, dopo l&#8217;Università, oppure alla domenica.<br />
I minuti trascorrevano lentissimi e Mirto venne al dunque del suo racconto. Molto della sua vita era già chiaro al cugino, che la incontrava spesso e riceveva da lei tutte le confidenze.<br />
Quella sera non era  riuscita a prendere sonno, non sapeva  prendere alcuna decisione, era rimasta nel letto irrigidita, impietrita dalla forte scossa provocatale dal fatto di qualche ora prima, con i pensieri in subbuglio e non sapendo che fare.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/amore-e-vita/mirto-di-dorella-dignola-mascherpa" target="_blank"><em><strong>Mirto</strong></em></a> di <strong>Dorella Dignola Mascherpa</strong></p>
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		<title>Il Doponauta di Giovanni Minio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 19:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Minio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
A TARDA ORA -
Dispiegamento di forze&#8230;
Da tutte le parti:
dai continenti
dalle regioni del piacere
dalle regioni del cuore
incomputabile
ineffabile, inafferrabile
incongruente mistero.
Con o senza
Con o pertinenza.
Distratta, attenta,
indomabile questione&#8230;
santi numi vengano a galla
santi dalle finestre,
santi che gridano&#8230;
gettati, presto
a tarda ora
è la morte.
***
MOMENTI TERRENI -
Messi fluviali&#8230;
in antiche, ascetiche promesse,
chine.
Da inusitate consorti disgiunte,
s&#8217;immergono nel mio inchiostro
mentre guerre
circospette
esplodono, d&#8217;intorno.
***
Dal libro Il Doponauta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5137" href="http://www.blogdegliautori.it/giovanni-minio/il-doponauta-di-giovanni-minio/il-doponauta/"><img class="alignnone size-full wp-image-5137" style="border: 1px solid black;" title="Il Doponauta di Giovanni Minio" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/il-doponauta.jpg" alt="" width="245" height="380" /></a></p>
<p>A TARDA ORA -</p>
<p>Dispiegamento di forze&#8230;<br />
Da tutte le parti:<br />
dai continenti<br />
dalle regioni del piacere<br />
dalle regioni del cuore<br />
incomputabile<br />
ineffabile, inafferrabile<br />
incongruente mistero.<br />
Con o senza<br />
Con o pertinenza.<br />
Distratta, attenta,<br />
indomabile questione&#8230;<br />
santi numi vengano a galla<br />
santi dalle finestre,<br />
santi che gridano&#8230;<br />
gettati, presto<br />
a tarda ora<br />
è la morte.</p>
<p>***</p>
<p>MOMENTI TERRENI -</p>
<p>Messi fluviali&#8230;<br />
in antiche, ascetiche promesse,<br />
chine.<br />
Da inusitate consorti disgiunte,<br />
s&#8217;immergono nel mio inchiostro<br />
mentre guerre<br />
circospette<br />
esplodono, d&#8217;intorno.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong><a href="http://www.manualedimari.it/portal/poesia/recensioni/il-doponauta-di-giovanni-minio" target="_blank">Il Doponauta</a> </strong></em>di <strong>Giovanni Minio</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ora c’è, ora non c’è più</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 08:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arsomnia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ora c’è, ora non c’è più
come i fiocchi di neve cadono
e quando arrivano a terra svaniscono.
Ora ci sono, ora non ci sono più
come gocce di pioggia scendono
si perdono  in un lago e non si contano.
Ora ci sei, ora non ci sei più
come un sogno che aprendo gli occhi muore
e il mattino diventa incolore.
Ora c’è, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5133" href="http://www.blogdegliautori.it/arsomnia/ora-c%e2%80%99e-ora-non-c%e2%80%99e-piu/lamour-sous-umbrelle-a-protsouk/"><img class="alignnone size-full wp-image-5133" title="L'Amour Sous Umbrelle di Andrei Protsouk" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/LAmour-Sous-Umbrelle-A-Protsouk.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Ora c’è, ora non c’è più<br />
come i fiocchi di neve cadono<br />
e quando arrivano a terra svaniscono.<br />
Ora ci sono, ora non ci sono più<br />
come gocce di pioggia scendono<br />
si perdono  in un lago e non si contano.<br />
Ora ci sei, ora non ci sei più<br />
come un sogno che aprendo gli occhi muore<br />
e il mattino diventa incolore.<br />
Ora c’è, ora non c’è più<br />
come un dolore sordo qui nel cuore la tua assenza<br />
colpisce a morte la mia esistenza.<br />
Ora c’è, ora non c’è più,<br />
anche gli angeli partono fra la notte e il giorno.<br />
Se cadrà una piuma, sarà come il tuo ritorno</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: L&#8217;Amour Sous Umbrelle di Andrei Protsouk, particolare<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ha un respiro smarrito</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 06:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ha un respiro smarrito
quest’assenza
che sussurra l&#8217;inganno
dell’attesa
dispersa offerta
che non risarcisce cieli
senza remissione
e senza fiamma
intrecciati nei fili
d’una storia
spoglia di voci
adesso
dove cerco la sola fonte
che imperli di promesse
nuove
l’amara destinazione
l&#8217;illusione lacerata
desiderata
lungo il silenzio
innamorato di ritorni
che inappagato m’invade.
Dalla Silloge &#8220;Graffi obliqui&#8221; di Daniela Quieti
***
Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5136" href="http://www.blogdegliautori.it/danielaquieti/ha-un-respiro-smarrito/maria-antonieta-i-maimon/"><img class="alignnone size-full wp-image-5136" title="Maria Antonieta di Isaac Maimon" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/Maria-Antonieta-I-Maimon.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a></p>
<p>Ha un respiro smarrito<br />
quest’assenza<br />
che sussurra l&#8217;inganno<br />
dell’attesa<br />
dispersa offerta<br />
che non risarcisce cieli<br />
senza remissione<br />
e senza fiamma<br />
intrecciati nei fili<br />
d’una storia<br />
spoglia di voci<br />
adesso<br />
dove cerco la sola fonte<br />
che imperli di promesse<br />
nuove<br />
l’amara destinazione<br />
l&#8217;illusione lacerata<br />
desiderata<br />
lungo il silenzio<br />
innamorato di ritorni<br />
che inappagato m’invade.</p>
<p>Dalla Silloge &#8220;<em>Graffi obliqui</em>&#8221; di Daniela Quieti</p>
<p>***</p>
<p><em>Immagine: Maria Antonieta di Isaac Maimon</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intrigo sulla Moskova di Andrea Masotti</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/andrea-masotti/intrigo-sulla-moskova-di-andrea-masotti/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 08:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Masotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Russia, luglio 2008 -
Svetlana e Victor -

Il sole basso del pomeriggio accende di verde brillante il susseguirsi monotono di abeti e betulle dalle foglie d’argento. Sopra il saliscendi delle chiazze di bosco, tra i rari declivi delle alture e delle sterrate tra le izbe, un cielo grande come l’Asia copre il mio animo di nebulose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a rel="attachment wp-att-5131" href="http://www.blogdegliautori.it/andrea-masotti/intrigo-sulla-moskova-di-andrea-masotti/intrigo-sulla-moskova/"><img class="alignnone size-full wp-image-5131" title="Intrigo sulla Moskova di Andrea Masotti" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/intrigo-sulla-moskova.jpg" alt="" width="253" height="380" /></a></em></p>
<p><em>Russia, luglio 2008 -<br />
Svetlana e Victor -<br />
</em></p>
<p>Il sole basso del pomeriggio accende di verde brillante il susseguirsi monotono di abeti e betulle dalle foglie d’argento. Sopra il saliscendi delle chiazze di bosco, tra i rari declivi delle alture e delle sterrate tra le izbe, un cielo grande come l’Asia copre il mio animo di nebulose grigie riflesse dalle pozze pantanose. Non dormo. Sono tormentata dalle ultime parole. Dal mio stesso nome Svetlana pronunciato da lui. E immobile, rimango immobile mentre rumoreggia il vagone, bevo la linfa del bosco e di un vapore azzurro e lontano per non cedere sul pavimento del corridoio.</p>
<p>Svetlana mi ha mollato, alla chetichella. Cosa pensate, che non l’avevo previsto? Le avevo già sfilato 1600 rubli e un bel gruzzoletto di euro e dollari dalla tasca ieri sera, voglio vedere dove arriva. Anche se dovessi prenderla per il collo e staccargliela con le mie mani, quella testa di gallina. Buono, buono! Devo stare buono. Lo sapete che lo sono, non c’è bisogno di dirmelo. Darò un altro pugno al muro&#8230; ecco! Mi esce ancora sangue, non voglio che soffra solo lei, sanguino anch’io. È giusto, ora lo sapete anche voi, vedete che ho le nocche rosse!<br />
Stasera mi faccio questa roba tutta io. Ho i suoi rubli e i dollari. Poi la trovo, so dove e faremo i conti per l’ultima volta. È lei che mi ha portato a vivere nella strada, cosa credete? Tre anni fa avevo anche un lavoro, poi è venuta Svetlana con le sue moine e la noia dei villaggi radicata dentro di lei, e una madre senza pensione. Tutte le sere fuori, fuori per la noia, una fuga continua. Adesso so di che pasta è fatta. Lo capisco quando vomita di cosa è fatta perché vedo cosa le esce dalla bocca. Anche ieri sera l’ho tenuta mentre lordava la strada. Dicono che sono sporco, che anche l’asfalto a causa mia e di quelli come me è sporco&#8230; ma non sanno chi davvero vomita negli angoli. Io lo so bene.</p>
<p>***<span id="more-5132"></span></p>
<p>Dal Capitolo V</p>
<p><em>Gremov</em></p>
<p>Signor Franchi Claudio leggo. I documenti sono validi, ha il visto della Federazione Russa. Un uomo d’affari. Ma soprattutto un uomo. Pensa di poter partire subito, di cenare al ristorante. Bravo! In Italia avete belle canzoni, fanno dimenticare tutto, ah&#8230; la melodia, Pavarotti, Celentano. Ma qui abbiamo un fatto di sangue, l’asfalto ne è macchiato: lei ha visto, prima che mettessimo il lenzuolo, un corpo a terra immobile. Vero che il nostro non è più un paese anticapitalista, ci siamo riavvicinati, siamo ben lieti di commerciare oggi. Venite a Mosca, girano i soldi. Ma non può pensare che i suoi affari abbiano la precedenza. Guardi le foto: un corpo senza vita, gli occhi spalancati, vitrei. Le mani rattrappite. Un corpo giovane. Sono convinto che lei è a conoscenza di elementi utili. Forse ha visto cosa è successo in precedenza, ha avuto per un attimo un barlume di coraggio e l’idea di aiutare quella povera ragazza di cui non eravamo a conoscenza. Ma invece se n’è andato, si è nascosto in prossimità dove l’abbiamo trovato noi, ha avuto paura? Chi c’era nei dintorni? Noi in Russia abbiamo meno paura, sono passate guerre, rivoluzioni, conquistatori, ma se ne sono sempre andati. Vedo che suda, a Mosca in luglio fa caldo, la notte è breve. Può rimanere in camicia. Le prenderemo anche le impronte digitali e il DNA. Non penso che lei sia colpevole, ma devo farlo. Se vuole può telefonare a casa. Ma dica pure che per il momento starà qui a nostra disposizione. Dobbiamo avere indizi che possono salvare altre vite umane. Guardi bene le altre fotografie: cerchi di ricordare se rammenta il volto di una di queste persone tra i passanti che entravano nel supermercato o si aggiravano nei paraggi. Ha ammesso di essersi fermato un po’ di tempo, quanti minuti? La sicurezza della nostra città, del nostro paese, è anche nelle sue mani, nella sua memoria e nel suo coraggio. Non sono volti tipici di moscoviti, forse se ne rende conto, anche se la nostra è una città cosmopolita.</p>
<p>***</p>
<p>Dal Capitolo VII</p>
<p><em>Timur</em></p>
<p>Oggi è arrivato uno straniero che parla l’arabo e l’urdu, forse ci possiamo intendere. Cosa ne sarà di noi? Cosa è rimasto di umano in questo giorno sposato con la notte? in questa città dei vivi che invidia i morti? Dov’è il fratello di Usman ucciso dai militari russi con un colpo alla testa perché portava la barba lunga come gli integralisti? e del mio scomparso? Dov’è il padre di Nabitullah ucciso dagli integralisti perché era senza barba e ritenuto spia dei russi? E Leila picchiata perché era senza velo? E Fatima stuprata perché lo portava? Vedo solo gli obici inesplosi, le barrette di cioccolata gettate tra le pietre, palloni di gomma sgonfi, pozze di acqua e urina davanti a una porta che non chiude. Khaskhanova mi chiama, a tavola ci dividiamo due pagnotte e tre scatole di tonno scaduto che ha trovato a Shaami-Yurt. C’era mia madre e Usman, e anche un amico barbuto di nome Ramzan. Poi c’è lo straniero, un tipo di mezza età, distinto, con la pelle ambrata e una camicia a motivi geometrici blu e occhiali scuri. Parla con calma e la voce è musicale. Chiede di me, dov’è mio padre. Gli spiego che mio padre è morto, mio fratello è scomparso. Che vorrei iscrivermi all’università, se finisce la guerra potrei studiare a Mosca, ero molto bravo in chimica e matematica. Non ho mai visto Usman così silenzioso. Lo straniero mi indica con un cenno del capo il cielo di Grozny: &#8211; Il mare è grande ma la montagna è più forte del mare. Una nave è di ferro e affonda. Anche un aereo è di ferro, manda fuoco ma cade. La montagna è molto più forte. A cosa serve il paracadute, il radar? Quando l’aereo è colpito cade. Dio vuole che nessuno muoia, donne, bambini, Lui li ha fatti. Non vuole questo. Gesù è in cielo, in mezzo ai muslim, e lui è il primo muslim. Tutte le religioni tornano all’Uno. La vita è solo un giudizio, un passaggio brevissimo &#8211; e così si sfila gli occhiali scuri, fissandomi e talora aprendo la bocca in un sorriso smagliante &#8211; neri, bianchi, tutti discendono da un uomo solo. Il mare che senso ha? l’aria a cosa serve? che forza ha la polvere? che senso ha che ogni animale mangia il proprio cibo? Tutto è perché ha un senso e Uno ha dato un senso. Io vedo la natura, i monti, ciò che è bello e prego per ringraziare. Solo questo ha senso. Cosa è il mercato? Cosa l’economia? Abramo aveva un nipote a Sodoma. Piangi forte perché Dio ti ascolta. Tutti i peccati di questi anni li può perdonare. &#8211; e rivolto a me &#8211; Tu pensa, hai fretta. Waha, l’angelo, è stato mandato e ha detto all’uomo: ecco i tuoi giorni sono contati come i peli del capretto, per me nulla può cambiare. &#8211; Chiede ancora di me, come intendo aiutare il mio popolo, se penso che i russi ci aiuteranno, se penso che il loro dio sia il vero dio, e se si comportano secondo le sue leggi. Non so rispondere. Troppi avvenimenti, troppe disillusioni per chi amava la musica reggae e i film di Harrison Ford, Lara di Pasternak ed il requiem di Mozart. Lo sguardo dello straniero così intriso di certezze e di passione mi inquieta, riscopro il mio popolo, la nostra storia, la mia infanzia. Fino alla settimana scorsa un vecchio suonava la balalayka tra questi ruderi, una volta l’abbiamo invitato a cena, non aveva più né casa né famiglia. Gli era rimasta la balalayka e suonava, prima era stato un orchestrale, andava spesso in Georgia e in Russia, non odiava i russi, aveva amici a Mosca. Poi un giorno si è presentato senza strumento, lo volevano sequestrare perché non aveva soldi da dare a un gruppo di banditi; per non consegnarlo lo ha spezzato. Noi eravamo decisi ad aiutarlo a trovare un’altra balalayka, ma ieri i soldati l’hanno fucilato insieme ad altri: dicevano che erano terroristi.<br />
Cantano le sirene delle ambulanze il loro canto di morte. Non posso stare ancora rannicchiato con mia sorella sotto questo muro di polvere e libri, invoco Dio, il Dio dello straniero e di Usman, che non odia le donne e i bambini, ma riporta la giustizia perché Egli è la Giustizia. Mi rialzo.</p>
<p>***</p>
<p>Dal Capitolo VIII</p>
<p><em>Lei, come altri, di notte si è quasi sicuramente spostata sul lungofiume</em></p>
<p><em>Svetlana</em></p>
<p>Albeggia, è molto fresco, non ho nulla per coprirmi, e mi duole la guancia&#8230; Devo avere anche vomitato perché ho il maglione appiccicoso. E dire che ho bevuto solo due birre. Cercherò di lavarmi. Veramente con la bocca gonfia non riesco a riposare, però con gli occhi semiaperti posso accorgermi di chi cammina in prossimità, se qualcuno vuole approfittarsi di me. Posso gridare subito. Gridare, da quanto tempo non lo faccio? Ho ben poca voce, mi ascolto, il suono non arriva alle mie orecchie. Punto primo, in logica sono rimasta in gamba. Secondo: non c’è nessuno. Terzo: se c’è non interviene. Quarto: se c’è e interviene ne approfittano in due&#8230;<br />
Vedo il cielo blu. Il blu che sognavo nel mio villaggio, lo intravedevo dal vetro della mia camera, la finestra era sbilenca, se la giravo rischiava di cadere, il vetro era stuccato e l’angolo in basso a destra, mi pare, era, ma forse è così ancora, tenuto insieme con lo scotch dei pacchi, quello marrone. Un blu solcato da nuvole bianche. O dipinto sull’abitazione dei Vlazok che d’estate vanno sul mar Nero. Lo ammiravo anche nella camicetta di Natalia Semanenko che poteva fare qualche acquisto nella boutique francese, o almeno così diceva, perché secondo alcuni la camicia l’aveva rubata. Ora è sopra di me. Sono sovrastata dalla mia libertà tanto grande da non poterla reggere, ma sempre meravigliosa. Come se un dio che non conosco avesse aperto una tenda da una parte all’altra dell’orizzonte per regalarmi tutto quello che ho sempre desiderato e non raggiungerò mai.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/opere-prime/intrigo-sulla-moskova-di-andrea-masotti" target="_blank"><em><strong>Intrigo sulla Moskova</strong></em></a> di <strong>Andrea Masotti</strong></p>
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		<title>Poesie inedite di Massimo Bartolini</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/massimo-bartolini/poesie-inedite-di-massimo-bartolini/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 18:51:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>

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		<description><![CDATA[Il futuro non è poi così lontano: la perla
Uno stridente e fastidioso suono,
una giacca nera di plastica
sopra un paio di pantaloni jeans
attillati alla carne come ossessioni.
Un graffio trasversale su una superficia liscia e dura.
La modella di plastica e silicone con gli occhiali scuri,
l’architetto dei polimeri dissimula sicurezza,
nel clima laboratorio le provette e le ricette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il futuro non è poi così lontano: la perla</strong></p>
<p>Uno stridente e fastidioso suono,<br />
una giacca nera di plastica<br />
sopra un paio di pantaloni jeans<br />
attillati alla carne come ossessioni.<br />
Un graffio trasversale su una superficia liscia e dura.<br />
La modella di plastica e silicone con gli occhiali scuri,<br />
l’architetto dei polimeri dissimula sicurezza,<br />
nel clima laboratorio le provette e le ricette di chimica<br />
assillano le sue convinzioni di banale quotidianità,<br />
lasciate stamattina sul pianerottolo di casa,<br />
affollano il suo cervello da dietro le lenti,<br />
microscopi impegnati sopra un nuovo tessuto,<br />
migliorerà le prestazioni alla scoperta<br />
di nuovi impensabili record mondiali,<br />
fin anche alla plastica della modella,<br />
impegnata dalla quotidianità di tacchi a spillo<br />
troppo scomodi nonostante la professionalità<br />
nel saperli interpretare.<br />
L’analista e la babysitter elettronica,<br />
lezioni di anatomia contemporanea,<br />
subaerea ed istantanea,<br />
il luminare reinventerà le ragioni dei disastri,<br />
netti delineamenti di una società omicida seriale,<br />
nervrosi cinica di un nuovo irrefrenabile<br />
impulso a comprare e consumare<br />
cibo in scatola e racconti polizieschi,<br />
argomenti da agenti della CIA americana,<br />
l’identikit del nuovo target da perseguire.<br />
Lì si proiettano le ragioni dei disastri,<br />
stanze affollate intorno a tavoli ovali,<br />
lì si creano nuove astronavi,<br />
consuetudini e gesti quotidiani,<br />
lì si distruggono cuori in sacrificio<br />
e cellule celebrali morte,<br />
lì si distribuiscono santini e nuove ragioni da vendere<br />
o loghi, alla moda, da venerare.<br />
Lì intorno si respira la fresca brezza del futuro carico<br />
di rigenerato ottimismo in offerta risparmio,<br />
un’occasione che tornerà solo a stagione inoltrata,<br />
a compimento del ciclo di rivoluzione terrestre<br />
al grido di ‘Salviamo il pianeta’.<br />
Con effetto armonico di gravità,<br />
Dolby Digital Surround,<br />
ammettendo le proprie colpe ed espiazione promesse,<br />
dei propri peccati in ginocchio,<br />
in segno di redenzione del mondo<br />
e guerra alla povertà.<br />
Regno indiscusso dei registratori di cassa.<br />
Sulla passerella, sicura di se, si ferma;<br />
sguardo fermo all’orizzonte,<br />
delineato da occhiali scuri e sprezzanti,<br />
si gira elegantemente con la stessa sicurezza<br />
della propria immensa bellezza,<br />
una giacca nera di plastica scura<br />
senza nient’altro, sotto,<br />
un paio di pantaloni jeans<br />
attillati come ossiessioni di possesso.</p>
<p>***<span id="more-5129"></span></p>
<p><strong>Shock</strong></p>
<p>In alternativa mi si presentò<br />
la possibilità dell&#8217;autodistruzione,<br />
un momento opaco senza luce,<br />
un periodo lungo, interrotto da soli<br />
sparuti fulmini d&#8217;incanto.<br />
L&#8217;intercapedine alla follia<br />
era sempre rimasto aperto<br />
come unico spiraglio e via di fuga,<br />
l&#8217;alveare di ogni mia idea.<br />
Ogni orizzonte possibile<br />
cercai disperatamente la porta<br />
che fosse rimasta aperta:<br />
una totale eclissi mi sorprese.<br />
Vanificato ogni sforzo,<br />
sommesso ogni sottile vagito,<br />
distratto,<br />
descrissi la circonferenza<br />
di quel mio presunto<br />
piccolo significato nell&#8217;universo.<br />
Distratto mi convinsi a tornare.<br />
Forse ancor più solo<br />
di me stesso,<br />
ancor più distratto.<br />
Carpii un ritratto alla mia mente<br />
e mi sentii rappresentato,<br />
un&#8217;immagine che vedo<br />
tra labirinti, informazioni, segnali.</p>
<p>***<!--more--></p>
<p><strong>Leggi la presentazione</strong> di questo Autore nel <strong>Portale Manuale di Mari</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fiera del Libro per l&#8217;Estate 2010, libri omaggio per i lettori</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-del-libro-2010/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-del-libro-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 08:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuale di Mari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del Libro per l'Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Arte e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[

FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE
Blog degli Autori – 21 giugno 2010 – 21 luglio 2010
Mostra dei libri presentati nel Portale letterario diretto da Nicla  Morletti
MANUALE DI MARI
Poesia e letteratura nei mari del web
www.manualedimari.it
La Fiera del Libro per l’Estate su Radio 24
Ascolta l’intervista a Nicla Morletti
***
Dopo il grande successo dello scorso anno ritorna la FIERA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/category/libri/fiera/"></a><a rel="attachment wp-att-5126" href="http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-del-libro-2010/fiera-libro-estate-2010-588/"><img class="alignnone size-full wp-image-5126" title="FIERA DEL LIBRO PER L'ESTATE 2010" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/fiera-libro-estate-2010-588.jpg" alt="" width="588" height="315" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE</strong><br />
<strong>Blog degli Autori – 21 giugno 2010 – 21 luglio 2010</strong><br />
<em>Mostra dei libri presentati nel Portale letterario diretto da Nicla  Morletti</em><br />
<strong>MANUALE DI MARI</strong><br />
Poesia e letteratura nei mari del web<br />
<a href="http://www.manualedimari.it/"><strong>www.manualedimari.it</strong></a></p>
<p><strong><strong><a rel="attachment wp-att-5215" href="http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-del-libro-2010/radio24/"><img class="alignleft size-full wp-image-5215" title="Radio 24" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/06/radio24.jpg" alt="" width="94" height="54" /></a></strong><a href="http://www.blogdegliautori.it/redazione/fiera-libro-intervista-radio-24-2010/">La Fiera del Libro per l’Estate su Radio 24<br />
Ascolta l’intervista a Nicla Morletti</a></strong><br />
***</p>
<p>Dopo il grande successo dello scorso anno ritorna la <strong>FIERA DEL  LIBRO PER L’ESTATE</strong>! Leggi e commenta, <strong>dal 21 giugno al  21 luglio</strong>, nel <strong>Blog degli Autori</strong>, le anteprime  dei libri presentati nel Portale Manuale di Mari e potrai ricevere  direttamente dagli autori una copia omaggio!</p>
<p><strong>DALL’AUTORE AI LETTORI: COPIE OMAGGIO DEI LIBRI ESPOSTI!</strong><br />
Gli autori dei libri esposti doneranno copie omaggio ai lettori che  commenteranno nel Blog degli Autori le anteprime delle loro opere. I  libri saranno spediti direttamente dagli autori ai lettori.</p>
<p><strong>GALLERIA DEI LIBRI ESPOSTI</strong><br />
Scegli nella Galleria dei libri esposti le anteprime da leggere e  commentare:<br />
<strong><a href="http://www.manualedimari.it/portal/fiera-del-libro-per-lestate-2010-3" target="_blank">http://www.manualedimari.it/portal/fiera-del-libro-per-lestate-2010</a></strong></p>
<p>Fino alla conclusione della Fiera troverai sempre nuovi libri da leggere  e commentare!</p>
<p><a href="../redazione/fiera-del-libro/#comments" target="_blank"><strong>Leggi  i commenti</strong></a> degli Autori e dei Lettori che hanno  partecipato alla scorsa edizione!</p>
<p>Buona estate e buona lettura con i libri presentati da Manuale di Mari!</p>
<p>***<br />
<strong>Se sei un autore e desideri presentare il tuo libro</strong> nella FIERA DEL LIBRO PER L’ESTATE, impegnandoti a donare almeno una  copia omaggio (*) a un lettore scelto tra quelli che commenteranno il  tuo libro, contatta la Redazione. <strong>Termine entro cui occorre  comunicare l’adesione e trasmettere quanto richiesto per esporre i  libri: 15 luglio 2010</strong>.</p>
<p>(*) E’ possibile donare fine a 5 copie omaggio, inviandole direttamente  all’indirizzo dei lettori fornito dalla Redazione.</p>
<p>***<br />
<em>Nell’immagine: dipinto di Vladimir Volegov, particolare</em></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>15</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Questa piaga nel petto di Antonietta Pastorelli</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/antonietta-pastorelli/questa-piaga-nel-petto-di-antonietta-pastorelli/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/antonietta-pastorelli/questa-piaga-nel-petto-di-antonietta-pastorelli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 10:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonietta Pastorelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
COME SOPRAVVISSUTA -

Come sopravvissuta
mi aggiro guardinga
e scruto all&#8217;orizzonte
possibili attacchi di navi nemiche
o tempeste improvvise
del mare
che quieto
ora invia
onde ambasciatrici
sulla riva
a cancellare le orme mie
lente
nell&#8217;arena ruvida
Come sopravvissuta
scampata alla furia dei venti
su una zattera di fortuna
so di dover presto riprendere
il viaggio
confidando nella bonaccia mutevole
pronta anche a colare
a picco
nella placenta del mondo
E fare ritorno&#8230;
***
DOVE POSSO RITROVARTI
Dove posso ritrovarti
se rovistando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5124" href="http://www.blogdegliautori.it/antonietta-pastorelli/questa-piaga-nel-petto-di-antonietta-pastorelli/questa-piaga-nel-petto/"><img class="alignnone size-full wp-image-5124" title="Questa piaga nel petto di Antonietta Pastorelli" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/questa-piaga-nel-petto.jpg" alt="" width="230" height="380" /></a></p>
<p><strong>COME SOPRAVVISSUTA -<br />
</strong></p>
<p>Come sopravvissuta<br />
mi aggiro guardinga<br />
e scruto all&#8217;orizzonte<br />
possibili attacchi di navi nemiche<br />
o tempeste improvvise<br />
del mare<br />
che quieto<br />
ora invia<br />
onde ambasciatrici<br />
sulla riva<br />
a cancellare le orme mie<br />
lente<br />
nell&#8217;arena ruvida</p>
<p>Come sopravvissuta<br />
scampata alla furia dei venti<br />
su una zattera di fortuna<br />
so di dover presto riprendere<br />
il viaggio<br />
confidando nella bonaccia mutevole<br />
pronta anche a colare<br />
a picco<br />
nella placenta del mondo</p>
<p>E fare ritorno&#8230;</p>
<p>***</p>
<p><strong>DOVE POSSO RITROVARTI</strong></p>
<p>Dove posso ritrovarti<br />
se rovistando l&#8217;anima mia<br />
non c&#8217;è traccia di te</p>
<p>disperatamente<br />
alla ricerca<br />
di palpiti irrazionali<br />
entusiasmi appassionati<br />
innocenza di vivere<br />
follia di vivere,<br />
forse<br />
l&#8217;unica possibile</p>
<p>Zavorra ne ho<br />
da lanciare<br />
dalla mongolfiera<br />
leggera<br />
che sale verso<br />
il cielo</p>
<p>sale e si beffa<br />
della gravità</p>
<p>ali grandi<br />
da sogno<br />
ancora ne ho<br />
se pesante avverto<br />
la massa di cellule<br />
che aspettano di farsi<br />
nuvole.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <em><strong>Questa piaga nel petto</strong></em> di <strong>Antonietta Pastorelli</strong></p>
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		<title>Il pescatore di Tridacne di Ornella Gatti</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 17:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ornella Gatti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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Lasciò la rotta ed il timone al pilota automatico, si accomodò nel pozzetto, chiamando Bizet, alquanto intimorito ma nel frattempo incuriosito dallo sbattere delle cime libere lungo l’albero; inciso sul tambuccio  rilesse quasi a memoria:
- LAMPARE -
Tra le ombre che si specchiano
in un mare di velluto blu,
laggiù,
al limite del mio sguardo,
una lampara procede lenta,
tracciando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5121" href="http://www.blogdegliautori.it/ornella-gatti/il-pescatore-di-tridacne-di-ornella-gatti/il-pescatore-di-tridacne/"><img class="alignnone size-full wp-image-5121" title="Il pescatore di Tridacne di Ornella Gatti" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/il-pescatore-di-tridacne.jpg" alt="" width="256" height="380" /></a></p>
<p>Lasciò la rotta ed il timone al pilota automatico, si accomodò nel pozzetto, chiamando Bizet, alquanto intimorito ma nel frattempo incuriosito dallo sbattere delle cime libere lungo l’albero; inciso sul tambuccio  rilesse quasi a memoria:</p>
<p><strong>- LAMPARE -<br />
Tra le ombre che si specchiano<br />
in un mare di velluto blu,<br />
laggiù,<br />
al limite del mio sguardo,<br />
una lampara procede lenta,<br />
tracciando la rotta<br />
in una scia di spuma bianca.<br />
Il pescatore di vedetta<br />
scruta lontano<br />
tra stelle danzanti e nastri d’argento,<br />
la virata in picchiata di un gabbiano.<br />
Solo, in un mondo<br />
senza pensieri e senza parole,<br />
nella carezza dolce del vento<br />
lieve un sussurro svela l’incanto.<br />
Ho visto più di quanto pensavo<br />
di poter vedere…<br />
Ho amato più di quanto credevo<br />
di poter amare…</strong></p>
<p>Scriveva ovunque. Mark sorrise. Quell’indimenticabile viaggio in Sicilia, al largo di Acitrezza, con una bottiglia di spumante da sorseggiare al tramonto, dopo una mitica<br />
spaghettata, premio del lungo viaggio. Lei accucciata, in cerca del calore del suo petto, tra le sue braccia. Il suo sguardo brillava carico d’emozione, indicava eccitata le luci in lontananza gridando ogni tanto: “Guarda! Una lampara…”<br />
A quella vista il suo entusiasmo esplodeva, incontenibile, quasi niente al mondo ci fosse di più affascinante, di una piccola barca di legno, che procedeva lenta, alla luce di una lampada mal fissata a prua. Eppure, di quella scenografia d’incanto, lei coglieva ogni particolare, anche il più insignificante, caricandola di valori assoluti, rivestendola d’infinite espressioni e doti magiche. Ed era semplicemente per questo, che un qualsiasi pescatore, il suo berretto da marinaio, la sua pipa, là, su una barca in mezzo al mare, diventava all’improvviso portatore d’antica saggezza, capace di vedere, oltre ogni capacità umana.<span id="more-5122"></span></p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Si era lasciato trasportare da reminiscenze piacevoli, ricche di sensazioni, e mentre indossava la muta, continuava a sorridere scuotendo la testa. Era pronto. Una grattatina al mento del micio, e si tuffò.<br />
Il mondo cambia volto sott’acqua, si attenuano i sensi, e ci si lascia avvolgere dall’ignoto, ma ribolle una vita silenziosa. Si percorre una città sotterranea, popolata da diverse tribù coloratissime, ognuna delle quali si esibisce in una sorta di danza distinguibile dalle diverse livree.<br />
Mark procedeva cautamente tra i coralli, le selve di alghe, zigzagando tra archi e ponti di madrepore e curiosi abitanti del fondo, quando vide venirgli incontro uno squalo. L’animale gli si accostò e Mark rimase immobile. Il ventre bianco lo aveva sfiorato più volte, per poi virare e tornare su di lui; l’occhio nero impenetrabile sembrava fissarlo, mentre avvicinava le mascelle socchiuse, come sorridenti,<br />
mostrando più file di denti appuntiti. Passò e ripassò al suo fianco finché con un breve colpo di coda, quasi ad insistere sulla sua poco gradita presenza, si allontanò. Mark non si mosse finché non lo vide inabissarsi verso acque più profonde.<br />
Cercò di calmarsi, concentrandosi sulla respirazione, tranquillizzato, proseguì verso la catena di montagne. Iniziò a farsi largo tra cespugli di spine, ventagli, rami e arbusti. Doveva solo aprirsi un<br />
varco per raggiungere la tridacna gigas. Aveva portato con sé l’occorrente, e faticando non poco, riuscì nel suo intento. Finalmente poteva vederla chiaramente, nell’armonia delle sue forme, colori e<br />
complicate strutture, larga quasi un metro, dal peso all’incirca di duecento chilogrammi, immensa. Accarezzò il guscio, rapito dalle straordinarie dimensioni di quella creatura. Scattò diverse fotografie, e rendendosi conto che l’acqua diventava più scura, col calare della sera, velocemente risalì; il più del lavoro era fatto.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Mark s’illuminò a quelle parole. Era in questa favola che gli aveva tenuto nascosta, la chiave di tutto. Non era una semplice storia per bambini, stava infatti, raccontando le sue paure, le verità più nascoste. Riprese la lettura:</p>
<p><em>Tra i giochi d’ombra, cercava ancora il suo sorriso, il suo calore, la tenerezza del suo abbraccio quelle tante parole, ma non era altro che il fruscio del vento tra la chioma degli alberi, il guizzo di qualche pesciolino, il verso insistente di una civetta dispettosa, nient’altro che il vuoto intorno, il re non c’era.<br />
Dai suoi occhi neri, a frotte, piovvero a cascata, senza freni, centinaia e centinaia di lacrime, che precipitarono pure e cristalline nell’acqua del fiume… e d’incanto, l’acqua melmosa e scura gorgogliò, da ogni lacrima guizzarono mille gocce limpide e fresche, zampillanti come le stelle, che in luccicanti scie travolsero il buio, unendosi in un unico torrente che rapido si aprì un varco verso il mare aperto.<br />
Una farfalla bianca le volteggiò intorno, sfiorandole il viso in una carezza,invitandola a seguirla.<br />
La piccola gitana, raccolse il suo fagotto di stracci, tolse i sandali, poggiando sull’erba umida i piedi nudi, per percepirne la morbidezza. Si voltò verso il vecchio peschereccio abbandonato e s’incamminò per il sentiero nascosto dall’erba incolta che anni prima l’aveva condotta là.<br />
NESSUNO LA VIDE PIÙ!<br />
Era tornata, per sempre, nella sua foresta incantata, dove era regina indiscussa ed adorata di tutte le costellazioni, gli oceani, le stagioni, i colori dell’arcobaleno. Era tornata a correre, libera e ribelle, come sempre era stata.</em></p>
<p>Era tutto scritto chiaramente, dal principio all’addio.</p>
<p><em>Gli gnomi raccontano, ma è leggenda popolare, che accanto a lei ci fosse Britt, il piccolo cucciolo di husky abbandonato dal re. Britt le scodinzola accanto incuriosito da quel mondo magico, mentre lei, correndo verso il vento, recita sempre la medesima filastrocca:<br />
“QUESTA NON È<br />
UNA FAVOLA DI FANTASIA,<br />
MA LA STORIA VERA,<br />
DI UN UOMO CHE,<br />
IO PICCOLA GITANA,<br />
CREDEVO FOSSE UN RE…”</em></p>
<p>Mark spense il computer.<br />
Stanchissimo, si distese in cabina, chiuse gli occhi, Bizet, accanto, faceva le fusa. L’aria tiepida lo scaldava, la piccola luce notturna a basso consumo lo rassicurava.<br />
Si addormentò subito.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/nuovi-autori/il-pescatore-di-tridacne-di-ornella-gatti" target="_blank"><em><strong>Il pescatore di Tridacne</strong></em></a> di <strong>Ornella Gatti</strong></p>
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<h2>Dal Pescatore di Tridacne:<span> </span></h2>
<h2>Estratto 1</h2>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;">Lasciò la rotta ed il timone al pilota automatico, si accomodò nel pozzetto, chiamando Bizet, alquanto intimorito ma nel frattempo incuriosito dallo sbattere delle cime libere lungo l’albero; inciso sul tambuccio</span><span style="font-size: 7pt; color: black;"><span> </span></span><span style="color: black;">rilesse quasi a memoria:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">- LAMPARE -</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">Tra le ombre che si specchiano</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">in un mare di velluto blu,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">laggiù,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">al limite del mio sguardo,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">una lampara procede lenta,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">tracciando la rotta</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">in una scia di spuma bianca.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">Il pescatore di vedetta</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">scruta lontano</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">tra stelle danzanti e nastri d’argento,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">la virata in picchiata di un gabbiano.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">Solo, in un mondo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">senza pensieri e senza parole,</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">nella carezza dolce del vento</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">lieve un sussurro svela l’incanto.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">Ho visto più di quanto pensavo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">di poter vedere…</span></strong></p>
<h1>Ho amato più di quanto credevo</h1>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;">di poter amare…</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><strong><span style="color: #292526;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;">Scriveva ovunque. Mark sorrise. Quell’indimenticabile viaggio in Sicilia, al largo di Acitrezza, con una bottiglia di spumante da sorseggiare al tramonto, dopo una mitica</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;">spaghettata, premio del lungo viaggio. Lei accucciata, in cerca del calore del suo petto, tra le sue braccia. Il suo sguardo brillava carico d’emozione, indicava eccitata le luci in lontananza gridando ogni tanto: “Guarda! Una lampara…”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;">A quella vista il suo entusiasmo esplodeva, incontenibile, quasi niente al mondo ci fosse di più affascinante, di una piccola barca di legno, che procedeva lenta, alla luce di una lampada mal fissata a prua. Eppure, di quella scenografia d’incanto, lei coglieva ogni particolare, anche il più insignificante, caricandola di valori assoluti, rivestendola d’infinite espressioni e doti magiche. Ed era semplicemente per questo, che un qualsiasi pescatore, il suo berretto da marinaio, la sua pipa, là, su una barca in mezzo al mare, diventava all’improvviso portatore d’antica saggezza, capace di vedere, oltre ogni capacità umana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-right: 49.9pt;"><span style="color: black;"> </span></p>
<h2>Estratto 2</h2>
<p class="MsoBodyText">Si era lasciato trasportare da reminiscenze piacevoli, ricche di sensazioni, e mentre indossava la muta, continuava a sorridere scuotendo la testa. Era pronto. Una grattatina al mento del micio, e si tuffò.</p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Il mondo cambia volto sott’acqua, si attenuano i sensi, e ci si lascia avvolgere dall’ignoto, ma ribolle una vita silenziosa. Si percorre una città sotterranea, popolata da diverse tribù coloratissime, ognuna delle quali si esibisce in una sorta di danza distinguibile dalle diverse livree.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Mark procedeva cautamente tra i coralli, le selve di alghe, zigzagando tra archi e ponti di madrepore e curiosi abitanti del fondo, quando vide venirgli incontro uno squalo. L’animale gli si accostò e Mark rimase immobile. Il ventre bianco lo aveva sfiorato più volte, per poi virare e tornare su di lui; l’occhio nero impenetrabile sembrava fissarlo, mentre avvicinava le mascelle socchiuse, come sorridenti,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">mostrando più file di denti appuntiti. Passò e ripassò al suo fianco finché con un breve colpo di coda, quasi ad insistere sulla sua poco gradita presenza, si allontanò. Mark non si mosse finché non lo vide inabissarsi verso acque più profonde.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Cercò di calmarsi, concentrandosi sulla respirazione, tranquillizzato, proseguì verso la catena di montagne. Iniziò a farsi largo tra cespugli di spine, ventagli, rami e arbusti. Doveva solo aprirsi un</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">varco per raggiungere la tridacna gigas. Aveva portato con sé l’occorrente, e faticando non poco, riuscì nel suo intento. Finalmente poteva vederla chiaramente, nell’armonia delle sue forme, colori e</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">complicate strutture, larga quasi un metro, dal peso all’incirca di duecento chilogrammi, immensa. Accarezzò il guscio, rapito dalle straordinarie dimensioni di quella creatura. Scattò diverse fotografie, e rendendosi conto che l’acqua diventava più scura, col calare della sera, velocemente risalì; il più del lavoro era fatto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;"> </span></p>
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<p class="MsoNormal"><strong><span style="color: black;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span style="color: black;">Estratto 3</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Mark s’illuminò a quelle parole. Era in questa favola che gli aveva tenuto nascosta, la chiave di tutto. Non era una semplice storia per bambini, stava infatti, raccontando le sue paure, le verità più nascoste. Riprese la lettura:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Tra i giochi d’ombra, cercava ancora il suo sorriso, il suo calore, la tenerezza del suo abbraccio quelle tante parole, ma non era altro che il fruscio del vento tra la chioma degli alberi, il guizzo di qualche pesciolino, il verso insistente di una civetta dispettosa, nient’altro che il vuoto intorno, il re non c’era.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Dai suoi occhi neri, a frotte, piovvero a cascata, senza freni, centinaia e centinaia di lacrime, che precipitarono pure e cristalline nell’acqua del fiume… e d’incanto, l’acqua melmosa e scura gorgogliò, da ogni lacrima guizzarono mille gocce limpide e fresche, zampillanti come le stelle, che in luccicanti scie travolsero il buio, unendosi in un unico torrente che rapido si aprì un varco verso il mare aperto.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Una farfalla bianca le volteggiò intorno, sfiorandole il viso in una carezza,invitandola a seguirla.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">La piccola gitana, raccolse il suo fagotto di stracci, tolse i sandali, poggiando sull’erba umida i piedi nudi, per percepirne la morbidezza. Si voltò verso il vecchio peschereccio abbandonato e s’incamminò per il sentiero nascosto dall’erba incolta che anni prima l’aveva condotta là.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">NESSUNO LA VIDE PIÙ!</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Era tornata, per sempre, nella sua foresta incantata, dove era regina indiscussa ed adorata di tutte le costellazioni, gli oceani, le stagioni, i colori dell’arcobaleno. Era tornata a correre, libera e ribelle, come sempre era stata.</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Era tutto scritto chiaramente, dal principio all’addio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;"> </span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Gli gnomi raccontano, ma è leggenda popolare, che accanto a lei ci fosse Britt, il piccolo cucciolo di husky abbandonato dal re. Britt le scodinzola accanto incuriosito da quel mondo magico, mentre lei, correndo verso il vento, recita sempre la medesima filastrocca: </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">“QUESTA NON È</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">UNA FAVOLA DI FANTASIA,</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">MA LA STORIA VERA,</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">DI UN UOMO CHE,</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">IO PICCOLA GITANA,</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">CREDEVO FOSSE UN RE…”</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Mark spense il computer.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: black;">Stanchissimo, si distese in cabina, chiuse gli occhi, Bizet, accanto, faceva le fusa. L’aria tiepida lo scaldava, la piccola luce notturna a basso consumo lo rassicurava.</span></p>
<h3><span style="font-weight: normal;">Si addormentò subito.</span></h3>
</div>
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		<title>Finestre sulla città e dintorni di Alberto Calavalle</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 23:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Calavalle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il deserto del Sinai mi passa accanto con le sue montagne striate di rosso, le sue valli levigate dal tempo, le rare dune di sabbia portate qui dal vento del deserto d’ Arabia. Il resto è polvere e sassi bruciati dai quaranta gradi di un sole implacabile.
Ma tutto resta fuori di me.
E’ come se il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5116" href="http://www.blogdegliautori.it/albertocalavalle/finestre-sulla-citta-e-dintorni-di-alberto-calavalle/finestre-sulla-citta/"><img class="alignnone size-full wp-image-5116" style="border: 1px solid black;" title="Finestre sulla città e dintorni di Alberto Calavalle" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/finestre-sulla-citta.jpg" alt="" width="268" height="380" /></a></p>
<p>Il deserto del Sinai mi passa accanto con le sue montagne striate di rosso, le sue valli levigate dal tempo, le rare dune di sabbia portate qui dal vento del deserto d’ Arabia. Il resto è polvere e sassi bruciati dai quaranta gradi di un sole implacabile.<br />
Ma tutto resta fuori di me.<br />
E’ come se il condizionatore dell’aria, i vetri, il tetto dell’autobus, proteggendomi dall’esterno mi permettessero di proiettare il paesaggio lontano nello spazio o addirittura sul nastro di una pellicola cinematografica. Anche lo squallido edificio di cemento di una scuola rimasta desolatamente vuota, mi lascia indifferente, come resta indifferente alla natura primitiva di questo luogo.<br />
Solo quando scendo sulla polvere e i sassi tra i beduini che mi invitano a salire sui loro cammelli, provo emozioni inesplorate. L’aria è limpida, come di vetro, il sole è sospeso sopra di me, ma l’altitudine lo rende sopportabile. Rinuncio con un sorriso ai servizi di questa gente libera e fiera, e mi avvio a piedi in direzione del monastero di S. Caterina. Il sentiero sale nella gola stretta da montagne granitiche e brulle.<br />
I miei sandali di cuoio foderati di neoprene, comodi a camminare in città, qui ad ogni passo diventano una tortura con la polvere e i sassi che mi entrano in ogni fessura. Ma l’emozione di avvicinarmi al luogo di Mosé è più forte di questo tormento e avanzo verso l’alta muraglia che protegge il monastero.<span id="more-5117"></span><br />
Entro da una fessura che si apre tra grandi blocchi di granito e dopo un oscuro passaggio mi ritrovo nella luce di fronte al roveto ardente.<br />
Vorrei togliermi i sandali, ricordando le parole di Dio a Mosé, mentre rimango assorto in ammirazione, ma qualcosa mi preme alle spalle: è una folla di turisti sbarcati qui da ogni dove e mi trovo nella chiesa di fronte allo splendido mosaico della Trasfigurazione. Vorrei fermarmi a lungo davanti a questo capolavoro che stupisce e che invita alla preghiera per il suo farsi sublimazione, ma è impossibile porsi pellegrino in questa nostra epoca che trasforma in bene di consumo anche un luogo nato per lo spirito.<br />
Recupero il mio spazio al tramonto del sole, quando insieme ad una guida inizio la scalata del Monte Sinai. Riprovo allora quel senso di libertà e di distacco da tutto ciò che sulla terra ci assilla e ci ossessiona e che ho provato ieri scendendo nelle acque del golfo di Aqaba. Là erano quel mare così unico e le sue creature coloratissime e miti a portarmi in una dimensione nuova. Qui sono la purezza fresca e limpida dell’aria, la sensazione dell’immenso che provo di fronte alla vastità del cielo limpido dove le stelle palpitano, la gioia di avere raggiunto la cima della montagna.<br />
Ma poi ti accorgi che qui c’è qualcosa di più, come la voce del silenzio che ti entra dentro e ti rasserena l’animo, la veglia che precede l’alba, la sensazione forte che in quell’attesa io e la guida musulmana che mi siede accanto siamo fratelli in attesa dello stesso Dio. Il cielo che, come per un miracolo della creazione si tinge pian piano di un rosa che ti astrae dal tutto.<br />
Solo il lampo di una macchina fotografica che cerca di fissare quell’attimo sfuggente, mi distrae da quel distacco, mentre preannuncia un paesaggio di rocce rossastre e figure e che si muovono e si alzano dai loro sacchi a pelo.<br />
In breve siamo tutti in piedi, tutti rivolti a quel punto, in riverente silenzio, fissi come davanti a un grande mistero, tutti a cogliere quella luce intensa, folgorante, simile a quella che ha illuminato Mosé quel lontanissimo giorno che ha ricevuto da Dio le Tavole della Legge.</p>
<p>Aprile 2004</p>
<p><strong>Sulle soglie dell’infinito &#8211; Nel deserto del Sinai &#8211; </strong>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/autori-italiani/finestre-sulla-citta-e-dintorni-di-alberto-calavalle" target="_blank"><em><strong>Finestre sulla città e dintorni</strong></em></a> di <strong>Alberto Calavalle</strong> presentato nel <a href="http://www.manualedimari.it" target="_blank"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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		<title>Perché non lei di Marisa Giaroli</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 19:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marisa Giaroli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono i giorni di novembre tradizionalmente chiamati l&#8217;estate di San Martino, ma la mattina è umida e fredda: come lo sono le giornate in autunno nella Valle Padana.
A mezzogiorno la piazza centrale della città è semideserta e le poche persone che vi transitano lo fanno velocemente, perché quello è un punto dove il vento non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5123" href="http://www.blogdegliautori.it/marisa-giaroli/perche-non-lei-di-marisa-giaroli/perche-non-lei-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-5123" title="Perché non lei? di Marisa Giaroli" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/05/perche-non-lei1.jpg" alt="" width="251" height="380" /></a></p>
<p>Sono i giorni di novembre tradizionalmente chiamati l&#8217;estate di San Martino, ma la mattina è umida e fredda: come lo sono le giornate in autunno nella Valle Padana.<br />
A mezzogiorno la piazza centrale della città è semideserta e le poche persone che vi transitano lo fanno velocemente, perché quello è un punto dove il vento non scherza. In un angolo della medesima, è riapparso l&#8217;uomo delle caldarroste e il profumo invitante si espande nell&#8217;aria.<br />
In un angolo della piazza, in un antico palazzo, c&#8217;è una nota galleria d&#8217;arte che in questi giorni espone la personale di una pittrice. L&#8217;artista è seduta all&#8217;interno della sala e sfoglia svogliatamente una rivista. Nel corso della mattina sono entrate solo due persone a visitare la mostra. Lancia un&#8217;occhiata all&#8217;orologio.<br />
«Tra poco chiudo e vado a pranzo» pensa.<br />
L&#8217;idea di esporre in quel luogo, soprattutto in quei giorni, è stata di un critico d&#8217;arte suo amico.<br />
«È una città che vanta un passato carico di storia, che ha avuto un grande impulso artistico e culturale sotto gli Estensi. È una buona piazza per gli artisti. Inoltre è una zona ricca d&#8217;industrie e con una notevole attività turistica» le aveva suggerito.<br />
Lei si era lasciata convincere, anche perché da tempo desiderava visitare la città e conoscerne l&#8217;aspetto artistico e monumentale.<br />
Un&#8217;ombra che si ferma davanti alla vetrina distoglie la pittrice dalla lettura. È una giovane donna.<br />
La sconosciuta indossa un cappotto grigio sotto al quale s&#8217;intravedono i calzoni neri di velluto. Non sembra interessata alle tre tele adagiate su un cavalletto, perché si toglie i guanti di pelle, prende a specchiarsi poi cerca di avvolgere la testa in un foulard per proteggersi dal vento. C&#8217;è qualcosa di allegro nei suoi gesti banali e la pittrice, incuriosita, rimane a osservarla.<br />
La massa morbida dei lunghi capelli biondi scompare sotto la seta dai colori vivacissimi.<br />
Si specchia di nuovo e, soddisfatta, si allontana.<span id="more-5114"></span><br />
La pittrice ci rimane veramente male. Si alza scocciata. Non ritiene simpatico il comportamento della donna. Aggrotta le sopracciglia nere e folte e pensa che avrebbe potuto almeno dare un&#8217;occhiata ai quadri in vetrina. Risentita decide di chiudere e di andare a pranzo.<br />
Per quel giorno ha finito! La mostra rimarrà aperta quindici giorni, ma lei intende fermarsi solo una settimana, lasciando poi al proprietario della galleria l&#8217;impegno di curare i suoi interessi.<br />
Lei e il gallerista si sono divisi i turni di quella prima settimana di mostra; lei ha preferito le ore della mattina, perché pensa di dedicare quelle del pomeriggio a esplorare la città. Per quel pomeriggio ha, infatti, programmato una visita al museo d&#8217;arte moderna.<br />
II giorno dopo, quasi alla stessa ora, la sconosciuta passa di nuovo davanti alla vetrina. Con una mano regge una cartella di pelle chiara e con l&#8217;altra dei libri. La pittrice la riconosce immediatamente per il foulard, che ora porta attorno al collo.<br />
Ha i morbidi capelli trattenuti da un laccio e la lucente coda bionda scende fino alle spalle lasciando scoperto il viso fine, dai lineamenti delicati; il labbro superiore sporge leggermente in avanti.<br />
«Deve essere un&#8217;insegnante» pensa la pittrice incuriosita. «Vediamo se si specchia anche oggi».<br />
No. Non lo fa! Il suo sguardo va da una tela all&#8217;altra, infine si ferma su una in particolare.<br />
L&#8217;opera non è di grandi dimensioni, ma rivela una preparazione e una tecnica di alto livello.<br />
La sconosciuta si sente attratta senza una ragione ben precisa da ciò che rappresenta: una donna in piedi su uno scoglio. La figura sembra in procinto di andarsene perché il corpo è in parte rivolto verso la terra, ma il capo rimane rivolto verso il mare.<br />
«Sembra in attesa di qualche cosa, forse di una nave: di un uomo?» pensa.<br />
Chiude gli occhi un attimo, li riapre lentamente e per ali uni lunghi istanti rimane come rapita.<br />
Alla fine fa un lungo sospiro e scompare. La pittrice rimane un lungo momento con lo sguardo fisso sul vuoto lasciato. Prende poi dal pacchetto sul tavolino che ha vicino una sigaretta. Mentre l&#8217;accende, non avverte più, nei confronti della sconosciuta, quel sentimento di antipatia che le era sorto spontaneo il giorno prima, ma è pervasa da una sensazione di curiosità.<br />
Il viso radioso della sconosciuta occupa i suoi pensieri anche durante il pranzo. Avverte un vago desiderio di conoscerla.<br />
Se il quadro ha destato il suo interesse, tornerà sicuramente a vederlo e lei deve fare in modo di parlarle. Rimane pensierosa per alcuni istanti poi, sorridendo, va alla vetrina e toglie la tela che, dopo, appende a una parete. Non proprio in vista.<br />
Il giorno dopo, sabato, la sconosciuta non si fa vedere e la pittrice rimane delusa.<br />
Nicoletta, chiamata da tutti Nichi, è seduta su una poltrona del soggiorno. Giuseppe, l&#8217;uomo col quale convive da cinque anni, è partito per Udine, sua attuale sede di lavoro.<br />
«È meglio che parta subito dopo il pranzo, mi attende un viaggio lungo» aveva osservato l&#8217;uomo scrutando il cielo oltre la finestra.<br />
Il padre della ragazza, quella domenica erano a pranzo dai suoi genitori, era intervenuto:<br />
«Fai bene a partire fintanto che c&#8217;è luce, perché le previsioni danno nebbia in quella zona».<br />
Arrivati nel loro appartamento, lui aveva notato il lieve velo di tristezza sul volto della sua donna. L&#8217;aveva presa tra le braccia e, baciandola, aveva detto:<br />
«Ho già chiesto una settimana di ferie a gennaio. Andremo a Cortina. Ti va?».<br />
Sì, le andava, e mentre lui finiva di vestirsi, lei era già con la mente sulle piste innevate.<br />
Ma ora è sola. Non ha compiti da correggere e in quel momento non le va di ascoltare della musica. È sola e in attesa come la donna del quadro. All&#8217;istante decide di andare alla galleria d&#8217;arte. La malinconia è sparita! I suoi passi sono veloci, mentre avanza speditamente sul marciapiede.<br />
Incredula, col naso incollato alla vetrina, guarda il quadro che ha sostituito quello che ha suscitato il suo interesse. Rimane alcuni istanti incerta, infine decisa, spinge la porta a vetri: una ventata d&#8217;aria calda la investe.<br />
Essendo un pomeriggio festivo, ci sono molti visitatori, ma Nichi neppure li vede, presa com&#8217;è nella sua ricerca: in un attimo il suo sguardo fa il giro delle pareti.<br />
La pittrice, che l&#8217;ha vista entrare ha un brivido di piacere, sorride tra sé e s&#8217;avvicina.<br />
«Forse, ciò che cerca è da quella parte» dice con voce morbida, calda.<br />
La visitatrice trasale, si gira meravigliata, sorpresa per quell&#8217;accoglienza e rimane per un momento in silenzio a guardare la donna che ha parlato. Ne incontra gli occhi neri, lucenti, e lo sguardo divertito: la pittrice indossa un paio di pantaloni grigi con un maglione azzurro, è leggermente più bassa di lei e prestante.<br />
«Ho notato il suo interesse nei giorni scorsi» spiega la voce calda.<br />
Nichi annuisce e la segue verso la parete dov&#8217;è appeso il quadro che cerca.<br />
A pochi metri da loro il proprietario della galleria d&#8217;arte le osserva. Conosce Nichi perché è una delle insegnanti della propria figlia. Al suo ingresso, le ha rivolto solo un cenno di saluto senza smettere di conversare con alcuni visitatori e probabili acquirenti. Deve fare lui gli onori di casa, perché la pittrice preferisce rimanere nell&#8217;anonimato. Dopo qualche minuto l&#8217;uomo si scusa con i visitatori e le raggiunge.<br />
«È un piacere vederla. Come sta signorina?».<br />
«Bene. Grazie. Può concedermi qualche minuto?».<br />
«Certamente».<br />
«Vorrei acquistare questo quadro. Può dirmi il prezzo?».<br />
Gli dispiace dover riferire che non è in vendita e mentre lo fa lancia un&#8217;occhiata alla pittrice. Chissà che non abbia cambiato idea.</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/amore-e-vita/perche-non-lei-di-marisa-giaroli" target="_blank"><em><strong>Perché non lei?</strong></em></a> di <strong>Marisa Giaroli</strong></p>
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