La voce che resta di Emma Mazzuca

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Sono nuda –

Sono nuda come i silenzi tra le parole d’amore
ed ogni mia ferita s’è incarnata nell’anima;
ho trascinato questo corpo sperduto
attraverso oceani di tempeste
esplosioni di vulcani
ed il suo frantumarsi è stato il segreto
di questa densa esistenza
perché da ogni gracile frammento
ha fatto sorgere un sole.

*** [Continua...]

Venere luminosa di Mauro Montacchiesi

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Venere luminosa -

Amore
recitami poesie di stelle scintillanti
di primaverili campagne
di tiepidi sussulti di sole
o d’argentee betulle da luce baciate
che guardano ad est.
Così
mentre tu parli
riverbera di luce e calore
fra ialine gocce di vespro
il corallo di fuoco che ammanta il creato.
Fiore iblèo
il ghirigoro di questo tramonto
che tende le braccia all’amplesso serale.
E ad ovest ecco la lì Venere luminosa
della sera prima è la stella
tra cristalli di ghiaccio che fa capolino
a spiar l’innamorate pupille
nell’ora che più struggente volge il desio.
A lei vola un mio bacio
gemma lontana
nell’azzurro ormai blu della notte
dolce fiaccola del giorno che muore
tenero vagito della notte che nasce.
A lei chiedo
effondi le tue note d’amore
falle viaggiare sulle brezze serali
portale a noi innamorati
sempre più folli
della tua notte sempre più schiavi!

*** [Continua...]

Solo dieci poesie di Anna Maria Dall’Olio

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E ci risveglia -

E ci risveglia
carezza tra i capelli
luce d’estremo est
Quel mattino senza senso
dove andare.
.. non sapevo
mare … manifestazione …
Un amico mi convinse,

ago che punge
tra le dita nervose
il rosmarino
quanta gente tutte piene le piazze
quanta gente presto solo rimasi …
poliziotti, da solo mi difesi …

di colpo cade
rugiada dalle foglie
lama sottile
il nemico mi sparò.
Camionette come alfette.

va nella brezza
su colline d’erica
pianto di stelle.
Combattevo l’ingiustizia.
Mi distrusse la più grande.

*** [Continua...]

Er monno sbarazzino di Alba Venditti

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Er compreanno -

Ciavemo ormai la mania de festeggia’
‘gni vorta che ce stamo a invecchia’
invesce,  d’avecce er rodimento drento
che un’artr’ anno è passato
e un novo acciacco cia’ lassato.
Eppoi si festeggi devi pure da ciacca’ li sordi
ecco perché quer compleanno mai più te lo scordi.
Domanno e dico: “Nun se po’ ferma’ ‘sto compimento d’anno?
Quanti vantaggi caveremmo!!! Innanzitutto, l’eterna gioventù
eppoi er problema nun ce sta più
de decide chi se deve da invita’
altrimenti, s’offenne questo oppure quello
e pe’ riporta’ la pace se deve puro da arbitra’.
Un’artra cosa è la torta che se  offre
in segno de gioia da condivide coll’artri,
ma chi l’ha detto io quella torta
la darebbe in faccia ar novo anno
che se ne poteva da annò a passeggia’ da un’artra parte
invesce de famme invecchia’
e pe’ nun penzacce me metto a gioca’ a carte.
Er compreanno ce comporta sempre ‘na  riflessione:
“Me convie’ da riceve li regali se li devo doppo contraccambia’
e allora ditemi voi er guadagno perzonale indole sta’?”
Sapete allora che penzo nun faccio sape’ niente a nessuno
der compreanno accusì tutti un po’ più giovane me crederanno
e festeggerò con me e l’ombra mia
accosì me sento in compagnia,
ma l’ombra nun me po’ fa’ coll’artri la spia.

*** [Continua...]

Arcobaleni lunari di Elena Bartone

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Aspettami -

Aspettami, oltrepasserò
la linea dell’incerto
e arriverò da te,
là dove le Galassie
sfavillano d’assoluto.
Apri quella porta
che conduce verso mondi
d’estasi divina,
beatitudini che si snodano
tra spume di tintinnii di silenzi
e cosmiche chiaroveggenze.
Insieme scopriremo il miracolo,
la luce che giardini disvela
d’assolate ninfee,
girasoli di mattutina
iridescenza,
foglie che come calici
si protendono al cielo.
Sulle nostre anime
scenderà ogni benedizione.
La sete di divino
scioglierà nell’oblio
i vissuti vertiginosi,
i santuari della solitudine,
gli aneliti verso gioie
sconosciute al cammino terreno.

*** [Continua...]

Dalla neve alla nave di Leda Panzone Natale

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Alberi trapiantati in mare -

Sono in molti a domandarsi il perché, ci si sposti da un posto all’altro.
Delle mie montagne della Val d’Aosta, del paese che “m’imprigionava”, avevo una visione suggestivamente ripetuta. Il freddo che mordeva la mia pelle ed inumidiva le mie suole, era però sempre diverso. Come gli alberi, tra i quali tracciavo il mio cammino.
Il freddo  mi costringeva a correre, per raggiungere il caldo del camino casalingo.
Osservavo spesso la neve sciogliersi e precipitare lungo sentieri che essa stessa tracciava e mi chiedevo fin dove arrivasse, dove si spegnesse, a chi portasse i messaggi che io le affidavo.
Poi appresi che quel cammino non era inutile e che anzi serviva a tracciare sentieri che divenivano strade e poi elementi di comunicazione.
Mi chiedevo quanto lungo fosse il cammino, ma non ero in grado di valutarlo, anche perché la materia da cui era costituito, cambiava continuamente senza che potessi conoscerne il tragitto.

*** [Continua...]

Il respiro del silenzio di Edda Ghilardi Vincenti

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NEL VENTO E NEL SILENZIO -

Mi avvolgo di vento e di silenzio
in una quieta notte d’estate
e i pensieri, teneri fiori in boccio,
si affacciano timidi alla mente,
profumano di attesa
e di speranza…

Più tardi il sole scioglierà
l’affascinante mistero della notte
e l’attesa, candida colomba del mattino,
si poserà sulla riva di un giorno
che la speranza accoglie
con fiducioso stupore…

Ora la mente
mi conduce sul mare
dove una barca a vela ondeggia,
si inclina alla ruvida carezza del vento,
poi si risolleva,
e dispiega le vele nel sole.

È come quella barca a vela l’uomo,
sospinto dal vento della vita!

*** [Continua...]

Caro Angelo Bianco di Giuseppina Mira

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Come vela -

Come vela
nel mare della vita
sei giunto sulla riva del giorno.
Hai aiutato tutti a non giacere
Sulla sponda del buio.
Il cupo tramonto è rimasto a guardare.
Non aveva nessuno da traghettare.

***

Una stella cometa

Non sei stato una meteora
ma una stella cometa
e hai acceso
il cielo e la terra.
Il grido della paura
si è spento.
Il canto della gioia
si è alzato con entusiasmo.
Il respiro della luce
non è stato affannoso.
La vita ha continuato ad avere
il fiato della giovinezza.

*** [Continua...]

Geminario di Paolo Ottaviani

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Gemino Primo -
(In memoria del padre e della madre) -

Piagnìanu ‘n bianche
piste de renella
su ‘nparcite panche
de nicchia o cappella,

ru friscu de nòa
erbetta e de luna,
benanche que piòa
orbata furtuna

aprile era dorce
de celli e sperella,
a buju re torce
e ra marturella,

ru feru battutu
‘nchioatu su legno
sonava chercutu
ru puoru congegno

e l’arba s’arzava
slargata de luce,
de sopra ‘n’ottava
ru cantu recuce,

madonne de tera
un suffiu de voce
clinata maniera
rensegue veloce.

Ra luna pasquale
ajamà calante,
su ru capezzale
un radiu sclarante

vejetti d’aprile,
e pàrimu suoru,
derentro ‘n suttile
bajatu tesuoru

que iju quarantottu
que m’ia fijatu
arìa ma’ rottu
ru sugnu sugnatu

de ‘na roscia tera
cummunista e mansa,
doppo fame, guera,
prescione e mattansa. [Continua...]

Taci come il mare di Lerri Baldo

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Onde

Lascerò che il caldo pomeriggio
annuvoli col bianco delle rocce all’orizzonte,
l’immagine di te
che si sfuma e confonde
con i respiri di questa distanza,
il colore dei tuoi occhi,
il segno incantevole delle tue labbra
nella foschia evanescente.
Sembra non possa muoversi altro
che qualche bava d’acqua su una linea lontana,
il volo dei gabbiani che accarezza
il tripudio della tua voluttà,
il riflesso statico delle barche a vela
centuplica il peso
delle nostre vite.
C’è come il senso di fare un torto all’infinito
a sognare questa calma
al di fuori della dolcezza del tuo corpo,
la pienezza dei tuoi fianchi,
un’onda che abbraccia l’altra
e scrive lettere intelligibili
sulla crosta del mare.
Tutto, qui,
ha un qualcosa di grande,
di non considerato.
La distesa del tuo volto,
con i capelli nel sole.
– Sei come una marina d’estate.

***

La mano fra i capelli

Il pomeriggio dei tuoi capelli castani
si spande dentro alla stanza,
la luce avvolge con il tuo profilo sereno,
i tuoi tratti si perdono
in un incanto di solitudine.
Diventi l’ora più languida
che questa mia vita conosca,
i tonfi sordi che segnano i minuti,
sopra il quadrante sbiancato
dell’orologio d’ estate.
Sul tuo viso
l’insicurezza che hanno le stagioni,
quando il cuore conta i battiti,
come gli anni di una donna.
Sei fragile quanto l’argilla del cortile
che segna il corso della pioggia,
il bianco delle tue braccia –
levigate come la pietra di marmo
delle statue barocche.
Lo sai,
mentre la dolcezza accompagna
il tuo corpo nell’aria,
che basta aggiungere un solo verso
al foglio abbandonato sul tavolino
per comporre la poesia più bella.
Passati una mano fra i capelli,
e l’avrai scritta tu.

*** [Continua...]