Il Sorriso del Cielo di Rosanna Bertacchi Monti

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Da Parte Prima -

D’un tratto, s’invelò il cielo
e una nebbia lattiginosa
calò sulla terra
a inviluppare ogni cosa.
E fu silenzio:
un silenzio profondo
colmo di attesa e di presagio.
Il tempo s’impennò sul tempo.
L’attimo si fece immenso.

Così accade nell’istante
che precede l’evento:
l’evento… della tempesta
di sabbia nel deserto
o della tempesta d’acqua
in mezzo al mare.
L’evento… della tempesta di fuoco
dal ventre del vulcano
o della tempesta di ghiaccio
sulle creste nevose delle vette.

Poi… il caos che tutto scompiglia
e gli animi sconvolge.
Il caos che frantuma il puzzle
di un meriggio quieto
e fa schizzare le tessere
del mosaico perfetto
ai piedi di un olivo millenario.

I bimbi sfuggivano alle mani
e alle braccia delle mamme
come fanno i piccoli di capra
o di cammella
quando febbre di saltare
li strappa all’ombra-capanna
delle madri
e ansia di correre li chiama
ad ampiezze di distese.

***

Dal libro Il Sorriso del Cielo di Rosanna Bertacchi Monti – MARIANI E MONTI, 2011 pag. 151

Il commento di NICLA MORLETTI

Un poema che è armonia, musica, poesia, questo di Rosanna Bertacchi Monti. E a dirlo è anche il titolo: “Il sorriso del cielo”, mentre fanciulli, schiudendo le palpebre, volgono lo sguardo fin lassù dove è azzurro, luce e immensità. E scorrendo i versi nel loro echeggiare assorto e divino si legge: “C’erano, nella voce del Maestro, l’antica possanza dei grandi cedri del Libano e… la fresca levità del mandorlo fiorito”. Un’opera davvero preziosa come uno scrigno d’oro che racchiude anche la versione integrale in cinese mandarino elaborata dal prof. Mao Wen, docente presso l’Università “Bocconi” e “Cattolica” di Milano. Rosanna Bertacchi Monti, con delicatezza e profondo lirismo, conduce il lettore per mano e lo accompagna in luoghi e tempi lontani fino all’incontro di Gesù con i bambini. Un libro bello come i fiori d’ibisco che d’estate si schiudono al sole. Un poetare suggestivo e avvolgente come il chiarore della luna di notte, quando luminosa più che mai si affaccia alla terrazza del firmamento. Ed intorno ci sono le stelle.

L’abirinto di Federico Romagnoli

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Venticinque novembre – Il rebus del naso -

Il tempo di certo non passa,
lo spazio semmai si sbriciola
come di sasso,
e si dilata il senso dello strazio.
Le mani ruvide
di te
annaspano nel vuoto,
salendo verso il basso,
un passo dopo un passo,
appena rigide.
Il nero squarciato propone un rebus:
il tuo occhio sinistro
è uguale a quello destro.
Nel mezzo mi smarrisco, del tuo viso,
è il naso che fa la differenza,
l’odore del tuo verde circonciso.
È certo che il tempo non passa.

*** [Continua...]

Tra cielo e terra di Giulia Meloncelli

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Copparo -

Ed ogni volta rimango sorpresa
Nel percorso del canale
che lungo la campagna si snoda
sempre mi sorprende
vedere un anatroccolo che nuota
Sulla bicicletta
nel silenzio
rotto solo dagli alberi che muovono le foglie
io rimango ancora affascinata
da un pesce
che fa un salto a pelo d’acqua
per catturare la piccola preda
che sprovveduta si posa sull’acqua
da una farfalla
che leggera mi vola accanto e che
solo il ronzio di un calabrone
che si sente arrivare
fa rompere il nostro comune percorso
Mi immergo in questa campagna
I frutteti mi fanno da guida
Il volo di poche rondini
mi fanno alzare la testa
il cielo è azzurro
il sole su lui si confida
Guardo da questa sella
il lento passare dell’acqua
che giù, non troppo lontano
nel mare farà capolino
Il campanile da lontano ovunque mi segue
alto ed aguzzo fra il verde che mi circonda
pare quasi di un altro pianeta
Questa mia campagna
da qui all’orizzonte
è proprio il paese delle meraviglie
Potrei proseguire all’infinito dentro di lei
non fare più ritorno
ma sempre qualcosa mi sveglia dal sogno
e come Alice nel mondo faccio ritorno

*** [Continua...]

Oltre le parole di Enrico Fattizzo

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Sapore di fiele(Enfat, 04/08/1999) -

Corre il tempo smanioso
e con esso la vita,
angosce divenute assordanti
mi incalzano sempre più.
Un nugolo di speranze oramai
evanescenti come i sogni,
le neonate gioie si nutrono dalle
amare mammelle del dolore.
L’oblio di ciò che sono si radica
nel beffardo malessere per
il quale non v’è catarsi.
Lame lucenti come stelle
mi carezzano trafiggendomi dolcemente;
un giorno sarò polvere così
pesante che giammai potrà librarsi,
ed inerme sarà il soffio del gran vento.

*** [Continua...]

Il gabbiano, la viola, la memoria di Filippo Inferrera

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Alfaomega -

Amo me in altro corpo e le parti che mutano,
amo gli alberi sfioriti e le stelle filanti
che strillano di luce, d’agosto.
Amo il silenzio e le fauci del mostro petulante,
amo la bianca vela e l’occhio nudo del cannone,
amo perdutamente l’acqua della vita.
Amo la piazza rovente e il deserto
delle cortecce dimenticate, amo te.
Presto, sarò posseduto da rughe e segreti,
da giochi in chiaroscuro e mani assassine
che indossano peli da bestia.
Presto, squarcerò tutta la nebbia
sugli scogli dove s’infrange ogni lacrima.
Amo la raffinata presenza del passato,
il suo raccontarsi come una musica sottofondo
che riempie di silenzio il rumore.
Amo il coltello che aggredisce la pietra,
la giusta morte, odorosa di terra,
amo il deja perdu, la forza fragrante
di un caldo pane di montagna.
Uscirò dal mistero per un’altra destinazione,
dove nessuna bellezza ha più vuoti di cielo.

*** [Continua...]

Le cose come sono di Luigi Cannone

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18 Ottobre 2007 - Al lago di Como -

Un’eco di mille venti
con neri d’inchiostro e stelle,
di mille voci dall’acqua prigioniera
e rumor di luna
ma scure e bianche gocce.
Più forte l’odore,
l’invisibile assenza di gioia
che il cuore intuisce
ma oscillando come sempre alla corrente
di noi che amiamo questo incanto.

*** [Continua...]

Le temps perdu di Franco Faggi

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“A Charlie a te a me
ad un albero col naso
ad un’estate che dura
e scalda e rischiara”

A te che hai l’anima senza spini
fragrante come un fiore odoroso,
di spigo e di lavanda hai il cuore,
a te che converti l’amaro in miele
e di un tepore lieve ammanti il gelo,
a te che con gli occhi mi dici cose
che a volte sordo non capisco,
perché non so sentire un profumo
nel vento del tuo respiro,
il velluto dei tuoi occhi
ad accarezzare i miei,
a te che mi cerchi attento in un fischio
sottile fra tanti confuso,
a te che ti lanci in folle corsa
perché sia breve l’attimo che da me
ti separa,
a te che di baci mi assali
ed il cuore m’esplode di gioia vera
e di risa mi accende,
vorrei per un solo minuto
esserti pari,
dimenticare il tempo, gli affanni,
perdermi in un gioco di sassi e di profumi
in piroette d’aria inseguirti
fino al punto dove si trova amore.

E a te che di stagioni la vita è breve
vorrei regalare un’ estate delle mie,
la più bella e profumata
da spendere insieme.

Franco [Continua...]

La divina parodia di Marcello Furini

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Dall’Inferno – Canto Primo -

Nel mezzo del cammin della mia grama vita,
io mi ritrovai nella bollettosi più oscura
che la strada statale avevo smarrita.

Quanto a riconoscerlo, risulta cosa dura
questa esistenza avara e anche cattiva,
al solo pensarci mi assale la paura.

Amara, cattiva e recidiva,
tuttavia devo dire che a volte
si è mostrata molto positiva.

Certo di cose ne ho viste molte,
non tutte buone non tutte belle,
fortuna, non tutte me le han tolte.

Poi mi fan male i denti per le troppe caramelle,
e mi fermo allor a contemplar e rimirar la strada,
accorgendomi che siamo prigionieri nelle celle.

Mentre mi guardo attorno qualcuno grida: “Bada!
Viaggi a fanali spenti e siamo sul fare della sera,
e a quel paese lì non c’è nessuno che ci vada”.

Mi ero così perduto in quella bruma nera
che non vedevo proprio la via d’uscita,
rimasi impalato come una statua di cera. [Continua...]

I mari della luna di Alba Venditti

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Er dottore -

Pe’ divenna’ dottore
sappi che medicina devi da studia’
e ar sapiente Ippocrate devi anche da giura’
che farai de tutto per quarsiasi paziente sarva’.
Er dottore da Ippocrate è autorizzato sur paziente
a toccallo co’ le su’ veggenti mani
pe’ indaga’ comme un investigatore conclamato
su li dolori a li organi viventi
a grande quantità ner corpo umano presenti
che è senz’altro er loro motore conduttore.
Si invesce li pazienti c’avessero probblemi d’ossa rotte
perché quarcuno j’ha regalato un sacco de botte
er medico ortopedico j’assegna ‘na fasciatura
a ciascuno di diversa misura
e poi anche saggio su ‘gni arto malandato
j’a suggerisce un ber massaggio mirato.
Er dottore gioisce beato
si ‘gni su’ paziente je se dichiara migliorato
avenno utilizzato le su’ cure portentose
in quelle parti che c’aveva dolenti e fastidiose.
Er vero dottore deve da esse’
“Er più eccellente amico der paziente”
curandoje sia er corpo che la mente
perché po’ succede che er paziente
si potrebbe lascia anna’ tutto depresso
appena intuisce che nessuna cura pe’ lui è efficiente
e che nun tornerà a esse’ più ‘o stesso.

*** [Continua...]

La farfalla di Emma Peliciardi

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Affetti -

Leggeri si rincorrono i pioppi
lungo la strada del ritorno
le foglie verdi in corsa
si specchiano nel tremolio dei vetri,
in silenzio il pieno d’affetti
avvolge col suo crescere lieve
le membra in quiete sciolte
mentre ascolto palpiti.

***

Calamìta

Anche se ha difficoltà
il percorso a due c’è,
non so per quale calamìta
non riesco a lasciarlo;
è come un albero a più frutti,
guardo quelli rassicuranti,
hanno una forza segreta
che li fa durare nel tempo.

*** [Continua...]