Capitolo I -
Squilla il telefonino: “Ciao ma’ … e come devo stare, aspetto, è ancora in sala operatoria … sì, si non ti preoccupare, Tizi e Sami sono con me, Marco sta a casa con la signora Maria … no, no, il padre non poteva, stai tranquilla poi ti faccio sapere”.
Fabrizio spegne il cellulare, sospira e si appoggia allo schienale della panca. Sta nell’ampio corridoio attiguo alla sala che porta nella stanza operatoria: un ambiente freddo e silenzioso, pareti bianche, panche colar avorio, nient’altro; unico conforto sono Tizi e Sami sedute accanto a lui.
C’è un lento via vai di medici e infermieri in camice bianco, altri in camice verde con la mascherina appesa al collo, immersi nei loro pensieri; deviano appena lo sguardo verso Fabrizio che ha abbandonato le braccia sulle gambe e ricambia con l’espressione spenta e gli occhi lucidi.
“Non guardarli tutti, lasciacene qualcuno”.
“Tizi, ma che guardo, è l’ultima cosa alla quale sto pensando in questo momento, figurati!”
“È una battuta dai, cerchiamo di mantenere la calma”.
“Lo so, lo so, ma non è facile, ho paura che non sia tutto passato, è stato un cancro, capisci, anche se in una parte del corpo facilmente asportabile, fa paura”.
“Fermati, non correre, sta andando tutto bene, ci diranno cosa fare, adesso è importante mostrarci sereni, allegri e fargli capire che possiamo cominciare a pensare ad altro”.
Sami lascia passare qualche secondo di silenzio, sembra perplessa, poi interviene con decisione: “Tizi ha ragione, non chiediamogli, quando si lamenta: che ti senti, che ti fa male, perché dal disagio potrebbe passare alla commiserazione e al pietismo.
Quando mio figlio Marco mi fa capire con le poche parole che riesce a dire la sua sofferenza, non lo coccolo, ma vado a prendere i suoi fogli, i pastelli, gli acquerelli e gli dico: hai le mani? Usale! Disegna, dipingi, pensa a chi non può farlo; in questo modo lui si calma, io lo accarezzo e mentre disegna bene, lo approvo”.
“Sì, ma tu rischi, te l’ho detto tante volte, ti ricordi quando durante quella crisi ti ha tirato un piatto che ho deviato al volo, per fortuna! Non puoi continuare a fare tutto da sola, ormai è cresciuto, è diventato forte”.
“Conosci bene la rabbia, vero Fabrizio?” Li interrompe Tizi.
“Ti riferisci a ciò che ti ho raccontato della mia infanzia? [Continua...]






















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