Le donne e la luna di Alfredo Lucifero

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Ora il tempo si è sciolto nelle mie mani, scorre come un fiume sul viso, lascia ferite inguaribili e residui di creta sulla pelle che, passata l’azione della crema, diviene opaca, antica; allora spargo con le dita sottili le creme nutrienti che la fanno brillare lucida come un serpente e manda il tempo a scivolare all’indietro lasciandolo incerto del suo cammino; non è passato, è rimasto fermo, insicuro per me: ero bambina, gli occhi splendevano azzurri come il cielo di quelle estati belle come il mare che così tanto ha contato nella mia fanciullezza; il mare e il cielo erano dentro di me, allora, quando la vita mi attendeva come un verde prato dove correre e giocare all’aperto; ricordo di allora anche il suono del cielo: è una musica inimmaginabile che non riesco più a sentire. Entra dalla porta stasera come quella striscia di luna eterea quasi inesistente di fronte alla luce forte ma anch’essa è resa infinita dagli specchi che moltiplicano se stessi assieme a me che riesco a sorridere indifferente.
Anche le altre me stesse sorridono, i denti si scoprono, sono bianchi come perle lucide, come la pelle irrorata dalla crema.
Non ricordo se il sotto del cielo fosse quello del mare che lo rimandava. insieme alle onde leggere, incessanti come la vita che non può finire e incessante batte sulle tempie che si muovono leggere indipendentemente dalla volontà, battono come il sangue che entra e esce dal cuore e che sento come uno stanco amico sconosciuto. Quante emozioni e umiliazioni ho subito, sofferenze indicibili, anche gioie, soddisfazioni per qualche aspetto della vita ma anche dolori, delusioni, dolcezze e amori avuti e perduti. [Continua...]

La spugna di Lella De Marchi

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la spugna – prologo -

dove mi passa la voce del mondo?

non sono piena, il mio corpo non è
materia pesante uguale compatta,
il mio corpo non è cemento, non sono

vuota, il mio spazio non è il vuoto
totale buio profondo, il mio spazio
non è il fondo, io sono piccola

piccola piccola, sono fatta di cose
sottili leggere vicine dovunque
vaganti piastrine, tu sfiorami

con un soffio, toccami con la voce
muovimi fammi vibrare
la superficie, passami la voce
del mondo tra i pori di questa spugna

***

il punto esatto

qual è il punto esatto in cui tutto comincia?

dev’esserci un punto immerso nel tempo
dal tempo bagnato e disfatto per sempre
in cui tutto comincia,
big bang che si crea dal caos sparo
nella notte voragine che inghiotte
assordante silenzio, dev’esserci un punto
per cercarlo ti trovi a camminare
all’indietro dalla fine all’inizio
sempre di spalle, e mentre cerchi non sai
nemmeno se esiste, che mentre cerchi
non vedi, non hai occhi didietro,
dev’esserci un punto immerso nel tempo
dal tempo bagnato e disfatto per sempre
in cui tutto comincia,
un punto perfetto come quando facciamo
l’amore, la nostra forma d’amore,
quella che più ci appartiene, l’unica sete
che non ci abbandona, un punto perfetto
come quando proviamo piacere, dove
siamo fedeli devoti possiamo
giurare senza spergiuro, anche nel tempio

qual è il punto esatto in cui tutto comincia?

***

sulle vie di Shibuya

questa mattina sulle vie di Shibuya
mentre camminavo in cerca di un caffè
mi sono vista riflessa nei vetri
di un negozio e mi sono sembrata
qualcun altro, mi sono fermata
un attimo a pensare poi sono ripartita
con la vita di qualcun altro addosso,
- ferma così sopra ai miei gesti,
intrappolata per una attimo dentro
al mio reticolato -, questa mattina sulle vie
di Shibuya non mi sono da subito
riconosciuta

perché tutto ritorna, persino sul mio corpo,
come inciso sulla pietra?

***

l’estraneo sottocutaneo

dammi spazio per essere ciò che non sono
mai stata, l’estraneo sottocutaneo,
l’attimo sbandato dentro al tempo
da un calcolo errato germinato,
per caso o per necessità,
qualcosa che come un virus
nuovamente riavvicini le nostre nudità,
dammi spazio per essere ciò che non sono
mai stata, concedimi fedele
al nostro tempo che ci aspetta

***

Dal libro La spugna di Lella De Marchi

Essere Donna – ovvero – Aznareps, il volo della speranza di Lidia Colla

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“Mio dio, Luca, non fai che parlare! Sembri tutto nonna Adelia…!”
E poi si pentiva, e pensava alle sue lunghe ore di solitudine, ai suoi disegni.
Case, case, case, con file e file di fineste, tutte sbarrate, quasi ci si volesse rinchiudere dentro.
O forse non trovava la via d’uscita?
Come lei ora, che dopo tanti anni sarebbe voluta venir fuori dal groviglio, e cercava strisce, toppe, frammenti, per fare almeno un patchwork di ricordi. O forse ne aveva paura, e voleva solo un filo sottile per tentare di ricucire le ferite e fare magari un bel lifting al suo cuore? E sentiva un gran vuoto dentro quando le venivano in mente tutte le domande senza risposta, e i dubbi alla ricerca di certezze.
E si accorgeva che finora aveva cercato di nasconderli, come quegli oggetti inutili e scomodi che ti ritrovi sempre in mezzo e non hai mai il coraggio di buttare, e nella speranza di dimenticarli, li ficchi stretti stretti in un armadio.
Ma ora quelli incominciavano a premere, pigiando forte per uscire, e lei stava lì a braccia spalancate per bloccarli, come quando in sogno sentiva la casa che le cadeva addosso, e disperata, con le braccia, cercava di tener ferme le pareti.”

(…) [Continua...]

Fuori e… Dentro di Giulia Meloncelli

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Eppure -

Se c’è un posto
questo è quello giusto
Se c’è un tempo
adesso è proprio il momento
ma sono certa che
sono sempre stata qui
prima che fosse il mio tempo
prima che lo raggiungessi

***

Inverno

Ti sfuggo come un nemico
ma come un nemico
a volte sei attraente
In quei momenti
la nebbia che tutto nasconde
la brina che tutto ricama
mi attraggono come d’incanto
Nei suoi disegni
non sono persona sgomenta
Nel silenzio
che intorno s’allarga
un’intima gioia sconfina
l’alito mio diventa nebbia
che la brina cattura
ed anch’io divento natura

*** [Continua...]

Canti di mestizia di Sara Ciampi

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Notte di luna piena -

Che calda notte d’estate!
Affacciata al mio balcone
contemplo la natura
mentre odo nel più profondo silenzio
un dolce concerto di grilli.

Nelle tenebre
ogni creatura dorme tranquilla
baciata dalla carezza della luna.

Raggi argentei
imbiancano la nuda terra
dai monti fino al mare.

E’ là, in quella distesa d’acqua
così cupa, così impenetrabile,
la luna viene riflessa
in tutta la sua bellezza.

O luna, regina delle stelle,
imperatrice del firmamento,
perché adesso ti nascondi
in mezzo a quelle nuvole?

Forse, o magnifico astro,
ti celi tra nubi così scure
perché anche tu provi ribrezzo
nell’osservare la Terra
colma di ingiustizie e dolori.

E che raccapriccio alla vista della morte!
Pallida luna,
come ti comprendo! E in poco tempo
tutto il paesaggio piomba
nel tenebrore più assoluto.

*** [Continua...]

Come un cane… Con un cane di Luca Gamberini

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Crescendo -

Ci sei sempre tu nei miei pensieri
mentre cammino a passo lento per i soliti sentieri
ci sei tu, oggi
come c’eri ieri
non raccolgo mai quello che semino
mi perdo tra un sorriso e una poesia
fatico a ritrovarmi seguendo la tua scia.
Credo di sapere,
di percepire il tuo dispiacere
non ho nessuna forma di appartenenza
fuggo da te perché non posso vivere senza.
Contraddico il mio volere
fuggo da te perché è quello che mi riesce meglio fare.
Forse stai sola con me
perché non sai vivere sola con te,
lunga è la notte in attesa del tuo ritomo
poi ti stenderai accanto
e in un attimo sarà di nuovo giorno
chissà, se sarà quello in cui ti ritroverò
e, pur lontano che sia
non credo questa notte le stelle ti porteranno via.
Mentre mi avvicino
vorrei gridare al cielo che ti amo
ma non riesco neppure a stringerti la mano
un calicantus mi inebria di luce e profumata nostalgia
l’immenso dei tuoi occhi mi riempie di poesia.
Vorrei dedicarti ora le frasi più dolci e sincere
ma dai tuoi occhi e dal tuo viso stanco non posso che fuggire
cercando nella solitudine il mio equilibrio fragile e sottile.
Domani dovrò fare senza te
già me lo hai insegnato
e da una parte o da un’altra dovrò dimostrare che ho imparato.
Cercherò nei ricordi una cordata di serenità,
ora, so che non posso essere felice senza un velo di nostalgia
questo è quello che ho imparato
anche se forse non sei mai andata via.

*** [Continua...]

Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino

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Su Staten Island sorgeva una nuova alba. Erano solo le cinque, ma nell’appartamento al quarto piano, al numero 20 di Richmond Avenue, le luci erano accese. Victoria, figlia di Don Giovanni Michele Pantaleone e di sua moglie Agata, era in piedi davanti allo specchio del bagno, dopo una notte insonne. Si osservava e sembrava vedersi per la prima volta. I grandi occhi marrone, illuminati da striature dorate, erano spalancati su un volto che non le sembrava più il suo.
Dalla morte di sua madre non era più tornata in quell’appartamento, ora tutto sembrava allo stesso tempo familiare ed estraneo. Come il suo viso.
Scoprì, con un tuffo al cuore, di somigliare alla madre come mai prima: gli stessi zigomi alti e pronunciati, lo stesso taglio degli occhi a mandorla, la stessa carnagione.
“E poi dicono che le femmine somigliano al padre!” pensò con tristezza.
Si passò una mano sulla fronte e le sembrò di accarezzare sua madre. Girò il viso, per evitare la propria immagine. Lo sguardo le cadde sulla spazzola posata davanti allo specchio, quale filo bianco  e ondulato era ancora impigliato tra le setole. I capelli candidi di Agata. Sentì con dispiacere che stavano emergendo dentro di lei pensieri negativi e reminiscenze dolorose, ricordò con disagio il senso di colpa che sua madre era sempre stata capace di trasmetterle, e istintivamente si passò una mano sul ventre, in un gesto di tenerezza e protezione.

***

Dal libro Il fallo ignorante di Adriana Maria Martino

Nel sole e nel vento di Edda Ghilardi Vincenti

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Di fronte al firmamento -

Ammalianti fuochi ardenti
brillano lassù nel cielo infinito
in piena armonia di movimenti:
uno splendido grande miracolo
è il firmamento, nato da un’energia
sconfinata, misteriosa, divina.

Un senso d’eternità trattenuta, sospesa
dilaga in me, fragile stelo
nell’infinito abbraccio di Dio.

***

Tramonto di fine estate -

Come sei dolce,
tramonto di fine estate,
e come sei triste
con quel profumo d’autunno
che si avvicina
e quella sottile malinconia
vestita di bruma vespertina,
di sogni spenti,
di speranze sfiorite…

Come sei dolce,
tramonto di fine estate,
e come sei triste
con quel profumo d’autunno…

*** [Continua...]

Io, Madre Natura e la gente di Alba Venditti

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Amore è -

Amore è… un forte batticuore e brividi sulla pelle
quando incontri quell’uomo così fascinoso
che ti dedica uno sguardo particolare
e penetrante da spogliarti con gli occhi
lasciando tutto immaginare
sotto quel cielo pieno di stelle.
Chissà se quell’incontro più ravvicinato
tra i due cuori tempestosi succederà nella buia notte?

Amore è… turbamento e disperazione
nella tua mente quando non sei ricambiata
da colui che pensa ed ama un’altra veramente;
a quel punto ti senti ormai su una strada a senso unico
anche se in cuor tuo vuoi trovare, prima o poi,
una strada parallela su cui ci sia un cuore viaggiatore
che si affianchi nella medesima direzione.

Amore è… sperare in un incontro principesco
con l’uomo dei nostri sogni ma ahimè
bisogna svegliarsi i tempi sono cambiati
e gli uomini non vogliono più essere seriamente impegnati
a meno che non scatti in loro quella molla
che li faccia diventare tutto d’un tratto
dolci come la pastafrolla.

*** [Continua...]

Mirto di Dorella Dignola Mascherpa

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Seduta nella grande poltrona del salotto, con l’abito scuro che le lasciava scoperte le ginocchia e con il colletto di pizzo intorno al collo, l’esile ragazza poteva sembrare un’adolescente; il piccolo volto leggermente appuntito dalla magrezza, era incorniciato da capelli folti e rosati; la pelle era bianca e trasparente così come erano chiari e trasparenti i suoi occhi, da far ricordare l’acqua del mare sulla sabbia bianca.
Tenendo le mani in grembo, si toccava le unghie, non lunghe e pennellate di smalto rosa. In realtà Mirto aveva ventuno anni.
Se ne stava seduta con le gambe incrociate e guardava intorno a sè la stanza tappezzata di stoffa lucida, con la mobilia di legno scuro che dava all’ambiente una austerità che la intimidiva.
Alla grande finestra che si affacciava sulla città, era appesa una tenda bianca tanto fitta che impediva del tutto di poter guardare all’esterno.
Scendeva dal soffitto, a perpendicolo sul salotto, un lampadario grande, con coppe di opale bianco a forma di fiore ed otto  bracci diritti color  bronzo brunito che giravano intorno ad una coppa centrale formando una raggiera.
La giovane indossava scarpe color coloniale, basse ed uguali alla cintura che aveva in vita, stranamente dello stesso colore del rivestimento del salotto su cui era seduta.
Il tavolo le arrivava all’altezza delle braccia, a mò di vassoio ed ella vi si appoggiò per alzarsi.
C’era un armadio grande e scuro, che riempiva la parete ed era pieno di libri richiusi da antine di vetro. Libri di ogni genere: narrativa, saggistica, libri d’arte, enciclopedie ed anche una raccolta di libri molto antichi e preziosi le cui copertine dalle raffinatre rilegature, davano un effetto cromatico vivace ed austero ad un tempo..
La ragazza guardava con interesse  i titoli ed i nomi degli autori, molti dei quali ella conosceva, per averli letti e studiati e le venne il desiderio di prendere un volume tra quelli che non aveva  letto. Pensò però che quello era il momento meno adatto, aveva il cuore in subbuglio e preferì starsene tranquilla ad aspettare.
Il cigolio di una porta che si apriva la fece sobbalzare e la distolse dalla sua riflessione sulle letture. [Continua...]