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	<title>Blog degli Autori &#187; Anteprima inediti</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>L&#8217;incontro di Paola Pica</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 20:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E poi più niente. Solo lei nel buio di quella strada tortuosa che si inerpicava su per la collina; così pittoresca di giorno, eppure così triste di notte. Tristezza, ecco cosa l’aveva invasa.  E solitudine.  Paura, anche.
Strano, avevano sempre tentato tutti di farla riflettere sulle cose terrificanti che potevano accaderle per quella strada, ma mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4970" href="http://www.blogdegliautori.it/paola-pica/lincontro-di-paola-pica/incontro/"><img class="alignnone size-full wp-image-4970" style="border: 1px solid black;" title="incontro" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/02/incontro.jpg" alt="" width="253" height="380" /></a></p>
<p>E poi più niente. Solo lei nel buio di quella strada tortuosa che si inerpicava su per la collina; così pittoresca di giorno, eppure così triste di notte. Tristezza, ecco cosa l’aveva invasa.  E solitudine.  Paura, anche.<br />
Strano, avevano sempre tentato tutti di farla riflettere sulle cose terrificanti che potevano accaderle per quella strada, ma mai e poi mai aveva provato paura.<br />
…Incontri terribili dovuti ad una gomma bucata, oppure abbordaggi da parte di giovinastri e maniaci.  Se ne raccontavano, o forse semplicemente se ne temevano, pensava lei, di tutti i colori.  Ma niente le aveva mai infuso il senso di paura che aveva provato nell’incontrare se stessa quella sera.  L’aveva vista lì, sul ciglio erboso della curva, con l’andatura altera e trasognata, ma con lo sguardo vigile senza più rimpianti. Vigile, s’era detta nel guardarla, ma poi aveva deciso che era semplicemente acceso da qualche pena recente.  L’aveva guardata ancora e aveva scorto le belle gambe, i tacchi alti, il corpo ben fatto che aveva fatto sognare molti…poi, d’un tratto, il tonfo al cuore e la paura…Era buio pesto, come poteva aver notato tutti quei particolari?  Lo sguardo, perfino.<br />
Eppure l’aveva vista bene e sapeva che quello sguardo teso, inosservato da chi s’era sempre fermato alle fattezze fisiche, era lo specchio sempre più cupo eppure vivo della sua anima che continuava a ribellarsi. Solo allora, d’un tratto, le era venuta la certezza che la donna era la sua immagine speculare: stesso abito aderente, stessi capelli ondulati e rossi nel collo rialzato dell’ampia giacca nera.  Rossi!&#8230;Come poteva aver notato il colore, in quel buio pesto in cui neppure un faro aveva illuminato la corsia opposta?  Aveva guardato nello specchietto retrovisore e lei era là, non solo una sagoma che spariva nella notte, ma nettamente delineata nei particolari di forma e di colore.<span id="more-4971"></span></p>
<p>***</p>
<p>Brano tratto dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/anteprima/lincontro-di-paola-pica" target="_blank"><strong>“L&#8217;incontro”</strong></a> di <strong>Paola  Pica</strong>,  recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manualedimari.it"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
<p><strong>Vuoi sfogliare e leggere alcune pagine di questo libro?  Clicca  sull’immagine dell’ebook qui sotto.</strong><strong> Se ti  colleghi con un  terminale mobile <a href="httP://www.blogdegliautori.it/ebook/Incontro.pdf">CLICCA   QUI</a>.</strong><br />
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<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=100220152316-715203fbf9c947b093057014b345d41f&amp;docName=incontro&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=L'incontro%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=100220152316-715203fbf9c947b093057014b345d41f&amp;docName=incontro&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=L'incontro%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<title>Il capro espiatorio di Paola Pica</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 18:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pica</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Ebook]]></category>
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		<category><![CDATA[Pubblicato dagli autori]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
“Come, come?&#8230; Continua.  Questa idea del capro espiatorio non è male; direi che mi interessa un bel po’, mi intriga”.
Erano secoli che non lo sentiva interessarsi ad uno qualsiasi dei suoi argomenti, che sempre, immancabilmente, venivano liquidati da un “Ah, sì…” e dal silenzio che a questo seguiva, quando non ne scaturiva un litigio violento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4967" href="http://www.blogdegliautori.it/paola-pica/il-capro-espiatorio-di-paola-pica/capro-espiatorio/"><img class="alignnone size-full wp-image-4967" style="border: 1px solid black;" title="capro-espiatorio" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2010/02/capro-espiatorio.jpg" alt="" width="262" height="380" /></a></p>
<p>“Come, come?&#8230; Continua.  Questa idea del capro espiatorio non è male; direi che mi interessa un bel po’, mi intriga”.<br />
Erano secoli che non lo sentiva interessarsi ad uno qualsiasi dei suoi argomenti, che sempre, immancabilmente, venivano liquidati da un “Ah, sì…” e dal silenzio che a questo seguiva, quando non ne scaturiva un litigio violento e totalmente privo di presupposti…la pura e semplice risposta ad una sollecitazione terapeutica e catartica, appunto.<br />
Ma questo colloquio non avveniva nello studio di un analista.<br />
L’idea del capro espiatorio non era certo sua o, meglio, non solo sua, anche se lei c’era arrivata da sola, attraverso il suo cammino solitario di dolore, il suo male di vivere.<br />
I trattati di psicologia ne erano e ne sono pieni.  Così le avrebbe detto di lì a poco il terapeuta con cui avrebbe confrontato questa sua supposizione, che, dopo il primo colloquio, sarebbe diventata una calma certezza, perché supportata dal sapere ufficiale.<br />
Non era nuova a scoperte come questa.  Le sue supposizioni erano spesso risultate conformi a teorie consolidate. E anche questo aveva sempre fatto rabbia a tutti, specialmente nella sua famiglia.<br />
Che lei avesse ragione in qualche sua affermazione, per quanto ricordava, non era mai stato riconosciuto apertamente e serenamente da nessuno di loro, tranne che da suo padre, naturalmente…Magari tacevano, consapevoli del vecchio detto, ma di un bel “Hai ragione” non aveva memoria.<br />
Ed Elena aveva, anche se da poco, superato i quaranta.<br />
“Che intendi, quando dici “capro espiatorio”, espiatorio di che?”.<span id="more-4968"></span></p>
<p>***</p>
<p>Brano tratto dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/anteprima/il-capro-espiatorio-di-paola-pica" target="_blank"><strong>“Il capro espiatorio”</strong></a> di <strong>Paola  Pica</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manualedimari.it"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
<p><strong>Vuoi sfogliare e leggere alcune pagine di questo libro?  Clicca sull’immagine dell’ebook qui sotto.</strong><strong> Se ti  colleghi con un terminale mobile <a href="http://www.blogdegliautori.it/ebook/Il-capro-espiatorio.pdf">CLICCA  QUI</a>.</strong><br />
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<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=100220152131-37c11da93e3e4758934b0acb6268f1c1&amp;docName=ilcaproespiatorio&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Il%20capro%20espiatorio%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=100220152131-37c11da93e3e4758934b0acb6268f1c1&amp;docName=ilcaproespiatorio&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Il%20capro%20espiatorio%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<title>L&#8217;armonia di Letizia di Franca Fasolato</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Fasolato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
La notte ha calato la sua guancia nera sulla terra, la luna illuminata rischiara i bianchi mandorli in fiore, i ciliegi fioriti, le rondini assonnate, le gemme dischiuse e i giardini profumati. Le stelle più giovani danzano nel cielo attorno alla polare, mentre le altre rigorose disegnano l&#8217;orsa maggiore e minore.
La collina verde e lussureggiante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4865" title="armonia-di-letizia" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/11/armonia-di-letizia.jpg" alt="armonia-di-letizia" width="266" height="380" /></p>
<p>La notte ha calato la sua guancia nera sulla terra, la luna illuminata rischiara i bianchi mandorli in fiore, i ciliegi fioriti, le rondini assonnate, le gemme dischiuse e i giardini profumati. Le stelle più giovani danzano nel cielo attorno alla polare, mentre le altre rigorose disegnano l&#8217;orsa maggiore e minore.<br />
La collina verde e lussureggiante tace, dorme. Le ore scandiscono il tempo da milioni d&#8217;anni senza stancarsi.<br />
I pianeti sorridono all&#8217;universo, mentre gli uomini vivono e combattono ogni giorno le loro scoperte, fatiche, angosce, contraddizioni, felicità e infelicità, tematiche irrisolte, ambizioni, verità e menzogna d&#8217;ogni tempo.<br />
Il Potere Creatore, forza potente unificatrice d&#8217;ogni forma di vita, che in ogni religione e cultura cambia nome e volto ha prestabilito così, sottomettendo l&#8217;uomo sin dalla notte dei tempi e la sua vita ai Poteri Regolatori Cosmici garantendo così l&#8217;unità dell&#8217;universo stesso per non ritornare nel caos originale.<br />
Solo Lui, unico impenetrabile mistero da miliardi di anni, rimane lo stesso codice segreto cercato e temuto, perché niente può contrapporsi a Lui.<br />
Ad un tratto il firmamento s&#8217;illumina, i pianeti si spostano, le stelle non danzano, ma cantano nel rumore dei tuoni dei fulmini, la luna arrossisce le guance, il sole da ovest si dirige di corsa ad est per sorgere. Questa infinità di mini esplosioni sconvolge fortunatamente per poco tempo l&#8217;ordine perfetto cosmico. Inspiegabilmente, dopo poco, tutto come una magia, si riordina nel suo insieme, per competenze e divisione.<br />
Dentro al buio della notte è ancora silenzio, ma il grido di dolore e gioia di una madre partoriente squarcia le finestre e le porte, il tetto di una semplice dimora per abbracciare e ringraziare il sole, la luna, le stelle e i pianeti.<br />
E&#8217; nata Letizia una bimba dolce, bella, bruna, che dopo il pauroso pianto dona già il suo sorriso alla vita, al Creatore a Colui che l&#8217;ha rivoluta nel mondo.<span id="more-4866"></span></p>
<p>***</p>
<p>Dal racconto inedito <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/anteprima/larmonia-di-letizia-di-franca-fasolato" target="_blank"><em><strong>L&#8217;armonia di Letizia</strong></em></a> di <strong>Franca Fasolato</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manunaledimari.it/"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
<p><strong>Per leggere l&#8217;intero racconto clicca sull’immagine dell’ebook</strong> <strong>qui sotto. </strong><strong>Se ti colleghi con un terminale mobile <a href="http://www.blogdegliautori.it/ebook/Armonia-di-letizia.pdf">CLICCA QUI</a>.</strong><a href="../autori/paola-pica"><br />
</a></p>
<p>Per prenotare la produzione e pubblicazione dell’Ebook relativo al tuo libro nel Portale Manuale di Mari e nel Blog degli Autori <a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/redazione/" target="_blank"><strong>contatta la Redazione</strong></a>.</p>
<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=091129181147-eb934b7f32294d908c661a5037ca8a52&amp;docName=armonia-di-letizia&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=L'armonia%20di%20Letizia&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=091129181147-eb934b7f32294d908c661a5037ca8a52&amp;docName=armonia-di-letizia&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=L'armonia%20di%20Letizia&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<title>Errori di valutazione di Paola Pica</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
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		<description><![CDATA[
L’ho odiata quasi dal primo momento in cui l’ho vista; perché sono un incantatore e lei, invece, non sarebbe mai caduta nella mia rete.  Lo sentivo; lo sapevo.
Me la presentò Francesca un giorno d’inverno, in cui avevo saputo “ufficialmente” da lei che una sua cugina ci sarebbe venuta a trovare, per un caffè a metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5172" href="http://www.blogdegliautori.it/paola-pica/errori-di-valutazione/errori-di-valutazione-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-5172" title="Errori di valutazione di Paola Pica" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/11/errori-di-valutazione.jpg" alt="" width="245" height="380" /></a></p>
<p>L’ho odiata quasi dal primo momento in cui l’ho vista; perché sono un incantatore e lei, invece, non sarebbe mai caduta nella mia rete.  Lo sentivo; lo sapevo.<br />
Me la presentò Francesca un giorno d’inverno, in cui avevo saputo “ufficialmente” da lei che una sua cugina ci sarebbe venuta a trovare, per un caffè a metà mattina.<br />
La cosa mi meravigliò un bel po’, perché era la prima volta che Francesca riceveva una visita.<br />
Mi disse che s’era rifatta viva la sera prima al telefono, dopo dieci anni che non si vedevano né si sentivano.<br />
Di quell’annuncio non ci sarebbe stato bisogno, ma lei non lo sapeva: ho detto “ufficialmente” perché avevo ascoltato tutta la loro conversazione da uno dei tanti telefoni comunicanti che avevo fatto istallare in casa.<br />
Sorvolo sul ricordo di quella telefonata, perché mi fa stare ancora male.  Sentire il calore con cui Francesca si era congedata dalla cugina, dopo la fredda accoglienza dell’inizio della telefonata, mi aveva infatti dato una fitta di gelosia furiosa.  La voce della mia donna del momento, ormai nota a tutti per le sue  reazioni di ghiaccio, mi era risuonata nelle orecchie come una stilettata; perché ciò significava che, nonostante tutto il mio lavoro, forse era ancora possibile che qualcuno le facesse vibrare qualcosa dentro, qualcosa di diverso e non destinato a me.<br />
Ma che voleva questa, risuscitata da chissà quale loro passato condiviso e a me sconosciuto?<br />
Le mie donne sono sempre state solo mie e devono apparire fredde e irraggiungibili a chiunque altro, uomo o donna che sia; perché le emozioni accomunano le persone e c’è sempre il pericolo che un po’ di calore risvegli desideri sepolti di solidarietà e condivisione.<span id="more-4815"></span></p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/anteprima/errori-di-valutazione-di-paola-pica"><em><strong>Errori di valutazione</strong></em></a> di <strong>Paola Pica</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manunaledimari.it/"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.<br />
Nell&#8217;immagine: la copertina del libro stampato nel mese di giugno.</p>
<p><strong>Vuoi sfogliare le pagine di questo libro e leggere i primi capitoli? Clicca sull’immagine dell’ebook qui sotto.</strong><strong> Se ti colleghi con un terminale mobile <a href="http://www.blogdegliautori.it/ebook/Errori-di-valutazione.pdf">CLICCA QUI</a>.</strong><br />
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<p>Per prenotare la produzione e pubblicazione dell’Ebook relativo al tuo libro nel Portale Manuale di Mari e nel Blog degli Autori <a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/redazione/" target="_blank"><strong>contatta la Redazione</strong></a>.</p>
<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=091109144129-4514d3366dd942b7b90054a6347ebb70&amp;docName=errori-di-valutazione&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Errori%20di%20valutazione%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=091109144129-4514d3366dd942b7b90054a6347ebb70&amp;docName=errori-di-valutazione&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Errori%20di%20valutazione%20di%20Paola%20Pica&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<item>
		<title>Le incredibili avventure del Genio Ciok Ciok</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 19:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina Maria Iosè Riotto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi fra di voi, bambini, non ha mai desiderato avere un genio per amico?
Un Genio come quello della “lampada di Aladino”, intendo.
E se questo Genio fosse fatto tutto di cioccolata? Che bello sarebbe, vero?
Impossibile! direte voi.
Eppure…eppure c’era una volta, in un paese lontano, lontano, un bambino che ne possedeva uno. Sì, avete capito bene! Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="Le incredibili avventure del genio Ciok Ciok" src="http://www.manualedimari.it/images/cover09/genio-ciok-ciok.jpg" alt="" width="300" height="414" /></p>
<p>Chi fra di voi, bambini, non ha mai desiderato avere un genio per amico?<br />
Un Genio come quello della “lampada di Aladino”, intendo.<br />
E se questo Genio fosse fatto tutto di cioccolata? Che bello sarebbe, vero?<br />
<strong>Impossibile</strong>! direte voi.<br />
Eppure…eppure c’era una volta, in un paese lontano, lontano, un bambino che ne possedeva uno. Sì, avete capito bene! Questo bambino, piccolo come voi, aveva un genio, un genio tutto per sé, sapete, e fatto tutto interamente di buonissimo cioccolato.<br />
Il bambino si chiamava Jumbay ed il suo amico Genio, Ciok Ciok.<br />
Ciok Ciok si chiamava così perché era tenero e buono dentro, proprio come un gustosissimo bon bon al cioccolato!<br />
L’unico problema era che Ciok, Ciok doveva star bene attento a non esporsi troppo al sole.<br />
Perché, mi chiedete?<br />
Eh, beh, perché il cioccolato fondente appena fuori, lo sapete bene, o si mangia o si scioglie!<br />
Ma allora… qualcuno mi dirà, quando Jumbay doveva esprimere un desiderio a Ciok Ciok e magari si trovava fuori, con una bella giornata di sole, come faceva?<br />
Eh…già, in quel caso sarebbero stati proprio cavoli amari, anzi cioccolatoni amari!<br />
Come fecero per incontrarsi, mi chiedete poi? Beh, è una storia veramente molto lunga, ma ve la racconterò in breve. Ascoltate, dunque.<br />
Dovete sapere che Ciok Ciok proveniva dal magico mondo di <strong>Ciocosmania</strong>, ossia da una città tutta completamente costruita sul e con il cioccolato: erano di cioccolato le case, gli abitanti, le strade, i giardini, gli alberi, i fiori, i maghi e le fate!<br />
Tutto ciò che si poteva immaginare di più buono e di più ghiotto al mondo, in quel luogo fantastico, era una vera e propria goduria di cioccolato…!<br />
“Ohhhhh!!!”<span id="more-4484"></span><br />
E già, so che per voi è entusiasmante, ma vi garantisco che a forza di star là, in tutto quel mondo di cioccolato eternamente marrone, anche se dolcissimo ed aleggiante di profumazioni aromatiche, a Ciok Ciok venne l’irresistibile voglia di fuggire per visitare luoghi sconosciuti ed incontrare nuovi amici.<br />
Ciok Ciok era davvero il più testardo dei geni di quella strana città, tutta sempre irrimediabilmente color dei marronglaces e, quando tutti i suoi abitanti si assopirono dolcemente, egli pian pianino, senza far rumore, sgattaiolò giù per la scala dai <strong>diecimilasettecentodiciassette</strong> gradini, anch’essi tutti di cioccolato, farciti con wafer alla nocciola che scricchiolavano sotto i piedi.<br />
Alla fine di quella gradinata, un po’ scivolosa per via del burro cacao ed a tratti appiccicosa per il miele disciolto su di essa, c’era la grande porta blindata, pesantissima, perché imbottita di praline di nocciole e gustosi confettini alle mandorle.<br />
Per aprirla, però, il povero Ciok Ciok, non poteva contare solo ed esclusivamente sui suoi discreti muscolotti, grondanti di burro fuso e di rum alla ciliegia, ma si sarebbe dovuto proprio ricordare, oltre tutto alla perfezione, dell’esatta sequenza dei numeri che assemblavano la combinazione giusta per l’apertura di quel grande forziere.<br />
Fuori da quel portone vi era però, finalmente, il mondo!<br />
Il nostro eroe, tuttavia, in fatto di cifre, ve lo garantisco io, era proprio una frana e, nella sua testolona rotonda come un pallone aerostatico, salterellavano in perfetto disordine, tanti di quei numerotti compresi di frazioni e di frazioni di essi, da fargli girare all’impazzata le pupille dei suoi occhioni verdi di frutta candita che, per lo sforzo, eran già fuori dalle orbite…</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/content/view/435/160/" target="_blank"><em><strong>Le incredibili avventure del Genio Ciok Ciok</strong></em></a> di <strong>Marina Maria Iosè Riotto</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti </strong>nel <strong>Portale </strong><a href="http://www.manualedimari.it/"><strong>Manuale di Mari</strong></a>.</p>
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		<title>Un uomo per bene di Paola Pica</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Pica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera del libro per l'estate 2009]]></category>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Libri con dedica]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
DE PROFUNDIS
dell&#8217;anima 	mia e del mio dolore, e senza più il minimo dubbio su quanto c&#8217;era da 	capire, ti metto a parte della mia condizione mentale.
Ho 	ingenuamente creduto che, una volta che io avessi azzerato tutti i miei 	circuiti di legittime ripicche nei tuoi confronti e di presunta 	malafede da parte tua, in nome del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5086" href="http://www.blogdegliautori.it/paola-pica/un-uomo-per-bene/un-uomo-per-bene-2/"><img class="alignnone size-full wp-image-5086" title="Un uomo per bene di Paola Pica" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/06/un-uomo-per-bene.jpg" alt="" width="287" height="394" /></a></p>
<p>DE PROFUNDIS</p>
<p>dell&#8217;anima 	mia e del mio dolore, e senza più il minimo dubbio su quanto c&#8217;era da 	capire, ti metto a parte della mia condizione mentale.<br />
Ho 	ingenuamente creduto che, una volta che io avessi azzerato tutti i miei 	circuiti di legittime ripicche nei tuoi confronti e di presunta 	malafede da parte tua, in nome del perdono e di quell&#8217;amicizia di cui 	parli così frequentemente, tu mi avresti ripagato &#8220;elargendo&#8221; alla 	nostra relazione (e quindi a me) ciò che è patrimonio usuale e comune 	di un uomo e di una donna che stanno insieme&#8230; non importa su quale 	livello di clandestinità o di ufficialità. Credevo cioè di avere 	diritto a vedere il nostro soddisfacente scambio fisico farsi, da 	semplice istinto brutale, comunicazione anche delle nostre anime; e 	che, una volta cancellato il credito per il maltrattamento di allora, 	avremmo respirato e saremmo volati in alto, finalmente liberi&#8230;anche 	se così prigionieri della tua situazione esistenziale: ti avevo già 	dedicato la mia libertà, in nome della qualità e non della quantità del 	nostro rapporto, per usare una frase davvero non originale.<br />
Che cosa chiedevo? Che cosa pretendevo che tu aggiungessi a quello che già avevamo?<br />
Semplicemente 	qualche parola che mi alleviasse il peso non della tua non presenza, 	che era già implicita nei patti iniziali, ma del non avere la minima 	possibilità di iniziativa nel contattarci. Bada bene, come ti ho detto 	l&#8217;ultima volta che ti ho visto, poggiandoti dolcemente una mano sul 	ginocchio, mentre eravamo seduti in giardino, il numero delle 	telefonate sarebbe potuto rimanere lo stesso o addirittura diminuire. 	Quello che, per soddisfare la mia esigenza in questione, andava 	integrato al nostro quadro generale era solo qualche tua parola su NOI, 	sul nostro rapporto fisico, su come vivevi la mia assenza&#8230; che 	credevo ti pesasse. Parole che mi avrebbero aiutato a tenere acceso il 	fuoco del mio erotismo con te nei &#8220;momenti&#8221; lunghissimi del tuo essere 	altrove e che, quindi, ti avrebbero fatto accogliere da me senza alcun 	ulteriore bisogno di chiarificazione, nei nostri incontri futuri. Dopo 	tutto, era il nostro rodaggio, no? E a tale proposito ti ho subito 	portato l&#8217;esempio delle tue telefonate infuocate, avvenute fra il 	nostro incontro &#8220;ravvicinato&#8221; ma non totale del nostro primo venerdì a 	studio e il secondo, del sabato mattina seguente, da me, anch&#8217;esso non 	completo e seguito da parole sussurrate da te al telefono con un tale 	calore da farmi sentire in pena per te&#8230; che avevo portato a uno 	stadio avanzato di eccitazione, senza sapere quando saremmo stati in 	grado di soddisfarci a vicenda.<br />
Tutto questo ti avevo cominciato a 	dire, dopo avere esordito esprimendoti il mio desiderio di sanare le 	sabbie mobili e di incontrarci subito dopo sul nostro terreno solido di 	mutuo piacere.<span id="more-4293"></span><br />
Mi sentivo sicura che avresti capito, che avresti 	addirittura gioito nel vedere che non ero di quella specie di donne che 	covano il rancore per l&#8217;orgasmo non raggiunto&#8230; Ti ricordi, vero?, che 	avevi raggiunto il tuo piacere senza il tempo di penetrarmi? Per quanto 	mi riguarda, avevo solo posticipato il mio, ma avrei avuto bisogno, nei 	giorni da mercoledì a lunedì, di qualcuna delle tue parole di fuoco.<br />
Mi 	è successo altre volte, in occasione di rapporti affrettati, non c&#8217;è 	niente di strano, ma l&#8217;uomo in questione ha sentito, LUI, l&#8217;esigenza di 	chiamarmi e ripetermi al telefono quanto il mio corpo gli piacesse e 	quanto stesse bene con me e stesse già fantasticando sul piacere da 	darmi al prossimo nostro incontro.<br />
Con grazia ho cercato di farti 	capire il mio bisogno&#8230;che, dopo tutto, si sarebbe tramutato in 	ulteriore piacere per te. Ma io sono &#8220;spigolosa&#8221;, quando mi permetto di 	notare qualcosa che vorrei fosse un po&#8217; diverso nel tuo operato. Come 	quando mi permetto di dire uno dei miei &#8220;va be&#8217;, va be&#8217;&#8230;&#8221;, del tutto 	privi di qualsiasi recriminazione, al tuo troncare una nostra 	telefonata per causa intervenuta. Interruzione repentina non seguita da 	nessuna richiamata da parte tua, fra l&#8217;altro. Ma io sono &#8220;spigolosa&#8221;&#8230;<br />
Tu 	non ammetti critiche al tuo operato, che deve essere perfetto ai tuoi 	occhi. Ai miei, quasi lo era, bastava qualche aggiustamento minimo: ma 	il mio tentativo ha fatto scaturire quello che sai.<br />
Non c&#8217;era alcun 	bisogno di puntualizzare, in quella sede, quanto il tuo sentimento per 	me fosse poco profondo, e di come me ne avessi avvertito, dicendomi 	subito che il tuo schema di vita escludeva qualsiasi altra convivenza. 	Hai addotto, come dote ulteriore al tuo parlare, la sincerità, che per 	me, in quel caso, è stata solo un esempio di calo di classe.<br />
Avevo 	già ampiamente recepito il messaggio nei nostri primi colloqui e lo 	avevo trovato inopportuno e poco fine, quando questo veniva inviato a 	una probabile amante e non a una fidanzata. E poi, chi ti dice che io 	la desiderassi, una convivenza con te? Che fosse nelle mie mire? Pensi 	che la tua storia con Susanna non mi sia servita a capire che tipo sei, 	nei confronti della tua facciata sociale? Se tu smettessi di vederti e 	di ascoltarti da fuori, cioè come credi che ti vedano gli altri, forse 	daresti all&#8217;ultima parte della tua vita un tocco di profondità che te 	la farebbe apprezzare davvero. Da quel nostro sabato mattina, in cui ti 	presentasti da me nonostante il carceriere nei dintorni, e mi dicesti 	che ti colmavo &#8220;tutti i canali&#8221; (sesso, cultura, sensibilità, mi 	facesti capire) e che sarei stata &#8220;la mia ultima, con cui chiudere in 	bellezza&#8221;, avevo atteso invano altre parole del genere e, 	nell&#8217;impazienza, acuita dalla lontananza senza possibilità di contatto 	da parte mia, mi sono permessa di suggerirti un modo per ottimizzare il 	nostro piacere.<br />
NON TE NE CHIEDO SCUSA, scusami.<br />
Anche un 	rapporto leggero e non finalizzato alla convivenza, come poteva essere 	il nostro, per mantenersi vivo, può, anzi deve, ingioiellarsi con 	qualche telefonata a luci rosse, non credi?<br />
Ma tu sei perfetto. Lo 	sembri anche quando parli dell&#8217;amicizia quasi ventennale che ci lega. E 	che cosa era, se non una prova di amicizia, chiederti con garbo quello 	che gli altri amanti mi hanno dato spontaneamente? Credevo che, forse, 	la tua età matura ti avesse fatto un po&#8217; glissare sulla dolcezza e il 	calore a distanza, dopo che ci eravamo spinti un po&#8217; più in là; e ho 	pensato che, siccome ci conosciamo bene, non dovevo avere remore a 	spiegarti il mio bisogno.<br />
Ma tu sei perfetto. Anche quando non fai 	altro che parlare di Susanna, come se io fossi il commilitone di 	picchetto con te, per una lunga notte di guardia. Ma ti sei reso conto 	che mai, dico mai, hai alluso a lei con accenni che fossero al di fuori 	delle vostre performance sessuali? E ti sei reso conto che vivi in quel 	ricordo, facendo scontare agli altri il dolore che quella fine ti ha 	causato? Non pensi che, se ti avesse amato così come sei, sarebbe 	rimasta accanto a te, senza procurarti tutti i guai che hai avuto per 	lei? Dopo tutto, per citare le tue stesse parole, sapeva che eri un 	uomo sposato e per bene, no? E, soprattutto, lo era anche lei, sposata.<br />
Ingenuamente, 	sono stata sicura di poterla eguagliare dentro di te&#8230; mi sarebbe solo 	servito di poterti accendere i sensi più liberamente&#8230; non hai più 	vent&#8217;anni.<br />
Io ti volevo anche bene. Te ne ho sempre voluto, anche se 	superare il grande vuoto degli ultimi dieci anni, o quasi, &#8220;è stato 	come scalare la montagna più alta del mondo&#8230;&#8221;.<br />
E stata proprio la 	nostra lunga amicizia che mi ti ha fatto scegliere, nonostante la 	grande differenza d&#8217;età e la conoscenza delle condizioni di una 	relazione con te; condizioni che non andavano ripetute ogni momento a 	me, tua amante nuova di zecca e che ti aveva fatto dono di se stessa 	incondizionatamente, nonostante la tua ristrettezza di tempo da 	dedicarle e, soprattutto, nonostante il precedente fallimento della 	nostra storia. Ma tu sei perfetto.<br />
E a questo proposito cito il mio 	amico Fabrizio, che divide gli uomini sposati e traditori (lo è stato 	anche lui) in due categorie: quelli che sanno di dover essere grati al 	fato e alla donna che li ama nonostante la grande limitazione di una 	situazione part-time e quelli che, ritenendo la loro non libertà un 	diritto acquisito e scontato, &#8220;si concedono&#8221; come un dono prezioso a 	colei che li vuole nonostante tutto e che, quindi, non merita 	nessuna riconoscenza per il suo adattarsi alla situazione. Se mai, lei 	viene dall&#8217;uomo in questione cattolicamente giudicata al negativo, 	perché non solo lo ha indotto in tentazione, ma vorrebbe anche che lui 	privasse del suo tempo, e non solo del sesso, la sua compagna legittima.<br />
A 	quale delle due categorie pensi di appartenere? Perché mi ha sempre 	stupito la disinvoltura con cui tradisci e con cui ne parli. Ti ripeto 	che, ingenuamente, ero a conoscenza di tutto e volevo bruciarmi le ali 	con te.<br />
Volevo essere il tuo &#8220;tutto, sempre&#8221; del libro che ti sto 	regalando insieme a questo scitto. Ho voluto rileggerlo dopo circa 	dieci anni, quando, cioè, è partita questa nostra seconda storia, 	perché credevo che tu fossi nella dimensione emozionale del 	protagonista questa volta: un uomo &#8220;per bene&#8221;, che ha sempre voluto 	salvare la facciata e che (per la prima volta per lui, ancora una volta 	per te) si ritrova a lottare con un sentimento troppo forte. HO PECCATO 	DI PRESUNZIONE, oltre ad incorrere nello stesso errore di dieci anni 	fa, quando già lo pensai a proposito di te.<br />
Comunque, è quello, e soltanto quello, l&#8217;unico tipo di marito che vedo come autorizzato a tradire i propri voti di fedeltà.<br />
E, 	pensando alla &#8220;lei&#8221; di quella storia tragica, a quel &#8220;tutto, sempre&#8221;, 	che offriva a colui che aveva ridotto in schiavitù, sto pensando alla 	confezione regalo con cui ti avevo preparato l&#8217;offerta del mio corpo 	proprio l&#8217;ultima volta che siamo stati insieme&#8230; e che tu certamente 	ricordi.<br />
Quello, per me, doveva essere solo l&#8217;inizio.<br />
Con l&#8217;amore di sempre, ti aspetto. Eleonora.</p>
<p>È 	sera e mi sto rigirando questa lettera fra le mani da questa mattina: 	ogni tanto la rileggo, cercandovi almeno un minimo indizio,una 	sbavatura nel tono accorato e veritiero, eppure corretto, che mi aiuti 	ad odiare chi me la scrisse quasi dieci anni fa. Ma non riesco a 	trovarvi alcun cedimento nella classe che distingueva colei che ho 	illuso per ben due volte nella mia vita: la prima, alle soglie dei miei 	sessanta anni; la seconda, dieci anni dopo.</p>
<p>***</p>
<p>Dal libro <a href="http://www.manualedimari.it/portal/narrativa/anteprima/un-uomo-per-bene-di-paola-pica"><em><strong>Un uomo per bene</strong></em></a> di <strong>Paola Pica</strong>, recensito da <strong>Nicla Morletti</strong> nel <a href="http://www.manunaledimari.it"><strong>Portale Manuale di Mari</strong></a>.</p>
<p><strong>Vuoi sfogliare le pagine di questo libro e leggere i primi capitoli? Clicca sull&#8217;immagine dell&#8217;ebook</strong> <strong>qui sotto. Se ti colleghi con un terminale mobile <a href="http://www.blogdegliautori.it/ebook/Un-uomo-per-bene.pdf">CLICCA QUI</a>.</strong> Per ordinare il libro e ricevere una copia con dedica autografa dell&#8217;autore al <span style="color: #cc0000;"><strong>prezzo di Euro 13,00</strong></span> <a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/paola-pica" target="_blank"><strong>CLICCA QUI</strong></a>.</p>
<p>Per prenotare la produzione e pubblicazione dell&#8217;Ebook relativo al tuo libro nel Portale Manuale di Mari e nel Blog degli Autori <a href="http://www.manualedimari.it/portal/contatti/redazione/" target="_blank"><strong>contatta la Redazione</strong></a>.</p>
<p><object style="width:490px;height:347px" ><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf?mode=embed&amp;documentId=091029082508-a7c6f285a8734722975ab61d540518fc&amp;docName=un-uomo-per-bene&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Un%20uomo%20per%20bene&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" /><param name="allowfullscreen" value="true"/><param name="menu" value="false"/><embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" style="width:490px;height:347px" flashvars="mode=embed&amp;documentId=091029082508-a7c6f285a8734722975ab61d540518fc&amp;docName=un-uomo-per-bene&amp;username=manualedimari&amp;loadingInfoText=Un%20uomo%20per%20bene&amp;showFlipBtn=true&amp;backgroundColor=A4112B&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml" allowfullscreen="true" menu="false" /></object></p>
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		<title>L&#8217;attraversamento della grande acqua di Lino Carriero</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 11:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lino Carriero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anteprima inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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- Prefazione -

Perdutosi in fondo a quel vicolo, Pallino fu colto dal terrore di chi, solo e disperato, ha smarrito irrimediabilmente la via maestra.
Questa è la vera storia di R. M., detto Pallino, che il caso e la necessità spinsero a rivolgersi a me, Carlo Paràlinos, consulente filosofico. Il percorso compiuto insieme non fu affatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.manualedimari.it/images/cover09/grande-acqua.jpg" alt="" width="282" height="414" /></p>
<p><strong>- Prefazione -<br />
</strong></p>
<p>Perdutosi in fondo a quel vicolo, Pallino fu colto dal terrore di chi, solo e disperato, ha smarrito irrimediabilmente la via maestra.<br />
Questa è la vera storia di R. M., detto <em><strong>Pallino</strong></em>, che il caso e la necessità spinsero a rivolgersi a me, Carlo Paràlinos, c<em>onsulente filosofico</em>. Il percorso compiuto insieme non fu affatto facile, Pallino, come un moderno Ulisse, aveva smarrito la via, il senso, di una vita scivolata nel fondo del più vuoto materialismo. Nella ormai pura gestione del quotidiano, nulla era più degno di esser vissuto con gioia e speranza. Il viaggio che lo fece ritornare al centro della sua esistenza, lo condusse all&#8217;inaspettato: la riconciliazione con l&#8217;amore. Il suo diario sarà una provocazione alle vostre certezze e un concreto stimolo, affinché mai nessuno possa dire di dover vivere invano. Triplice è infatti la prospettiva in cui la <em><strong>Consulenza Filosofica</strong></em> si pone, e che viene ampiamente analizzata e approfondita nel diario di Pallino.<br />
In prima istanza l&#8217;uomo dovrebbe sempre coltivare la radicale possibilità di assumere un atteggiamento autonomo nei confronti dei condizionamenti cui, in un modo o nell&#8217;altro, è sottoposto il suo pensiero, a livello psicologico, biologico, culturale, religioso e politico. La consapevolezza che dovrebbe guidare l&#8217;evoluzione del nostro destino secondo la propria filosofia di vita, dovrebbe aspirare sempre alla massima indipendenza e autonomia di giudizio. l&#8217;autonomia della coscienza si esprime con una comunicazione col mondo circostante caratterizzata dai propri codici di evoluzione e non più unicamente dettata da schemi di pensiero socialmente predeterminati.<br />
In compagnia del dubbio e del senso critico, volontariamente povero di certezze, Pallino imparò presto ad essere filosofo del proprio esistenzialismo, trovando per la sua vita la propria concezione dell&#8217;amore come chiave di senso e di svolta.<br />
La seconda ipotesi prevede che la motivazione primaria del nostro agire non sia sempre o solo il piacere e il potere, ma che invece esista anche una &#8220;volontà di senso&#8221;, che si manifesta in una continua tensione, talora necessariamente conflittuale, tra la realtà esistenziale in cui un inconsapevole destino ci costringe e quel mondo di valori e ideali, quali la libertà, la giustizia, l&#8217;onestà, la responsabilità e il rispetto delle dignità, fino al più alto di tutti: l&#8217;amore, che ci proviene dalla spiritualità. Le Metamorfosi che ci fanno crescere non possono che derivare dall&#8217;unicità della nostra anima spirituale. Per secoli la filosofia ha fatto evolvere l&#8217;uomo per desiderio di conoscenza, oggi purtroppo assistiamo al rischio di dover crescere quasi solo per superare gli effetti nocivi di una patologia, organica o psicologica, o peggio, per il timore di uscire dall’omologazione della normalità. Crescere per consapevole scelta è un compito spirituale, è tendere come ricercatore verso  livelli situati oltre la dimensione psicologica, penetrando direttamente nella sfera dell&#8217;anima, là dove risiede la nostra essenza unica e originale, sorgente del nostro particolarissimo destino. Dimensione che in questi tempi e luoghi non è più presa in considerazione: l&#8217;anima, così come l&#8217;amore, è un concetto temuto, perché la libertà che ne può scaturire per l&#8217;uomo disturba l&#8217;attuale volontà d’omologazione culturale, sociale e anche religiosa.<br />
Terzo: mai dire mai!  Se si ha stima della propria originalità, la vita conserva e riserva sempre un senso, nonostante le limitazioni dovute all&#8217;età, alla salute, ai fallimenti affettivi e al dolore dei lutti. Questa eterna ricerca è il compito che molti sono chiamati a svolgere nella vita su questa Terra, un percorso religioso, e nel senso più spirituale del termine: un Opus alchemicus. Finchè non è svelato  il <em>senso</em>, la nostra esistenza resta un arcano. Il vero <em>uomo nuovo</em> può penetrare i segreti del nuovo mondo solo tendendo alchimisticamente ad esso come ad uno <em>spirito</em>.  E’ proprio di questo spirito, lo <em>&#8220;Shen&#8221;</em>, che lo psicanalista C.G.Jung  conobbe nei suoi studi sull&#8217;Alchimia cinese dell&#8217;antico <em>Libro dei Mutamenti</em>: l&#8217;<strong>I Ching</strong>, si è avvalso Pallino in questa particolare forma di consulenza filosofica, che anche voi ora conoscerete.  Gli angeli delle nostre anime tante volte sono intervenuti per noi, sicuramente hanno bussato alla porta del nostro cuore, ma il custode della mente, temendo di perdere un primato, non ce li ha voluti annunciare, solo quando giunse quel fatto, quella persona, allora, solo allora… <span id="more-4334"></span></p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Quando cominciai due anni fa questa esperienza, non immaginavo certo che fosse una passeggiata, né un innocuo svolazzare fra i pensieri. Ma non credevo neppure di dover vivere in compagnia di una costante sensazione di stordimento, a causa di quel sottile stillicidio di dolore che la riapertura di certe ferite provoca. Tuttavia ho attraversato la &#8220;Grande Acqua&#8221;. Ora che sono sbarcato sull&#8217;altra sponda, quella della consapevolezza delle mie possibilità e della speranza, mi piacerebbe, miei compagni, offrirvi la mia esperienza come dono di conoscenza e solidarietà. Alla fine sempre soli saremo, ma vi assicuro che certe cose della vita, come la solitudine o gli abbandoni, perderebbero un po’ della pesantezza che annebbia i sensi, il cuore e la mente, se provaste come me a comunicarle e ad esternarle. E chissà che, anche per voi, non si metta in moto quel processo imprevisto e spontaneo per cui da cosa nasce cosa. Non ero io del resto nella condizione ormai di rimetterci alcunchè, la barca confusa annaspava già da molto, perigliosamente, tra i flutti della casualità e del fatalismo. Al momento avevo chiuso il destino ad ogni possibilità e la speranza del cambiamento lasciava il posto all&#8217;inerzia di un precoce invecchiamento del corpo e dello spirito. Il fondo toccato e il vuoto di senso che traspariranno dalle mie vicende saranno eloquenti.<br />
l&#8217;incontro, non certo casuale, con la &#8220;Consulenza filosofica&#8221; ha permesso a quella zattera di farsi almeno barca, riscoprendovi l&#8217;esistenza di un inaspettato timone. La mia vita poté trovare la rotta smarrita. Certo, nulla poté e potrà garantirmi sempre lo stesso buon vento, ma mai come allora ho apprezzato l&#8217;ipotesi che fosse possibile un’Itaca anche per me. Sicuramente il mozzo che ero vi giunse, stremato, ma contento di elevarsi di grado. Altro che America!<br />
Mai premio fu più gradito quanto la scoperta di un nuovo mondo in me stesso.<br />
Eppure, quando quella mia amica mi aveva raccomandato di provare, come lei, l&#8217;affascinante percorso degli incontri con il consulente filosofico, avevo subito pensato alla solita nuova pratica di moda, <em>sfornata</em> dal supermarket della New Age delle filosofie naturalistiche.<br />
-Ma no!-  diceva sicura di sé,  &#8211; Vedrai, è un po’ come andare dallo psicologo, ma si fa anche filosofia, in questo caso quella taoista dell&#8217;<em>I Ching</em>. Ne rimarrai anche tu entusiasta. -<br />
- Dovrò anche studiare per le interrogazioni? – le risposi, cinico come al solito.<br />
Ad onor del vero l&#8217;esperienza con l&#8217;I Ching l&#8217;avevo già fatta anni prima da una sedicente maga e in effetti ci aveva indovinato molto, allora però non lasciò il segno di oggi e infatti non ci ritornai. Dovetti invece far passare molto tempo prima di accettare nuovamente la sfida e vincere lo scetticismo e la diffidenza verso tutto quel mondo che aveva a che fare col suffisso Psi-, visto il terribile ricordo delle mie prime sedute dallo psicologo. Dovete sapere che quando entrai nell&#8217;adolescenza l&#8217;impressione che tutti avevano di me era di una certa leggiadria, decisamente poco &#8220;maschia&#8221;. Mia madre mi ripeteva che ero un tesoro di gentilezza e sensibilità, due qualità, non c’è dubbio. Ma a lei, da cui avevo preso i tratti caratteriali, piacevo anche così. Ovviamente!<br />
Per quel che mi riguarda, ciò non fu per noi motivo d’ imbarazzo, finchè qualcuno non cominciò a chiedersi come mai tardassi a fidanzarmi. Al compimento della maggiore età quelle malelingue delle compagne di parrocchia della mamma credettero opportuno di consigliarla di farmi vedere da uno psicologo, nell&#8217;eventualità che &#8220;qualcosina&#8221; in me fosse da correggere, prima che fosse troppo tardi. Per il mio bene, si intende! Mia madre se ne lasciò convincere e ben presto, prima che la <em>pianticella</em> &#8220;pendesse&#8221; troppo da quel lato, mi presentò ad uno psicologo che allora frequentava la chiesa, persona molto stimata dal parroco. Fu così che dovetti subire uno scandaloso tentativo di riconversione sessuale da parte di quel penoso psicoterapeuta, più bigotto di un prete. Forse, ora che ci ripenso, posso sospettare perchè frequentasse la chiesa con tanta contrizione. Può darsi che abbia capito male, ma l&#8217;impressione che ricavai dall&#8217;esperienza con la psicoterapia fu che la salute mentale, così come un sano comportamento, fosse definita in termini di adattamento e adeguamento dell&#8217;individuo alla società, come se questa fosse un’entità univoca e omologata ad un concetto prestabilito di normalità. Forse ingenuamente, ma credo che la psicologia debba mediare tra la società e i bisogni dell&#8217;uomo, aprendo strade di reciproco dialogo e comprensione. Tuttavia così non fu. Solo con me stesso, compresi immediatamente l&#8217;avversione che avrebbe suscitato negli altri e poi in me quel <em>diverso</em> destino. La sensazione di essere continuamente considerato un figliol prodigo da ricondurre alla &#8220;loro&#8221; casa paterna fu per me inaccettabile.<br />
E Dio solo sa quanto avessi sempre cercato la casa paterna, visto che sono stato orfano di padre!<br />
Ugualmente sconcertante fu, a posteriori, la constatazione che nel XX secolo il concetto di bene e male della tradizione religiosa potesse diabolicamente insinuarsi dentro la moderna relazione tra salute e malattia, in senso manicheo. Da allora imparai a fidarmi più di me stesso che delle teorie salvifiche di chi non mette in discussione neppure sé stesso. A parte la diffidenza radicata, mi convinsi così ad ignorare volutamente la possibilità di un percorso psicanalitico, convinto prima dell&#8217;inutilità con me di cavar sangue da una rapa e, molto più in là, dall&#8217;atroce ipotesi che potesse venir a galla la verità dalla menzogna.<br />
Sia ben chiaro che dal filosofo fui trascinato più dall&#8217;entusiasmo della mia amica che dalla chiarezza delle sue informazioni riguardo la cosiddetta <em>Consulenza filosofica</em>.  Così per non rischiare di avere proprio io delle preclusioni, questa volta lasciai all&#8217;istinto la facoltà di decidere, evidentemente qualcosa alla lunga doveva esser maturato verso tale direzione. Quella pulce  introdottasi nell&#8217;anima mi condusse all&#8217;indirizzo della Consulenza Filosofica. Avete così saputo che sono gay, anzi un maturo e solitario omosessuale cinquantanovenne, e questa era fino ad allora l&#8217;unica mia certezza.</p>
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		<title>Venezia e i bambini di cristallo di Roberto Bianchi</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 14:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bianchi</dc:creator>
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Nell&#8217;ambito della nuova Rubrica &#8220;Libri in cerca di editore&#8221;, presentiamo in anteprima esclusiva il bellissimo inedito &#8220;Venezia e i bambini di cristallo&#8221; di Roberto Bianchi.
Scrive Nicla Morletti, nella recensione pubblicata nel Portale Manuale di Mari:
&#8220;Questa è una favola meravigliosa. Metafora di vita e d’amore, racchiude in sé la bellezza di un fiore che sboccia nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.manualedimari.it/images/cover/venezia-e-bambini.jpg" border="0" alt="" /></p>
<p>Nell&#8217;ambito della nuova Rubrica <a href="http://www.manualedimari.it/content/view/99/115/" target="_blank">&#8220;Libri in cerca di editore&#8221;</a>, presentiamo in anteprima esclusiva il bellissimo inedito <strong>&#8220;Venezia e i bambini di cristallo&#8221; di Roberto Bianchi</strong>.</p>
<p>Scrive <strong>Nicla Morletti</strong>, nella <a href="http://www.manualedimari.it/content/view/250/160/" target="_blank"><strong>recensione</strong></a> pubblicata nel <strong>Portale Manuale di Mari</strong>:<br />
&#8220;Questa è una favola meravigliosa. Metafora di vita e d’amore, racchiude in sé la bellezza di un fiore che sboccia nel giardino incantato dei nostri sogni, dove siamo liberi di volare e spaziare all’infinito con la fantasia.&#8221;</p>
<p><strong>Leggiamo e commentiamo un lungo brano tratto da questo libro.</strong> L&#8217;autore leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.</p>
<p>Per maggiori informazioni su quest&#8217;opera <a href="http://www.manualedimari.it/component/option,com_contact/task,view/contact_id,10/Itemid,3/" target="_blank">contatta l&#8217;autore</a>.</p>
<p>Dal Prologo di &#8220;VENEZIA E I BAMBINI DI CRISTALLO&#8221; DI ROBERTO BIANCHI<br />
<strong> </strong><strong> </strong><br />
<img src="http://www.blogdegliautori.it/image/virsix.gif" alt="" /><br />
Le quattro renne alate della slitta magica, insieme ai due lemming stavano per cominciare il loro viaggio sui cieli del pianeta Terra.<br />
Avrebbero dovuto formare la piccola milizia buona, di bambini speciali che avrebbe liberato il mondo dall’oscurità e dal male.<br />
Sul diario di bordo erano scritti i nomi dei ragazzi: Scarpagnino, Comin, Vittoria e Persio. Abitavano tra loro lontani, avevano culture e cose da scambiare e mettere in comune.<br />
Con le zampe sottili e un po’ corte rispetto al corpo, i mantelli delle renne erano tirati a lucido, per apparire bellissime. I maschi stavano davanti, essendo un po’ più grandi delle due femmine. Il pelo era assai bello, folto e bruno e già abbastanza scuro come avviene quando si avvicina l’estate; sotto il collo, vicino agli zoccoli e attorno alla coda era quasi bianco. Le corna dei due maschi, lievemente schiacciate, erano dipinte d’oro, mentre le due compagne avevano gli zoccoli, larghi e divaricabili per poter camminare sui terreni nevosi, argentati.<br />
Mangiarono le ultime erbe e un po’ di licheni poi i due lemming urlarono:<br />
“In volo!!” e la slitta partì.<br />
Era una slitta fantastica, tutta dorata con cristalli colorati sui pomelli che stavano vicini al cocchiere. Davanti, nella parte più avanzata del mezzo incantato stava il cristallo per antonomasia: uno splendido diamante color blu.<br />
Sul diario di bordo si narrava di Scarpagnino, il primo bambino che sarebbe dovuto salire sulla slitta e che avrebbe dovuto fare da cocchiere. Si trattava di bambini speciali, che avevano cuore puro e semplice, che non si erano lasciati vincere dalle brutture dei loro tempi ed erano ancora capaci di dare un senso all’esistenza attraverso l’amore, i sentimenti e quell’impulso intenso che ci avvolge nella totalità e ci emoziona al solo scorgere un fiore che sboccia o nel vedere una giumenta che allatta il puledro.<br />
Si trattava proprio di bambini diversi dalla norma, generosi e con un grande senso della giustizia. Il mondo li considerava poco normali. Nessuno capiva che erano un dono, erano i fanciulli della nuova era. Quelli che porteranno la pace e la gioia di godere anche delle piccole-grandi cose: come un cielo che s’imporpora al tramonto simile a petali sgualciti di papavero, o un abbraccio. Ne esistono di simili anche tra noi: a scuola i compagni a volte non li capiscono, perché a loro non interessano né i giochi di guerra né piacciono i film violenti. Persino in famiglia spesso non sono pienamente compresi, le istituzioni educative del terzo millennio non sono ancora adatte ad accogliere i puri di cuore e i sensibili… ma loro sognano di cambiare la situazione.</p>
<p>Ecco qui di seguito in corsivo cosa era scritto sul diario di bordo&#8230;<span id="more-4083"></span></p>
<p><strong>DIARIO DI BORDO</strong></p>
<p><em>-Scarpagnino-</em></p>
<p><em>Scarpagnino abita al di là delle Alpi, è ragazzo semplice e con la voglia di amare il prossimo. Lo si riconosce per la luminosità dei suoi occhi e la dolcezza del sorriso. E’ sempre accompagnato dal suo Cane Jo’. Senza il suo cucciolo Scarpagnino si sente solo, ha imparato a rispettare il proprio fidato compagno, come bisognerebbe rispettare la vita di ogni creatura. Giocano insieme, camminano insieme, dividono gioie e dolori.<br />
Jo’ è pronto a sfidare la morte per il suo amico; è un bastardino dal bel pelo chiaro e tanta voglia di amare.<br />
Scarpagnino è per natura un leader, per questo guiderà la spedizione.<br />
A orientarlo ci sarà una bussola magica che egli solo sa leggere, lui non va dove indicano gli strumenti ma dove porta il cuore.<br />
E’ sensibile e capace di ogni gesto per ripagare l’amicizia di un compagno. Frequenta le scuole elementari. Vorrebbe avere nella maestra un modello e un’amica ma la sua insegnante non ha il cuore per comprenderlo, così lui soffre.<br />
Caratteristica di Scarpagnino è quella di mettersi seduto presso i verdissimi pascoli alpini e lasciarsi accarezzare dal vento, come se lo zefiro fosse capace di portare via angosce e tristezze. Il suo luogo preferito è la valle dalla quale si vede il grande sistema montuoso stagliarsi fiero, salendo verso il cielo. Lì pare possibile farsi cullare da essenze magiche, dove le vellutate nivee stelle alpine parlano di gioia di vivere e i ghiacciai sono illuminati da forti, potentissimi raggi solari.<br />
Come tutti i bambini che prenderanno parte a questa spedizione, Scarpagnino è un essere particolare. Il mondo non lo capisce. Lui non insegue successo o ricchezze, vuole la gioia dell’animo. E’ insomma dotato di abilità e caratteristiche diverse dalle consuete. E’ un eletto, uno degli esseri scelti dalle forze del bene.<br />
Sarà durissimo vincere la Malvagità Assoluta ma in cuore Scarpagnino ha tanta forza. Tanti saranno i nemici, tutti quelli che si lasciano sedurre dai falsi profeti del nostro aggressivo e violento mondo.<br />
</em></p>
<p>***</p>
<p>La slitta volò sino al confine tra Italia, Francia e Svizzera. Si vedevano le belle baite in legno dei montanari con gli ovini a brucare intorno l’erba. Le montagne erano poderose. Sui sedili della slitta era già pronta la postazione del nocchiere Scarpagnino. Le giogaie di calcari, arenarie e marne colpivano i sentimenti di chi le poteva ammirare sia dall’alto che dal basso. Lo scenario si presentava ricchissimo di sinuosi avvallamenti. Il clima era rigido, era ancora la stagione fredda anche se si stava avvicinando piano piano la primavera. Scarpagnino stava tornando da scuola. Frequentava la seconda elementare, era bambino curioso e con tanta voglia di sapere e teneva stretto il suo sussidiario sotto al braccio. Aveva ancora in tasca il panino con burro e marmellata che la mamma gli aveva preparato per colazione. A quell’ora tra il freddo e la fatica dell’erta via, gli prese fame e lo trasse dalla borsina per addentarlo. Quando fece per dare il primo morso, si sentì chiamare dai lemming che stavano atterrando.<br />
“Salverai il mondo dal Male Assoluto!” gli dissero i piccoli roditori. In cuor suo Scarpagnino sapeva già tutto.<br />
“Guiderai la nostra spedizione alla ricerca della lancia magica che sconfiggerà il nero e il buio del pianeta. Si tratta di una zagaglia incantata che dovremo ricomporre. Una volta unite l’elsa, l’asta e la lama potremo sconfiggere la cattiveria e il male! Tanti saranno i perigli e difficile la lotta! Unirete la lancia magica alla sfera di cristallo blu e la sua luce vincerà ogni male!” La slitta era ormai atterrata sul paesaggio leggermente imbiancato di neve ma con il verde dei prati ben evidente. Scarpagnino guardava incantato il mantello scuro sul dorso e grigio chiaro sul ventre, dei lemming. La testa era rotonda e simpatico lo sguardo. Subito accolse con affetto i nuovi amici. Accarezzò le renne e sorrise.<br />
“Sali sul nostro mezzo magico!” dissero le renne.<br />
Scarpagnino spiccò un balzo e si mise al timone della slitta. Lesto arrivò anche Jo’, il cagnolino, che si sedette accanto al padroncino. Presto furono portati altissimi, intanto che il nuovo nocchiere guidava la spedizione verso la seconda tappa.<br />
“Andremo a prendere Comin, in Egitto!” disse uno dei lemming, e la slitta si diresse verso l’Africa, colà ove, dopo aver mostrato le sue cataratte, il Nilo si avvicinava alla foce.<br />
Ecco cosa era scritto sul diario di bordo riguardo a Comin:</p>
<p><strong>DIARIO DI BORDO</strong></p>
<p><em>-Comin-</em></p>
<p><em>Anche Comin è stato scelto dalle forze del bene per lottare contro il buio. Anche lui è uno dei fanciulli che sanno cosa è il cuore. Sono tutti bambini particolari che non vogliono conformarsi agli stereotipi di questa Terra ma conoscono la legge dell’anima. Non amano regole imposte ma sanno apprezzare i profumi dei fiori. Hanno autostima e atteggiamento regale ma danno loro stessi per amore e allora sanno divenire umili senza perciò perdere dignità. Comin, nel suo Egitto, ama le antiche credenze e la fede nel dio Ra, la divinità del sole e della luce. Proprio in relazione al dio Ra, Comin è un figlio della luce. Egli ha il potere di vincere il buio con uno scintillio di colori. Sarà l’asso nella manica della spedizione. Comin è un tipico egiziano, con il classico, bellissimo, importante naso e ama i suoi luoghi, vicino al Cairo, dove l’acqua da verde diviene azzurrissima. Lì intorno ci sono le suggestive piramidi di Giza, con le tombe dei faraoni e le mastabe dei personaggi appartenenti alla famiglia regale. Sulla riva orientale del Nilo sorge Luxor, dove c’è il tempio che ricorda le gesta del grande Ramses II, anch’egli gran battagliero. Ci vorrà tutto lo spirito combattivo di Ramses per lottare contro il Male Assoluto. Il territorio dove vive Comin vince il deserto e diviene fertile grazie alle acque e al limo del grande fiume africano. La casa di Comin sta presso il delta e lì, di notte si può vedere il bimbo dotato di un’iride magica che vince le tenebre e rende il suo mondo colorato e variopinto come in un caleidoscopio. Gli animali di quei siti sono molteplici. C’è il coccodrillo del Nilo, ci sono gli ibis, i tori, le gazzelle, i rettili, la volpe del deserto, le iene, le manguste, lo sciacallo, l’ippopotamo. Comin ama gli animali del cielo: gli aironi, le cicogne, i nibbi e le aquile ma ha scelto come amica un animale fantastico, frutto della fantasia e dell’immaginazione ma che grazie ai poteri magici dei quali egli è dotato è divenuto vero. Si tratta dell’Araba Fenice, uccello che era considerato l’incarnazione del dio Ra. L’Araba Fenice vola sempre intorno a Comin. Il suo piumaggio è splendido e meraviglioso: il suo corpo è azzurro e rosso, ha un collare di penne d’oro a fasciargli il petto, la coda blu, sulle zampe ha due lunghe piume, una celeste e una rosa; in testa porta una corona reale. Essa è simbolo del sole che sorge e vince l’oscurità della notte.</em></p>
<p>*** <strong><img src="http://www.blogdegliautori.it/image/virdex.gif" alt="" align="top" /></strong></p>
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		<title>La polvere d&#8217;oro di Dorella Dignola Mascherpa</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 19:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
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Nell&#8217;ambito della nuova Rubrica &#8220;Libri in cerca di editore&#8221;, presentiamo in anteprima esclusiva il romanzo inedito &#8220;La polvere d&#8217;oro&#8221; di Dorella Dignola Mascherpa.
Scrive Nicla Morletti, nella recensione pubblicata nel Portale Manuale di Mari:
&#8220;Una bella storia narrata con stile elegante e ricchezza di immagini. Dorella Dignola Mascherpa ha una vera e propria vocazione per lo scrivere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/233/160/"><img height="409" width="280" border="0" src="http://www.manualedimari.it/images/cover/polveredoro-cover.jpg" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito della nuova Rubrica <a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/99/115/">&#8220;Libri in cerca di editore&#8221;</a>, presentiamo in anteprima esclusiva il romanzo inedito <strong>&#8220;La polvere d&#8217;oro&#8221; di Dorella Dignola Mascherpa</strong>.</p>
<p>Scrive <strong>Nicla Morletti</strong>, nella <a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/content/view/233/160/"><strong>recensione</strong></a> pubblicata nel <strong>Portale Manuale di Mari</strong>:<br />
&#8220;Una bella storia narrata con stile elegante e ricchezza di immagini. Dorella Dignola Mascherpa ha una vera e propria vocazione per lo scrivere, nel cesellare immagini e personaggi, nel dipingere con parole appropriate scene e paesaggi. Nel creare atmosfere.&#8221;</p>
<p><strong>Leggiamo e commentiamo alcuni brani tratti da questo libro.</strong> L&#8217;autrice leggerà i nostri commenti e risponderà in questa stessa pagina.</p>
<p>Per maggiori informazioni su quest&#8217;opera <a target="_blank" href="http://www.manualedimari.it/component/option,com_contact/task,view/contact_id,10/Itemid,3/">contatta l&#8217;autore</a></p>
<p>Dal capitolo VI di &#8220;LA POLVERE D&#8217;ORO&#8221; DI DORELLA DIGNOLA MASCHERPA<br />
<strong> </strong><strong> </strong><br />
<img src="http://www.blogdegliautori.it/image/virsix.gif" /><br />
Oliviero partì dalla stazione verso le otto del mattino. Era un lunedì ancora pieno del sole dell&#8217;estate che stava finendo.<br />
Monica e Mauro lo accompagnarono ed alla stazione trovarono anche il padre che, suo malgrado, non riusciva a mascherare una certa fierezza. Oliviero invece faceva sforzi per mostrarsi tranquillo e sfoggiava sorrisi affinché potessero apparire credibili. Gli dispiaceva tanto andarsene di casa, abbandonare gli studi, la musica adorata e Monica che aveva fatto breccia nel suo cuore.<br />
Monica era bella e Oliviero ora la vedeva stupenda. Era cresciuta molto in altezza ed il suo corpo aveva le sinuosità che si richiedono alle modelle della moda. Aveva una massa di capelli color castano scuro ed occhi mirabilmente blu. I capelli pieni di riflessi dorati erano voluminosi e a piccoli riccioli che ella portava abitualmente sciolti. Aveva la carnagione chiara e compatta, punteggiata da piccole efelidi sulla cima delle guance e del naso. Somigliava molto alle bambole americane ed un po&#8217; per scherzo ed un po&#8217; per davvero, in casa la chiamavano “Barbie”.<br />
Era venuta alla stazione recando un pacco che consegnò ad Oliviero dicendogli: &#8220;Non aprirlo ora, guarderai il contenuto quando sarai arrivato a destinazione; ti ho messo cose che spero ti piacciano e che ti facciano sentire meno solo&#8221; .<br />
Oliviero l&#8217;abbracciò davanti a tutti, sebbene fosse soltanto la seconda volta che lo faceva e non senza impaccio. Egli capiva che appariva molto di più di quanto in realtà tra essi si fossero detti; non soltanto non si conoscevano ma non sapevano neppure se tra loro stesse iniziando un amore. Tuttavia la circostanza li spingeva ad esprimere un rapporto intimo, come fosse già sperimentato. Il padre ne era visibilmente contento e tra sè e sè già considerava il figlio fidanzato con quella splendida ragazza.<br />
&#8220;Ci ha tenuto tutto nascosto, ma ora che sta per partire, ha sentito il dovere di farci capire come stanno le cose. Eh! Birbante!&#8221;<br />
Egli non aveva saputo nulla fino a quel momento perché non c&#8217;era nulla da sapere; i due giovani non si erano scambiati neppure un bacio.<br />
Al momento di salire in treno Oliviero abbracciò tutti e non esitò a prendere Monica tra le braccia ed a baciarla lungamente come nelle scene dei vecchi film; la situazione gli appariva un po&#8217; grottesca e tale da costringerli a quel comportamento; nessuno dei due però avvertiva ambiguità: Monica pianse un pianto vero, con un dolore vero per il distacco imminente. Mauro la strinse a sè e le accarezzò i capelli mentre ella salutava con il braccio alzato Oliviero affacciato al finestrino.<br />
Tornando verso casa, Mauro le chiese: &#8220;Lo ami molto? Mi dispiace che tu debba soffrire; con tutti i giovani che ci sono e con tutti gli ammiratori che hai, proprio di Oliviero ti dovevi innamorare che è tra i pochissimi che sono stati chiamati per questo addestramento, su tutto il territorio nazionale.<span id="more-4080"></span><br />
Monica a quel punto dovette continuare la sua finzione, non poteva più tornare indietro e confessare di non conoscere i propri sentimenti. Doveva ormai considerarsi la ragazza di Oliviero.<br />
Si soffermò su questo pensiero e s&#8217;accorse che la cosa non le dispiaceva affatto. Iniziò ad immaginarlo in modo diverso, più legato a sè, alla sua vita; partecipe delle sue decisioni di cui si ripromise di informarlo con sollecitudine, per avere il suo parere e per dare concretezza alla loro unione. Ciò l&#8217;aiutò a ritrovare una calma serenità. Questi nuovi pensieri avevano cancellato la sua solitudine, ella ora sentiva di appartenere, si sentiva sempre in compagnia.<br />
Intanto Oliviero arrivò alla caserma ed alla portineria trovò un militare che lo indirizzò nell&#8217;ampio cortile, dove altri giovani in abiti borghesi, attendevano con il proprio bagaglio per terra.<br />
Andò ad unirsi al gruppo e, nel tempo di un quarto d&#8217;ora, arrivarono circa trecento persone.<br />
Due militari, uno con mostrine e cappello di evidente color carriera e l&#8217;altro più modesto, monocolore.<br />
Vennero invitati in tono bonario a distribuirsi in cinque file, ben allineate ed iniziò l&#8217;appello. Il graduato constatò che mancavano ben due persone; disse ad alta voce che gli assenti avrebbero potuto unirsi a loro soltanto motivando il ritardo per iscritto.<br />
Vennero impartite le prime disposizioni per la loro sistemazione nelle camerate e venne dato l&#8217;appuntamento dopo due ore per le informazioni relative all&#8217;addestramento che avrebbe avuto inizio già da quella stessa sera.<br />
Oliviero incominciò così la sua avventura. La freddezza, l&#8217;aridità che avvertiva intorno a sè, rispecchiavano il grigiore che aveva nell&#8217;anima. Si mise a sedere sulla propria branda con l&#8217;intenzione di riscaldarsi il cuore aprendo il pacchetto che Monica gli aveva donato.<br />
Subito sentì la voce perentoria di un militare che diceva, quasi gridando, che c&#8217;era il divieto assoluto di sedersi sulle brande. Aggiunse un&#8217;altra serie di norme da rispettare per l&#8217;uso dei servizi che nell&#8217;ambiente erano chiamate “latrine”; doveva avvenire formando delle file di priorità, negli orari stabiliti ed indipendentemente dalle personali necessità. Non vi sarebbero stati altri momenti per poterli usare a quello scopo.<br />
Soltanto all&#8217;ora del silenzio a Oliviero fu possibile aprire il pacco e vi trovò: un libro di narrativa, un pacco di caramelle alla menta e fondenti, un mazzo di carte, un pacco di biscotti farciti, due tavolette di cioccolata, un flacone di acqua di colonia dopobarba e, per finire, una bellissima fotografia di Monica. Oliviero si mise a piangere in silenzio, intenerito da tutte quelle delizie e stando attento a non sciupare la foto che si portò alle labbra con ardore e perfino con devozione. Non pensò di essere patetico, il clima intorno era davvero scoraggiante e molto molto diverso dall&#8217;ambiente di casa. Si addormentò con la caramella in bocca che gli rimase intatta tra denti e guancia, fino al risveglio.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Arrivarono in una galleria all&#8217;interno della quale, in un&#8217;ampia vetrina, erano esposti una decina di abiti da sposa. Si fermarono a guardarli ad uno ad uno ma a Giorgia non piacquero.<br />
Le era rimasto nella mente quello provato poco prima e questi le parevano addirittura brutti, insignificanti, banali.<br />
Si sentì amareggiata ed incerta; voleva tornare al negozio per sapere se l&#8217;abito di suo interesse poteva essere lavato. Monica l&#8217;accontentò;  ritornarono sui loro passi e quando la venditrice le rivide si agitò molto e rispose in modo scortese; disse subito che l&#8217;abito era irrimediabilmente sporcato poichè la cenere era penetrata al fondo dei fiorellini. Soltanto smontando l&#8217;abito si sarebbe potuto lavarli uno per uno, scucendo anche tutto il lavoro della ricamatrice che in ogni fiore aveva posto una perla.<br />
Le ragazze rassegnate si scusarono ed uscirono di nuovo.<br />
Decisero di ritornare a casa e di lasciar passare qualche giorno per superare lo shock e per recuperare l&#8217;entusiasmo di partenza, l&#8217;animo sgombro dell&#8217;amarezza sofferta per poter scegliere l&#8217;abito che avrebbero comperato. In quel momento nessuna delle due aveva le idee chiare, non avrebbero saputo scegliere alcunché.<br />
Giorgia raccontò a suo padre quanto le era accaduto ed egli, oltre a stupirsene, se ne lamentò disprezzando il degrado di certi ambienti antichi, lasciati andare alla fatiscenza, senza provvedere ai dovuti restauri, con il rischio di crolli, come qualche volta era già avvenuto e tutti ne avevano letto le cronache sui giornali.<br />
Giorgia gli diede ragione e quella sera se ne andò a dormire tranquilla e non pensò più alla cenere misteriosamente caduta dall&#8217;alto. I suoi sogni si popolarono di mare, di sole e del volto dolce di Mauro.<br />
Aveva dato appuntamento per una nuova ricerca il sabato pomeriggio e, insieme a Monica, andò questa volta anche Francesca, convinte che andando più numerose avrebbero avuto più idee e più grinta nel trattare con le venditrici.<br />
Giorgia avvertiva una certa insicurezza di fronte a qualcosa che la sovrastava, non riusciva a capire se fosse l&#8217;importanza dell&#8217;acquisto, determinante per la buona riuscita della cerimonia più importante della sua vita, oppure per qualcosa di arcano che accompagnava la sua vita da quando aveva incontrato Mauro. Decise comunque di non parlare al fidanzato dell&#8217;avventura dell&#8217;abito sporcato dalla cenere; era certa che quel giorno avrebbero trovato quello giusto.<br />
Così il sabato le tre ragazze si incontrarono nel centro della città e decisero di percorrere un&#8217;altra delle vie importanti che iniziavano dalla piazza principale.<br />
Francesca additò subito un negozio che occupava l&#8217;intero angolo di un edificio.<br />
Da lontano si vedevano esposti gli abiti bianchi e camminando veloci, in pochi minuti furono sul posto davanti alle vetrine. Giorgia trovò che fossero tutti bellissimi e che era difficile scegliere quale fosse il migliore. &#8220;Provane qualcuno!” le suggerì Monica, &#8220;E quando li avrai indossati capirai quale tra quelli ti piace di più!&#8221;<br />
Francesca fece coro a quanto aveva detto Monica.<br />
Giorgia accettò il consiglio delle sorelle.<br />
Entrarono e chiesero di poter provare qualche vestito tra quelli esposti. La signora del negozio domandò chi delle tre fosse la sposa.<br />
&#8220;Sono io! &#8221; rispose Giorgia.<br />
La donna ebbe davanti agli occhi un bagliore, si stropicciò gli occhi pensando d&#8217;aver avuto un disturbo alle pupille, ma la polvere d&#8217;oro non si dissolse ed ella, scusandosi, si allontanò.<br />
Le tre ragazze si guardarono perplesse e già stavano per uscire quando arrivò un signore, di bassa statura, che andò a loro sorridendo e ad Giorgia parve che impercettibilmente somigliasse al pescatore.<br />
Ripensò in un baleno alla sua bella casa, si fece animo e richiese la prova di uno degli abiti della vetrina.<br />
“Certamente signorina, subito! Le consiglio di osservare questo prima di ogni altro” e, così dicendo, le mostrò un vestito interamente bianco, di seta semi lucida, di linea impero, con la scollatura alta e quadrata e delle piccole maniche aderenti e corte. Era completato da un cappellino tondo ricoperto dello stesso tessuto con una cascata di fiori ricadenti sulla nuca. L&#8217;abito non aveva ricami,  alcun ornamento, era di linea perfetta, impeccabile.<br />
L&#8217;uomo accompagnò Giorgia davanti alla specchiera mentre ella guardava ogni particolare anche nel rovescio della fine ed accurata lavorazione. Se lo infilò con l&#8217;unica preoccupazione che le andasse bene, giusto nelle misure: non troppo lungo, non troppo stretto, non trasparente, non troppo scollato. Si guardò e si vide bellissima.<br />
Si fece posare sui riccioli il capellino e scoppiò in una gioiosa risata: &#8220;Sì, sì, questo è il più bello di tutti, mi piace molto!<br />
Le due amiche la guardarono ammirate e confermarono le sue parole:<br />
“Sei stupenda Giorgia!”<br />
La ragazza ebbe il cuore inondato di gioia al pensiero che Mauro l&#8217;avrebbe presto vista all&#8217;altare così vestita. Pian piano si tolse il prezioso abito, lo consegnò al “Signor Venditore” dicendogli che la scelta era fatta.<br />
“Bene signorina, lo riceverà la sera precedente il giorno delle nozze.&#8221;<br />
Uscirono e dietro di loro il signore vide volteggiare nastri di polvere d&#8217;oro; sorrise e richiuse la porta alle loro spalle. <strong><img align="top" src="http://www.blogdegliautori.it/image/virdex.gif" /></strong></p>
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