Il giornalino di Tito di Timur Lenk
di Timur Lenk 8 marzo 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
- Dal Primo quaderno -
Mi chiamo Tito. Tito Barozzo. E scusate il disturbo.
Forse ho disturbato, venendo al mondo.
Ieri sera sono fuggito dal collegio Pierpaoli. Fa tanto freddo e il mio mantellino di collegiale non riesce a coprirmi, meno male che ho trovato un fienile con il chiavistello della porta rotto, così sono riuscito ad entrare e ora almeno sto all’asciutto.
Penso al mio amico Giannino. Quando mi ha salutato ci siamo abbracciati forte forte poi… non ce l’ho fatta più a trattenere le lacrime e sono scappato. Giannino, spero che non ti puniscano.
Nel mio sacco ho una camicia ed una maglia, e indosso dei pantaloni che ormai mi stanno corti: li portavo il giorno che sono entrato in collegio tre anni fa. Le sole scarpe che ho le porto ai piedi, e a parte il mio mantellino non ho nulla della mia divisa di collegiale: sarebbe troppo ingrato per me continuare ad indossarla, e poi i pantaloni grigi con la banda rossa mi farebbero subito riconoscere. Sarei preso e riportato in collegio, forse in prigione. Non voglio.
Ora smetto di scrivere perché devo risparmiare le poche matite che ho portato con me, ma tenere questo quaderno mi aiuterà a sentirmi meno solo. Anche Giannino aveva un giornalino su cui annotava tutti i suoi pensieri e i fatti di ogni giorno, farò anch’io così.
Scrivo quindi sulla copertina il suo nome: “Il Giornalino di Tito” e lo inizio con la data di oggi. È già passata mezzanotte, credo, quindi oggi è:
VENERDÌ 14 FEBBRAIO 1913
Faccio solenne proposito di non subire più nella vita le ingiustizie che ho patito dal mio tutore e dai direttori del collegio, il signor Stanislao e la signora Geltrude. Mi batterò sempre per la giustizia.
MORTE AGLI OPPRESSORI!
È mattina, e durante la notte ha piovuto. Ora la pioggia è cessata ma fuori fa tanto freddo e c’è una nebbia che si taglia col coltello. L’inverno qui in Toscana è così, ma io ricordo che a Napoli, quando ero bambino, faceva bel tempo anche a febbraio. Mamma e papà erano ancora vivi e mi portavano a passeggiare lungo il mare. Ricordo un castello circondato dalle onde, e anche una grande porta di fronte al mare, un grande arco di pietra o forse di marmo, che io sognavo di attraversare come se fosse un ingresso magico a tutti i mari del mondo.
Ora ho fame, meno male che ho portato con me un tozzo di pane dalla cucina del collegio.
Ho trovato anche una mela in un angolo del fienile, è marcia a metà ma l’altra metà è ancora buona, e non posso certo fare lo schizzinoso: quando si è mangiata la minestra del collegio Pierpaoli, preparata con la risciacquatura dei piatti della mensa di una settimana intera, si è pronti a mangiare di tutto!
Il fienile è vuoto ma almeno ho trovato un po’ di paglia per farmi un giaciglio, anche se non potrò restare a lungo: il collegio avrà certamente denunciato la mia fuga e mi staranno già cercando.
Oggi ho sentito un paio di volte il fischio di un treno, domani raggiungerò la stazione e cercherò di prenderne uno. Per dove, non importa.
***
Dal libro Il giornalino di Tito di Timur Lenk
Introspezione di Giusi Rollo
di Giusi Rollo 7 marzo 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
M.: C’era una forza che mi sollevava da terra ogniqualvolta lui stendeva le braccia in avanti per catturarmi.
Il mio inconscio era in grado di generare un fatto simile?
Eppure quando lui compiva quel gesto sicuramente rapido e improvviso, io non vedevo né l’inizio né lo svolgimento della sua azione poiché di rado mi voltavo indietro e mai quando si trovava a pochissimi metri di distanza dalla mia ombra. Avvertivo invece la presenza delle sue mani: sentivo la pulsazione del cuore che fluiva velocemente attraverso l’arteria radiale e si propagava all’esterno sottoforma di onde meccaniche longitudinali, e percepivo, oltremodo, come fosse una preziosa fonte energetica, il fortissimo calore, quasi ustionante, che le avvolgeva e quando questo si propagava con un formicolio crescente dalle mie spalle via via in tutto il corpo, mi sol-levavo in aria con un balzo violento e spaventoso che mi faceva nuovamente oltrepassare le infrangibili nuvole, le quali continuavano inesorabili a dilatarsi ed infittirsi nel sottostrato dell’atmosfera, e nel mio continuo e genuino stupore volavo per pochissimi istanti sopra di esse, ma non riuscivo ancora a domare quell’immane energia che nasceva probabilmente dal nulla e che successivamente invadeva ogni centimetro della mia materia. Tale energia era completamente fuori del mio controllo e tutte le volte che involontariamente ne usufruivo o che essa intenzionalmente beneficiava del mio corpo, mi sentivo debilitato e tramortito.
Da dove proveniva questa energia? Perché mi aiutava?
Ancora una volta vivevo delle situazioni di assoluta irrazionalità occultamente ornate da principi e concetti per me completamente astrusi che andavano anche oltre lo scibile umano. Leggi tutto
Io cerco Jolanda di Adriana Maria Martino
di Adriana Maria Martino 7 marzo 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
Amanda, come le confessò in seguito, aveva sempre covato il desiderio di incontrare i suoi fratelli e ammirava Mathilda per essere riuscita a realizzarlo. Ma nonostante questo, averli rivisti era stato emotivamente impegnativo anche per lei. Tuttavia, ora che le barriere erano state abbattute, Amanda ritenne opportuno calare un carico da undici.
Chiamò Mathilda al telefono e senza troppi preamboli le propose: «Visto che hai avuto il coraggio e la tenacia per riunire tutta la famiglia, perché non cerchi anche Jolanda?»
Mathilda, la cui testa in quel momento era a mille miglia, sul fondo dell’oceano Atlantico, stentò a comprendere che cosa le stesse dicendo la sorella. Un segnale di allarme, tuttavia, suonò dentro di lei prospettando guai in vista, perché Amanda amava moltissimo comandare e dare ordini.
«Scusa, Amanda, ma che cosa stai dicendo?»
Come se parlasse a Salvatore, la sorella spiegò: «Ti ricordi di Jolanda, quella bambina della tua età che stava sempre a casa nostra, quella con i capelli rossi e gli occhi verdi? Quella molto timida che giocava sempre insieme con te?»
«Sì, certo che me la ricordo. Era la mia migliore amica. E allora?»
«Pure quella era figlia di nostro padre».
Mathilda rimase in silenzio, pensando che se Amanda intendeva farle uno scherzo aveva scelto un modo davvero crudele.
«Ma che stai dicendo? E perché me lo dici solo adesso?» Leggi tutto
L’incontro di Paola Pica
di Paola Pica 20 febbraio 2010
Pubblicato in Anteprima inediti, Blog degli Autori, Ebook, Libri, Libri con dedica, Pubblicato dagli autori
E poi più niente. Solo lei nel buio di quella strada tortuosa che si inerpicava su per la collina; così pittoresca di giorno, eppure così triste di notte. Tristezza, ecco cosa l’aveva invasa. E solitudine. Paura, anche.
Strano, avevano sempre tentato tutti di farla riflettere sulle cose terrificanti che potevano accaderle per quella strada, ma mai e poi mai aveva provato paura.
…Incontri terribili dovuti ad una gomma bucata, oppure abbordaggi da parte di giovinastri e maniaci. Se ne raccontavano, o forse semplicemente se ne temevano, pensava lei, di tutti i colori. Ma niente le aveva mai infuso il senso di paura che aveva provato nell’incontrare se stessa quella sera. L’aveva vista lì, sul ciglio erboso della curva, con l’andatura altera e trasognata, ma con lo sguardo vigile senza più rimpianti. Vigile, s’era detta nel guardarla, ma poi aveva deciso che era semplicemente acceso da qualche pena recente. L’aveva guardata ancora e aveva scorto le belle gambe, i tacchi alti, il corpo ben fatto che aveva fatto sognare molti…poi, d’un tratto, il tonfo al cuore e la paura…Era buio pesto, come poteva aver notato tutti quei particolari? Lo sguardo, perfino.
Eppure l’aveva vista bene e sapeva che quello sguardo teso, inosservato da chi s’era sempre fermato alle fattezze fisiche, era lo specchio sempre più cupo eppure vivo della sua anima che continuava a ribellarsi. Solo allora, d’un tratto, le era venuta la certezza che la donna era la sua immagine speculare: stesso abito aderente, stessi capelli ondulati e rossi nel collo rialzato dell’ampia giacca nera. Rossi!…Come poteva aver notato il colore, in quel buio pesto in cui neppure un faro aveva illuminato la corsia opposta? Aveva guardato nello specchietto retrovisore e lei era là, non solo una sagoma che spariva nella notte, ma nettamente delineata nei particolari di forma e di colore. Leggi tutto
Il capro espiatorio di Paola Pica
di Paola Pica 20 febbraio 2010
Pubblicato in Anteprima inediti, Blog degli Autori, Ebook, Libri, Libri con dedica, Pubblicato dagli autori
“Come, come?… Continua. Questa idea del capro espiatorio non è male; direi che mi interessa un bel po’, mi intriga”.
Erano secoli che non lo sentiva interessarsi ad uno qualsiasi dei suoi argomenti, che sempre, immancabilmente, venivano liquidati da un “Ah, sì…” e dal silenzio che a questo seguiva, quando non ne scaturiva un litigio violento e totalmente privo di presupposti…la pura e semplice risposta ad una sollecitazione terapeutica e catartica, appunto.
Ma questo colloquio non avveniva nello studio di un analista.
L’idea del capro espiatorio non era certo sua o, meglio, non solo sua, anche se lei c’era arrivata da sola, attraverso il suo cammino solitario di dolore, il suo male di vivere.
I trattati di psicologia ne erano e ne sono pieni. Così le avrebbe detto di lì a poco il terapeuta con cui avrebbe confrontato questa sua supposizione, che, dopo il primo colloquio, sarebbe diventata una calma certezza, perché supportata dal sapere ufficiale.
Non era nuova a scoperte come questa. Le sue supposizioni erano spesso risultate conformi a teorie consolidate. E anche questo aveva sempre fatto rabbia a tutti, specialmente nella sua famiglia.
Che lei avesse ragione in qualche sua affermazione, per quanto ricordava, non era mai stato riconosciuto apertamente e serenamente da nessuno di loro, tranne che da suo padre, naturalmente…Magari tacevano, consapevoli del vecchio detto, ma di un bel “Hai ragione” non aveva memoria.
Ed Elena aveva, anche se da poco, superato i quaranta.
“Che intendi, quando dici “capro espiatorio”, espiatorio di che?”. Leggi tutto
Ciclo della Rosa dei Re – I – Il sigillo dell’unicorno
di Gianluca Villano 18 febbraio 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
Una carrozza sfrecciava fra gli alberi come se i cavalli fossero impazziti; lo schiocco ripetuto e sconsiderato di una frusta irrompeva nel tramestio di zoccoli e clangori metallici come il
susseguirsi dei tuoni di una tempesta troppo vicina. Quattro criniere al vento, con scintillanti borchie d’argento nei finimenti, quattro ombre nere lanciate nella notte in corsa contro
il tempo, incalzavano il sentiero con impeto crescente.
Fiancheggiavano il carro numerosi guerrieri a cavallo dalle livree d’un cupo amaranto e, in particolare, due figure, al comando, aprivano il sentiero con destrieri agili e sicuri, avvezzi
alla notte, capaci di vedere ben oltre l’oscurità.
Gli alberi sembravano piegarsi in balia della forza che si sprigionava dal convoglio e per quanta resistenza opponessero, rischiavano di spezzarsi.
S’udirono ululati e ruggiti selvaggi; qualcosa tra la vegetazione li inseguiva, spostandosi più veloce di ogni plausibile predatore.
Dal cupo manto della notte cominciarono a intravedersi le luci ardenti di Maelmord e la carrozza sembrò quasi sollevarsi dal suolo, spinta da forze impercettibili, ma poi gli alberi si chiusero paurosamente a sbarrarle la corsa; le fronde s’intrecciarono in un arco minaccioso e come il carro accennò a evitare l’impatto rovinoso con esse, dalla selva si lanciarono misteriose figure dal corpo umanoide e la testa d’animale, di lupo e d’orso; investirono i guerrieri al seguito della carrozza piantando artigli e affondando morsi mentre precipitavano a terra con le loro prede, nel panico dei destrieri. Leggi tutto
L’uomo dall’animo di fanciullo di Giovanni Scilio
di Giovanni Scilio 29 gennaio 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
«Perché le piace la poesia?» mi chiese la dottoressa per cominciare.
«La poesia mi dà la possibilità di guardarmi dentro, di scrutare in profondità il mio spirito, di mettere a nudo le debolezze e i punti di forza, i sentimenti, gli stati d’animo e le emozioni. Per questo motivo, oltre che leggere le liriche dei grandi autori, a me piace anche scriverne di mie. Non ho certamente la pretesa di comporre versi celebri e di essere citato nei testi di letteratura, ma voglio semplicemente esprimere come sono e cosa sento in quei momenti in cui vengo colto dall’ispirazione. Le mie poesie sono destinate più a me che agli altri.»
«Qual è il poeta che preferisce?» chiese ancora la terapeuta.
«Mi piacciono soprattutto Leopardi, Pascoli, Ungaretti e Montale. Se, però, devo indicarne uno soltanto, la mia scelta cade su Giovanni Pascoli» risposi senza esitazioni.
«Pascoli è considerato un autore che esprime sentimenti tristi, malinconici. Ritiene che ci siano affinità intellettive tra di voi?»
«Credo di sì, ma non tanto per l’infelicità e il dolore che si leggono nei suoi versi, quanto per il modo con cui guarda il mondo, la natura e cioè con gli occhi semplici e spontanei di un fanciullino. Egli stesso dice:
Quel fanciullino che al buio vede o crede di vedere, alla luce sogna o sembra sognare, parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle… Rende tollerabile la felicità e la sventura, temperandole d’amaro e di dolce e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo… Egli scopre nelle cose le somiglianze e le relazioni più ingegnose… Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola e al contrario.
Ecco, io e Pascoli abbiamo in comune l’anima del fanciullino.» Leggi tutto
Uno squarcio di sogno di Daniela Quieti
di Daniela Quieti 27 gennaio 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Ebook, Libri, Poesia, Pubblicato dagli autori
Scusami se so darti solo
uno squarcio di sogno
sbiadito d’anima e di cielo.
Ampi strappi schiudono
la cavità del mio essere
attraversato da fremiti elettrici
folgorato da luce bruciante
battuto da vento gelido.
Fragili desideri sorgono
perseguitati da bugiardi idoli.
Ma come fata morgana
una superstite isola mi adula
una corrente celeste mi consegna
alla riva di un nuovo istante
oltre l’asfalto percorso da ore avare
dilatate dal filo di un tempo
che mi conduce a te
nel pensiero di una fresca acqua
di una carezza sul cuore
di un antico pane.
*** Leggi tutto
Il diritto di vivere di Patrizia Ciava
di Patrizia Ciava 20 gennaio 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri, Pubblicato dagli autori
(…) «Insomma come stai veramente?» chiedo quando rimaniamo infine soli, affrontando il discorso rimasto in sospeso da quando sei arrivato.
«Come vuoi che stia? Ho paura che questa volta sia finita per davvero» sospiri crollando su una sedia.
«Non è la prima volta che Eleonora se ne va di casa e che dite di volervi separare.»
«Sì, ma questa volta ho proprio esagerato, finisco sempre col fare scappare tutti quelli a cui tengo» dici con un sorriso mesto incassando la testa tra le spalle. E ora, davanti a me, c’è un uomo terribilmente diverso da quello che fino ad un attimo prima giocava spensierato con mia figlia.
«Non assumerti colpe che non hai, il vostro rapporto non andava già da qualche tempo e tu lo sai» obietto.
«Ho trattato Eleonora da schifo negli ultimi tempi. A volte non so cosa mi prende, è più forte di me, provo una tale rabbia, è come se avessi la lava che mi ribolle dentro, non riesco a controllarmi.»
Mi irrigidisco. So già che strada vuoi imboccare. Da qualche tempo sei convinto di essere affetto da una forma depressiva denominata disturbo bipolare, una patologia nella quale periodi di prostrazione si alternano a stati di esaltazione, e ravvisi i sintomi di questo disturbo in ogni tuo comportamento. Io dissento e finiamo invariabilmente col litigare. Leggi tutto
Come la luna di giorno come la luna di notte
di Giusy Cafari Panico 19 gennaio 2010
Pubblicato in Blog degli Autori, Libri
Impara ad amarmi -
Impara ad amarmi.
E’ tanto difficile amarmi?
E non solo il mio corpo,
quattr’ossa
mescolate a morbida carne
domani già polvere.
Ama le mie debolezze,
ti prego,
amale tanto,
tanto da proteggerle dal mondo.
Ama la parte di me
che conosci
Ama il mistero di quella
che ignori.
Ama ciò che mi rende diversa
dagli altri.
Ama ciò che mi rende uguale.
Ama ciò che ti sorprende.
Ama ciò che ti rassicura.
Amami con coraggio:
l’amore è un leone
che si muove spavaldo
non un coniglio spaventato
che fugge al primo sparo.
Amami con un pizzico di follìa
ché l’amore senza follìa
è una minestra senza sale.
Amami come se dovessi
conquistarmi
perché desiderata da tutti,
prenditi cura di me
come se non mi volesse nessuno.
Amami “nonostante”
Amami “siccome”
Amami “affinché”,
ma non amarmi “quando”
amami “SEMPRE”.
*** Leggi tutto













