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	<title>Blog degli Autori &#187; Concorso di Emozioni, 2009</title>
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	<description>Scrittori nella Blogosfera</description>
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		<title>Dove ho imparato ad amare</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 22:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
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		<description><![CDATA[ Da giorni con la stessa tuta, quella usata in casa, con la scritta smile. Ma come si fa a sorridere, proprio qui, sotto questa piccola tenda, senza niente, con una sensazione di instabilità, di galleggiamento su un pavimento incerto, insicuro. Con un’angoscia di morte imminente in un campo di battaglia, tra autoambulanze, soccorritori, sfollati, maltempo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"> Da giorni con la stessa tuta, quella usata in casa, con la scritta smile. Ma come si fa a sorridere, proprio qui, sotto questa piccola tenda, senza niente, con una sensazione di instabilità, di galleggiamento su un pavimento incerto, insicuro. Con un’angoscia di morte imminente in un campo di battaglia, tra autoambulanze, soccorritori, sfollati, maltempo, di fronte alla perdita di familiari, della casa, di punti di riferimento. Di fronte a un futuro che si preannuncia comunque difficile. Invece Maria vuole vivere. Lottando con la terra che trema ancora, crudele, come se volesse dire a tutti di non permettersi nemmeno di pensarlo, di continuare a vivere. Comunque non si può rinunciare a sperare. Perché suona ancora la campana di Onna, il paese simbolo della devastazione del terremoto, la drammatica premessa alle lacrime e ai morti allineati sul bordo della strada. La campana suona a distesa, nella vallata, sui prati, tra i sopravvissuti, con tutti i suoni più familiari perduti tra le macerie, con il dolore atroce per la scomparsa dei bambini e dei giovani del piccolo paese, perché a morire sono stati soprattutto loro. Suona su squarci di case che mostrano l’intimità di un letto intatto, un armadio aperto, immagini di santi, fotografie di famiglie che condividono ora lutti tra remote storie di parentele, su antiche pietre crollate di case, cantine, ovili. Sono viva &#8211; dice Maria &#8211; sono più forte del terremoto che ha distrutto la mia terra. Non ho ancora pianto, non è il tempo. Ora è il tempo di ricominciare, soprattutto per chi non c’è più. Rivoglio il mio posto com’era. Non posso immaginare di volgere lo sguardo e non vedere l’incanto delle mie chiese, delle mie case, delle mie strade. Non c’è altra immagine nella mia mente che quella del luogo dove sono nata, dove ho imparato ad amare. Giovanni la incoraggia: &#8211; Andremo avanti &#8211; le dice.</p>
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		<title>Come Un&#8217;Infinita danza</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 09:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>StregaDelMare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E’ una sera strana, questa.
Una sera impalpabile e muta del tuo primo Dicembre fiorentino, in cui i confini del tempo e dello spazio si perdono tra mille fili, e la memoria sfuma nel reale.
Ed è così che, dopo tanta attesa, le tue mani afferrano la penna e, quasi dotate di vita propria, gli scrivono.
Gli scrivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4324" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/how-fortunate-the-man-joanna-zjawinska.jpg" alt="How fortunate the man Joanna Zjawinska" width="588" height="315" /></p>
<p>E’ una sera strana, questa.<br />
Una sera impalpabile e muta del tuo primo Dicembre fiorentino, in cui i confini del tempo e dello spazio si perdono tra mille fili, e la memoria sfuma nel reale.<br />
Ed è così che, dopo tanta attesa, le tue mani afferrano la penna e, quasi dotate di vita propria, gli scrivono.<br />
Gli scrivono una lettera che non leggerà mai.</p>
<p><em>“Ti ho sognato stanotte, sai?<br />
Eravamo al Mare, seduti sul bagnasciuga, l’uno accanto all’altra.<br />
Un silenzioso pomeriggio d’Inverno, la spiaggia umida e deserta, solo il volo basso dei gabbiani a farci compagnia.”</em></p>
<p>E parlavate, pacati e lenti &#8211; come a voler essere parte di tutta quella quiete &#8211; vi raccontavate guardandovi di tanto in tanto negli occhi, vi annusavate, vi sfioravate appena.<br />
E mentre le onde si rincorrevano festose proprio davanti ai vostri piedi, sorridevate.<br />
Sì, sorridevate &#8211; questo lo ricordi bene &#8211; come due naviganti stanchi e fieri, con addosso l’odore delle acque e delle rotte attraversate. Ma sereni. Sereni per essersi ritrovati lì, dopo tanti viaggi, porti, mappe, cieli e maree.<br />
Dopo chissà quanti diversi sguardi, dita, corpi, voci, parole. Dopo chissà quanta strada percorsa lontani e mai condivisa. Dopo chissà quanti fogli scritti senza che l’altro potesse più farne parte.<br />
Sorridevate come due bambini un po’ cresciuti, con in bocca il sapore delle favole ascoltate e poi dissolte.<br />
Ma felici. Felici di esserlo voi, forse, una Favola.<br />
Voi che eravate di nuovo e ancora insieme, per terminare le frasi lasciate a metà, pitturare le tele incompiute, sciogliere i nodi e ricomporre i ricami. Voi che avevate di nuovo e ancora il tempo, il fiato e la voglia per essere voi e basta, come una volta, come forse sarà sempre.<br />
Quando ti sei svegliata non saprei dire esattamente che cosa hai provato.<br />
Malinconia? Nostalgia? O smarrimento?</p>
<p><em>“Non lo so, Piccolo Principe &#8211; per quanto tempo ti ho chiamato così &#8211; non lo so, come non so adesso dove sei, con chi sei, come stai. Se, da qualche parte, ancora, ci sei.”</em><span id="more-4325"></span></p>
<p>Sono passati all’incirca due anni dall’ultima volta in cui avete avuto un contatto, poi è scivolato via ovattato come neve, e, di lui, tu non hai saputo più nulla. Il cellulare costantemente spento, la lettera che non ha avuto mai risposta.<br />
A volte hai avuto paura. Una paura matta che gli fosse capitato qualcosa, pensieri terribili che hai cercato di scacciare non appena ti assalivano.</p>
<p><em>“E mai, proprio mai, ti ho dimenticato. Non potrei farlo, mi piacerebbe che tu lo sapessi.<br />
O magari, in qualche modo, lo sai?”</em></p>
<p>Facile e scontato dirlo adesso, ma era tutto più limpido quando c’era lui.<br />
Era più semplice prendere le matite e i pastelli a cera e costruirci il mondo.<br />
Era più semplice meravigliarsi rimanendo a bocca aperta e spegnere la luce senza sentire la paura.<br />
Era più semplice non fare caso ai battiti del tempo e aspettare ogni domani disegnandone i contorni.<br />
Era più semplice affrontare tutto con la leggerezza di un’infinita danza.</p>
<p><em>“Dimmi, ti ricordi ancora? Ti ricordi ancora, di noi?”</em></p>
<p>E’ buffo. Tu delle prime parole che vi siete scambiati quel lontano Agosto di sedici anni fa non ne hai mai avuto memoria. Non che avesse poi molta importanza, era un po’ come credere che non ci fosse stato inizio e che ogni cosa fosse, da sempre, così. Simpatia immediata, pulita e insieme timida e impulsiva, e voi sempre avvinti, sempre appiccicati, senza che nessuno riuscisse a staccarvi né a insinuarsi in mezzo a quello che eravate.</p>
<p><em>“Ma che cosa eravamo? Te lo sei mai chiesto?<br />
Soltanto due bambini, Piccolo Principe, soltanto due bambini, che si incontravano d’Estate, pochi giorni l’anno, se l’orco delle ferie degli adulti ci accordava il suo consenso.”</em></p>
<p>Ma vi volevate bene con la purezza e la spontaneità di cui solo un bambino può essere capace.<br />
Tu che sceglievi ogni sera il vestitino più carino da indossare, lui che voleva solo te sulle sue spalle per farti fare i tuffi.<br />
Tu che conoscevi mille giochi con le carte e le leggevi a tutti, lui che chiamava sempre te come compagna nelle sue partite.<br />
Tu che non resistevi più di due minuti stesa al sole, lui che metteva puntualmente il suo asciugamano accanto al tuo.<br />
Tu che per lui risvegliavi l’invidia di tutte le bambine, lui che ti diceva serio: Fregatene, loro non sono come te.<br />
Tu che eri l’emblema del maschiaccio e ne inventavi sempre una e correvi chiacchieravi ridevi senza fermarti un attimo, lui che non si stancava di inseguirti e di ripeterti che era quello ciò che gli piaceva e cercava in altre senza trovarlo mai.<br />
Tu che lo sentivi tuo e amavi immaginarvi grandi.<br />
Lui che sua ti considerava, e grande ti sapeva far sentire anche a dieci anni.<br />
E’ incredibile pensare che riusciste a far entrare ogni cosa in quel lasso di tempo così ristretto, così freneticamente limitato. Poi, una chiassosa comitiva di lettere, cartoline, pacchetti e qualche telefonata si snodava lungo gli altri mesi e la vita dell’uno prendeva forma e fiato davanti agli occhi dell’altra senza lasciare posto al vuoto, senza interruzione alcuna.</p>
<p><em>“Conservo ancora tutto, sai. E in te, c’è ancora il loro posto?”</em></p>
<p>E pian piano siete cresciuti, mentre l’adolescenza plasmava il vostro quadro in un gioco più sottile di ambiguità e malizie, e vi siete feriti, allontanati, riavvicinati e ritrovati, ma non vi siete persi mai.<br />
E’ stato solo dopo che, senza chiedersi come né perché, il cammino ha cambiato direzione, e non vi siete accorti,<br />
o non avete ammesso, che i chilometri si erano trasformati in irraggiungibili distanze, i prati in lande troppo vaste, i piedi in grandi paia d’ali.<br />
E forse sei stata più tu, di lui, a ritirare l’ancora e ad andare via, a relegarlo decisa in una stiva troppo stretta, tu che per lui eri sempre la sua stessa Principessa.<br />
Finché, quella sera di quattro anni fa, l’equilibrio precario crollò. In un attimo.<br />
E crollarono i vasi con tutto ciò che eravate stati, un tonfo sordo a terra, e miriadi di cocci e schegge a tagliare la pelle e insudiciare il tappeto. Un litigio terribile. Parole come lame.<br />
Il timore di averlo perso sul serio, per aver scelto L’Altro, rifiutando lui.<br />
Lui che era venuto da te apposta, con quel preciso intento, condurti fuori dal giardino evanescente in cui eravate stati fino allora, cercare la passione fra i gesti, sull’amaranto delle tue labbra e conoscere quel tuo essere donna come mai aveva visto prima, far camminare i tuoi piedi accanto ai suoi fuori dal sogno e, come creta morbida, rendere tangibile la Favola lontano dall’infanzia e verso il mondo degli adulti.<br />
Ma era troppo tardi. Troppo tardi.<br />
Il Re era arrivato, e ti aveva portata con sé.<br />
Eppure riusciste a resistere e superare anche quello, perché dodici anni non si buttano nel cesso, non si poteva rovinare tutto, distruggere tutto, perdere tutto. E non lo faceste, anche se da quella sera non vi siete visti più.</p>
<p><em>“Soltanto adesso mi rendo conto di quanto deve esserti costato, sentirsi dire quello che ti dissi, ingoiare quel boccone avvelenato, e poi prendere a morsi anche l’orgoglio, così che lui non avvelenasse noi.”</em></p>
<p>Ancora due anni di messaggi, chiamate, promesse di rivedersi presto e ti voglio bene.. Finché è andato via. Volatilizzato, sparito in un soffio &#8211; impercettibile alito di vento &#8211; come quando era arrivato.<br />
Certe notti ti è capitato di sognarlo ed era comunque un modo per sentirlo più vicino.</p>
<p><em>“Ma quanto mi sei mancato, quanto mi manchi adesso.<br />
Chissà come sei. Che taglio di capelli hai, che profumo porti, come sei cambiato. Chissà com’è ora la tua voce o come sono le tue mani le tue braccia i tuoi sorrisi. Chissà se da grande sei l’uomo che immaginavo io.”</em></p>
<p>Ti accorgi che fai fatica a focalizzarlo, a recuperare il suo viso nel passato, e soltanto i suoi occhi di muschio restano fermi come un faro sulle pieghe sconnesse del tempo. Per tutte quelle volte in cui li hai afferrati e solcati affondati graffiati accarezzati. Per tutte quelle volte in cui li hai attraversati.</p>
<p><em>“E tu, mi ricordi ancora? Pensi mai a me? E tornerai mai, Piccolo Principe? Tornerai mai da me?”</em></p>
<p>E’ una sera strana, questa.<br />
Una sera impalpabile e muta del tuo primo Dicembre fiorentino, in cui i confini del tempo e dello spazio si perdono tra mille fili, e la memoria sfuma nel reale.</p>
<p><em>“Dimmi che lo sarai di nuovo anche tu. Reale. Come tanto tempo fa.”</em></p>
<p style="text-align: right;">14/12/04</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: How fortunate the man Joanna Zjawinska, particolare</em></p>
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		<title>Punta Spartivento</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 09:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenza Caravelli</dc:creator>
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No, non era un addio. Eppure lo era, dentro la sua feroce negazione. Il lago era sotto di loro, vorticoso di vento e di onde spumose e ghiacciate. La punta Spartivento al suo limite estremo, sul piccolo molo proteso, aveva consegnato ai mulinelli di aria fredda le loro parole bisbigliate, i loro occhi lucidi.
Non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4323" title="Riflessi sul lago di Pedro Roldan" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/riflessi-sul-lago-pedro-roldan.jpg" alt="Riflessi sul lago di Pedro Roldan" width="352" height="353" /></p>
<p>No, non era un addio. Eppure lo era, dentro la sua feroce negazione. Il lago era sotto di loro, vorticoso di vento e di onde spumose e ghiacciate. La punta Spartivento al suo limite estremo, sul piccolo molo proteso, aveva consegnato ai mulinelli di aria fredda le loro parole bisbigliate, i loro occhi lucidi.<br />
Non si poteva dire di più. Lei era appena nata e appena morta, lui un malato miracolato in quel momento, subito dopo ammalato ancora. Sfiorati da un’eternità effimera, lo spazio di una notte, avevano vissuto in poche ore una simbiosi talmente perfetta da lasciarli senza fiato, stupefatti e felici e straziati dentro contraddizioni incomponibili, dentro quella perfezione volatile e crudele.<br />
Allegria sovrapposta per sopravvivere. Risate splendide e tenerezze struggenti, e ancora pochi giorni strappati dentro quel correre insieme come due bambini dietro un aquilone. Indicibili strazi taciuti, beatitudini che volavano fra quattro iridi dilatate, strette feroci di mani a trattenere impronte, a conservare carezze.<br />
Forse non era giusto. Sicuramente era molto pericoloso per la futura pace di entrambi quel fulmineo riconoscersi e afferrarsi senza pensare, senza se e senza ma. Un attimo di perfetto, meraviglioso egoismo.<br />
Lo voglio, sì. Ti voglio, sì. Ti sposo in questo momento,sarò la tua compagna e la tua amante e tua sorella e tua madre,sarò il tuo complice di mille inganni e l’alleato di ogni tua battaglia. Sarò l’alfiere delle tue verità. Saprò difenderti da te stesso e dal mondo.<br />
Saprò camminare da sola senza te, e aspettarti, mentre il mondo sarà per sempre privo di tutti i colori che non siano i colori di questo lago.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Riflessi sul lago di Pedro Roldan</em></p>
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		<title>NO CMQ SVB</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 08:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Masotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maggio di un anno qualsiasi, dopo il 2000. Per voi. Per me il maggio della maturità, del latino, di Kirkegaard, delle equazioni a due incognite. Di Pasolini e dei Ragazzi di vita. E quale vita ? La futura è la faccia dei prof: quella dimessa e sarcastica di Baldi, cos’ha da sogghignare con lo stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maggio di un anno qualsiasi, dopo il 2000. Per voi. Per me il maggio della maturità, del latino, di Kirkegaard, delle equazioni a due incognite. Di Pasolini e dei Ragazzi di vita. E quale vita ? La futura è la faccia dei prof: quella dimessa e sarcastica di Baldi, cos’ha da sogghignare con lo stesso completo addosso da cinque anni ? O quella della Vittorino, che mi ha dato una mano agli scrutini, si aggiusta gli occhiali poi si gratta dentro il reggiseno e sotto la cintura.<br />
E forse la mano non me la dovrebbe dare o almeno &#8211; Mutatis mutandis &#8211; direbbe Cicerone. Ma noi siamo sempre disposti a commutare la pena capitale in ergastolo, a vita qui da noi per la nuova supplente di inglese. Cecilia non ci sta, this is the problem. Il sole mi accende, mi invoca là fuori, lancia lapilli come un vulcano, invece io sono seduto tra le ceneri, sulle ginocchia i libri di mio fratello già rigati dall’evidenziatore. Cecilia mi ha dato un bacetto, ma ha declamato che del prossimo non se ne parla. Lo so: ho troppi brufoli e lei che è hard con un briciolo di delicatezza non me lo vuole dire. Poi non capisco tutte queste notizie sensazionalistiche sulle cellule staminali o i tumori o piccinerie del genere quando si potrebbe pensare seriamente a sradicare i brufoli o replicare le facce: esempio Brad Pitt e Jhonny Depp, le prenoto subito, ne basta una. Cecilia è cotta di Piero che non la fuma. E già questo non lo accetto, testa di rapa. Sulle orme di Silvia già dalla terza, Silvia che se la spassa sola soletta allo specchio con il reggiseno imbottito come una cintura esplosiva presagendo come sarà dopo il chirurgo. Marinetti e il futurismo, chissà se aveva anche lui i brufoli ? Almeno pensava al futuro, io penso solo alla festa di domani sera. Ma ora l’enigma, che non è la consecutio temporum o il nome del commissario esterno: lo pongo a voi che siete vaccinati: domani c’è il compleanno di Anna Renzi che ha invitato tutta la classe in discoteca e ieri ho inviato un messaggio a Cecilia con scritto che le chiedo un altro bacio. Di quelli doc. Lei mi ha risposto con un SMS : – NO cmq SVB – e mi sto scervellando. Stanotte non ho dormito. E vabbè ho dormito, ma meno, come siete pignoli ! NO cmq SVB. No, comunque sei veramente brutto ? oppure No, comunque se vuoi balliamo ? No, comunque strizzati ventimila brufoli o forse ha battuto la S invece della T per dire TVB &#8211; ti voglio bene &#8211; ? Tra dieci giorni c’è il primo scritto, il solito tema di italiano. A scelta: un letterato, dicono Pirandello, un panorama storico, attualità: forse l’energia nucleare, per cui si litiga di nuovo in Parlamento. Tutti argomenti pronti. Ma io ho un tema in più, una massima di letteratura contemporanea a cui proposito ho molte più idee di ogni altro, sicuramente più del commissario esterno e anche di Piero che non sa cosa perde : NO CMQ SVB. Ho la soluzione giusta anche perché mi sono studiato un piccolo breviario di psicologia femminile e l’Adagio del Rigoletto: No, comunque sì va bene. Domani sera c’è il test di ammissione: pensate che sarò promosso?</p>
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		<title>Azzurro e viola</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 08:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariarosa Lancini</dc:creator>
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Azzurro è l’uomo dal passo di gazzella, lunghe gambe use al cammino e alla corsa, ha un altro nome ma è conosciuto come “azzurro”. Forse per quella maglietta color cielo che indossa, quando smessi i panni consueti, se ne va sulla collina e con falcate da stambecco, cerca da molto tempo di battere il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4305" title="Beyond the horizon di Steve Hanks, particolare" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/beyond-the-horizon-steve-ha.jpg" alt="Beyond the horizon di Steve Hanks, particolare" width="588" height="315" /></p>
<p>Azzurro è l’uomo dal passo di gazzella, lunghe gambe use al cammino e alla corsa, ha un altro nome ma è conosciuto come “azzurro”. Forse per quella maglietta color cielo che indossa, quando smessi i panni consueti, se ne va sulla collina e con falcate da stambecco, cerca da molto tempo di battere il suo record personale di salita. Viola è la donna un pò “pazza” che insegue i sogni, disegnando con tratti sinuosi e decisi, alberi, fiori, germogli e steli d’erba. Saranno i capelli scuri striati da un tenue color violetto, un vezzo dell’età matura, saranno gli occhi simili al sottobosco, che variano a seconda della luce, ma questo è il suo vero nome. Si incontrarono un giorno in cui l’inverno stava scemando e timidamente s’annunciava la primavera. Azzurro e quel respiro ansante, il cronometro in mano, insoddisfatto, Viola con quella gonna lunga, avvolta nella sciarpa di lana grezza, tra le labbra la matita, persa nel cercare ispirazione. Un saluto a denti stretti, quasi a voler segnare i confini di un pezzo di terra, che ognuno di loro riteneva suo. In quello sguardo, leggermente astioso si insinuò un lampo di calore e di meraviglia, all’unisono pensarono che il destino non veniva da lontano, ma incominciava a crescere dentro di loro. Lui guardò la bocca di Viola, invitante come una ciliegia matura, &#8211; carpe diem &#8211; pensò, osò e lei rispose sorpresa ma felice. Incominciò così, due antipodi alla scoperta di nuove sensazioni, lo scambio di un regalo da tenere nel mistero di un segreto. Si ritrovano, a volte, in cima alla collina, con il loro regalo avvolto nella carta che è il loro colore, scartandolo ne escono baci e timorose carezze, esce l’ansia dell’attesa, e il desiderio trattenuto quietandosi, sembra far crescere fili d’erba nuovi. Il privilegio di non essersi amati, ma di aver vissuto e di vivere una passione senza tempo, inarrestabile, inguaribile, quella passione che ha permesso ad Azzurro di battere un record e a Viola di disegnare, finalmente, l’albero dei suoi sogni. Ci sarà tempo per chiedere luoghi, giorni, ore o solo attimi, diversi da quelli rubati alle zolle di terra; altre colline o un letto intriso di verde fragranza, accoglierà il loro regalo colorato. Si guardano ancora una volta, senza parlare, la promessa vola inseguendo la prima farfalla, un bacio ancora, mentre il sole e il pezzetto di terra, sorridono benevoli, illuminando il loro cammino.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Beyond the horizon di Steve Hanks, particolare</em></p>
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		<title>Una favola d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 08:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lenio Vallati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Papà, mi racconti una favola?&#8221;. &#8220;Certo! Che animali vuoi stasera?&#8221;. &#8220;Allora… un leone, un topo e… un elefante! Con tanti, tanti scherzi!&#8221;. Certo, ho nostalgia di quei momenti quando tutte le sere raccontavo a mia figlia una favola. Adesso è grande, ha diciannove anni e non ne ha più bisogno. Non era facile inventare così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Papà, mi racconti una favola?&#8221;. &#8220;Certo! Che animali vuoi stasera?&#8221;. &#8220;Allora… un leone, un topo e… un elefante! Con tanti, tanti scherzi!&#8221;. Certo, ho nostalgia di quei momenti quando tutte le sere raccontavo a mia figlia una favola. Adesso è grande, ha diciannove anni e non ne ha più bisogno. Non era facile inventare così, su due piedi, qualcosa che la facesse ridere. Ecco, ci sono! Il leoncino compie sei anni e stasera darà una splendida festa di compleanno! Naturalmente ha invitato il suo migliore amico, il topo e… quel grassone dell’elefante! Il quale entra nella sala e sfascia tutto, compreso il tavolo con le tartine e i dolci preparati con tanto amore da tutti gli animali della foresta! Ma ecco che arriva la torta. Il leoncino soffia con tutta la forza che ha sulle sei candeline azzurre ma non sa che quel birbone del topolino ha nascosto una bomba all’interno del dolce. Che boato! La criniera del futuro re della foresta è tutta ricoperta di crema chantilly! Mia figlia ride divertita, con i suoi dentini impastati di dentifricio. &#8220;Adesso a letto!&#8221; le grido. &#8220;Ancora, papà, un cane, un gatto…&#8221;. &#8220;A letto! E’ tardi!&#8221;. &#8220;Va bene, e allora quella del dottore cieco… e poi vado a dormire, te lo prometto!&#8221;. Questa favola era la sua preferita. Raccontava di un cagnolino malato e di sua madre che, a causa dell’alta temperatura che aveva suo figlio, era costretta a chiamare un dottore. Questi arrivava e preparava una grossa siringa, ma poi, cieco com’era, sbagliava sempre mira e finiva col fare la puntura alla madre oppure l’ago andava a conficcarsi in una parete della cameretta. Mia figlia ride ancora, poi mi dà un grosso bacio sulla guancia e se ne va davvero a dormire. Le favole! Mi piacciono tanto, forse perché sono senza tempo, c’era una volta, ricordate? Oppure, tanto e tanto tempo fa…Sono anche senza uno spazio ben definito, per esempio l’azione non si svolge in una data città ma in un castello lontano lontano…oppure in un regno ai confini del mondo. Vorrei ancora raccontarti favole, figlia mia, perché penso che siano più vere di quanto non si pensi. La favola è sorella del sogno, e parla di quello che noi desideriamo essere o vorremmo fare. Un castello incantato, un verde bosco nel quale vivere al posto di queste nostre inquinate città che ci fanno ammalare i polmoni. E storie d’amore, con tanti animali felici, e maghi, e streghe, e una dolce principessa che alla fine della favola incontra il suo principe azzurro. Vissero sempre felici e contenti, così finisce la storia. Nessuno muore di fame, nessuno viene dilaniato dagli orrori della guerra o finisce violentato in qualche angolo buio. Anche la nostra vita, sai, è stata una favola. Proviamo a scriverla. C’era una volta, in un paese lontano lontano …un castello incantato con altissime torri che sfioravano le nuvole. Ci vivevano un re e una regina, che si amavano moltissimo ma erano tanto, tanto infelici. Il motivo della loro infelicità era che desideravano avere un figlio che però non arrivava. Un mago disse loro che avrebbero dovuto compiere un lungo viaggio perché da qualche parte esisteva una bellissima bambina che li aspettava. Si misero in cammino e dopo tanto, tanto tempo giunsero in un paese dove c’era una grande casa con bambini dentro che aspettavano un babbo e una mamma. La loro figlia era chiusa lì dentro, e come aveva previsto il mago, li aspettava. C’era però un incantesimo da rompere, un antico incantesimo imposto da una maga cattiva, nemica acerrima della famiglia reale. Il re e la regina dovettero ripartire alla volta del castello senza la loro figlia. Era necessario che aspettassero ben sei lunghi mesi trascorsi i quali sarebbero potuti andare a riprenderla. Pioggia, grandine accompagnarono quel triste periodo che non finiva mai. Il gelo attanagliava in una morsa il cuore dei due poveri regnanti. Finalmente, un giorno di primavera, giunse il momento tanto atteso, e i tre poterono riabbracciarsi di nuovo e intraprendere insieme il lungo viaggio di ritorno. Al loro arrivo al castello incantato si accesero tutte le luci e fu fatta festa grande . Il re e la regina finalmente erano felici, e la loro felicità non avrebbe mai avuto fine. Sono passati tanti anni e qualche volta ripensano al loro viaggio e ai tanti bambini chiusi nella grande casa. Sono ancora là, e stanno ancora aspettando qualcuno che vada a prenderli. Ma questa non è una favola, questa è la realtà.</p>
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		<title>Breve incanto, brano</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 07:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dorella Dignola M.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[
La finestra, come tutte le finestre della casa, aveva ancora i vetri colorati fissati dalle orlature di piombo; tutte le pareti erano intonacate a stucco lucido color rosa antico. Grazia Si immerse nell’acqua profumata e si sentì piena di gioia per essere tornata a casa, di sentirsi bene e di sapere che, ad una sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4314" title="Giovane sorriso di Dorella Dignola" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/giovane-sorriso-dignola.jpg" alt="Giovane sorriso di Dorella Dignola" width="353" height="400" /></p>
<p>La finestra, come tutte le finestre della casa, aveva ancora i vetri colorati fissati dalle orlature di piombo; tutte le pareti erano intonacate a stucco lucido color rosa antico. Grazia Si immerse nell’acqua profumata e si sentì piena di gioia per essere tornata a casa, di sentirsi bene e di sapere che, ad una sua chiamata, una delle care persone della sua vita le avrebbe dato subito risposta.</p>
<p>Non così le era accaduto nell’ospedale dove era stata ricoverata per mesi. I bisogni essenziali dei pazienti erano pianificati e qualunque altro desiderio o necessità venivano severamente ignorati. Aveva sofferto la sete, la solitudine, la difficoltà a cambiare posizione nel letto, il sonno che era divenuto ogni notte il luogo degli incubi ed al risveglio non avevA nessuno che la tranquillizzasse. Quante volte avrebbe voluto trovarsi tra le braccia di sua madre, appoggiata al suo seno per sentire sul capo la carezza di lei tenera, rassicurante.</p>
<p>Era uscita dalla stanza del bagno vestita d’azzurro, con i capelli inanellati ancora umidi, che le ricadevano sulle spalle in una cascata color oro rosato e con gli occhi dall’indefinibile colore dell’acqua, lievemente accesi.</p>
<p>Notò che la madre le aveva preparato per il pranzo le buone cose alle quali era abituata da sempre. La signora Luisa era ottima cuoca ed esprimeva molto del suo amore con i manicaretti che sapeva preparare.</p>
<p>Diede un’occhiata al di là della vetrata della finestra antica, incorniciata dal disegno bianco,classico delle case patrizie affacciate sulla laguna. Si vedeva a perdita d’occhio l’esclusivo panorama dell’intera laguna. Quella vista le procurava una dolcezza infinita fin da quando era bambina. La città le si mostrava nei colori tenui del crepuscolo. Per lei Venezia non era mai ovvia, non vi si era mai abituata nonostante la consuetudine, quella che talvolta è capace di distrarre anche dalle cose più belle. Ogni volta le si rinnovava lo stupore per la bellezza della sua città. L’orizzonte dorato illuminava le vetrate delle case e sul mare, in contro luce, un diffuso luccichio rendeva il panorama pieno di suggestioni. A quell’ora le ombre scure degli edifici si riflettevano nelle acque, zigzagate dal movimento delle onde, con il sole che indugiava appoggiato all’orizzonte, privo di raggi, grande e rosso, prima di uscire dal cielo viola della sera.</p>
<p>L’incanto teneva il suo giovane ospite fermo e silenzioso, inchiodato da tutta quella bellezza che gli pareva una magia, una irrealtà, dalla quale non riusciva a staccare lo sguardo.</p>
<p>Grazia si sentì animata dal desiderio d’uscire; la novità dell’ospite le aveva infuso un insolito entusiasmo. Un po’ timida ma senza esitare, gli fece un breve cenno per fargli capire che desiderava andare insieme con lui per prolungare quel magico momento.<br />
Andarono per calli, attraversarono ponti, camminarono e si raccontarono molte cose della vita passata e dei progetti per il futuro; ma in entrambi vi era uno strano bisogno di dirsi il più possibile l’uno dell’altro, un bisogno urgente di conoscersi.<br />
Si fermarono a guardare la città tra i lampioni accesi che mostrava l’infinita fila delle sue merlature sotto la cupola stellata che a Venezia non è mai nera, neppure quando il firmamento è ricoperto dalle nubi, perché il chiarore madreperlato della città si riflette nel cielo e a sua volta il cielo si specchia nella laguna, in un mirabile scambio di chiarità.<br />
Grazia si sentiva pervasa da un impeto vitale che le mancava da tanto tempo. Una ebbrezza di rinascita alla vita, di salute ritrovata che le accendeva nel cuore lo stupore per il suo mondo ritrovato, uguale ma infinitamente più prezioso.<br />
Casualmente le loro mani si toccarono e fu come una scintilla che li attrasse irresistibilmente senza un consapevole perché. Non fecero resistenza all’impulso di non interrompere l’emozione del contatto fisico, si abbracciarono con passione, senza averlo previsto. La suggestione aveva cancellato l’estraneità, la non conoscenza e li aveva irresistibilmente attratti in una irrazionale felicità. Jacopo spostò lo sguardo e lo pose su di lei guardandola tutta; rapidamente abbassò le palpebre quasi a scusarsi d’avere osato dopo le poche ore dal loro incontro.<br />
Continuarono ad accarezzarsi ed a baciarsi tra le ombre dei passanti, tacitamente convinti di una appartenenza reciproca ovvia, indubitabile.<br />
Grazia si sentì leggera, sgombra. Dentro di sé non v’era traccia dell’angoscia che l’aveva atterrita per mesi. Nessun pensiero affiorava a turbare la gioia dell’incontro con Jacopo. Non pensava al pericolo che tutto potesse essere breve, interrotto, distrutto. Sul volto la luce del suo luminoso sorriso appariva impresso d’eternità.</p>
<p>Dal Racconto inedito “Breve incanto”  di Dorella Dignola</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Giovane sorriso di Dorella Dignola</em></p>
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		<title>Et ardo</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 07:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario De Rosa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[
Bollente al cospetto del tuo sguardo
si fa il mio sangue, l’anima bruciando,
mentre il cuore, trafitto dal dardo
dell’amore, tonfa e si dimena.
Et ardo, ardo tacitamente sognando
con la mano tua tenera di sirena
che giace nella mia, assaggiando
i dolci profumi della sera.
Dolcemente i tuoi occhi d’avena
carezzano i miei, timidi alla mera
luce della rotonda luna piena.
L’universo intero odo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4312" title="In the grow di Pino Daeni, particolare" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/in-the-grow-pino-daeni.jpg" alt="In the grow di Pino-Daeni, particolare" width="330" height="318" /></p>
<p>Bollente al cospetto del tuo sguardo<br />
si fa il mio sangue, l’anima bruciando,<br />
mentre il cuore, trafitto dal dardo<br />
dell’amore, tonfa e si dimena.</p>
<p>Et ardo, ardo tacitamente sognando<br />
con la mano tua tenera di sirena<br />
che giace nella mia, assaggiando<br />
i dolci profumi della sera.</p>
<p>Dolcemente i tuoi occhi d’avena<br />
carezzano i miei, timidi alla mera<br />
luce della rotonda luna piena.<br />
L’universo intero odo con noi. Et ardo.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: In the grow di Pino Daeni, particolare</em></p>
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		<title>Infiniti</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 06:49:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ballero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[
Socchiusi hai gli occhi e mi attendi,
poi le tue mani a riparo di te
le riapri per spiarmi alla luce che trema
sul mio volto imbrunito.
La tua veste è di porpora
nell’inverno che evapora i profumi.
E la luna è sul mare ad allungare i sogni,
non altra luce ha traccia così fonda
dove i miei passi assecondano le onde,
tra un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4294" title="Dalla serie Desire di Rob Efferan, particolare" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/serie-desire1-efferan.jpg" alt="Dalla serie Desire di Rob Efferan" width="400" height="300" /></p>
<p>Socchiusi hai gli occhi e mi attendi,<br />
poi le tue mani a riparo di te<br />
le riapri per spiarmi alla luce che trema<br />
sul mio volto imbrunito.<br />
La tua veste è di porpora<br />
nell’inverno che evapora i profumi.</p>
<p>E la luna è sul mare ad allungare i sogni,<br />
non altra luce ha traccia così fonda<br />
dove i miei passi assecondano le onde,<br />
tra un lamento di giunchi<br />
e un vento di mimose.<br />
Frusta l’aria una musica di schiuma,<br />
non si ferma lì e viene da lontano.</p>
<p>Ma tu sei qui le tue braccia schiuse.<br />
Ci fermeremo ad uno schietto fremere<br />
di un ballo d’erba e balbettio dell’alba<br />
e sverneremo in possibili paesi,<br />
piccoli i passi lungo fitte siepi.</p>
<p>© francesco ballero 1 aprile 2009<br />
versi in bozza, soggetti ad ogni possibile revisione</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: dalla serie Desire di Rob Efferan, particolare<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nel cuore del tango</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/fois-marinella/nel-cuore-del-tango/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 17:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fois Marinella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho avuto una visione eterea di noi
avvinti da musica travolgente.
Fiumana di fremiti sulla pelle.
Rivolo di brivido accarezza la tela
con figura sensuale.
Una gamba allaccia la mia.
Si sfà sangue cremisi
e viaggia sui binari roventi
nel cuore del tango
in cromia di luce riflessa
di rosso crepuscolo.
***
Immagine: Luce autunnale di Bill Brauer
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4302" title="Luce autunnale di Bill Brauer" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/luce-autunnale-bill-brauer.jpg" alt="Luce autunnale di Bill Brauer" width="250" height="365" /></p>
<p>Ho avuto una visione eterea di noi<br />
avvinti da musica travolgente.</p>
<p>Fiumana di fremiti sulla pelle.</p>
<p>Rivolo di brivido accarezza la tela<br />
con figura sensuale.</p>
<p>Una gamba allaccia la mia.</p>
<p>Si sfà sangue cremisi<br />
e viaggia sui binari roventi<br />
nel cuore del tango</p>
<p>in cromia di luce riflessa<br />
di rosso crepuscolo.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Luce autunnale di Bill Brauer</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; vita</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/arsomnia/e-vita/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 10:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>arsomnia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>

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		<description><![CDATA[
La vita è come una primavera
dove mi corri sempre incontro
allargando le tue braccia per abbracciarmi
e il tuo profumo si mescola
a quello delle margherite.
La vita è come un’estate
dove camminiamo coi fianchi aderenti
e le braccia allacciate al corpo
quando il sole si confonde con la luna
e il cielo si tinge d’arancio.
La vita è come un autunno
dove percorriamo i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4299" title="Nel campo di fiori di Claude Monet, particolare" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/nelcampodifiori-monet.jpg" alt="nelcampodifiori-monet" width="588" height="315" /></p>
<p>La vita è come una primavera<br />
dove mi corri sempre incontro<br />
allargando le tue braccia per abbracciarmi<br />
e il tuo profumo si mescola<br />
a quello delle margherite.<br />
La vita è come un’estate<br />
dove camminiamo coi fianchi aderenti<br />
e le braccia allacciate al corpo<br />
quando il sole si confonde con la luna<br />
e il cielo si tinge d’arancio.<br />
La vita è come un autunno<br />
dove percorriamo i sentieri nei boschi<br />
e infuocati baci tra il giallo e il vermiglio<br />
infiammano l’utima aria tiepida<br />
tra ottobre e novembre.<br />
La vita è come un inverno<br />
dove ci teniamo davanti al camino<br />
mentre fuori la neve ricopre la campagna<br />
e la guardiamo scendere come fossimo ancora bambini.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Nel campo di fiori di Claude Monet, particolare</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Onda e vento</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/robertas/onda-e-vento/</link>
		<comments>http://www.blogdegliautori.it/robertas/onda-e-vento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 06:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>

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		<description><![CDATA[
d’improvviso rivieni,
e il tuo passo turbina azzurro
sulla sponda lenta del giorno
levami nell’intreccio mutevole
del viverti per aria e acque,
descrivimi ancora vie sinuose
tra fianchi di terra e piane di stelle
distratta così, candida
trasale ogni materia, dissolta
per te che d’immenso agiti
e mi muovi, onda e vento
***
Immagine: Woman at the seashore di Steve Hanks, particolare
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4306" title="Woman at the seashore di Steve Hanks" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/woman-at-the-seashore-hanks.jpg" alt="Woman at the seashore di Steve Hanks" width="588" height="315" /></p>
<p>d’improvviso rivieni,<br />
e il tuo passo turbina azzurro<br />
sulla sponda lenta del giorno</p>
<p>levami nell’intreccio mutevole<br />
del viverti per aria e acque,<br />
descrivimi ancora vie sinuose<br />
tra fianchi di terra e piane di stelle</p>
<p>distratta così, candida<br />
trasale ogni materia, dissolta<br />
per te che d’immenso agiti<br />
e mi muovi, onda e vento</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: Woman at the seashore di Steve Hanks, particolare</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ricordo</title>
		<link>http://www.blogdegliautori.it/manuela-pana/ricordo/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 13:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Pana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog degli Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Concorso di Emozioni, 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziative letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogdegliautori.it/manuela-pana/ricordo/</guid>
		<description><![CDATA[
La mia bocca custodisce
Il segreto della mente.
Il mio cuore trattiene
Il tuo amore,
E la mia anima
Il ricordo di te.
Inebriante stupore
Brivido di questo sogno,
Tristezza sfumata
Nei sussuri
Di ombre lontane.
***
Immagine: A Meadow Flower di John White Alexander, particolare
 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4290 alignnone" title="A Meadow Flower J.W. Alexander" src="http://www.blogdegliautori.it/wp-content/uploads/2009/05/a-meadow-flower-jw-alexande.jpg" alt="A Meadow Flower di John White Alexander" width="588" height="315" /></p>
<p>La mia bocca custodisce<br />
Il segreto della mente.</p>
<p>Il mio cuore trattiene<br />
Il tuo amore,<br />
E la mia anima<br />
Il ricordo di te.</p>
<p>Inebriante stupore<br />
Brivido di questo sogno,<br />
Tristezza sfumata<br />
Nei sussuri<br />
Di ombre lontane.</p>
<p>***<br />
<em>Immagine: A Meadow Flower di John White Alexander, particolare</em></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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